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Passione Politica, Apolitica e Disincanto

Non riesco a togliermi la sgradevole sensazione che qualcosa di molto brutto e ancora indecifrabile sia accaduto e stia accadendo nella vita politica italiana.

Per prima cosa però voglio rispondere a una legittima domanda che potrebbe porsi chi legge quello che scrivo: perchè uno PSICOLOGO si occupa di politica? Cosa vuol fare, psicoanalizzare la politica o i politici, dare istruzioni, ergersi a giudice e fare diagnosi?

No, niente di tutto questo. Vero che anche la psicologia, la psicoanalisi, le neuroscienze, la follia, sono mie passioni antiche, ma è anche vero che PRIMA DI QUESTO VIENE LA PASSIONE POLITICA.

Che non  ho chiamato sempre in questo modo. Cresciuto in ambiente cattolico, ma un po' decentrato rispetto alla politica praticata nelle parrocchie (parlo degli anni '60), frequentando principalmente gli Scout dell'ASCI (oggi AGESCI), in quegli anni vivevo il ruolo che via via assumevo in quel mondo, che prevede che fin da piccoli si sia 'educatori' di chi è ancora più piccolo, in termini che solo a fine anni '60 avrei avuto la consapevolezza di definire 'politici'.

Anzi, definire APOLITICA l'attività in mezzo agli adolescenti  (che comportava non solo farli divertire e giocare in un ambiente 'naturale', ma entrare nelle loro case, seguirli nella loro crescita, strapparli molto spesso alla strada - cosa che spesso le parrocchie non facevano o non riuscivano a fare: il mondo scoutistico era un mondo in qualche modo 'altro' che consentiva di 'stare dentro' le comunità, ma anche di sentirsi e progettarsi 'diversi') era un punto fermo, di cui si andava orgogliosi....

... e questo dice quale fosse allora la percezione della politica e dei politici.

Solo nella seconda metà degli anni '60 la graduale trasformazione delle idee, operata dai media, dalla moda,  dalla musica, ci e mi indusse a uscire allo scoperto ed a CAPOVOLGERE L'ASSIOMA: APOLITICI, NON POLITICI ERANO GLI ALTRI, QUELLI CHE AVREBBERO DOVUTO ESSERE I RAPPRESENTANTI DELLA VOLONTA' POPOLARE. I VERI AUTENTICI POLITICI ERAVAMO NOI, STUDENTI E GIOVANI IMPEGNATI 'NEL SOCIALE'.

A me non è mai passata per la mente l'idea che FARE POLITICA significasse arruolarmi in un partito e fare carriera 'da politico'. No, si era POLITICI IN QUANTO CITTADINI.

E questo accadeva un po' prima che il '68 facesse saltare la POLITICA ISTITUZIONALE e inaugurasse la breve stagione della DEMOCRAZIA DIRETTA. Breve perchè ne è poi rimasta solo una labile traccia, dal valore quasi unicamente simbolico.

In particolare in questi giorni.

La SGADEVOLEZZA degli ultimi eventi sta proprio qui, e anche il motivo per cui 'MI PRENDE'. E NON SOLO 'ALLO STOMACO', QUEL CHE E' SUCCESSO ED E' TUTTORA IN EVOLUZIONE.

E' emerso di colpo UNO SPACCATO DI COME LA POLITICA E' DAVVERO OGGI, DI COME E' TORNATA AD ESSERE.

Non che non lo sapessimo! Ma forse facevamo tutti finta che così non fosse, o non fosse fino in fondo.

Fino a una settimana fa potevo tranquillamente ascoltare Massimo D'Alema e ragionare tra me su cosa avrei potuto essere d'accordo, su cosa no.

Fino a una settimana fa potevo nello stesso tempo prendermela per le enormi cazzate che sentivo riproporre dalla sinistra cd 'radicale', tutta, e nello stesso tempo simpatizzare con i 200000 di Vicenza, al punto di pensare: tra 4-5 anni ci andrò con mio figlio, ma sì, si puo' fare, perchè no?

Tutto questo, da mercoledì scorso è SALTATO, ANDATO IN CRISI, DI COLPO.

Si fa presto a dire IL RE E' NUDO, I DUE RE SONO NUDI!.

Ma poi, che resta? Che si deve fare, cosa si puo' fare?

Adesso, se ascolto quelli della 'sinistra radicale' mi incazzo e basta, cambio canale, questa è la mia reazione istintiva, e se pèrò ascolto Boselli e Pannella(per cui ho votato, per via dei PACS - non dei 'dico' - e dei 'diritti civili') o Massimo D'Alema, per me il simbolo della Sinistra per come ancora ha un senso quella parola per me... mi sembra che tutto risuoni stonato, senza senso... parole vuote... campane a morto...

Esagero? Puo' essere, ma non riesco ancora a convincermi ( qui proprio il mio ME POLITICO non sta a sentire nessun ME PSICOLOGO ) che si debba STARE TRANQUILLI.

Non sono tranquillo, non mi piace, non mi è mai piaciuto starci, e non voglio tranquillizzarmi Tongue

DOBBIAMO TORNARE A DIRCI A-POLITICI ?  E' questo che vogliono, che il 'sistema' vuole?

La 'politica' agli esperti, a chi lo è 'di mestiere', e che gli altri si buttino nel 'sociale', e stiano lì buoni...!

Ma io non ci sto, non riesco ancora a capacitarmi che questa debba tornare ad essere la regola, e in termini così assoluti, perentori, dittatoriali, ANTI DEMOCRATICI.

Scrive  S*******
Per la politica, non so che dirti, ma stai un po' più sereno (che quando stai così mi fai un po' paura, devo ammetterlo!  Sad  nel senso che sono abituata a vederti più sereno...

( http://autoaiuto.forumup.it )

Tornare alle piccole gioie della vita..

scrive UnDeputatoSdegnato

Penso sia venuto il tempo di dimenticare rivoluzioni e cambiamenti epocali e tornare alle piccole gioie della vita quotidiana..
L'umile fatica quotidiana, la famiglia, i figli...
Dimenticare improbabili rivoluzioni e cambiamenti epocali ed ignorare chi le propugna stentoreo per attirare l' attenzione su di sè allo scopo di  procacciarsi così il nutrimento evitando l' umile fatica quodiana.
Godiamo delle piccole gioie quotidiane che la vita ci offre..
Per esempio quella di infierire sui furbi quando, presi con le mani nel sacco, piangono ed urlano per cercare di cavarsela..

Commento: ma non è un po' (troppo) triste, così?

E in ogni caso... basta una febbrata scrive Eugenio Scalfari:

(En passant: avete notato come i commentatori politici si siano ZITTITI sui maggiori quotidiani italiani, negli scorsi giorni?)

http://www.repubblica.it

Ne 'espungo' alcune frasi che mi sembrano significative:

La svolta programmatica del 22 febbraio (i dodici punti di Prodi "obbliganti" per tutti i partiti della coalizione) ha rintuzzato lo strappo a sinistra ed ha riportato il baricentro laddove dev'essere, se non altro per ragioni numeriche, cioè sull'Ulivo...
Politicamente questo è accaduto e l'Ulivo, che dovrebbe dar vita al più presto al partito democratico, è una forza politica riformista. La sinistra radicale rappresenta, Verdi compresi, meno del 9 per cento dell'elettorato contro il 30 dell'Ulivo. Il baricentro è dunque quello e nessuno può disconoscerlo all'interno dell'Unione. Ma è anche chiaro e noto a tutti che Prodi, Fassino, D'Alema, Rutelli e Franceschini sono riformisti e non moderati. Tantomeno rivoluzionari, ammesso ma non concesso che altri lo siano...
Purtroppo per loro i movimenti ideologici non si sentono affatto rappresentati dai loro partiti nelle istituzioni per la semplice ragione che delle istituzioni se ne infischiano totalmente. Quanto ai movimenti territoriali, a Vicenza erano ben contenti di avere in corteo due segretari di partiti nazionali perché, come dice Chiambretti, in tivù tutto fa brodo; ma la caduta del governo Prodi non è affatto piaciuta alla grande maggioranza dei vicentini di centrosinistra, tant'è che un buon numero dei messaggi arrivati ai siti Internet della sinistra radicale con proteste feroci contro chi aveva provocato la crisi è venuta da Vicenza.
Capisco che questo comportamento lede il principio di non contraddizione, ma le folle quando vanno in piazza non si pongono questioni di logica filosofica; agiscono, mandano in scena un happening e poi magari protestano contro gli effetti collaterali che hanno prodotto.

La sinistra radicale rappresenta un riformismo più spinto. Può contribuire alla volontà comune, alle scelte comuni, ma non può pretendere di dettarle senza mettere in crisi l'alleanza. La crisi del 21 febbraio ha avuto almeno il pregio propedeutico di rendere evidente questa realtà, del resto ben nota...

Dunque tutto come se la crisi del 21 febbraio non ci fosse stata? Cancelliamo quella data dal calendario e si ricomincia sulla linea dello "Heri dicebamus"?
Non credo che sia possibile...

Pubblicato il 25/2/2007 alle 10.15 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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