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Volere una Sinistra possibile. Adesso.

Questo per me significa volere sia nella vita pubblica che privata un progetto di riferimento ed un insieme di persone che quel progetto perseguono, disponibili al COMPROMESSO.

Non necessariamente un compromesso al ribasso, o con i 'poteri forti', come si usa dire, economici, nazionali, globali e anche famigliari, perchè no?.

Un compromesso vuol dire un accordo con chi si propone progetti diversi o contrapposti che puo' anche spostarsi nel senso di uno sbilanciamento, di un capovolgimento, di una 'rivoluzione' del 'sistema', ma a patto di mantenere possibile e vitale uno spazio politico, per la Sinistra stessa e per le sue controparti.

Perchè se invece la Sinistra, perseguendo obiettivi 'impossibili', anzichè produrre spostamenti di 'centri di gravità permanenti', alla Battiato, produce sempre e soltanto sbilanciamenti a destra, reazionari o comunque totalitari (alla Lenin e alla Stalin per intenderci), in realtà non consegue quel famoso 'impossibile', ma il suo esatto contrario. Azzera la vita politica, di tutti.

Qualche sera fa sentivo Gianfranco Fini ripetere la solita litania "i sessantottini erano quelli del 18 (o 30) garantito a tutti, sono quelli che hanno prodotto l'attuale deresponsabilizzazione" eccetera,

Che mi ha fatto pensare, che Fiuggi o non Fiuggi, i fascisti sempre lì stanno, con poche idee, fisse e immutabili. Ora come allora,

Perchè è vero l'esatto contrario. A 'deresponsabilizzare' l'Italia nel suo insieme sono stati proprio i fascisti, prima, e i democristiani, poi... per concludere con la 'casa delle libertà'.

Ci si 'responsabilizza' solo quando si rompono le gabbie - materiali e mentali - in cui si viene allevati e cresciuti, si paga il prezzo della libertà cha a quel punto si ottiene, e solo allora si puo' iniziare a parlare di 'responsabilità'.

Allora, 1968 e dintorni, caso mai dominava il contrario: i 'sessantottini' erano degli esagerati rigoristi, soprattutto in Italia, vuoi per radici cattoliche (e fasciste), vuoi per radici comuniste.

Altro che 18 o 30 garantiti a tutti (quel primo segno di esaurimento della spinta 'sessantottina' è venuto caso mai dopo).

Io ricordo un professore, un giovane assistente 'maoista', a Fisiologia Umana, a Milano. Con lui, con gruppi di studio organizzati insieme a lui, ci siamo fatti per mesi un vero 'mazzo', abbiamo imparato tantissimo, e bene, e ci siamo guadagnati il voto finale, molto più che con docenti più conservatori o addirittura 'reazionari', che pur di avere qualche studente ai loro corsi alzavano la media a chiunque!

Così come ricordo che da Giulio Macaccaro si imparava che la Statistica Medica non era soltanto una 'scienza esatta', ma la si poteva anche applicare, magari alla salute fuori e dentro la 'fabbrica'...

Nemmeno il terrorismo delle BR, a rigore, si puo' considerare un 'frutto' del '68.

Perchè il 'senso' più profondo di quegli anni, che traevano linfa dai '50 e dai '60, era una gran voglia di andare oltre i dogmatismi, oltre la pura logica della politica, verso una partecipazione SOGGETTIVA di ciascuno alla vita comune, o collettiva come si diceva allora, ovvero 'politica'.

Dove la parola 'soggettivo' implica non solo che i generi sono almeno due, maschio e femmina, non solo che il 'personale è politico' (attuale ;) !!!!!!! ), ma anche che l'umano agire deve tener conto dei sentimenti e delle umane relazioni tra individui, delle emozioni, e pure dell' inconscio....

Le BR, viceversa, si appoggiavano su una sorta di iper logica paranoica, che di per sè era estranea e si poneva fuori da quel 'progetto'. Nel caso di Prima Linea, era un po' diverso, ma lì l'iper rigorismo assassino pescava a fondo nel pozzo nero del cristianesimo più fondamentalista e puritano.

Quello che voglio dire è che la 'classe generazionale' del '68 non sta nel passato, ma proprio nel PRESENTE.

OGGI chi allora aveva 20 anni ne ha circa 60, ed è 'classe politica', e lo resterà per i prossimi 20 anni molto probabilmente.

E dunque ha senso chiedersi e chiedere ai miei coetanei e coetanee come si pongono ORA la questione di una sinistra possibile, di una Sinistra delle Possibilità, capace di governare, di partecipare, e di FAR PARTECIPARE alla vita politica le soggettività di chi ha, oggi, dai 16-18 anni in su.

Pubblicato il 3/2/2007 alle 15.57 nella rubrica Diario.

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