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9 febbraio 2007

Gli Interpreti di Dio.

Quando sento parlare di tutela delle minoranze religiose, ho sempre in mente una sorta di mondo bambino, da difendere e tutelare da chi potrebbe prematuramente risvegliare quei bambini dalle loro fantasticherie.

Ma mi chiedo anche: è mai possibile che ancora oggi, dopo 300 anni di Illuminismo e di sviluppo del pensiero laico e areligioso, nonchè scientifico, ci siano persone e gruppi di persone che si presentano come gli unici autorizzati interpreti nientepopodimenoche della parola di DIO, l'essere perfettissimo creatore e signore del cielo e della terra?

Oltretutto, i fondatori o iniziatori delle principali religioni degli ultimi millenni, da Zaratustra a Budda, da Mosè a Gesù, da Maometto a Francesco, fino a Lutero e Calvino, erano e si ponevano ed erano combattuti come eretici, come dissacratori, come scardinatori dell'Ordine precedentemente dominante.

Niente di male che la loro sovversione dell'ordine costituito si appoggiasse su una loro idea di Dio, e su messaggi mistici, perlopiù 'strani' , mediati da sogni o visioni o scritture arcane, in qualche modo casuali, serendipici, dis-ordinati.

Niente di male che il loro pensiero ed entusiasmo riformatore e rivoluzionario trascinasse masse di milioni di umani a cambiare il mondo della loro epoca, in Persia, in India, in Cina e Giappone, in Egitto e Israele, a Roma e nel mondo arabo, e infine in Europa e in America.

Ma appunto, ogni volta, la cosa si è ripetuta regolarmente ogni volta, passata l'onda riformatrice, sovvertitrice e rivoluzionaria, tutto tornava come e peggio di prima, con l'unica differenza che i 'preti', ovvero gli ufficiali rappresentanti dell'ufficiale religione dominante, travasavano il loro potere nel linguaggio dell'ultimo profeta arrivato, facendolo proprio.

Mentre le 'masse', il mondo bambino cui accennavo all'inizio, continuavano a praticare ed a credere nella 'nuova' religione, le autorità religiose da quella novità prendevano sempre più le distanze, e se non bastava scatenavano guerre 'sante'.

Ciò che è davvero strano del mondo contemporaneo, e non solo in Occidente, come si usa dire, ma davvero nel mondo ormai globalizzato, almeno nelle sue classi dirigenti, è che il Potere senta ancora il bisogno, per affermarsi e auto mantenersi, anche se liberale e democratico, o aspirante tale, di una maschera, e di una mascherata, 'religiosa'., come se davvero chi esercita o vuole esercitare il Potere ritenesse ancora oggi che questo debba agire soprattutto sulle 'anime', distinte dai 'corpi' ( e le 'anime' allora comunicano, quelle Alte, con Dio, quelle basse con quelle Alte, che hanno potere sui 'corpi', cui soltanto puo' riferirsi una gestione 'laica' di quel potere, governata però dalle anime Alte, e solo da quelle...)

... da qui i 'non possumus', sciiti, sunniti, indù, cattolici eccetera...

grazie ai quali ci tocca continuamente fare i conti con delle entità irreali e del tutto immaginarie, con degli auto nominatisi unici rappresentanti del loro DIO e con la rappresentazione che essi ne danno

in un assurdo e anacronistico modo di concepire la società ed i rapporti tra le umane persone.

COPPIE DI FATTO: DOPO CDM PRODI A MESSA CON MASTELLA E CASINI

Roma, 8 feb. (Adnkronos) - Al termine di una giornata segnata da tensioni il premier Romano Prodi e Clemente Mastella si sono stretti la mano durante la messa San Giovanni in Laterano, organizzata dalla Comunita' di Sant'Egidio, al momento dello scambio del segno di pace. Dopo il Cdm che ha dato il via libera al ddl sulle coppie di fatto (su cui e' contrario il leader dell'Udeur) il premier ha partecipato alla cerimonia e con lui c'era un pezzo consistente del centrismo: Pier Ferdinando Casini, Gianni Letta, il teodem Enzo Carra, solo per citarne alcuni. Al termine della messa, Prodi accompagnato dalla moglie Flavia non ha voluto rilasciate dichiarazioni ai cronisti che gli chiedevano un commento sul ddl approvato dal Consiglio dei ministri.

http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Politica&loid=1.0.685880008





permalink | inviato da il 9/2/2007 alle 9:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

8 febbraio 2007

PACS? No, DICO, e torneranno in auge i MONASTERI!

Già, perchè chi da 'cattolico' pensa che la Chiesa Santa Cattolica e Apostolica Romana non abbia MAI regolamentato le CONVIVENZE DI FATTO TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO, dimentica bellamente i MONASTERI, e San Francesco, e Santa Chiara, per non parlare di Abelardo ed Eloisa ecc. ecc.

Monasteri non solo come forme regolamentate (da una precisa REGOLA) di convivenza tra persone dello stesso sesso, ma molto spesso dedicati all'allevamento e all'educazione della PROLE: basta pensare alla quantità (un tempo sterminata, è sufficiente farsi un giro in qualsiasi città, specie del nord Italia) di ORFANOTROFI e SCUOLE fondati da monaci e monache e da loro condotti, senza che la Santa Romana Chiesa avesse o abbia nulla da eccepire (o anzi, meglio, spesso ha avuto da eccepire, ma per questioni altre, come nel caso famoso dei Templari, o dei Gesuiti, che riguardavano i rapporti tra Ordini Monastici e Papi)

Dunque, se passa questa legge ci sarà una rincorsa alla CONVIVENZA DI GRUPPO?

Sorgeranno nuovi inediti monasteri, mono o pluri sessuali, in forza della CONVENIENZA  a darsi una REGOLA e ad utilizzarla a fini molto concreti e tangibili, oltre che morali, culturali ecc., come la condivisione dei BENI ?

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/08/scheda_fatto.shtml

http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/coppie-di-fatto2/ddl-coppie-di-fatto/ddl-coppie-di-fatto.html




permalink | inviato da il 8/2/2007 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 febbraio 2007

Sicilia Orientale e/o Europa Futura... ?

Un poliziotto morto e una Santa da ricordare, un funerale e una festa.

Sacro e profano tra polemiche, dissensi, prese di posizione. Se ne parla il 6 febbraio, a "Otto e Mezzo", in onda su LA7 alle ore 20:30. Ospiti di Ritanna Armeni e Giuliano Ferrara, Umberto Scapagnini, sindaco di Catania, gli scrittori siciliani Pietrangelo Buttafuoco e Ottavio Capellani, Emanuela Audisio di "La Repubblica".


http://www.la7.it/news/videorubriche/dettaglio.asp?id=902&tipo=13

MOLTO interessante (a mio modo di vedere) il punto di vista di Ottavio Capellani

PS

esclusa quella italiana...

cmq uno sta qui:

http://www.thesusijnagency.com/authors/cappellani.htm



Storia di un delirio
Ottavio Cappellani, scrittore, catanese, alle prese con una città indicibile, un luogo dove si precisa che mai un poliziotto fu ucciso per motivi futili. Tutti dispiaciuti perché Sant’Agata è stata costretta a “purificarsi” Catania. Dieci, Cento, Mille Sigonella, in una città che si stende dalla cima innevata dell’Etna alle strisce di coca preparate direttamente sui tetti delle macchine parcheggiate durante la processione per Sant’Agata. In una città che si è svegliata all’improvviso indignata e vergognata, attonita e stupefatta, sorpresa e dignitosa, meditabonda e decisa, colpita e offesa, come se avesse scoperto soltanto ora. Quanto segue è soltanto una maniera, breve, di raccontare una città estrema, nel bene e nel male, contraddicendo chi sostiene che il fattaccio è accaduto a Catania, ma poteva accadere anche, per dire, ad Ascoli. La questione non è “dove poteva accadere”, bensì “dove era molto probabile che accadesse”. La risposta è: Catania. Come d’altronde sosteneva un recente rapporto dell’intelligence. Catania resta un osservatorio privilegiato: prendete il resto come la cronaca di un delirio, forse soltanto il mio.
Per descrivere la città, partiamo dal “dibattito”. La Sicilia, praticamente l’unico quotidiano letto sotto l’Etna, strumento utilissimo per capirne l’anima, domenica scriveva nell’editoriale in prima pagina (firmato: La Sicilia) – dopo avere dichiarato che Catania è piena di persone per bene e che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio – che la colpa è anche “di quegli intellettuali che con snobismo sono pronti a pontificare”, per subito dopo aggiungere: “Abbiamo apprezzato, ad esempio, l’apertura che la facoltà di Lettere di Catania, che sorge in un quartiere popolare come l’Antico Corso, ha fatto ai giovani del luogo”. Fidandoci ciecamente, e non chiedendoci cosa minchia c’entrasse, ci siamo messi a pensare. Esclusi gli accademici, abbiamo cercato di capire chi fossero questi intellettuali ai quali imputare parte della responsabilità della morte dell’ispettore capo Giuseppe Raciti. Abbiamo stilato un elenco: Franco Battiato, Manlio Sgalambro, Emanuele Macaluso, Andrea Camilleri, Pietrangelo Buttafuoco, Francesco Merlo, Giampiero Mughini, Vincenzo Consolo, abbiamo eliminato Pippo Baudo perché non è snob, ma nel puntiglio investigativo, e, come si dice, “per battere tutte le piste”, abbiamo inserito Carmen Consoli. Di questo si parlava domenica. D’altronde non è che a Catania manchino luoghi da “battere”, né mancano “piste”: abbondano, e semmai sovrabbondano. Un paio di settimane fa durante un’irruzione nel famigerato “palazzo di cemento” di Librino, lo stesso quartiere dove adesso si cercano i responsabili di quanto accaduto, le forze dell’ordine sono state bersaglio di lancio di “bombe carta”, ma la città non si è offesa così tanto. Qui ci offendiamo solamente se c’hanno una buona mira. E’ la prima volta che un poliziotto viene ammazzato per motivi “futili”, si dice, come se le altre volte, invece, i motivi fossero stati “utili”, come se in Sicilia si stesse combattendo una guerra tra due “sistemi”, tra due “costituzioni”, una legale e l’altra no, ma comunque tra due “strutture” sociali, quella mafiosa e quella statale. Non sono un professionista dell’antimafia e mi pare proprio che qui, di “strutture”, non ve ne sia più neanche mezza.
Anche quella religiosa traballa, e i sintomi si avvertono da tempo proprio durante le celebrazioni di Sant’Agata. Tra i “botti”, i palloncini colorati, lo zucchero filato, il torrone, i “sacchi bianchi”, i cappellini, e la sfilata della “carrozza del senato”, seguita da “autorità”, con l’applausometro in cui la città si chiede con il fiato sospeso se hanno applaudito di più Scapagnini o Bianco (sfilata quest’anno sospesa), è in atto un continuo tira e molla tra i vertici della chiesa e i cittadini fedeli-tutti sulla velocità che deve mantenere la Santa affrontando la salita (l’acchianata) di via di San Giuliano. Manco fosse, per dire, la Ferrari. Tre anni fa la Santa andava troppo veloce, non fece in tempo a frenare, e investì, uccidendolo, Paolo Calì, ventidue anni. Nell’editoriale di ieri, sempre La Sicilia, scrive: “Anche l’altra festa, quella della città per la sua Santa, s’è dovuta purificare – niente fronzoli, niente spari o luminarie, niente candelore. Niente che assomigli a un festival”. Non stiamo parlando di un giornalista stanco a cui è scappata la mano, in quelle parole sta lo zeitgeist (e pure la weltanschauung) di Catania: una città dispiaciuta perché la festa religiosa è stata costretta a “purificarsi” (questa è la “logica” catanese), e perché sempre di meno la celebrazione della Patrona assomiglia a un “festival”. Nella mente del catanese il Catania Calcio in seria A, Sant’Agata per le strade del centro storico, e Pippo Baudo a Sanremo si confondono e uniscono in una gioia panica. Non è un paradosso o una provocazione. Il giorno dopo gli scontri e l’omicidio, nella piazza antistante il Cibali, si è svolto regolarmente il “mercatino del sabato”: mentre ancora si cercavano le prove, tentando di ricostruire l’accaduto, qualche migliaio di persone comprava mutande passeggiando sulla scena del delitto.
(06/02/2007)


http://www.ilfoglio.it/articolo.php?idoggetto=32159




permalink | inviato da il 6/2/2007 alle 21:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 febbraio 2007

Il presunto consenso scientifico attorno al riscaldamento globale sarebbe frutto di un’illusione ottica...

e se fosse così, quello che ho appena scritto, nel diario di oggi, varrebbe anche per una Ecologia possibile, implicita di una Sinistra possibile:

ovvero, una Sinistra dell'Impossibile, in questo caso 'ecologica', di fatto, spingendo oltre ogni limite lo spostamento del 'baricentro' politico economico globale, e utilizzando in tal senso, come 'mezzo', il terrorismo para scientifico mal suffragato da autodefinentisi 'esperti di climatologia o di quant'altro, finirebbe e finirà per produrre l'esatto OPPOSTO

ovvero, in assenza di verifiche, conferme e anche popperiane falsificazioni delle sue catastrofistiche ipotesi, finirà per ingigantire il menefreghismo globale sul clima, sul rapporto uomo-natura eccetera eccetera....

Riporto da happytrails.ilcannocchiale.it

Allarme preventiva sul clima in base a un rapporto che non c'è

Da Il Foglio, 3 febbraio 2007

Ieri è stata presentata a Parigi la sintesi della parte scientifica del quarto rapporto del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc). Per il contenuto e il momento in cui viene diffuso, il documento mette sotto ulteriore pressione i paesi occidentali. Esso afferma che, rispetto al passato (l’edizione precedente risale al 2001), è divenuto più chiaro il contributo dell’uomo all’effetto serra (ritenuto “molto probabile” per “la maggior parte” del riscaldamento osservato), e che i cambiamenti a cui stiamo assistendo sono preoccupanti e drammatici: “l’evidenza paleoclimatica suggerisce che il riscaldamento dell'ultimo mezzo secolo non ha termini di confronto almeno negli ultimi 1300 anni. L’ultima volta che la regione polare è stata significativamente più calda di adesso per un periodo di tempo abbastanza esteso (circa 125 mila anni fa) la riduzione del volume dei ghiacci artici ha portato a un aumento del livello dei mari tra 4 e 6 metri”. In assenza di interventi aumenterebbero intensità e frequenza degli eventi estremi: ma anche se la comunità internazionale si rimboccasse le maniche, “il riscaldamento antropogenico e l’aumento del livello dei mari continuerebbero per secoli a causa della scala temporale associata coi processi e i feedback climatici”.

La presentazione del documento è l’ultimo atto di una escalation allarmistica politico-mediatica che va dalla pubblicazione del rapporto Stern all’esordio cinematografico di Al Gore (addirittura candidato da due parlamentari svedesi al premio Nobel per la pace). Tuttavia, non sono mancati i critici. Qualcuno sottolinea come, a dispetto dei toni da fine del mondo, previsioni come quelle sull’innalzamento del livello dei mari abbiano ridimensionato le stime precedenti: si parla di 18-59 centimetri nel 2100, contro i 9-88 del rapporto precedente. Del resto, uno studio del Cnr mostra che, almeno in Italia, quest’inverno non è stato il più caldo ma è superato dal 1926 e 1987, e seguito dal 1898. Altri si concentrano sulle modalità perlomeno singolari di presentazione del documento: “il testo integrale del rapporto non sarà disponibile fino a maggio – attacca Steve McIntyre, lo studioso che assieme a Ross McKitrick ha demolito il famoso grafico a mazza da hockey, su cui si basano le previsioni più pessimistiche sull’aumento della temperatura globale – Quindi, non ci sarà alcuna possibilità per i lettori esterni di verificare la fondatezza di quanto viene detto”. In passato l’Ipcc è stato accusato di manipolare le sintesi politiche, enfatizzando gli aspetti più catastrofisti e sminuendo le incertezze. L’impossibilità di confrontare la sintesi col rapporto integrale proprio nel momento di massima esposizione mediatica è una mancanza di trasparenza senza precedenti.

Proprio le presunte distorsioni nel processo Ipcc – un organismo delle Nazioni Unite con seicento autori da quaranta paesi – hanno causato l’abbandono di scienziati come il meteorologo del Mit Richard Lindzen e l’esperto di uragani del Noaa Chris Landsea, e hanno attirato le dure critiche della Camera dei Lord, che al termine di un’indagine conoscitiva ha accusato l’Ipcc di faziosità. David Henderson, ex capoeconomista dell’Ocse, ha detto che “l’ambiente dell’Ipcc non è del tutto competente, né adeguatamente rappresentativo”. Insomma: l’Ipcc potrebbe essere una burocrazia autoreferenziale, i cui difetti vengono esacerbati dall’editing politico delle sintesi. Se questa accusa dovesse rivelarsi fondata, allora il presunto consenso scientifico attorno al riscaldamento globale sarebbe frutto di un’illusione ottica. La decisione di presentare la sintesi con tre mesi di anticipo sul rapporto non contribuisce a dissipare questo sospetto.

E poi: CHI E' RESPONSABILE DEL RISCALDAMENTO INTERPLANETARIO ?!?

Su Newton una ricerca sui cambiamenti degli altri pianeti
L'effetto serra? C'è anche su Marte
Temperature in crescita anche su Giove e Saturno, uragani e sconvolgimenti climatici: tutta colpa del Sole
   
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/02_Febbraio/02/newton.shtml




permalink | inviato da il 3/2/2007 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 febbraio 2007

Volere una Sinistra possibile. Adesso.

Questo per me significa volere sia nella vita pubblica che privata un progetto di riferimento ed un insieme di persone che quel progetto perseguono, disponibili al COMPROMESSO.

Non necessariamente un compromesso al ribasso, o con i 'poteri forti', come si usa dire, economici, nazionali, globali e anche famigliari, perchè no?.

Un compromesso vuol dire un accordo con chi si propone progetti diversi o contrapposti che puo' anche spostarsi nel senso di uno sbilanciamento, di un capovolgimento, di una 'rivoluzione' del 'sistema', ma a patto di mantenere possibile e vitale uno spazio politico, per la Sinistra stessa e per le sue controparti.

Perchè se invece la Sinistra, perseguendo obiettivi 'impossibili', anzichè produrre spostamenti di 'centri di gravità permanenti', alla Battiato, produce sempre e soltanto sbilanciamenti a destra, reazionari o comunque totalitari (alla Lenin e alla Stalin per intenderci), in realtà non consegue quel famoso 'impossibile', ma il suo esatto contrario. Azzera la vita politica, di tutti.

Qualche sera fa sentivo Gianfranco Fini ripetere la solita litania "i sessantottini erano quelli del 18 (o 30) garantito a tutti, sono quelli che hanno prodotto l'attuale deresponsabilizzazione" eccetera,

Che mi ha fatto pensare, che Fiuggi o non Fiuggi, i fascisti sempre lì stanno, con poche idee, fisse e immutabili. Ora come allora,

Perchè è vero l'esatto contrario. A 'deresponsabilizzare' l'Italia nel suo insieme sono stati proprio i fascisti, prima, e i democristiani, poi... per concludere con la 'casa delle libertà'.

Ci si 'responsabilizza' solo quando si rompono le gabbie - materiali e mentali - in cui si viene allevati e cresciuti, si paga il prezzo della libertà cha a quel punto si ottiene, e solo allora si puo' iniziare a parlare di 'responsabilità'.

Allora, 1968 e dintorni, caso mai dominava il contrario: i 'sessantottini' erano degli esagerati rigoristi, soprattutto in Italia, vuoi per radici cattoliche (e fasciste), vuoi per radici comuniste.

Altro che 18 o 30 garantiti a tutti (quel primo segno di esaurimento della spinta 'sessantottina' è venuto caso mai dopo).

Io ricordo un professore, un giovane assistente 'maoista', a Fisiologia Umana, a Milano. Con lui, con gruppi di studio organizzati insieme a lui, ci siamo fatti per mesi un vero 'mazzo', abbiamo imparato tantissimo, e bene, e ci siamo guadagnati il voto finale, molto più che con docenti più conservatori o addirittura 'reazionari', che pur di avere qualche studente ai loro corsi alzavano la media a chiunque!

Così come ricordo che da Giulio Macaccaro si imparava che la Statistica Medica non era soltanto una 'scienza esatta', ma la si poteva anche applicare, magari alla salute fuori e dentro la 'fabbrica'...

Nemmeno il terrorismo delle BR, a rigore, si puo' considerare un 'frutto' del '68.

Perchè il 'senso' più profondo di quegli anni, che traevano linfa dai '50 e dai '60, era una gran voglia di andare oltre i dogmatismi, oltre la pura logica della politica, verso una partecipazione SOGGETTIVA di ciascuno alla vita comune, o collettiva come si diceva allora, ovvero 'politica'.

Dove la parola 'soggettivo' implica non solo che i generi sono almeno due, maschio e femmina, non solo che il 'personale è politico' (attuale ;) !!!!!!! ), ma anche che l'umano agire deve tener conto dei sentimenti e delle umane relazioni tra individui, delle emozioni, e pure dell' inconscio....

Le BR, viceversa, si appoggiavano su una sorta di iper logica paranoica, che di per sè era estranea e si poneva fuori da quel 'progetto'. Nel caso di Prima Linea, era un po' diverso, ma lì l'iper rigorismo assassino pescava a fondo nel pozzo nero del cristianesimo più fondamentalista e puritano.

Quello che voglio dire è che la 'classe generazionale' del '68 non sta nel passato, ma proprio nel PRESENTE.

OGGI chi allora aveva 20 anni ne ha circa 60, ed è 'classe politica', e lo resterà per i prossimi 20 anni molto probabilmente.

E dunque ha senso chiedersi e chiedere ai miei coetanei e coetanee come si pongono ORA la questione di una sinistra possibile, di una Sinistra delle Possibilità, capace di governare, di partecipare, e di FAR PARTECIPARE alla vita politica le soggettività di chi ha, oggi, dai 16-18 anni in su.




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2 febbraio 2007

Vogliamo l'impossibile!

Era uno degli slogan del '68 (19..)

Che continuo a condividere, in quanto pone come obiettivo dell'esistenza umana il perseguire un sogno ("I have a dream" aveva detto Martin Luther King), un'utopia, ovvero desiderare ciò che non è ORA presente, qui e ora, e perseguirlo anche se 'sembra' impossibile, anzi, proprio perchè lo è.

Nella pratica vita quotidiana, però, e in quella politica oltre che in quella personale, inseguire l'impossibile significa spesso, troppo spesso

DETERMINARE UNA SITUAZIONE IMPOSSIBILE

(ad esempio: voglio uno Stato veramente democratico, voglio un governo di sinistra, quello che ho non mi basta, dunque cavalco la tigre del sogno impossibile e... mi ritrovo con la destra al potere: è successo già troppe volte nel corso del '900, con i risultati tragici che tutti conosciamo, ricordiamo, o dovremmo conoscere, e farci ricordare, se non eravamo ancora nati/e ...)




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2 febbraio 2007

Un conto

è studiare insieme al Dipartimento di Stato una soluzione che riduca l'impatto ambientale della base vicentina, tutt'altro conto è dare spazio a chi urla "Yankee go home", rispolverando l'armamentario ideologico di un anti-americanismo pietrificato dagli anni '70. Un conto è adoperarsi per rafforzare la presenza civile e per rilanciare l'iniziativa diplomatica in Afghanistan, tutt'altro conto è pretendere il ritiro completo delle nostre truppe, rinnegando l'ancoraggio storico del nostro Paese ai principi del diritto internazionale garantiti dalle Nazioni Unite.

Lo scrive Massimo Giannini, in

Maggioranza ipotetica in politica estera

(Repubblica.it)

Sostanzialmente, concordo.




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