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Ce n'è D'Avanzo ... eppure non basta

Il fantasma terrorista
che si aggira per l'Italia
di GIUSEPPE D'AVANZO

Repubblica.it

COME se fosse ritornato un fantasma che pensavamo di aver definitivamente cancellato dalla nostra vita, dal nostro orizzonte. Ci accorgiamo, quasi con stupore, che si riaffaccia la sagoma del terrorismo qui, ora, accanto a noi, nella trama delle nostre controversie, degli aspri conflitti nazionali, accanto alla fatica quotidiana con cui ognuno - per quel che può e sa - cerca risposte condivise per affrontare il futuro. È il profilo di un terrorismo cinico, assassino, ma non disperato perché consapevole di poter far leva sulle divisioni sociali, sulla rabbia dei più giovani, sulla frustrazione dei lavoratori, sulla paura delle comunità, sul timore di ciascuno di perdere quel che si ha senza averne in cambio nemmeno una speranza.

È in questo spazio di vuoto e di incertezza che dal Nord-Ovest al Nord-Est, nell'Italia industriale e metropolitana, le Brigate Rosse "movimentiste" erano al lavoro con un'organizzazione, un armamento e progetti, fino ad ieri, difficilmente immaginabili. E con lo stesso "schema" politico e operativo degli Anni Ottanta. Radicarsi nelle lotte sociali, accompagnare il "lavoro politico" e il reclutamento con una "propaganda armata" che contava di uccidere e distruggere gli uomini e le cose del rinnovamento e del riformismo - come già Tarantelli, D'Antona, Biagi, domani Pietro Ichino - per eliminare ogni ipotesi di accordo e di mediazione sociale...

... Puoi sbarazzarti di qualche nome, di una quindicina di uomini, ma la tentazione di tagliare con la forza ciò che non riesci a sciogliere, per molti, non sembra liquidata. Soprattutto in un Paese diviso in cui, nonostante i lutti, le sconfitte politiche prima che militari, c'è chi coltiva ancora il mito rivoluzionario dell'insurrezione armata.

(13 febbraio 2007)


Non basta no, perchè tutto si puo' dire oggi, forse più che alla fine degli anni '70, sulle cause profonde del 'terrorismo', sulle 'ragioni' sociali', sulla disillusione e l'assenza di speranze in un futuro (nemmeno migliore, soltanto un futuro ), sullo smarrimento individuale e la seduzione del salto nel vuoto, personale e però anche collettivo, della 'fine del mondo', dell'attesa di annientamento del genere umano per mano della natura (asteroidi, surriscaldamento planetario, uragani e tsunami) e/o per mano dell'uomo stesso, in un convergere di storiche circostanze per cui si è di nuovo, dagli anni '50 del secolo scorso, pronti alla Bomba, quella atomica, anzi no, alle Bombe, con tiro incrociato a partire dai 'quattro angoli' della Terra.

Tutto si puo' dire, come no?

Ma che c'entra farsi Dio (è una mania, di questi tempi) e decidere che una, due, tre, 10 persone, 'devono' morire, sulla base di inesistenti 'processi', in nome di un'inesistente 'giustizia popolare'?

"Colpirne uno per educarne cento" (che fa il paio con "10 100 1000 Nassiria", ma almeno lì, in Iraq, c'è una guerra in corso, e per quel che mi riguarda, se invece che ad urlarlo fossero non dei 'pacifisti', ma dei coerenti e onesti sostenitori di Saddam, o degli Sciiti, o dei Sunniti, o di Bin Laden (che non mi sembra faccia propaganda di 'pacifismo') ... non sarei d'accordo, ma rispetterei la scelta) ?

Ma 'educare', 'educarne' cento è anche questa una colossale 'palla', oltre che essere un'anacronistico ritornello preso a prestito dalle Guardie Rosse di Mao, 40 anni fa...

... educare implica che dalla Storia si impara, che esistono 'metodi' per educare, e per apprendere, e che questi metodi debbono pure essere sostenuti da un qualche straccio di prova, da una qualche 'ragione'

E allora la Storia smentisce TUTTE le previsioni della Lotta Armata, dagli anni '70 in qua: non c'è mai stato sollevamento di Popolo, che non si capisce perchè dovrebbe lanciarsi in moti rivoluzionari mosso da una carneficina e da incomprensibili omicidi a freddo.

Nessuno è stato educato, nessuno si è lasciato educare. E allora?

Ricordo che 'ai tempi' i 'compagni' (e anche i 'non' compagni) si fecero in quattro per impedire che la lotta al terrorismo rosso (e nero) si traducesse in una repressione cieca, in una limitazione dei diritti civili e democratici, di tutti, ma anche di chi veniva via via arrestato.

Ho fatto in questo anch'io una mia 'particina', per il piccolissimo che potevo e volevo, ma ricordo, uno per tutti, a Milano, Cesare Musatti.

E il 'Bollettino di Controinformazione' che si occupava di 'lotta contro la repressione', pur con tutti i rischi di passare per 'collaterali' e favoreggiatori della lotta armata, era anche luogo e occasione di discussione non solo sulla vita carceraria, ma sul 'carcere' in cui, anche grazie agli effetti prodotti dal terrorismo e dalla lotta armata, si andava trasformando il vivere civile di tutti.

E oggi? Ma oggi?

Se allora ci si considerava tutti 'compagni', e ci accomunava l'età, e, l'ho già scritto, una spinta al RIGORE etico, che imponeva di non dissociarsi, ma di calarsi dentro per capire, oltre che per condividere la mala sorte di chi quel rigor aveva trasformato in assassinio puro e cieco e feroce e assurdo...

... e però già allora erano in molti, comunque, a non sapere bene chi fossero i 'capi', in nome e per conto di chi operassero e tramassero, a vantaggio di chi...

a maggior ragione oggi.... a chi servono, a cosa servono i nuovi candidati assassini?

Non stiamo già abbastanza male tutti quanti? Non siamo al punto di far fatica ad inventarci giorno per giorno un briciolo di ragione di speranza, magari facendo finta di costruire qualcosa anche di infinitesimamente piccolo, ma forse giovevole a qualcuno, in questo mondo rotolante verso un cupo ignoto?

E a che servono i ciechi carnefici e i progettatori di assassinii? A rigirare il coltello nella piaga? A farci sentire ancora più impotenti tutti quanti?

Chi ad esempio in buona fede si batte per la pace, o forse meglio contro ogni guerra, dal successo o dalla proclamata esistenza di gruppi terroristici 'comunisti'  che ne ricaverà se non il misero fallimento di ogni attesa, anche minima, che il 'processo verso la pace' si avvii e continui?

Dunque, il terrorismo 'rosso' si pone contro e in antitesi al 'pacifismo', e però proprio nello stagno pacifista va a pescare, per proporre l'esatto contrario: non la via verso la pace, non le iniziative contro le guerre, ma la 'guerra di classe', o 'antimperialista' ... comunque una GUERRA.

E - anche qui la PALLA - a questa guerra, chi ci finisse per credere, i 'compagni' si preparerebbero guidati dalle 'avanguardie' della lotta armata ...

Ma dove? Ma come? Ma con quali risultati?

Ammazzare un tizio o una tizia qualsiasi, a freddo, a tradimento, senza che possa in alcun modo difendersi... sarebbe una preparazione alla guerra rivoluzionaria?

E, soprattutto, sarebbe 'di esempio' per mostrare a tutti che razza di mondo 'alternativo' ci si propone di realizzare? Un mondo in cui a sopravvivere sarebbero dei miserabili BOIA, e a crepare tutti gli altri (compresi quelli che - 'manovalanza' si usava dire - vengono mandati avanti più o meno inconsapevolemente, o per denaro, prezzolati ) ...

Una cosa resta misteriosa e sarebbe da indagare (lo puo' fare un giornalista come D'Avanzo, ad esempio).

Ovvero, la coincidenza degli atti terroristici, o della loro 'manifestazione', in virtù di arresti o di scoperta di covi, con determinate 'scadenze' contestuali della vita civile.

Perchè anche questo fa parte del 'cacciar palle' e del raccontarsi storie: non conta tanto se esistono poteri più o meno occulti che programmano arresti o 'lasciano' compiere attentati in determinate circostanze (come avveniva nella Russia degli Zar, ed è certo avvenuto in tutto il mondo e continua ad evvenire)

Conta che chi promuove rivoluzioni armate e rivendica posizioni di 'avanguardia' (che per definizione non dovrebbero essere 'ingenue') e magari riesce ad arruolare ancora una certa 'massa' di sprovveduti, MENTE SAPENDO DI MENTIRE, perchè non solo 'fa' il gioco, della cd repressione, ma quel gioco muove, cinicamente e premeditatamente.

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Leggo, e segnalo qui, in coda:

13 Febbraio 2007
LA "NUOVA" STRATEGIA DELLE BRIGATE ROSSE
di
Gregorj


in giornalettismo

Pubblicato il 13/2/2007 alle 9.39 nella rubrica Psicologia e Guerra.

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