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Il dubbio però resta. Chi ha trasformato una 'normale' intervista in un rapimento? E perchè?

Rahmat e Adjmal, coinvolti nel sequestro Mastrogiacomo, in mano ai servizi afgani e forse ai taliban
"Repubblica" sollecita l'ambasciatore afgano in Italia. Oggi fiaccolata a Roma
Emergency scende in piazza
"Liberare mediatore e interprete"

di ALBERTO CUSTODERO

ROMA - "Prodi deve aiutare Emergency a far tornare a casa Rahmat, il nostro collaboratore che, per aver trattato con i Taliban la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, sta pagando un prezzo altissimo: è torturato dai servizi segreti afgani". L'appello al premier Romano Prodi è stato rivolto, ieri, attraverso il sito Peacereporter, da Teresa Sarti Strada, presidente dell'organizzazione di Gino Strada che ha chiesto un impegno del governo non solo per il responsabile della sicurezza dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, ma anche per la liberazione di Adjmal Nashkbanid, l'autista dell'inviato di Repubblica sulla cui sorte c'è un giallo. Suo fratello (che s'è appellato ai sequestratori: "Liberatelo, è un buon musulmano"), sostiene che sarebbe ancora nelle mani dei Taliban. Altri fonti sostengono che anche lui potrebbe trovarsi sotto interrogatorio in una prigione dei servizi di sicurezza.
All'iniziativa di Repubblica e Daniele Mastrogiacomo dei giorni scorsi a favore dei due cittadini afgani (hanno chiesto all'ambasciatore afgano di intervenire presso il governo Karzai per liberare i due "ostaggi"), si aggiungono ora le manifestazioni organizzate in tutta Italia dai 200 comitati territoriali dei volontari di Gino Strada. Dopo i presidi di ieri a Milano, in piazza Mercanti, e a Roma, nei giardini dell'Ara Coeli, ci sarà stasera, alle 19,30 - proprio alla vigilia del voto al Senato per il rifinanziamento delle missioni all'estero - una fiaccolata in Campidoglio. La solidarietà a favore dei due cittadini afgani sta coinvolgendo i mass media (ieri sera l'appello di Emergency è stato rilanciato da Fabio Fazio, alla conclusione della trasmissione televisiva Che tempo che fa). E sta contagiando l'opinione pubblica. "Al presidio di Milano - ha raccontato Teresa Sarti - c'era moltissima gente. E tutti dicevano la stessa cosa: siamo indignati per come sia finita questa vicenda". Il presidente dell'organizzazione di Gino Strada è la prima a non nascondere la propria amarezza. "Siamo angosciatissimi e amareggiati - ha dichiarato Teresa Sarti - noi, e in particolare Rahmat, abbiamo fatto quel che il governo ci aveva chiesto di fare. Tanti mi chiedono ora se non avessimo previsto i rischi che correvamo. Ma io ho risposto a tutti con la buona fede delle persone per bene: no, non ci avevamo proprio pensato, ci siamo subito mossi senza pensare alle conseguenze". Secondo Emergency, Ramath è detenuto a Lashkargah in una prigione dei servizi segreti. "Non è giusto - sostiene la Sarti - che un cittadino afgano che si è messo in gioco per salvare uno straniero, paghi per questo. È per questo che ci rivolgiamo a Prodi".
Nei giorni scorsi il governo italiano aveva sollecitato l'ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi a farsi portavoce della preoccupazione con cui veniva seguita a Roma la vicenda. E un analogo sollecito era stato rivolto dalla direzione del giornale all'ambasciatore afgano in Italia.


(26 marzo 2007)

http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/esteri/afghanistan-21/protesta-emergency/protesta-emergency.html

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Gino Strada ha scritto che lui era a Khartoum, in Sudan, quando è stato sollecitato a intervenire per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo.

Scriveva Dario Fo il 24 marzo 2007

Dario Fo: Darfur, appello contro l'indifferenza

di Pino Finocchiaro

"No all'indifferenza. Questo è il motivo perché con Franca Rame abbiamo aderito all'appello degli intellettuali europei contro il genocidio nel Darfur. E' il risultato di un'aggressione senza misura alla Terra, al Clima, all'Umanità. Come si può far festa, indifferenti all'orrore, alla fame, alla sete?". Dario Fo, il premio nobel, l'autore di mistero buffo, il giullare che fa tremare i potenti, è affranto, mentre parlo con lui al telefono in un grigio pomeriggio di prima primavera. Perché in Sudan , perché nel Darfur non è mai primavera. Per i perseguitati, per i bimbi che muoiono di fame, di sete, di banali malattie sconfitte nel resto del mondo, tra braccia esangui di madri senza speranza non è mai primavera, non sarà mai più primavera. "Questa strage orrenda. Questa nostra indifferenza di fronte a quel che succede al di fuori dell'Europa è una vergogna". Mormora Dario Fo....

24/3/2007


http://www.articolo21.info/notizia.php?id=4685

Sul Darfur non si trova moltissimo, su PeaceReporter.net

tranne un laconico

Novità. L’inizio del nuovo anno dovrebbe essere foriero di novità. A breve si capirà infatti quanto Khartoum è disposta a concedere alla missione di pace. A difesa del governo sudanese va comunque ricordato che, negli ultimi due anni, le autorità sono state capaci di firmare gli accordi di pace sia con i ribelli del Sudan People’s Liberation Army nel sud che con quelli dell’Eastern Front nel Mar Rosso. Il 2007 potrebbe essere l’anno del Darfur.

Matteo Fagotto


in

Sudan - 02.1.2007
Sudan, l’anno del Darfur

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=7026

Sul sito di Emergency si legge, a proposito del Darfur, e del Sudan

Sudan - In sintesi

13/3/2007

Il più grande paese dell'Africa; una guerra civile protrattasi per oltre vent'anni tra il governo settentrionale arabo e musulmano e i ribelli che rivendicano l'indipendenza delle regioni meridionali a prevalenza cristiano-animista; un'intera regione - il Darfur - prostrata da una guerra degenerata in uno dei più violenti conflitti d'Africa.
In Sudan l'aspettativa di vita è di 55 anni, la mortalità infantile sotto i cinque anni si attesta intorno al 107 per mille, il 50% della popolazione non ha accesso ai farmaci essenziali ed esistono 16 medici ogni 100.000 abitanti.
Nella primavera 2004 Emergency è intervenuta nel Nord Darfur a sostegno degli ospedali di Mellit e al Fashir.
A Soba, a 20 chilometri da Khartoum, nell'ottobre 2004 ha iniziato a costruire un Centro regionale di cardiochirurgia per fornire assistenza altamente specializzata e gratuita ai pazienti provenienti dal Sudan e dai paesi confinanti. Il Centro, chiamato “Salam” (pace), diventerà operativo dalla primavera 2007.
Nel 2005 ha aperto un Centro pediatrico per offrire assistenza gratuita ai bambini del campo profughi di Mayo, nei sobborghi della capitale.


http://www.emergency.it/menu.php?A=002&SA=030&ln=It

Chirurgia d'emergenza

23/2/2007

Con l'aggravarsi della crisi in Darfur, Emergency ha effettuato alcuni sopralluoghi in diverse città, verificando le necessità delle strutture sanitarie locali: edifici fatiscenti, scarsamente attrezzati e con pochi farmaci.

Ha deciso di intervenire presso l'ospedale universitario di Al Fashir, il principale centro chirurgico dello stato con un bacino d'utenza di circa 250.000 persone, costruendo un blocco chirurgico - con 2 sale operatorie e sterilizzazione - e una corsia.
Il centro è stato consegnato alle autorità locali completamente equipaggiato e con una fornitura di materiale medico di consumo per 6 mesi.

Inoltre, Emergency ha provveduto alla sistemazione delle fosse settiche e all'approvvigionamento dell'acqua per tutto l'ospedale di Al Fashir.


http://www.emergency.it/menu.php?A=002&SA=030&P=017&ln=It

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Tutto qua.

TUTTO QUA ???????????

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Un pericolo per l'umanità

TERRORISMO: D'ALEMA, TANTI ANNI FA GHEDDAFI MI PARLO' DI BIN LADEN

'MI DISSE AMERICANI FINANZIAVANO UN PAZZO CRIMINALE PERICOLOSISSIMO'

Firenze, 26 mar. - (Adnkronos) - "Tanti anni fa un signore mi disse: 'Gli americani stanno finanziando uno che rappresenta un pericolo per l'umanita''. Fu quella la prima volta che sentii parlare di Osama Bin Laden e chi me lo disse fu Gheddafi". L'episodio e' stato raccontato dal ministro degli Esteri Massimo D'Alema nel corso di una lezione all'Universita' di Firenze davanti a circa duemila studenti, ai quali ha parlato delle prospettive di pace in Medio Oriente. Sempre a proposito di questa vicenda, D'Alema ha detto che Gheddafi quella volta gli disse anche: "Gli americani stanno finanziando un movimento che si chiama Al Qaeda, un movimento pericolosissimo guidato da un pazzo criminale".

adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.834110527

http://www.adnkronos.com

Pubblicato il 27/3/2007 alle 11.47 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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