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e del resto quale forza

ci vuole per colpire un vecchio cieco tetraplegico dall'età di 10 anni ? Non conosco esattamente le condizioni di Yassin fino a ieri, e come abbia resistito per 53 anni alle difficoltà, sensoriali, motorie, neurovegetative, respiratorie, sessuali, ed ai dolori che la sua invalidità comportava. Ignoro i dettagli: quale reato puo' aver mai materialmente commesso se - letteralmente - non poteva muovere un dito? Colpendo lui è stata in sostanza COLPITA LA PAROLA, l'unica funzione corporea evidentemente non compromessa, e da chi? da un 'maestro della parola', la stessa biblica parola alla fonte della vendetta di Sharon e dell'odio di Yassin per i sionisti. Ma SI PUO' UCCIDERE LA PAROLA ? Si puo' uccidere il pensiero che quella parola generava? Credere di poterlo (legittimamente, per di più) fare è il segnale più preoccupante che l'intera 'operazione di liquidazione' di Yassin trasmette, non solo alle masse islamiche, ma al mondo. Un mondo in cui terrorismi speculari pretendono di azzerare il pensiero liquidando chi quel pensiero esprime con parole. QUESTA è la tragica riedizione del NAZISMO, da qualunque parte provenga. Incluso il razzismo omicida, perchè legare 'carne e sangue' a 'idee e parole' significa perpetuare l'infame nesso tra 'cultura' e 'genetica', significa ancora una volta 'reificare', 'cosificare' il pensiero, ridurlo a sangue e cromosomi, a popoli e razze. Scrive alzataconpugno Quando la realtà supera la fantasia/1 Yassin non mi mancherà di certo. Il vecchio leader di Hamas - leggi, capo di un'organizzazione terroristica - mi ha sempre fatto pensare a quegli insegnamenti assurdi di una religione cattolica-bigotta (e per questo fuori anche dal reale spirito religioso) che indicavano i 'segnati da dio' come malvagi senza - o quasi - possibilità di redenzione. Alla fine, temo, mancherà di più a Sharon che, non so con quanta consapevolezza, lo ha trasformato in un martire da venerare e 'onorare' (che espressione terribile) con nuovi attentati. La spirale della violenza è lungi dall'essere interrotta.

Pubblicato il 23/3/2004 alle 10.57 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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