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Aldo Moro 1977 e Daniele Mastrogiacomo 2007. Civiltà diverse, o limitrofe?

Ci sono molti, anche troppi, punti in comune tra il sequestro di Aldo Moro, nel 1977, con strage della scorta, e quello di Daniele Mastrogiacomo, e decapitazione del suo autista.

A dimostrazione che non di scontro di civiltà diverse si tratta, e che non ci sono per natura modi così diversi di operare e di ragionare, dalle Guerre Puniche ad oggi, dall'Italia anni '70 all'Afganistan anni 2000. E che dunque il pensiero umano, democrazia e totalitarismi compresi, è esportabile, globalmente nel tempo e nello spazio.

Non stupisce leggere

Manifestazione di protesta intorno all'ospedale di Emergency
Alcune decine di afgani stanno manifestando intorno all'ospedale di Emergency, a Lahskar Gah, nella provincia meridionale afghana di Helmand, dove si trova Daniele Mastrogiacomo, chiedendo il corpo dell'autista ucciso e per avere notizie sull'interprete. Lo riferiscono fonti di Emergency. L'autista, Saied Agha, è stato sgozzato alcuni giorni fa perchè considerato una spia.

Arrestato il mediatore di Emergency

La figura chiave nella trattativa per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, Rahmatullah Hanefi, capo del personale dell'ospedale di Emergency a Lashkargah in Afghanistan meridionale, è stato arrestato questa mattina all'alba da agenti dei servizi segreti afgani. Lo ha detto Peace Reporter nel suo sito. Hanefi ora è detenuto e sotto interrogatorio nella sede della National Security di Lashkargah.
Gino Strada ha subito chiesto il suo immediato rilascio al locale capo dei servizi e al governatore della provincia di Helmand.

( Repubblica )

Chi sono infatti gli Afgani ? Quelli che, ricevendo un ambasciatore del mondo mediatico italiano e internazionale, che si era recato sul posto per intervistare i capi talebani, non hanno trovato di meglio che farne uno schiavo, incatenato e merce di scambio per altri affari ? O i parenti dell'autista ucciso e dell'interprete disperso?

In queste ore c'è chi parla di trattative... Certo, in questo caso, le trattative hanno avuto una fine, e forse una gestione, migliore che ai tempi di Aldo Moro (ma anche in questo caso possiamo immaginare il convulso scambio di direttive e di discussioni, "interne" ed "esterne" - ai tempi di Moro, interne o esterne alle carceri - per decidere se fosse più opportuno uccidere anche lui, Daniele, oppure no)

Trattare con chi sequestra e riduce in schiavitù un ambasciatore (recatosi sul posto appunto per verificare la possibilità di usare le parole, anzichè le armi, per provare a capire e a capirsi) non è cosa semplice, anzi appare vagamente assurda.

Ma chi ricorda cosa successe in Italia 30 anni fa, non puo' che sottolineare le analogie, nei comportamenti, nelle strategie, nelle simulazioni, nelle dissimulazioni, nelle angosce derivanti dalla consapevolezza che la vittima importante di un sequestro puo' far più paura una volta liberata, che finchè è prigioniera...

E in questo, Cartagine, Roma e Kabul sono vicinissime, a noi e tra di loro. Se questo significa che gli scenari futuri sono in qualche modo prevedibili, non è dato ancora sapere.

Pubblicato il 20/3/2007 alle 9.5 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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