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Cari italiani siamo in guerra ...

Eccolo, lo cerco da questa mattina, nella rete:

articolo molto efficace quello di Giorgio Bocca, che vale secondo me molto più di tante parole al vento che si richiamano a 'parole d'ordine' di ideologie sparse

l'altra sera ascoltavo il segretario dei Comunisti Italiani sostenere che lui è d'accordo con le scelte dell'attuale governo, in tema di 'difesa', e che in Afganistan, ad esempio, i nostri soldati sono - certo- autorizzati a 'rispondere al fuoco' - se attaccati .... invece, non sono autorizzati, né lui vuole che lo siano, ad andare all'attacco contro i Talebani, al sud ...

... come se in GUERRA, difesa e attacco (e il bello è che quel segretario si mostrava esperto di guerre, addirittura da Alessandro Magno in qua) si potessero dividere e separare e non fossero tutt'uno, a seconda delle circostanze, appunto, di GUERRA....

... e infatti oggi il governo USA ci informa che per difendersi da prossimi attacchi talebani, preverrà quegli attacchi attaccando per primo...

Lapalisse.... si direbbe... e invece no,,,,

Io sono cresciuto con in testa i cori alpini della Prima Guerra Mondiale, e tutt'ora non riesco a passare dal Veneto e dal Trentino senza pensare che quelle montagne tuttora grondano sangue sparso invano da centinaia di migliaia di opposti COMBATTENTI. E infatti oggi, al mercatino di Brescia, per San Faustino, ho comprato un CD degli alpini da far ascoltare a mio figlio (10 anni) che di simile non ha mai sentito nulla.

Perchè forse ha ragione Giorgio Bocca, prima di parlare di GUERRA (ovunque venga combattuta e per qualunque più o meno nobile fine) sarebbe bene che ci ricordassimo, o apprendessimo da chi l'ha vissuta, COSA E' LA GUERRA.

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L'ANTITALIANO

Cari italiani siamo in guerra

di Giorgio Bocca

Ecco il discorso che dovrebbe fare Romano Prodi:

'Siamo legati all'Alleanza e dobbiamo onorare i nostri impegni'
 
Romano Prodi appare in televisione per informare gli italiani che rinnoveremo il nostro contributo 'pacifico', dice, alla missione della Nato in Afghanistan.

La dizione è meditata e lenta: parole come pietre, le mascelle un po' contratte per dar forza alle parole, lo sguardo fermo e duro delle occasioni solenni.

Il tutto per recitare in pubblico una affermazione incredibile, smentita dai fatti e dal buon senso: che cioè il nostro contingente non è lì per partecipare alla guerra, per una operazione scopertamente militare. Basta guardare come sono vestiti e dotati i nostri soldati, per l'appunto da soldati e non da seminaristi, e li vediamo sfilare sugli schermi televisivi come dei robot bellici gonfi di uniformi, armi, cannocchiali, schermi agli infrarossi per combattere di notte, radiotelefoni, bombe a mano con manici tipo Wehrmacht.

E basta guardare le strade per cui camminano, anzi corrono, in fila indiana come chi sa che possono sparargli addosso. Strade su cui sostano carri armati o carrette militari, con sacchetti di sabbia antiproiettili agli ingressi delle case e bandiere mosse da venti tesi e carichi di sabbia sui pennoni, e ospedali da campo pieni di gente mutilata dalle mine anti-uomo e donne che passano rasente i muri, chiuse nei loro burka.

Basterebbe il solo nome Afghanistan per capire che si è in uno dei luoghi di guerra e di paure più sventurato del mondo, dove la parola pace è impronunciabile, assurda, visto che da sempre vi si combattono guerre tanto sanguinose quanto assurde.

Così stando le cose è davvero il caso di continuare in questi discorsi a cui non può credere nessuno che sia fornito di un minimo di ragione o dire invece cose credibili, oneste, coraggiose, anche se non si possiede l'alta retorica di un Churchill?

Per esempio: "Cari italiani è davvero penoso il compito di chiamarvi ancora alle armi dopo i massacri delle guerre mondiali, ma così vanno le cose di questo mondo. Dai tempi della guerra fredda ci siamo affidati agli Stati Uniti, il nuovo impero, per vivere come i ricchi della terra, protetti dai soldati e dalle armi Usa.


Ogni tanto l'impero ci chiede di partecipare alle sue spedizioni militari. Non sempre la richiesta è gradita, ma inevitabile e tutto sommato a buon prezzo.

Che deve fare un governo di questo strano Paese che vuole i vantaggi dell'alleanza, ma non gli oneri? Uscire dall'alleanza? Mettere in pratica il più assoluto neutralismo, tirare avanti come se fossimo padroni del nostro destino?

Ma siccome così non è, siccome siamo legati a filo triplo all'alleanza atlantica, cerchiamo di onorare i nostri impegni o di far finta, come spesso accade, di 'onorarli
'.

Non crede il capo del nostro governo che un discorso schietto, sincero, sarebbe più comprensibile dagli italiani, delle contorte argomentazioni sui nostri soldati che vanno armati di tutto punto sui campi di guerra, ma con intenti pacifici, che partecipano ai presidi del territorio, ai rastrellamenti dei terroristi, ai convogli per i rifornimenti bellici e magari anche a qualche strage di talebani, ma che continuano a dichiararsi pacifisti?

C'è un'Italia che si è stufata della Resistenza, che non capisce le nostalgie per la Resistenza. Eppure la ragione è semplice: quello è stato il periodo in cui gli italiani hanno rinunciato alle loro furbizie, ai loro giri di walzer, allo stare alla finestra, in cui si sono assunti le responsabilità delle loro scelte.

Ebbene oggi ci sembra che il Paese abbia perso la capacità di scegliere e che il suo governo sia costretto a mentire pur di durare. Eppure se siamo un Paese libero e sovrano è proprio perché allora abbiamo avuto il coraggio di scegliere.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Cari-italiani-siamo-in-guerra/1507240

Pubblicato il 15/2/2007 alle 21.8 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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