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Psicologia e Guerra
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30 marzo 2007

Emergency al bivio

Il chirurgo a capo dell'Ong lancia l'allarme per il mediatore
"Trasferito in un carcere della capitale"
Strada: senza garanzie su Rahmatullah
rivedremo la nostra presenza a Kabul
di ATTILIO BOLZONI

Strada: senza garanzie su Rahmatullah rivedremo la nostra presenza a Kabul

http://www.repubblica.it

ROMA - E' tornato in Italia ma i suoi pensieri corrono ancora verso Kabul. E' preoccupato per il suo amico Rahmatullah, lo vorrebbe libero subito. "E invece abbiamo appena saputo che lo hanno trasferito in una delle tre prigioni della capitale afgana", racconta Gino Strada, il chirurgo che dieci giorni fa ci ha riportato a casa Daniele Mastrogiacomo. Sta aspettando la grande manifestazione di sabato a piazza Navona, soprattutto sta aspettando un segnale dal governo di Kabul per il rilascio del capo dello staff di Emergency all'ospedale di Laskar Gah.

Quando è arrivato Rahmatullah Hanefi nelle carceri della capitale dell'Afghanistan?
"Da quel che ne sappiamo mercoledì pomeriggio su un convoglio di mezzi dell'Nsd, i servizi di sicurezza afgani. Abbiamo chiesto di vederlo, un nostro rappresentante a Kabul ci ha provato stamattina ma inutilmente: non gliel'hanno fatto incontrare. So che domani chiederà ufficialmente una visita in carcere anche l'ambasciatore Ettore Sequi".

Voi di Emergency ci riproverete per vederlo, per parlargli?
"Certo, già da domani. Fra l'altro il ministero della giustizia afgana ha firmato con noi un accordo preciso: c'è un protocollo che prevede che tutti gli ospiti delle carceri afgane vengano visitati dai nostri medici al momento dell'ingresso nel penitenziario. Tutti i detenuti, nessuno escluso. Ma in questo caso stanno violando il protocollo. E poi, paradossale veramente, proprio in quella prigione di Kabul Emergency ha anche una sua clinica. Così la posizione di Emergency è messa in discussione. E se così continueranno le cose, saremo costretti a rivedere i nostri piani in Afghanistan. Certo non chiuderemo gli ospedali, ma un ridimensionamento di Emergency ci sarà se non avremo garanzie di operare in serenità".

Ma il governo ci tiene molto che voi restiate...
"Lo ripeto: noi non ce ne andremo, dovremo forse però rivedere qualcosa".

Quanto tempo ci vorrà ancora per chiarire la posizione di Rahmatullah, per sapere perché all'alba di martedì 20 marzo è stato fermato dai servizi segreti?
"Non si può chiarire niente perché non c'è niente da chiarire, c'è solo da chiedere la sua liberazione immediata. Rahmatullah Hanefi è rinchiuso là dentro solo perché ha fatto quello che il governo italiano, attraverso Emergency, gli aveva chiesto di fare. E cioè offrire il suo aiuto per salvare Daniele Mastrogiacomo. Il nostro amico Rahmatullah ha praticamente fatto il volontario per il governo italiano. E dopo che lo stesso governo italiano aveva preso un accordo con quello afgano. Alla fine della vicenda, una delle parti ha deciso che il volontario doveva essere imprigionato".

Chi l'ha voluto secondo lei?
"L'altro giorno ho parlato a lungo con il ministro della Sanità afgano Amin Fatimie. Era un incontro ufficiale, c'era anche l'ambasciatore Sequi. Sai che mi ha detto il ministro? Mi ha detto che non si capiva perfettamente quello che stava accadendo, che c'era qualcosa di non molto chiaro, che c'erano - parole sue testuali - mani invisibili che si muovevano. Saranno anche mani invisibili, ma le divise che portano quei personaggi sono ben visibili e ben riconoscibili: sono quelle del servizio segreto afgano, quelle dell'Nsd. Un altro paradosso di questo caso: Rahmatullah nel 2001 era stato arrestato dalla polizia religiosa talebana. Quattro mesi di prigione si era fatto e per tirarlo fuori ci furono interventi e pressioni fortissime. Allora i Taliban l'avevano tenuto dentro tutto quel tempo, oggi l'hanno incarcerato ma per opposti motivi".

Emergency ha invece notizie su Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Daniele catturato con lui nell'Helmand?
"Purtroppo non siamo riusciti ad avere informazioni. L'unico che ce li poteva dare era Rahmatullah. Con lui in prigione...".

Cosa ne pensa dell'annuncio fatto dal mullah Dadullah a Sky Tg24? E' stato registrato prima della liberazione di Daniele o dopo?
"Non ho elementi per stabilire esattamente quando Dadullah ha parlato. Però c'è qualcosa di anomalo nel suo messaggio, di inedito quantomeno. Lui che non ha mai riconosciuto il governo di Karzai, adesso dice che deve trattare con lui per il rilascio di Adjmal. Dice che il governo afgano deve parlare con lui e deve liberare i due Taliban richiesti".

Il mullah Dadullah nella sua intervista torna anche sui giornalisti spia, su quegli altri che non raccontano tutto ciò che vedono giù in Afghanistan...
"Nei nostri ospedali in queste ultime settimane è arrivato uno spaventoso numero di vittime civili. La grande offensiva della Nato nelle province meridionali del paese sembra ignorata da tutti. Ci sono tanti morti, ci sono tantissimi feriti".


(30 marzo 2007)




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29 marzo 2007

Tortuosi intrecci

Afghanistan - 29.3.2007

Rahmatullah Hanefi trasferito in un carcere di Kabul

Il comunicato di Emergency del 29 marzo
      
Rahmatullah Hanefi, manager dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, è stato prelevato il 20 marzo scorso dai servizi di sicurezza afgani e portato nella sede del National Security Directorate del capoluogo di Helmand. Da qui, il 28 marzo è stato portato a Kabul. Ecco il comunicato difuso oggi da Emergency.

Milano, 29 marzo 2007

Rahmatullah Hanefi. (Foto di Sandro Ruotolo) Nella giornata di mercoledì 28 marzo, Rahmatullah Hanefi, il collaboratore di Emergency che si è adoperato per la liberazione di Mastrogiacomo, è stato trasferito a Kabul e rinchiuso nel Centro di detenzione Taquik.

In questo carcere, come in altri, è presente una clinica di Emergency, secondo un protocollo sottoscritto con il ministero della giustizia, che prevede una visita di controllo per ogni detenuto al momento dell’ingresso.

Al personale di Emergency, che espressamente lo ha chiesto, è stato impedito di incontrare il nostro collaboratore.

Questa circostanza rende sempre più grave la preoccupazione per la situazione, le condizioni, e la sorte di Rahmatullah, che subisce ritorsioni per avere attuato indicazioni e richieste rivolte a Emergency dal governo italiano.
Rahmatullah Hanefi è stato sequestrato a Lashkar-Gah dai servizi di sicurezza del governo afgano all’alba del 20 marzo, all’indomani della liberazione del giornalista italiano.

Non è stata indicata finora la ragione della sua detenzione: una violazione di diritti elementari, all’interno di un «sistema giudiziario» che l’Italia è incaricata di contribuire a fondare.

Anche per questo la vicenda di Rahmatullah Hanefi deve essere affrontata e risolta dal governo italiano, che i fatti stessi esibiscono come pienamente coinvolto e responsabile.

EMERGENCY


http://www.peacereporter.net

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Su Sky un'intervista al leader della guerriglia afgana
"Membri di Al Qaeda combattono con noi"
"Il governo Karzai tratti
oppure uccideremo Adjmal"

"Il governo Karzai tratti oppure uccideremo Adjmal"

KABUL - I rapporti con il Pakistan e con Al Qaeda, le regole per i giornalisti, e le condizioni per la liberazione di Adjmal, l'autista del nostro Daniele Mastrogiacomo. "Karzai deve avere cura anche di lui, che è un afgano, e non solo dei cittadini stranieri. Ma Karzai - io penso - è un burattino nelle mani di Bush, degli inglesi e della ambasciata italiana". Parole durissime quelle scandite davanti alla telecamera dal mullah Dadullau, uno dei leader della guerriglia afgana. "O il governo di Bagdad tratta con noi, oppure uccideremo Adjmal".

Lza rete televisiva Sky ha lanciato nel pomeriggio un'intervista esclusiva al ricercato numero 1 dell'Afghanistan. In posa davanti a un fucile mitragliatore, Dadullah non ha risparmiato proclami e menzogne.

I giornalisti. "La maggior parte delle volte sono delle spie, perché vengono nelle zone da noi controllate e non raccontano quello che vedono. Per cui dico che nelle zone dei talebani i giornalisti potranno entrare solo con il nostro permesso. Chiunque altro è a rischio". Dadullah ha ribadito le solite menzogne su Mastrogiacomo, sostendendo di averlo sempre ritenuto una spia. Si è poi chiamato fuori dall'organizzazione del sequestro: "Ero nella zona di Helmand, in molti possono testimoniarlo".

La sorte di Adjmal. "L'autista del giornalista Daniele è in mano nostra. Non è un uomo qualunque, suo zio è responsabile governativo nel distretto di Bagram, lui stesso ha lavorato in una base militare americana. Ma il presidente Karzai dovrebbe avere a cuore la sua sorte, come ha avuto a cuore la sorte di Mastrogiacomo. Lo dimostri, tratti con noi. Altrimenti verrà dimostrato quello che io penso. Karzai è solo un burattino nelle mani di Bush, della Gran Bretagna e dell'ambasciata italiana".

Il mediatore di Emergency è a Kabul. Intanto si apprende che Rahtmatullah Hanefi, il responsabile del personale dell'ospedale di Emergency a Lashkargah che ha mediato la trattativa per il rilascio di Daniele Mastrogiacomo ed è stato arrestato il giorno dopo la liberazione del giornalista, è stato trasferito a Kabul. Lo ha riferito l'inviato di PeaceReporter a Lashkargah, secondo il quale Hanefi si trova in una delle tre prigioni governative della capitale afgana, proprio quella al cui interno si trova un ambulatorio gestito dalla Ong di Gino Strada. Secondo quanto riferito dal giornalista di PeaceReporter, allo staff dell'organizzazione non è stato però consentito di vederlo.

(29 marzo 2007)


http://www.repubblica.it




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27 marzo 2007

Il dubbio però resta. Chi ha trasformato una 'normale' intervista in un rapimento? E perchè?

Rahmat e Adjmal, coinvolti nel sequestro Mastrogiacomo, in mano ai servizi afgani e forse ai taliban
"Repubblica" sollecita l'ambasciatore afgano in Italia. Oggi fiaccolata a Roma
Emergency scende in piazza
"Liberare mediatore e interprete"

di ALBERTO CUSTODERO

ROMA - "Prodi deve aiutare Emergency a far tornare a casa Rahmat, il nostro collaboratore che, per aver trattato con i Taliban la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, sta pagando un prezzo altissimo: è torturato dai servizi segreti afgani". L'appello al premier Romano Prodi è stato rivolto, ieri, attraverso il sito Peacereporter, da Teresa Sarti Strada, presidente dell'organizzazione di Gino Strada che ha chiesto un impegno del governo non solo per il responsabile della sicurezza dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, ma anche per la liberazione di Adjmal Nashkbanid, l'autista dell'inviato di Repubblica sulla cui sorte c'è un giallo. Suo fratello (che s'è appellato ai sequestratori: "Liberatelo, è un buon musulmano"), sostiene che sarebbe ancora nelle mani dei Taliban. Altri fonti sostengono che anche lui potrebbe trovarsi sotto interrogatorio in una prigione dei servizi di sicurezza.
All'iniziativa di Repubblica e Daniele Mastrogiacomo dei giorni scorsi a favore dei due cittadini afgani (hanno chiesto all'ambasciatore afgano di intervenire presso il governo Karzai per liberare i due "ostaggi"), si aggiungono ora le manifestazioni organizzate in tutta Italia dai 200 comitati territoriali dei volontari di Gino Strada. Dopo i presidi di ieri a Milano, in piazza Mercanti, e a Roma, nei giardini dell'Ara Coeli, ci sarà stasera, alle 19,30 - proprio alla vigilia del voto al Senato per il rifinanziamento delle missioni all'estero - una fiaccolata in Campidoglio. La solidarietà a favore dei due cittadini afgani sta coinvolgendo i mass media (ieri sera l'appello di Emergency è stato rilanciato da Fabio Fazio, alla conclusione della trasmissione televisiva Che tempo che fa). E sta contagiando l'opinione pubblica. "Al presidio di Milano - ha raccontato Teresa Sarti - c'era moltissima gente. E tutti dicevano la stessa cosa: siamo indignati per come sia finita questa vicenda". Il presidente dell'organizzazione di Gino Strada è la prima a non nascondere la propria amarezza. "Siamo angosciatissimi e amareggiati - ha dichiarato Teresa Sarti - noi, e in particolare Rahmat, abbiamo fatto quel che il governo ci aveva chiesto di fare. Tanti mi chiedono ora se non avessimo previsto i rischi che correvamo. Ma io ho risposto a tutti con la buona fede delle persone per bene: no, non ci avevamo proprio pensato, ci siamo subito mossi senza pensare alle conseguenze". Secondo Emergency, Ramath è detenuto a Lashkargah in una prigione dei servizi segreti. "Non è giusto - sostiene la Sarti - che un cittadino afgano che si è messo in gioco per salvare uno straniero, paghi per questo. È per questo che ci rivolgiamo a Prodi".
Nei giorni scorsi il governo italiano aveva sollecitato l'ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi a farsi portavoce della preoccupazione con cui veniva seguita a Roma la vicenda. E un analogo sollecito era stato rivolto dalla direzione del giornale all'ambasciatore afgano in Italia.


(26 marzo 2007)

http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/esteri/afghanistan-21/protesta-emergency/protesta-emergency.html

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Gino Strada ha scritto che lui era a Khartoum, in Sudan, quando è stato sollecitato a intervenire per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo.

Scriveva Dario Fo il 24 marzo 2007

Dario Fo: Darfur, appello contro l'indifferenza

di Pino Finocchiaro

"No all'indifferenza. Questo è il motivo perché con Franca Rame abbiamo aderito all'appello degli intellettuali europei contro il genocidio nel Darfur. E' il risultato di un'aggressione senza misura alla Terra, al Clima, all'Umanità. Come si può far festa, indifferenti all'orrore, alla fame, alla sete?". Dario Fo, il premio nobel, l'autore di mistero buffo, il giullare che fa tremare i potenti, è affranto, mentre parlo con lui al telefono in un grigio pomeriggio di prima primavera. Perché in Sudan , perché nel Darfur non è mai primavera. Per i perseguitati, per i bimbi che muoiono di fame, di sete, di banali malattie sconfitte nel resto del mondo, tra braccia esangui di madri senza speranza non è mai primavera, non sarà mai più primavera. "Questa strage orrenda. Questa nostra indifferenza di fronte a quel che succede al di fuori dell'Europa è una vergogna". Mormora Dario Fo....

24/3/2007


http://www.articolo21.info/notizia.php?id=4685

Sul Darfur non si trova moltissimo, su PeaceReporter.net

tranne un laconico

Novità. L’inizio del nuovo anno dovrebbe essere foriero di novità. A breve si capirà infatti quanto Khartoum è disposta a concedere alla missione di pace. A difesa del governo sudanese va comunque ricordato che, negli ultimi due anni, le autorità sono state capaci di firmare gli accordi di pace sia con i ribelli del Sudan People’s Liberation Army nel sud che con quelli dell’Eastern Front nel Mar Rosso. Il 2007 potrebbe essere l’anno del Darfur.

Matteo Fagotto


in

Sudan - 02.1.2007
Sudan, l’anno del Darfur

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=7026

Sul sito di Emergency si legge, a proposito del Darfur, e del Sudan

Sudan - In sintesi

13/3/2007

Il più grande paese dell'Africa; una guerra civile protrattasi per oltre vent'anni tra il governo settentrionale arabo e musulmano e i ribelli che rivendicano l'indipendenza delle regioni meridionali a prevalenza cristiano-animista; un'intera regione - il Darfur - prostrata da una guerra degenerata in uno dei più violenti conflitti d'Africa.
In Sudan l'aspettativa di vita è di 55 anni, la mortalità infantile sotto i cinque anni si attesta intorno al 107 per mille, il 50% della popolazione non ha accesso ai farmaci essenziali ed esistono 16 medici ogni 100.000 abitanti.
Nella primavera 2004 Emergency è intervenuta nel Nord Darfur a sostegno degli ospedali di Mellit e al Fashir.
A Soba, a 20 chilometri da Khartoum, nell'ottobre 2004 ha iniziato a costruire un Centro regionale di cardiochirurgia per fornire assistenza altamente specializzata e gratuita ai pazienti provenienti dal Sudan e dai paesi confinanti. Il Centro, chiamato “Salam” (pace), diventerà operativo dalla primavera 2007.
Nel 2005 ha aperto un Centro pediatrico per offrire assistenza gratuita ai bambini del campo profughi di Mayo, nei sobborghi della capitale.


http://www.emergency.it/menu.php?A=002&SA=030&ln=It

Chirurgia d'emergenza

23/2/2007

Con l'aggravarsi della crisi in Darfur, Emergency ha effettuato alcuni sopralluoghi in diverse città, verificando le necessità delle strutture sanitarie locali: edifici fatiscenti, scarsamente attrezzati e con pochi farmaci.

Ha deciso di intervenire presso l'ospedale universitario di Al Fashir, il principale centro chirurgico dello stato con un bacino d'utenza di circa 250.000 persone, costruendo un blocco chirurgico - con 2 sale operatorie e sterilizzazione - e una corsia.
Il centro è stato consegnato alle autorità locali completamente equipaggiato e con una fornitura di materiale medico di consumo per 6 mesi.

Inoltre, Emergency ha provveduto alla sistemazione delle fosse settiche e all'approvvigionamento dell'acqua per tutto l'ospedale di Al Fashir.


http://www.emergency.it/menu.php?A=002&SA=030&P=017&ln=It

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Tutto qua.

TUTTO QUA ???????????

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Un pericolo per l'umanità

TERRORISMO: D'ALEMA, TANTI ANNI FA GHEDDAFI MI PARLO' DI BIN LADEN

'MI DISSE AMERICANI FINANZIAVANO UN PAZZO CRIMINALE PERICOLOSISSIMO'

Firenze, 26 mar. - (Adnkronos) - "Tanti anni fa un signore mi disse: 'Gli americani stanno finanziando uno che rappresenta un pericolo per l'umanita''. Fu quella la prima volta che sentii parlare di Osama Bin Laden e chi me lo disse fu Gheddafi". L'episodio e' stato raccontato dal ministro degli Esteri Massimo D'Alema nel corso di una lezione all'Universita' di Firenze davanti a circa duemila studenti, ai quali ha parlato delle prospettive di pace in Medio Oriente. Sempre a proposito di questa vicenda, D'Alema ha detto che Gheddafi quella volta gli disse anche: "Gli americani stanno finanziando un movimento che si chiama Al Qaeda, un movimento pericolosissimo guidato da un pazzo criminale".

adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.834110527

http://www.adnkronos.com




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20 marzo 2007

Mengele Rosso o Taliban anticipatori del mondo post-nucleare ?

Se ragiono all'occidentale, all'americana, o anche semplicemente come uno che ha come riferimento la guerra al nazismo e al fascismo di soli 60 anni fa

l'immagine di Gino Strada mi si accosta nella mente in modo pericoloso a quella del Dottor Mengele

Niente di paragonabile, ovviamente, nei comportamenti reali, ma insomma, un medico che non uccide, ma riporta alla vita, d'accordo, però nel contempo sta al fianco di chi tortura, decapita, assassina, fa strage di civili...

Sempre restando 'da questa parte', i Taliban mi sembrano perfino patetici, non più dei nostri 'candidi' e 'buonisti' sinistri 'radicali', pacifisti, e non solo (vedi la proposta di ieri di Fassino, di una trattativa con i Taliban, che invece di parlare sgozzano)

Leggendo quel che scrive oggi Daniele Mastrogiacomo, il fatto stesso che 'quelli' si credano in un mondo paragonabile a quello delle Guerre Puniche, o di Carlo Magno, quando invece tutte le loro mosse sono (state) tracciate dai satelliti fa sembrare il tutto alquanto surreale...

Eppure, in questo schifo della politica nostrana e globale, mentre sale la nausea, mi ritrovo a pensare che, tra banditi con la faccia pulita e banditi con la faccia sporca... beh... a istinto... visceralmente... sceglierei, non avessi alternativa e fossi obbligato a scegliere, i secondi.

Vero che Bin Laden non è naif, è un miliardario arabo saudita che mira a costruire un impero non dissimile da quello russo o da quello americano, per di più fondato sulla sudditanza totale, sullo schiavismo supportato dalla religione, capo di una banda di criminali in nulla dissimile da quella passata alla Storia come 'partito nazista'.

Però è anche vero che spesso il peggio, ciò che sembra 'passato', è solo l'antipasto di quel che deve ancora venire.

I Taliban allora, super tradizionalisti, acerrimi nemici di qualunque forma di modernismo, a parte quello necessario alla Jihad, convinti che l'Islam è "la sola religione in grado di gestire l'essere umano", sono forse i precursori, gli anticipatori

di coloro che sopravviveranno (se sopravviveranno) alle catastrofi nucleari e ambientali dei prossimi decenni?

I precursori del "pianeta delle scimmie" ? Coloro che ancora sperano che prima di quel 'pianeta' ci sia ancora spazio per una comunità... umana ?




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20 marzo 2007

Aldo Moro 1977 e Daniele Mastrogiacomo 2007. Civiltà diverse, o limitrofe?

Ci sono molti, anche troppi, punti in comune tra il sequestro di Aldo Moro, nel 1977, con strage della scorta, e quello di Daniele Mastrogiacomo, e decapitazione del suo autista.

A dimostrazione che non di scontro di civiltà diverse si tratta, e che non ci sono per natura modi così diversi di operare e di ragionare, dalle Guerre Puniche ad oggi, dall'Italia anni '70 all'Afganistan anni 2000. E che dunque il pensiero umano, democrazia e totalitarismi compresi, è esportabile, globalmente nel tempo e nello spazio.

Non stupisce leggere

Manifestazione di protesta intorno all'ospedale di Emergency
Alcune decine di afgani stanno manifestando intorno all'ospedale di Emergency, a Lahskar Gah, nella provincia meridionale afghana di Helmand, dove si trova Daniele Mastrogiacomo, chiedendo il corpo dell'autista ucciso e per avere notizie sull'interprete. Lo riferiscono fonti di Emergency. L'autista, Saied Agha, è stato sgozzato alcuni giorni fa perchè considerato una spia.

Arrestato il mediatore di Emergency

La figura chiave nella trattativa per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, Rahmatullah Hanefi, capo del personale dell'ospedale di Emergency a Lashkargah in Afghanistan meridionale, è stato arrestato questa mattina all'alba da agenti dei servizi segreti afgani. Lo ha detto Peace Reporter nel suo sito. Hanefi ora è detenuto e sotto interrogatorio nella sede della National Security di Lashkargah.
Gino Strada ha subito chiesto il suo immediato rilascio al locale capo dei servizi e al governatore della provincia di Helmand.

( Repubblica )

Chi sono infatti gli Afgani ? Quelli che, ricevendo un ambasciatore del mondo mediatico italiano e internazionale, che si era recato sul posto per intervistare i capi talebani, non hanno trovato di meglio che farne uno schiavo, incatenato e merce di scambio per altri affari ? O i parenti dell'autista ucciso e dell'interprete disperso?

In queste ore c'è chi parla di trattative... Certo, in questo caso, le trattative hanno avuto una fine, e forse una gestione, migliore che ai tempi di Aldo Moro (ma anche in questo caso possiamo immaginare il convulso scambio di direttive e di discussioni, "interne" ed "esterne" - ai tempi di Moro, interne o esterne alle carceri - per decidere se fosse più opportuno uccidere anche lui, Daniele, oppure no)

Trattare con chi sequestra e riduce in schiavitù un ambasciatore (recatosi sul posto appunto per verificare la possibilità di usare le parole, anzichè le armi, per provare a capire e a capirsi) non è cosa semplice, anzi appare vagamente assurda.

Ma chi ricorda cosa successe in Italia 30 anni fa, non puo' che sottolineare le analogie, nei comportamenti, nelle strategie, nelle simulazioni, nelle dissimulazioni, nelle angosce derivanti dalla consapevolezza che la vittima importante di un sequestro puo' far più paura una volta liberata, che finchè è prigioniera...

E in questo, Cartagine, Roma e Kabul sono vicinissime, a noi e tra di loro. Se questo significa che gli scenari futuri sono in qualche modo prevedibili, non è dato ancora sapere.




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19 marzo 2007

Delenda Cartago

La notizia di ieri, "I Talebani liberano Daniele Mastrogiacomo", era vera a metà, come praticamente tutto quello che riguarda la politica italiana attuale.

A leggere quel che i 'politici' dichiarano in queste ore (di "silenzio mediatico") sembra di sentire i Senatori della Repubblica Romana, che discutono se con Cartagine si possa o si debba trattare, o se Cartagine debba essere puramente e semplicemente rasa al suolo.

Roba di ieri...

Ma chi 'si' credono, i 'nostri'? E chi 'ci' credono loro, i Talebani? L'Antica Roma ?????

Adesso però è VERO!!!!!

"DANIELE E' LIBERO"
L'annuncio di Emergency





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9 marzo 2007

Liberate Daniele Mastrogiacomo, è un Giornalista

Liberate Daniele Mastrogiacomo


Una foto del nostro inviato Daniele Mastrogiacomo e un brevissimo appello in inglese e in arabo affinché tutti sappiano che il giornalista italiano deve essere lasciato libero. Poche parole: “Liberatelo, è un giornalista”. Perché Daniele è andato in Afghanistan a svolgere il suo lavoro di giornalista, di reporter che cerca le notizie e racconta.

Per questo vi chiediamo un firma per la liberazione di Mastrogiacomo. Ma vi chiediamo anche, se volete, di diffondere questo semplice messaggio. Potete farlo inviando la sua foto e l’appello in inglese o in arabo a vostri amici o conoscenti in qualunque parte del mondo, ai governi, ai giornalisti, alle televisioni dei paesi arabi. Oppure potete scaricarlo, farne un poster, un manifesto, uno screen saver da utilizzare finché Daniele non tornerà a casa. (clicca sull'immagine per ingrandirla e stamparla/salvarla/inviarla)

English version




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7 marzo 2007

La moda è innanzitutto cultura, etica ???

La decisione del Comitato autodisciplina pubblicitaria
D&G, vietata la pubblicità-scandalo
Motivazione: «Svilita l'immagine della donna». La decisione è del 21 febbraio e gli stilisti non hanno presentato ricorso. Da lunedì 5 va in vigore e deve essere osservate dai mezzi di comunicazione
    
MILANO - La pubblicità-scandalo di Dolce & Gabbana (che mostra una donna a terra bloccata da un uomo a torso nudo, con altri che assistono alla scena) è stata vietata da lunedì in tutta Italia. Lo rende noto il Comitato di controllo, organo deputato dall'Istituto di autodisciplina pubblicitaria a tutelare gli interessi dei cittadini-consumatori dopo le altre polemiche su una mostra fotografica sempre di D&G. Il 21 febbraio, il Comitato di controllo aveva emesso una «ingiunzione di desistenza» dopo le numerose proteste. D&G hanno fatto scadere il tempo per opporsi, quindi il provvedimento «ha acquisito efficacia di decisione definitiva il 5 marzo, e dovrà essere osservato da tutti i mezzi» del sistema pubblicitario. Ancora una volta, quindi, la moda italiana è sotto accusa per la sua volgarità dopo il duro recente attacco del «New York Times».

SVILITA LA DONNA - L'Istituto di autodisciplina pubblicitaria spiega che la pubblicità in questione è stata ritenuta «in manifesto contrasto con gli articoli 9 (violenza, volgarità, indecenza) e 10 (convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona) del codice di autodisciplina. Il provvedimento sottolinea che la donna «è rappresentata in modo svilente, quale mero oggetto della prevaricazione maschile», ha «un'espressione alienata, uno sguardo assente», non fa percepire «né intesa né complicità» con uno dei tre. Anzi «nell'ambiguità del suo atteggiamento, trasmette l'impossibilità di sottrarsi a ciò che accade, in quanto immobilizzata e sottomessa alla volontà di un uomo, nonché agli sguardi impassibili, ma in qualche modo partecipi e di attesa, degli altri due». L'immagine «pur non riportando espliciti riferimenti alla violenza fisica», proprio per l'atteggiamento passivo e inerme «evoca la rappresentazione di un sopruso o l'idea della sopraffazione nei confronti della donna stessa».

06 marzo 2007


corriere.it

«La moda - afferma il segretario generale della Filtea-Cgil Valeria Fedeli - è innanzitutto cultura, etica, e veicolo di trasmissione di valori, sogni emozioni. È vergognoso che Dolce & Gabbana veicolino un messaggio di violenza e sopraffazione nei confronti delle donne. Quel manifesto dovrebbe scomparire e gli stilisti devono chiedere scusa a tutte le donne. Se ciò non avverrà, l'8 marzo le donne proclameranno uno sciopero degli acquisti dei capi di Dolce & Gabbana».

corriere.it




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5 marzo 2007

Sd'Oppiamoci !

Eh sì, è proprio il caso di sd'oppiarci, solo così la lingua sd'oppiata andrà finalmente d'accordo con la d'oppia vi(s)ta e col doppio MENTO.

Oggi inizia il dibattito alla Camera sul finanziamento delle missioni militari
Domani il voto. Un ordine del giorno di Verdi, Prc e Rosa nel Pugno
"Comprare l'oppio afgano per scopi sanitari"
L'idea della sinistra per uscire dal conflitto
Trasformare il papavero in morfina e metadone per la terapia del dolore
Parti dell'Unione insistono perché il governo "ripensi la missione"
di CLAUDIA FUSANI

"Comprare l'oppio afgano per scopi sanitari" L'idea della sinistra per uscire dal conflitto

Una coltivazione di oppio sugli altopiani afgani
ROMA - "Trasformare l'oppio afgano in morfina, codeina e metadone per soddisfare la domanda a livello mondiale, in gran parte inevasa, di farmaci per la terapia del dolore". In poche parole, acquistare oppio per venderlo alle industrie farmaceutiche per produrre antidolorifici. Potrebbe passare da qui il compromesso politico che mette d'accordo tutta la maggioranza. La sinistra radicale con la sinistra moderata, sulla missione in Afghanistan. L'uovo di Colombo che nei prossimi giorni potrebbe far passare la maggioranza indenne dal nuovo esame dell'aula chiamata a votare per convertire in legge il decreto sulla partecipazione italiana alle missioni militari umanitarie ed internazionali.

Repubblica.it




permalink | inviato da il 5/3/2007 alle 15:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

4 marzo 2007

W l'Italia. Destra, Sinistra? Ma non fateci ridere!

Stupenda questa puntata di 'W l'Italia', su RAI3, di questa sera!

Con una sottile vena, tanto per cambiare, di 'bacchettonismo' di sinistra, ovvero, sembra che il servizio lasci intendere che 'certe cose' succedono solo in Calabria, e solo a Catanzaro

TELEVISIONE- Programma "Wl'Italia" dedicato alle comunali di ...

UsCatanzaro.net - 3 mar 2007
Il viaggio comincia in Calabria, a Catanzaro, quando la citta' sta per scegliere il proprio sindaco, prosegue e si allarga a tutta la Regione per indagare ...


Postato da gennaro amoruso il Sabato, 03 marzo @ 19:59:06 CET
Contributo di gennaro amoruso

'W L'Italia', la serie di reportage d'inchiesta di Riccardo Iacona, torna su Raitre, da domani alle 21.30, con una serie di tre puntate dal titolo 'Pane e Politica'.
Il viaggio comincia in Calabria, a Catanzaro, quando la citta' sta per scegliere il proprio sindaco, prosegue e si allarga a tutta la Regione per indagare su sprechi e costi della politica e finisce a Roma, a Palazzo Chigi, quando il governo Prodi sta per affrontare la Finanziaria.
Iacona racconta come si sono formate le coalizioni a Catanzaro, quali sono le strategie adottate per conquistare il sindaco della citta', quali i patti con i capoelettori incaricati di spostare voti su quello o su quell'altro candidato.
Inoltre la crisi di rappresentanza dei partiti tradizionali e il venire avanti dei cosiddetti partiti-persona, vere e proprie macchine elettorali incardinate su persone in grado di poter coltivare il proprio elettorato.
E infine Iacona ci porta dentro la coalizione Prodi per cercare di capire quali conseguenze sulla selezione della classe dirigente ha avuto l'ultima legge elettorale.


ma non fateci ridere Cheesy

ad ogni modo, un'ottima fotografia della Politica italiana, e dell'Italia 'politica'.

Se non altro, nel caso del 'cartello' di Catanzaro, uno dice che chi lavora per il sindaco del cartello viene pagato, e non è in nero...

... sarà un progresso?

e del resto, non compaiono morti ammazzati e pizzi... lì raccolgono 'solo' voti, per la RES PUBLICA, ovvero GLI AFFARI DI TUTTI (i soci del cartello)

anche questo un progresso, no?

Qui lo dice meglio, con riferimento alle inchieste di un anno fa (sempre con un'ombra di 'bacchettonismo' di sinistra, Sembra che in Italia ormai il moralismo da 4 soldi abbia definitivamente preso il posto della morale, con buona pace di Eminens, e anche di Bertinotti, dei Verdi e dei Comunisti italiani...)

L’Italia? Una vera pena
Le inchieste di Riccardo Iacona, su Rai tre

Nel film di Nanni Moretti, Il caimano, uno dei personaggi, un produttore cinematografico polacco interpretato magnificamente dal cineasta Jerzy Sthur, parla del nostro paese definendola: "l’italietta berlusconiana". Una formula verbale amara, triste, che evidenzia con grande precisione la drammatica percezione dell’immagine dell’Italia da parte degli stranieri.
Se prendiamo come spunto questo passaggio dell’opera morettiana e cerchiamo di ribaltare il punto di vista, guardando l’Italia non dall’esterno ma da dentro, la situazione è ancora peggiore. Così, appare necessario sostituire il termine bonario di "italietta" con quello più rude di "italiaccia".
Un brutto paese, distrutto nei servizi e nelle strutture molto ben dipinto nelle tre importantissime inchieste di Riccardo Iacona, denominate W L’Italia.
Le tre puntate previste sono andate in onda su Rai Tre (un’ultima sarà una replica dedicata alla Ricerca) e sono state tre autentiche stilettate, tra veri e propri atti d’accusa nei confronti dello sfascio italiano, giunto ormai a livelli intollerabili.
Non si tratta di essere pessimisti. La questione è palesemente tragica, molto più di quanto si possa immaginare.

Iacona ha affrontato con stile moderno e vibrante un’ampia inchiesta tripartita sul tema del costo delle case, degli ospedali e dei tribunali. Il quadro che ne è uscito fuori ha veramente qualcosa di deprimente. Poveracci che vengono sbattuti fuori da case nelle quali le loro famiglie vivono da decenni, ospedali in condizioni vergognose, tribunali putridi e lerci, dove i fascicoli sono rifugi per topi. Insomma, in tre domeniche consecutive Riccardo Iacona ci ha presentato, senza censure, lo stato dell’Italia. Con il suo modo diretto, curioso, semplice ha raccontato un paese devastato che sembra avere, purtroppo, poche speranze.
Il giornalista ha saputo scoperchiare situazioni penose, portando le telecamere in luoghi dove di solito non entrano. Così, nell’enfasi dell’inchiesta gli è capitato anche di esagerare un pochino, come quando ha mostrato malati gravi sui loro letti di sofferenza. Eppure, nonostante qualche piccola eccessiva "esasperazione visiva", Iacona ha finalmente denunciato su un’emittente pubblica (Rai Tre) la condizione di questa disperata terra.

Evidentemente, un po’ di sano giornalismo di inchiesta e di denuncia in questa italietta patetica si può fare. Certo, si tratta di operare nell’unica nicchia mediatica disponbile ad ospitare simili programmi: Rai Tre. E per forza di cose, gli spazi non possono essere moltissimi.
Così, quando lo smarrito spettatore in cerca della realtà e della verità finisce casualmente, facendo zapping, nelle inchieste di Iacona, almeno può accorgersi di non essere solo in questo oceano di qualunquismo populista e trash che ha invaso i teleschermi nazionali e non solo.

David Arciere

&copyCultFrame 03/2006


http://www.cultframe.com/




permalink | inviato da il 4/3/2007 alle 23:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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