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Il Partito Democratico che non vorrei, che non mi interessa, e quello che vorrei

e che potrebbe interessarmi, non tanto per arruolarmici, o 'aderirvi', la cosa non mi ha mai interessato, ma per potermici in qualche modo rispecchiare, come cittadino e dunque come elettore, fruitore ma anche attore della sua 'politica'.

Mi domando a cosa e a chi serva un Partito Democratico inteso unicamente come cartello elettorale, in grado (forse) di raccogliere il 30% dei voti, se poi quel partito risultasse dalla pura sommatoria di chi vi si iscrive, provenendo dai DS e dalla Margherita, più qualche rivolo sparso, perdendo per strada tutti i connotati LAICI e DI SINISTRA insieme a una parte dei DS e degli altri rivoli... per poi, come leggo stamani su Repubblica, allearsi con la destra democristiana...

... L'ex segretario dell'Udc, con la consueta chiarezza, ha parlato di "un ponte tra centro e sinistra" e dello strumento per coronare lo sforzo: "Il sistema di voto sul modello tedesco". D'Alema condivide: "Io non so quando ci arriveremo. Magari in un'altra fase, tra qualche anno o tra qualche mese. Ma nel futuro vedo come una necessità per il Paese un rapporto organico tra il centro e i riformisti". Che conferma anche la sua propensione per un proporzionale simile a quello della Germania...

Se posso essere d'accordo con  D'Alema  in questo passaggio

Centro e sinistra alleati: la Gagliardi se lo guarda e domanda preoccupata: "E noi comunisti secondo te dove andiamo?". D'Alema risponde con un sorriso amaro: "Beh, voi tornate da Turigliatto!".

lo sono in forza del fatto che i "comunisti" non sono, all'oggi, rappresentati (più) né dai DS né dal PRC o dal PdCI, che pur declamando e reclamando una rifondazione 'comunista', mi sembra navighino nella confusione più totale di ciò che intendono per "comunismo", passato, presente (Castro, Chavez... comunismo ???) e futuro. Lenin non è dei nostri giorni, e se in un futuro apparirà all'orizzonte un pensiero comunista possibile, non è dato saperlo oggi, non è in vista ... diciamo...

Penso anche che non 'sia bene' neppure per i Movimenti la totale mancanza di chiarezza di obiettivi, fini, strategie, che contraddistingue la 'mescolanza' tra pensiero riformista e pensiero noglobal, negazionista del 'sistema', dei suoi equilibri considerati fittizi e pericolosi, si tratti di pace/guerra, di risorse planetarie, di strade, ferrovie, ponti, infrastrutture, o di mercato del lavoro. Non fa bene al molteplice pensiero dei Movimenti costringersi e restringersi nelle gabbie ideologiche e negli steccati istituzionali, perchè in quel pensiero sta il sogno, l'utopia, la speranza soprattutto delle giovani generazioni.

Nello stesso tempo però, c'è bisogno, comunque, prescindendo dai 'comunisti', di una CHIARA, VISIBILE, COMPRENSIBILE, STABILE FORZA DI SINISTRA

Che questa forza sia "riformista" va da sè, è gioco forza lo sia. Ma per essere credibile non solo agli addetti ai lavori, deve allargarsi a comprendere tutte le forme di pensiero riformista (da quelle liberali, a quelle radicali, a quelle repubblicane e socialiste) che ESPLICITAMENTE SI PONGANO COME FORZE DI SINISTRA

Un pensiero riformista NON deve, a mio modo di vedere, essere un pensiero di RESA ALLA FORZA 'BRUTA', DATA 'IN NATURA' (per dirla alla Eminens) del 'mercato', dell'economia, delle logiche di potenza nel contesto internazionale.

Ma, anzi, se vuole darsi un 'fiato lungo', che si trasmetta ad almeno un paio di prossime generazioni, deve dotarsi di PENSIERI FORTI, AUDACI, AMPI, GRANDI, APERTI, E NON CHIUSI A FUTURI APPORTI, che devono essere RILANCIATI DA DONNE E UOMINI, che praticano la politica 'professionalmente', CAPACI DI TRASMETTERLI IN MODO EFFICACE.

Solo così, un PARTITO DEMOCRATICO esteso ma nello stesso tempo ben definito, DI SINISTRA, potrà dialogare e costruire alleanze con le forze alla sua 'sinistra' (ma dovrà essere anche in grado di controbattere che è esso stesso, in primo luogo, rappresentante a pieno titolo della 'sinistra') e con le forze, moderate, cattoliche o non cattoliche, alla sua destra.  



Pubblicato il 1/3/2007 alle 9.52 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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