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Vero? Falso ? Arte-fatto ? - 2 - I quesiti attorno al caso Berg

l'ostaggio americano decapitato in Iraq Baghdad, 13 maggio - Emergono numerosi interrogativi a proposito di Nick Berg, l'ostaggio americano decapitato dai suoi rapitori in Iraq. Anzitutto, si chiede chi lo abbia tenuto per oltre due settimane in carcere a Mosul. L'arresto è avvenuto il 23 o il 24 di marzo. Ufficialmente è stata opera della polizia irachena, ma il capo della polizia locale, stando all'Ap, ha negato che Berg fosse mai stato fermato dai suoi uomini. Il giovane americano avrebbe comunicato al padre con una Email , dopo il suo rilascio, avvenuto il 6 aprile, che dopo la polizia irachena, era finito in custodia americana, interrogato da agenti dell'Fbi, i quali gli avevano vietato di chiamare chiunque, parenti e avvocato compresi. Berg diceva nel suo messaggio che voleva rientrare negli Usa appena possibile. Il suo rilascio avvenne 24 ore dopo che la famiglia aveva depositato una richiesta presso la Corte federale di Philadelphia, sostenendo che il figlio era tenuto prigioniero dai militari statunitensi in Iraq. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha detto che un funzionario americano di stanza a Baghdad aveva offerto a Berg un posto sul volo per Amman il 10 aprile, dicendogli che era rischioso rimanere nel Paese e spostarsi da soli, come Berg pare che facesse. L'uomo rifiutò, affermando che era intenzionato a recarsi nel Kuwait. Berg è stato visto l'ultima volta proprio il 10 aprile. Quel giorno lasciò l'albergo al Fanar di Baghdad, dove alloggiava. Quando il 14 aprile un funzionario statunitense si recò all'hotel per verificare che fine avesse fatto, in albergo nessuno se lo ricordava più. Un giornalista dell'Upi, che era ospite dello stesso albergo, e aveva chiacchierato con Berg, ha raccontato che l'americano aveva spiegato le ragioni del suo arresto con il fatto che pensavano che fosse una spia israeliana, visto che aveva anche un timbro israeliano sul passaporto. Aljazeera.net sostiene che l'uomo che nel video uccide Nick Berg non abbia l'accento né giordano, né iracheno. Come potrebbe quindi essere Abu Musab al-Zarqawi, il giordano affiliato ad al Qaeda, come sostenuto anche oggi dal comandante delle forze Usa in Iraq generale Ricardo Sanchez e dalla Cia ? Del resto, esiste un'immagine di al-Zarqawi, perché coprirsi allora il viso, come è avvenuto nel video ? Altri quesiti che pone Aljazeera.net a riguardo del filmato relativo all'esecuzione sono il corpo dell'ostaggio privo di qualsiasi movimento, anche quando avviene la decapitazione, e l'irrisoria fuoriuscita di sangue. Il sospetto è che l'assassinio sia stato compiuto in un altro luogo e poi c'è stata la messinscena per la registrazione del video. Il corpo di Nick Berg sarebbe stato trovato sabato, 8 maggio, appeso a un cavalcavia a Baghdad. La testa era depositata accanto, come ha riferito una fonte ufficiale americana. Arab Monitor New York, 21:33 Iraq, ostaggio decapitato; il padre: morto per peccati di Bush Nick Berg, il padre dell'ostaggio decapitato in Iraq, ha detto il figlio è morto "per i peccati di George Bush e di Donald Rumsfeld". "Mio figlio è morto per i peccati di Bush e di Rumsfeld. L'amministrazione ha provocato tutto questo", ha detto Berg, un pacifista, parlando ai microfoni di radio Kyw-Am, della Pennsylvania. La Repubblica, Ultim'ora, 13 Maggio 2004 Vi è un aspetto oscuro della presenza in Iraq di Nicholas Berg, l'ebreo americano di 26 anni decapitato da Al Qaeda. Prima che Berg fosse rapito, la sua famiglia aveva denunciato il ministro della difesa Donald Rumsfeld. Come altri americani, Nicholas Berg credeva che l'intervento del suo paese contro il regime di Saddam Hussein avrebbe portato agli iracheni libertà e benessere. Come altri piccoli imprenditori, era andato a Baghdad in cerca di occasioni. Non ne aveva trovate e per ragioni ancora poco chiare era stato arrestato dalla polizia irachena che lo aveva consegnato agli americani. Il 5 aprile suo padre, Michael Berg, aveva presentato una denuncia al tribunale federale di Filadelfia. Sosteneva che Nicholas era detenuto illegalmente dai militari. Il giorno dopo il giovane era stato scarcerato. Il 9 aprile aveva telefonato ai genitori: «L'Iraq mi ha deluso, tornerò al più presto e vi spiegherò». Da quel giorno la famiglia non ha più saputo nulla di lui, fino al momento in cui è stato diffuso su Internet il video della testa mozzata. La madre, Suzanne, crede che Nicholas abbia pagato con la vita il suo desiderio di dare un contributo alla ricostruzione dell'Iraq. «Mio figlio - ha raccontato - non aveva paura di frequentare ambienti da cui la maggior parte degli americani si sarebbe tenuta lontana. Probabilmente è stata questa la causa della sua morte. La presenza di un americano in certi quartieri era come un pugno negli occhi». Nicholas Berg era un ebreo praticante e spesso portava la kippah, il copricapo ebraico. «Con ogni probabilità - aggiunge il padre - i rapitori sapevano che era ebreo. Se mai sono stati in dubbio se ucciderlo o no, credo che questo sia stato il fattore determinante». Al governo americano, i genitori di Nicholas chiedono spiegazioni e non soltanto condoglianze. Jim Gerlach, il deputato in parlamento del sobborgo di Filadelfia in cui vive la famiglia, li aveva assistiti nella causa contro il ministro della difesa. «Vogliamo scoprire - annuncia adesso - che cosa è successo dal momento in cui Nicholas è stato scarcerato fino a quello in cui è stato rapito». Nicholas Berg era titolare di una piccola impresa che installava antenne radio e pensava che la ricostruzione dell'Iraq gli avrebbe offerto buone occasioni di guadagno. Era partito in dicembre, con la speranza di avere lavoro da un appaltatore americano con il quale aveva fatto affari in passato. In febbraio era tornato deluso: la sicurezza precipitava e i cantieri erano fermi. Tuttavia non si era arreso, e in marzo era ripartito. Quali prospettive avesse questa volta non si sa. In ogni modo nessuno dei suoi progetti era andato in porto. Il 24 marzo Nicholas aveva telefonato al padre per annunciare che sarebbe tornato il 30. Invece la stessa sera del 24 marzo era stato fermato dalla polizia irachena a un posto di blocco a Mosul. Dopo qualche giorno un agente dell'Fbi si era presentato in casa di Michael e Suzanne Berg. Aveva detto che il loro figlio era stato consegnato dagli iracheni alle autorità militari americane. Da questo punto in poi ci sono due versioni. La famiglia Berg sostiene di non avere avuto spiegazioni dall'Fbi. «Mio figlio - accusa il padre Michael - è stato detenuto dai militari americani per 13 giorni, senza un capo di accusa. Gli è stato rifiutato il permesso di telefonare o di consultare un avvocato. Il 5 aprile abbiamo denunciato il ministro Rumsfeld e il giorno dopo, sempre senza spiegazioni, Nicholas è stato liberato. La scarcerazione è stata annunciata al giudice, che ha lasciato cadere la causa». Dan Senor, il portavoce civile americano a Baghdad, ha replicato che Berg non è mai stato detenuto dalle forze della coalizione. «Le autorità americane - ha detto - sono state avvertite del suo arresto dalla polizia irachena, che lo sospettava di attività illegali. Agenti dell'Fbi lo hanno visitato tre volte mentre era detenuto e hanno accertato che non era coinvolto in attività terroriste». Il portavoce militare, generale Kimmitt, ha aggiunto che agenti della polizia militare hanno visitato Berg in carcere «per accertarsi che fosse nutrito e trattato bene». Il 9 aprile, dopo aver telefonato a casa, Nicholas Berg è scomparso. In quello stesso giorno sono stati rapiti sette americani che lavoravano in Iraq per la Halliburton, e due militari di scorta a un convoglio di questa impresa, presso Baghdad. Quattro tra i dipendenti della Halliburton sono stati trovati morti, uno è sfuggito ai rapitori ed è tornato a casa il 2 maggio, e gli altri due sono tuttora dispersi. Uno dei due soldati è stato trovato morto e il secondo, Keith Maupin, è tuttora in ostaggio. l'Unità, 12 Maggio 2004, Il padre di Nicholas Berg: «Decapitato perché ebreo», di Bruno Marolo

Pubblicato il 13/5/2004 alle 21.57 nella rubrica Intrighi.

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