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22 febbraio 2007

Una Modesta Proposta. Bertinotti si dimetta. Ora, o mai più.

Cadere è umano, in 'politica' poi, non è un dramma, specialmente se ci si è assicurati lucrose rendite di posizione, e per la terza età.

Perdere la testa, anche ...

Rialzarsi, dipende.

E allora, avanzo la mia piccola, insignificante proposta:

Bertinotti si dimetta da presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana.

Rialzi la testa lui, si faccia promotore di una sinistra di sinistra, senza altri aggettivi, e senza l'ossessione di rifondare alcunchè, semplicemente UNA - SINISTRA

Non lo farà? Non salverà né se stesso nè la 'sinistra radicale', contribuirà semplicemente alla definitiva (per un secolo almeno) scomparsa di una sinistra che abbia senso definire tale.

Definire 'di sinistra' un brodo allungato democristiano, con qualche reduce ex di sinistra a fare da crostino, è un insulto, e non penso solo nei riguardi della sinistra 'radicale'.

PS

Chi ha tempo da perdere, provi a leggere qui:

http://new.rifondazione.it/forumprc/viewforum.php?f=14




permalink | inviato da il 22/2/2007 alle 13:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 febbraio 2007

I Re sono Nudi. E' troppo chiedere che la Sinistra faccia la sinistra, il Centro il centro, e la Destra la destra?

I due Re, Berlusconi e Prodi, sono palesemente NUDI.

E' chiedere troppo esigere che la politica torni a dire 'pane al pane e vino al vino'?

Iniziando da Sinistra:

la sinistra va dai No Global ad almeno un terzo dei DS, intercettando forse qualche socialista, cattolico o radicale

Togliersi dal gioco del governo? Tenere ferma la non violenza? Ribadire con forza le proprie posizioni su guerra, lavoro, scuola, sanità, diritti civili ? Non cedere al ricatto "o col Re Nero, o col Re Bianco"?

Il Centro. Ovvero i DS, i Cattolici sparsi, i Valor-osi ... che se ne stiano al Centro, e se non hanno, come non hanno, i numeri, che se li vadano a cercare nell'UDC, in FI, in AN, nella Lega

La Destra? Quella è già al potere, onnipresente e multi faccia. Che facciano come credono, tanto alla fine è al Centro che convergono, al Centro della Tavola dei Banchetti.

Una Sinistra, che magari allargata alla sua destra a comprendere i non teo democratici liberal, socialisti e radicali, si avviasse a costituire un polo socialista - assente in Italia, fermo e inamovibile rispetto alla non violenza e ai diritti civili, a chi fa paura, a sinistra? Non era lo stesso Massimo D'Alema a dire di volerla, non troppi anni fa?

Una Sinistra attenta alle persone, alle comunità, a quello che dovrebbe semplicemente chiamarsi comune buon senso in tema di guerra e di contrasto alle mafie, magari -anche - dotata di 'cervello' per non scambiare ogni volta lucciole per lanterne, a chi fa schifo?

Leggo quel che scrivono in tanti, sulla rete, e quel che capisco meno è come ci siano moltissime persone che ancora credono che si possa fare una politca 'progressista', 'democratica' ecc, ecc, con un (presunto) governo allargato all'UDC (e chissà a chi altro, qualche leghista? qualche forzista in libera uscita?)

Ma se non ha funzionato quando poteva e doveva funzionare come sperano tutte queste anime belle e  candide che ci riesca una maggioranza che conglobi dai noglobal a Casini?

E, anche funzionasse, anche se quel governo 'reggesse', in cosa "funzionerebbe", reggerebbe "cosa" ?

Mancano i numeri, sia al Re Nudo Nero, sia al Re Nudo Bianco, e non si cambiano, i numeri, dando i numeri, a me pare....

ecco qua: 

Crisi di governo, via alle consultazioni
L'Ulivo: sì all'entrata di singoli cdl

12:11       Verdi: "Nessuna pregiudiziale ad allargamento"

No comment.




permalink | inviato da il 22/2/2007 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 febbraio 2007

La Bagna Cauda, Tragedia in Due Atti.

IL COMMENTO
La fiducia vuota della sinistra radicale
di EZIO MAURO

Tirata per mesi in parlamento e nelle piazze, la corda ideologica dell'estremismo si è infine spezzata, facendo precipitare il governo Prodi e riaprendo a Silvio Berlusconi - sconfitto soltanto un anno fa nelle urne - la prospettiva ravvicinata di ritornare alla guida del Paese.

La crisi si apre sulla politica estera, dopo che D'Alema ha spiegato in Senato l'impegno per la pace dell'Italia, il rifiuto della guerra, il valore "politico e civile" della missione Onu in Afghanistan, l'impossibilità di un ritiro che ci allontanerebbe dalla Ue, isolandoci. Un discorso che sta pienamente nel programma dell'Unione, e che avrebbe potuto pronunciare tra gli applausi qualsiasi ministro degli Esteri di qualunque governo di sinistra di ogni Paese occidentale.

Ma in Italia, no. In Italia, dove il presidente del Consiglio è stato presidente della Commissione europea, questo discorso divide la sinistra ed è inaccettabile per la sua frangia più estrema, pronta a votare contro il governo pur di salvarsi l'anima o almeno il pregiudizio. Il risultato è la crisi dopo appena 281 giorni di Prodi a Palazzo Chigi, nemmeno un anno. Una crisi inevitabile perché senza una maggioranza in politica estera non si governa il Paese. Ma qui, secondo quanto rivela l'estremismo radicale, non manca solo la maggioranza: manca un'idea stessa dell'Italia, per capire cos'è e cosa dev'essere oggi, qual è il suo posto in quella parte del mondo che si chiama Europa e Occidente, se non vogliamo abitarla per caso o per sbaglio, da stranieri in patria, orfani di ideologie sconfitte e pericolose.

Ecco perché Romano Prodi ha fatto bene ad annunciare subito dopo il voto, già al telefono, le sue dimissioni al Capo dello Stato, e a non chiedere un rinvio automatico alle Camere per verificare meccanicamente se la maggioranza di centrosinistra c'è ancora oppure no. In questo modo si esce dai giochi interni alla coalizione, dove è possibile fare per mesi i governativi al ministero e gli estremisti in piazza, e tutto ritorna nelle mani del Capo dello Stato. Che dovrà e vorrà capire in forma impegnativa non solo se c'è una teorica maggioranza numerica per l'Unione, ma se c'è una concreta maggioranza politica, capace di assicurare al Quirinale di essere pronta ad assumersi le responsabilità di governo dei prossimi mesi, a partire proprio dagli impegni internazionali dell'Italia.

Napolitano vuole infatti rompere il gioco dietro il quale si nasconde la rendita di posizione dell'estremismo: il gioco della "fiducia vuota", o irresponsabile, che porta i partiti e i gruppi più radicali della coalizione a votare un assenso fiduciario generico al governo, pur di avere poi le mani libere sui singoli temi specifici, con distinzioni, astensioni, opposizioni che consentono ad ognuno (e ai piccoli gruppi soprattutto) di inseguire la rappresentanza di interessi di parte incompatibili con la logica e il programma di coalizione. Da oggi, dirà Napolitano al centrosinistra, la "fiducia vuota" non basta più, perché non garantisce la tenuta di un governo, anzi lo espone a quell'"umiliazione" di cui parlava ieri la Cnn nel servizio sull'Italia: occorre un impegno preciso sui passaggi qualificanti, qualcosa che dimostri la capacità per la sinistra italiana di fare governo, di fare maggioranza. Solo così Prodi potrà ripresentarsi alle Camere. Altrimenti, non ci sono le condizioni per andare avanti e la sinistra dovrà passare la mano, gettando al vento in pochi mesi la vittoria elettorale: e per sua esclusiva responsabilità.

Questa responsabilità è già emersa ieri con evidenza in Senato, con la defezione di due parlamentari, uno di Rifondazione e uno appena uscito dal partito dei Comunisti italiani: per Prodi due voti in meno in un equilibrio già fragilissimo, con Andreotti subito pronto - com'era immaginabile - a stare con i desideri di Ruini piuttosto che con la politica estera del governo. Le due defezioni "comuniste" sono il segno concreto dell'ideologismo irriducibile, anche davanti alla crisi di governo, e al rischio di riconsegnare il Paese a Berlusconi. Ma sarebbe ingiusto fermarsi qui, e non vedere dietro i due senatori del no un mondo, un'organizzazione e una cultura molto più ampia, in cui hanno camminato in questi mesi e soprattutto in queste ultime settimane gli stessi leader dei partiti dei verdi, di Rifondazione e dei Comunisti italiani che poi nelle ultime ore hanno parlato a sostegno del governo: come se un voto parlamentare fosse separabile da una cultura, da un comportamento diffuso e insistito, da un giudizio capitale sul riformismo di sinistra, dall'anatema sulle alleanze occidentali. E soprattutto dall'antiamericanismo che dopo la fine della guerra fredda in Italia è l'ultima ideologia superstite, quasi un'identità eterna per un comunismo minore e irriducibile, che continua a chiamarsi tale nonostante la democrazia l'abbia sconfitto nella contesa europea del Novecento, rivelando non solo i suoi errori ma la sua tragedia.

La crisi di governo certifica dunque con esattezza cos'è la sinistra italiana oggi. Un gruppo maggioritario che si fa carico della responsabilità del governare, scegliendo la cultura riformista nei suoi valori e nelle sue obbligazioni. Un gruppo minoritario estremista, che ha demonizzato Berlusconi come fascista ma è pronto a riconsegnargli l'Italia, considera il governo del Paese un vincolo più che un'opportunità, ritiene che la piazza debba prevalere sulle istituzioni.

Il dramma della sinistra sta alla fine in un paradosso: nelle condizioni attuali senza l'ala radicale non si vince, ma con l'ala radicale non si governa. E tuttavia si dovrà ad un certo punto parlar chiaro davanti ai cittadini, spiegando qual è l'Italia del futuro, che Paese ha in mente la sinistra, come lo vuole veder crescere. La lezione della crisi è quella di costruire al più presto una forte piattaforma riformista , il partito democratico, cioè una vera sinistra di governo con vocazione maggioritaria capace di allearsi con i radicali sfidandoli per l'egemonia culturale, costringendo i leader a uscire da ogni ambiguità: perché anche in Italia non si può stare nello stesso tempo e per sempre in piazza e al ministero.

Questo dovrebbe chiedere Prodi ai suoi alleati, perché solo se si coglie l'occasione della crisi per fare chiarezza nell'identità della sinistra (e dunque nell'identità della coalizione) vale la pena restare a Palazzo Chigi. Non servono, com'è dimostrato, le firme sul programma. Serve una politica condivisa, in pochi punti, che nasca da un'idea chiara dell'Italia e della sinistra. Un'idea che può ancora, persino oggi, essere migliore di quella della destra, e più utile al Paese. Ad esempio nella partita in atto per la laicità dello Stato, che è la vera battaglia culturale di questa fase per la sinistra. Anche se gli estremisti non lo sanno, prigionieri dell'eterna sfida con gli Usa e con i riformisti: che combattono da soli, come un'ossessione.


(22 febbraio 2007)

http://www.repubblica.it/

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Tutto giusto, o quasi. Giusto secondo una certa logica politica. Ma non è che anche Ezio Mauro ci sta parlando di un Altro Teatro?

Il Teatro 'Vero', quello in cui si svolge lo Spettacolo, presenta una Tragedia in Due Atti:

1. Un Governo Esteso, dall'UDC al PRC (la Bagna Cauda)
2. Una Guerra Annunciata (Afganistan, Iran, Medio Oriente)

Primo e Secondo Atto sono a quanto pare già scritti, tranne il Finale, a Sorpresa....




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22 febbraio 2007

Quarto Stato, Impero, Clero, Alta Borghesia in Santa Alleanza

A rileggere i fatti (meglio forse sarebbe dire gli 'eventi', mediatici e mediatizzati) di ieri sembrerebbe davvero di essere ripiombati in pieno '700

La Santa Alleanza tra

Esercito (USA, ovvero Cossiga)
Clero (Andreotti)
Alta Borghesia (Pininfarina)
e
Quarto Stato (Rossi e Turigliatto)
più (come nella migliiore tradizione) un traditore voltacasacca

ed ecco fatto, confezionato e servito il feuilleton di Primavera 2007

NOTTE ITALIANA: LA CADUTA DELL'IMPERO "ROMANO"



(da ilmanifesto.it )

La Santa Alleanza, settecentesca, di TUTTI gli 'stati' medioevali
contro
la Modernità?

Non certo la Modernità, proclamata, ma inesistente, di Berlusconi e FI,
e nemmeno quella declamata 'futuristica' dei post fascisti di AN
Neppure quella 'da bar' della Lega, per la quale il tempo scorre a rovescio

Quale Modernità dunque?

Quella della Nuova Democrazia Cristiana di Sinistra, alias Partito Democratico.
Con pochi e insufficienti alleati satelliti post comunisti e ambientalisti.

Wow!!!!

In nome di questo Magnifico Spettacolo, TUTTO quello per cui ci siamo affannati nelle ultime settimane (terrorismo, brigatismo, pace, guerra, violenza politica, comunità e ascolto della medesima (delle medesime) bla bla bla)

TUTTO INUTILE, VANO, VACUO.

Lo Spettacolo che stava andando in scena era un altro. Siamo entrati a fare le Comparse nel Teatro Sbagliato.




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21 febbraio 2007

Le 5 punte, senza la stella ...

Andreotti, Cossiga e Pininfarina, Rossi e Turigliatto

fonte: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/21/senatori.shtml

è grazie o colpa loro (loro?) se anche questa volta mi devo arrendere all'idea che la Politica in Italia, in effetti, sia ormai una caro ricordo, di una bella illusione.

Stavolta mica mi aspettavo tanto, eh! Un governicchio meno scalcinato e preoccupante di quello di centro destra, che durasse abbastanza a lungo da consentire qualche piccolo passo avanti in tema ad esempio di lavoro, scuola, sanità, diritti civili

Pia speranza. A sto' punto avremo qualche mese di voltastomaco ad assistere alle giravolte rifondarol-comunisto-verdi-diesse-margeritiche-dei-valori (ho dimenticato qualcuno?) e poi ci adatteremo alla nuova merda in salita libera.

Se non altro potremo (parlo per me) prendercela con chi si inventa leggi alla Savonarola da destra, sai che soddisfazione, e anche con le 5 punte, e con la stella che - grazie a questi, scusa, coglioni - trarrà nuova linfa e nuove reclute per i suoi deliri rivoluzionari, ben corrisposta dalla sua contro (contro?) parte fascista.

Vedi? Dicevi che non c'è più spazio per il 'privato', e invece no, resta solo quello...!

ciao

(In risposta a S****, qui: http://autoaiuto.forumup.it)

PS

Mi correggo.  La Faccia stanno tentando di salvarla, forse.

18:23
"Prodi orientato alle dimissioni"

Secondo indiscrezioni rilanciate da alcune agenzie di stampa, Romano Prodi sarebbe orientato a rassegnare al capo dello Stato le sue dimissioni.

(fonte: http://www.repubblica.it )





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21 febbraio 2007

Tanto va la Gatta al Lardo...

Governo battuto al Senato



( http://www.repubblica.it )

Politica estera, il governo va sotto
No del senato a mozione unione su politica estera

( http://www.corriere.it/ )





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21 febbraio 2007

Europa senza Manicomi

PSICHIATRIA DEMOCRATICA PER UNA EUROPA SENZA MANICOMI

Venerdì 16 febbraio si è svolto a Roma il seminario nazionale di Psichiatria Democratica intitolato "Europa senza manicomi, il viaggi di un'idea, la legge 180 da Roma a Strasburgo".

http://www.psychiatryonline.it/ital/NT20070220.htm




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21 febbraio 2007

La Quinta Guerra d'Indipendenza Italiana

Leggo l'ultima esternazione di Beppe Grillo, che chiama a testimone (o correo) un altro celebre Grillo, il Marchese immortalato da Alberto Sordi.

E mi chiedo: quand'è che due grilli fanno una Maggioranza?

Perchè se è vero che chi non vuole la TAV in Val di Susa ha le sue ragioni, NON è però maggioranza nel Paese, se è vero che chi non vuole la base USA a Vicenza ha le sue ragioni, NON è però maggioranza nel Paese, e via dicendo...

Ha senso che una Minoranza si proclami Maggioranza ?

O non è questa una forma di 'pensiero magico', strofinando il quale, si dà a intendere, e dà ad intendere Beppe Grillo, i Desideri di alcuni diventano Realtà di tutti?

Giocare, scherzare all'infinito con questo 'pensiero magico' non espone a continue frustrazioni e disillusioni chi se ne lascia affascinare?

Frustrazione e disillusione non fanno bene alla democrazia, non concorrono a condurre giuste battaglie, di Minoranza, in modo NON violento. Ma espongono all'esatto contrario.

Altra cosa è se una Minoranza, sicura del fatto suo su una determinata battaglia, che non puo' essere un sistematico e capillare NO a tutto (o se lo è, in quei termini, dovrebbe allora chiarire i propri obiettivi) si batte per diventare Maggioranza, o almeno una Minoranza capace di spostare il baricentro del Potere 'centrale' (come è successo storicamente, ad esempio,  nella Storia dell'Unità d'Italia e dell'abolizione dello Stato Pontificio).

Invitare a tagliare teste, mostrando altre teste mozzate, è facile giacobinismo, che la Storia ha già più volte insegnato dove porta, e soprattutto dove NON porta.

Siamo alla Quinta Guerra d'Indipendenza Italiana? In era di Globalizzazione e di Europa, finalmente non più frammentata in nazionalismi e localismi, qualcuno pensa, spera e si augura che l'Italia 'faccia da sè', staccandosi dallo Straniero? Ad esempio lasciando costruire ad altri, altrove, strade e ferrovie, o che la 'difesa' venga mantenuta e attuata da altri e altrove...?

E non c'è qui un groviglio di qualche migliaia di contraddizioni?

20 Febbraio 2007
I marchesi del Grillo

La Tav si fa. La Base 2 di Vicenza si fa. In Libano ci siamo. A Kabul ci rimaniamo. Il conflitto di interessi non interessa. La legge elettorale sta bene com’è. Le leggi ad personam servono anche a sinistra e non si cancellano. L’indulto è servito anche a sinistra e per questo è stato votato.
Il Governo ascolta. E’ sempre in ascolto. E’ un governo buono. Fa cose che non piacciono neppure ai suoi ministri. Che non piacciono agli italiani. Ma che piacciono molto agli americani, ai banchieri, agli pseudoindustriali, agli pseudogiornalisti, alla casa circondariale della libertà.
Il Prodi Marchese del Grillo non sa cosa dire, spesso sta in silenzio, qualche volta alza la voce, ma solo con sua moglie. Il messaggio che manda alla Nazione, forte e chiaro, è sempre quello:
“Mi dispiace, ma noi siamo noi e voi non siete un c...o!”.
Per essere eletto sindaco in Italia devi essere un ex sindacalista o un miliardario. Il risultato non cambia. L’arroganza di sindaci e assessori testimoniata ogni giorno in questo blog è smisurata.
La Broni-Mortara costa 900 milioni di euro, le aziende sul territorio sono contrarie, gli abitanti pure. Ma si farà. I milanesi non vogliono lo scempio della zona Fiera sepolta da tonnellate di cemento. Ma si farà. I cittadini di Serre non vogliono che una megadiscarica distrugga un’oasi faunistica. Ma si farà. La Tav in Val di Susa costerà 13MILIARDIDIEURO, non serve, lo dicono gli esperti, docenti universitari, la Valle è in rivolta. Ma si farà.
E’ iniziata da poco la mia tournèe e ancora prima che arrivi in un comune i sindaci e gli assessori dichiarano che non vogliono incontrarmi. Anche se io non l’ho chiesto.
Gli amministratori locali e i politici dovrebbero rappresentare i cittadini. Sono qualche migliaio di persone rispetto a 58 milioni di italiani che non contano un c...o qualunque cosa facciano. A voi sembra una cosa normale? Quanto può durare?


http://www.beppegrillo.it/2007/02/i_marchesi_del_grillo.html

Giusto giusto ieri sera, LA7 mandava in onda Maria Antonietta, d'Asburgo e Regina di Francia




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19 febbraio 2007

La Presidente di Harvard che non ha studiato ad Harvard

della serie, nemmeno tutte le donne americane sono imbecilli, ed anche:

la donna che succede a quello che 'le donne sono - per natura - congenitamente inadatte alla ricerca scientifica" ...

Svolta epocale per una delle più prestigiose università del mondo
La Gilpin Faust, storica della Guerra Civile, sarà presentata domenica
Harvard, tutto il potere a Drew
dopo 371 anni il presidente è donna

Harvard, tutto il potere a Drew dopo 371 anni il presidente è donna

Drew Gilpin Faust
Il volto è gentile ma chi la conosce racconta di "un osso duro in gonnella". Non nel senso di lady di ferro, ma di tenacia e rigore. Quello che serve per celebrare la grande svolta di uno dei grandi monumenti della cultura del mondo: Harvard. Insomma, non siamo ancora dalle parti della Casa Bianca, ma la strada potrebbe essere quella giusta. Così mentre l'America si interroga sulla candidatura di Hillary Clinton nel 2008, la più antica e ricca università d'America ha scelto una donna presidente.

Lei è Drew Gilpin Faust, storica della Guerra Civile americana e presidente del Radcliffe Institute for Advanced Studies, ed è stata nominata da Harvard alla successione di Lawrence Summers, economista dimissionario dopo una polemica rovente su donne e scienza, al termine di una caccia blindata e segreta quasi quanto un Conclave.

Sarà la prima presidente nei 371 anni della vita di Harvard: una conquista storica per il movimento delle donne. Summers, economista ed ex ministro del Tesoro nell'amministrazione di Bill Clinton, aveva lasciato il timone di Harvard lo scorso febbraio dopo essersi inimicato il Senato accademico con una polemica che aveva raggiunto massa critica dopo un discorso in cui aveva suggerito che il minor numero di donne ai vertici delle carriere scientifiche poteva esser ricondotto a "un'attitudine innata".

Alla fine era stato messo alla porta dalla Harvard Corporation, il secolare e segretissimo massimo organo di governo dell'università che ha potere di vita e di morte sulle attività del campus. La Corporation, riportano oggi Boston Globe e Harvard Crimson, nei giorni scorsi ha 'zoomato' sul nome di Faust scartando altri candidati illustri tra cui altre tre donne. La nuova presidente verrà presentata domenica al consiglio di amministrazione degli ex alunni che dovranno ratificarne la nomina alla testa di un ateneo che ha laureato ben sette presidenti e che ha un'enorme potenza di fuoco: il capitale dell'università è di quasi 26 miliardi di dollari, la metà del Pil dell'Irlanda. La scelta fa di Harvard la quarta università tra le otto della Lega dell'Edera che nomina una donna presidente. Aveva fatto da apripista nel 1994 l'università di Pennsylvania a Filadelfia, seguita da Brown a Providence in Rhode Island e Princeton nel New Jersey.

Faust, che ha 59 anni, sarà la più anziana presidente di Harvard da quando nel 1849 si insediò Jered Sparks. Sarà anche la seconda presidente dell'ateneo senza una laurea a Harvard dopo Charles Chaunch, in carica dal 1654 al 1972. Era stata la Harvard Corporation lo scorso febbraio a spingere Summers fuori dalla porta dopo che la più famosa università degli Usa era stata scossa alle fondamenta da una rivolta dei baroni. Cinquantun anni, economista figlio di economisti, Summers si era fatto nemici a iosa dopo che nel maggio 2001 era diventato presidente. Il suo secondo mandato alla testa del famoso ateneo era passato alla storia per esser stato il secondo in ordine di brevità dopo quello di Cornelius Felton, morto nel 1862 dopo due anni in carica.


(9 febbraio 2007)

http://www.repubblica.it/




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19 febbraio 2007

S-Concordato 11 Febbraio 1929 19 Febbraio 2007

19/02/2007 14.22.59

La Santa Sede e la Repubblica italiana celebrano oggi il 78° anniversario della firma dei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929

(19 febbraio 2007 - RV) Per la Santa Sede e lo Stato italiano oggi è il giorno delle tradizionali celebrazioni dei Patti Lateranensi del 1929 e della revisione del Concordato del 1984. Nel pomeriggio, presso l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, i due anniversari saranno celebrati alle presenza delle massime autorità delle due istituzioni, fra le quali il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Una nota del SIR, l’agenzia della Conferenza episcopale italiana, ricordando che “le relazioni tra l’Italia e la Santa Sede sono tradizionalmente buone, anzi eccellenti, invita a “guardare insieme nel concreto e in avanti”, in particolare sui temi cruciali della vita, della famiglia e dell’educazione, senza “attardarsi - si legge - in quelle ricorrenti polemiche sulla ‘laicità’, che periodicamente ritornano” e che mirano a “delegittimare l’interlocutore” che “non avrebbe diritto ad esprimersi”. Nel complesso, tuttavia, i 23 anni trascorsi dalla revisione dei Patti Lateranensi sono da considerarsi molto positivi. E la conferma viene da uno dei “padri” del Concordato dell’84, il prof. Carlo Cardìa, docente di Diritto ecclesiastico all’Università di Roma Tre, intervistato da Alessandro De Carolis:

**********
R. - Ci troviamo in un periodo molto buono, perché non è insorta nessuna controversia né sul Concordato, né su questioni rilevanti tra Stato e Chiesa. Sono stati anni molto sereni, dal punto di vista giuridico, della costruzione di queste relazioni e sono stati anni - ci tengo a sottolinearlo – in cui il nuovo Concordato ha aperto la strada anche alla stipulazione delle intese con altre confessioni religiose: ha aperto cioè la strada al rispetto della libertà religiosa più ampia in Italia. Il Concordato è stato il primo atto che ha cominciato a porsi su questa strada.

D. - Il principio della laicità dello Stato, la questione della sfera d’azione della Chiesa, di tanto in tanto suscitano animate discussioni, nonostante la mole del corpus giuridico relativa alla materia e nonostante, aggiungerei, il peso della storia. Perché secondo lei?

R. - Diciamo subito una cosa: la laicità dello Stato, soprattutto come si è venuta costruendo nel XX secolo dopo l’epoca dei totalitarismi, riconosce la più ampia sfera di libertà alla Chiesa e alle Chiese. E io direi anche qualche cosa di più: e cioè che è il sistema democratico che riconosce alla Chiesa e alle Chiese libertà di pensiero, di parola, di azione. In passato, il laicismo voleva “ricacciare” nel privato le Chiese, voleva che non parlassero, che si occupassero solo dei riti e del culto. Oggi noi siamo in una posizione diversa. La sfera della Chiesa è la sfera di tutte le altre grandi forze sociali. E’ libera di agire, è libera di esprimere le sue opinioni. Poi, naturalmente, i cittadini, ciascuno nella propria coscienza, valuteranno ciò che la Chiesa e le Chiese dicono, e faranno le loro scelte. Questo è il principio della laicità moderna.

D. - In questi giorni si parla molto di ingerenze, di silenzi, del diritto ad esprimersi della Chiesa e di chi questo diritto invece non lo riconosce o lo riconosce fino ad un certo punto. Qual è la sua opinione?

R. - La contingenza di questi giorni, di queste settimane, di questi mesi, ha fatto emergere questa istanza molto singolare: quando una Chiesa esprime le proprie opinioni, in maniera fra l’altro aperta, pubblica, si ha un’ingerenza. Io faccio sempre, su questo problema, l’esempio degli Stati Uniti - fra l’altro citato proprio da alcuni laicisti. Negli Stati Uniti, come sappiamo, ci sono molte Chiese. Molte di esse parlano, agiscono, anche in un modo, diciamo, un po’ “gridato”. Bene: ciò avviene negli Stati Uniti senza che nessuno dica mai nulla. Qual è allora il problema italiano? E’ che nel momento in cui la Chiesa si fa interprete di valori generali – perché in questi giorni si parla di valori generali non confessionali - c’è chi non si sente sicuro su questo terreno, perché avverte che a livello popolare certe cose sono sentite, e dunque utilizza il criterio della laicità: la laicità vecchia, però, di cui parlavamo prima.

D. – Dunque, professore, la materia trattata dal Disegno di legge sui Diritti delle coppie di fatto è materia sulla quale la Chiesa può e deve dire la sua…

R. - Se la Chiesa non parla in materia di fede e di morale, qualcuno mi deve dire di che cosa deve parlare… Diciamo un po’ le cose come stanno: quando la Chiesa interviene su temi come la pace, la convivenza civile, anche su temi più vicini alla politica, se ciò che dice va bene ad una parte politica, questa plaude, se ciò che dice non va bene in materia di morale, si rialza un po’ lo steccato dell’ingerenza. Qui c’è una contraddizione. Ricordo un episodio clamoroso, di circa due anni fa, quando sui giornali si scrisse che in Italia la Conferenza episcopale, in un documento, avrebbe parlato della struttura federale dello Stato e tutti plaudirono, da una certa parte politica, perché erano contrari a quella struttura federale. Ma se la Chiesa può parlare addirittura sulla struttura federale, come può non avere il diritto di parlare in materia di etica e di famiglia? C’è proprio una contraddizione in linea di principio.
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Caro Ruini, le spiego perché sta sbagliando
   
di  Ignazio Ingrao   
19/2/2007 
   
Con la sua crociata contro i Dico il capo della Cei mette in discussione la sovranità dello Stato. E rischia di rilanciare l'anticlericalismo. Parola di un allievo di Giuseppe Dossetti »
 
I Dico sono l'ultima frontiera.
La sfida all'Ok Corral del cardinale Camillo Ruini, giunto alla fine della sua ventennale parabola ai vertici della Chiesa italiana. Un epilogo travagliato, segnato prima dallo scontro con il segretario di Stato, Angelo Sodano, poi dalle incomprensioni con il successore, Tarcisio Bertone.
L'ultimo tradimento arriva dall'amico di un tempo, Romano Prodi, aiutato dagli ex di Azione cattolica e della Fuci (Rosy Bindi, Stefano Ceccanti e altri ancora), due organismi che proprio Ruini ha voluto rivitalizzare. Ecco come si spiega la veemenza nello scontro tra il governo e la presidenza della Cei sulle unioni di fatto, che non ha precedenti nemmeno nella battaglia contro il divorzio. Questa la tesi di Alberto Melloni, ordinario di storia contemporanea all'Università di Modena-Reggio Emilia e membro di quella «officina bolognese» fondata da Giuseppe Dossetti e Giuseppe Alberigo, che ha fatto del rinnovamento impresso alla Chiesa dal Concilio Vaticano II una ragione di studio e di vita.

Il cardinale Ruini ha annunciato una nota «ufficiale, impegnativa e chiarificatrice» sulle unioni civili. Non c'è più spazio per la mediazione?
Rullano i tamburi di guerra ma gli eserciti devono ancora scendere in campo. Aspettiamo di vedere il testo della nota e attendiamo gli sviluppi del dibattito parlamentare. Certo siamo di fronte a uno scontro senza precedenti nella storia dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato italiano.
Anche contro aborto e divorzio la Chiesa schierò tutte le sue forze.
È vero. Ma in quei casi si trattava di battaglie «contro», per cancellare leggi che i cattolici non accettavano. Oggi invece assistiamo a una battaglia che tocca l'autonomia del potere legislativo, perché punta a impedire che una norma venga promulgata. È una questione delicata non solo rispetto al problema della laicità dello Stato ma anche riguardo al tema centrale del ruolo del laico nella Chiesa. Il cattolico impegnato in politica non è un terminale della gerarchia, mantiene intatta la sfera della sua libertà di coscienza. Perciò temo che in questo scontro vengano sacrificati due principi costituzionali: i parlamentari sono eletti senza vincolo di mandato; lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
In cosa gli interventi della Cei sarebbero lesivi della sovranità dello Stato?
Se allo Stato non compete il giudizio sulle materie che riguardano il diritto naturale, come ho sentito affermare da autorevoli esponenti della gerarchia ecclesiastica, vuol dire che gli si riconosce solo una sovranità limitata. Inoltre, nella posizione dei vertici della Chiesa colgo anche una profonda contraddizione: se davvero le convivenze sono una pericolosa minaccia per la società, allora andrebbero proibite. Se vengono tollerate, perché non legiferare per dare loro un assetto chiaro che definisca diritti e doveri? Mi viene il sospetto che dietro la posizione così rigida del presidente della Cei vi possa essere invece un'altra ragione.
Quale potrebbe essere?
Il cardinale forse ritiene che se il governo Prodi non riesce a superare lo scoglio delle unioni civili rischia seriamente di cadere. Non penso che Ruini abbia intrapreso la battaglia contro i Dico perché vuol far cadere il governo, ma sa bene che questa potrebbe essere una conseguenza non troppo remota.
C'è persino chi ascrive a Ruini il disegno di volersi opporre alla nascita del Partito democratico.
Sarebbe ancora più grave poiché non è compito della Chiesa pronunciarsi su quale partito debba nascere. Certo anche questa potrebbe essere una conseguenza dell'azione della presidenza della Cei. Ma c'è un pericolo, che forse le gerarchie ecclesiastiche non hanno debitamente messo in conto: così facendo si annaffia giorno per giorno la pianta dell'anticlericalismo. È una pianta carnivora, che oggi appare insignificante ma cresce silenziosamente e domani potrebbe divorare tutto, come è accaduto in Spagna.
In realtà non solo il capo dei vescovi italiani, ma anche il Papa e gli episcopati di altri Paesi si sono pronunciati contro le unioni di fatto. Sono tutti contro Prodi?
Certamente no. Ma invito a cogliere importanti sfumature di accenti e di tono. Il Papa parla della funzione pedagogica della legge e del pericolo che questa incoraggi le giovani coppie a non seguire la strada del matrimonio. A differenza di Ruini, Benedetto XVI non si è rivolto ai parlamentari, non ha mai cercato di condizionare l'atto positivo di approvazione di una legge. Anche nel suo recente viaggio in Spagna ha sempre parlato a favore della famiglia mai contro il governo Zapatero. Così gli episcopati di altri paesi del mondo, Canada, Francia, Germania, hanno criticato il riconoscimento delle unioni civili ma si sono anzitutto concentrati sulla richiesta di azioni concrete a tutela della famiglia tradizionale. Mi sembra che questo sia anche l'atteggiamento di una fetta consistente dell'episcopato italiano, che non condivide i toni da battaglia finale della presidenza della Cei, ma per ora è ridotto al silenzio.
Lo scontro è condizionato anche dalla fine del mandato del presidente della Cei?
In questi mesi Ruini ha cominciato a fare i conti con la prospettiva della fine del suo mandato ai vertici della Chiesa italiana. Sa che, chiunque sarà il suo successore, non avrà mai il suo stesso carisma, la sua stessa lucidità, la sua stessa passione nel misurarsi con la politica italiana. Perciò è possibile che viva la battaglia sulle unioni di fatto come l'ultima spiaggia, l'eredità spirituale che lascia al Cattolicesimo italiano.
Qual è invece il progetto del cardinale Tarcisio Bertone sulla Cei?
Negli ultimi vent'anni con Ruini i vertici della Chiesa italiana sono stati interlocutori dei partiti prima che della società. Probabilmente il cardinale Bertone, fedele alla visione di Benedetto XVI, per il futuro pensa a una Chiesa italiana capace di farsi interlocutrice della società prima che della politica.
Questo potrebbe significare che la Segreteria di Stato riprenderà in mano a poco a poco i rapporti con la politica italiana, che Wojtyla aveva delegato a Ruini, lasciando alla Cei più libertà ed energie per la missione pastorale, cioè annunciare il Vangelo.


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permalink | inviato da il 19/2/2007 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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