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Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (6): ritrattazioni e controritrattazioni

UNAC CON LA VEDOVA BRUNO COMUNICATO STAMPA U.N.A.C. 12 Maggio 2004 NOI CREDIAMO ALLA VEDOVA DI MASSIMILIANO BRUNO. I Carabinieri dell’UNAC (Unione Nazionale Arma Carabinieri) sono in perfetta sintonia con le affermazioni della vedova del collega Massimiliano Bruno, sulle “torture” perpetrate in Iraq. Anche presso la Call Center dell’Unac, attivata dopo la strage di Nassirya, giungevano notizie da militari in Iraq o rientrati in Italia, di vero caos circa maltrattamenti o “particolari” trattamenti nei confronti delle persone arrestate che venivano consegnate agli Inglesi ed alla polizia Irakena e rinchiusi in quelle Galere. L’UNAC invita tutti i Colleghi, rientrati in Patria, che sappiamo conoscono la verità, a parlare , ed a non lasciare sola la vedova Bruno, oggi abbandonata dall’Arma e dallo Stato, ed offesa nel suo dolore, da chi nega di conoscere. L’unico modo per onorare i colleghi caduti, è quella di raccontare la pura e vera realtà conosciuta in Iraq, in tutti i sensi, sapendo che solo la buona sorte ha permesso a molti di riabbracciare i propri cari, ciò che purtroppo ad altri, che sappiamo mandati allo sbaraglio, non è stato più possibile. 12.05.2004 Il Segretario Generale Nazionale M.llo CC. ® Antonio SAVINO" Yahoo! Notizie: Mercoledì 12 Maggio 2004, 16:20 Iraq: vedova Bruno sulle torture (ANSA) - ROMA, 12 MAG - Pina Bruno vedova del sottufficiale morto nella strage di Nassiriya torna sulle sue dichiarazione riguardo alle torture in Iraq. In un'intervista al TG3 ieri sera ha detto: 'mio marito vide', oggi, in diretta a Radio Città Futura: non ho mai detto che mio marito avesse visto o denunciato episodi di maltrattamenti. Accuse al TG3 di aver tagliato l'intervista smentite subito dal direttore Di Bella. Anche il fratello del carabiniere: a me non aveva mai detto nulla. Corriere della Sera, 12 Maggio 2004: La vedova Bruno smentisce l'intervista al Tg3 ROMA - Pina Bruno, vedova di Massimiliano - uno dei carabinieri uccisi a Nassyria - torna sulle dichiarazioni fatte a «Primo Piano» e parla di una «trappola». Il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, ha risposto alle parole della signora Bruno: «Ha parlato liberamente. Il Tg3 non ha fatto null'altro che mandare in onda quel che la signora Bruno ha detto». Le parole della vedova Bruno trovano però altre conferme. I carabinieri dell’Unac (Unione nazionale Arma dei carabinieri) «sono in perfetta sintonia con le affermazioni della vedova del collega Massimiliano Bruno, sulle "torture" in Iraq». «Anche presso il call center dell’Unac, attivato dopo la strage di Nasiriyah, - afferma Antonio Savino, segretario generale dell’Unac - giungevano notizie da militari in Iraq o rientrati in Italia, di vero caos circa i maltrattamenti o "particolari" trattamenti nei confronti delle persone arrestate che venivano consegnate agli inglesi ed alla polizia irachena e rinchiusi in quelle galere». Il capogruppo di Rifondazione al Senato, Gigi Malabarba, ha dichiarato stamane in aula che «per ragioni che concernono l'inchiesta sui militari italiani vittime da contaminazione da uranio impoverito, sono venuto a conoscenza da fonte militare presente in Iraq che, perlomeno dal mese di settembre, i carabinieri erano a conoscenza che nelle carceri irachene sotto comando anglo-americano avvenivano torture. Ho mantenuto discrezione finora sulla questione anche perché sono membro del Comitato di controllo sui Servizi, ma, dopo le dichiarazioni della vedova del maresciallo Bruno e del colonnello Burgio, intendo confermare per testimonianza diretta che la tortura è un metodo sistematico utilizzato dalle forze occupanti in Iraq».

Pubblicato il 12/5/2004 alle 16.37 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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