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Assiri, sopravvissuti alla storia

di Angela Carta 15/04/2003 Senza terra e perseguitata dal regime iracheno, una comunità antica 7000 anni combatte sul Web la sua battaglia per non essere dimenticata God bless America. U.S. Armed Forces thank you. Saddam devil is waiting for you. Gli slogan sui cartelli branditi dagli assiri che hanno manifestato a Chicago, il 30 marzo scorso, non lasciano dubbi sulla loro posizione. Per questa piccola etnia, Saddam Hussein era un persecutore, un tiranno. La guerra è sempre sinonimo di morte e desolazione, ma la comunità assira spera che porti al riconoscimento di un suo territorio, dove vivere in piena libertà e secondo regole democratiche. A sentire parlare di assiri affiorano alla memoria immagini di vecchi sussidiari, di una mitica popolazione semita giunta in Mesopotamia intorno al XIV secolo a.C., di due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, e di un impero: quello degli assiro-babilonesi. Tutto qui, per la gente comune. In realtà questo antichissimo popolo non è del tutto scomparso. L’Assiria è localizzata a nord della Mesopotamia e tocca quattro paesi: in Siria si estende ad ovest dell’Eufrate, in Turchia a nord di Harran, Emessa e Diyarbakir, in Iran ad est del Lago Urmi, in Iraq a 100 miglia a sud di Kirkuk. Tra diaspora e segregazione Privata della terra (dopo la conquista da parte dei Medi, nel VI secolo a.C.) e collocata in un'area prevalentemente arabo-islamica, la comunità assira (3 milioni circa di persone di religione cristiana) è stata finora vittima da parte del regime iracheno della famigerata strategia di “distruzione d’identità”. Un disegno di annientamento che l’ha obbligata alla diaspora o a riparare in territorio kurdo. Rilegati in Iraq nella parte nord del paese (in una delle due “no fly zone” stabilite dagli Stati Uniti dopo la fine della guerra del Golfo per proteggere la minoranza kurda), gli assiri combattono da anni una battaglia per non essere dimenticati. Il Movimento Democratico Assiro è stato fondato nell'aprile 1979: negli anni seguenti centinaia di attivisti sono stati incarcerati e i leader del movimento uccisi. Nel 1988 sono stati distrutti oltre 200 villaggi assiri, la popolazione è stata costretta a sistemarsi in alloggi d'emergenza nelle vicinanze dei villaggi kurdi. Presenti nelle regioni di Arbil, Suleimaniya e Duhpk, agli assiri sono stati assegnati 5 rappresentanti nel parlamento kurdo: grazie a questo hanno potuto trasformare le loro ricorrenze religiose in festività ufficiali, sono nate associazioni culturali e sociali e nuovi partiti politici. Una patria su Internet Alzare la voce, e alzarla forte, adesso che il mondo ascolta: nel momento della ricostruzione. Per il popolo assiro sembra essere l'unica arma possibile per ottenere un territorio. Ed ecco che la lotta condotta dalla nutrita comunità emigrata, specialmente negli Stati Uniti, si sposta in Rete. Nel portale ufficiale degli assiri nel mondo, Nineveh.com si legge come e perché, dopo 3000 anni di storia, Internet rappresenta per loro l’unica patria. Una patria virtuale costituita da una comunità forte, come testimoniano i 100.000 accessi mensili. La battaglia si combatte specialmente sul fronte del mantenimento dell'identità culturale. Il portale propone un dizionario sulla lingua assira (il neo-aramaico), le notizie dell’Assyrian International News Agency , ma anche chat, petizioni, album fotografici e un calendario delle tradizioni. Molti altri siti testimoniano l’esistenza e la vivacità di questa società virtuale: dall’Organizzazione democratica assira alla Nineveh university, dall’Associazione assira canadese all’Assyrian Academic Society passando per l'Assyria Multimedia Centre e l’Assyrian Foundation. Sul Web questa comunità è libera di confrontarsi con la sua storia e i suoi sogni. Nelle centinaia di pagine virtuali si rispecchia la sfaccettata natura di un popolo che chiede giustizia, e che pur di averla ha deciso di appoggiare pienamente il governo americano nella guerra a Saddam e, qualcuno direbbe, con lui all'Iraq. Quell'America governata da un presidente, Bush, che in un discorso tenuto a Cincinnati nell’Ohio il 7 ottobre scorso aveva affermato che la caduta del dittatore iracheno avrebbe «segnato la fine dell’oppressione di tutte le minoranze etniche in Iraq, e l’inizio di una nuova era di speranza». Per un popolo disperato come quello degli assiri è stato facile credergli. Link utili La storia degli assiri (in inglese) Assyrian american league (in inglese) Il magazine assiro Hujada (in inglese) Assyrian Medical Society (in inglese) Assyria Vision - KBSV TV 23 (in inglese) Zinda Magazine assiro (in inglese) www.cultur-e.it

Pubblicato il 22/4/2004 alle 17.23 nella rubrica Altrove.

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