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La follia a Cogne e da Cogne, tra condanne, dif-famazioni, 'boati' e smentite

L'avvocato dei Lorenzi nega credibilità alle notizie diffuse da un collaboratore che attribuisce a un "folle" il delitto Cogne, Taormina smentisce rivelazioni su presunto killer Gelsomino, investigatore privato, ribadisce: "Abbiamo elementi concreti per identificare l'assassino in uno squilibrato del paese" La casa Lorenzi a Cogne MILANO - Il presunto vero assassino di Cogne non è "un folle" del paese come sostenuto dal detective privato Giuseppe Gelsomino, che collabora con l'avvocato della famiglia Lorenzi Carlo Taormina. E' lo stesso legale a smentire "categoricamente" l'identikit fornito dall'investigatore - secondo cui l'omicida sarebbe una persona di Cogne con gravi disturbi psichici - e ad attribuire la notizia a "un fraintendimento": "Io ne sento parlare insieme a voi e soltanto adesso - ha detto Taormina, interpellato da Radio Rai 1 - smentisco in maniera categorica che queste siano cose alle quali prestare un qualche credito, probabilmente ci sarà stato un fraintendimento nell'individuazione dei contenuti della dichiarazione del professor Gelsomino". Intervenendo successivamente anche alla trasmissione '3131' su Radio Rai2, Taormina ha escluso che vi sia un "disaccordo totale" tra lui e l'investigatore privato. A chi gli chiedeva se era sua intenzione licenziarlo, l'avvocato della Franzoni ha chiarito: "C'è una notizia erroneamente diramata dal consulente, che dovrà farsi carico di correggere il tiro. Perché, quand'anche fosse vero, in un momento nel quale tutto è in itinere e la situazione deve essere oggetto di accertamenti, non è giusto comunque fare affermazioni del genere". La smentita di Taormina è arrivata dopo che il suo collaboratore, nel corso di una intervista telefonica all'Ansa nella tarda serata di ieri, aveva detto che "oltre quaranta elementi, concreti e oggettivi" raccolti nelle sue indagini lo portavano a identificare il "vero assassino" del piccolo Samuele Lorenzi in un folle di Cogne, un personaggio "al di sopra di ogni sospetto". Fiducioso nella "lunga indagine molto accurata, cominciata circa un anno fa", il detective aveva anche detto che "si tratta di una di quelle persone che ti passano accanto ogni giorno e tu non diresti mai che si tratta di un folle. Invece è proprio un folle. Noi lo abbiamo scoperto perché lo abbiamo seguito, studiato, analizzato in tutti i suoi aspetti psicologici". "Ma per arrivare subito a lui - aveva continuato Gelsomino - occorrevano anche azioni che solo la polizia può fare (ad esempio, le perquisizioni), e noi abbiamo offerto la nostra collaborazione alle forze dell'ordine. In fin dei conti, sia noi che loro cerchiamo la stessa cosa, il responsabile. Ma questa offerta di collaborazione è stata sempre respinta". "Ora il professor Taormina - aveva aggiunto l'investigatore - sta preparando tutto per presentare al giudice una situazione dettagliata. Non è una burla. Abbiamo oltre una quarantina di elementi, concreti e oggettivi, mentre quelli che hanno portato gli inquirenti non stanno in piedi". La successiva smentita di Taormina non ha scoraggiato Gelsomino che in un'altra intervista si è detto sorpreso dalla parole del legale e ha anche aggiunto particolari all'identikit già tracciato: "Gli elementi raccolti sono importanti e inchiodano alla sua responsabilità il vero responsabile del delitto, che è un folle che vive a Cogne. Sono stupito delle parole del professor Taormina - ha aggiunto Gelsomino - e mi sembra strano che ci sia una smentita, che non ha senso: non ho detto cose diverse da quelle già annunciate in passato dall'avvocato Taormina, con cui sono in buonissimi rapporti e che vedrò presto a Roma". (La Repubblica, 22 luglio 2004)

Pubblicato il 22/7/2004 alle 18.37 nella rubrica Intrighi.

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