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Riformismo, massimalismo, identità

Personalmente, dò ragione a Pintor: i massimalisti oggi sono quelli che non vogliono nè vedere che la stragrande maggioranza delle popolazioni civili in Europa e in America, in Asia e in Australia, è contro la guerra, nè che la guerra vuol dire morte, che qualcuno ha deciso possa essere determinata a freddo, per calcolo o per vendetta.

La mia identità è quella di un cittadino che continua a sentirsi di sinistra, intimamente rivoluzionario e utopista, ma consapevolemente riformista nel senso di una pratica personale politica improntata in modo non violento al rispetto dei Diritti dell'Uomo così come sanciti dall'ONU e dalla Costituzione Italiana.

 Pur non partecipando da anni a manifestazioni di piazza, ho visto con piacere mesi fa Moretti farsi portavoce di qualcosa che avevo lungamente atteso: la comparsa del cittadino di sinistra nel panorama politico italiano: non il semplice 'elettore', non il 'compagno impegnato'... il 'semplice' cittadino, nè massimalista nè moderato, ma pensante.

So che nell'attesa di questa guerra giocano elementi non facili da valutare, tra i quali la sicurezza di tutti noi e in particolare quella degli Israeliani, nei confronti di un terrorismo cinico, ma che appare a questo punto colluso con lo strapotere imperiale statunitense.

Al cittadino, che cosa importa chi dei magnifici tre: Saddam, Bush, Bin Laden giocherà per primo la carta della catastrofe bellica?

Al cittadino, a me, interessa che non ci sia nessuna guerra e che si trovino tutti gli strumenti possibili per fermarla, fermando i tre, ciascuno per la sua parte...

Pubblicato il 25/2/2003 alle 20.43 nella rubrica Diario.

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