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Psicologia e Guerra
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15 febbraio 2007

BR tra Attuale e Inattuale sul Blog Trotter

Uno dei luoghi virtuali dove la discussione, da anni, è più accesa (se la si puo' chiamare 'discussione') sui temi 'politici' è il Blog Trotter, di Leonardo Coen, sul sito Repubblica.it

Ne ho scritto ripetutamente in passato, ne ho fatto perfino un Monitor a suo tempo

Tanto per curiosità, mentre cerco l'articolo di Giorgio Bocca, su l'Espresso, mi limito a riportare l'articolo proposto alla discussione da Leonardo Coen, e il primo commento.

Citazione
Mercoledì, 14 Febbraio 2007
Memorie di un passato che incide sull’oggi

    Gli amici russi mi hanno chiesto: “Cos’hanno in comune queste “nuove” Brigate Rosse con le prime Brigate Rosse (salvo la scelta del terrorismo)?”. Loro sanno poco, ma in questi giorni la tv e i quotidiani hanno parlato molto degli arresti in Italia. Tuttavia, non sono sprovveduti, conoscono i nomi di Curcio e Franceschini, i fondatori delle Br, qualcuno ha visto persino il film sulla morte di Moro. Qui a Mosca mi ero portato il libro autobiografico di Prospero Gallinari, classe 1951, che s’intitola “Un contadino nella metropoli” (Ricordi di un militante delle Brigate Rosse), edito da Bompiani Overlook, 2006, Euro 17. Gallinari, indicato come secutore materiale del delitto Moro, venne catturato e ferito gravemente durante una sparatoria con la polizia nel settembre del 1979 (è stato condannato a tre ergastoli, dopo 17 anni ha usufruito delle detenzione domiciliare per ragioni di salute). Nella geografia dei brigatisti, Gallinari è sempre stato descritto come un “duro”, uno che non ha mai voluto rinnegare gli anni dell’esperienza “combattente”.

      Grazie all’operosità di un interprete, ho letto agli amici di Mosca un paginetta e mezza del libro di Gallinari. Ho scelto appena dopo l’inizio, quando Gallinari spiega come è diventato “di sinistra”: “Sono vissuto a Reggio, una città che non vive solo di agricoltura e lavoro. Anzi, Reggio è una città che ha attraversato il suo ‘900, come si dice, in grande stile. Le cooperative come primo organismo sociale e collettivo dei contadini, le lotte del bracciantato e dei mezzadri, la Resistenza alle pagine buie del fascismo e della guerra, la politica con la P maiuscola: significati e storie che sono state il latte con il quale questa terra ha nutrito i suoi figli. E con i quali sono stato allattato anch’io”.

     “Infatti, l’altro grande elemento di formazione della mia adoloscenza è legato alla relazione intrattenuta con quei vecchi comunisti che ho avuto la fortuna di incontrare e di conoscere”.

      “Tutte persone, vicini di casa o parenti che, nella maggior parte dei casi, erano ex combattenti partigiani. Forse faceva parte del mio essere, del mio DNa, del mio carattere, non so; ma sta di fatto che, in adoloscenza, i rapporti più intensi li ho vissuti proprio con persone di età ben differente dalla mia. Sembravano persone anziane, a me che ero bambino o appena ragazzo. Ma in realtà si trattava di uomini e donne che, allora, non avevano più di 40-50 anni”.

     “In ogni caso, erano prodotti della Resistenza. Soggetti che avevano combattuto in prima persona meno di vent’anni prima. Molti di loro risultavano ancora contadini, o passati da poco, con le trasformazioni economiche e sociali del dopoguerra, al mestiere dell’operaio. Altri, invece, avevano decenni di fabbrica sulle spalle, e portavano con sé glorie e disagi di un passato come operai delle Reggiane, la più grande industria metalmeccanica della regione emiliana che, sin dal primo dopoguerra, aveva vissuto anni di lotte durissime destinate a segnare la vita della città. E’ da lì, da queste relazioni e da questi rapporti, che ho conosciuto e avvicinato la politica. Avevo dodici anni e, secondo gli usi del tempo, iniziai come pioniere. Diffusore del “Milione”, giornalino dei giovanissimi del PCI, per passare poi alla distribuzione dell’”Unità”. Ero al termine delle elementari, allorchè iniziai a frequentare i compagni, non solo in qualità di amici o vicini di casa ma in quanto persone che incontravo nella sezione, o la Casa del Popolo. Spesso compagni molto giovani, ma pur sempre più grandi di me e già iscritti da tempo nella Federazione Giovanile, la FGCI. Avvicinarsi alla politica fra gli undici e i dodici anni è stato perciò (e penso lo sarebbe stato per chiunque a quell’età) quasi un gioco, un modo divertente per guadagnare un’identità e contrapporsi all’altra realtà qui da noi comunque viva e fulgida: quella della chiesa, della religione. Realtà che poi non era solo spirituale, ma anche politica, visto che, nella maggioranza dei casi, parrocchia significava anche luogo di propaganda e proselitismo democristiani soprattutto verso i giovani. Ovviamente, a causa della differenza di anni, la complessità politica e sociale di quella contesa era destinata a sfuggirmi. uel che restava era solo un a specie di versione giovanile dei racconti di Guareschi con i personaggi di Peppone, il sindaco comunista, e Don Camillo, il parroco democristiano. Ne era un esempio certamente la battaglia culturale che organizzavamo il sabato pomeriggio. Il giorno precedente la festa comandata, il parroco chiamava regolarmente i ragazzini alla confessione e alla comunione, mettendo a disposizione, come aggiunta allettante, il campo di calcio. Noi rispondevamo con le sale dei biliardini, con la proiezione dei film di Stanlio e Ollio, cercando in questo modo di contrapporci alla religione e alla chiesa. La tattica era quella di appendere le locandine dei film lungo le strade che, diretti, alla chiesa, i ragazzini erano obbligati a percorrere. L’obiettivo, manco a dirlo, era quello di deviare la loro meta, facendoli incontrare col divertimento laico e comunista. A volte si vinceva”.


Come mai su questo blog la qualità degli interventi si distingue da quella di diversi altri blog de La Repubblica lo capisco - diciamo che si tratta di magnetismo, presumo.
Tuttavia nel leggere i commenti si respira una lieve aura di inconfondibile sapore. In queste dolce e fresche acque, infatti, si coltiva proprio il seme del terrorismo brigatista. Un terrorismo intelligente, che chiama le strade di Bologna “territorio nemico” e i Vigili Urbani “forze ostili”. In questo Risiko da corsia della neurodelirii, persone che vogliono cambiare il mondo ispirate dai piu alti ideali pacifisti e anticapitalisti (dell’ epoca di Charles Dickens) si ritrovano in circa una dozzina a piantonare delle sonnachiose strade di Bologna per fare che? Sparare alla schiena alle spalle di un oscuro professore bolognese che va a giro in bicicletta, disarmato, e il cui ruolo nelle vite degli italiani era cotanto ciritco e decisivo che il suoi nome, prima che gli sparassero alla schiena, non c’era un solo italiano che lo conoscesse.
Portato agli altari della notorietà dal coraggio che lo ha impallinato alla schiena mentre se ne andava in giro incautamente disarmato, si ritrova in compagnia di un altro burocrate altrettanto sconosciuto che questa volta venne affrontato da una altra dozzina di brigatisti che ora, per far le cose meglio, gli spararono in due o tre, con due o tre armi.
Va da sè che queste truppe si pensano come “avanguardia del proletariato” - il che invero mi rammenta una frase de “Il Dio Che Fallì”: “ci credevamo avanguardie di una rivoluzione imminente, eravamo solo le retroguardie di una battaglia perduta”.
Cani sciolti bravi a sparare ad uomini disarmati presentandosi alle loro porte in diciotto.
E lo sapete da cosa desumono la ipotetica popolarità delle loro battaglie? Da ambientazioni e milieu proprio quali i commenti di questo forum.
Gli alti lai li sento. Ah ma non è vero che si è brigatisti se si è come noi. Certo che non è vero: voi siete le cheerleaders del brigatismo. Sventolando pennacchi a manifestazioni che ricordano quelle dei viados a Brasilia teletrasmesse in mUndovisione, fate il tifo per una partita che si svolge altrove e viene giocata da altri. Dove? Davanti ai vostri occhi.
Perchè certo, voi non siete preconcetti antiamericani: voi odiate solo il presidente eletto dal popolo americano, odiate solo il libero mercato su cui si basa la economia americana, odiate solo l’individualismo (in quanto “opposto” al comunismo, nella vostra percezione basata sulla VULGATA marxista) sul quale si basa la filosofia di vita americana, odiate solo i prodotti che vengono fatti dalle mani del popolo americano, odiate solo gli eserciti dove si arruolano uomini e donne americani, odiate solo il cibo che mangiano gli americani, odiate solo il modo in cui si veste il popolo americano, odiate solo il modo in cui parlano gli americani, e fra tutti gli incidenti al mondo che succedono ogni giorno voi vi ricordate solo di quelli che hanno coinvolto in due occasioni degli americani - ma che non si abbia a sospettare che, sol per questo, voi dobbiate essere fraintesi come antiamericani. Giammai.
Voi non siete antisionisti preconcetti: voi odiate solo Israele dove gli ebrei stanno, odiate solo l’esercito di Israele dove gli israeliani si arruolano, odiate solo i governanti democraticamente eletti dal popolo israeliano - ma non per questo siete anti israeliani.
Voi non siete per la dittatura - voi vi opponete alla pena di morte per Saddam Hussein, e il fatto che non vi ricordiate che ogni giorno vengono giustiziate decine di persone senza processo e non marciate affatto per loro non significa che la vostra è solo, parafrasando von Clausewitz, una prosecuzione della guerra con altri mezzi.
Voi invece siete pacifisti. E che non la si pensi diversamente osando dire che non lo siete solo perche ogni tanto distruggete qualche centro commericale, o perchè vi dimenticate che dopo la prima guerra mondiale Wilson, che le pose fine con sangue americano, e ritirò quelle truppe, lo fece solo per vedere che dopo 20 anni noi ne avevamo gia cominciata una altra di guerra mondiale. E gli americani rimandarono le truppe, e quando risolsero anche questa nostra altra guerricciola, stavolta non fecero come con Wilson, le truppe le tennero: o saremmo gia stati a farne una terza con la Russia. E se da quando le truppe tengono l’ Europa ha avuto sotto l’egida NATO i suoi UNICI 70 anni di pace perpetua dopo 4000 anni di guerre PERENNI sul suo suolo, in considerazione di questo le basi militari le si dovrebbe voler tenere se si fosse veramente pacifisti. Ma, voi dite, è proprio perchè siete pacifisti che non le volete. C’è sempre un altrove da incolpare: e mentre i brigatisti sparano alla schiena della gente e mandano volantini di rivendicazione, va da sè che i proiettili non erano loro, e i grilletti nemmeno: erano quelli della “strategia della tensione”, ottimo alibi spendibile per tutte le stagioni da coloro per il quale il sangue non basta mai per lavare le strade italiane.
E così voi non siete mica brigatisti. Voi inneggiate solo all’ odio verso l’oppositore politico, all’ odio verso gli Usa, all’ odio verso Israele, all’ odio verso il G8, all’ odio verso tutto ciò che non fa sciopero generale, all’ odio verso tutto ciò che la pensa diversamente, all’ odio verso le forze dell’ ordine, imbevete i vostri linguaggi di bestemmie e insulti. Ma che non si abbia a pensare che, facendo questo, voi coltivate il terreno di coltura brigatista. Giammai.

Postato Giovedì, 15 Febbraio 2007 alle 09:31 da A*********

PS

Riporto anche questo commento, sempre su Blog Trotter, che, avendo appena ascoltato su Tv.Repubblica.it come viene 'lanciato' l'evento mediatico di domani a Vicenza (roba da Circo Massimo, nell'Antica Roma, e poi c'è ancora chi 'si stupisce' o 'straluna') mi sembra 'calzante'

“Benvenuti in una nuova epoca della storia italiana del ventunesimo secolo. Un’epoca di ritorno. Benvenuti nella Nuova Strategia della Tensione. Il risultato elettorale, le accuse di brogli, le pressioni su Ciampi, l’arresto di Provenzano.
Era solo l’inizio.
Stanno tornando la conflittualità sociale, il brigatismo, il Varietà, la violenza negli stadi, le grandi tragedie, la cronaca nera, i politici ammazzati.
Una sola grande differenza, rispetto agli anni settanta. Al posto di quella cappa plumbea che ti toglieva il respiro come lo smog e che decolorava le giornate di allora, una lucentezza smagliante, un nitore da Mastro Lindo, un’immagine in 16:9, un’eleganza da Armani-Nobu.
Benvenuti nella Nuova Strategia della Tensione nell’era dell’intrattenimento.

Postato Mercoledì, 14 Febbraio 2007 alle 22:02 da a***




permalink | inviato da il 15/2/2007 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

14 febbraio 2007

Fede, Fedi, Ideologie, Guerra e Terrorismo

Si stupiva ieri sera, 13 febbraio 2007, Giuliano Ferrara, a Otto e Mezzo

Così come sono in tanti a mostrarsi stupefatti, sorpresi, increduli, stralunati dopo gli arresti dei 15 brigatisti rossi, addì 12 febbraio, anno 7 del Terzo Millennio.

Eppure, non è proprio Giuliano Ferrara a sostenere ormai da anni una posizione di forte richiamo all'eticità religiosa, genericamente cristiana se si parla di USA, di neocon e di teocon, più esplicitamente cattolica se si parla d'Italia, di teodem e di teo di destra e basta?

Non è lui, a sostenere da anni che la religione deve tornare ad essere quello che è sempre stata, ovvero, per dirla alla Karl Marx, l'oppio dei popoli, quello 'sano', che non suscita scandalo, che giusto giusto serve a tenere la gente, o le genti, o l'ex 'popolo' in quel tanto di corretto 'contegno' indispensabile per tenere insieme uno Stato moderno (beh...) e combattere i suoi Nemici (al momento l'islamismo)?

Eppure dovrebbe sapere Giuliano Ferrara, di buona famiglia, ex laico, ex socialista, ex agente CIA e non so quante altre cose ex, che scherzare col fuoco delle Fedi, delle Ideologie, delle Religioni, è alquanto pericoloso, soprattutto per le magnifiche sorti, e progressive, dello Stato moderno (beh...) che lui sogna e cui agogna.

Naturalmente, nulla di personale, anche perchè in sè il giornalista è bravo, ha stoffa, è riuscito a importare in Italia il talk show in una forma in cui ben altri avevano fallito prima. E' un abile suscitatore di dibattito, capace di interpretare, per il gusto polemico, qualunque ruolo, fino a sembrare tutt'uno con quel ruolo, per quanto sgradevole o difficile da difendere possa apparire.

Ma insomma.

Una quindicina di anni fa, tutti esultavano per la FINE DELLE IDEOLOGIE, che secondo quei TUTTI ne lasciavano in campo una sola, naturalmente non definita affatto 'ideologia', quella del LIBERISMO.

Un'ideologia in piena regola invece, che ha fatto proseliti e raccolto molta Fede.

Peccato che quel grande lenzuolo bianco steso sull'intero Globo, forse causa il riscaldamento globale, si sia in più punti strappato, e anche insanguinato, ad esempio l'11 Settembre 2001.

Da allora è stato tutto un correre ai ripari, e un constatare l'insufficienza e l'eccesso di ingenuità del pensiero neo liberista.

NO. BISOGNAVA FAR TORNARE IN CAMPO LE RISERVE, OVVERO, LE FEDI, LE RELIGIONI, QUELLE OCCIDENTALI, S'INTENDE, ALMENO CRISTIANE, MEGLIO SE CATTOLICHE E CON UN CAPO BEN IN VISTA, IL PAPA.

E questo è stato fatto e si sta facendo, ANCHE CON L'APPOGGIO DI MOLTA PARTE DELLA SINISTRA, ALMENO IN ITALIA.

E qui però stanno i leoni, hic sunt leones!

Perchè nel deserto esistenziale in cui si è lasciato precipitare l'Occidente, per non dir nulla del resto del globo, già preso da sempre nelle trappole fideistiche e ideologiche, a me non sembra così inaspettato che, prima o poi, un germoglio di FEDE ALTRA, di estrema sinistra o di estrema destra, per non parlare degli emuli già in campo in USA come in Europa degli 'islamisti', potesse e possa nascere e, ahimè, crescere.

Le cd nuove BR parlano un linguaggio anacronistico? antistorico? farsesco e un po' cialtrone?

Perchè, forse il papa o i teo usa (e getta) usano un linguaggio più attuale?Huh

QUANTO CONTA IL LINGUAGGIO, QUANTO LA SPECIFICITA' DI UNA FEDE, DI UN'IDEOLOGIA, QUANTO I FINI CHE DICHIARA DI PORSI E LE STRATEGIE E TATTICHE CHE DECLAMA?

E QUANTO, INVECE, IL FATTO PURO E SEMPLICE CHE NEL DESERTO ESISTENZIALE CONTEMPORANEO, QUALUNQUE FEDE, QUALUNQUE IDEOLOGIA, E' DESTINATA AD AVERE FACILE PRESA, SOPRATTUTTO SULLE GIOVANI MENTI DI ADOLOSCENTI E QUASI ANCORA BAMBINI CHE POPOLANO L'OCCIDENTE?

E allora, non varrebbe piuttosto la pena, invece che sbracciarsi (e sbracarsi) a chiedere interventi ecclesiastici per 'mantenere l'ordine costituito', di darsi da fare per restituire alle genti, alla gente, al popolo gli STRUMENTI PER PENSARE e anche gli STRUMENTI PER AMARE (agape eros, all'umana, magari, senza scomodare Gesù Cristo) ?

Non varrebbe la pena di CONGEDARE IL LIBERISMO, una volta per tutte, e RISCAVARE RISCOPRENDOLO IL LIBERO PENSIERO, QUELLO LIBERALE IN SENSO ETIMOLOGICO, SVILUPPATO E AGITO IN EPOCA ROMANTICA, OVVERO ATTENTA A NON BUTTAR VIA IL BAMBINO 'SENTIMENTO' CON L'ACQUA SPORCA - APPUNTO - DELLE VECCHIE FEDI E IDEOLOGIE?

Nessun pensiero puo' prendere se stesso per i capelli, come il barone di Munchhausen, il pensiero non puo' osservare se stesso dall'esterno, come insegnava Goedel, in modo neutrale, in altri termini a-ideologico, a-fideistico.

Libero Pensiero, pensiero liberale, PENSIERO, se proprio si vuole il raffronto confronto con la religione, LAICO, sono, è IDEOLOGIA E FEDE.

Ideologia borghese, certo, nata peraltro dalla testa di un certo numero di aristocratici per nulla 'borghesi'. E sviluppata anche in altri contesti di 'classe'.

Fede nella potenzialità umana di pensare un pensiero contemporaneamente logico ed emotivo, tendente ad uno scopo 'alto', orientato all'Altro da Sè e rispettoso delle sue (dell'Altro) esigenze, mancanze, debolezze, capacità di progettare, creare, credere e dunque amare ...




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14 febbraio 2007

Farsesca velleita', replicanti, disprezzo. E' Parlato.

Non cadere in tentazioni

Valentino Parlato

il manifesto, 13 Febbraio 2007

Oggi, è scontato, la maggioranza dei giornali italiani avrà in prima pagina il ritorno del terrorismo, delle Br e di tutto il resto. Ho la massima fiducia nei magistrati che conducono l'inchiesta, anche se il blocco di cinque giorni, prima dei quali gli imputati non potranno parlare con i loro avvocati, mi sembra un peggioramento dell'antica legge Reale, che già non era uno scherzo.

Ma interroghiamoci sul serio: è possibile e credibile nell'attuale contesto un ritorno alle Brigate rosse e della stagione del terrorismo? Non lo credo affatto e, rifacendomi a un vecchio detto che è diventato un abusato luogo comune, mi viene da dire che se la stagione delle Br e del terrorismo fu una tragedia, adesso siamo alla farsa. Una farsa che può anche minacciare uccisioni, ma solo e soltanto una farsa. Il contesto politico, sociale e anche culturale, non dà più spazio a speranze o velleità di uno stravolgimento dello stato delle cose esistente con la violenza, non di massa, ma di singoli o di gruppi che non sanno più in che anno viviamo.

Quindi? Quindi bene che i magistrati abbiano bloccato (spero sia davvero così) la farsesca velleità di violenza, che poteva e può anche essere omicida, ma teniamo la testa fredda e non ci facciamo catturare dai mediocri replicanti delle Br (e anche le Brigate rosse non erano gran cosa e furono estremamente dannose all'Italia e anche a quella che allora era la classe operaia). Certo alcuni di questi presunti o velleitari terroristi sono iscritti alla Cgil o alla Fiom, ma questo non può assolutamente ledere il prestigio della Cgil o della Fiom.

Teniamo la testa fredda e non diamo credito e spazio a questi presunti replicanti e ai veri nemici di classe, che faranno di tutto e anche il contrario di tutto per far pagare a chi lavora, al mondo vario e crescente del precariato la farsa dei nuovi terroristi.

Già oggi vedremo Berlusconi e i suoi accoliti chiedere ordine e disciplina. Chiederanno che a Vicenza dovrà esser proibita la manifestazione di protesta per ragioni di sicurezza. Chiederanno e faranno di tutto per imporre un blocco a tutte le manifestazioni di protesta. Viene da dire che quel che si sta facendo negli stadi sia solo - per le destre - una anticipazione di quel che si vuol fare in tutte le piazze d'Italia.

Da parte nostra è netta la condanna, e aggiungerei il disprezzo per i presunti epigoni di una stagione lontana e sconfitta; ma ancora più forte deve essere - come si diceva una volta - la vigilanza contro tutto quel che i poteri indeboliti, ma ancora forti, tenteranno di realizzare per limitare la libertà e le lotte.

Dall'attuale governo ci aspettiamo una presa di posizione chiara e netta: dia corso - ma nel rispetto delle regole democratiche, come la magistratura sia rispettosa del garantismo - all'accertamento delle responsabilità di coloro i quali si sarebbero stoltamente ubriacati. Ma non ceda un passo all'offensiva dei tanti che chiederanno più polizia e limitazioni delle libertà e dei diritti costituzionali. Ne va della tenuta democratica di questo paese, che di partecipazione e dissenso ha un'enorme bisogno.


http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Febbraio-2007/art8.html




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13 febbraio 2007

Ce n'è D'Avanzo ... eppure non basta

Il fantasma terrorista
che si aggira per l'Italia
di GIUSEPPE D'AVANZO

Repubblica.it

COME se fosse ritornato un fantasma che pensavamo di aver definitivamente cancellato dalla nostra vita, dal nostro orizzonte. Ci accorgiamo, quasi con stupore, che si riaffaccia la sagoma del terrorismo qui, ora, accanto a noi, nella trama delle nostre controversie, degli aspri conflitti nazionali, accanto alla fatica quotidiana con cui ognuno - per quel che può e sa - cerca risposte condivise per affrontare il futuro. È il profilo di un terrorismo cinico, assassino, ma non disperato perché consapevole di poter far leva sulle divisioni sociali, sulla rabbia dei più giovani, sulla frustrazione dei lavoratori, sulla paura delle comunità, sul timore di ciascuno di perdere quel che si ha senza averne in cambio nemmeno una speranza.

È in questo spazio di vuoto e di incertezza che dal Nord-Ovest al Nord-Est, nell'Italia industriale e metropolitana, le Brigate Rosse "movimentiste" erano al lavoro con un'organizzazione, un armamento e progetti, fino ad ieri, difficilmente immaginabili. E con lo stesso "schema" politico e operativo degli Anni Ottanta. Radicarsi nelle lotte sociali, accompagnare il "lavoro politico" e il reclutamento con una "propaganda armata" che contava di uccidere e distruggere gli uomini e le cose del rinnovamento e del riformismo - come già Tarantelli, D'Antona, Biagi, domani Pietro Ichino - per eliminare ogni ipotesi di accordo e di mediazione sociale...

... Puoi sbarazzarti di qualche nome, di una quindicina di uomini, ma la tentazione di tagliare con la forza ciò che non riesci a sciogliere, per molti, non sembra liquidata. Soprattutto in un Paese diviso in cui, nonostante i lutti, le sconfitte politiche prima che militari, c'è chi coltiva ancora il mito rivoluzionario dell'insurrezione armata.

(13 febbraio 2007)


Non basta no, perchè tutto si puo' dire oggi, forse più che alla fine degli anni '70, sulle cause profonde del 'terrorismo', sulle 'ragioni' sociali', sulla disillusione e l'assenza di speranze in un futuro (nemmeno migliore, soltanto un futuro ), sullo smarrimento individuale e la seduzione del salto nel vuoto, personale e però anche collettivo, della 'fine del mondo', dell'attesa di annientamento del genere umano per mano della natura (asteroidi, surriscaldamento planetario, uragani e tsunami) e/o per mano dell'uomo stesso, in un convergere di storiche circostanze per cui si è di nuovo, dagli anni '50 del secolo scorso, pronti alla Bomba, quella atomica, anzi no, alle Bombe, con tiro incrociato a partire dai 'quattro angoli' della Terra.

Tutto si puo' dire, come no?

Ma che c'entra farsi Dio (è una mania, di questi tempi) e decidere che una, due, tre, 10 persone, 'devono' morire, sulla base di inesistenti 'processi', in nome di un'inesistente 'giustizia popolare'?

"Colpirne uno per educarne cento" (che fa il paio con "10 100 1000 Nassiria", ma almeno lì, in Iraq, c'è una guerra in corso, e per quel che mi riguarda, se invece che ad urlarlo fossero non dei 'pacifisti', ma dei coerenti e onesti sostenitori di Saddam, o degli Sciiti, o dei Sunniti, o di Bin Laden (che non mi sembra faccia propaganda di 'pacifismo') ... non sarei d'accordo, ma rispetterei la scelta) ?

Ma 'educare', 'educarne' cento è anche questa una colossale 'palla', oltre che essere un'anacronistico ritornello preso a prestito dalle Guardie Rosse di Mao, 40 anni fa...

... educare implica che dalla Storia si impara, che esistono 'metodi' per educare, e per apprendere, e che questi metodi debbono pure essere sostenuti da un qualche straccio di prova, da una qualche 'ragione'

E allora la Storia smentisce TUTTE le previsioni della Lotta Armata, dagli anni '70 in qua: non c'è mai stato sollevamento di Popolo, che non si capisce perchè dovrebbe lanciarsi in moti rivoluzionari mosso da una carneficina e da incomprensibili omicidi a freddo.

Nessuno è stato educato, nessuno si è lasciato educare. E allora?

Ricordo che 'ai tempi' i 'compagni' (e anche i 'non' compagni) si fecero in quattro per impedire che la lotta al terrorismo rosso (e nero) si traducesse in una repressione cieca, in una limitazione dei diritti civili e democratici, di tutti, ma anche di chi veniva via via arrestato.

Ho fatto in questo anch'io una mia 'particina', per il piccolissimo che potevo e volevo, ma ricordo, uno per tutti, a Milano, Cesare Musatti.

E il 'Bollettino di Controinformazione' che si occupava di 'lotta contro la repressione', pur con tutti i rischi di passare per 'collaterali' e favoreggiatori della lotta armata, era anche luogo e occasione di discussione non solo sulla vita carceraria, ma sul 'carcere' in cui, anche grazie agli effetti prodotti dal terrorismo e dalla lotta armata, si andava trasformando il vivere civile di tutti.

E oggi? Ma oggi?

Se allora ci si considerava tutti 'compagni', e ci accomunava l'età, e, l'ho già scritto, una spinta al RIGORE etico, che imponeva di non dissociarsi, ma di calarsi dentro per capire, oltre che per condividere la mala sorte di chi quel rigor aveva trasformato in assassinio puro e cieco e feroce e assurdo...

... e però già allora erano in molti, comunque, a non sapere bene chi fossero i 'capi', in nome e per conto di chi operassero e tramassero, a vantaggio di chi...

a maggior ragione oggi.... a chi servono, a cosa servono i nuovi candidati assassini?

Non stiamo già abbastanza male tutti quanti? Non siamo al punto di far fatica ad inventarci giorno per giorno un briciolo di ragione di speranza, magari facendo finta di costruire qualcosa anche di infinitesimamente piccolo, ma forse giovevole a qualcuno, in questo mondo rotolante verso un cupo ignoto?

E a che servono i ciechi carnefici e i progettatori di assassinii? A rigirare il coltello nella piaga? A farci sentire ancora più impotenti tutti quanti?

Chi ad esempio in buona fede si batte per la pace, o forse meglio contro ogni guerra, dal successo o dalla proclamata esistenza di gruppi terroristici 'comunisti'  che ne ricaverà se non il misero fallimento di ogni attesa, anche minima, che il 'processo verso la pace' si avvii e continui?

Dunque, il terrorismo 'rosso' si pone contro e in antitesi al 'pacifismo', e però proprio nello stagno pacifista va a pescare, per proporre l'esatto contrario: non la via verso la pace, non le iniziative contro le guerre, ma la 'guerra di classe', o 'antimperialista' ... comunque una GUERRA.

E - anche qui la PALLA - a questa guerra, chi ci finisse per credere, i 'compagni' si preparerebbero guidati dalle 'avanguardie' della lotta armata ...

Ma dove? Ma come? Ma con quali risultati?

Ammazzare un tizio o una tizia qualsiasi, a freddo, a tradimento, senza che possa in alcun modo difendersi... sarebbe una preparazione alla guerra rivoluzionaria?

E, soprattutto, sarebbe 'di esempio' per mostrare a tutti che razza di mondo 'alternativo' ci si propone di realizzare? Un mondo in cui a sopravvivere sarebbero dei miserabili BOIA, e a crepare tutti gli altri (compresi quelli che - 'manovalanza' si usava dire - vengono mandati avanti più o meno inconsapevolemente, o per denaro, prezzolati ) ...

Una cosa resta misteriosa e sarebbe da indagare (lo puo' fare un giornalista come D'Avanzo, ad esempio).

Ovvero, la coincidenza degli atti terroristici, o della loro 'manifestazione', in virtù di arresti o di scoperta di covi, con determinate 'scadenze' contestuali della vita civile.

Perchè anche questo fa parte del 'cacciar palle' e del raccontarsi storie: non conta tanto se esistono poteri più o meno occulti che programmano arresti o 'lasciano' compiere attentati in determinate circostanze (come avveniva nella Russia degli Zar, ed è certo avvenuto in tutto il mondo e continua ad evvenire)

Conta che chi promuove rivoluzioni armate e rivendica posizioni di 'avanguardia' (che per definizione non dovrebbero essere 'ingenue') e magari riesce ad arruolare ancora una certa 'massa' di sprovveduti, MENTE SAPENDO DI MENTIRE, perchè non solo 'fa' il gioco, della cd repressione, ma quel gioco muove, cinicamente e premeditatamente.

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Leggo, e segnalo qui, in coda:

13 Febbraio 2007
LA "NUOVA" STRATEGIA DELLE BRIGATE ROSSE
di
Gregorj


in giornalettismo




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12 febbraio 2007

Cacciatori di Palle

Ho sempre nutrito una forte insofferenza nei confronti dei "Cacciatori di Palle", in particolare di quelli che si collocano politicamente a sinistra.

Nel 1968 mi piaceva sentirmi parte del "Movimento degli Studenti", e non del "Movimento Studentesco", e non tanto per una particolare avversione nei confronti di Mario Capanna, ma perchè della prima definizione amavo l'idea sottostante che si fosse tutti e tutte partecipi della Storia, tutti adulti, maturi, vaccinati, e dunque esentati dal raccontarci palle e dal lasciarcele raccontare.

Non mi piacciono i preti e i papi che insistono a voler imbeverare e alimentare masse di bambini mantenuti perennemente tali. all'uopo, con le loro Interpretazioni (autentiche eh Cheesy ) di Dio

ancor meno mi piacciono le palle Pacifiste, quelle secondo le quali, di certo, la Prima Guerra in Iraq non sarebbe MAI scoppiata, e su tutti i media i loro rappresentanti mediatici si spremevano le meningi per spiegarci come e perchè, e infatti s'è visto....

... idem sulla Bosnia e sul Kossovo... poi sulla Seconda Guerra in Iraq .... dove bastava mettersi di traverso e bloccare i treni carichi di armi...

ed oggi su Vicenza, ci e si dicono convinti che per fermare la superpotenza americana è sufficiente impedire l'insediamento a Vicenza di 2-3000 fanti disarmati (... se poi per questo ci lascerà la pelle qualcuno, se cadrà questo governo e riavremo la CdL potenziata a Razz**, sarà solo... come dicono 'loro', gli americani? ... un danno collaterale..) ...


ancor meno mi piacevano e mi piacciono oggi le BR, che ci e si dicono convinte che la grande rivoluzione anticapitalistica e antiglobale inizierà dopo l'ennesimo morto ammmazzato - da loro - più anche qui qualche danno collaterale, qualche passante o uomo di scorta o... o... così come se poi di questo si avvantaggeranno la destra americana, europea, italiana, sempre potenziate a Razz**, altro danno collaterale, no?

Su 'Rete 4' hanno or ora proposto 'The PeaceMaker", di cui l'inserto del venerdì di Repubblica si limita a dire che è un 'filmetto', di cui l'unica cosa pregevole è la partecipazione di George Clooney in veste di protagonista....

... non una parola sul fatto che quel film (del 1997 .... ) parla di armi nucleari trafugate, di terroristi più o meno suicidi, di Bosnia, di Iran...

Interessanti invece questi film 'di guerra' americani, un vero e proprio Star War Trek, da cui si  evince come 'loro', gli americani, da decenni si preparano alla guerra, al terrorismo, al controterrorismo... e dentro quest'ottica si provano a ragionare di giusto ed ingiusto...

... e noi no...

Sarà grave?

PS

Copincollo da dreamer, che ha scritto dopo di me:

2 Febbraio 2007
LA SOLIDARIETA' DEI CARC AI COMPAGNI TERRORISTI
"All’alba del 12 febbraio le forze della repressione hanno attaccato numerosi compagni e organizzazioni del movimento comunista del nostro paese". Con queste parole inizia un comunicato diffuso dai Carc (Comitato di appoggio alla resistenza per il comunismo). Si legge, fra l'altro, "solidarietà ai compagni arrestati". Qui lo trovi per intero. Sempre secondo i Carc "invetabilmente" contro l'attuale sistema si svilupperà una restistenza delle "masse popolari". Sempre più numerosi coloro che si "organizzano e lottano per il superamento del sistema capitalista", così da permettere l'avanzata del comunismo nel mondo. Mi sa che ci siamo distratti mentre accadeva o accade tutto questo. L'organizzazione prende parte alla manifestazione di Vicenza contro la base Usa. E' noto che lì la gente protesta solo e semplicemente perché non vuole avere una caserma vicino casa. Teme attacchi terroristici. E i diversi disagi che conseguono con l'avere una delle basi militari più importanti d'Europa fuori l'uscio di casa. Ed invece già sono stati arruolati in una battaglia storica. A volte capita. 

«Ordinanza suggestiva, ma sembra tutto un bel romanzo»

Corriere.it




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6 febbraio 2007

Sicilia Orientale e/o Europa Futura... ?

Un poliziotto morto e una Santa da ricordare, un funerale e una festa.

Sacro e profano tra polemiche, dissensi, prese di posizione. Se ne parla il 6 febbraio, a "Otto e Mezzo", in onda su LA7 alle ore 20:30. Ospiti di Ritanna Armeni e Giuliano Ferrara, Umberto Scapagnini, sindaco di Catania, gli scrittori siciliani Pietrangelo Buttafuoco e Ottavio Capellani, Emanuela Audisio di "La Repubblica".


http://www.la7.it/news/videorubriche/dettaglio.asp?id=902&tipo=13

MOLTO interessante (a mio modo di vedere) il punto di vista di Ottavio Capellani

PS

esclusa quella italiana...

cmq uno sta qui:

http://www.thesusijnagency.com/authors/cappellani.htm



Storia di un delirio
Ottavio Cappellani, scrittore, catanese, alle prese con una città indicibile, un luogo dove si precisa che mai un poliziotto fu ucciso per motivi futili. Tutti dispiaciuti perché Sant’Agata è stata costretta a “purificarsi” Catania. Dieci, Cento, Mille Sigonella, in una città che si stende dalla cima innevata dell’Etna alle strisce di coca preparate direttamente sui tetti delle macchine parcheggiate durante la processione per Sant’Agata. In una città che si è svegliata all’improvviso indignata e vergognata, attonita e stupefatta, sorpresa e dignitosa, meditabonda e decisa, colpita e offesa, come se avesse scoperto soltanto ora. Quanto segue è soltanto una maniera, breve, di raccontare una città estrema, nel bene e nel male, contraddicendo chi sostiene che il fattaccio è accaduto a Catania, ma poteva accadere anche, per dire, ad Ascoli. La questione non è “dove poteva accadere”, bensì “dove era molto probabile che accadesse”. La risposta è: Catania. Come d’altronde sosteneva un recente rapporto dell’intelligence. Catania resta un osservatorio privilegiato: prendete il resto come la cronaca di un delirio, forse soltanto il mio.
Per descrivere la città, partiamo dal “dibattito”. La Sicilia, praticamente l’unico quotidiano letto sotto l’Etna, strumento utilissimo per capirne l’anima, domenica scriveva nell’editoriale in prima pagina (firmato: La Sicilia) – dopo avere dichiarato che Catania è piena di persone per bene e che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio – che la colpa è anche “di quegli intellettuali che con snobismo sono pronti a pontificare”, per subito dopo aggiungere: “Abbiamo apprezzato, ad esempio, l’apertura che la facoltà di Lettere di Catania, che sorge in un quartiere popolare come l’Antico Corso, ha fatto ai giovani del luogo”. Fidandoci ciecamente, e non chiedendoci cosa minchia c’entrasse, ci siamo messi a pensare. Esclusi gli accademici, abbiamo cercato di capire chi fossero questi intellettuali ai quali imputare parte della responsabilità della morte dell’ispettore capo Giuseppe Raciti. Abbiamo stilato un elenco: Franco Battiato, Manlio Sgalambro, Emanuele Macaluso, Andrea Camilleri, Pietrangelo Buttafuoco, Francesco Merlo, Giampiero Mughini, Vincenzo Consolo, abbiamo eliminato Pippo Baudo perché non è snob, ma nel puntiglio investigativo, e, come si dice, “per battere tutte le piste”, abbiamo inserito Carmen Consoli. Di questo si parlava domenica. D’altronde non è che a Catania manchino luoghi da “battere”, né mancano “piste”: abbondano, e semmai sovrabbondano. Un paio di settimane fa durante un’irruzione nel famigerato “palazzo di cemento” di Librino, lo stesso quartiere dove adesso si cercano i responsabili di quanto accaduto, le forze dell’ordine sono state bersaglio di lancio di “bombe carta”, ma la città non si è offesa così tanto. Qui ci offendiamo solamente se c’hanno una buona mira. E’ la prima volta che un poliziotto viene ammazzato per motivi “futili”, si dice, come se le altre volte, invece, i motivi fossero stati “utili”, come se in Sicilia si stesse combattendo una guerra tra due “sistemi”, tra due “costituzioni”, una legale e l’altra no, ma comunque tra due “strutture” sociali, quella mafiosa e quella statale. Non sono un professionista dell’antimafia e mi pare proprio che qui, di “strutture”, non ve ne sia più neanche mezza.
Anche quella religiosa traballa, e i sintomi si avvertono da tempo proprio durante le celebrazioni di Sant’Agata. Tra i “botti”, i palloncini colorati, lo zucchero filato, il torrone, i “sacchi bianchi”, i cappellini, e la sfilata della “carrozza del senato”, seguita da “autorità”, con l’applausometro in cui la città si chiede con il fiato sospeso se hanno applaudito di più Scapagnini o Bianco (sfilata quest’anno sospesa), è in atto un continuo tira e molla tra i vertici della chiesa e i cittadini fedeli-tutti sulla velocità che deve mantenere la Santa affrontando la salita (l’acchianata) di via di San Giuliano. Manco fosse, per dire, la Ferrari. Tre anni fa la Santa andava troppo veloce, non fece in tempo a frenare, e investì, uccidendolo, Paolo Calì, ventidue anni. Nell’editoriale di ieri, sempre La Sicilia, scrive: “Anche l’altra festa, quella della città per la sua Santa, s’è dovuta purificare – niente fronzoli, niente spari o luminarie, niente candelore. Niente che assomigli a un festival”. Non stiamo parlando di un giornalista stanco a cui è scappata la mano, in quelle parole sta lo zeitgeist (e pure la weltanschauung) di Catania: una città dispiaciuta perché la festa religiosa è stata costretta a “purificarsi” (questa è la “logica” catanese), e perché sempre di meno la celebrazione della Patrona assomiglia a un “festival”. Nella mente del catanese il Catania Calcio in seria A, Sant’Agata per le strade del centro storico, e Pippo Baudo a Sanremo si confondono e uniscono in una gioia panica. Non è un paradosso o una provocazione. Il giorno dopo gli scontri e l’omicidio, nella piazza antistante il Cibali, si è svolto regolarmente il “mercatino del sabato”: mentre ancora si cercavano le prove, tentando di ricostruire l’accaduto, qualche migliaio di persone comprava mutande passeggiando sulla scena del delitto.
(06/02/2007)


http://www.ilfoglio.it/articolo.php?idoggetto=32159




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