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Palestina, Sudan, Egitto, eventi che sinistra e destra italiane pare abbiano difficoltà a commentare

questo ho scritto or ora nei commenti al Blog Trotter di Leonardo Coen e sul mio piccolo Blog Trotter Monitor buona estate a tutti ... finalmente piove !!!! vedo che ve la state a menà più o meno sempre sulle stesse cose :D a nessuno interessa dire qualcosa su un argomento che a quanto pare è scomodo sia per la destra che per la sinistra italiana, ovvero la rivolta dei palestinesi contro Arafat e la corruzione dei suoi prediletti? cosa significa? dove porta? ci sono speranze che coaguli un nuovo centro effettivo di potere e di governo per i palestinesi, o è solo l'ennesima 'deflagrazione', che si accompagna alla denuncia USA (e ONU) del Sudan per lo sterminio in atto in Darfur ed al coinvolgimento dell'Egitto attraverso il rapimento di un suo ambasciatore? Sulla rivolta http://www.repubblica.it/2004/g/sezioni/es.../aqsa/aqsa.html Una ventina di uomini assaltano la sede del governatore di Khan Younis. Incendiato un posto di polizia in un villaggio Gaza, al Aqsa guida la rivolta occupazioni e caserma in fiamme Non si placa la protesta del braccio armato del partito di Arafat "Mussa, nipote del presidente, se ne deve andare dalla Striscia" GAZA - Non si placa a Gaza la rivolta contro il presidente Yasser Arafat dei gruppi che chiedono riforme nell'Autorità nazionale palestinese e la fine del regime di corruzione diffusa. Una ventina di uomini delle Brigate Martiri di al Aqsa, braccio armato della fazione Fatah che pure fa capo ad Arafat, ha occupato prima dell'alba la sede del governatore nel campo profughi di Khan Younis, nel sud della striscia di Gaza. Ad al Zawaida, un villaggio vicino a Deir al Balah, è stata invece incendiata una caserma di polizia. Stando a fonti palestinesi, il municipio di Khan Younis è stato occupato all'alba di stamane da dozzine di attivisti di Al Fatah al grido "Mussa Arafat se ne deve andare". Mussa Arafat, nipote del presidente palestinese, è accusato di essere persona corrotta. La scorsa settimana la sua nomina, poi revocata, a capo dei servizi di sicurezza palestinesi nella Striscia, aveva dato nuove munizioni a tutti coloro che invocano profonde riforme in seno all'Autorità nazionale palestinese e criticano la politica del presidente palestinese. Non vi sono stati scontri gravi durante il colpo di mano di Khan Younis, ma per l'anziano leader è un'altra umiliazione che va aggiungersi a tutte quelle che ha dovuto subire negli ultimi otto giorni. Esattamente una settimana fa ha presentato le sue dimissioni il premier Abu Ala in polemica per il caos a Gaza e l'autoritarismo del presidente che non accetta di cedere il controllo sugli apparati di sicurezza; la crisi non è ancora risolta. Sempre sabato il presidente aveva annunciato la riforma dei servizi di sicurezza e nominato il cugino Moussa Arafat a capo della sicurezza generale nei Territori, ma di fronte alla protesta montante delle fazioni che lo accusavano di nepotismo, aveva dovuto retrocederlo. Moussa è rimasto comunque capo della sicurezza a Gaza e i detrattori pretendono che sia del tutto esautorato. Alcune fonti hanno riferito che i dimostranti asserragliati nell'edificio di Gaza chiedono anche lavoro. Un portavoce dei militanti, Abu Moussa, ha assicurato invece che si tratta di una protesta contro le nomine decise dal presidente. "Chiediamo ad Arafat di licenziare quest'uomo, Moussa, e tutti i simboli dalla corruzione dello Stato", ha spiegato. (24 luglio 2004) Sul Sudan http://emergenze.blog.excite.it/permalink/167371 23.07.2004 ONU , Darfur : Annan e Powell , sanzioni al Sudan NOTIZIARIO del 23 luglio 2004 ONU , Darfur : Annan e Powell , sanzioni al Sudan di Carla Amato Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha detto ieri sera che la risoluzione predisposta dagli Stati Uniti con minacce di sanzioni al governo sudanese ha buone possibilita' di essere approvata dal Consiglio di sicurezza. "Le reazioni sono state fino ad ora tutte positive, la mia impressione e' che sara' un gran successo" ha detto Annan in una conferenza stampa congiunta con il segretario di Stato americano Colin Powell presso la sede dell'ONU a New York, qualche ora dopo la presentazione del documento cui entrambi avevano presenziato. La risoluzione mira a fare pressioni per ottenere dal governo sudanese una azione che fermi le milizie arabe responsabili delle atrocita' commesse in Darfur, come gia' chiesto a Khartum da Annan e Powell in persona durante precedenti visite. Annan e' particolarmente impegnato sulla vicenda sudanese, avendo in passato chiesto scusa per non aver saputo capire e conseguentemente agire, riguardo agli scontri etnici del Ruanda che portarono alla morte di 800000 persone fra orribili violenze. La crisi umanitaria nel Darfur rischia di aggravarsi ulteriormente con la stagione delle piogge che blocchera' gli operatori umanitari e gli osservatori sui diritti umani, mentre i negoziati di pace si sono arenati dopo il mancato accoglimento da parte del governo delle proposte dei ribelli non Arabi. Essi chiedevano il disarmo delle truppe arabe, l'istituzione di una commissione internazionale d'inchiesta sui crimini di genocidio commessi nella travagliata regione del Darfur, la cattura dei criminali responsabili di genocidio, la creazione di un corridoio umanitario per aiutare i profughi, il rilascio dei prigionieri di guerra detenuti e la creazione di un contesto neutrale per le trattative. Oltre un milione di persone sono potenziali vittime della furia omicida e delle violenze, anche sessuali, dei miliziani arabi, che appaiono vieppiu' appoggiati dal governo. Si stima che siano state violentate migliaia di donne, uccise 30000 persone, mentre oltre 200000 sono state costrette a fuggire nel vicino Ciad. I negoziati di Addis Abeba sono condotti dal confinante Ciad, dall'Unione Africana - che ha inviato 120 osservatori per i diritti umani nella regione - e dalle Nazioni Unite, mentre gli USA e l'UE - che ha stanziato proprio due giorni fa 18 milioni di euro per il Darfur - fungono da osservatori. by www.osservatoriosullalegalita.org Sul rapimento del diplomatico egiziano http://www.repubblica.it/2004/g/sezioni/esteri/iraq29/rapiegiziano/rapiegiziano.html Una reazione alla disponibilità manifestata dal premier egiziano per contribuire alla sicurezza del governo transitorio di Bagdad Iraq, rapito diplomatico egiziano Altre 48 ore per i sette autisti Il Cairo ribadisce: "Mai pensato di inviare truppe nel Paese" BAGDAD - Un diplomatico egiziano, Mohamed Mamdouh Helmi Qutb, è stato rapito a Bagdad da un gruppo armato che chiede che l'Egitto non collabori con le forze Usa in Iraq. E' stata l'emittente araba Al Jazeera, con un video, a diffondere la notizia, poi confermata dall'ambasciata d'Egitto nella capitale irachena. "I guerriglieri - ha detto il giornalista tv - hanno spiegato che il sequestro rappresenta una risposta all'offerta del premier egiziano Ahmed Nazif, rivolta alle nuove autorità transitorie irachene, per la fornitura di assistenza e collaborazione nel campo del mantenimento della sicurezza". La controreplica da parte del governo egiziano non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul Gheit, appresa la notizia del rapimento, ha ribadito che assolutamente l'Egitto non ha mai pensato ad inviare forze militari in Iraq, come era stato invece richiesto, ancora ieri, dal premier iracheno ad interim Iyad Allawi. Anche in passato l'Egitto si era dichiararato disponibile a partecipare a missioni di pace in Iraq solo nel caso di una richiesta specifica da parte del popolo iracheno e, secondo il Cairo, le divisioni interne all'Iraq non consentono di esprimere al momento una volontà unanime del Paese. Nel video, Qutb compare circondato da sei guerriglieri vestiti di nero, mascherati ed armati, che si definiscono "il battaglione dei Leoni di Allah". Secondo Al Jazeera il diplomatico, descritto come il "numero tre" della legazione del Cairo in Iraq, sembra in buona salute. Un altro cittadino egiziano rapito in Iraq è stato liberato lunedì scorso, dopo che la compagnia di trasporti saudita per la quale lavorava aveva chiuso la propria sede in Iraq, accettando le condizioni dei sequestratori. Intanto è stato prorogato di altre 48 ore, l'ultimatum lanciato dai rapitori dei sette autisti (un egiziano, tre keniani e tre indiani) di una ditta kuwaitiana di trasporti. Nel messaggio video, diffuso anch'esso da Al Jazeera, il gruppo minaccia sempre di decapitare uno degli ostaggi, chiede che la ditta per la quale i sette lavorano risarcisca le famiglie dei morti a Falluja, e che i prigionieri iracheni in mani americane e kuwaitiane vengano liberati. (23 luglio 2004) lapsu(daticcio)

Pubblicato il 24/7/2004 alle 14.5 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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