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Tra cuore e ragione...

Scritto di getto un paio d'ore fa... Due considerazioni a caldo mentre seguo su LA7 la manifestazione di Roma Giuliano Ferrara parla di cuore e ragione... e continua però a vederne una contrapposizione Nel suo breve scambio di battute con Cossutta, è come se un (UN) pensiero si dividesse in due, e il confronto aiuta a ... pensare E sentire Ferrara non crede alla riducibilità della Jhad, come la definisce lui, ad una entità (collezione di entità con una testa) criminale... perchè in più essa si pone su fondamenta ideologico-religiose, per cui il termine secondo lui più 'esatto' è GUERRA. Ma... l'azione di persone come le due Simone in Iraq... NON E' FORSE ANCH'ESSA UN MODO DI COMBATTERE QUESTA GUERRA, CON MAGGIORI POSSIBILITA' DI VINCERLA ? E' quello che trapela dalle dubbiose parole di Cossutta, che su QUESTO piano colloca la lotta 'pacifista', o meglio per il ritiro di tutti gli eserciti dall'Iraq Ovvero: COME SI COMBATTE IL TERRORISMO, CHE NON E' TERRORISMO MA CRIMINALITA', CHE NON E' 'SOLO' CRIMINALITA' MA - secondo Ferrara dall'avvento di Komeini in Iran - GUERRA DI RELIGIONE ? Con le armi (solo)? Con gli interventi umanitari (solo) ? Un fondo comune cmq c'è: un comune 'sentire' contro la barbarie e la negazione dei diritti umani, un comune riconoscere che l'UMANITARISMO non è un OPTIONAL della cd civiltà contemporanea (non penso solo 'occidentale') Il problema è come il 'cuore' possa accettare una ragionevole quota di 'dura e tagliente ratio', e quanto quella ratio non si appaghi di sè stessa e sappia anche 'dividersi', per potersi 'vedere' negli effetti che le diverse opzioni producono...

Pubblicato il 10/9/2004 alle 22.5 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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