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Zero carbonella

La lista Prodi costa troppo cara a noi ds Abbiamo traversato deserti per finire così? I Ds stanno rischiando troppo in questa partita all’ultimo sangue fra Prodi e Rutelli. Nella contrapposizione non c’è traccia di un contenuto. Si discute solo della struttura di un potere che dovrebbe costituirsi all’indomani di una vittoria che si sta allontanando a grandi passi. Chiunque vada in giro ad ascoltare il popolo del centro sinistra sente sia il richiamo all’unità sia il rumore delle armi. Si stanno scavando fossati, l’una parte considera nemica l’altra e sta passando l’idea che lo scontro avviene perché Rutelli e la Margherita stanno abbandonando il centro sinistra. Questi boatos producono un danno incalcolabile non solo fra i cittadini dell’Unione, ma anche fra quelli che potrebbero lasciare il centro-destra e che vengono incoraggiati da questi scontri e da questi boatos a restare là dove sono. In molte amministrazioni locali i rapporti fra le componenti del centro-sinistra segnalano già il cambiamento di clima. Un vero disastro. I Ds pagano, per questa situazione, un prezzo francamente inaccettabile. Oggi e domani. L’opzione proposta da Prodi non si aggancia ad alcuna cultura politica occidentale e contraddice tutte le opzioni che gli attuali Ds avevano messo in campo dopo la Bolognina. Occhetto tentò di fuoriuscire dal Pci con una formazione politica che aspirava a superare con un salto comunismo e socialdemocrazia. D’Alema ricostruì il profilo di una formazione a forte impronta socialista, di qui la “Cosa 2”, che facesse perno su una coalizione con i popolari impegnata sui temi delle riforme istituzionali e su quella del Welfare. Veltroni provò a disegnare una prospettiva, che schematicamente definiremo all’americana, di un partito in cui i valori fossero il collante di esperienze diverse. Fassino, a cui toccò l’impresa più difficile, ha ricollocato il suo partito nell’alveo della famiglia socialista pronto a dar vita a un soggetto politico che fosse in grado di riunificare le varie culture riformiste. Giuste o sbagliate, tutte queste opzioni avevano un senso, appartenevano a culture politiche, prospettavano soluzioni. Certo, troppe opzioni per un partito solo nell’arco di poco più di un decennio. Oggi siamo di fronte alla possibilità di un’altra svolta, di un’altra opzione. Tuttavia, se si desse seguito alla proposta di Prodi non solo non saremmo di fronte a una nuova opzione, ma avremmo di fronte a noi la certezza di dar vita a una cosa assai vicina alla mostruosità politica. Non sarebbe un partito di tipo democratico, non sarebbe una formazione che allude (ormai, disperato, dico solo allude al socialismo), non sarebbe un partito riformista. Sarebbe zero carbonella. Non abbiamo attraversato tanti deserti per morire così.(continua) di Peppino Caldarola Il nuovo Riformista

Pubblicato il 28/5/2005 alle 9.59 nella rubrica Politichese.

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