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Un sodalizio telematico del terrore

Così scrive Madi Allam (Corriere della Sera, 26 Marzo 2004)) Un proclama telematico annunciò l'11 marzo Nei messaggi sul web c'è il filo che lega le vittime di Madrid con i diplomatici spagnoli uccisi a Bagdad di MAGDI ALLAM Le vie del terrorismo globalizzato transitano, s'incontrano, si alleano e si coniugano in Internet. Basta viaggiare nei siti islamici per fare delle scoperte. Interessanti. Come l'uso, martedì scorso, dello stesso sito http://groups.yahoo.com/group/islamicmedia sia da parte di Hamas che di Al Qaeda per commemorare l'assassinio dello sceicco Yassin. O anche clamorose. Come la diffusione, lo scorso dicembre, tramite lo stesso sito http://aa.1asphost.com/iraq/book.doc , di due messaggi di Al Qaeda e della sedicente Resistenza irachena, che lasciavano entrambi presagire un prossimo attentato in grande stile contro la Spagna. Questo sodalizio telematico del terrore va ben oltre la semplice condivisione di uno strumento informativo e di una politica propagandistica. Di fatto consacra una collaborazione pratica nell'attività terroristica all'insegna della comune battaglia contro gli Stati Uniti e Israele. E delinea chiaramente la volontà di globalizzare Madrid: un poliziotto davanti a un cartello che riporta i nomi delle vittime dell'11 marzo (foto Afp) il più possibile la rete mondiale del terrorismo coinvolgendo tutte le forze estremiste che, al di là del colore della propria ideologia, credono nell'antiamericanismo e nell'antiebraismo. In quest'ambito l'Europa si presenta come la roccaforte del nuovo terrorismo globalizzato. Con il senno del poi la strage di Madrid dell'11 marzo scorso emerge come il battesimo di sangue della nuova strategia del terrorismo globalizzato. Nel «Messaggio al popolo spagnolo», diffuso dalla sedicente Resistenza irachena lo scorso 3 dicembre, si formula questa esplicita e circostanziata minaccia: «Se la scena delle sette spie non è stata sufficiente ad accendere i vostri sentimenti e a indurvi a salvare i vostri figli, ci spingeremo oltre ed accresceremo la nostra resistenza. I battaglioni della resistenza irachena e i loro sostenitori all'estero sono in grado di aumentare il dosaggio. E vi faranno dimenticare la sorte delle spie». Si tratta dei sette agenti dei servizi segreti spagnoli barbaramente trucidati lo scorso 29 novembre a Swaira, 45 km a sud di Bagdad. Ebbene quell'attentato è stato rivendicato da Ansar al Sunna, una sigla che è subentrata a Ansar al Islam, il gruppo terroristico curdo-sunnita legato a Al Qaeda. Significativo è l'uso in un comunicato di stampo laico del termine islamico al ansar, per indicare i «sostenitori all'estero». Al ansar erano le tribù arabe di Medina che si schierarono al fianco del profeta Mohammad (Maometto) dopo la sua fuga dalla città natale della Mecca nel 622. Da qui il significato di «partigiano» e «sostenitore». I nuovi al ansar sono probabilmente i sospetti terroristi autori della strage di Madrid. Sempre nel «Messaggio al popolo spagnolo» si legge: «Se il popolo spagnolo vuole salvare il sangue dei suoi figli, deve ritirarli dall'Iraq ora che sono vivi, prima che noi li rimandiamo cadaveri alle loro famiglie». E ancora: «Consideriamo chiunque aiuti gli americani un nostro nemico. Giudichiamo il governo spagnolo responsabile per la morte di ogni membro delle sue forze, dentro e fuori l'Iraq». La prospettiva di un attentato all'estero è sottolineata anche in un successivo passaggio: «Sarete responsabili di ciò che vi accadrà nella regione e in tutto il mondo. E' tempo che ognuno si assuma le sue responsabilità». L'intreccio mondiale della rete del terrore spicca nell'intervista in inglese concessa da Jabbar al-Kubaysi, leader della sedicente Resistenza irachena, al sito www.antiimperialista.com lo scorso 31 gennaio. Due i passaggi cruciali: «L'occupazione statunitense dell'Iraq è inestricabilmente legata a quella sionista della Palestina. Esiste un unico progetto imperial-sionista per opprimere il popolo arabo, contro cui la nazione araba deve lottare congiuntamente». E inoltre: «L'aggressione e l'occupazione dell'Iraq sono una tappa della grande strategia Usa volta a erigere un impero globale. Quindi la nostra battaglia è parte integrante di quella combattuta per difendere l'umanità dal suo principale nemico, gli Stati Uniti». La conclusione è: «Prenderemo le opportune misure per costruire un fronte arabo e internazionale per la liberazione della Palestina e dell'Iraq, e per sconfiggere l'impero americano». Ebbene è significativo che cinque giorni dopo la diffusione del «Messaggio al popolo spagnolo», lo stesso sito (che oggi risulta oscurato) abbia trasmesso l'8 dicembre scorso il documento programmatico di Al Qaeda «La Jihad in Iraq, speranze e rischi». Di cui il Corriere ha rivelato per primo il passaggio centrale che preannunciava una strage contro gli spagnoli in concomitanza con le elezioni politiche. Sempre Al Qaeda, nel messaggio di cordoglio per l'assassinio dello sceicco Yassin, invita Hamas a «allearsi per battere il vero nemico della nazione islamica, l'America e il serpente ebraico-crociato». Quasi a confermare l'unità di intenti e d'azione tra i militanti laici della sedicente Resistenza irachena e quelli islamici di Al Qaeda. Una realtà che è tangibile nella condivisione di siti che compaiono, spariscono e risuscitano con altri indirizzi. Affidati ad abili esperti telematici in grado di competere con i professionisti della Cia. Tutt'altro che «quattro beduini».

Pubblicato il 26/3/2004 alle 15.21 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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