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Perchè noi italiani siamo in Iraq (4) ? Pax Vaticana.... e sarin

17.00 - CARD.RUINI, SERVE CAMBIAMENTO NETTO ED EVIDENTE, ITALIA SPINGA PERCHE' ABBIA SUCCESSO OPERA INVIATO DELL'ONU. In Iraq la situazione non deve "sfuggire completamente di mano" e per questo "si impone cambiamento netto ed evidente": si deve "progressivamente costruire una soluzione per la ripresa e l'indipendenza dell'Iraq". Lo ha detto il card. Ruini aprendo l'assemblea generale della Cei, aggiungendo che "anche da parte italiana" si deve aiutare il "successo" dell'inviato dell'Onu Lakhdar Brahimi." (La Repubblica, 17 Maggio 2004 Papa, si affida ad angelo custode (ANSA) - ROMA, 17 MAG - Fin da bambino Karol Wojtyla si e' sempre affidato all'angelo custode, recitando la preghiera tradizionale. Una presenza che si e' andata via via rafforzando, racconta lo stesso Giovanni Paolo II nel suo nuovo libro 'Alzatevi, andiamo!'. Il papa rivela anche un suo cruccio: gli sarebbe piaciuto andare in Iraq, andando alla ricerca delle origini di Abramo, in occasione del suo viaggio in Terra Santa nel 2000: ma le allora autorita' irachene non diedero il permesso. NO COMMENT ... se non... che segue a Pax Vaticana: evitare matrimoni misti con musulmani e luoghi di culto islamici Scrive Filippo Gentiloni su il manifesto, 17 Maggio 2004: Vaticano-Islam, questo matrimonio non s'ha da fare Dal Vaticano è uscito un documento piuttosto contraddittorio, su un tema particolarmente scottante, il rapporto fra i cattolici e gli immigrati di religione musulmana. Da una parte, grande apertura e accoglienza - come si evince anche dal titolo stesso del testo: Erga migrantes caritas Christi - dall'altra, attenzione ai rischi. Se ne individua, fra gli altri, uno in particolare, le nozze fra cattolici e musulmani. Meglio evitarle ( pare che in Italia siano già più di 1500 all'anno!). E meglio evitare anche di mettere a disposizione dei musulmani gli edifici di culto cattolici. Un documento, dunque, che dimostra un certo timore e un notevole imbarazzo. Non è una novità. Centinaia di incontri e dialoghi non sono serviti a granché. Così come non sono servite le continue dichiarazioni di pace e amore, nonchè di fede nell'unico Dio, anche se lo chiamiamo con nomi diversi. La storia racconta di grandi scontri come le crociate e di rari momenti di comprensione e di dialogo, come nella Spagna dei primi secoli del Medioevo. Ma oggi? Oggi il mondo cattolico è decisamente sulla difensiva. Basti pensare alla reazione dell'islam - quasi tutto - alle guerre americane di conquista e di imposizione di una democrazia che l'islam stenta ad apprezzare. Anche se non lo si dice e anzi lo si vuole negare, cristiani contro musulmani. Guerra «anche» di religione. Dall'Iraq alla Cecenia. Un po' dappertutto. Basti pensare all'Africa che per i cristiani nel corso dei secoli XIX e XX era stata una terra di facili conquiste missionarie e che oggi, invece, è terra di affermazione islamica. I cristiani fermati e spesso considerati succubi del colonialismo antico; l'islam più giovane e più genuinamente africano. Inutile ripetere in mille incontri che Dio, Jahweh, Allah sono la stessa persona. L'islam più giovane e forte non è d'accordo, anche là dove non prepara i kamikaze e anzi li condanna. Il Vaticano è imbarazzato anche perché, nonostante tutti dialoghi e le preghiere in comune, non incontra un interlocutore unico, autorizzato e riconosciuto da tutti i musulmani. Niente Vaticano islamico ma una infinita divisione e moltiplicazione che, oltre a rappresentare un ostacolo per il dialogo, è anche una forza, come si conferma quotidianamente in Iraq. Il Vaticano non trova un interlocutore valido, come non lo trova la polizia italiana in cerca di colpevoli. A complicare il presunto dialogo c'è anche il fatto che - tranne alcune eccezioni - l'islam non distingue il livello religioso dagli altri livelli, quello sociale e quello politico. Distinzioni difficili: anche il cristianesimo, specialmente quello cattolico, ha faticato. Dopo secoli di tentativi, ancora oggi negli stati a maggioranza cristiana, la religione stenta a evitare le confusioni. L'islam in genere identifica i diversi piani, e anche da questa identificazione - noi diciamo confusione - trae la sua forza. Il dialogo, così, non decolla. Il passaggio dalla teologia alle armi è facile. E il paradiso, comunque lo si chiami, è vicino a chi combatte e muore: la religione benedice questa politica e la premia. Il cristianesimo, con le sue distinzioni e le sue lontananze faticosamente conquistate e oggi irrinunciabili, ha lasciato il campo alla politica, per la quale si combatte e si muore più difficilmente che per una fede religiosa con il suo paradiso. Nessuna meraviglia se il cristianesimo oggi combatte in difesa. Nessuna meraviglia se il Vaticano è imbarazzato. Anche per un altro motivo che non può non toccare il Vaticano da molto vicino, il problema della terra «santa». Qui il Vaticano deve percorrere una via molto stretta, fra il sostegno - ormai tradizionale - alla causa palestinese e il rischio di contribuire ai diffusi rigurgiti di antisemitismo. L'imbarazzo è tale da condurre il Vaticano ad un atteggiamento che rasenta il silenzio anche quando una parola chiara - «evangelica» - sarebbe opportuna. Il momento è difficile, su tutto lo scacchiere mondiale e le grandi religioni, anche senza volerlo né desiderarlo, si trovano costrette ad assumere un ruolo da protagoniste. Il Vaticano cerca di evitarlo, in nome della distinzione fra religione e politica e anche in nome di un cristianesimo che ormai, dopo secoli di diffidenza, ha accettato il valore della democrazia. Nessuna meraviglia, però, se anche al suo interno le voci alla Oriana Fallaci si fanno sentire, soprattutto negli Usa, ma anche da noi. Voci che nei confronti dell'islam, chiedono meno dialogo e più condanna. Il primo sarebbe assolutamente inutile, la seconda, invece, garantirebbe meglio l'identità. Se non le armi, risorge almeno lo spirito delle crociate. Due diversi atteggiamenti, dunque, nell'ambito dell'imbarazzo cattolico nei confronti dell'imprevisto vigore dell'islam. Sembra che ambedue siano riscontrabili perfino negli ovattati corridoi dei palazzi apostolici. L'ultimo documento lo conferma. E intanto, in Iraq è esplosa la prima bomba al Sarin... (vedi Gas Nervini) Iraq,Usa dicono di aver trovato proiettile con sarin Lunedì 17 Maggio 2004, 17:27 BAGHDAD (Reuters) - Un piccolo quantitativo di gas nervino sarin è stato trovato in un proiettile che è esploso in Iraq. Lo ha riferito oggi l'esercito Usa, in quello che è il primo annuncio relativo alla scoperta di armi di distruzione di massa con le quali Washington ha giustificato la guerra in Iraq. Il generale di brigata, Mark Kimmitt, ha detto durante una conferenza stampa che la sostanza è stata trovata in una munizione all'interno di una borsa scoperta da un convoglio americano circa due giorni fa. Il proiettile è esploso, causando un debole rilascio della sostanza, ha aggiunto. "Il gruppo di rilevamento ha confermato oggi che è stato trovato un proiettile da 111(mm) contenente l'agente nervino sarin. Il proiettile era stato trattato come uno Ied (dispositivo esplosivo improvvisato), dopo essere stato scoperto da un convoglio delle forze americane", ha aggiunto, spiegando che i due artificeri sono stati curati per l'esposizione alla sostanza. Kimmit t ha detto che il proiettile, disegnato per mescolare il sarin in volo, apparteneva ad una classe di artiglieria che il governo di Saddam Hussein aveva detto di aver distrutto prima della guerra del Golfo del 1991. "E' un'arma che crediamo fosse immagazinata durante il periodo del regime, e si pensava che fosse un proiettile di artiglieria ordinaria da far esplodere come uno ied ordinario... quando è esploso si è visto che all'interno c'era del sarin". Gli ied sono bombe di solito messe al lato della strada che esplodono al passaggio dei veicoli della coalizione. Gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra lo scorso anno all'Iraq, accusando l'allora presidente Saddam Hussein di stare sviluppando armi chimiche, biologiche e nucleari. Il non aver mai ritrovato armamenti del genere ha procurato molte critiche agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, principale alleato Usa.

Pubblicato il 17/5/2004 alle 18.31 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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