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Couscous and Baba Connection

Il procuratore nazionale antimafia conferma che si sono indagini in corso relative a contatti tra criminalità e gruppi musulmani La Repubblica, Vigna: "Emergono legami tra camorra e terroristi islamici" Le prove? "Ci sono quando ci sono le sentenze" NAPOLI - Ci sarebbe un legame tra terroristi islamici e camorra. Per Pier Luigi Vigna, Procuratore nazionale antimafia, un filo sottile legherebbe i gruppi estremisti alla malavita organizzata. Sarebbero le indagini in corso a far ipotizzare questo connubio. Vigna di più non vuole dire, ma lascia intendere che la magistratura sta indagando. "Ci sono delle indagini relative a contatti tra camorristi e terroristi islamici, ma di più non posso dire", ha dichiarato a margine dell'assemblea pubblica che si è svolta a Napoli dedicata a camorra e rifiuti. Il procuratore nazionale antimafia, sollecitato dalle domande dei giornalisti, ha spiegato che "emergono da una proposta della Commissione europea al Consiglio, legami, reati e il fatto che esistano addirittura gruppi che definiamo di criminalità mafiosa che hanno legami con terroristi islamici". Il procuratore ha confermato che sono attualmente in corso indagini, iniziate nel 1992, relative a contatti fra camorristi e terroristi, in particolare su ''sedi logistiche''. Ma ci sono prove di questi legami? "Le prove ci sono - ha replicato Vigna - quando ci sono anche le sentenze". Già ieri il procuratore nazionale antimafia era intervenuto sul problema del terrorismo internazionale di matrice islamica. Vigna aveva suggerito la possibilità che i pentiti, nella lotta al terrorismo internazionale, possano svolgere un ruolo almeno equivalente a quello ricoperto dai pentiti di mafia. (20 aprile 2004) TagineCucina araba Girodivite, Ilaria Alpi: un modello da seguire o un destino da evitare? A distanza di dieci anni dalla sua morte, non si conoscono ancora le vere dinamiche del delitto: cos'è effettivamente successo quel 20 marzo a Mogadiscio? di Laura Giannini, pubblicato il 7 aprile 2004 - 77 letture Il più crudele dei giorni quello di Ilaria Alpi, la giornalista del tg3 morta in un agguato a Mogadiscio, capitale della Somalia. Oggi, a distanza di dieci anni dalla morte, 20 marzo 1994, non si conoscono ancora le vere dinamiche del delitto: cosa effettivamente è successo quel 20 marzo a Mogadiscio? Un tentativo di furto, una semplice, ma crudele guerriglia, una rappresaglia? Ilaria aveva forse scoperto qualcosa di scottante? In quel paese orrendo, dove non c'è più niente, dove tutto è stato distrutto da secoli di guerriglia civile. Dove si possono soltanto guardare rovine, rovine, rovine o qualche bel palazzo di tipo presidenziale che pochi hanno avuto il privilegio di costruirsi. Ilaria era affascinata da quel panorama di case distrutte, sventrate e crepate, o forse era più attratta dal desiderio, dalla volontà di cercare la verità. Ci sono state varie ipotesi su quel triste e famoso agguato: una in particolare sembra quella più attendibile, secondo cui tutto sarebbe iniziato con la guerra civile. Nei primi anni '90, infatti, la Somalia venne invasa da una feroce guerriglia tra bande. L'ONU decise allora di intevenire organizzando una missione di pace a cui si aggiunse successivamente anche l'Italia. Tra militari e popolazione nacque subito un sentimento di odio: ancora una volta quel paese, desolatamente solitario, aveva dei dominatori. E lo stesso sentimento di ostilità si rispecchiò nel rapporto tra truppe italiane e truppe statunitensi. Il 2 luglio 1993, tre soldati italiani vennero uccisi e molti altri feriti in un'imboscata: forse, fu proprio quell'episodio a dare il via alle violenze da parte dell'esercito italiano sulla popolazione indigena. Tali soprusi furono poi rivelati, nel 1997, dal Maresciallo Aloi che aggiunse la propria denuncia a molte altre: fu il primo a denunciare il traffico di armi e l'utilizzo improprio, a tale scopo, delle imbarcazioni della Cooperazione italiana, nata, in origine, per garantire aiuti umanitari alla Somalia. Tornando alla questione Alpi. Dal 16 marzo 1994, Ilaria e il suo reporter (perchè è giusto ricordare anche lui!), Miran Hrovatin, indagarono a Bosso, piccola cittadina nel nord della Somalia, ridotta in macerie dalla guerra civile, ma dotata di porto e aeroporto. Intervistarono il Sultano Abdullahy Moussa Bogor a proposito del sequestro di un peschereccio e di alcuni traffici tra Italia e Somalia, il direttore del porto, il capo dei servizi sanitari, l'ambasciatore e il rappresentante di Unosom e un esponente dell'Ong Africa 70. Intanto, Ilaria e Miran preannunciarono al tg3 novità inquietanti: dissero di avere delle "cose grosse, un ottimo servizio". Non fecero in tempo i due giornalisti: appena rientrati a Mogadiscio vennero uccisi in un agguato. Due colpi sparati a distanza ravvicinata furono fatali: la gente intorno attonita, la guardia del corpo e l'autista incolumi... I primi soccorsi vennero portati da Giancarlo Marocchino, personaggio ambiguo, implicato in affari poco chiari: la sua presenza vicina al luogo del delitto non è ancora stata spiegata. Ai genitori furono restituiti gli effetti personali di Ilaria, anche se all'appello mancavano tre dei cinque block- notes, due fogli con dei numeri telefonici e la macchina fotografica. Tra i diversi cittadini venuti in Italia per denunciare le violenze subite, il testimone Hashy Oran Hassan, grazie alle accuse di un altro somalo, Ali Rage e dell'autista Ali Abdì, diventa l'unico colpevole accertato. Le recenti indagini della Procura di Torre Annunziata sostengono che il complesso traffico di armi, di rifiuti pericolosi e di scorie radioattive era gestito da faccendieri italiani e stranieri grazie ad appoggi politici, soprattutto dell'area socialista. Questo risulta ancora più attendibile se si prendono in esame le dichiarazioni rilasciate sia dalla figlia dell'ex sindaco di Mogadiscio, Faduma Mohamed Mamud, sia dal Maresciallo Aloi, secondo cui Ilaria stava indagando sul traffico di armi e di rifiuti tossici. Ecco..., questa è la storia in breve del perchè si pensa che Ilaria Alpi sia stata uccisa: aveva scoperto troppe cose, scottanti e incriminatorie, "scomode", come "scomoda" risultava lei a chi l'ha voluta morta. A tale proposito, pare che l'ex dirigente del Sismi, Luca Rajola Pescarini, avesse detto: "E'stata sistemata la giornalista comunista". Quando scrivo un articolo, qualunque argomento io tratti, mi chiedo se la mia ambizione, se il mio sogno di diventare una giornalista, forse, pubblicista che sia, possa davvero realizzarsi e se davvero possiedo le capacità giuste per fare un simile mestiere. E nello stesso tempo, mi domando che tipo di giornalista potrei diventare in un prossimo domani e fino a che punto rinuncerei a qualcosa. Se farei come Ilaria, che è stata uccisa proprio perchè non si è fermata di fronte a niente, perchè non è scesa a compromessi, ma soprattutto perchè ci credeva davvero, nella verità. E allora "l'importanza di sapere", vale una vita umana? La risposta più adatta sarebbe sì..., vale una vita umana, se attraverso quel sapere permettiamo ad altre vite di vivere sempre. L'ha fatto Ilaria, l'ha fatto Miran, ma l'hanno fatto e lo fanno quotidianamente tutti coloro che lottano in nome di un ideale di giustizia e di lealtà, con la speranza che ci possa essere per tutti una possibilità diversa, anche per la Somalia, fino ad ora terra di colonizzatori e quindi di tutti e di nessuno. Da "Ilaria Alpi, un omicidio al crocevia dei traffici" di Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano Scalettari. Ilaria Alpi: magistrati a confronto in commissione, di Gabriella Meroni (g.meroni@vita.it) 19/04/2004 I parlamentari vogliono verificare alcune discrepanze emerse dalle deposizioni dei magistrati che indagarono sull'omicidio "NoBrain, Ilaria Alpi un omicidio al crocevia dei traffici" di Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano Scalettari - Baldini & Castoldi - euro 13,00 La Somalia e' una specie di lugubre matrioska, dentro un mistero se ne cela un altro e un altro ancora... in un estenuante gioco di rinvii e di relazioni; di traffici di rifiuti (tossici - nocivi - radioattivi) e di morte! In Somalia il 20 Marzo 1994 la giornalista RAI, Ilaria Alpi ed il suo cameraman Miran Hrovatin vengono uccisi in un agguato. elisabetta caravati 20 marzo 2004 Nel Luglio 2002 il Procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna affermo': "... il fenomeno ha dimensioni extranazionali; i nostri rifiuti vengono esportati anche all'estero, soprattutto in Africa. E' difficile combattere traffici globali sul fronte interno". Anni prima un noto capo della camorra, ad un "compare" nel corso di una telefonata intercettata, aveva affermato: "... metti mondezza ed esce oro". Ancora anni prima, quando Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, si avventurarono fino a Bosaso, di questi traffici quasi non si parlava. Ilaria e Miran dunque in anticipo sui tempi, si imbatterono in una storia di armi, di rifiuti tossici, di scorie radioattive e di "aiuti umanitari" per questo vennero messi a tacere. Dopo tanti anni, ancora tanti perche' senza risposte... un "colpevole" ed un "traffico" di testimoni scomparsi; contraddizioni, reticenze, misteri. Troppi paesi (Somalia, Yemen, Kenya, Mozambico, Francia, Spagna, Inghilterra) troppe carte processuali disperse in troppe Procure italiane; troppi pentiti, faccendieri, agenti dei servizi segreti. Troppi interessi. Troppi legami. Una delle ultime persone che videro Ilaria Alpi fu Vincenzo Cammisa (un ex tossicodipendente ed uno dei piu' stretti collaboratori di Cardella). Cardella fu, insieme a Rostagno, il socio fondatore di Saman (una ventina di comunita' per il recupero dei tossicodipendenti sparse in tutta Italia). Cardella possedeva aerei, barche e dragamine per i suoi progetti di "aiuti umanitari". Cardella fu anche grande amico di Craxi. Tanto amico da prestargli il suo aereo personale durante la latitanza ad Hammamet. Chi era Craxi lo sappiamo tutti! Ma mai venne confermato che Cammisa vide Ilaria; se cio' sara' mai confermato, si potra' poi indagare sul dove, come e perche'. Rostagno venne assassinato il 26 Settembre 1988, di lui un giornalista scrivera' che era stato (Rostagno) testimone di un aereo che portava morte e distruzione in Africa nel nome della Repubblica Italiana. Rostagno probabilmente aveva capito che dietro a quel traffico, vi era un'organizzazione internazionale che poteva andare lontano; molto lontano. Anche Ilaria Alpi, in Somalia, aveva scoperto qualcosa di molto di piu' di un traffico d'armi... Tre cronisti di "Famiglia Cristiana": Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari hanno scavato, cercato raccolto testimonianze e poi hanno raccontato a noi. I genitori di Ilaria per questo li ringraziano e li ringraziano anche per aver dato loro la certezza di non essere soli nella ricerca della verita'. Immagino che chiunque abbia un cuore ed un cervello sappia che sia indispensabile fare luce su questo, come su molti altri, "misteri italiani".

Pubblicato il 20/4/2004 alle 16.35 nella rubrica Intrighi.

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