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Il velo? Ma non lo portavano anche le nostre nonne?

Finalmente, dopo 3 giorni, leggo una frase intelligente! E certo che lo portavano! Mia nonna aveva pure la veletta, due sorelle di mio nonno vestivano come la governante di Autodafè di Elias Canetti, per non parlare delle suore ! E ci voleva tanto a dirlo, a ricordarlo?


«Il mio velo? Come quello delle vostre nonne» Fatima, la maestra musulmana cacciata dall’asilo, avrà un altro posto. «Hanno vinto buonsenso e tolleranza» DAL NOSTRO INVIATO IVREA - «Ma non lo portavano anche le vostre nonne?». Che cosa, signora Fatima? «Il velo... Sì, insomma, il fazzoletto sulla testa». Sì, era molto diffuso. «E voi italiani, da piccoli, avete mai avuto paura delle vostre nonne?». Fatima Mouayche, 40 anni, musulmana praticante, due figli di 6 e 5 anni, indossa un velo chiaro, el higiab , chiuso sul collo con una spilla verde mare. Ha il viso rotondo, gli occhi grandi e neri che pare truccata («Ma non lo sono - arrossisce -, possiamo farlo solo in casa per i nostri mariti»), una camicetta arabescata, calzoni larghi, un sorriso mite, un italiano diretto. Sarebbe lei la «spaventa-bambini», quella che mai avrebbe dovuto e potuto lavorare nell’asilo-nido privato di Samone, borgo alle porte di Ivrea, perché - teoria di molti genitori del luogo, disgraziatamente fatta propria anche dai dirigenti della scuola - «con quel foulard che le copre il capo e le fascia il collo potrebbe spaventare e mettere a disagio i piccoli...». Che, per la cronaca, hanno da zero a tre anni. Fatima si è ribellata, ha trovato l’appoggio del sindaco ds di Ivrea Fiorenzo Grijuela, dell’intero consiglio comunale (Lega esclusa) e pure del ministro degli Interni, Beppe Pisanu. Caso chiuso: la signora continuerà il suo tirocinio in un altro asilo comunale. Portando il velo, naturalmente. La vittoria di Fatima? «La vittoria della tolleranza e del buonsenso, direi». Si sente ripagata? «Ho solo ottenuto ciò che mi spettava». Ma un po’ di rancore è rimasto. «Mi sento ferita, questo sì, per essere stata rifiutata da persone che nemmeno sapevano che faccia ho...». Razzisti? «No, a volte la paura dell’estraneo fa fare brutte cose, ci si condiziona a vicenda, credo sia andata così, spero...». Avrebbe problemi se la maestra dei suoi figli portasse un crocifisso al collo? «E perché mai? Rispetto ogni religione». Un caso del genere, rovesciato, sarebbe potuto avvenire in Marocco? «Non so, forse...». Chi è Fatima Mouayche? «Un’immigrata che ha avuto la fortuna di aver studiato. In Marocco mi sono laureata in legge e ho lavorato come funzionaria al ministero degli Interni, poi ho dovuto seguire mio marito in Italia...». E’ stata costretta? «Lui faceva l’operaio e io nel ’96 l’ho raggiunto». A malincuore, pare di capire. «Sì, mi è dispiaciuto lasciare il lavoro. Ma così vuole la mia religione: prima di tutto viene la famiglia». Ora dov’è suo marito? «Abbiamo divorziato, il Corano lo prevede, vivo sola con i miei due figli». Dove ha lavorato in Italia? «In un’impresa di pulizie e in un’azienda per ricambi di auto». Il velo le ha mai procurato problemi? «Qualche volta: quelli delle pulizie mi avevano consentito di portarlo a patto che fosse dello stesso colore della cuffia d’ordinanza. Mi sono adeguata e in cambio ho ottenuto la pausa-preghiera di due minuti una volta al giorno». E’ vero che, pur di lavorare in quell’asilo di Samone, era disposta a togliersi il velo? «Sì, ma solo nei momenti in cui mi fossi trovata sola con i bambini. Il Corano vieta alle donne di stare a capo scoperto davanti a maschi adulti che non siano il marito o parenti». E’ favorevole alla poligamia? «Il Corano dice che se un uomo è in grado di mantenere più donne, dando a ognuna di loro lo stesso affetto, le può avere. Penso sia giusto: meglio quattro mogli piuttosto che una moglie e quattro amanti...». Cos’ha provato di fronte alle immagini dell’11 settembre 2001? «Ci sono rimasta molto male». E di fronte all’attacco americano in Iraq? «Mi ha fatto ancora più male delle Due Torri». Una definizione di Al Qaeda. «Fuori dal Corano». Ha amici italiani? «Sì, alcuni vicini di casa». Mai andata a teatro o al cinema? «No, mi piacerebbe». Mai avuto voglia di indossare una gonna corta? Ride. Arrossisce. «Vengo da un’altra cultura...». Racconterà ai suoi figli questa vicenda? «L’ho già fatto. Mi hanno detto: "Ci hai sempre portato all’asilo e nessuno ha mai avuto paura"». Francesco Alberti Corriere della Sera, 25 Marzo 2004

Pubblicato il 25/3/2004 alle 9.49 nella rubrica Altrove.

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