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16 febbraio 2007

Tante Memorie? Sì, ma innanzitutto DUE: la Shoah, e Hiroshima-Nagasaki.

Leggo da più parti che per superare il dualismo destra-sinistra, e per 'par condicio', al posto di un'unica Giornata della Memoria dedicata alla Shoah, se ne dovrebbe istituire una dedicata alle Memorie.

In questi giorni non mi è piaciuta affatto la riproposizione, anche da Alti Pulpiti, della tragedia delle Foibe come 'pendant' della Shoah.

Quella tragedia, quella delle Foibe, di cui è giustissimo RICORDARE TUTTO, è avvenuta, come altre - moltissime, in tutti i continenti, in un tempo di MASSIMA BARBARIE, al termine della II GM.

Viceversa, sia la SHOAH che le BOMBE ATOMICHE DI HIROSHIMA E NAGASAKI sono avvenute AL CULMINE della MASSIMA CIVILTA' DEL '900 , QUELLA GERMANICA, e al SORGERE DELLA MASSIMA CIVILTA' CONTEMPORANEA, QUELLA USA.

Non è differenza di poco conto.

Germania e Austria rappresentavano per più di mezza Europa LA Civiltà Occidentale prima della I GM, e la Germania ha continuato ad essere LA Civiltà di riferimento per tre quarti d'Europa anche DOPO la fine della I GM, e anche durante il Nazismo.

Che la SHOAH abbia potuto essere progettata, puntigliosamente pianificata, scientificamente studiata, dalle 'migliori' menti del Globo (per l'epoca) è QUESTO su cui non possiamo esimerci dal riflettere e ricordare a 60 anni di distanza.

Oltre al fatto che in quel modo estremamente sofisticato, anche dal punto di vista tecnologico, è stato pianificato l'ANNIENTAMENTO DI UN INTERO POPOLO, QUELLO EBRAICO, PROPRIO PERCHE' CONSIDERATO CIVILTA' CONCORRENTE E 'INCOMPATIBILE' CON LA CIVILTA' OCCIDENTALE ED EUROPEA.

E QUESTO INSIEME DI FATTI E' UNICO E SPECIALISSIMO NELLA NOSTRA STORIA RECENTE.

Identico discorso si puo' fare per HIROSHIMA E NAGASAKI, con l'aggravante che a pianificare in modo estremamente intelligente, sofisticato, il MASSIMO consentito dalla Cultura e dalla Scienza del '900, lo sterminio di due intere popolose città giapponesi, sia pure per abbreviare le sofferenze di una guerra già durata troppo, sono stati la Potenza Nascente degli anni 18-40, ovvero gli Stati Uniti d'America, alla fine rimasti l'unica SUPER POTENZA, NON SOLO SUL PIANO MILITARE, MA POTENZA DI RIFERIMENTO SUL PIANO SCIENTIFICO, TECNOLOGICO E CULTURALE -PROPRIO- IN RELAZIONE AI DIRITTI UMANI E AL DIRITTO INTERNAZIONALE.

Le due Memorie, vengono ricordate in due Giornate differenti, separate da alcuni mesi (Gennaio, la Shoah, Agosto Hiroshima e Nagasaki)

E io ritengo sia bene così.

Sposterei caso mai altre ricorrenze ad altra data: perchè non il 4 Novembre ad esempio? Data 'storica' dedicata alle Memorie Patrie...




permalink | inviato da il 16/2/2007 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 febbraio 2007

Rischiare la Pelle: Altrui.

Ecco quel che rende attuale il 'delirio' brigatista. Attuale, e forse destinato a non estinguersi per molti secoli ancora, è il tentativo (non solo 'brigatista', per la verità) di far passare per 'eroismo' e 'coraggio' (di vendere la pelle, ma quella altrui, e indiscriminatamente, colpendo a caso 'nel mucchio') quel che coraggio ed eroismo non sono

e di fare questo annegando il tutto (spesso confezionato in abiti logori e consunti e ammuffiti, come il gergo ipersemplificato 'marxi-maoista', ma vale lo stesso per chi ha riferimenti altri, religiosi o ideologici) in un mare di affermazioni di buon senso comune (o meglio, che di buon senso comune non sono, perchè il Potere non consente che lo siano.

Eccone un esempio, dai Commenti a Blog Trotter:

Cerco di rispondere a Nino mettendomi nella testa di un uomo che decide di passare alla lotta armata ( qualcuno ora dirà che sono un sanguinario brigatista ):

La percezione di essere privi di rappresentanza all’interno delle istituzioni.

Chi di noi aborre la guerra, chi di noi è sconvolto dallo smantellamento dello stato sociale, chi di noi si oppone allo sventramento del proprio territorio, chi di noi si oppone alla discriminazione razziale, chi di noi è colpito dal precariato, per dirne solo una piccola parte, a chi dovremmo fare riferimento?

A quelli che mandano i nostri figli ad uccidere i figli di un’altra donna o da loro farsi ammazzare? A chi muore nelle file degli uffici di collocamento o langue nella desolata terra dei contratti a tempo? A chi gestisce il nostro territorio come se fosse un bene infinito da sprecare senza scrupoli? A chi ordina i pattuglioni etnici in “ambienti islamici” e presidia i CPT?

Davvero è questo il meglio che la sinistra italiana può offrire?

Quando Prodi ordina ai suoi viceministri di astenersi dal partecipare alle manifestazioni, dice bene. Perché questi viceministri sarebbero tenuti a svolgere il loro lavoro in Consiglio dei Ministri, e quindi alla Camera ed al Senato.

Andare a passeggio dietro gli striscioni di qualche manifestazione non fa di loro dei referenti del movimento. Lo sarebbero se invece di farsi fotografare ai cortei dessero voce all’interno delle istituzioni alle istanze che quel movimento propone ed ha messo in cima alla liste delle priorità popolari.

Prodi ha detto una verità incontrovertibile: il governo, questo governo di “democratici compagni” ha votato per l’allargamento della base di Vicenza. Andare alla manifestazione, ad esibire galloni di pacifismo e patriottismo (perché chiedere agli stranieri in armi di andarsene dalla nostra terra è patriottismo) è pateticamente parassitario.

Per dirla tutta, sarebbe stato compito addirittura degli organizzatori della manifestazione dire loro di evitare di comparire. A loro, ai cosiddetti senatori pacifisti che per “solidarietà di coalizione” hanno votato il rifinanziamento delle missioni militari.

Cosa spinge delle persone normali, a decidere diprendere un’arma? Cosa fa si che siano pronti a battersi, a temere il momento dello scontro, ad essere terrorizzati dalla sola idea di uccidere.

A leggere i giornali si scoprono gli obiettivi. Berlusconi, Libero, Ichino, Eni, Sky. A chi non vede un progetto politico dietro questo elenco dico che è visibile.

Alcuni uomini e donne - giovani, laureati, operai, padri e madri di famiglia, cinquantenni, pregiudicati, disoccupati, precari – hanno individuato il nemico di classe con precisione: il monopolio dell’informazione, la stampa del peggior padrone, gli sfruttatori di risorse e popoli, i teorici del precariato.

E questi uomini e donne hanno scoperto di non avere nessuno che li ascoltasse, nessuno che dicesse: “Sono al governo per dare risposte giuste, non sono al governo per la mia parte politica, sono al governo grazie al popolo e per il popolo”.

Manca forse la tensione intellettuale degli anni 70, ma le tensioni sociali, oh, quelle ci sono tutte. Moltiplicate all’infinito. Perché la società dell’informazione è riuscita ad azzerare la capacità di elaborazione politica della critica dell’esistente, senza però spegnere le aspirazioni a volere di meglio. Con ogni mezzo necessario.

Una parte di questi compagni - come Sofri quando era Sofri, Liguori quando era Liguori, Lerner quando era Lerner e non erano ancora diventati organici al sistema da abbattere – ha scelto di dire di no.

Sono imbarazzanti? Forse. Non guadagnano miliardi come Totti, non hanno delle tette da paura come la velina di turno, non scopano in pubblico come i grandefratellastri, non vanno a ballare da Briatore tra un orfanotrofio e l’altro, non sfilano alle manifestazioni per la pace salvo poi votare per la guerra.

No, loro – dopo aver accertato che il voto non serve a niente, che le manifestazioni sono passerelle per quell’aborto che si insiste a chiamare sinistra radicale parlamentare – hanno deciso , sulla loro pelle, con gesto folle e temerario di passare ai fatti.

Perché?

Nessuna legge sul conflitto d’interesse, non dico ai tempi del primo governo Prodi, ma nemmeno ora. Le missioni vengono rifinanziate a raffica, il nostro territorio ceduto per consentire a truppe terroriste di continuare a seminare morte, guerre civili e a violare la nostra sovranità.

Abbiamo così completamente abdicato al nostro passato di combattenti per la libertà da mettere sullo stesso piano le stragi naziste alla resistenza comunista nei Balcani, e invece di tacere quando ce lo fanno notare, minacciamo di ostacolare l’ingresso in Europa della Croazia.

Certo, è vero, esiste un popolo in Italia che non si solleva in armi. E come alternativa non hanno un governo di sinistra ma il Gabibbo, compra a rate ciò che non può permettersi, lavorerà fino a 70 anni se ha un lavoro e non entrerà a lavorare fino a 40 se è disoccupato, che andrà in giro per il mondo ad uccidere o a farsi uccidere e che invece di vivere, continuerà a sopravvivere.

Postato Giovedì, 15 Febbraio 2007 alle 23:07 da molotov

Ci spiegasse 'molotov' in cosa è perchè dovrebbe essere più meritorio nascondersi in una 'fratta', e assassinare una o più persone indifese, giudicate 'degne' di pena di morte al di fuori di qualunque giustizia, proletaria o borghese, e fregandosene di e contraddicendo il  detto (poi magari a parole 'pacifisticamente' condiviso dallo stesso 'molotov') "Nessuno Tocchi Caino" ...




permalink | inviato da il 16/2/2007 alle 10:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 febbraio 2007

Difesa della Razza e Lotta di Classe.

L'ho scritto, e continuo a ripeterlo, che il mio pensiero, messo qui, è provvisorio e contradditorio.

Non puo' che essere così, temo, per chiunque si provi 'a freddo', e cercando di sgomberare il terreno dalle 'palle', dalle mine ideologiche e fideistiche, a ragionare sulla Guerra, e sul suo presupposto originario: la Violenza interumana.

Ripensando all'articolo di Giorgio Bocca riportato qui ieri, mi viene ad esempio da chiedermi: considerare il popolo afgano (qualunque popolo) come 'intrinsecamente', 'storicamente', 'per natura' incapace di vivere senza la guerra, non è - questo - un PENSIERO RAZZISTA?

I montanari europei dell'uno e dell'altro versante delle Alpi si sono scannati per millenni, e da questo ne consegue che gli europei, o i singoli popoli alpini, sono 'per natura', 'per storia', 'intrinsecamente' incapaci di vivere senza spararsi addosso?

Certo, se si ragiona 'alla Sigmund Freud', non si puo' non tener conto della natura umana, della sua storia evolutiva, di pulsioni, istinti, inconscio, e difficoltà - ma di TUTTA L'UMANITA' - a lasciarsi 'imbrigliare' dalla Civiltà, e a risolvere 'pacificamente' l'erompere di angosce assassine e omicide (suicide).

Non è questo il contesto entro cui ragiona Giorgio Bocca, e chi come lui protesta contro la (nuova, ennesima, inutile) guerra.

In origine c'era la Razza, o l'Italianità, o la Slavità (non so se si dice così, ma ne ho sentito di tutte da chi si è in questi giorni arrampicato sui vetri per farci ingoiare l'amara pillola delle verità sulle Foibe istriane) e altre 'palle' simili, per un intero secolo perfino sostenute da una forzata lettura del Pensiero Scientifico (si pensi a Darwin), e da 40-50 anni, per nostra fortuna, senza più un briciolo di quel sostegno (nonostante periodici tentativi, anche attuali, di piegare la scienza, la genetica, le neuroscienze in senso razzista).

Di Razza Giorgio Bocca qualcosa sa, dal momento che ne ha scritto convinto in sua difesa da adolescente, cambiando poi coraggiosamente e saggiamente idea.

Per sostituirla con quale altra Idea?

L'Idea di Classe?

Classe, Sangue, Razza... non hanno però una matrice comune? Non sono state per secoli categorie comode a sancire e mantenere al Potere i gruppi sociali ed etnici 'vincenti' ? (all'epoca romana ad esempio, era 'classe' il sangue, ma è anche vero che Roma deve la sua stessa origine leggendaria a un'associazione multi etnica, e che gli Equites erano tali per meriti di guerra, e sui 'veterani' si è fondato per 500 anni l'Impero Romano)

E quando la Classe 'vincente' è diventata quella Operaia, è cambiato qualcosa? O non è invece successo che, come sempre, la vera Classe 'vincente' sia stata anche allora, in Russia prima, in Cina poi, quella dei capi militari che quella 'vittoria' avevano conseguito?

E a questo si dovrebbe prestare attenzione oggi che la Guerra è tornata a dominare il campo, a tutto campo.

Al suo 'generare' una 'classe' di Potere che quel potere incamera e detiene proprio in forza del suo 'saper' fare la guerra.

Chè oggi la Guerra è cosa molto simile alla ben nota (agli Italiani, specie al Nord) Grande o Prima Guerra Mondiale. perchè, oltre che inutile, è guerra aspra, di 'trincea', eterna, mai terminata (e 'quella' guerra infatti non fu vinta da nessuno, bensì perduta da tutte le Potenze partecipanti, a parte gli USA, e la 'sconfitta' di una parte così come la 'vittoria' dell'altra fu un fatto 'politico', non militare)

ma è anche guerriglia,

ma è anche guerra super tecnologica, dove la sproporzione tra la 'potenza' delle armi e dei sistemi di attacco-difesa, compresa l'Intelligence, 'occidentali' e quella di chi a loro si contrappone è abissale ...

... e però questo non toglie che sulle montagne afgane muoiano a migliaia dall'una e dall'altra parte (e chi muore non è il più sfortunato, perchè poi ci sono i mutilati di guerra e i 'reduci' (dopo la Prima Guerra Mondiale i principali sostenitori di Mussolini e di Hitler) e - come è regola dalla II GM in poi, la popolazione civile martoriata da bombe, autobombe e mine).

Quel che voglio dire è che neppure le argomentazioni di Giorgio Bocca sono completamente convincenti nel dirci PERCHE' OGGI NON DOVREMMO SOSTENERE UNA GUERRA CONTRO CHI (COL TERRORISMO, MA ANCHE 'SUL CAMPO') MINACCIA LE TRISECOLARI CONQUISTE DELLE DEMOCRAZIE (OCCIDENTALI, MA NON SOLO, BASTI PENSARE AL GIAPPONE).

e, nello stesso tempo, SONO ANCHE TROPPO CHIARE LE RAGIONI PER CUI LA GUERRA E' PIUTTOSTO DA RIFIUTARE CHE DA ACCETTARE E PROMUOVERE.

Resta il dubbio quando la GUERRA si presenta come INEVITABILE: perchè NON E' DEL TUTTO VERO che LA GUERRA NON HA MAI NELLA STORIA UMANA RISOLTO ALCUN 'CONFLITTO'.

Si potrebbe sostenere che senza la guerra e le guerre ci troveremmo ancora in pieno Medio Evo, come tante altre popolazioni e culture  del Globo.

Ma CHI giudica quando e perchè una guerra è inevitabile, oggi, in un mondo che si vuole 'democratico' ?

Un'idea - lo so - sciocca e ingenua, ma semplice - sarebbe che QUALUNQUE GUERRA, PRIMA DI ESSERE INIZIATA, VENISSE SOTTOPOSTA A REFERENDUM, E NON UNA, MA ALMENO DUE VOLTE, CON UN INTERVALLO TEMPORALE TRA L'UNA E L'ALTRA VOTAZIONE.

Dice: ma intanto 'quelli' la guerra la fanno a noi!

Vero (forse). Ma la Tecnologia oggi consente anche di guadagnare e tenere 'tempo' perchè si mediti bene quel che si fa, e non è -forse- necessario che quel tempo venga trascorso in trincee scavate in valli 'nemiche'.

Perchè QUESTO per me rimane il punto, dalla Prima Guerra del Golfo a oggi: che ci viene chiesto di partecipare, anche se 'per la pace' e per ora solo 'volontaristicamente', ma poi, a noi Cittadini di questa Repubblica (italiana e globale) viene negata ogni possibilità di esercitare fino in fondo il 'potere democratico' - una testa un voto - proprio quando sarebbe più necessario.

PS

Ho letto, e suggerisco di leggere Contrordine, compagni

E, PS al PS, finalmente ho capito come ragiona il segretario dei Comunisti Italiani (che come me fantastica sulla I GM), ma forse avrebbe preferito che a 'vincerla' fossero stati il Kaiser e Franz Joseph

“Sin quando si continuerà a voler parlare della Venezia Giulia come di una regione italiana, senza accettarne la realtà di un territorio abitato da diversi gruppi nazionali e trasformato in area di conflitto interetnico dai vincitori del 1918, incapaci di affrontare i problemi posti dalla compresenza di gruppi nazionali diversi, si continuerà a perpetuare la menzogna dell'italianità offesa e a occultare (e non solo a rimuovere) la realtà dell'italianità sopraffattrice”.

Qui: http://siro.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1366390




permalink | inviato da il 16/2/2007 alle 9:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 febbraio 2007

Cari italiani siamo in guerra ...

Eccolo, lo cerco da questa mattina, nella rete:

articolo molto efficace quello di Giorgio Bocca, che vale secondo me molto più di tante parole al vento che si richiamano a 'parole d'ordine' di ideologie sparse

l'altra sera ascoltavo il segretario dei Comunisti Italiani sostenere che lui è d'accordo con le scelte dell'attuale governo, in tema di 'difesa', e che in Afganistan, ad esempio, i nostri soldati sono - certo- autorizzati a 'rispondere al fuoco' - se attaccati .... invece, non sono autorizzati, né lui vuole che lo siano, ad andare all'attacco contro i Talebani, al sud ...

... come se in GUERRA, difesa e attacco (e il bello è che quel segretario si mostrava esperto di guerre, addirittura da Alessandro Magno in qua) si potessero dividere e separare e non fossero tutt'uno, a seconda delle circostanze, appunto, di GUERRA....

... e infatti oggi il governo USA ci informa che per difendersi da prossimi attacchi talebani, preverrà quegli attacchi attaccando per primo...

Lapalisse.... si direbbe... e invece no,,,,

Io sono cresciuto con in testa i cori alpini della Prima Guerra Mondiale, e tutt'ora non riesco a passare dal Veneto e dal Trentino senza pensare che quelle montagne tuttora grondano sangue sparso invano da centinaia di migliaia di opposti COMBATTENTI. E infatti oggi, al mercatino di Brescia, per San Faustino, ho comprato un CD degli alpini da far ascoltare a mio figlio (10 anni) che di simile non ha mai sentito nulla.

Perchè forse ha ragione Giorgio Bocca, prima di parlare di GUERRA (ovunque venga combattuta e per qualunque più o meno nobile fine) sarebbe bene che ci ricordassimo, o apprendessimo da chi l'ha vissuta, COSA E' LA GUERRA.

--------------------------------------------------------------

L'ANTITALIANO

Cari italiani siamo in guerra

di Giorgio Bocca

Ecco il discorso che dovrebbe fare Romano Prodi:

'Siamo legati all'Alleanza e dobbiamo onorare i nostri impegni'
 
Romano Prodi appare in televisione per informare gli italiani che rinnoveremo il nostro contributo 'pacifico', dice, alla missione della Nato in Afghanistan.

La dizione è meditata e lenta: parole come pietre, le mascelle un po' contratte per dar forza alle parole, lo sguardo fermo e duro delle occasioni solenni.

Il tutto per recitare in pubblico una affermazione incredibile, smentita dai fatti e dal buon senso: che cioè il nostro contingente non è lì per partecipare alla guerra, per una operazione scopertamente militare. Basta guardare come sono vestiti e dotati i nostri soldati, per l'appunto da soldati e non da seminaristi, e li vediamo sfilare sugli schermi televisivi come dei robot bellici gonfi di uniformi, armi, cannocchiali, schermi agli infrarossi per combattere di notte, radiotelefoni, bombe a mano con manici tipo Wehrmacht.

E basta guardare le strade per cui camminano, anzi corrono, in fila indiana come chi sa che possono sparargli addosso. Strade su cui sostano carri armati o carrette militari, con sacchetti di sabbia antiproiettili agli ingressi delle case e bandiere mosse da venti tesi e carichi di sabbia sui pennoni, e ospedali da campo pieni di gente mutilata dalle mine anti-uomo e donne che passano rasente i muri, chiuse nei loro burka.

Basterebbe il solo nome Afghanistan per capire che si è in uno dei luoghi di guerra e di paure più sventurato del mondo, dove la parola pace è impronunciabile, assurda, visto che da sempre vi si combattono guerre tanto sanguinose quanto assurde.

Così stando le cose è davvero il caso di continuare in questi discorsi a cui non può credere nessuno che sia fornito di un minimo di ragione o dire invece cose credibili, oneste, coraggiose, anche se non si possiede l'alta retorica di un Churchill?

Per esempio: "Cari italiani è davvero penoso il compito di chiamarvi ancora alle armi dopo i massacri delle guerre mondiali, ma così vanno le cose di questo mondo. Dai tempi della guerra fredda ci siamo affidati agli Stati Uniti, il nuovo impero, per vivere come i ricchi della terra, protetti dai soldati e dalle armi Usa.


Ogni tanto l'impero ci chiede di partecipare alle sue spedizioni militari. Non sempre la richiesta è gradita, ma inevitabile e tutto sommato a buon prezzo.

Che deve fare un governo di questo strano Paese che vuole i vantaggi dell'alleanza, ma non gli oneri? Uscire dall'alleanza? Mettere in pratica il più assoluto neutralismo, tirare avanti come se fossimo padroni del nostro destino?

Ma siccome così non è, siccome siamo legati a filo triplo all'alleanza atlantica, cerchiamo di onorare i nostri impegni o di far finta, come spesso accade, di 'onorarli
'.

Non crede il capo del nostro governo che un discorso schietto, sincero, sarebbe più comprensibile dagli italiani, delle contorte argomentazioni sui nostri soldati che vanno armati di tutto punto sui campi di guerra, ma con intenti pacifici, che partecipano ai presidi del territorio, ai rastrellamenti dei terroristi, ai convogli per i rifornimenti bellici e magari anche a qualche strage di talebani, ma che continuano a dichiararsi pacifisti?

C'è un'Italia che si è stufata della Resistenza, che non capisce le nostalgie per la Resistenza. Eppure la ragione è semplice: quello è stato il periodo in cui gli italiani hanno rinunciato alle loro furbizie, ai loro giri di walzer, allo stare alla finestra, in cui si sono assunti le responsabilità delle loro scelte.

Ebbene oggi ci sembra che il Paese abbia perso la capacità di scegliere e che il suo governo sia costretto a mentire pur di durare. Eppure se siamo un Paese libero e sovrano è proprio perché allora abbiamo avuto il coraggio di scegliere.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Cari-italiani-siamo-in-guerra/1507240




permalink | inviato da il 15/2/2007 alle 21:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 febbraio 2007

BR tra Attuale e Inattuale sul Blog Trotter

Uno dei luoghi virtuali dove la discussione, da anni, è più accesa (se la si puo' chiamare 'discussione') sui temi 'politici' è il Blog Trotter, di Leonardo Coen, sul sito Repubblica.it

Ne ho scritto ripetutamente in passato, ne ho fatto perfino un Monitor a suo tempo

Tanto per curiosità, mentre cerco l'articolo di Giorgio Bocca, su l'Espresso, mi limito a riportare l'articolo proposto alla discussione da Leonardo Coen, e il primo commento.

Citazione
Mercoledì, 14 Febbraio 2007
Memorie di un passato che incide sull’oggi

    Gli amici russi mi hanno chiesto: “Cos’hanno in comune queste “nuove” Brigate Rosse con le prime Brigate Rosse (salvo la scelta del terrorismo)?”. Loro sanno poco, ma in questi giorni la tv e i quotidiani hanno parlato molto degli arresti in Italia. Tuttavia, non sono sprovveduti, conoscono i nomi di Curcio e Franceschini, i fondatori delle Br, qualcuno ha visto persino il film sulla morte di Moro. Qui a Mosca mi ero portato il libro autobiografico di Prospero Gallinari, classe 1951, che s’intitola “Un contadino nella metropoli” (Ricordi di un militante delle Brigate Rosse), edito da Bompiani Overlook, 2006, Euro 17. Gallinari, indicato come secutore materiale del delitto Moro, venne catturato e ferito gravemente durante una sparatoria con la polizia nel settembre del 1979 (è stato condannato a tre ergastoli, dopo 17 anni ha usufruito delle detenzione domiciliare per ragioni di salute). Nella geografia dei brigatisti, Gallinari è sempre stato descritto come un “duro”, uno che non ha mai voluto rinnegare gli anni dell’esperienza “combattente”.

      Grazie all’operosità di un interprete, ho letto agli amici di Mosca un paginetta e mezza del libro di Gallinari. Ho scelto appena dopo l’inizio, quando Gallinari spiega come è diventato “di sinistra”: “Sono vissuto a Reggio, una città che non vive solo di agricoltura e lavoro. Anzi, Reggio è una città che ha attraversato il suo ‘900, come si dice, in grande stile. Le cooperative come primo organismo sociale e collettivo dei contadini, le lotte del bracciantato e dei mezzadri, la Resistenza alle pagine buie del fascismo e della guerra, la politica con la P maiuscola: significati e storie che sono state il latte con il quale questa terra ha nutrito i suoi figli. E con i quali sono stato allattato anch’io”.

     “Infatti, l’altro grande elemento di formazione della mia adoloscenza è legato alla relazione intrattenuta con quei vecchi comunisti che ho avuto la fortuna di incontrare e di conoscere”.

      “Tutte persone, vicini di casa o parenti che, nella maggior parte dei casi, erano ex combattenti partigiani. Forse faceva parte del mio essere, del mio DNa, del mio carattere, non so; ma sta di fatto che, in adoloscenza, i rapporti più intensi li ho vissuti proprio con persone di età ben differente dalla mia. Sembravano persone anziane, a me che ero bambino o appena ragazzo. Ma in realtà si trattava di uomini e donne che, allora, non avevano più di 40-50 anni”.

     “In ogni caso, erano prodotti della Resistenza. Soggetti che avevano combattuto in prima persona meno di vent’anni prima. Molti di loro risultavano ancora contadini, o passati da poco, con le trasformazioni economiche e sociali del dopoguerra, al mestiere dell’operaio. Altri, invece, avevano decenni di fabbrica sulle spalle, e portavano con sé glorie e disagi di un passato come operai delle Reggiane, la più grande industria metalmeccanica della regione emiliana che, sin dal primo dopoguerra, aveva vissuto anni di lotte durissime destinate a segnare la vita della città. E’ da lì, da queste relazioni e da questi rapporti, che ho conosciuto e avvicinato la politica. Avevo dodici anni e, secondo gli usi del tempo, iniziai come pioniere. Diffusore del “Milione”, giornalino dei giovanissimi del PCI, per passare poi alla distribuzione dell’”Unità”. Ero al termine delle elementari, allorchè iniziai a frequentare i compagni, non solo in qualità di amici o vicini di casa ma in quanto persone che incontravo nella sezione, o la Casa del Popolo. Spesso compagni molto giovani, ma pur sempre più grandi di me e già iscritti da tempo nella Federazione Giovanile, la FGCI. Avvicinarsi alla politica fra gli undici e i dodici anni è stato perciò (e penso lo sarebbe stato per chiunque a quell’età) quasi un gioco, un modo divertente per guadagnare un’identità e contrapporsi all’altra realtà qui da noi comunque viva e fulgida: quella della chiesa, della religione. Realtà che poi non era solo spirituale, ma anche politica, visto che, nella maggioranza dei casi, parrocchia significava anche luogo di propaganda e proselitismo democristiani soprattutto verso i giovani. Ovviamente, a causa della differenza di anni, la complessità politica e sociale di quella contesa era destinata a sfuggirmi. uel che restava era solo un a specie di versione giovanile dei racconti di Guareschi con i personaggi di Peppone, il sindaco comunista, e Don Camillo, il parroco democristiano. Ne era un esempio certamente la battaglia culturale che organizzavamo il sabato pomeriggio. Il giorno precedente la festa comandata, il parroco chiamava regolarmente i ragazzini alla confessione e alla comunione, mettendo a disposizione, come aggiunta allettante, il campo di calcio. Noi rispondevamo con le sale dei biliardini, con la proiezione dei film di Stanlio e Ollio, cercando in questo modo di contrapporci alla religione e alla chiesa. La tattica era quella di appendere le locandine dei film lungo le strade che, diretti, alla chiesa, i ragazzini erano obbligati a percorrere. L’obiettivo, manco a dirlo, era quello di deviare la loro meta, facendoli incontrare col divertimento laico e comunista. A volte si vinceva”.


Come mai su questo blog la qualità degli interventi si distingue da quella di diversi altri blog de La Repubblica lo capisco - diciamo che si tratta di magnetismo, presumo.
Tuttavia nel leggere i commenti si respira una lieve aura di inconfondibile sapore. In queste dolce e fresche acque, infatti, si coltiva proprio il seme del terrorismo brigatista. Un terrorismo intelligente, che chiama le strade di Bologna “territorio nemico” e i Vigili Urbani “forze ostili”. In questo Risiko da corsia della neurodelirii, persone che vogliono cambiare il mondo ispirate dai piu alti ideali pacifisti e anticapitalisti (dell’ epoca di Charles Dickens) si ritrovano in circa una dozzina a piantonare delle sonnachiose strade di Bologna per fare che? Sparare alla schiena alle spalle di un oscuro professore bolognese che va a giro in bicicletta, disarmato, e il cui ruolo nelle vite degli italiani era cotanto ciritco e decisivo che il suoi nome, prima che gli sparassero alla schiena, non c’era un solo italiano che lo conoscesse.
Portato agli altari della notorietà dal coraggio che lo ha impallinato alla schiena mentre se ne andava in giro incautamente disarmato, si ritrova in compagnia di un altro burocrate altrettanto sconosciuto che questa volta venne affrontato da una altra dozzina di brigatisti che ora, per far le cose meglio, gli spararono in due o tre, con due o tre armi.
Va da sè che queste truppe si pensano come “avanguardia del proletariato” - il che invero mi rammenta una frase de “Il Dio Che Fallì”: “ci credevamo avanguardie di una rivoluzione imminente, eravamo solo le retroguardie di una battaglia perduta”.
Cani sciolti bravi a sparare ad uomini disarmati presentandosi alle loro porte in diciotto.
E lo sapete da cosa desumono la ipotetica popolarità delle loro battaglie? Da ambientazioni e milieu proprio quali i commenti di questo forum.
Gli alti lai li sento. Ah ma non è vero che si è brigatisti se si è come noi. Certo che non è vero: voi siete le cheerleaders del brigatismo. Sventolando pennacchi a manifestazioni che ricordano quelle dei viados a Brasilia teletrasmesse in mUndovisione, fate il tifo per una partita che si svolge altrove e viene giocata da altri. Dove? Davanti ai vostri occhi.
Perchè certo, voi non siete preconcetti antiamericani: voi odiate solo il presidente eletto dal popolo americano, odiate solo il libero mercato su cui si basa la economia americana, odiate solo l’individualismo (in quanto “opposto” al comunismo, nella vostra percezione basata sulla VULGATA marxista) sul quale si basa la filosofia di vita americana, odiate solo i prodotti che vengono fatti dalle mani del popolo americano, odiate solo gli eserciti dove si arruolano uomini e donne americani, odiate solo il cibo che mangiano gli americani, odiate solo il modo in cui si veste il popolo americano, odiate solo il modo in cui parlano gli americani, e fra tutti gli incidenti al mondo che succedono ogni giorno voi vi ricordate solo di quelli che hanno coinvolto in due occasioni degli americani - ma che non si abbia a sospettare che, sol per questo, voi dobbiate essere fraintesi come antiamericani. Giammai.
Voi non siete antisionisti preconcetti: voi odiate solo Israele dove gli ebrei stanno, odiate solo l’esercito di Israele dove gli israeliani si arruolano, odiate solo i governanti democraticamente eletti dal popolo israeliano - ma non per questo siete anti israeliani.
Voi non siete per la dittatura - voi vi opponete alla pena di morte per Saddam Hussein, e il fatto che non vi ricordiate che ogni giorno vengono giustiziate decine di persone senza processo e non marciate affatto per loro non significa che la vostra è solo, parafrasando von Clausewitz, una prosecuzione della guerra con altri mezzi.
Voi invece siete pacifisti. E che non la si pensi diversamente osando dire che non lo siete solo perche ogni tanto distruggete qualche centro commericale, o perchè vi dimenticate che dopo la prima guerra mondiale Wilson, che le pose fine con sangue americano, e ritirò quelle truppe, lo fece solo per vedere che dopo 20 anni noi ne avevamo gia cominciata una altra di guerra mondiale. E gli americani rimandarono le truppe, e quando risolsero anche questa nostra altra guerricciola, stavolta non fecero come con Wilson, le truppe le tennero: o saremmo gia stati a farne una terza con la Russia. E se da quando le truppe tengono l’ Europa ha avuto sotto l’egida NATO i suoi UNICI 70 anni di pace perpetua dopo 4000 anni di guerre PERENNI sul suo suolo, in considerazione di questo le basi militari le si dovrebbe voler tenere se si fosse veramente pacifisti. Ma, voi dite, è proprio perchè siete pacifisti che non le volete. C’è sempre un altrove da incolpare: e mentre i brigatisti sparano alla schiena della gente e mandano volantini di rivendicazione, va da sè che i proiettili non erano loro, e i grilletti nemmeno: erano quelli della “strategia della tensione”, ottimo alibi spendibile per tutte le stagioni da coloro per il quale il sangue non basta mai per lavare le strade italiane.
E così voi non siete mica brigatisti. Voi inneggiate solo all’ odio verso l’oppositore politico, all’ odio verso gli Usa, all’ odio verso Israele, all’ odio verso il G8, all’ odio verso tutto ciò che non fa sciopero generale, all’ odio verso tutto ciò che la pensa diversamente, all’ odio verso le forze dell’ ordine, imbevete i vostri linguaggi di bestemmie e insulti. Ma che non si abbia a pensare che, facendo questo, voi coltivate il terreno di coltura brigatista. Giammai.

Postato Giovedì, 15 Febbraio 2007 alle 09:31 da A*********

PS

Riporto anche questo commento, sempre su Blog Trotter, che, avendo appena ascoltato su Tv.Repubblica.it come viene 'lanciato' l'evento mediatico di domani a Vicenza (roba da Circo Massimo, nell'Antica Roma, e poi c'è ancora chi 'si stupisce' o 'straluna') mi sembra 'calzante'

“Benvenuti in una nuova epoca della storia italiana del ventunesimo secolo. Un’epoca di ritorno. Benvenuti nella Nuova Strategia della Tensione. Il risultato elettorale, le accuse di brogli, le pressioni su Ciampi, l’arresto di Provenzano.
Era solo l’inizio.
Stanno tornando la conflittualità sociale, il brigatismo, il Varietà, la violenza negli stadi, le grandi tragedie, la cronaca nera, i politici ammazzati.
Una sola grande differenza, rispetto agli anni settanta. Al posto di quella cappa plumbea che ti toglieva il respiro come lo smog e che decolorava le giornate di allora, una lucentezza smagliante, un nitore da Mastro Lindo, un’immagine in 16:9, un’eleganza da Armani-Nobu.
Benvenuti nella Nuova Strategia della Tensione nell’era dell’intrattenimento.

Postato Mercoledì, 14 Febbraio 2007 alle 22:02 da a***




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14 febbraio 2007

Fede, Fedi, Ideologie, Guerra e Terrorismo

Si stupiva ieri sera, 13 febbraio 2007, Giuliano Ferrara, a Otto e Mezzo

Così come sono in tanti a mostrarsi stupefatti, sorpresi, increduli, stralunati dopo gli arresti dei 15 brigatisti rossi, addì 12 febbraio, anno 7 del Terzo Millennio.

Eppure, non è proprio Giuliano Ferrara a sostenere ormai da anni una posizione di forte richiamo all'eticità religiosa, genericamente cristiana se si parla di USA, di neocon e di teocon, più esplicitamente cattolica se si parla d'Italia, di teodem e di teo di destra e basta?

Non è lui, a sostenere da anni che la religione deve tornare ad essere quello che è sempre stata, ovvero, per dirla alla Karl Marx, l'oppio dei popoli, quello 'sano', che non suscita scandalo, che giusto giusto serve a tenere la gente, o le genti, o l'ex 'popolo' in quel tanto di corretto 'contegno' indispensabile per tenere insieme uno Stato moderno (beh...) e combattere i suoi Nemici (al momento l'islamismo)?

Eppure dovrebbe sapere Giuliano Ferrara, di buona famiglia, ex laico, ex socialista, ex agente CIA e non so quante altre cose ex, che scherzare col fuoco delle Fedi, delle Ideologie, delle Religioni, è alquanto pericoloso, soprattutto per le magnifiche sorti, e progressive, dello Stato moderno (beh...) che lui sogna e cui agogna.

Naturalmente, nulla di personale, anche perchè in sè il giornalista è bravo, ha stoffa, è riuscito a importare in Italia il talk show in una forma in cui ben altri avevano fallito prima. E' un abile suscitatore di dibattito, capace di interpretare, per il gusto polemico, qualunque ruolo, fino a sembrare tutt'uno con quel ruolo, per quanto sgradevole o difficile da difendere possa apparire.

Ma insomma.

Una quindicina di anni fa, tutti esultavano per la FINE DELLE IDEOLOGIE, che secondo quei TUTTI ne lasciavano in campo una sola, naturalmente non definita affatto 'ideologia', quella del LIBERISMO.

Un'ideologia in piena regola invece, che ha fatto proseliti e raccolto molta Fede.

Peccato che quel grande lenzuolo bianco steso sull'intero Globo, forse causa il riscaldamento globale, si sia in più punti strappato, e anche insanguinato, ad esempio l'11 Settembre 2001.

Da allora è stato tutto un correre ai ripari, e un constatare l'insufficienza e l'eccesso di ingenuità del pensiero neo liberista.

NO. BISOGNAVA FAR TORNARE IN CAMPO LE RISERVE, OVVERO, LE FEDI, LE RELIGIONI, QUELLE OCCIDENTALI, S'INTENDE, ALMENO CRISTIANE, MEGLIO SE CATTOLICHE E CON UN CAPO BEN IN VISTA, IL PAPA.

E questo è stato fatto e si sta facendo, ANCHE CON L'APPOGGIO DI MOLTA PARTE DELLA SINISTRA, ALMENO IN ITALIA.

E qui però stanno i leoni, hic sunt leones!

Perchè nel deserto esistenziale in cui si è lasciato precipitare l'Occidente, per non dir nulla del resto del globo, già preso da sempre nelle trappole fideistiche e ideologiche, a me non sembra così inaspettato che, prima o poi, un germoglio di FEDE ALTRA, di estrema sinistra o di estrema destra, per non parlare degli emuli già in campo in USA come in Europa degli 'islamisti', potesse e possa nascere e, ahimè, crescere.

Le cd nuove BR parlano un linguaggio anacronistico? antistorico? farsesco e un po' cialtrone?

Perchè, forse il papa o i teo usa (e getta) usano un linguaggio più attuale?Huh

QUANTO CONTA IL LINGUAGGIO, QUANTO LA SPECIFICITA' DI UNA FEDE, DI UN'IDEOLOGIA, QUANTO I FINI CHE DICHIARA DI PORSI E LE STRATEGIE E TATTICHE CHE DECLAMA?

E QUANTO, INVECE, IL FATTO PURO E SEMPLICE CHE NEL DESERTO ESISTENZIALE CONTEMPORANEO, QUALUNQUE FEDE, QUALUNQUE IDEOLOGIA, E' DESTINATA AD AVERE FACILE PRESA, SOPRATTUTTO SULLE GIOVANI MENTI DI ADOLOSCENTI E QUASI ANCORA BAMBINI CHE POPOLANO L'OCCIDENTE?

E allora, non varrebbe piuttosto la pena, invece che sbracciarsi (e sbracarsi) a chiedere interventi ecclesiastici per 'mantenere l'ordine costituito', di darsi da fare per restituire alle genti, alla gente, al popolo gli STRUMENTI PER PENSARE e anche gli STRUMENTI PER AMARE (agape eros, all'umana, magari, senza scomodare Gesù Cristo) ?

Non varrebbe la pena di CONGEDARE IL LIBERISMO, una volta per tutte, e RISCAVARE RISCOPRENDOLO IL LIBERO PENSIERO, QUELLO LIBERALE IN SENSO ETIMOLOGICO, SVILUPPATO E AGITO IN EPOCA ROMANTICA, OVVERO ATTENTA A NON BUTTAR VIA IL BAMBINO 'SENTIMENTO' CON L'ACQUA SPORCA - APPUNTO - DELLE VECCHIE FEDI E IDEOLOGIE?

Nessun pensiero puo' prendere se stesso per i capelli, come il barone di Munchhausen, il pensiero non puo' osservare se stesso dall'esterno, come insegnava Goedel, in modo neutrale, in altri termini a-ideologico, a-fideistico.

Libero Pensiero, pensiero liberale, PENSIERO, se proprio si vuole il raffronto confronto con la religione, LAICO, sono, è IDEOLOGIA E FEDE.

Ideologia borghese, certo, nata peraltro dalla testa di un certo numero di aristocratici per nulla 'borghesi'. E sviluppata anche in altri contesti di 'classe'.

Fede nella potenzialità umana di pensare un pensiero contemporaneamente logico ed emotivo, tendente ad uno scopo 'alto', orientato all'Altro da Sè e rispettoso delle sue (dell'Altro) esigenze, mancanze, debolezze, capacità di progettare, creare, credere e dunque amare ...




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14 febbraio 2007

Farsesca velleita', replicanti, disprezzo. E' Parlato.

Non cadere in tentazioni

Valentino Parlato

il manifesto, 13 Febbraio 2007

Oggi, è scontato, la maggioranza dei giornali italiani avrà in prima pagina il ritorno del terrorismo, delle Br e di tutto il resto. Ho la massima fiducia nei magistrati che conducono l'inchiesta, anche se il blocco di cinque giorni, prima dei quali gli imputati non potranno parlare con i loro avvocati, mi sembra un peggioramento dell'antica legge Reale, che già non era uno scherzo.

Ma interroghiamoci sul serio: è possibile e credibile nell'attuale contesto un ritorno alle Brigate rosse e della stagione del terrorismo? Non lo credo affatto e, rifacendomi a un vecchio detto che è diventato un abusato luogo comune, mi viene da dire che se la stagione delle Br e del terrorismo fu una tragedia, adesso siamo alla farsa. Una farsa che può anche minacciare uccisioni, ma solo e soltanto una farsa. Il contesto politico, sociale e anche culturale, non dà più spazio a speranze o velleità di uno stravolgimento dello stato delle cose esistente con la violenza, non di massa, ma di singoli o di gruppi che non sanno più in che anno viviamo.

Quindi? Quindi bene che i magistrati abbiano bloccato (spero sia davvero così) la farsesca velleità di violenza, che poteva e può anche essere omicida, ma teniamo la testa fredda e non ci facciamo catturare dai mediocri replicanti delle Br (e anche le Brigate rosse non erano gran cosa e furono estremamente dannose all'Italia e anche a quella che allora era la classe operaia). Certo alcuni di questi presunti o velleitari terroristi sono iscritti alla Cgil o alla Fiom, ma questo non può assolutamente ledere il prestigio della Cgil o della Fiom.

Teniamo la testa fredda e non diamo credito e spazio a questi presunti replicanti e ai veri nemici di classe, che faranno di tutto e anche il contrario di tutto per far pagare a chi lavora, al mondo vario e crescente del precariato la farsa dei nuovi terroristi.

Già oggi vedremo Berlusconi e i suoi accoliti chiedere ordine e disciplina. Chiederanno che a Vicenza dovrà esser proibita la manifestazione di protesta per ragioni di sicurezza. Chiederanno e faranno di tutto per imporre un blocco a tutte le manifestazioni di protesta. Viene da dire che quel che si sta facendo negli stadi sia solo - per le destre - una anticipazione di quel che si vuol fare in tutte le piazze d'Italia.

Da parte nostra è netta la condanna, e aggiungerei il disprezzo per i presunti epigoni di una stagione lontana e sconfitta; ma ancora più forte deve essere - come si diceva una volta - la vigilanza contro tutto quel che i poteri indeboliti, ma ancora forti, tenteranno di realizzare per limitare la libertà e le lotte.

Dall'attuale governo ci aspettiamo una presa di posizione chiara e netta: dia corso - ma nel rispetto delle regole democratiche, come la magistratura sia rispettosa del garantismo - all'accertamento delle responsabilità di coloro i quali si sarebbero stoltamente ubriacati. Ma non ceda un passo all'offensiva dei tanti che chiederanno più polizia e limitazioni delle libertà e dei diritti costituzionali. Ne va della tenuta democratica di questo paese, che di partecipazione e dissenso ha un'enorme bisogno.


http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Febbraio-2007/art8.html




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13 febbraio 2007

Ce n'è D'Avanzo ... eppure non basta

Il fantasma terrorista
che si aggira per l'Italia
di GIUSEPPE D'AVANZO

Repubblica.it

COME se fosse ritornato un fantasma che pensavamo di aver definitivamente cancellato dalla nostra vita, dal nostro orizzonte. Ci accorgiamo, quasi con stupore, che si riaffaccia la sagoma del terrorismo qui, ora, accanto a noi, nella trama delle nostre controversie, degli aspri conflitti nazionali, accanto alla fatica quotidiana con cui ognuno - per quel che può e sa - cerca risposte condivise per affrontare il futuro. È il profilo di un terrorismo cinico, assassino, ma non disperato perché consapevole di poter far leva sulle divisioni sociali, sulla rabbia dei più giovani, sulla frustrazione dei lavoratori, sulla paura delle comunità, sul timore di ciascuno di perdere quel che si ha senza averne in cambio nemmeno una speranza.

È in questo spazio di vuoto e di incertezza che dal Nord-Ovest al Nord-Est, nell'Italia industriale e metropolitana, le Brigate Rosse "movimentiste" erano al lavoro con un'organizzazione, un armamento e progetti, fino ad ieri, difficilmente immaginabili. E con lo stesso "schema" politico e operativo degli Anni Ottanta. Radicarsi nelle lotte sociali, accompagnare il "lavoro politico" e il reclutamento con una "propaganda armata" che contava di uccidere e distruggere gli uomini e le cose del rinnovamento e del riformismo - come già Tarantelli, D'Antona, Biagi, domani Pietro Ichino - per eliminare ogni ipotesi di accordo e di mediazione sociale...

... Puoi sbarazzarti di qualche nome, di una quindicina di uomini, ma la tentazione di tagliare con la forza ciò che non riesci a sciogliere, per molti, non sembra liquidata. Soprattutto in un Paese diviso in cui, nonostante i lutti, le sconfitte politiche prima che militari, c'è chi coltiva ancora il mito rivoluzionario dell'insurrezione armata.

(13 febbraio 2007)


Non basta no, perchè tutto si puo' dire oggi, forse più che alla fine degli anni '70, sulle cause profonde del 'terrorismo', sulle 'ragioni' sociali', sulla disillusione e l'assenza di speranze in un futuro (nemmeno migliore, soltanto un futuro ), sullo smarrimento individuale e la seduzione del salto nel vuoto, personale e però anche collettivo, della 'fine del mondo', dell'attesa di annientamento del genere umano per mano della natura (asteroidi, surriscaldamento planetario, uragani e tsunami) e/o per mano dell'uomo stesso, in un convergere di storiche circostanze per cui si è di nuovo, dagli anni '50 del secolo scorso, pronti alla Bomba, quella atomica, anzi no, alle Bombe, con tiro incrociato a partire dai 'quattro angoli' della Terra.

Tutto si puo' dire, come no?

Ma che c'entra farsi Dio (è una mania, di questi tempi) e decidere che una, due, tre, 10 persone, 'devono' morire, sulla base di inesistenti 'processi', in nome di un'inesistente 'giustizia popolare'?

"Colpirne uno per educarne cento" (che fa il paio con "10 100 1000 Nassiria", ma almeno lì, in Iraq, c'è una guerra in corso, e per quel che mi riguarda, se invece che ad urlarlo fossero non dei 'pacifisti', ma dei coerenti e onesti sostenitori di Saddam, o degli Sciiti, o dei Sunniti, o di Bin Laden (che non mi sembra faccia propaganda di 'pacifismo') ... non sarei d'accordo, ma rispetterei la scelta) ?

Ma 'educare', 'educarne' cento è anche questa una colossale 'palla', oltre che essere un'anacronistico ritornello preso a prestito dalle Guardie Rosse di Mao, 40 anni fa...

... educare implica che dalla Storia si impara, che esistono 'metodi' per educare, e per apprendere, e che questi metodi debbono pure essere sostenuti da un qualche straccio di prova, da una qualche 'ragione'

E allora la Storia smentisce TUTTE le previsioni della Lotta Armata, dagli anni '70 in qua: non c'è mai stato sollevamento di Popolo, che non si capisce perchè dovrebbe lanciarsi in moti rivoluzionari mosso da una carneficina e da incomprensibili omicidi a freddo.

Nessuno è stato educato, nessuno si è lasciato educare. E allora?

Ricordo che 'ai tempi' i 'compagni' (e anche i 'non' compagni) si fecero in quattro per impedire che la lotta al terrorismo rosso (e nero) si traducesse in una repressione cieca, in una limitazione dei diritti civili e democratici, di tutti, ma anche di chi veniva via via arrestato.

Ho fatto in questo anch'io una mia 'particina', per il piccolissimo che potevo e volevo, ma ricordo, uno per tutti, a Milano, Cesare Musatti.

E il 'Bollettino di Controinformazione' che si occupava di 'lotta contro la repressione', pur con tutti i rischi di passare per 'collaterali' e favoreggiatori della lotta armata, era anche luogo e occasione di discussione non solo sulla vita carceraria, ma sul 'carcere' in cui, anche grazie agli effetti prodotti dal terrorismo e dalla lotta armata, si andava trasformando il vivere civile di tutti.

E oggi? Ma oggi?

Se allora ci si considerava tutti 'compagni', e ci accomunava l'età, e, l'ho già scritto, una spinta al RIGORE etico, che imponeva di non dissociarsi, ma di calarsi dentro per capire, oltre che per condividere la mala sorte di chi quel rigor aveva trasformato in assassinio puro e cieco e feroce e assurdo...

... e però già allora erano in molti, comunque, a non sapere bene chi fossero i 'capi', in nome e per conto di chi operassero e tramassero, a vantaggio di chi...

a maggior ragione oggi.... a chi servono, a cosa servono i nuovi candidati assassini?

Non stiamo già abbastanza male tutti quanti? Non siamo al punto di far fatica ad inventarci giorno per giorno un briciolo di ragione di speranza, magari facendo finta di costruire qualcosa anche di infinitesimamente piccolo, ma forse giovevole a qualcuno, in questo mondo rotolante verso un cupo ignoto?

E a che servono i ciechi carnefici e i progettatori di assassinii? A rigirare il coltello nella piaga? A farci sentire ancora più impotenti tutti quanti?

Chi ad esempio in buona fede si batte per la pace, o forse meglio contro ogni guerra, dal successo o dalla proclamata esistenza di gruppi terroristici 'comunisti'  che ne ricaverà se non il misero fallimento di ogni attesa, anche minima, che il 'processo verso la pace' si avvii e continui?

Dunque, il terrorismo 'rosso' si pone contro e in antitesi al 'pacifismo', e però proprio nello stagno pacifista va a pescare, per proporre l'esatto contrario: non la via verso la pace, non le iniziative contro le guerre, ma la 'guerra di classe', o 'antimperialista' ... comunque una GUERRA.

E - anche qui la PALLA - a questa guerra, chi ci finisse per credere, i 'compagni' si preparerebbero guidati dalle 'avanguardie' della lotta armata ...

Ma dove? Ma come? Ma con quali risultati?

Ammazzare un tizio o una tizia qualsiasi, a freddo, a tradimento, senza che possa in alcun modo difendersi... sarebbe una preparazione alla guerra rivoluzionaria?

E, soprattutto, sarebbe 'di esempio' per mostrare a tutti che razza di mondo 'alternativo' ci si propone di realizzare? Un mondo in cui a sopravvivere sarebbero dei miserabili BOIA, e a crepare tutti gli altri (compresi quelli che - 'manovalanza' si usava dire - vengono mandati avanti più o meno inconsapevolemente, o per denaro, prezzolati ) ...

Una cosa resta misteriosa e sarebbe da indagare (lo puo' fare un giornalista come D'Avanzo, ad esempio).

Ovvero, la coincidenza degli atti terroristici, o della loro 'manifestazione', in virtù di arresti o di scoperta di covi, con determinate 'scadenze' contestuali della vita civile.

Perchè anche questo fa parte del 'cacciar palle' e del raccontarsi storie: non conta tanto se esistono poteri più o meno occulti che programmano arresti o 'lasciano' compiere attentati in determinate circostanze (come avveniva nella Russia degli Zar, ed è certo avvenuto in tutto il mondo e continua ad evvenire)

Conta che chi promuove rivoluzioni armate e rivendica posizioni di 'avanguardia' (che per definizione non dovrebbero essere 'ingenue') e magari riesce ad arruolare ancora una certa 'massa' di sprovveduti, MENTE SAPENDO DI MENTIRE, perchè non solo 'fa' il gioco, della cd repressione, ma quel gioco muove, cinicamente e premeditatamente.

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Leggo, e segnalo qui, in coda:

13 Febbraio 2007
LA "NUOVA" STRATEGIA DELLE BRIGATE ROSSE
di
Gregorj


in giornalettismo




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12 febbraio 2007

Cacciatori di Palle

Ho sempre nutrito una forte insofferenza nei confronti dei "Cacciatori di Palle", in particolare di quelli che si collocano politicamente a sinistra.

Nel 1968 mi piaceva sentirmi parte del "Movimento degli Studenti", e non del "Movimento Studentesco", e non tanto per una particolare avversione nei confronti di Mario Capanna, ma perchè della prima definizione amavo l'idea sottostante che si fosse tutti e tutte partecipi della Storia, tutti adulti, maturi, vaccinati, e dunque esentati dal raccontarci palle e dal lasciarcele raccontare.

Non mi piacciono i preti e i papi che insistono a voler imbeverare e alimentare masse di bambini mantenuti perennemente tali. all'uopo, con le loro Interpretazioni (autentiche eh Cheesy ) di Dio

ancor meno mi piacciono le palle Pacifiste, quelle secondo le quali, di certo, la Prima Guerra in Iraq non sarebbe MAI scoppiata, e su tutti i media i loro rappresentanti mediatici si spremevano le meningi per spiegarci come e perchè, e infatti s'è visto....

... idem sulla Bosnia e sul Kossovo... poi sulla Seconda Guerra in Iraq .... dove bastava mettersi di traverso e bloccare i treni carichi di armi...

ed oggi su Vicenza, ci e si dicono convinti che per fermare la superpotenza americana è sufficiente impedire l'insediamento a Vicenza di 2-3000 fanti disarmati (... se poi per questo ci lascerà la pelle qualcuno, se cadrà questo governo e riavremo la CdL potenziata a Razz**, sarà solo... come dicono 'loro', gli americani? ... un danno collaterale..) ...


ancor meno mi piacevano e mi piacciono oggi le BR, che ci e si dicono convinte che la grande rivoluzione anticapitalistica e antiglobale inizierà dopo l'ennesimo morto ammmazzato - da loro - più anche qui qualche danno collaterale, qualche passante o uomo di scorta o... o... così come se poi di questo si avvantaggeranno la destra americana, europea, italiana, sempre potenziate a Razz**, altro danno collaterale, no?

Su 'Rete 4' hanno or ora proposto 'The PeaceMaker", di cui l'inserto del venerdì di Repubblica si limita a dire che è un 'filmetto', di cui l'unica cosa pregevole è la partecipazione di George Clooney in veste di protagonista....

... non una parola sul fatto che quel film (del 1997 .... ) parla di armi nucleari trafugate, di terroristi più o meno suicidi, di Bosnia, di Iran...

Interessanti invece questi film 'di guerra' americani, un vero e proprio Star War Trek, da cui si  evince come 'loro', gli americani, da decenni si preparano alla guerra, al terrorismo, al controterrorismo... e dentro quest'ottica si provano a ragionare di giusto ed ingiusto...

... e noi no...

Sarà grave?

PS

Copincollo da dreamer, che ha scritto dopo di me:

2 Febbraio 2007
LA SOLIDARIETA' DEI CARC AI COMPAGNI TERRORISTI
"All’alba del 12 febbraio le forze della repressione hanno attaccato numerosi compagni e organizzazioni del movimento comunista del nostro paese". Con queste parole inizia un comunicato diffuso dai Carc (Comitato di appoggio alla resistenza per il comunismo). Si legge, fra l'altro, "solidarietà ai compagni arrestati". Qui lo trovi per intero. Sempre secondo i Carc "invetabilmente" contro l'attuale sistema si svilupperà una restistenza delle "masse popolari". Sempre più numerosi coloro che si "organizzano e lottano per il superamento del sistema capitalista", così da permettere l'avanzata del comunismo nel mondo. Mi sa che ci siamo distratti mentre accadeva o accade tutto questo. L'organizzazione prende parte alla manifestazione di Vicenza contro la base Usa. E' noto che lì la gente protesta solo e semplicemente perché non vuole avere una caserma vicino casa. Teme attacchi terroristici. E i diversi disagi che conseguono con l'avere una delle basi militari più importanti d'Europa fuori l'uscio di casa. Ed invece già sono stati arruolati in una battaglia storica. A volte capita. 

«Ordinanza suggestiva, ma sembra tutto un bel romanzo»

Corriere.it




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10 febbraio 2007

Gli Scricchiolii di Rossana Rossanda.

Scricchiolii

Rossana Rossanda

Lettera a 'il manifesto', 9 Febbraio 2007

Vacilla da tutte le parti il bipolarismo che dopo il 1989 era eretto a principio base di tutte le assemblee elettive, a imitazione del sistema anglosassone.
Nell'Europa, politicamente più complessa, esso non funziona. Francesi, italiani, tedeschi ben poco conoscono l'uno dell'altro - sa sul serio soltanto chi ha poteri di decisione, la Commissione della Ue, la Banca centrale, l'Ecofin, il coordinamento delle polizie - ma le popolazoni sono investite dagli stessi processi che stanno mandando in fibrillazione i rispettivi scenari istituzionali.
Comune è il ridisegnarsi di un centro che tende a tagliare le ali delle coalizioni che riflettono settori importanti ma politicamente minoritari della società. Questo è il vero oggetto della pericolosa navigazione del centrosinistra di Romano Prodi, in queste settimane sui pacs e sulla politica estera, con il rifinanziamento della missione in Afganistan e il raddoppio o allargamento della base americana a Vicenza. E ancora più difficile sarà, nelle prossime settimane, il tavolo delle pensioni.
La prima negazione del bipolarismo è venuta da tempo dalla Germania con la Grosse Koalition fra Spd e Cdu, che pure avevano già tagliato le famose ali estreme, ed è tornata in sella alle ultime elezioni: in questo caso il bipolarismo funziona soltanto come misura dei rapporti di forza, in un sistema di governo condiviso a dominanza moderata, cioè centrista.
In Italia, la maggioranza di centrosinistra è strattonata nello stesso senso, e non soltanto dall'ala ultrà della Margherita e da Mastella, che gradirebbero liberarsi delle cosiddette sinistre radicali, cioè Rifondazione, Pdc, forse i Verdi e sostitirli con i voti della Udc e qualche transfuga di Forza Italia.
Non è solo una tentazione parlamentare, indotta dalla esilità dei numeri specie al Senato: è l'auspicio della maggior parte dei media antiberlusconiani, basti leggere gli editoriali di Eugenio Scalfari, personalmente non sospetto di volere maggioranze variabili, ma insofferente di quel che chiama «massimalismo» delle sinistre.
In Francia, il classico duello fatale e finale fra due idee del paese che prenderebbe corpo nelle elezioni presidenziali del prossimo aprile, è incarnato dal repentino emergere nella coalizione governativa uscente di una specie di Follini-Rutelli d'oltralpe, Francois Bayrou, che minaccia i due candidati rispettivamente della Ump, Nicolas Sarkozy e del Partito socialista, Segolène Royal. Non che il candidato centrista sembri poter vincere, ma certo morde sull'uno e sull'altra, che finora dominavano incontrastati la scena. Nel sistema di voto francese, al primo turno possono presentarsi tutti coloro che hanno cinquecento firme di già eletti, mentre nel secondo vanno in ballottaggio soltanto i primi due.
In concreto, il 21 aprile saranno in campo per l'uscente centrodestra Jean Marie Le Pen (un cocktail di Almirante e Bossi), Nicolas Sarkozy, attuale ministro degli Interni e ultraliberista, e il rampante Francois Bayrou, mentre l'attuale opposizione presenta ben sei nomi, per i socialisti Segolène Royal, già ministra del governo Jospin e presidente d'una grande regione, Marie George Buffet segretaria del Pcf, Arlette Laguiller, inossidabile leader di Lutte Ouvrière, Dominique Voynet per i Verdi e, se ottengono come sembra le cinquecento firme di sponsors, Olivier Besancenot, segretario della Ligue Communiste Revolutionnaire e José Bové per l'ecologismo senza partito. Fino a tre settimane fa, l'animatore d'una fortunata rubrica ecologica in tv rischiava di prendere un posto trasversale analogo a quello che si propone Bayrou.
Il fascino che, almeno nei sondaggi, hanno i personaggi terzi viene certamente dal fatto che sembrano rompere un gioco prefissato fra ruoli. Ma è apparenza, perché essi non possono che collocarsi sul baricentro delle forze in campo, e variano con il loro variare. Oggi come oggi è un'opzione centrista. Nel 2007 non molto resta delle categorie che strutturavano destra e sinistra fino al 1990; in Francia, differentemente che da noi, resta viva l'opzione antifascista, e se per delusione o dispetto arrivasse ancora una volta al secondo turno Jean Marie Le Pen, tutti i voti si riverserebbero sul suo rivale, chiunque fosse, come nel 2002 si rovesciarono su Jacques Chirac, inclusi giovani e immigrati delle banlieues con le bandiere al vento. E' come se il senso comune, al di là delle Alpi, avesse ereditato dalla seconda metà del Novecento l'intollerabilità per il razzismo e l'antisemismo, cosa che da noi non è avvenuta quando Berlusconi ha sdoganato i fascisti. Mentre è sempre più confusa sulla scena della rappresentanza politica la contraddizione sociale. Dal 1945 agli anni '70 è parso - e sarebbe questione da rivedere senza schematismi - che l'antifascismo contenesse in sé una valenza progressista: fascismo e nazismo erano arrivati a gettare nei campi di sterminio ebrei, zingari e bolscevichi dopo aver devastato tutte le organizzazioni politiche, sindacali e operaie.
Ma oggi, malgrado i suoi connotati imperativi, il liberismo sembra aver perduto le stigmate di un autoritarismo affine, o almeno preparatorio, d'una possibile precipitazione fascista. Esso dilaga fin nelle sinistre storiche.

nota mia: sicura che sia solo il 'liberismo' a dilagare, e non, anche, o invece, un disperato tentativo di recuperare i brandelli residui di 'pensiero liberale', che stentano a sopravvivere, come nella questione dei PACS/DICO, e dell'esplodere del 'potere clericale' più ottuso e fondamentalista degli ultimi 150 anni? Siamo l'Italia del "non possumus" di Papa e gerarchie cattoliche, in cui perfino Rosy Bindi ha negli ultimi giorni l'aria di una donna 'trasfigurata', pure simpatica, per il passaggio che ha dovuto affrontare ponendosi di traverso contro di loro...
E' avvenuto insomma il processo inverso da quando la percezione di una profonda contraddizione fra le classi era penetrata nella cultura democratica niente affatto marxista, ma liberale. Così le costituzioni postbelliche sono sotto attacco e il trattato costituzionale europeo ne ignorava o annacquava in formule vuote ogni ricordo. Non a caso i lavoratori francesi e olandesi hanno votato no.
E' inoppugnabile che questo oscuramento vada inserito nel quadro della globalizzazione, ma è altrettanto inoppugnabile che il dominio capitalistico che la induce non ha nulla di oggettivo e separato dallo scontro di interessi e di idee di società. Ora è questa presunta oggettività che è stata introiettata dalle sinistre storiche, abbattendo anche i residui delle socialdemocrazie, per cui il nostro centrosinistra, l'opposizione francese e in Germania quella della Cdu, mentre contano sulle sinistre «radicali» per battere il centrodestra, tendono a liberarsene subito dopo.

nota mia: vale anche il rovescio, come ho già scritto qualche post fa
Da che altro è travagliata la coalizione di Prodi? Prodi si è illuso di governarne le contraddizioni con la ragionevolezza e, vocabolo preferito, l'equità. Così ha tenuto sulla finanziaria, così sulla pioggia di liberalizzazioni avanzata da Bersani, che non colpivano direttamente se non nicchie corporative, e ha finora rimandato il tema pensioni nonostante gli strepiti della Commissione o le beneducate ma precise ingiunzioni del governatore Draghi.
Ma esse si squaderneranno presto. Per primo si è presentato lo scontro sulla politica estera. Il governo ha tenuto fede al ritiro dall'Iraq, ma per il resto privilegia ancora la linea di un Bush in declino, invece della nuova maggioranza democratica che regge il Congresso e perfino il Senato, e accenna a una inversione di rotta in Medio oriente. L'Italia, non dovrebbe guardare a questa come a un futuro già iniziato? Sembra invece che il nostro governo abbia l'occhio fisso su una amministrazione non solo disastrosa ma sconfitta, che regge ancora soltanto sulle regole d'un estremismo presidenziale.
Così se nel caso dell'Iraq, il centrosinistra si è tirato fuori, facilitato dall'essere stata quella una guerra decisa unilateralmente, non è riuscito a districarsi dall'Afganistan (che peraltro nel programma dell'Unione non era stato neppure considerato) e dove il conflitto si fa sempre più incandescente.
Se su questo punto si troverà una mediazione (la famosa «discontinuità») questa non basta a fare una politica estera. Se in Iraq e in Afghanistan la priorità italiana è salvare le vite italiane, e su questo non ci piove, è assai poco per sostenere che abbiamo una posizione forte sulla tragedia che, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito a creare.
Il punto centrale per quel settore del mondo e per il mondo, noi inclusi, è il ritiro degli Stati Uniti, per una ragione diversa e cogente: mentre la nostra presenza è stata e resta probabilmente più grave per noi che per gli afghani o iracheni, quella americana costituisce il detonatore che ha messo a fuoco in Medio oriente e moltiplicato il fondamentalismo fino a sconvolgimenti impensabili prima dell'11 settembre e in crescita esponenziali. Gli Stati Uniti si sono fatti simbolo stesso del nemico, ne hanno dato tutti i motivi, e finché vi resteranno non ci sarà pace possibile e si aggroviglieranno anche i conflitti interni. Che gli Usa se ne vadano è una priorità mondiale, e per l'Europa questione di vita o di morte.

nota mia: "Gli Stati Uniti si sono fatti simbolo stesso del nemico, ne hanno dato tutti i motivi" ... mah, anche qui viene data per scontata una lettura, una 'punteggiatura' della lettura della storia degli ultimi 50-60 anni predeterminata. E' possibile anche una lettura capovolta, e diversamente punteggiata. Ci sono stati e ci sono tuttora altri 'interlocutori' di questa storia, a partire dall'URSS per arrivare a Bin Laden, o all'Iran
Non è un disimpegno semplice, tanto più in quanto manca un disegno pacifico alternativo, che non consista solo in beneficienze ma in iniziative politiche - prima di tutto sulla questione Israele e Palestina, già atrocemente guasta. Di fronte alla vastità del problema, che senso ha che il governo si limiti a sganciarsi, e con difficoltà, dall'intervento armato? Non sottovaluto le mosse di Massimo d'Alema, non a caso l'Italia è bersaglio degli ambasciatori (pochini) che hanno scritto la derisoria, oltre che irrituale, lettera di rimprovero al nostro governo. Siamo seri, dopo il ritiro non si sono proposte che genericità davanti a un focolaio che la guerra americana ha alimentato come un fiammifero sulla paglia e che non basterà neppure il ritiro americano a spegnere. E' una rovina umana, politica, culturale di dimensioni crescenti.
Di più, chi ne riconosce le dimensioni? Neppure la sinistra radicale, se si limita al ritiro del nostro contingente, come finora ha fatto. E' vero che non può essere solo l'Italia, dovrebbe essere l'Europa. Ma l'Italia sta premendo sull'Europa? Neanche siamo a un decente lavoro di analisi:
perché in un paese come l'Afganistan, che non era affatto dei più arretrati, i talebani hanno vinto? Perché sono di nuovo in ripresa? Perché l'Iraq ha paurosamente oscillato da Saddam Hussein agli sciiti, e da questi al più brutale conflitto interetnico e interreligioso? Che è avvenuto dei palestinesi che si uccidono nella striscia di Gaza? Una deriva mortale è andata avanti. E non ci vuol molto a vedere che in essa hanno giovato, tutte le proporziooni fatte, anche due opposte debolezze delle sinistre europee, vecchie e nuove: la linea della ingerenza umanitaria e quella di un elogio indifferenziato delle differenze a prescindere dal quadro che solo le può garantire, un sistema politico condiviso di coesistenza. La nostra resta una paralisi politico-intellettuale.

nota mia: effettivamente qui ci sarebbe e c'è da riflettere, a fondo!
Inutile scomodare i grandi problemi per il caso di Vicenza. Su nessun ragionevole argomento poggia la scelta di raddoppiare o allargare una base americana destinata a operazioni logistiche Usa verso il Medio Oriente (che altro se no?). L'attuale governo non è tenuto a onorare le scelte contingenti del governo precedente. Che perdipiù vanno contro al rinsavire dell'opinione americana espressa nelle ultime elezioni.
La fragilità di Prodi su questo punto è così evidente che paiono fin eccessive le preoccupazioni della protesta vicentina di non avere con sé il «governo amico». Non sono autonomi i movimenti, non sono nati per sospingere e non per essere sospinti? Che la manifestazione del 17 febbraio sarà grande è cosa certa. Sarà un problema per il comune di Vicenza, che non pare dotato di grandi lumi, e forse per la maggioranza, ma se la sbrighi la maggioranza.
Sulla quale mi permetto due parole. Nessuno ha obbligato nessuno a candidarsi in una coalizione che si sapeva in partenza divisa su diversi fronti cruciali: non si fa politica soltanto da un'aula parlamentare. E questo va detto alle coscienze inquiete.

nota mia: eh .... !!!!! appunto... e vedi anche come Repubblica di oggi, 10 Febbraio 2007, legge questo passaggio
Ma nessuno obbligava Romano Prodi ad accompagnarsi a coscienze che sapeva inquiete e motivate da culture così differenti: non si mette assieme uno schieramento così articolato senza pagare un prezzo.
Non è corretto che, dentro e fuori la maggioranza, si suggerisca al Presidente del consiglio di passar oltre le esitazioni niente affatto impreviste né superficiali di molti, tanto non avrebbero altra via d'uscita che assumersi la responsabilità di far cadere il governo, riaprendo la strada a un governo di destra. E non è corretto che una minoranza, pur seriamente motivata, risponda: non sei autosufficiente, ti faccio cadere oggi o preparo la tua caduta domani se prendi i voti da un'altra parte. Una coalizione del genere impone a tutti e in egual misura di andare a una mediazione, che a volte consiste semplicemente nell'ascoltare l'altro. Sulla questione di Vicenza, Prodi ascolti quel che non è un fatto personale di un gruppetto di parlamentari. Un governo forte deve saper anche tornare indietro.
Non lo farà? Il problema simmetrico si porrà allora alle sinistre radicali. Io non conto niente, ma non ho mai accusato Rifondazione di aver fatto cadere il governo Prodi la prima volta, quando questi ha rifiutato di procedere su una, chiaramente promessa, «fase due». E' il non esserci andati che ha prodotto la successiva sconfitta del centrosinistra, non la scelta di Bertinotti.
Non sono sicura che se fossi oggi in una delle due camere mi comporterei allo stesso modo. Ma non è un caso che, quando in passato mi è stato proposto di entrarvi, non ho accettato.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/09-Febbraio-2007/art21.html

(Vedi anche
Io, ragazzo del secolo scorso, e zia Rossana Rossanda )




permalink | inviato da il 10/2/2007 alle 13:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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