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Psicologia e Guerra
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10 maggio 2004

Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (3), alla CICR dissero: è secondo regolamento

Torture e maltrattamenti? Un normale metodo per ottenere la «collaborazione» dei detenuti. La sconvolgente ammissione fu raccolta dagli ispettori della Croce rossa internazionale (Cicr) nei colloqui avuti con alcuni ufficiali dell’intelligence militare americana nell’ormai famigerato carcere di Abu Ghraib, presso Baghdad. Lo si apprende leggendo il testo integrale del rapporto redatto dalla Cicr dopo le ispezioni nei campi di prigionia gestiti da americani e inglesi in Iraq. L’orrore delle sevizie inflitte ai detenuti emerge in tutti i dettagli più disgustosi dai 63 paragrafi del documento, di cui il Wall Street Journal aveva già pubblicato alcuni stralci la settimana scorsa, riportati anche da l’Unità. Il quotidiano statunitense l’ha diffuso lunedì nella sua completezza. Al paragrafo 24, si afferma testualmente: «In alcuni casi, come nella sezione dell’intelligence militare di Abu Ghraib, i metodi di coercizione fisica e psicologica usati dagli interroganti apparvero essere parte delle procedure operative standard del personale dell’intelligence militare allo scopo di ottenere confessioni ed estorcere informazioni». «Diversi ufficiali dell’intelligence militare -continua il rapporto- confermarono alla Croce rossa internazionale che apparteneva al modo di operare dell’intelligence militare stessa tenere un recluso nudo in una cella completamente scura e vuota per un periodo prolungato, e usare un trattamento disumano e degradante per assicurarsene la collaborazione». Grazie alle anticipazioni dei giorni scorsi, le sevizie perpetrate dagli aguzzini sono ormai tristemente note. Si incappucciano i prigionieri per impedire loro di vedere, disorientarli, ostacolarne la respirazione. Si immobilizzano i prigionieri con manette tanto strette da provocare lesioni alla pelle. Si colpiscono i reclusi con il calcio della pistola o del fucile, li si picchia sulle gambe, le costole, le reni, i genitali. Li si minaccia di rappresaglie sui familiari, di esecuzione immediata, di trasferimento nel campo di detenzione Usa a Guantanamo. Li si costringe a mostrarsi nudi davanti agli altri prigionieri ed alle guardie, a volte con un indumento intimo femminile sulla testa. Li si espone al supplizio di rumori assordanti o ai raggi del sole cocente. Terribile. Forse ancora più terribile è scoprire che a questi orrendi abusi l’intelligence militare è ricorsa «in modo sistematico» nei confronti di persone arrestate per presunte violazioni della sicurezza o di persone che si riteneva fossero di qualche «interesse per l'intelligence». Il rapporto è frutto di 29 visite in 14 diverse strutture di internamento, effettuate dal marzo al novembre dell’anno scorso, durante le quali «i delegati della Cicr furono diretti testimoni e registrarono una varietà di modi utilizzati per assicurarsi la cooperazione degli interrogati». In particolare videro alcuni prigionieri nudi in celle buie e spogolie. Dagli ufficiali dell’intelligence militare appresero che nei loro confronti si esercitava una pressione basata sul «dare e avere». In cambio della loro cooperazione venivano «compensati goccia a goccia», restituendo loro i vestiti, la luce, oggetti per l’igiene personale. Sottoposti a queste e altre sevizie, alcuni detenuti subivano traumi profondi: «difficoltà di concentrazione, problemi di memoria, limiti all’espressione verbale, reazioni ansiose, tendenze suicide». Si apprende anche che dal 70 al 90% dei detenuti «sono stati arrestati per sbaglio». Furono gli stessi ufficiali dell’intelligence militare a fornire la cifra agli ispettori della Cicr. Le stesse fonti attibuirono la brutalità di alcuni comportamenti alla mancanza di un’adeguata sorveglianza esercitata nei confronti delle unità di combattimento, cioè di coloro che nella maggior parte dei casi sono gli esecutori materiali degli arresti. Secondo la Croce rossa la maggior parte delle violenze sui prigionieri avviene infatti prima che siano trasferiti in centri di internamento regolare, «come quelli gestiti dalla polizia militare, dove il comportamento delle guardie è severamente controllato». In un passo il documento cita le truppe italiane, in rapporto ai prigionieri di Camp Bucca, presso Bassora, ma solo per dire che i nostri soldati, così come quelli olandesi e danesi consegnavano ad altri le persone da loro arrestate: inizialmente agli inglesi, poi agli americani, poi di nuovo agli inglesi a partire dal 25 settembre scorso. La portavoce della Cicr, Antonella Notari, ha confermato lunedì sera quanto già detto l’altro giorno all’Unità: «Il rapporto fu consegnato al capo dell'Autorità provvisoria Paul Bremer e al comandante della coalizione, generale Ricardo Sanchez e lo abbiamo discusso con loro». Ed ha aggiunto: «Non lo abbiamo consegnato agli italiani». (Gabriel Bertinetto, l'Unità, 10.05.2004)

  • La Repubblica: RAPPORTO DELLA CROCE ROSSA (Formato Pdf, in inglese)



    permalink | inviato da il 10/5/2004 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  • 10 maggio 2004

    Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (2), ora c'è anche la Croce Rossa (CICR)

    Nel rapporto della Croce Rossa la "giustificazione" dell'ufficiale Usa responsabile degli interrogatori Abu Ghraib, abusi sui prigionieri erano "parte del procedimento" Il rapporto era stato consegnato a Bremer e Sanchez "Gravi violazioni del diritto internazionale e umanitario" Un marine di guardia nel carcere di Abu Ghraib LONDRA - Costringere "in celle completamente vuote e al buio assoluto", per giorni, detenuti nudi, od offrire loro solo indumenti femminili per coprirsi, era "parte del procedimento". Così l'ufficiale dell'Intelligence militare americana responsabile degli interrogatori nel carcere di Abu Ghraib si giustificò di fronte ai rappresentanti del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). E così si legge nel rapporto riservato, stilato dal CICR, concluso lo scorso 4 febbraio [in Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture avevo evidenziato il ... tempismo della CIRC nel renderlo pubblico, ed il sinistro parallelo con quanto accadeva negli anni 1941-1942: circa 250 medici e infermiere della Croce Rossa Internazionale (ICRC) ... ] e consegnato ai governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Nel dossier, di 24 pagine, il Comitato parla di "abusi diffusi" sui prigionieri in Iraq. Ma non sono solo descritti gli orrori che i prigionieri furono costretti a subire: si chiarisce che non apparivano iniziative sporadiche dei soldati semplici, bensì conseguenze di ordini precisi dei comandanti della prigione alla periferia di Bagdad. Ma le forze della coalizione ignorarono i ripetuti allarmi sulle condizioni delle carceri lanciati, sia a voce sia per iscritto, dai responsabili dell'organizzazione. Il rapporto, nel quale erano sintetizzati i rilievi fatti nel corso di 29 visite in 14 prigioni effettuate fra marzo ed ottobre del 2003, fu consegnato (come precisa la portavoce del CICR, Antonella Notari) al capo dell'autorità provvisoria Paul Bremer e al comandante della coalizione, generale Ricardo Sanchez. Nel dossier sono riferiti, da detenuti interrogati dai funzionari del CICR, "casi frequenti" di maltrattamenti. "I servizi segreti militari usavano questi metodi di coercizione fisica e psicologica in modo sistematico per ottenere confessioni", scrive ancora la Croce Rossa dopo i controlli effettuati due mesi prima che i soldati di guardia ad Abu Ghraib scattassero le foto dello scandalo. I funzionari della Croce Rossa, si legge, avevano più volte ribadito alle autorità dell'occupazione americana che nelle carceri venivano autorizzate pratiche che costituivano "gravi violazioni del diritto internazionale e umanitario" e "in alcuni casi tortura". "Dopo aver testimoniato a questi casi, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha interrotto le visite chiedendo una spiegazione alle autorità militari. L'ufficiale dell'intelligence responsabile degli interrogatori - raconta ancora il documento - spiegò che il trattamento era parte del procedimento". Sotto accusa anche il contingente britannico di stanza a Bassora. In particolare, nel rapporto si parla di un prigioniero morto in prigione nel settembre scorso. Il nome della vittima è stato cancellato, ma il ministero della Difesa britannico ha riferito che potrebbe trattarsi di Baha Musa, sulla cui morte si indaga da tempo. La Croce Rossa racconta che il detenuto, arrestato con altre otto persone in un albergo di Bassora, era stato costretto a "inginocchiarsi, faccia e mani contro il pavimento", nella stessa posizione in cui pregano i fedeli musulmani. "I soldati schiacciavano il collo" con i piedi "a chi alzava la testa". Nel certificato di morte del detenuto si indicava come causa del decesso un infarto. Ma "la descrizione del cadavere fornita al CICR da un testimone oculare parlava di naso e diverse costole rotti, di lesioni sul viso riconducibili a percosse", ha scritto la Croce Rossa. I soldati di guardia alle prigioni poi erano soliti, durante rivolte o tentativi di fuga, aprire il fuoco sui detenuti che "erano disarmati e non rappresentavano una minaccia seria". (La Reoubblica, 10 maggio 2004) Cosa dice la CICR - Comité international de la Croix-Rouge (CICR) (Lo leggo in lingua francese) ? 7-05-2004 Irak : le CICR explique sa position au sujet du rapport sur la détention et sur le traitement réservé aux prisonniers Déclaration d'introduction du directeur des opérations du CICR, Pierre Krähenbühl, à une conférence de presse tenue au siège de l'institution, le 7 mai 2004, à la suite de la publication d'extraits du rapport du CICR dans le Wall Street Journal. Bonjour, Je vous remercie de participer à cette conférence de presse que le CICR a convoquée à la suite de la publication, dans le Wall Street Journal d’aujourd’hui, d’articles qui citent de larges extraits d’un rapport confidentiel sur la détention en Irak, daté de janvier 2004 et soumis aux forces de la coalition en février 2004. Permettez-moi d’abord de préciser que le président du CICR, Jakob Kellenberger, est aujourd’hui à Bruxelles. S’il avait été à Genève, il se serait adressé à vous personnellement. Comme vous le savez sans doute, le président Kellenberger s’est occupé directement, régulièrement, et récemment encore, des questions liées à la détention de personnes aux mains des forces américaines. Ce mercredi, il a pris l’initiative de s’entretenir par téléphone avec le secrétaire d’État Colin Powell des constatations et préoccupations du CICR au sujet de la prison d’Abou Ghraib. Vous avez vu dans les médias des références à cette conversation et au fait que Colin Powell avait indiqué que les constatations du CICR étaient prises très au sérieux. En son absence, le président Kellenberger m’a demandé de vous faire part de la position du CICR. Je voudrais commencer par souligner que le rapport (les extraits du rapport) a été publié sans le consentement du CICR. L’élaboration et la soumission des rapports de ce genre s’inscrivent dans le cadre des procédures habituelles du CICR en matière de visites aux prisonniers à travers le monde. Je rappellerai que, l’an dernier, le CICR a visité 469 648 personnes détenues dans 1 923 lieux de détention dans environ 80 pays. Ces rapports portent une mention spécifique indiquant qu’ils sont strictement confidentiels et uniquement destinés aux autorités auxquelles ils sont présentés. Il est en outre précisé que les rapports ne peuvent pas être publiés, en tout ou en partie, sans le consentement du CICR. Comme cela a déjà été indiqué, le rapport en question a été publié sans notre consentement. Étant donné que la confidentialité est un élément vital à l’heure d’obtenir l’accès aux prisonniers à travers le monde et que cet accès est, quant à lui, essentiel pour mener une action efficace auprès des personnes détenues, le CICR regrette que ce rapport ait été rendu public. Je voudrais en outre préciser que le rapport fait état de constatations et de recommandations qui ont été faites lors de visites réalisées entre mars et novembre 2003. Le rapport proprement dit a été remis aux forces de la coalition en février 2004. Il est important de bien comprendre que ce rapport constitue une synthèse des préoccupations qui ont été régulièrement soumises à l’attention des forces de la coalition tout au long de l’année 2003. Je devrais peut-être brièvement expliquer ici le déroulement des visites du CICR. Les délégués du CICR négocient, traditionnellement, l’accès à toutes les personnes privées de liberté dans les situations de conflit armé ou de violence interne. Dès qu’ils obtiennent l’accès à ces personnes, ils effectuent des visites détaillées dans une prison donnée, un poste de police ou tout autre lieu de détention. Ces visites sont conduites pour évaluer le fonctionnement général des prisons et les conditions de détention des prisonniers. Les délégués rencontrent individuellement les détenus avec qui ils s’entretiennent sans témoin. Ils peuvent ainsi évaluer les conditions de détention et le traitement qui est réservé au prisonnier, qui a la possibilité d’écrire un message à sa famille. À l’issue de la visite, ils ont un entretien formel avec l’autorité détentrice à laquelle ils communiquent leurs constatations et préoccupations, et font des recommandations en vue d’une amélioration de la situation. Il est important de bien comprendre que ce qui est dit dans le rapport de février 2004 a trait à des observations qui concordent avec celles qui avaient été faites, oralement et par écrit, à plusieurs reprises tout au long de l’année 2003. Avant que le rapport en question ne soit présenté, le CICR avait fait part à maintes reprises de ses préoccupations aux forces de la coalition, et demandé que des mesures correctives soient prises. Dans le cas d’Abou Ghraib, comme dans celui d’autres lieux de détention en Irak, les démarches orales et écrites du CICR rappelaient spécifiquement les règles et les normes que les États se sont engagés à respecter en adhérant aux Conventions de Genève. Depuis des mois, le CICR insiste, tant au niveau bilatéral que publiquement, sur l’importance de respecter strictement le droit international humanitaire (dont font partie les Conventions de Genève), qui représente un ensemble de règles essentielles et pertinentes visant à préserver la vie et la dignité des prisonniers et à leur assurer un traitement conforme aux règles du droit. Répondant aux questions des journalistes présents, M. Krähenbühl a donné les précisions suivantes : Présentation du rapport du CICR aux autorités détentrices : Le rapport en question a été remis à M. Paul Bremer et au général de corps d’armée Ricardo Sanchez en février 2004 ; divers aspects de son contenu avaient été examinés avec les autorités de la coalition à différents moments et à différents niveaux en 2003, et inclus dans les documents qui leur ont été soumis. « Je n’entrerai pas dans les détails mais… ils ne concernent pas uniquement des questions liées à l’eau et à la nourriture, ils touchent aussi clairement au traitement réservé aux détenus. » Réactions des autorités et effets du rapport du CICR : À plusieurs occasions, l’assurance a été donnée au CICR que ses constatations étaient prises très au sérieux et que des mesures seraient mises en œuvre ; lors de visites ultérieures, il a été constaté que certains des problèmes matériels avaient été résolus ; cependant, cela ne suffisait pas étant donné que « nous avions affaire à un schéma plus large et à un système, pas à des actes individuels… » Questions relatives au traitement mentionnées dans le rapport qui a fait l’objet de fuites dans la presse : Certains des faits relevés par le CICR « étaient assimilables à la torture… Je pense que nous avons des définitions différentes de ce qu’est la torture ; ce que nous pensons et, je crois, ce que vous pouvez voir sur les photos… c’est qu’il y a eu clairement des cas de traitement dégradant et inhumain. » Dilemme de la confidentialité et du maintien de l’accès aux prisonniers : Les extraits du rapport qui a fait l’objet de fuites dans la presse sont révélateurs de la façon dont le CICR aborde les problèmes liés à la détention ; « des situations restaient inacceptables et difficiles, tandis que des mesures correctives avaient été prises dans d’autres – c’est ainsi que nous procédons… en termes de réputation, cette façon de faire est certainement appréciée par de nombreuses personnes, avant tout et surtout celles que nous visitons… » Le CICR estimait que ses visites avaient des effets positifs – « Si nous n’avions pas pensé que tel était le cas, nous aurions peut-être abouti à des conclusions différentes et pris d’autres mesures… »

  • Lire plus sur la protection des prisonniers en temps de guerre




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  • 8 maggio 2004

    Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture

    Anche la Croce Rossa Internazionale [The ICRC's silence until now has been questioned by some human rights groups, but the humanitarian organisation stressed that it could have more impact in trouble spots around the world by keeping quiet in public while pressing the authorities concerned in private.], tanto per non smentirsi, riconosce A POSTERIORI che torture sono avvenute (E PRIMA CHE FACEVA???? VEDI II GM... 1941-1942 circa 250 medici e infermiere della Croce Rossa Internazionale (ICRC) - per gli ultimi aggiornamenti Google: Croce Rossa) Finita l'orgia, al primo attuarsi della strategia da Far West di Bin Laden, tornerà l'orgia antiterrorismo.... Mai che di qualcosa si riesca ad occuparsi seriamente in modo durevole (ad esempio di cosa significhino al giorno d'oggi 'addestramento militare' e 'intelligence', in qualunque parte del mondo) Quando è ormai chiaro che tutto è globalizzato, anche il concetto di 'primitivo' ed 'evoluto', di 'occidentale' e 'islamico', di 'dittatura' e 'democrazia' ecc. Nel mondo islamico operano forze più o meno occulte le cui teste non hanno nulla da invidiare alle 'migliori' menti del Pentagono, e viceversa, grossi scimmioni senza cervello esportano ovunque da Ovest la loro bestialità. Districarsi in tutto questo non è intuitivo nè comodo, ma si dovrebbe continuare a cercare di farlo ieri sera, da Maurizio Costanzo, guardavo le facce divertite, compiaciute e ammiccanti delle donne presenti (avete mai provato a guardare la TV senza sonoro?) mentre appunto si svolgeva l'orgia mediatica sulla tortura... niente di poi così diverso dalla faccia del soldato Jessica Lynch... Ci sarebbe da chiedersi quanto di marcio e di sadico nelle menti dei supercivilizzati occidentali non sostenga 'subliminalmente' le peggiori azioni (e reazioni) come il commercio di organi, bambini, schiave e schiavi...


    May 7, 2004 8:30 PM Red Cross sees torture-like abuse in Iraq By Richard Waddington GENEVA (Reuters) - Iraqis held by U.S. forces have been subjected to systematic degrading treatment, sometimes close to torture, that may have been officially condoned, the International Committee of the Red Cross says. Breaking with its usual vow of silence, the Geneva-based humanitarian agency (ICRC) said on Friday that visits to detention centres in Iraq between March and November 2003 had turned up violations of international treaties on prisoners of war. "What we have observed are situations from a human point of view that are degrading in treatment and in some incidents tantamount to torture," Pierre Kraehenbuehl, director of ICRC operations, told journalists. "Our findings do not allow us to conclude that what we were dealing with...were isolated acts of individual members of coalition forces. What we have described is a pattern and a broad system," he said. The ICRC, whose reports on prison visits are confidential, went public with some of its findings after parts of the 24-page document were carried by the Wall Street Journal. The scandal over detainee abuse broke last week with the release of photographs showing the sexual humiliation of Iraqi prisoners in Abu Ghraib, a U.S.-run jail outside Baghdad. U.S. Defence Secretary Donald Rumsfeld on Friday took responsibility for the incidents, which have caused outrage in the Middle East, and apologised to the victims, the Iraqi people and Americans. BEATING WITH PISTOLS According to the Journal, whose report was confirmed as accurate by the ICRC, ill-treatment was most common during questioning, when interrogators were seeking information or confessions. Examples included: -- "Hooding a detainee with a bag, sometimes in conjunction with beatings thus increasing anxiety as to when blows would come." -- "Handcuffing so tight that they caused skin lesions and nerve damage; beating with pistols and rifles; threats of reprisals against family members; and stripping detainees naked for several days in solitary confinement in a completely dark cell." Kraehenbuehl said that the report referred mainly to the actions of U.S. forces at Abu Ghraib and elsewhere, but the ICRC had also expressed concern in recent months about British-run centres. "We have made our comments...and also our recommendations" to the British, he said. But he gave no detail and did not comment on pictures published in a British newspaper, one of which purports to show a soldier urinating on a prisoner. Although the report was presented to the U.S. authorities only in February, its contents were consistent with the oral and written presentations made to prison authorities since the visits first began, Kraehenbuehl said. Excerpts of the ICRC report in the Journal spoke of ill-treatment that "went beyond exceptional cases and might be considered a practice tolerated" by coalition forces. U.S. officials insist military high-ups never condoned abuse. On Thursday, the ICRC said it had repeatedly urged the United States to take "corrective action" at Abu Ghraib. The humanitarian group also said coalition forces fired on unarmed prisoners from watchtowers and killed some, as well as committing "serious violations" of the Geneva Conventions governing treatment of war prisoners. The ICRC's silence until now has been questioned by some human rights groups, but the humanitarian organisation stressed that it could have more impact in trouble spots around the world by keeping quiet in public while pressing the authorities concerned in private. Reuters
    Scrive Tu vo' fa' l'americano, Commenti a BloGtrotter 7 Maggio 2004 Torture in Somalia, reato prescritto. TUTTI ASSOLTI, ANCHE L'UNICO SOLDATO INQUISITO DELLA LA MISSIONE IBIS. NESSUN COLPEVOLE TRA I MILITARI ITALIANI DELL'OPERAZIONE: LA GIUSTIZIA E I DIRITTI UMANI IRRISI E CALPESTATI DA UNA "FORZA DI PACE" IN CASA PROPRIA. Quest’articolo è stato scritto, da una nostra giovanissima associata, alla notizia che il reato delle torture commesse dai militari italiani contro i civili somali è stato prescritto. La Corte d’Appello di Firenze ha dichiarato prescritto (PRESCRITTO) il reato di abuso d’autorità contestato, nella fattispecie al solo, maresciallo della Folgore Valerio Ercole, finito sotto inchiesta per le “presunte” torture commesse in Somalia nel 1997. La magistratura Canadese e Belga, nei casi analoghi di tortura appurati contro i propri soldati aveva colpito duro, senza attenuanti: i canadesi hanno sciolto il corpo scelto dei paracadutisti, i belgi hanno condannato a 5 anni i colpevoli. In Italia, dopo le foto che mostravano gli stupri con il bazooka e l'elettroshock ai testicoli (Ercole Valerio) il reato è stato PRESCRITTO. Una vergogna, che ha padrini non occulti che vanno dal parlamento, al magistrato Gallo nominato Presidente della Commissione d'Indagine (?) fino agli alti gradi militari. Tutta la vicenda è una vergogna per l'Italia e per le forze armate. Se qualcuno aveva sbagliato doveva essere punito e, sarebbe stata un occasione di lealtà al giuramento d'onore che si era fatto alla bandiera, questa macchia della prescrizione dei reati è un sudario che copre d'indegnità anche il sacrificio dei ragazzi italiani morti in Somalia. ROMA - La missione in Somalia sarebbe dovuta essere una missione di pace, o meglio, di mantenimento della pace, un’opera di “peace - keeping“, secondo la terminologia ora in voga tra i vari studiosi di cose militari nella cosiddetta era della globalizzazione. Cambia il modo di fare la guerra, ma sempre di guerra si tratta, anche se molti vorrebbero farla passare come tutt’altra cosa, naturalmente a tutto vantaggio e aiuto delle popolazioni a cui si fornisce la propria protezione (!). Tuttavia nulla si toglie al fatto che, di per sé, il concetto di peace - keeping non rappresenti nulla di negativo, anzi. Il problema sorge quando si prende in analisi tutto ciò che ruota attorno al concetto di peace - keeping e, cioè le istituzioni militari, i loro uomini, la loro cultura (intesa nel duplice senso di conoscenza personale e di assimilazione dei valori e dei modi di pensare del proprio gruppo sociale) e il contesto in cui questa si sviluppa. Ora : senza dubbio la missione in Somalia presentava notevoli difficoltà ed è proprio per questo che necessitava di una particolare ed accurata preparazione, cosa che non è stata fatta. *Primo: chi ha partecipato alla missione aveva una scarsa se non una conoscenza nulla del paese in questione e della sua cultura, cosa abbastanza grave per un ex paese colonizzatore. *Secondo: sono stati reclutati ragazzi appena ventenni e di leva, esaltati, caratterizzati da una mentalità potenzialmente (e nei fatti come poi si è tragicamente dimostrato) fascista, razzista e totalmente priva di rispetto e umanità. Ma forse non ci si può aspettare troppo da ragazzi che scelgono volontariamente un corpo militare che esalta miti quali la forza, l’arroganza e il valore militare della guerra a scapito dei più elementari e sacrosanti diritti umani quali la pace: basta pensare ai simboli incisi sulle migliaia di borse che si vedono in giro per l’ Italia, raffiguranti due coltelli incrociati su un teschio. E questo significa insegnare l’odio. Questi sono i ragazzi che sono stati mandati in Somalia, con le conseguenze ormai note a tutto il mondo. A quanto pare, però, lo scandalo è stato dimenticato in fretta con buona pace degli alti vertici e degli autori materiali dei fatti. Esistono prove concrete, delle fotografie, scattate (non si sa con quale coraggio) da gente che assisteva tranquillamente come se niente stesse accadendo sotto i loro occhi. Eppure non è successo nulla. TUTTI ASSOLTI. Neppure l’opinione pubblica si è fatta sentire. Tutto silenzio. Non esistono colpevoli esiste però la dignità umana calpestata e ridotta in polvere, distrutta per sempre. Non c’è ancora giustizia per le vittime di quelle violenze e per la Somalia stessa. Sembra ( e forse è così ) che la Somalia sia per l’Italia un paese qualsiasi, e non una ex colonia verso la quale si hanno precisi doveri. Ed è questa la situazione comune a molte altri parti del mondo e richiama la vecchia distinzione tra dominanti e dominati e tra chi può accedere alle risorse e chi no: in altre parole tra il mondo occidentale civilizzato e il cosiddetto Terzo Mondo. Rende di più proteggere un potente piuttosto che un poveraccio qualsiasi, semplicemente perché si ricaverebbero maggiori favori nelle occasioni giuste. C’è stato chi ha trovato una logica precisa e spaventosa in tutto quello che è successo in Somalia: la spiegazione sta, secondo alcuni, nel famoso e onnipresente gruppo sociale di individui che in una situazione estrema quale era quella in Somalia, per non soccombere in un paese straniero, e automaticamente inospitale, si unisce e fa del gruppo la propria guida, talvolta anche compiendo le azioni più terribili e assurde che una mente umana possa concepire. E’ difficile però credere che si applichino elettrodi ai testicoli di un uomo e che si stupri una donna legata con una missile illuminante solo perché si ci trova in una situazione difficile e stressante: non mi sembra affatto, dalle foto, che i ragazzi si trovassero in un momento cruciale ne pericoloso! Qui si tratta di pura e semplice tortura. quello che fa più spavento è che tutto si sia svolto in modo terribilmente razionale. Chi ha partecipato ha voluto che ciò accadesse, deliberatamente, senza alcuna forzatura. D’ altronde si sà: la guerra è un fatto esclusivamente razionale ed è un fenomeno esclusivamente umano (Dichiarazione di Siviglia sulla violenza, 1986); allo stesso modo la tortura, naturalmente in misura minore semplicemente perché avviene tra singoli individui. Chi tortura è consapevole di farlo: degli esseri umani sono stati umiliati, per ben due volte, mentre venivano torturati e poi con la “foto ricordo” dell‘ evento. La Giustizia, in quanto diritto fondamentale, è stata negata. Così come sono stati negati il diritto alla vita, alla libertà e al rispetto con conseguente annullamento della identità stessa dell’individuo, senza la quale egli cessa di essere individuo e diventa un qualcosa di inerte senza un’anima. In Somalia è stata violata l’intera parte della Dichiarazione Universale Dei Diritti Dell‘Uomo proclamata dalle Nazioni Unite nel 1948, riguardante appunto questi diritti fondamentali. L’intervento in Somalia era stato denominato umanitario dalle Nazioni Unite che l’avevano promosso, non doveva diventare un’intervento (se non una occupazione) militare. E l’O.N.U., pur essendo un organismo al di sopra delle varie nazioni, in Somalia è stato scavalcato, non è esistito, determinando così un completo fallimento dell’intero intervento promosso come “RESTORE HOPE”. Per l’ Italia si è trattato solo ed esclusivamente di un intervento militare farcito di ipocrisia gratuita carico di esaltazione nazionalista. E le "sacre istituzioni" sono state a guardare quegli orrori cercando di salvaguardare l'onore dei reparti colpevoli degli atti denunciati coraggiosamente dai giornalisti di Panorama. Paradossalmente proprio l’Italia, che vanta una tra le migliori Costituzioni d’ Europa e che si ritiene uno dei paesi più democratici, viola il più importante articolo della sua Costituzione , l’ ART . 2 , che così recita “LA REPUBBLICA RICONOSCE E GARANTISCE I DIRITTI INVIOLABILI DELLA UOMO, SIA COME SINGOLO SIA NELLE FORMAZIONI SOCIALI OVE SI SVOLGE LA SUA PERSONALITA’ E RICHIEDE L’ADEMPIMENTO DEI DOVERI INDEROGABILI DI SOLIDARIETA’ POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE“ . E’ inconcepibile che fatti come quelli accaduti in Somalia passino sotto silenzio e vengano anche sbeffeggiati con una ridicola e ipocrita sfilata militare ( 4 Giugno 2000 ) che poneva in primo piano l’opera per la Pace compiuta dai “nostri “ militari. Sul manifesto che la promuoveva era scritta anche la Somalia , candidamente e senza neppure un minimo senso di vergogna. Si è dato così l’ennesimo effettivo, pieno e istituzionale appoggio a chi in Somalia è stato artefice, e non ultimo, complice di quelle orrende sevizie e a chi in Italia, negli alti vertici, non ha tenuto minimamente conto della sofferenza di esseri umani a cui è stata volontariamente e consapevolmente tolta in maniera definitiva la propria identità e la propria essenza di essere umano . DALLA “ DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO ART .1 TUTTI GLI ESSERI UMANI NASCONO LIBERI ED UGUALI IN DIGNITA’ E DIRITTI. ESSI SONO DOTATI DI RAGIONE E DI COSCIENZA E DEVONO AGIRE GLI UNI VERSO GLI ALTRI IN SPIRITO DI FRATELLANZA . ART .3 OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO ALLA VITA, ALLE LIBERTA’ ED ALLA SICUREZZA DELLA PROPRIA PERSONA . ART .5 NESSUN INDIVIDUO POTRA’ ESSERE SOTTOPOSTO A TORTURA O A TRATTAMENTO O A PUNIZIONE CRUDELE, INUMANA O DEGRADANTE. ART . 28 OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO AD UN ORDINE SOCIALE E INTERNAZIONALE NEL QUALE I DIRITTI E LA LIBERTA’ ENUNCIATI IN QUESTA DICHIARAZIONE POSSANO ESSERE PIENAMENTE REALIZZABILI . Halima M. inviato il 08.05.2004 10:06:05




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    7 maggio 2004

    Tortura: vi sono fenomeni che non possono nascere senza un clima culturale (2)

    ... Verso la fine degli anni Ottanta, il governo israeliano nominò una Commissione presieduta da un giudice (in pensione) della Corte suprema per affrontare il tema delle sofferenze inflitte a un imputato allo scopo di farlo parlare nenti attentati. La Commissione concluse che esistono tre modi per risolvere questo grave dilemma: 1) permettere ai servizi di sicurezza di combattere il terrorismo... rimanendo in una zona di penombra esterna al dominio della legge»; 2) quello ipocrita di «dichiarare di attenersi al principio di legalità, ma chiudere un occhio nei confronti di ciò che accade sotto l?apparenza delle cose»; 3) quello più onesto di «garantire per legge un quadro adeguato per l?attività dei servizi di sicurezza impegnati nel tentativo di impedire gli atti terroristici». La Corte suprema di Israele decise di scartare tutte e tre le soluzioni e dichiarò illegale in tutto e per tutto l'uso delle pressioni fisiche. Sempre e comunque. Di lì a poco saltò in aria un bus provocando la morte di diverse persone. Grande fu l'emozione. I servizi di sicurezza israeliani dichiararono che se fosse stato loro consentito di far ricorso a uno dei metodi di cui sopra, forse quell'attentato avrebbe potuto essere evitato. Ma la Corte suprema in una seduta altamente drammatica ribadì la sua scelta." Bollettino Osservatorio sulla Legalità Gli esperti : tortura legale ? di Giulia Alliani L'attenzione di cittadini, media ed esperti si appunta in questi giorni sulla tortura, sia per la diffusione delle notizie provenienti dall'Iraq, e di cui si e' diffusamente relazionato su questo Bollettino, sia per la decisione del parlamento italiano di non considerare tortura una minaccia o violenza non reiterata... Ancora di tortura parla oggi, in un'intervista a La Stampa, il prof. Dershowitz, l'avvocato progressista più famoso d'America, paladino dei diritti civili, nato a Brooklyn da famiglia ebraica (e non e' certo la prima volta. Vedi: "Terrorismo", di Alan Dershowitz, Carocci, 2003, e Corriere della Sera, 1 febbraio, 2002, «I terroristi? Torturiamoli» intervista di A. Farkas).

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  • 5 maggio 2004

    Battersi per la pace non significa essere imbelli !

    E' una tra le cose che ho pensato con forza e con rabbia un paio d'ore fa, e riflesse in questa... guerra tra cloni, o presunti tali, in Commenti a BlogTrotter Danilo/lapsus Scusate l'assenza ma sto guardando La 7 8 & 1/2 presto tornerò per sommergervi con mille post, salvo telecronaca in diretta. Per il momento L. morgantini sta facendo una figura di m. inviato il 05.05.2004 21:33:52 Anonymous esatto, clone. mi ricostringi all'anonimato, ma ho proprio finito di vedere 8emezzo, di ascoltare le sagge parole del Prof. Levi Della Torre [(Torino, 1942, pittore e saggista, vive a Milano e insegna alla Facoltà di Architettura del Politecnico. Ha pubblicato: Mosaico. Attualità e inattualità degli ebrei (Rosenberg e Sellier 1994), Essere fuori luogo. Il dilemma ebraico tra diaspora e ritorno (Donzelli 1995, premio Pozzale-Luigi Russo 1995) ed Errare e perseverare. Ambiguità di un giubileo (Donzelli 2000).] - legittimo difendere la propria esistenza negata da altri, illegittimo negare l'esistenza degli altri - e di Luisa Morgantini [www.luisamorgantini.net], che non capisco come L. P. riesca ad accomunare al(la) L. che scrive qui sono pure incazzato dalle continue chiamate alle armi di Ferrara e dell'amico del giaguaro della serata, il famoso ex renitente alla leva nell'esercito israeliano, ora pentito, Benny Morris, che ritiene legittimo il ritiro israeliano dai Territori in assenza di una controparte stufo dello stile ferrariano di connotare chi lotta e ha lottato per la pace (non parlo dei pacifisti nostrani, ma delle donne in nero, e di quegli israeliani e palestinesi che per la pace hanno messo e mettono in gioco le loro vite) come gente 'senza midollo', buonisti e visionari senza un visionario come Hertzl Israele nemmeno esisterebbe, senza visionari come i rivoluzionari inglesi, francesi e americani della fine del '700 non esisterebbe nemmeno lo stato liberale che a parole Ferrara decanta ed di cui invoca la difesa armata oltre ogni limite del lecito ... pausa ! ... danilo / lapsus inviato il 05.05.2004 22:00:43 L. P. Per danilo "che ritiene legittimo il ritiro israeliano dai Territori in assenza di una controparte " Fammi capire Danilo: uno stato subisce delle guerre, le vince... occupa delle terre, NON SE LE ANNETTE e deve anche chiedere il permesso o concordare la sua ritirata???? Ma siamo pazzi? Insomma non si è mai visto che il vincitore negozi la propria ritirata!!! Se non avessi fatto il soldato nel reparto medico sapresti che..." a nemico che fugge...ponti d'oro! Qui israele non fugge ma si ritira (come fece dal libano) ma in sostanza è la medesima cosa. Se il partito di Sharon ha responto il piano non è detto che anche il parlamento..... stiamo a vedere. Del resto sono secolo che si chiede agli ebrei di andare via dall'europa... sono decenni che gli si chiede di andare via dalla palestina.... che altro caxxo volete? Guarda che se, per caso, decidessimo tutti in massa di convertirci.... come risultato avresti una 50ina di milioni di giornalisti blogger antisemiti. e non mi dire che senza ebrei non puo' esserci antisemitismo (vd polonia) inviato il 05.05.2004 22:07:03 Anonymous aria fritta !!!! I Territori Palestinesi non sono uno stato, erano parte della Giordania e dell'Egitto (Gaza) Come puo' un paese occupante 'ritirarsi' senza che in quei territori, i cui confini siano internazionalmente riconosciuti, si instauri una legittima autorità ? Non ce n'è una palestinese? Dovrà essere l'ONU ! Ma - pare - una autorità palestinese esiste, e dunque Israele NON PUO' ritirarsi unilateralmente Perchè, L., non discutiamo del perchè reale per cui Sharon ha DOVUTO - da militare sanguinario ma pragmatico - 'tradire' il programma espansionista del Likud? Per la questione demografica, che è anche INTERNA ad Israele, o sbaglio? I coloni nessuno li convincerà mai a farsi gabbare una seconda volta, dopo che lo sono stati la prima, indotti a emigrare in Isreale con la terra promessa, costretti a seminare nel deserto, a farsi ammazzare dagli arabi... e adesso a far cosa... di nuovo i bagagli? Chi li convincerà mai? Non è abbastanza convincente l'assassinio di Rabin? Allora, i coloni rappresentano l'Hamas israeliana perchè non parlare di questo, e della guerra civile IN ATTO dall'assassinio di Rabin in poi, dentro Israele? e di cui fanno le spese la maggiorparte dei cittadini israeliani e palestinesi che VOGLIONO VIVERE, E IN PACE ? danilo / lapsus inviato il 05.05.2004 22:18:36 Anonymous sai meglio di me che qualora - per assurdo - Sharon si ritirasse unilateralmente 'mollando' le colonie, si creerebbero altrettanti staterelli israeliani in guerra con i palestinesi E con lo Stato di Israele e... scusa... non per fare quello che non sono... ma se credi di impressionare me dandomi del pazzo... TI SBAGLI :-) danilo / lapsus inviato il 05.05.2004 22:25:26 Anonymous il fatto che L. non risponda significa due possibili cose 1. non è lui, ma un clone 2. è lui ma è rimasto senza argomenti (frenetiche consultazioni in corso !!!!!!!) inviato il 05.05.2004 22:32:03 Anonymous già che ci sono, rispondo al vero L. sul 'che me frega di stare a discutere di Israele ecc' Ho già risposto ieri. La passione per le faccende umane ed i conflitti, e l'irrazionalità spinta che sottintende da sempre quello israeliano-palestinese Che ne è IL problema, ma forse contiene anche la soluzione... amore odio sono parenti e affini Invece di cosa stanno morendo israeliani e palestinesi? Di un eccesso di razionalità, che si chiama paranoia, che per Israele si chiama 'demografia' e 'colonie', e per i palestinesi si chiama 'jihad' quando ci sarai, ne riparliamo, se hai voglia di concatenare due concetti invece che lanciarti ad ariete a capo basso contro i muri del tuo amico Sharon (e poi... qui l'ariete so' io !!!!!!!!!) d / l inviato il 05.05.2004 22:42:13 L. P Danilo, non rispondo perche' non passo 24 h al giorno al pc :-) comunque non posso concordare con quanto da te scritto perche' Egitto e Giordania hanno formalmente rinunciato a quei territori, in cambio della pace; Israele non e' tenuta in alcuna maniera a garantire il futuro di terre che lascera': sara' problema dell'ONU o dei palestinesi, sempre che altri non le rioccupino. Il principio (l.) secondo il quale la terra e' lo stato di chi la abita, non puo' trovare accoglimento altrimenti la Giordania (gran part di popolazione palestinese) sarebbe...palestinese! Una volta effettuato il ritiro dell'esercito, i coloni dovranno scegliere se rimanere nel futuro stato stato palestinese (a loro rischio e pericolo) o se rientrare in israele. Dubito che i palestinesi permetteranno la presenza dei coloni, di sicuro non li difenderanno; viceversa gli arabo-israeliani non solo continueranno ad essere cittadini ma sicuramente non rinunceranno a quello status e tantomeno si recheranno nella nuova palestina. inviato il 05.05.2004 23:04:12 continua ....... :-)




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    5 maggio 2004

    Tortura: vi sono fenomeni che non possono nascere senza un clima culturale...

    ... la vicenda dell'Iraq non può essere considerata come una deviazione da un parametro unanimemente condiviso, come una parentesi che può essere chiusa senza danni e senza una riflessione più generale. Vi sono fenomeni che non possono nascere senza un clima culturale che li prepari e li accompagni, ed è di questo che si deve parlare se si vuole davvero estirparli. I corpi hanno preso la parola. La visione del corpo torturato provoca "disgusto". Il dibattito sulla tortura, invece, era passato senza che gli inorriditi di oggi dicessero una parola, così come, immemori delle terribili gabbie dov'erano stati rinchiusi i prigionieri americani in Vietnam, erano rimasti silenziosi davanti alla gabbie di Guantanamo. Di questa cultura bisogna parlare, perché s'era pensato che l'Occidente se ne fosse liberato per sempre, portando a compimento un processo cominciato con la Magna Charta e con la promessa del sovrano di non "mettere mano" sul corpo del suddito. Per questo era apparso a qualcuno anacronistico, quasi una pura memoria d'un passato ormai trascorso, il divieto della tortura ribadito nel 2000 dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. E invece, oggi che la tortura torna tra noi, ci accorgiamo con desolazione che quella norma è ancora necessaria, come se la democrazia avesse sempre bisogno d'un "richiamo" di vaccini che si pensava l'avessero definitivamente immunizzata contro vecchi mali. Quella proibizione, già contenuta nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, era stata ripresa dal Consiglio d'Europa nel 1950, approvando la Convenzione sui diritti dell'uomo. Era la reazione agli orrori dei decenni precedenti, una pubblica affermazione del distacco da una cultura alla quale nessuno avrebbe più dato cittadinanza. Ma, proprio perché figlia di quella consapevolezza, la Convenzione non era ingenua. Sapeva che possono prodursi accadimenti nei quali pure la democrazia può esser costretta a ricorrere a mezzi eccezionali. Indicava, però, un limite invalicabile alle eventuali limitazioni di libertà e diritti nell'illegittimità di ogni ricorso a strumenti incompatibili con i caratteri di una "società democratica". Questa incompatibilità, nel caso della tortura, è indiscutibilmente radicale. E, se è possibile esprimersi così, lo diviene ancor di più con la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, dove il metro di giudizio non è solo quello della democrazia, ma quello della dignità umana, alla quale è dedicato il primo articolo della Carta. Quando si parla di tortura si va alle radici stesse della nostra civiltà, si toccano principi incomprimibili che non tollerano né distinzioni, né condiscendenze. Ma, esorcizzato questo male assoluto, non ci si può fermare, distogliere lo sguardo dalla situazione complessiva. Se questo è avvenuto, dobbiamo guardare più a fondo nei rischi di processi degenerativi delle nostre democrazie. Il ricorso alla tortura deve essere analizzato anche come esito estremo di una analisi e di una strategia che, da una parte, faticano a trovare risposte al terrorismo che non incidano pesantemente sul sistema delle libertà; e, dall'altra, hanno allontanato da sé, dall'Occidente avanzato, la questione della tortura, tollerandone la pratica in numerosi paesi, malgrado la condanna delle convenzioni delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa. E la degenerazione ultima si è avuta quando alcuni paesi, tra questi ancora gli Stati Uniti, hanno "esternalizzato" la tortura, affidando a paesi più spregiudicati il "trattamento" di persone dalle quali si volevano ottenere informazioni con la violenza. La scoperta di torturatori provenienti da Stati Uniti e Gran Bretagna, e inquadrati nei rispettivi eserciti, mostra che non si è neppure riusciti a perseverare nell'ipocrisia di una tortura mantenuta all'esterno del sistema "civilizzato". Ora le reazioni alla rivelazione delle violenze sui prigionieri iracheni produrranno probabilmente un rigetto di queste pratiche. Ma si arresterà anche la discussione generale sulla legittimità della tortura ora che all'argomentazione astratta si sono sostituite la materialità e l'insopportabilità delle immagini concrete? O, estremo paradosso, l'espulsione della tortura dalle pratiche e dalle discussioni determinerà una indiretta legittimazione di tutti gli strumenti che non esprimano una così esplicita carica violenta? Diventa così ineludibile una riflessione ulteriore sulla democrazia e i diritti in un tempo segnato dal terrorismo. Sappiamo che, adottando una linea che almeno per questo aspetto non è nuova, i terroristi vogliono che la democrazia neghi se stessa, entri in conflitto con la sua stessa logica. Ma sappiamo anche che il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali non è solo un dovere imposto dalle leggi, ma un formidabile "valore aggiunto" per la democrazia nella lotta contro chiunque neghi i suoi valori. Questa non è retorica democratica. È l'indicazione di una linea, faticosa ma ineludibile, che ricerchi il punto di compatibilità tra esigenze di lotta al terrorismo e mantenimento delle garanzie. Molti casi dimostrano che ciò è possibile. Altrimenti, contemplando le norme e le prassi di un'emergenza divenuta "infinita" come la guerra, ci accorgeremo che questo specchio deformato ci restituisce una immagine nella quale faticheremo sempre di più a riconoscere i tratti della democrazia. Stefano Rodotà (La Repubblica, 5 maggio 2004)

  • Il rapporto del generale Usa Antonio Taguba sulle violenze inflitte ai prigionieri nel carcere iracheno. Stupri, botte, acqua gelata: Ecco le torture di Abu Ghraib
  • Il rapporto integrale sulle torture in Iraq - (U.S. Army report on Iraqi prisoner abuse 4.5.2004), in lingua inglese




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