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Psicologia e Guerra
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22 febbraio 2007

La Bagna Cauda, Tragedia in Due Atti.

IL COMMENTO
La fiducia vuota della sinistra radicale
di EZIO MAURO

Tirata per mesi in parlamento e nelle piazze, la corda ideologica dell'estremismo si è infine spezzata, facendo precipitare il governo Prodi e riaprendo a Silvio Berlusconi - sconfitto soltanto un anno fa nelle urne - la prospettiva ravvicinata di ritornare alla guida del Paese.

La crisi si apre sulla politica estera, dopo che D'Alema ha spiegato in Senato l'impegno per la pace dell'Italia, il rifiuto della guerra, il valore "politico e civile" della missione Onu in Afghanistan, l'impossibilità di un ritiro che ci allontanerebbe dalla Ue, isolandoci. Un discorso che sta pienamente nel programma dell'Unione, e che avrebbe potuto pronunciare tra gli applausi qualsiasi ministro degli Esteri di qualunque governo di sinistra di ogni Paese occidentale.

Ma in Italia, no. In Italia, dove il presidente del Consiglio è stato presidente della Commissione europea, questo discorso divide la sinistra ed è inaccettabile per la sua frangia più estrema, pronta a votare contro il governo pur di salvarsi l'anima o almeno il pregiudizio. Il risultato è la crisi dopo appena 281 giorni di Prodi a Palazzo Chigi, nemmeno un anno. Una crisi inevitabile perché senza una maggioranza in politica estera non si governa il Paese. Ma qui, secondo quanto rivela l'estremismo radicale, non manca solo la maggioranza: manca un'idea stessa dell'Italia, per capire cos'è e cosa dev'essere oggi, qual è il suo posto in quella parte del mondo che si chiama Europa e Occidente, se non vogliamo abitarla per caso o per sbaglio, da stranieri in patria, orfani di ideologie sconfitte e pericolose.

Ecco perché Romano Prodi ha fatto bene ad annunciare subito dopo il voto, già al telefono, le sue dimissioni al Capo dello Stato, e a non chiedere un rinvio automatico alle Camere per verificare meccanicamente se la maggioranza di centrosinistra c'è ancora oppure no. In questo modo si esce dai giochi interni alla coalizione, dove è possibile fare per mesi i governativi al ministero e gli estremisti in piazza, e tutto ritorna nelle mani del Capo dello Stato. Che dovrà e vorrà capire in forma impegnativa non solo se c'è una teorica maggioranza numerica per l'Unione, ma se c'è una concreta maggioranza politica, capace di assicurare al Quirinale di essere pronta ad assumersi le responsabilità di governo dei prossimi mesi, a partire proprio dagli impegni internazionali dell'Italia.

Napolitano vuole infatti rompere il gioco dietro il quale si nasconde la rendita di posizione dell'estremismo: il gioco della "fiducia vuota", o irresponsabile, che porta i partiti e i gruppi più radicali della coalizione a votare un assenso fiduciario generico al governo, pur di avere poi le mani libere sui singoli temi specifici, con distinzioni, astensioni, opposizioni che consentono ad ognuno (e ai piccoli gruppi soprattutto) di inseguire la rappresentanza di interessi di parte incompatibili con la logica e il programma di coalizione. Da oggi, dirà Napolitano al centrosinistra, la "fiducia vuota" non basta più, perché non garantisce la tenuta di un governo, anzi lo espone a quell'"umiliazione" di cui parlava ieri la Cnn nel servizio sull'Italia: occorre un impegno preciso sui passaggi qualificanti, qualcosa che dimostri la capacità per la sinistra italiana di fare governo, di fare maggioranza. Solo così Prodi potrà ripresentarsi alle Camere. Altrimenti, non ci sono le condizioni per andare avanti e la sinistra dovrà passare la mano, gettando al vento in pochi mesi la vittoria elettorale: e per sua esclusiva responsabilità.

Questa responsabilità è già emersa ieri con evidenza in Senato, con la defezione di due parlamentari, uno di Rifondazione e uno appena uscito dal partito dei Comunisti italiani: per Prodi due voti in meno in un equilibrio già fragilissimo, con Andreotti subito pronto - com'era immaginabile - a stare con i desideri di Ruini piuttosto che con la politica estera del governo. Le due defezioni "comuniste" sono il segno concreto dell'ideologismo irriducibile, anche davanti alla crisi di governo, e al rischio di riconsegnare il Paese a Berlusconi. Ma sarebbe ingiusto fermarsi qui, e non vedere dietro i due senatori del no un mondo, un'organizzazione e una cultura molto più ampia, in cui hanno camminato in questi mesi e soprattutto in queste ultime settimane gli stessi leader dei partiti dei verdi, di Rifondazione e dei Comunisti italiani che poi nelle ultime ore hanno parlato a sostegno del governo: come se un voto parlamentare fosse separabile da una cultura, da un comportamento diffuso e insistito, da un giudizio capitale sul riformismo di sinistra, dall'anatema sulle alleanze occidentali. E soprattutto dall'antiamericanismo che dopo la fine della guerra fredda in Italia è l'ultima ideologia superstite, quasi un'identità eterna per un comunismo minore e irriducibile, che continua a chiamarsi tale nonostante la democrazia l'abbia sconfitto nella contesa europea del Novecento, rivelando non solo i suoi errori ma la sua tragedia.

La crisi di governo certifica dunque con esattezza cos'è la sinistra italiana oggi. Un gruppo maggioritario che si fa carico della responsabilità del governare, scegliendo la cultura riformista nei suoi valori e nelle sue obbligazioni. Un gruppo minoritario estremista, che ha demonizzato Berlusconi come fascista ma è pronto a riconsegnargli l'Italia, considera il governo del Paese un vincolo più che un'opportunità, ritiene che la piazza debba prevalere sulle istituzioni.

Il dramma della sinistra sta alla fine in un paradosso: nelle condizioni attuali senza l'ala radicale non si vince, ma con l'ala radicale non si governa. E tuttavia si dovrà ad un certo punto parlar chiaro davanti ai cittadini, spiegando qual è l'Italia del futuro, che Paese ha in mente la sinistra, come lo vuole veder crescere. La lezione della crisi è quella di costruire al più presto una forte piattaforma riformista , il partito democratico, cioè una vera sinistra di governo con vocazione maggioritaria capace di allearsi con i radicali sfidandoli per l'egemonia culturale, costringendo i leader a uscire da ogni ambiguità: perché anche in Italia non si può stare nello stesso tempo e per sempre in piazza e al ministero.

Questo dovrebbe chiedere Prodi ai suoi alleati, perché solo se si coglie l'occasione della crisi per fare chiarezza nell'identità della sinistra (e dunque nell'identità della coalizione) vale la pena restare a Palazzo Chigi. Non servono, com'è dimostrato, le firme sul programma. Serve una politica condivisa, in pochi punti, che nasca da un'idea chiara dell'Italia e della sinistra. Un'idea che può ancora, persino oggi, essere migliore di quella della destra, e più utile al Paese. Ad esempio nella partita in atto per la laicità dello Stato, che è la vera battaglia culturale di questa fase per la sinistra. Anche se gli estremisti non lo sanno, prigionieri dell'eterna sfida con gli Usa e con i riformisti: che combattono da soli, come un'ossessione.


(22 febbraio 2007)

http://www.repubblica.it/

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Tutto giusto, o quasi. Giusto secondo una certa logica politica. Ma non è che anche Ezio Mauro ci sta parlando di un Altro Teatro?

Il Teatro 'Vero', quello in cui si svolge lo Spettacolo, presenta una Tragedia in Due Atti:

1. Un Governo Esteso, dall'UDC al PRC (la Bagna Cauda)
2. Una Guerra Annunciata (Afganistan, Iran, Medio Oriente)

Primo e Secondo Atto sono a quanto pare già scritti, tranne il Finale, a Sorpresa....




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22 febbraio 2007

Quarto Stato, Impero, Clero, Alta Borghesia in Santa Alleanza

A rileggere i fatti (meglio forse sarebbe dire gli 'eventi', mediatici e mediatizzati) di ieri sembrerebbe davvero di essere ripiombati in pieno '700

La Santa Alleanza tra

Esercito (USA, ovvero Cossiga)
Clero (Andreotti)
Alta Borghesia (Pininfarina)
e
Quarto Stato (Rossi e Turigliatto)
più (come nella migliiore tradizione) un traditore voltacasacca

ed ecco fatto, confezionato e servito il feuilleton di Primavera 2007

NOTTE ITALIANA: LA CADUTA DELL'IMPERO "ROMANO"



(da ilmanifesto.it )

La Santa Alleanza, settecentesca, di TUTTI gli 'stati' medioevali
contro
la Modernità?

Non certo la Modernità, proclamata, ma inesistente, di Berlusconi e FI,
e nemmeno quella declamata 'futuristica' dei post fascisti di AN
Neppure quella 'da bar' della Lega, per la quale il tempo scorre a rovescio

Quale Modernità dunque?

Quella della Nuova Democrazia Cristiana di Sinistra, alias Partito Democratico.
Con pochi e insufficienti alleati satelliti post comunisti e ambientalisti.

Wow!!!!

In nome di questo Magnifico Spettacolo, TUTTO quello per cui ci siamo affannati nelle ultime settimane (terrorismo, brigatismo, pace, guerra, violenza politica, comunità e ascolto della medesima (delle medesime) bla bla bla)

TUTTO INUTILE, VANO, VACUO.

Lo Spettacolo che stava andando in scena era un altro. Siamo entrati a fare le Comparse nel Teatro Sbagliato.




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21 febbraio 2007

Le 5 punte, senza la stella ...

Andreotti, Cossiga e Pininfarina, Rossi e Turigliatto

fonte: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/21/senatori.shtml

è grazie o colpa loro (loro?) se anche questa volta mi devo arrendere all'idea che la Politica in Italia, in effetti, sia ormai una caro ricordo, di una bella illusione.

Stavolta mica mi aspettavo tanto, eh! Un governicchio meno scalcinato e preoccupante di quello di centro destra, che durasse abbastanza a lungo da consentire qualche piccolo passo avanti in tema ad esempio di lavoro, scuola, sanità, diritti civili

Pia speranza. A sto' punto avremo qualche mese di voltastomaco ad assistere alle giravolte rifondarol-comunisto-verdi-diesse-margeritiche-dei-valori (ho dimenticato qualcuno?) e poi ci adatteremo alla nuova merda in salita libera.

Se non altro potremo (parlo per me) prendercela con chi si inventa leggi alla Savonarola da destra, sai che soddisfazione, e anche con le 5 punte, e con la stella che - grazie a questi, scusa, coglioni - trarrà nuova linfa e nuove reclute per i suoi deliri rivoluzionari, ben corrisposta dalla sua contro (contro?) parte fascista.

Vedi? Dicevi che non c'è più spazio per il 'privato', e invece no, resta solo quello...!

ciao

(In risposta a S****, qui: http://autoaiuto.forumup.it)

PS

Mi correggo.  La Faccia stanno tentando di salvarla, forse.

18:23
"Prodi orientato alle dimissioni"

Secondo indiscrezioni rilanciate da alcune agenzie di stampa, Romano Prodi sarebbe orientato a rassegnare al capo dello Stato le sue dimissioni.

(fonte: http://www.repubblica.it )





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21 febbraio 2007

Tanto va la Gatta al Lardo...

Governo battuto al Senato



( http://www.repubblica.it )

Politica estera, il governo va sotto
No del senato a mozione unione su politica estera

( http://www.corriere.it/ )





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21 febbraio 2007

La Quinta Guerra d'Indipendenza Italiana

Leggo l'ultima esternazione di Beppe Grillo, che chiama a testimone (o correo) un altro celebre Grillo, il Marchese immortalato da Alberto Sordi.

E mi chiedo: quand'è che due grilli fanno una Maggioranza?

Perchè se è vero che chi non vuole la TAV in Val di Susa ha le sue ragioni, NON è però maggioranza nel Paese, se è vero che chi non vuole la base USA a Vicenza ha le sue ragioni, NON è però maggioranza nel Paese, e via dicendo...

Ha senso che una Minoranza si proclami Maggioranza ?

O non è questa una forma di 'pensiero magico', strofinando il quale, si dà a intendere, e dà ad intendere Beppe Grillo, i Desideri di alcuni diventano Realtà di tutti?

Giocare, scherzare all'infinito con questo 'pensiero magico' non espone a continue frustrazioni e disillusioni chi se ne lascia affascinare?

Frustrazione e disillusione non fanno bene alla democrazia, non concorrono a condurre giuste battaglie, di Minoranza, in modo NON violento. Ma espongono all'esatto contrario.

Altra cosa è se una Minoranza, sicura del fatto suo su una determinata battaglia, che non puo' essere un sistematico e capillare NO a tutto (o se lo è, in quei termini, dovrebbe allora chiarire i propri obiettivi) si batte per diventare Maggioranza, o almeno una Minoranza capace di spostare il baricentro del Potere 'centrale' (come è successo storicamente, ad esempio,  nella Storia dell'Unità d'Italia e dell'abolizione dello Stato Pontificio).

Invitare a tagliare teste, mostrando altre teste mozzate, è facile giacobinismo, che la Storia ha già più volte insegnato dove porta, e soprattutto dove NON porta.

Siamo alla Quinta Guerra d'Indipendenza Italiana? In era di Globalizzazione e di Europa, finalmente non più frammentata in nazionalismi e localismi, qualcuno pensa, spera e si augura che l'Italia 'faccia da sè', staccandosi dallo Straniero? Ad esempio lasciando costruire ad altri, altrove, strade e ferrovie, o che la 'difesa' venga mantenuta e attuata da altri e altrove...?

E non c'è qui un groviglio di qualche migliaia di contraddizioni?

20 Febbraio 2007
I marchesi del Grillo

La Tav si fa. La Base 2 di Vicenza si fa. In Libano ci siamo. A Kabul ci rimaniamo. Il conflitto di interessi non interessa. La legge elettorale sta bene com’è. Le leggi ad personam servono anche a sinistra e non si cancellano. L’indulto è servito anche a sinistra e per questo è stato votato.
Il Governo ascolta. E’ sempre in ascolto. E’ un governo buono. Fa cose che non piacciono neppure ai suoi ministri. Che non piacciono agli italiani. Ma che piacciono molto agli americani, ai banchieri, agli pseudoindustriali, agli pseudogiornalisti, alla casa circondariale della libertà.
Il Prodi Marchese del Grillo non sa cosa dire, spesso sta in silenzio, qualche volta alza la voce, ma solo con sua moglie. Il messaggio che manda alla Nazione, forte e chiaro, è sempre quello:
“Mi dispiace, ma noi siamo noi e voi non siete un c...o!”.
Per essere eletto sindaco in Italia devi essere un ex sindacalista o un miliardario. Il risultato non cambia. L’arroganza di sindaci e assessori testimoniata ogni giorno in questo blog è smisurata.
La Broni-Mortara costa 900 milioni di euro, le aziende sul territorio sono contrarie, gli abitanti pure. Ma si farà. I milanesi non vogliono lo scempio della zona Fiera sepolta da tonnellate di cemento. Ma si farà. I cittadini di Serre non vogliono che una megadiscarica distrugga un’oasi faunistica. Ma si farà. La Tav in Val di Susa costerà 13MILIARDIDIEURO, non serve, lo dicono gli esperti, docenti universitari, la Valle è in rivolta. Ma si farà.
E’ iniziata da poco la mia tournèe e ancora prima che arrivi in un comune i sindaci e gli assessori dichiarano che non vogliono incontrarmi. Anche se io non l’ho chiesto.
Gli amministratori locali e i politici dovrebbero rappresentare i cittadini. Sono qualche migliaio di persone rispetto a 58 milioni di italiani che non contano un c...o qualunque cosa facciano. A voi sembra una cosa normale? Quanto può durare?


http://www.beppegrillo.it/2007/02/i_marchesi_del_grillo.html

Giusto giusto ieri sera, LA7 mandava in onda Maria Antonietta, d'Asburgo e Regina di Francia




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19 febbraio 2007

La Presidente di Harvard che non ha studiato ad Harvard

della serie, nemmeno tutte le donne americane sono imbecilli, ed anche:

la donna che succede a quello che 'le donne sono - per natura - congenitamente inadatte alla ricerca scientifica" ...

Svolta epocale per una delle più prestigiose università del mondo
La Gilpin Faust, storica della Guerra Civile, sarà presentata domenica
Harvard, tutto il potere a Drew
dopo 371 anni il presidente è donna

Harvard, tutto il potere a Drew dopo 371 anni il presidente è donna

Drew Gilpin Faust
Il volto è gentile ma chi la conosce racconta di "un osso duro in gonnella". Non nel senso di lady di ferro, ma di tenacia e rigore. Quello che serve per celebrare la grande svolta di uno dei grandi monumenti della cultura del mondo: Harvard. Insomma, non siamo ancora dalle parti della Casa Bianca, ma la strada potrebbe essere quella giusta. Così mentre l'America si interroga sulla candidatura di Hillary Clinton nel 2008, la più antica e ricca università d'America ha scelto una donna presidente.

Lei è Drew Gilpin Faust, storica della Guerra Civile americana e presidente del Radcliffe Institute for Advanced Studies, ed è stata nominata da Harvard alla successione di Lawrence Summers, economista dimissionario dopo una polemica rovente su donne e scienza, al termine di una caccia blindata e segreta quasi quanto un Conclave.

Sarà la prima presidente nei 371 anni della vita di Harvard: una conquista storica per il movimento delle donne. Summers, economista ed ex ministro del Tesoro nell'amministrazione di Bill Clinton, aveva lasciato il timone di Harvard lo scorso febbraio dopo essersi inimicato il Senato accademico con una polemica che aveva raggiunto massa critica dopo un discorso in cui aveva suggerito che il minor numero di donne ai vertici delle carriere scientifiche poteva esser ricondotto a "un'attitudine innata".

Alla fine era stato messo alla porta dalla Harvard Corporation, il secolare e segretissimo massimo organo di governo dell'università che ha potere di vita e di morte sulle attività del campus. La Corporation, riportano oggi Boston Globe e Harvard Crimson, nei giorni scorsi ha 'zoomato' sul nome di Faust scartando altri candidati illustri tra cui altre tre donne. La nuova presidente verrà presentata domenica al consiglio di amministrazione degli ex alunni che dovranno ratificarne la nomina alla testa di un ateneo che ha laureato ben sette presidenti e che ha un'enorme potenza di fuoco: il capitale dell'università è di quasi 26 miliardi di dollari, la metà del Pil dell'Irlanda. La scelta fa di Harvard la quarta università tra le otto della Lega dell'Edera che nomina una donna presidente. Aveva fatto da apripista nel 1994 l'università di Pennsylvania a Filadelfia, seguita da Brown a Providence in Rhode Island e Princeton nel New Jersey.

Faust, che ha 59 anni, sarà la più anziana presidente di Harvard da quando nel 1849 si insediò Jered Sparks. Sarà anche la seconda presidente dell'ateneo senza una laurea a Harvard dopo Charles Chaunch, in carica dal 1654 al 1972. Era stata la Harvard Corporation lo scorso febbraio a spingere Summers fuori dalla porta dopo che la più famosa università degli Usa era stata scossa alle fondamenta da una rivolta dei baroni. Cinquantun anni, economista figlio di economisti, Summers si era fatto nemici a iosa dopo che nel maggio 2001 era diventato presidente. Il suo secondo mandato alla testa del famoso ateneo era passato alla storia per esser stato il secondo in ordine di brevità dopo quello di Cornelius Felton, morto nel 1862 dopo due anni in carica.


(9 febbraio 2007)

http://www.repubblica.it/




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19 febbraio 2007

S-Concordato 11 Febbraio 1929 19 Febbraio 2007

19/02/2007 14.22.59

La Santa Sede e la Repubblica italiana celebrano oggi il 78° anniversario della firma dei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929

(19 febbraio 2007 - RV) Per la Santa Sede e lo Stato italiano oggi è il giorno delle tradizionali celebrazioni dei Patti Lateranensi del 1929 e della revisione del Concordato del 1984. Nel pomeriggio, presso l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, i due anniversari saranno celebrati alle presenza delle massime autorità delle due istituzioni, fra le quali il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Una nota del SIR, l’agenzia della Conferenza episcopale italiana, ricordando che “le relazioni tra l’Italia e la Santa Sede sono tradizionalmente buone, anzi eccellenti, invita a “guardare insieme nel concreto e in avanti”, in particolare sui temi cruciali della vita, della famiglia e dell’educazione, senza “attardarsi - si legge - in quelle ricorrenti polemiche sulla ‘laicità’, che periodicamente ritornano” e che mirano a “delegittimare l’interlocutore” che “non avrebbe diritto ad esprimersi”. Nel complesso, tuttavia, i 23 anni trascorsi dalla revisione dei Patti Lateranensi sono da considerarsi molto positivi. E la conferma viene da uno dei “padri” del Concordato dell’84, il prof. Carlo Cardìa, docente di Diritto ecclesiastico all’Università di Roma Tre, intervistato da Alessandro De Carolis:

**********
R. - Ci troviamo in un periodo molto buono, perché non è insorta nessuna controversia né sul Concordato, né su questioni rilevanti tra Stato e Chiesa. Sono stati anni molto sereni, dal punto di vista giuridico, della costruzione di queste relazioni e sono stati anni - ci tengo a sottolinearlo – in cui il nuovo Concordato ha aperto la strada anche alla stipulazione delle intese con altre confessioni religiose: ha aperto cioè la strada al rispetto della libertà religiosa più ampia in Italia. Il Concordato è stato il primo atto che ha cominciato a porsi su questa strada.

D. - Il principio della laicità dello Stato, la questione della sfera d’azione della Chiesa, di tanto in tanto suscitano animate discussioni, nonostante la mole del corpus giuridico relativa alla materia e nonostante, aggiungerei, il peso della storia. Perché secondo lei?

R. - Diciamo subito una cosa: la laicità dello Stato, soprattutto come si è venuta costruendo nel XX secolo dopo l’epoca dei totalitarismi, riconosce la più ampia sfera di libertà alla Chiesa e alle Chiese. E io direi anche qualche cosa di più: e cioè che è il sistema democratico che riconosce alla Chiesa e alle Chiese libertà di pensiero, di parola, di azione. In passato, il laicismo voleva “ricacciare” nel privato le Chiese, voleva che non parlassero, che si occupassero solo dei riti e del culto. Oggi noi siamo in una posizione diversa. La sfera della Chiesa è la sfera di tutte le altre grandi forze sociali. E’ libera di agire, è libera di esprimere le sue opinioni. Poi, naturalmente, i cittadini, ciascuno nella propria coscienza, valuteranno ciò che la Chiesa e le Chiese dicono, e faranno le loro scelte. Questo è il principio della laicità moderna.

D. - In questi giorni si parla molto di ingerenze, di silenzi, del diritto ad esprimersi della Chiesa e di chi questo diritto invece non lo riconosce o lo riconosce fino ad un certo punto. Qual è la sua opinione?

R. - La contingenza di questi giorni, di queste settimane, di questi mesi, ha fatto emergere questa istanza molto singolare: quando una Chiesa esprime le proprie opinioni, in maniera fra l’altro aperta, pubblica, si ha un’ingerenza. Io faccio sempre, su questo problema, l’esempio degli Stati Uniti - fra l’altro citato proprio da alcuni laicisti. Negli Stati Uniti, come sappiamo, ci sono molte Chiese. Molte di esse parlano, agiscono, anche in un modo, diciamo, un po’ “gridato”. Bene: ciò avviene negli Stati Uniti senza che nessuno dica mai nulla. Qual è allora il problema italiano? E’ che nel momento in cui la Chiesa si fa interprete di valori generali – perché in questi giorni si parla di valori generali non confessionali - c’è chi non si sente sicuro su questo terreno, perché avverte che a livello popolare certe cose sono sentite, e dunque utilizza il criterio della laicità: la laicità vecchia, però, di cui parlavamo prima.

D. – Dunque, professore, la materia trattata dal Disegno di legge sui Diritti delle coppie di fatto è materia sulla quale la Chiesa può e deve dire la sua…

R. - Se la Chiesa non parla in materia di fede e di morale, qualcuno mi deve dire di che cosa deve parlare… Diciamo un po’ le cose come stanno: quando la Chiesa interviene su temi come la pace, la convivenza civile, anche su temi più vicini alla politica, se ciò che dice va bene ad una parte politica, questa plaude, se ciò che dice non va bene in materia di morale, si rialza un po’ lo steccato dell’ingerenza. Qui c’è una contraddizione. Ricordo un episodio clamoroso, di circa due anni fa, quando sui giornali si scrisse che in Italia la Conferenza episcopale, in un documento, avrebbe parlato della struttura federale dello Stato e tutti plaudirono, da una certa parte politica, perché erano contrari a quella struttura federale. Ma se la Chiesa può parlare addirittura sulla struttura federale, come può non avere il diritto di parlare in materia di etica e di famiglia? C’è proprio una contraddizione in linea di principio.
**********


http://www.oecumene.radiovaticana.org

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Caro Ruini, le spiego perché sta sbagliando
   
di  Ignazio Ingrao   
19/2/2007 
   
Con la sua crociata contro i Dico il capo della Cei mette in discussione la sovranità dello Stato. E rischia di rilanciare l'anticlericalismo. Parola di un allievo di Giuseppe Dossetti »
 
I Dico sono l'ultima frontiera.
La sfida all'Ok Corral del cardinale Camillo Ruini, giunto alla fine della sua ventennale parabola ai vertici della Chiesa italiana. Un epilogo travagliato, segnato prima dallo scontro con il segretario di Stato, Angelo Sodano, poi dalle incomprensioni con il successore, Tarcisio Bertone.
L'ultimo tradimento arriva dall'amico di un tempo, Romano Prodi, aiutato dagli ex di Azione cattolica e della Fuci (Rosy Bindi, Stefano Ceccanti e altri ancora), due organismi che proprio Ruini ha voluto rivitalizzare. Ecco come si spiega la veemenza nello scontro tra il governo e la presidenza della Cei sulle unioni di fatto, che non ha precedenti nemmeno nella battaglia contro il divorzio. Questa la tesi di Alberto Melloni, ordinario di storia contemporanea all'Università di Modena-Reggio Emilia e membro di quella «officina bolognese» fondata da Giuseppe Dossetti e Giuseppe Alberigo, che ha fatto del rinnovamento impresso alla Chiesa dal Concilio Vaticano II una ragione di studio e di vita.

Il cardinale Ruini ha annunciato una nota «ufficiale, impegnativa e chiarificatrice» sulle unioni civili. Non c'è più spazio per la mediazione?
Rullano i tamburi di guerra ma gli eserciti devono ancora scendere in campo. Aspettiamo di vedere il testo della nota e attendiamo gli sviluppi del dibattito parlamentare. Certo siamo di fronte a uno scontro senza precedenti nella storia dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato italiano.
Anche contro aborto e divorzio la Chiesa schierò tutte le sue forze.
È vero. Ma in quei casi si trattava di battaglie «contro», per cancellare leggi che i cattolici non accettavano. Oggi invece assistiamo a una battaglia che tocca l'autonomia del potere legislativo, perché punta a impedire che una norma venga promulgata. È una questione delicata non solo rispetto al problema della laicità dello Stato ma anche riguardo al tema centrale del ruolo del laico nella Chiesa. Il cattolico impegnato in politica non è un terminale della gerarchia, mantiene intatta la sfera della sua libertà di coscienza. Perciò temo che in questo scontro vengano sacrificati due principi costituzionali: i parlamentari sono eletti senza vincolo di mandato; lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
In cosa gli interventi della Cei sarebbero lesivi della sovranità dello Stato?
Se allo Stato non compete il giudizio sulle materie che riguardano il diritto naturale, come ho sentito affermare da autorevoli esponenti della gerarchia ecclesiastica, vuol dire che gli si riconosce solo una sovranità limitata. Inoltre, nella posizione dei vertici della Chiesa colgo anche una profonda contraddizione: se davvero le convivenze sono una pericolosa minaccia per la società, allora andrebbero proibite. Se vengono tollerate, perché non legiferare per dare loro un assetto chiaro che definisca diritti e doveri? Mi viene il sospetto che dietro la posizione così rigida del presidente della Cei vi possa essere invece un'altra ragione.
Quale potrebbe essere?
Il cardinale forse ritiene che se il governo Prodi non riesce a superare lo scoglio delle unioni civili rischia seriamente di cadere. Non penso che Ruini abbia intrapreso la battaglia contro i Dico perché vuol far cadere il governo, ma sa bene che questa potrebbe essere una conseguenza non troppo remota.
C'è persino chi ascrive a Ruini il disegno di volersi opporre alla nascita del Partito democratico.
Sarebbe ancora più grave poiché non è compito della Chiesa pronunciarsi su quale partito debba nascere. Certo anche questa potrebbe essere una conseguenza dell'azione della presidenza della Cei. Ma c'è un pericolo, che forse le gerarchie ecclesiastiche non hanno debitamente messo in conto: così facendo si annaffia giorno per giorno la pianta dell'anticlericalismo. È una pianta carnivora, che oggi appare insignificante ma cresce silenziosamente e domani potrebbe divorare tutto, come è accaduto in Spagna.
In realtà non solo il capo dei vescovi italiani, ma anche il Papa e gli episcopati di altri Paesi si sono pronunciati contro le unioni di fatto. Sono tutti contro Prodi?
Certamente no. Ma invito a cogliere importanti sfumature di accenti e di tono. Il Papa parla della funzione pedagogica della legge e del pericolo che questa incoraggi le giovani coppie a non seguire la strada del matrimonio. A differenza di Ruini, Benedetto XVI non si è rivolto ai parlamentari, non ha mai cercato di condizionare l'atto positivo di approvazione di una legge. Anche nel suo recente viaggio in Spagna ha sempre parlato a favore della famiglia mai contro il governo Zapatero. Così gli episcopati di altri paesi del mondo, Canada, Francia, Germania, hanno criticato il riconoscimento delle unioni civili ma si sono anzitutto concentrati sulla richiesta di azioni concrete a tutela della famiglia tradizionale. Mi sembra che questo sia anche l'atteggiamento di una fetta consistente dell'episcopato italiano, che non condivide i toni da battaglia finale della presidenza della Cei, ma per ora è ridotto al silenzio.
Lo scontro è condizionato anche dalla fine del mandato del presidente della Cei?
In questi mesi Ruini ha cominciato a fare i conti con la prospettiva della fine del suo mandato ai vertici della Chiesa italiana. Sa che, chiunque sarà il suo successore, non avrà mai il suo stesso carisma, la sua stessa lucidità, la sua stessa passione nel misurarsi con la politica italiana. Perciò è possibile che viva la battaglia sulle unioni di fatto come l'ultima spiaggia, l'eredità spirituale che lascia al Cattolicesimo italiano.
Qual è invece il progetto del cardinale Tarcisio Bertone sulla Cei?
Negli ultimi vent'anni con Ruini i vertici della Chiesa italiana sono stati interlocutori dei partiti prima che della società. Probabilmente il cardinale Bertone, fedele alla visione di Benedetto XVI, per il futuro pensa a una Chiesa italiana capace di farsi interlocutrice della società prima che della politica.
Questo potrebbe significare che la Segreteria di Stato riprenderà in mano a poco a poco i rapporti con la politica italiana, che Wojtyla aveva delegato a Ruini, lasciando alla Cei più libertà ed energie per la missione pastorale, cioè annunciare il Vangelo.


http://www.panorama.it





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19 febbraio 2007

E se la smettessimo di pensare che gli Americani sono tutti imbecilli?

E se proprio tra gli Americani, e con gli Americani, molte istanze democratiche e contrarie alla guerra trovassero interlocutori, forse più che tra gli alti papaveri della sinistra 'radicale' e anche tra i 'sordastri' della sinistra-centro?

Washington starebbe pensando di fare concessioni sulla logistica della struttura
Il fronte della protesta fa però sapere che non è sufficiente: "Il nostro è un no netto"
Vicenza, Usa pronti a trattare i dettagli
Ma al movimento non basta: "Rinuncino"
"Questione di pacifismo, territorialità e democrazia: dovevano pensarci prima"

Vicenza, Usa pronti a trattare i dettagli. Ma al movimento non basta: "Rinuncino"

La manifestazione di sabato
VICENZA - Flebili segnali, mezze parole, piccoli spiragli. Dopo il successo della manifestazione di Vicenza, si fa timidamente strada la possibilità che gli Stati Uniti facciano parziale retromarcia, rivedendo i criteri e le modalità logistiche del raddoppio della base militare Dal Molin. Non per rinunciarvi, ma magari per spostarne la sistemazione, accogliendo alcune delle preoccupazioni espresse dalla popolazione vicentina che si oppone all'installazione.

L'idea che Washington possa correggere i suoi piani per ora è poco più di una suggestione, dettata dalle parole di Massimo D'Alema e Franco Giordano e rilanciata da alcuni indiscrezioni raccolte dal sito Affaritaliani.it. Se Romano Prodi ha ribadito che "le decisioni non si cambiano", al movimento anti-base il ministro degli Esteri ha concesso qualcosa di più. "L'unica cosa che si può fare - ha spiegato - è provare a concordare lo spostamento di qualche chilometro dal centro della città".

Ipotesi rilanciata dal segretario di Rifondazione comunista. "Confido nel fatto - ha commentato Giordano all'indomani della manifestazione - che questo movimento possa ottenere ciò che chiede, ovvero lo spostamento della base Usa fuori da Vicenza". Ma, per quanto tutta da verificare, questa possibilità potrebbe non essere sufficiente a far rientrare malumori e proteste.

"Gli americani pronti a trattare? Non ci crediamo", ha tagliato corto Giancarlo Albera, uno dei portavoce del Comitati del No. "Forse - ha aggiunto - lo sono sulle mitigazioni ambientali. Ma i 120 mila di sabato non vogliono la nuova base''. Il problema infatti per Albera non è risolvibile con qualche "ritocco" urbanistico. "Non vogliamo la base - ha ricordato - perché siamo contrari alla guerra".

Ancora più drastico Olon Jackson, un altro leader della protesta vicentina: "Che gli Stati Uniti siano disponibili a qualche concessione per smussare la conflittualità mi sembra molto plausibile, ma il nostro no alla base è netto, non è risolvibile con qualche aggiustamento: è una questione di pacifismo, di democrazia e di uso del territorio. Il movimento va infatti dai noglobal, alle suore, agli autonomisti. In nove mesi nessuno del governo si è preso la briga di venire qui a parlare con la città e capire quale era la situazione. Ora devono fare una scelta netta e decidere se quando saremo davanti alle ruspe in maniera pacifica ci vorranno cacciare a manganellate".


(19 febbraio 2007)

http://www.repubblica.it

Insomma, scriviamo e ragioniamo su Internet, che è il prodotto anche di menti americane, o no? E non è poi così male come spazio di libero confronto...

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Feb. 18, 2007 4:06 | Updated Feb. 18, 2007 4:08
Thousands protest US base expansion in northern Italy
By ASSOCIATED PRESS

(Continued from page 1 of 2)

A group of Americans ignored a warning by the US Embassy to avoid Vicenza and joined the protest behind a banner "Not in our name," receiving cheers by passing Italians who shook their hands and snapped their photos.

"The US should not build military bases, the US should think of its domestic problems," said John Gilbert, an American living in Italy for the past 25 years who was in a group of about 20 Americans who had traveled from Rome and Florence.

http://www.jpost.com

http://www.armytimes.com




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18 febbraio 2007

'Solidarieta' ai compagni carcerati'

dirlo è ormai considerato un reato, e questo basterebbe a dimostrare quanto profondi sono i guasti che il brigatismo determina, e a ritrovarci tutti, in effetti, in grande difficoltà a 'solidarizzare'.

Ancora una volta, mi vien da dire, ci tocca solidarizzare con chi intenzionalmente distrugge le fondamenta stesse della 'solidarietà'.

Però, Un però c'è, e pare nessuno lo veda, in questi giorni.

Quando si ascolta e si legge che a Vicenza quelli che gli slogan "Solidarieta' ai compagni carcerati" mettevano in bella mostra, nascondendo il volto alle telecamere, ad esempio di LA7, facendo finta di non sapere di essere ripresi da tutti i lati da innumerevoli altre telecamere...

... quando si legge che sono 'annegati' nel corteo delle decine di migliaia di altri manifestanti, che sono 'passati oltre' come se 'quelli' non esistessero...

a me vien da pensare che qualcosa di molto grave  stia succedendo, anzi sia già successo.

Quando qualche anno fa, in occasione della morte di un brigatista, e dell'arresto dei suoi complici, ne ho discusso con alcuni blogger di Blog Trotter, mi è stato detto che preoccuparsi di quei personaggi era inconcepibile, assurdo.

Pochi isolati fanatici, per di più infiltrati da chi sa chi... solidarizzare (nel senso di 'preoccuparsi di')  con chi?

E in effetti, non è del tutto sbagliato questo ragionamento. Però...

Quando a Genova anni fa è successo che una pacifica (fino a un certo momento, ricordo che la seguivo 'in diretta' su Radio Popolare) manifestazione degenerasse in una terribile bolgia infernale, con gli esiti che tutti conoscono, ricordo che i leader 'no global' dicevano un po' la stessa cosa nei confronti dei 'cattivi' che a loro dire si erano infiltrati nel corteo, e invocavano interventi delle forze dell'ordine e dell'intelligence.

E, in apparenza, è certo più semplice e 'chiaro' così. Mica siamo più ai tempi dei "compagni che sbagliano", ci siamo emancipati, sappiamo che 'quelli' compagni non sono , anche se si proclamano tali, e anzi contro i compagni cospirano, forse anche  appoggiati o eterodiretti da chi con i compagni non ha proprio nulla a che fare, ma piuttosto con servizi segreti di chi sa quale potenza straniera.

Però.

Però tra gli arrestati dei giorni scorsi ci sono molti giovanissimi, compagni di un certo numero di altri giovanissimi, che - come ho sentito ora su Italia1, che tra l'altro faceva 'le pulci' a Dario Fo e Franca Rame (quelli del Soccorso Rosso) - considerano la 'stella a 5 punte' un simbolo di libertà ecc.




Dario fo e Franca Rame Ecco il comizio mai visto ...
'annunciato' qui: http://www.studioaperto.mediaset.it/inostriservizi.shtml
( mms://video.jumpy.it/adstudioaperto/2007/02/18_4s.wmv?v=adstudioaperto/2007/02/18_4s.wmv )

Mi domando quanti siano questi altri. E anche se conti il numero.

Mi domando se non sia 'strana' una generazione che quando un compagno di strada viene scoperto essere, per dirla alla Epifani, una 'mela marcia', segue la regola del 'tirare dritto' e far finta di non aver visto niente.

E questo, con l'incoraggiamento degli alti papaveri dei movimenti di altri tempi.

Dunque, siamo passati dai Cattivi Maestri, che avevano secondo alcuni l'arcano potere di instillare in modo magico, plagiatore, le loro elucubrate teorie sulla rivoluzione o sui tempi moderni

ai Buoni Maestri, che sarebbero quelli che insegnano che la 'solidarietà' è roba da vecchi bacucchi, e conta invece la faccia: che sia pulita,  sbarbata, scoperta e in ordine.

Il resto sono parole, che come tali nulla hanno a che fare con le azioni, e neppure le ispirano.

Dunque...

in questi giorni viene considerato del tutto normale che un adolescente che si prende a cuore la sorte di un suo coetaneo, metti pure fosse quello che lo voleva morto, sia considerato  colpevole di REATO.

Non sono ingenuo, eh! Lo so bene che qualunque solidarietà puo' 'fare il gioco loro' , dei brigatisti, dei terroristi, dei 'nemici'...

Ma in nome di cosa - togliendo di mezzo la solidarietà - tutta questa brava gente ritiene di portare avanti una qualunque battaglia IDEALE?

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PS

Leggo e riporto dal blog di Beppe Grillo (che non frequento spesso, perchè spesso mi fa solo incazzare):

Farsi qualche domanda può aiutare a capire perchè nella CGIL si annidassero dei pericolosi brigatisti. O più semplicemente delle persone che, sbagliando, non vedevano altre vie.
Capirne 20 per evitarne 100.000.


http://www.beppegrillo.it/2007/02/brigate_cgil.html




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17 febbraio 2007

Un Buon Maestro contro il Bullismo: Giordano Bruno.

L'annuncio su "Repubblica" di oggi a 407 anni dalla morte del filosofo
L'iniziativa nata dal dibattito sui Dico al classico "Manno" di Alghero

Necrologio dal liceo per Giordano Bruno

"Ricordiamo il martire del libero pensiero"

Due classi hanno discusso a lungo, poi hanno deciso e si sono tassate
Il professore (di formazione cattolica): "Un pensiero modernissimo"
di VALERIO MACCARI

ALGHERO (SASSARI) - Chi ha aperto La Repubblica, oggi, alla pagina dei necrologi, potrebbe avere avuto, per una volta, una sorpresa piacevole. Un annuncio ricordava l'anniversario della morte di Giordano Bruno "vero filosofo, profeta dell'infinito, martire della libertà di pensiero" scomparso ben 407 anni fa.

L'idea è venuta alle seconde classi del Liceo Classio Manno di Alghero. Che hanno voluto tributare un omaggio al filosofo morto sul rogo il 17 febbraio del 1600. "Volevamo ricordare a tutti un vero filosofo - spiega Gianni Piras, il professore di filosofia della classe - Bruno è stato un pensatore straodinario, la cui vicenda umana impressiona profondamente. E l'idea dell'annuncio nella pagina dei necrologi de "la Repubblica" ci è venuta durante una discussione in classe. Stavamo studiando Bruno, e i ragazzi si sono resi conto di quanto la sua filosofia, oltre ad essere poetica, fosse modernissima. L'iniziativa è stata sostenuta con entusiasmo da tutta la classe: il testo dell'annuncio non lo ho scritto io, ma i ragazzi. Che hanno anche voluto pagare. Ogni alunno ha speso di tasca sua circa 8 euro, per un totale di 229 euro e ottanta. Un po' caro".

Ma che bisogno c'è di ricordare Bruno, adesso? "In Italia c'è un ritardo culturale. Non abbiamo ancora metabolizzato qualcosa che il resto d'Europa ha imparato nel 1700 e che Bruno ha sempre predicato: la diversità fra atteggiamento religioso e atteggiamento scientifico. Non incompatibilità, solo diversità. E mi sembra proprio che, attualmente, ci sia bisogno di ricordarlo. C'è bisogno di offrire sitmoli per riattivare i nostri proccessi culturali".

Si riferisce alle polemiche sui Dico?
"In classe ne abbiamo discusso, con la prudenza doverosa dell'insegnante che ha un ruolo pubblico. Inoltre, io ho un'educazione profondamente cattolica. E ho portato ai ragazzi l'esempio di una mia esperienza familiare. Mio zio era prete, e mia zia era la sua perpetua. Quando è morto, se non fossi intervenuto io, mia zia avrebbe perso tutto. La discussione che ne è nata in classe è stata molto vivace e stimolante. Da lì l'idea di un tributo a un martire della libertà di pensiero."

Ma che cosa si aspettavano i ragazzi?
"Sicuramente più partecipazione. Quando hanno visto che c'era solo il loro annuncio sono rimasti un po' delusi. Come mai uno solo? si sono chiesti. E, confesso , anch'io mi sono sentito un po' deluso. Solo un liceo di Alghero, alla periferia dell'impero, ha voluto ricordarlo. Ma confido che sia perché l'anniversario non era proprio tondo. Mi auguro che il 17 febbraio del 2010, quando saranno passati 410 anni dalla morte, ce ne sia qualcuno di più". Ai miei ragazzi dico sempre che la storia è un fiume formato di molti rivoli. Nessuna esperienza, tantomeno quella di Bruno, è fine a se stessa."

E i ragazzi mostrano interesse in questo genere di iniziative?
"Ma sì, glielo ho detto. I ragazzi di oggi non sono solo quelli degli episodi di bullismo. Ne abbiamo discusso anche in classe. Sembra che a scuola vengano solo i teppisti. Non è così. E comunque, la responsabilità non è loro, ma è degli adulti. in molte famiglie manca il principio di autorevolezza. I miei alunni, per esempio, hanno famiglie responsabili ma aperte." E come hanno preso l'iniziativa di Bruno? "Sa una cosa? Sono stati contenti. Oggi il padre di uno di miei ragazzi mi ha fatto i complimenti e mi ha confessato di aver comprato "la Repubblica" apposta. Ed è uno che vota Udc."

(17 febbraio 2007)

http://www.repubblica.it




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