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Psicologia e Guerra
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15 maggio 2004

PsyOps (3) - Usa: vietati metodi interrogatorio

(ANSA) - NEW YORK, 14 MAG - Il Pentagono ha deciso di vietare d'ora in poi alcuni metodi di interrogatorio dei prigionieri, che sono al centro di polemiche. I metodi che prevedono privazione del sonno, riduzione delle percezioni sensoriali (come per esempio il ricorso a cappucci per impedire di vedere) e l'obbligo di mantenere posizioni che provocano sofferenza, non saranno piu' permessi. La decisione e' stata presa dal generale Ricardo Sanchez, il comandante delle forze di terra americane in Iraq. (Yahoo! Notizie) U.S. Military Bars Some Iraq Interrogation Methods Fri May 14, 2004 05:49 PM ET By Will Dunham WASHINGTON (Reuters) - The U.S. military, facing a scandal over the abuse of prisoners at the Abu Ghraib jail, has prohibited several interrogation methods from being used in Iraq, including sleep and sensory deprivation and body "stress positions," defense officials said on Friday. The officials, briefing reporters on condition of anonymity, said these techniques previously required high-level approval from the U.S. military leadership in Iraq, but now will be banned completely. The officials said the decision was made on Thursday by the top U.S. commander in Iraq, Lt. Gen. Ricardo Sanchez, on the same day that Defense Secretary Donald Rumsfeld met with him on a surprise trip to the country and visited the Abu Ghraib facility on the outskirts of Baghdad. A senior Central Command official said the U.S. military leadership in Iraq never actually approved a request from personnel at any prison to use any of the techniques that now are being prohibited, although these methods had been listed as among those for which approval could be requested. Officials refused to say the methods were barred because they were onerous or violated the Geneva Convention governing the treatment of prisoners of war. The interrogation methods that Sanchez has now prohibited were included on a list of techniques that U.S. military jailers holding thousands of prisoners in Iraq were permitted to use if they gained the approval of the top American military leadership in the country, the officials said. From that list, Sanchez has decided to continue to allow jailers to request the option of isolating a prisoner for more than 30 days at a time, officials said. All the other items on the list -- none of which ever gained approval from Sanchez to actually be used -- have been prohibited, the officials said, including "dietary manipulation," sleep deprivation, sensory deprivation, forcing a prisoner to assume body "stress positions" for longer than 45 minutes, and threatening a detainee with guard dogs. Senate Democrats this week angrily confronted top Pentagon officials with this list, which circulated among members of Congress and leaked into the press, and argued that the interrogation methods ran afoul of the Geneva Convention. SCANDAL AND SCRUTINY U.S. military interrogation techniques have come under scrutiny following revelations of abuse at Abu Ghraib, which had been a torture center under ousted President Saddam Hussein. Prisoners were kept naked, stacked on top of each other, compelled to wear hoods over their heads, forced to engage in sex acts, struck by American jailers, and photographed in humiliating poses. Seven U.S. soldiers face criminal charges. Chief Pentagon spokesman Lawrence Di Rita told reporters that there has been "a rigorous process since long before these allegations came to light" to review interrogation practices by the U.S. military in Iraq. But Di Rita indicated that "the heightened scrutiny of the last couple of weeks" might have played a role in Sanchez's decision. Di Rita said Rumsfeld did not direct Sanchez to make the move. Asked whether these methods had been prohibited because they were deemed too onerous to use on prisoners, Do Rita said, "They are clearly the types of activities that somebody felt needed higher-level authority and a disconnect from the unit so that there could be a more objective evaluation of it, if they wanted to be used. They were clearly in a slightly different category. But I wouldn't try and attach words like onerous to it." © Reuters 2004. All Rights Reserved.




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14 maggio 2004

Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (9), risalendo le catene gerarchiche italiane

... Della situazione delle camere di sicurezza di Nassiriya - spiega [il colonnello Carmelo Burgio] - informò per tempo i suoi superiori gerarchici nel teatro di operazioni. Dunque, il comando della Task force a Nassiriya (il generale Chiarini), quello del contingente a Bassora (il generale Spagnuolo). Di più: stilò un primo rapporto scritto che consegnò alla magistratura irachena e di cui mise a conoscenza il generale Spagnuolo non appena questo assunse il comando, l'11 marzo scorso. Ancora: riferì in altro rapporto delle ragioni della sparatoria del 9 marzo tra carabinieri e polizia locale. A sostegno di quel che dice, Burgio consegna alla Procura militare "documentazione" definita "di interesse". In grado di far muovere l'indagine lungo la catena di comando che annoda Roma a Nassiriya. Di dare risposta ad una domanda che, oggi, sembra interpellare più la sfera della responsabilità politica ed etica (chi sapeva?), che non quella del codice penale militare di guerra cui gli uomini del nostro contingente sono soggetti. Aver assistito a torture della polizia locale e non averle impedite non è infatti un reato. E non lo è perché sebbene quella polizia sia addestrata dal nostro contingente, priva com'è di ogni nesso di subordinazione gerarchica nei confronti dei nostri militari, dei suoi atti risponde penalmente in maniera autonoma. Di fronte alla magistratura irachena. Una circostanza che, evidentemente, non chiude l'affare. Burgio informò i suoi superiori. Ora, Intelisano - e non solo lui evidentemente - vuole capire se e fin dove nella catena di comando italiana gli "obblighi di comunicazione ai superiori" vennero osservati. Il generale Spagnuolo dice a Repubblica: "E' vero, Burgio mi informò". Non sarà l'unico chiamato a rispondere alla domanda. (La Repubblica, 13 maggio 2004 - Il procuratore militare Intelisano indaga sulle relazioni del colonnello Burgio. E interroga la vedova Bruno "Ma sul carcere di Nassiriya i comandi furono informati", di CARLO BONINI)




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14 maggio 2004

Pax Vaticana: evitare matrimoni misti con musulmani e luoghi di culto islamici

PAX VATICANA - PACE UNIVERSALE - PACE ETERNA (COME IN SLOVENIA, COME IN CROAZIA, COME PER L'ABORTO, L'AIDS, LA FECONDAZIONE ASSISTITA, L'OMOSESSUALITA'...) IL VATICANO ISPIRATORE DEL PACIFISMO CATTOLICO MOSTRA ANCORA UNA VOLTA IL PROPRIO VOLTO RAZZISTA, BELLICISTA, MORTIFERO, VIETANDO I MATRIMONI MISTI Venerdì 14 Maggio 2004, 12:41 Vaticano: islamici,rispetto diritti (ANSA)- CITTA' DEL VATICANO, 14 MAG - I 'fratelli e sorelle musulmani', immigrati nei paesi occidentali, devono rispettare i 'diritti umani'. Lo ricorda il Vaticano. La Santa Sede - nel documento 'Erga migrantes caritas Christi' del Pontificio consiglio per le migrazioni, presentato oggi - ribadisce anche il consiglio di evitare matrimoni misti con musulmani e ritiene 'non opportuno' mettere 'a disposizione' edifici sacri per il culto islamico. Per il Vaticano, inoltre, serve una 'cultura dell'accoglienza'. http://it.news.yahoo.com/040514/2/2sdin.html DIMENTICAVO: COME PER LE 'PALLE' SULLE VERE CAUSE DEL RECENTE MASSACRO IN NIGERIA (PIU' DI 600 MORTI ISLAMICI) PER UN RAFFRONTO: Nigeria: fra cristiani e musulmani la guerra ora è di cifre e di comunicazione, Daniele Lorenzi, 08/05/2004 NIGERIA 8/5/2004 16:30 PLATEAU, PRESIDENTE VESCOVI: NON SONO SCONTRI RELIGIOSI MA GUERRA TRA POVERI Bigotry and avarice fuel Nigerian conflicts, May 08 2004 at 07:42PM<




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14 maggio 2004

PsyOps (2) - Deprivation of Sensory Stimuli

  • KUBARK Counterintelligence Interrogation manual - 1963 Secret This June 1963 document, titled "KUBARK Counterintelligence Interrogation" (KUBARK is a code-word referring to CIA), should be a key piece of evidence in such attempts to assess the agency's operations. The manual, which explores methods of extracting information from resistant sources and advises torture techniques that were not officially renounced until the mid-1980s, provides a fitting departure point from which to launch an investigation of the CIA's role in advancing the scientific basis for brutal questioning methods and promoting their use throughout the world. InTerrorGation The CIA's Secret Manual on Coercive Questioning by Jon Elliston ParaScope Dossier Editor pscpdocs@aol.com Analysis of the KUBARK Interrogation Manual Faced with a FOIA lawsuit, the Central Intelligence Agency recently released an interrogation manual to the Baltimore Sun that details brutal methods of extracting information from resistant sources. The "KUBARK Counterintelligence Interrogation" manual does more than simply outline various psychological and physical torture tactics: it demonstrates a real-world application of the CIA's mind control research and offers clues on the agency's role in human rights abuses around the world. This report examines the historical context of the interrogation manual, the MKULTRA connection, and the manual itself, presented here verbatim for the first time online. (c) Copyright 1997 ParaScope, Inc. IlFerrante ne riporta integralmente alcuni brani Quello in rosso, in particolare, è molto curioso, perchè racconta di alcuni "esperimenti" fatti su malati mentali del National Institute of Mental Health e su "soggetti volontari e pagati". The point is that man's sense of identity depends upon a continuity in his surroundings, habits, appearance, actions, relations with others, etc. Detention permits the interrogator to cut through these links and throw the interrogatee back upon his own unaided internal resources. Little is gained if confinement merely replaces one routine with another Coercive Counterintelligence Interrogation of Resistant Sources: Deprivation of Sensory Stimuli The chief effect of arrest and detention, and particularly of solitary confinement, is to deprive the subject of many or most of the sights, sounds, tastes, smells, and tactile sensations to which he has grown accustomed. John C. Lilly examined eighteen autobiographical accounts written by polar explorers and solitary seafarers. He found "... that isolation per se acts on most persons as a powerful stress.... In all cases of survivors of isolation at sea or in the polar night, it was the first exposure which caused the greatest fears and hence the greatest danger of giving way to symptoms; previous experience is a powerful aid in going ahead, despite the symptoms. "The symptoms most commonly produced by isolation are superstition, intense love of any other living thing, perceiving inanimate objects as alive, hallucinations, and delusions."
  • Human Resource Exploitation Training Manual - 1983 Interesting Links Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment Commentary of Blase Bonpane, Ph.D. Human Resource Exploitation Training Manual (scanned pages) 2004 May 13 - 18:34 GMT




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  • 13 maggio 2004

    Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (8), Dossier di Repubblica.it tenta una cronologia

    L'orrore delle torture ai prigionieri iracheni Lo scandalo scoppia il 28 aprile 2004, con un servizio della Cbs. Da quel giorno immagini e testimonianze squarciano il velo sulle sevizie ai detenuti ... Dicembre 2003. Il soldato semplice Joseph Darby, appartenente alla 372esima compagnia di polizia militare che opera nel carcere, infila un biglietto sotto la porta di un superiore, con il quale denuncia che circola tra i soldati un cd con foto che testimoniano violenze sui prigionieri. Gennaio 2004. Il generale Janis Karpinsky riceve un richiamo formale e viene sospesa dal servizio. Viene avviata una vasta inchiesta sul sistema carcerario militare autorizzata dal generale Ricardo S. Sanchez, il comandante più alto in grado in Iraq. Febbraio 2004. Il generale di divisione Antonio M. Taguba completa un rapporto di 50 pagine sull'accaduto. Non deve essere pubblicato, ma ne vengono in possesso alcuni giornalisti. 28 aprile 2004. La popolare trasmissione giornalistica Sixty Minutes II della Cbs mostra le foto che testimoniano le torture... La Repubblica, Dossier: Le Torture ai Prigionieri Iracheni Scriveva il 9 Maggio 2004 Adriano Sofri, Se l'aguzzino è una donna ... La tortura è prima di tutto una manifestazione - la più abominevole - della sessualità. La spoliazione della persona, la sua riduzione a corpo nudo, e la degradazione del corpo nudo alla sua anonima genitalità, è qui il centro della tortura. Lo è sia che il torturatore uomo operi su una donna, violentandola e stuprandola e mutilandola, sia che operi su un altro uomo, umiliandone e scempiandone la virilità, vendicando su lui la virilità propria agli occhi di una spettatrice femminile, persona o fantasma. Ma la tortura eseguita da una donna sull'uomo, topos di romanzi neri e film gialli e fumetti porno, era finora meno probabile nella realtà. Tanto più da una donna soldato americana su un maschio musulmano... ... Una piega sessuale segna lo stesso terrorismo suicida-omicida. Le ragazze cecene stuprate dai contrattisti russi (epoca di contratti, la nostra) vengono messe al bando da famiglie e villaggi, e indotte a farsi attentatrici suicide. Poco dopo che il terrorismo pio di Hamas aveva rinunciato a escludere le donne dagli attentati suicidi, una giovane è stata mandata ad ammazzare e morire con la pancia grave di esplosivo e di un feto nato da un adulterio: giusta punizione, devoto riscatto... ... Il mondo è moderno, le persone antiche. Ci sarebbe amaro riconoscere nell'intera storia rivoluzionaria una radice essenziale di resistenza alla modernità, alla dolorosa rapidità del cambiamento. Avevamo immaginato il contrario: i rapporti sociali di produzione che a un certo punto non si lasciano più contenere dal modo di produzione, e allora occorre il pietoso colpo di forcipe eccetera. Ma già allora ci ritrovavamo con la nostra piccola vita privata, e la piccola vita privata di Carlo Marx... La dirò grossa: l'inadeguatezza penosa che noi stessi, individui occidentali moderni, ci trasciniamo dentro a confronto dello spettacolo pubblico di liberazione e oltranzismo e trasgressione sessuale, è alla radice di quell'endemia di omicidi-suicidi (o solo omicidi...) di mogli fidanzate figlioletti prostitute che sono, da noi, il fenomeno più prossimo al terrorismo kamikaze islamista... liberopensiero, 14 Maggio 2004 ci ricorda di Quando i nostri torturarono i somali, finì tutto a tarallucci e vino/1 Le fotografie delle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib hanno un precedente italiano nell'inchiesta condotta dal settimanale Panorama nel giugno del 1997. Anche allora furono pubblicate fotografie con immagini di soldati che abusavano di persone tenute in custodia dall'esercito occupante. I responsabili di questi atti erano italiani, somale le vittime. Le foto risalivano al 1993, ai tempi della missione di pace Ibis in Somalia, ma lo scandalo scoppiò quattro anni più tardi, quando il magazine della Mondadori, diretto da Giuliano Ferrara, pubblicò le foto e condusse una clamorosa e al contempo sobria campagna giornalistica. A differenza delle torture in Iraq, denunciate dall'esercito americano e oggetto di un'inchiesta militare tre mesi prima che la Abc mostrasse le foto, le torture italiane in Somalia sono state scoperte dalla stampa e le inchieste che seguirono non hanno portato a nulla. Nessuno è stato condannato, nessuno è stato allontanato, nessuno è stato punito. A ricordare la campagna di Panorama è l'allora vicedirettore Umberto Brindani, oggi direttore del settimanale Gente: "Nel giugno del 1997 si presentò a Panorama una agenzia fotografica pugliese che ci mostrò l'immagine di un ragazzo somalo nudo e sdraiato per terra, al quale alcuni soldati italiani avevano legato mani e genitali agli elettrodi.(...) A quella prima fotografia ne seguirono altre. La più orribile fu quella dello stupro di gruppo di una donna somala. La foto mostrava alcuni soldati italiani che introducevano una bomba illuminante cosparsa di marmellata nella vagina della ragazza.(...)




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    13 maggio 2004

    Dal Psychological Warfare Branch (1945) alle PsyOps

    Due parole chiave che leggo sul Corriere della Sera di oggi, 13 Maggio 2004. Ernesto Galli della Loggia cita il Psychological Warfare Branch a proposito dell' intendenza USA operante in Italia nel 1944, sessant'anni fa, nel suo editoriale in prima pagina (Se l'America perde se stessa) Di quell’esercito che sessant’anni fa ci portò alla libertà, e di cui tra poche settimane ricorderemo l’arrivo, ci colpirono subito tre cose: il tratto disinibito e cordiale dei suoi uomini, senza distinzione di rango; la prodigiosa ricchezza dell’intendenza, vera cornucopia di ogni bendiddio (dalle uova in polvere alla penicillina alle calze di nylon); e infine la quantità di occasioni culturali e d’intrattenimento che facevano da contorno alla sua presenza: i film, i libri, i giornali, le trasmissioni radio, i cicli di conferenze, i circoli per soldati, ai quali anche la popolazione del Paese vinto (spesso anzi essa per prima) ebbe immediato e largo accesso. Per noi l’America fu subito ognuna di quelle tre cose, e tale essa è rimasta e forse rimarrà per sempre, inafferrabile e struggente come il richiamo della libertà. Ma di quelle tre cose, così vive nella nostra memoria e legate alla presenza dell’esercito a stelle e strisce, in Iraq non abbiamo visto neppure la più pallida ombra. Neppure i primi giorni abbiamo visto per le vie di Bagdad soldati che non fossero in assetto di guerra, banchetti coperti di pacchetti di sigarette americane o ragazzini con la bocca sporca di cioccolato made in Usa . Neppure nei primi giorni ci è giunta l’eco d’una conferenza, di uno spettacolo cinematografico organizzati da una rediviva Psychological Warfare Branch. In The United States PSYOP Organization in Europe During World War II leggiamo: Civilian Organization of Propaganda On 16 August 1940, Nelson Rockefeller was named Coordinator of Inter-American Affairs (CIAA), with responsibility for disseminating news, films, and radio to Latin America. CIAA retained its independent existence throughout World War II, despite the formation of several other information organizations... ...In the Mediterranean Theatre of Operations, OSS-MEDTO was originally (in 1943) designated the 2677th Headquarters Company (Provisional) G-3. To increase its autonomy, in May 1944 the unit was designated a regiment, officially the 2677th Regiment OSS (Provisional). The regiment was activated in July 1944 with headquarters near Caserta, Italy, when North African Theatre of Operations military headquarters (NATOUSA) moved from Algiers to Caserta. The regimental commander was Colonel Edward Glavin, a Strategic Services Officer of MEDTO. Most of the black propaganda produced by the OSS originated with MO Rome, which was organized in mid-1944. The OSS was disbanded on 1 October 1945. OSS Morale Operations (MO) The Morale Operations Branch of the OSS was created in early January 1943, and by March was ready for action. Its primary function was to attack "the morale and the political unity of the enemy through...psychological means operating or purporting to operate within the enemy or occupied territories." Chiefs of MO include Frederick Oechsner (began in early 1943), COL Kenneth D. Mann (replaced Oechsner in May 1944), Charles Healy, Patrick Dolan, Morton Bodfish, Howard Baldwin (active in late 1944), LTC J. Roller (chief in February 1945), and LTC Herbert S. Little (chief on 30 November 1945, after the dissolution of OSS). (The names are not necessarily all in order of service). Di PsyOps parla invece, a pagina 8, il soldato Lynndle England: «Quel guinzaglio? Eseguivo ordini E i superiori mi dicevano: brava» Voleva essere ripresa in quella foto? «Io non volevo essere ripresa in nessuna delle foto». C'è una fotografia in cui è ritratta con un prigioniero iracheno al guinzaglio. Com'è successo? «Ho agito sotto istruzioni dei miei superiori». E l’altra, quella in cui ride? «Le istruzioni erano di fermarsi lì, "alzare i pollici", sorridere, mettersi in posa dietro quella piramide di iracheni nudi». Chi le ha detto di farlo? «Persone di rango superiore». Cosa pensava quando sono state scattate quelle foto? «Pensavo che il tutto era piuttosto strano». Pensava che ci fosse qualcosa di male in quelle foto, nel mettersi in posa e in tutto quello che stava succedendo? «Mah, le foto erano per le PsyOps (operazioni psicologiche n.d.r.) e le operazioni funzionavano, quindi per quanto ci riguardava stavamo facendo il nostro lavoro, cioè facevamo quello che ci veniva ordinato di fare, e il risultato era quello che i superiori volevano. Tornavano, guardavano le foto e dicevano: "Bene, è una buona tattica, continuate così...la tattica funziona, continuate a fare quello che state facendo, i risultati ci sono"». Inserendo psyops nella casellina di ricerca di Google, compare una lista di 29.200 link... Il sito iwar.org.uk evoca Napoleone e definisce il concetto: There are but two powers in the world, the sword and the mind. In the long run the sword is always beaten by the mind. (Napoleon Bonaparte) Definition of Psychological Operations: Psychological Operations: Planned operations to convey selected information and indicators to foreign audiences to influence their emotions, motives, objective reasoning, and ultimately the behavior of foreign governments, organizations, groups, and individuals. The purpose of psychological operations is to induce or reinforce foreign attitudes and behavior favorable to the originator's objectives. Also called PSYOP. See also consolidation psychological operations; overt peacetime psychological operations programs; perception management. ' US Department of Defense Civil Affairs - The activities of a commander that establish, maintain, influence, or exploit relations between military forces and civil authorities, both governmental and nongovernmental, and the civilian populace in a friendly, neutral, or hostile area of operations in order to facilitate military operations and consolidate operational objectives. Civil affairs may include performance by military forces of activities and functions normally the responsibility of local government. These activities may occur prior to, during, or subsequent to other military actions. They may also occur, if directed, in the absence of other military operations. (Joint Pub 1-02) Consolidation Psychological Operations - Psychological operations conducted in foreign areas inhabited by an enemy or potentially hostile populace and occupied by United States forces, or in which United States forces are based, designed to produce behaviors by the foreign populace that support United States objectives in the area. (Joint Pub 1-02) Overt Peacetime Psychological Operations Programs - Those programs developed by combatant commands, in coordination with the chiefs of US diplomatic missions, that plan, support, and provide for the conduct, during military operations other than war, of psychological operations in support of US regional objectives, policies, interests, and theater military missions. Also called OP3. (Approved for inclusion in next edition of Joint Pub 1-02) Propaganda - Any form of communication in support of national objectives designed to influence the opinions, emotions, attitudes, or behavior of any group in order to benefit the sponsor, either directly or indirectly. (Joint Pub 1-02) Psychological Operations - Planned operations to convey selected information and indicators to foreign audiences to influence their emotions, motives, objective reasoning, and ultimately the behavior of foreign governments, organizations, groups, and individuals. The purpose of psychological operations is to induce or reinforce foreign attitudes and behavior favorable to the originator’s objectives. Also called PSYOP. (Joint Pub 1-02) "Capture their minds and their hearts and souls will follow" recita il titolo dell'Home Page di psywarrior.com Psychological Operations (PSYOP) and Psychological Warfare (PSYWAR), these words generate thoughts of North Vietnam's "Hanoi Hanna", Japan's "Tokyo Rose" and more recently the Iraq's infamous "Baghdad Betty" of Desert Storm. To others the words psychological operations and psychological warfare conjure up images of our military playing mind games with the enemy. PSYOP is all this and much more, for you see there are essentially two great forces in warfare:-the physical and the moral. These two forces suggest two distinct approaches to warfare. One a "direct" approach, concentrating on the opponent's physical forces, and the other an "indirect" approach, focusing on moral forces. Both of these approaches have been tried throughout history, with a noted lack of emphasis on the indirect approach until more recent times. This website will attempt to give new emphasis to the indirect approach by conveying a better appreciation for the application of psychological operations. So sit back and join me on a tour of the history of Psychological Operations, and what PSYOP is today. Alla pagina PSYOPS History leggiamo: All three types of psychological operations - - Tactical, Strategic and Consolidation--- can be employed to produce the following desired effects: Reduce moral and combat efficiency within the enemy’s ranks. Promote mass dissension within and defections from enemy combat units and/or revolutionary cadre. Support our own and allied forces cover and deception operations. Promote cooperation, unity and morale within one’s own and allied units, as well as within resistance forces behind enemy lines. Ricca anche la pagina dei PSYOPS and Military Links Links on PSYOP in action in Afghanistan, Bosnia, Grenada, Haiti, Korea, Kosovo, Iraq (Desert Storm & Operation Iraqi Freedom), Panama, Somalia, Vietnam and World Wars I and II. Also samples of leaflets and unusual PSYOP themes used by both sides in conflicts from World War I to the present, information on the 4th Psychological Operations Group, the Civil Affairs and Psychological Operations Command (USACAPOC), the Psychological Operations Veterans Association (POVA), the PSYWAR Society, a Gulf War Photo Gallery, the Son Tay POW Rescue Raid, plus stories about two of our nation's heroes, and much more.


    Psyops opera anche all'interno dei MEDIA, come testimonia CNN and Psyops Military personnel from the Fourth Psychological Operations Group based at Fort Bragg, in North Carolina, have until recently been working in CNN's hq in Atlanta. CNN is up in arms about our report in the last issue of CounterPunch concerning the findings of the Dutch journalist, Abe de Vries about the presence of US Army personnel at CNN, owned by Time-Warner. We cited an article by de Vries which appeared on February 21 in the reputable Dutch daily newspaper Trouw, originally translated into English and placed on the web by Emperor's Clothes. De Vries reported that a handful of military personnel from the Third Psychological Operations Battalion, part of the airmobile Fourth Psychological Operations Group based at Fort Bragg, in North Carolina, had worked in CNN's hq in Atlanta.
    "Worldview Warfare" and The Science of Coercion by Christopher Simpson Excerpts from The Science of Coercion, Oxford University Press, 1994 www.globalresearch.ca 23 November 2003 ... World War II spurred the emergence of psychological warfare as a particularly promising new form of applied communication research. The personal, social, and scientific networks established in U.S. social sciences during World War II, particularly among communication researchers and social psychologists, later played a central role in the evolution (or "social construction") of U.S. sociology after the war. A detailed discussion of U.S. psychological operations during World War 11 is of course outside the scope of this book. There is a large literature on the subject, which is discussed briefly in the Bibliographic Essay at the end of this text. A few points are worth mentioning, however, to introduce some of the personalities and concepts that would later play a prominent role in psychological operations and communication studies after 1945. The phrase "psychological warfare" is reported to have first entered English in 1941 as a translated mutation of the Nazi term Weltanschauungskrieg (literally, worldview warfare), meaning the purportedly scientific application of propaganda, terror, and state pressure as a means of securing an ideological victory over one's enemies. 31 William "Wild Bill" Donovan, then director of the newly established U.S. intelligence agency Office of Strategic Services (OSS), viewed an understanding of Nazi psychological tactics as a vital source of ideas for "Americanized" versions of many of the same stratagems. Use of the new term quickly became widespread throughout the U.S. intelligence community. For Donovan psychological warfare was destined to become a full arm of the U.S. military, equal in status to the army, navy, and air force. 32 ...
    Desecretate le istruzioni agli agenti per gli interrogatori in vigore fino al '91. Ecco le regole per sfibrare i detenuti Il manuale segreto della Cia "Così si tortura un prigioniero" (La Repubblica 13 Maggio 2004) dal nostro corrispondente ALBERTO FLORES D'ARCAIS vedi anche Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti, Iraq-Bolzaneto, 12 Maggio 2004 (da Il Manifesto) e anche: Iraq abuse: US policy or anomaly? By Paul Reynolds, Sunday, 9 May, 2004 BBC News Online world affairs correspondent US and British soldiers are regularly subjected to the techniques themselves to help enable them to resist interrogation. It is known in the trade as R2I - resistance to interrogation.




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    13 maggio 2004

    Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (7): ritrattazioni e controritrattazioni

    DA NASSIRIYA Il colonnello Burgio: Bruno a Nassiriya vide scene disumane «Erano i poliziotti iracheni a torturare» Ma la prigione era gestita dai locali, quella inglese ci era vietata Il colonnello Carmelo Burgio stringe la mano a un notabile iracheno (Ap) «La signora Bruno racconta che suo marito Massimiliano era sconvolto per come trattavano i prigionieri? Lo credo bene, il carcere di Nassiriya era orrendo. E lui solo sa quello che può aver visto». Parla il colonnello Carmelo Burgio, comandante dei carabinieri paracadutisti del Tuscania, rientrato in Italia dopo alcuni mesi passati a Nassiriya. Perché lei dice che può aver visto solo quel carcere? «Era l’unico in cui noi mettevamo piede. In tutta la provincia di Dhi qar, sotto il nostro controllo, non ci sono altre prigioni. Quel carcere era spaventoso. I detenuti erano ammassati dentro stanzoni cupi. Almeno trenta in ogni camerone. Erano sporchi, affamati, pieni di pidocchi. E credo che il povero Massimiliano facesse parte di una squadra addetta alla supervisione. Assisteva a quelle scene disumane. Capisco che ne abbia parlato alla moglie con un senso di pena». Chi gestiva questo carcere? «La polizia irachena. Noi andavamo spesso a fare controlli e più volte abbiamo riscontrato segni di torture sui detenuti. Ne abbiamo sempre informato l’autorità giudiziaria irachena». Ma facevate notare agli agenti iracheni i risultati delle torture? «Sicuro. Ma loro si meravigliavano della nostra reazione scandalizzata. Per la polizia irachena accogliere un arrestato con una trentina di legnate era una pratica normalissima. E non parliamo dell’edificio in cui erano rinchiusi i prigionieri. Uno schifo. I militari italiani hanno cercato di rimediare. Hanno aggiustato qualche parete, hanno disinfestato gli ambienti invasi dai topi. Poi hanno capito che ogni sforzo era vano. E hanno deciso di costruire un carcere nuovo che adesso dovrebbe essere quasi ultimato». Che tipo di soprusi venivano compiuti? «Ci siamo trovati a volte davanti a detenuti mezzo morti, con bruciature di ferro da stiro sul corpo e lividi terrificanti a causa delle bastonate. Non era solo la polizia irachena a usare la mano pesante. I più bestiali erano alcuni gruppi di miliziani legati a formazioni politiche che si arrogavano il diritto di svolgere compiti di polizia per mantenere l’ordine. Spesso la loro attività consisteva nell’andare a scovare esponenti del vecchio regime per compiere vendette. Li trascinavano in qualche sotterraneo e li sottoponevano a sevizie di una ferocia inimmaginabile». E voi non potevate intervenire? «Come no? Il 9 marzo scorso abbiamo addirittura ingaggiato un conflitto a fuoco per liberare due persone tenute prigioniere da giorni e vittime di orribili torture. In quell’occasione abbiamo arrestato nove responsabili». Le persone da voi arrestate che fine facevano? «Se prendevamo gente che si era macchiata di reati comuni, come per esempio i tombaroli, li consegnavamo alla polizia irachena. Se invece ci capitava di arrestare terroristi, li affidavamo agli inglesi. Il contingente italiano a Nassiriya dipende dal comando inglese, perciò eravamo obbligati a portare i prigionieri sospetti di attività terroristica nel carcere di Um Qasr, vicino a Bassora». E poi potevate controllare le condizioni dei detenuti in questa prigione? «Assolutamente no. Se ne occupavano solo gli inglesi. Noi però eravamo molto preoccupati riguardo alla possibilità che ai detenuti, sia a quelli arrestati per reati comuni sia ai terroristi, potesse succedere qualcosa in prigione». Temevate che potesse succedere, oppure sapevate che si verificavano episodi di tortura? «Sapevamo cosa accadeva nel carcere controllato dalla polizia irachena. Cosa avveniva in quello diretto dagli inglesi onestamente non potevamo saperlo». Mai avuto sentore di comportamenti illeciti da parte degli inglesi? «Mai sentito nulla. Ad ogni modo noi ci siamo premuniti. Abbiamo le prove che gli italiani non hanno mai torto un capello alle persone arrestate. Se ad esse è successo qualcosa dopo, quando le abbiamo consegnate agli altri, noi possiamo dimostrare di essere puliti. Se hanno subito violenze, responsabili sono gli altri». Che tipo di prove potete esibire? «Ogni volta che compivamo un arresto procedevamo in questo modo: varie fotografie della persona a torso nudo, visita medica e certificato sul quale veniva annotato tutto, anche un graffio. Dopodiché avvertivamo i responsabili del carcere: queste sono le condizioni in cui vi consegniamo i detenuti, qui c’è scritto tutto, se da ora in poi gli succede qualcosa sappiamo di chi è la colpa». Quanti arrestati avete avviato verso il carcere iracheno e quanti verso quello inglese? «Varie decine, forse centinaia, il numero esatto adesso mi sfugge. Ad ogni modo, noi fin dall’inizio ci siamo posti il problema. Avevamo alle spalle una brutta esperienza. Ricordavamo bene quello che era accaduto in Somalia, con i problemi che poi hanno avuto i nostri. Volevamo assolutamente evitare di finire nei guai». E che avete deciso di fare? «Ci siamo consultati con il comandante del nostro contingente, prima il generale Bruno Stano e poi l’attuale Gian Marco Chiarini. E insieme abbiamo deciso una procedura di trattamento nei confronti degli arrestati che ci poteva mettere al riparo da qualsiasi brutta sorpresa. Una procedura che consiste in un’attenzione massima a non commettere qualsiasi forma di sopruso. E poi fotografie e certificati. A tutti quelli incaricati di compiere arresti raccomandavamo sempre di mantenere la calma, di evitare maniere troppo dure. Ragazzi, dicevamo, cerchiamo di stare sempre molto attenti e tutto filerà liscio». Marco Nese © Corriere della Sera, 12 Maggio 2004 NEL CARCERE DI NASSIRIYA Corriere della Sera, 13 Maggio 2004: Viaggio nell'inferno del penitenziario: in 70 in una stanza Carcere di Nassiriya, l'Arma denunciò gli abusi Nella prigione i carabinieri scoprono quaranta agenti iracheni violenti ma il governo di Bremer non li rimuove di ANDREA NICASTRO NASSIRIYA - Le gabbie sono le stesse che, molto probabilmente, disgustarono il maresciallo Massimiliano Bruno. Quattro metri per cinque, le sbarre fitte fitte che vanno dal soffitto al pavimento di cemento. Detenuti seduti per terra, senza letti, senza gabinetti. Il carabiniere avrebbe avuto ragione a descrivere queste celle come un posto per scarafaggi, non per uomini. E’ difficile immaginare come questi prigionieri possano dormire, calcolando a occhio che Foto La Presse qualcuno non ha neppure lo spazio per allungare le gambe. Oltretutto, l’estate di Nassiriya è già cominciata. Il termometro arriva a 55 gradi e lì dentro, fra le sbarre, si boccheggia. Tre ventilatori appesi non bastano a far circolare l’aria pesante di un’umanità sudata e sporca. Ci sono all’incirca 70 uomini in un unico stanzone e altri 20 nella «cella vip», privilegiata perché ha un buco nel pavimento che fa da gabinetto. In omaggio al pudore due muretti impediscono la vista sui lati, ma davanti solo un cieco non vedrebbe. Un vecchio si spinge tra i compagni aggrappati alle sbarre e per farsi notare allunga una mano. Sul palmo mostra un occhio di vetro. Il suo. Sulla gamba una vecchia cicatrice gli ha rubato mezza coscia. A gesti cerca di spiegare. Fa capire che lui non dovrebbe stare in prigione, che è malato. Un altro riesce, di nascosto dai secondini, a dire a un interprete che è dentro da 7 mesi e che non ha mai visto un avvocato. Forse mentono, probabilmente la loro è una versione di comodo uguale a quella che si sente in tutte le carceri del mondo, ma non è possibile verificarlo: i secondini spingono via i giornalisti. Sono poliziotti iracheni. E le celle sono quelle della Stazione di polizia di Nassiriya. Polizia irachena, ma, fino al 30 giugno, con la supervisione italiana. Per mostrarle pochi minuti alla stampa c’è voluto l’intervento del comandante dei carabinieri Luciano Zubani e della governatrice civile Barbara Contini.




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    12 maggio 2004

    Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (6): ritrattazioni e controritrattazioni

    UNAC CON LA VEDOVA BRUNO COMUNICATO STAMPA U.N.A.C. 12 Maggio 2004 NOI CREDIAMO ALLA VEDOVA DI MASSIMILIANO BRUNO. I Carabinieri dell’UNAC (Unione Nazionale Arma Carabinieri) sono in perfetta sintonia con le affermazioni della vedova del collega Massimiliano Bruno, sulle “torture” perpetrate in Iraq. Anche presso la Call Center dell’Unac, attivata dopo la strage di Nassirya, giungevano notizie da militari in Iraq o rientrati in Italia, di vero caos circa maltrattamenti o “particolari” trattamenti nei confronti delle persone arrestate che venivano consegnate agli Inglesi ed alla polizia Irakena e rinchiusi in quelle Galere. L’UNAC invita tutti i Colleghi, rientrati in Patria, che sappiamo conoscono la verità, a parlare , ed a non lasciare sola la vedova Bruno, oggi abbandonata dall’Arma e dallo Stato, ed offesa nel suo dolore, da chi nega di conoscere. L’unico modo per onorare i colleghi caduti, è quella di raccontare la pura e vera realtà conosciuta in Iraq, in tutti i sensi, sapendo che solo la buona sorte ha permesso a molti di riabbracciare i propri cari, ciò che purtroppo ad altri, che sappiamo mandati allo sbaraglio, non è stato più possibile. 12.05.2004 Il Segretario Generale Nazionale M.llo CC. ® Antonio SAVINO" Yahoo! Notizie: Mercoledì 12 Maggio 2004, 16:20 Iraq: vedova Bruno sulle torture (ANSA) - ROMA, 12 MAG - Pina Bruno vedova del sottufficiale morto nella strage di Nassiriya torna sulle sue dichiarazione riguardo alle torture in Iraq. In un'intervista al TG3 ieri sera ha detto: 'mio marito vide', oggi, in diretta a Radio Città Futura: non ho mai detto che mio marito avesse visto o denunciato episodi di maltrattamenti. Accuse al TG3 di aver tagliato l'intervista smentite subito dal direttore Di Bella. Anche il fratello del carabiniere: a me non aveva mai detto nulla. Corriere della Sera, 12 Maggio 2004: La vedova Bruno smentisce l'intervista al Tg3 ROMA - Pina Bruno, vedova di Massimiliano - uno dei carabinieri uccisi a Nassyria - torna sulle dichiarazioni fatte a «Primo Piano» e parla di una «trappola». Il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, ha risposto alle parole della signora Bruno: «Ha parlato liberamente. Il Tg3 non ha fatto null'altro che mandare in onda quel che la signora Bruno ha detto». Le parole della vedova Bruno trovano però altre conferme. I carabinieri dell’Unac (Unione nazionale Arma dei carabinieri) «sono in perfetta sintonia con le affermazioni della vedova del collega Massimiliano Bruno, sulle "torture" in Iraq». «Anche presso il call center dell’Unac, attivato dopo la strage di Nasiriyah, - afferma Antonio Savino, segretario generale dell’Unac - giungevano notizie da militari in Iraq o rientrati in Italia, di vero caos circa i maltrattamenti o "particolari" trattamenti nei confronti delle persone arrestate che venivano consegnate agli inglesi ed alla polizia irachena e rinchiusi in quelle galere». Il capogruppo di Rifondazione al Senato, Gigi Malabarba, ha dichiarato stamane in aula che «per ragioni che concernono l'inchiesta sui militari italiani vittime da contaminazione da uranio impoverito, sono venuto a conoscenza da fonte militare presente in Iraq che, perlomeno dal mese di settembre, i carabinieri erano a conoscenza che nelle carceri irachene sotto comando anglo-americano avvenivano torture. Ho mantenuto discrezione finora sulla questione anche perché sono membro del Comitato di controllo sui Servizi, ma, dopo le dichiarazioni della vedova del maresciallo Bruno e del colonnello Burgio, intendo confermare per testimonianza diretta che la tortura è un metodo sistematico utilizzato dalle forze occupanti in Iraq».




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    11 maggio 2004

    Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (5): a cosa mira questa escalation dell'orrore?

    Se tutti sapevano tutto, da quasi un anno, come si spiega l'esplosione improvvisa di questa orgia mediatica dell'orrore negli ultimi giorni? In questa orgia mediatica quel che più inquieta è quel che non viene detto, sono le domande che pubblicamente nessuno pare porsi, che non compaiono su nessun grande mezzo di comunicazione Sembra (e pare paranoia, ma la realtà sta superando l'immaginazione, la realtà vera e la realtà mediatica) che una regia occulta stia mandando in scena tutto questo, dosando tempi e situazioni, tacendo, occultando, dicendo, mostrando, che una congiura planetaria ci stia mitridatizzando alle torture, alle decapitazioni, allo scempio di cadaveri, all'efferatezza delle vendette. Diventeremo totalmente immuni? saremo ancor più indifferenti di quanto non siamo già oggi di fronte al crollo del valore della vita umana ? La morte diventerà sempre più desiderabile a fronte della minaccia di ciò che ci puo' accadere in vita ? E d'altra parte, l'oltraggio ai morti, non è qualcosa che ci ... porta fuori, ci esclude da ciò che è peculiare della specie umana ? Chi stava dietro le telecamere, dietro le macchine fotografiche ? E perchè ? A che scopo documentare l'indicibile, e lasciarlo affiorare mesi dopo? Perchè ora ? L'effetto, forse voluto, puo' essere l'assuefazione, oppure si è atteso il momento più opportuno per accelerare l'avvitamnto della spirale del terrore, inducendo Irakeni, Palestinesi, estremisti islamici variamente 'targati' ad azioni-reazioni sempre più oltre il limite del sopportabile ? così che alla fine aumentino anzichè diminuire le persone che nel mondo approvano anzichè condannare torture e terrore anti-terroristico ? I silenzi imbarazzati del Governo Italiano aggiungono inquietudine ad inquietudine: non sanno, non capiscono cosa il governo dovrebbe dire ... Ma che governo è un governo che di fronte a fatti di questa gravità non sa che dire? cosa governa se non il nulla ? Ho provato a girare la domanda sui Commenti a BlogTrotter, di Leonardo Coen Se non altro non sono l'unico paranoico !!!! X Lapsus ehila´! Sicuro sono soltanto di una cosa e credo tu sappia quale. Il fatto e´che per seguire la vicenda mi sono giovato di giornali italiani e inglesi, perche´qui la faccenda e´passata quasi totalmente sotto silenzio (a parte il primo giorno ,come ho detto ,circa tre settimane fa se non sbaglio).Eppure la Danimarca e´pure uno dei paesi coinvolti, ma tutti qui sembrano essersene dimenticati. Terrificante la tua ipotesi (se e´tale) di una regia occulta.E se questa faccenda non finisse piu´? Palestina docet...spaventoso.Vuoi forse dire che ci stanno preparando ad uno stato di guerra continua ? inviato il 12.05.2004 11:08:48 Ho sempre avuto poca propensione ad accettare la teoria di regie occulte. Il motivo e´che non mi sembra che gli esseri umani siano in grado di controllare gli eventi come vorrebbero.Che non siano abbastanza intelligenti. Devo dire pero´che MIGLIAIA di foto sono sospette.Ora sappiamo anche che le foto sono state ORDINATE dall'alto.Anche questo e´strano. inviato il 12.05.2004 11:12:25 Infatti quale comando militare ordina di scattare sistematicamente una valanga di fotografie ? se fosse stato un fatto personale di qualche esibizionista sarebbero al massimo una diecina.L ordine di scattarne appunto a migliaia, senza precauzioni rigurdo alla segretezza (o precauzioni sicuramente blande),fa si pensare che ci sia dell'intenzionale. Che prima o poi uscissero era inevitabile. inviato il 12.05.2004 11:16:28 Prima Pagina de La Repubblica in Rete, 11 Maggio 2004, ore 22 Amnesty: governo italiano informato Una moglie: "A Nassiriya sapevano" Pina Bruno (nella foto), vedova di un carabiniere ucciso: "Mio marito mi parlò delle torture Usa: li trattano come scarafaggi. E i suoi superiori erano al corrente". Opposizione all'attacco. Bagarre alla Camera. Ciampi: "Torture intollerabili". Documento di Amnesty sulle truppe inglesi. Blair colpito: lascia a Brown? I Ds: "Berlusconi subito in Parlamento" Ostaggio americano decapitato l'esecuzione in un video su web Le immagini (foto) su un sito islamico in rapporti con Al Qaeda. La testa di Nick Berg, 26 anni, esibita come trofeo. E un proclama: "E' la vendetta per Abu Ghraib" Morti sei soldati israeliani scempio sui loro cadaveri Attentato a Gaza in un rastrellamento. La rappresaglia e scontri violentissimi: uccisi 7 palestinesi, tra cui un ragazzo




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    11 maggio 2004

    Viviamo giorni di orgia mediatica sulle torture (4): pornografia, lato oscuro dell'Occidente

    Abusi Iraq : Occidente dovrà riflettere sul porno, dice esperto Di Roberto Bonzio MILANO (Reuters) - Le terribili foto di prigionieri iracheni torturati che hanno sconvolto il mondo, oltre a segnare il conflitto in corso e lo stesso scenario politico internazionale, rappresentano per l'Occidente una rivoluzione nel campo della comunicazione dalle conseguenze ancora inimmaginabili. Questo il parere di Peppino Ortoleva, professore associato di Storia dei mezzi di comunicazione all'Università di Torino, autore di innumerevoli saggi su storia, società e media, riguardo la vicenda delle immagini di detenuti iracheni sottoposti a violenze e umiliazioni da parte di militari americani e britannici. Quelle foto, dice lo studioso, segnano una svolta per il mondo della comunicazione occidentale. Nelle forme, perchè il digitale ha reso vulnerabile la censura preventiva militare. E ancor più nei contenuti, per l'emergere sotto gli occhi del mondo, di un "lato oscuro" della cultura di massa occidentale, quello delle conseguenze prodotte dal consumo diffuso di pornografia, sul quale lo stesso Occidente dovrà ora riflettere. IL DIGITALE HA AGGIRATO LA CENSURA MILITARE "Consentendo di riprendere da soli e diffondere in Rete le immagini, il digitale ha reso pubblico quel che un tempo difficilmente usciva dal privato", dice a Reuters Ortoleva. "Inoltre, ha dimostrato la svolta in corso nel mondo militare, dove un tempo la privacy non esisteva, mentre oggi, tra militari ambosessi e attività 'privatizzate' con agenzie esterne, esistono pieghe che sfuggono ai controlli". Se il fenomeno ha un risvolto positivo, quello di aggirare la censura militare che controlla rigidamente l'attività dei giornalisti, "c'è anche una preoccupazione inquietante: che tipo di sicurezza ha un esercito in cui si possono scattare e diffondere foto del genere? Cosa accadrebbe se un militare, del livello culturale di quelli coinvolti in quegli abusi, avesse potuto scattare ad esempio foto di impianti con segreti nucleari vendendole magari al miglior offerente?", si chiede lo studioso. TORTURE CHE RIVELANO FANTASIE DA CONSUMATORI DI PORNOGRAFIA Ma per Ortoleva è soprattutto il contenuto di quelle foto, ad assumere un rilievo dalle conseguenze ancora incalcolabili. "Oltre a immagini di torture per far parlare i detenuti, quelle foto svelano agli occhi del mondo qualcosa sinora sottovalutato, un aspetto della cultura occidentale del quale abbiamo perso il controllo; l'esplosione della pornografia". Secondo Ortoleva infatti, il compiacimento svelato da quelle foto va oltre la semplice tortura ed è tutto giocato sul sesso, "La perversione come ingrediente essenziale dell'erotismo. Umiliazioni e soprusi descrivono una palestra in cui consumatori di pornografia hanno avuto la possibilità di mettere in pratica fantasie estreme: avere schiavi sessuali, degradare delle persone a oggetti da usare come si vuole". CULTURA DI MASSA DA RIPENSARE Questo fenomeno, "trasferito mandando persone culturalmente deprivate in situazioni di potere eccezionale", secondo Ortoleva richiederà ora all'Occidente, in bilico tra censure di tipo religioso e permissivismo laico rassegnato, una profonda riflessione "su cosa possa significare nella testa di milioni di persone l'abitudine a vedere atti sessuali, in particolare sadomaso". "Senza inutili censure, occorre un dibattito per capire come siano nati questi mali e come si combattano. C'è un pezzo della nostra cultura del quale abbiamo perso completamente il controllo, e che non conosciamo, mentre ci facciamo vanto della consapevolezza dell'Occidente... sennò, quando i nostri dirimpettai ci accuseranno di essere una civiltà mostruosa, per certi versi non avranno tutti i torti". Per fortuna, conclude Ortoleva, la circolazione di notizie resta comunque uno spazio di libertà che una grande democrazia ha saputo usare, a costo di andare contro se stessa: "A patto che questa mole di notizie non rischi di svuotare la forza dell'informazione. E che non si crei un effetto assuefazione. Altrimenti, nella prossima guerra, una denuncia su risvolti sadomaso non farà più notizia". (Yahoo! Notizie, Martedì 11 Maggio 2004, 15:51) Scriveva Luigi Manconi, su l'Unità del 7 Maggio 2004: Come ti uccido l’anima ... eccoli qui, i figli e le figlie (alcune ventenni!) delle nostre più antiche democrazie, ridotti a sgherri di trucide rappresentazioni fetish: come in una filmografia postribolare per nazistelli onanisti. E, infatti, a leggere il rapporto di Antonio M. Taguba, il generale che ha redatto il dossier sulle torture a Baghdad, sembra di avere tra le mani il copione di un film di quel filone nazi-porno, nato nella scia del successo di «Salò», di «Salon Kitty», del «Portiere di notte», e che produsse titoli come «La svastica nel ventre». Robaccia della prima metà degli anni Settanta, reinterpretata dai “nostri ragazzi” con una “innocenza” che rasenta l’idiozia e precipita nel sadismo. Quelle immagini in posa, se sostituiamo i corpi derelitti e offesi dei torturati con le vetrine di un McDonald’s o di una sala da gioco di Las Vegas o di un bowling di Atlanta, sembrano davvero le foto ricordo di una gita spensierata con i compagni di liceo o con i colleghi di lavoro. E se, invece, quei corpi derelitti e offesi vengono riportati dentro quelle foto, potremmo pensare che si tratti, al più, della raffigurazione di giochi spregiudicati e di fantasie trasgressive. Una incursione, tutto sommato innocua, nel mercato degli erotismi specialistici e delle pornografie “di nicchia”. E, invece, no: sarà pure logora la frase di Hanna Arendt, ma resta insuperabile per definire questa condizione: è la «banalità del male» quella che qui viene consumata, dal momento che quei corpi sono propriamente corpi (carne ossa sangue nervi) e non figuranti o comparse, e neppure partner consenzienti. E colpisce il fatto che la gran parte di quelle sevizie hanno uno sfondo o una cornice di natura sessuale. Questo deve far riflettere. Qual è la cultura che alimenta, più che quegli atti, le motivazioni degli autori di essi? Quale il senso comune, le rappresentazioni, le fantasie, che scatenano, infine, quel meccanismo libidico e lo traducono in sopraffazione?... ... è accaduto, prevedibilmente, quando i militari in questione sono stati (o si sono sentiti) “autorizzati”: dal clima creatosi, dalla sensazione di impunità, dalle disposizioni ricevute. È sufficiente questo perché quei militari si trasformino in «funzionari dell’ignobile» (ancora la Arendt). Ed è quanto dimostra che, per diventare «volenterosi carnefici», non deve esserci una predisposizione naturale. Gli esperimenti di Stanley Milgram, già negli anni Sessanta, hanno documentato, inequivocabilmente, che l’esercizio della crudeltà è correlata più ai modelli di interazione sociale e a dinamiche di gruppo che a tratti della personalità individuale. ... ... secondo Françoise Sironi, psicologa clinica, specializzata nell’assistenza alle vittime, «non è per far parlare che si tortura, ma per far tacere». abbiamo letto sul «Corriere della Sera» che quattro iracheni, arrestati dai carabinieri italiani in quanto sospettati della strage di Nassiriya, sarebbero stati tenuti - secondo una procedura «imposta dagli Stati Uniti» - «chiusi in una cella al buio, inginocchiati, senza acqua né cibo, per quattro giorni». E la mancata confessione si spiegherebbe col fatto che i prigionieri erano stati «addestrati a non parlare». ... ... abbiamo letto sul «Corriere della Sera» che quattro iracheni, arrestati dai carabinieri italiani in quanto sospettati della strage di Nassiriya, sarebbero stati tenuti - secondo una procedura «imposta dagli Stati Uniti» - «chiusi in una cella al buio, inginocchiati, senza acqua né cibo, per quattro giorni». E la mancata confessione si spiegherebbe col fatto che i prigionieri erano stati «addestrati a non parlare». >>> Corriere della Sera, martedì , 11 maggio 2004, Vedova Nassiriya: "Mio marito sapeva delle torture" La moglie di un carabiniere morto a Nassiriya: «Era disgustato: prigionieri trattati peggio degli scarafaggi, l'aveva denunciato» MILANO - I militari italiani in Iraq sapevano come venivano trattati i prigionieri iracheni. Lo ha testimoniato in un'anticipazione al Tg3 Pina Bruno, moglie di Massimiliano Bruno, maresciallo dei carabinieri morto nello scorso novembre nell'attentato di Nassiriya. Prima di morire mio marito mi aveva detto che era disgustato di quello che succedeva con i prigionieri», ha detto Pina Bruno. «Erano trattati peggio degli scarafaggi. Lo aveva Pina Bruno (Tg3/Ansa) denunciato anche ai propri superiori, ma naturalmente non è stato fatto niente». «I SUPERIORI SAPEVANO» - «Massimiliano era rimasto molto colpito e mi aveva detto: 'Siamo nel 2000, neanche quando c'era la prima guerra mondiale c'erano queste torture. Ho visto un carcere, una cosa squallida, bruttissima'», raccontò il maresciallo alla moglie, la quale ha aggiunto che queste informazioni venivano comunicate in Italia. L'intervista sarà trasmessa integralmente a «Primo piano» su Rai 3 questa sera alle 23,20. «SE TI COMPORTI BENE TI FACCIAMO USCIRE» - «C'erano posti sotterranei dove nascondevano questi iracheni», prosegue Pina Bruno, riferendo quanto le raccontava il marito. «Gli italiani andavano a prendere i carcerati iracheni e gli dicevano: 'Se ti comporti bene ti facciamo uscire. Ti facciamo lavorare per noi italiani'». «Quando ha visto certe cose è rimasto sconvolto. Massimiliano non credeva a quello che aveva visto. Mi diceva: 'Se lo racconto non ci credono'». I carabinieri avevano denunciato? «Massimiliano mi disse - risponde la vedova - che ognuno aveva un compito. C'era una persona che comunicava quello che aveva visto, quello che succedeva e quello che stava per succedere, e poi comunicava all'Italia. È assurdo che dicono che non sapevano niente». E i superiori non hanno fatto niente? «No, ma dai, scherziamo?». IL MINISTERO DELLA DIFESA: «MAI SAPUTO DI TORTURE» - Il ministero della Difesa, con un comunicato, ha detto di non essere mai stato a conoscenza delle torture ai prigionieri in Iraq: «Il ministero - si legge nella nota -non ha mai avuto alcuna notizia o informazione da parte di qualsiasi fonte circa trattamenti dei prigionieri non conformi alle norme del diritto internazionale umanitario». IL PADRE DI MASSIMILIANO - «Mio figlio non ha mai accennato a fatti del genere e ho la convinzione che, se avesse saputo qualcosa, me lo avrebbe detto». Lo dice Nunzio Bruno, padre di Massimiliano. «Ognuno - aggiunge - può esprimere le proprie idee e non si può comunque escludere che mio figlio avesse parlato con la moglie e non con me». Il padre di Massimiliano ha detto di averlo sentito «fino a due giorni prima della tragedia. E mi ha sempre parlato di calma attorno a lui - ha precisato -, mi ha mandato foto con gente del luogo, mi ha detto che portava loro del latte. Nessun accenno a fatti diversi». AMNESTY - La sezione italiana di Amnesty international precisa, con un proprio comunicato, che l'argomento delle torture in Iraq è stato affrontato: «questo argomento fu oggetto, il 3 luglio 2003, di una comunicazione del sottosegretario agli esteri margherita boniver alla commissione affari esteri della Camera». Stanley Milgram's Experiment: "Obedience and Individual Responsibility" Stanley Milgram, a psychologist at Yale University, conducted a study focusing on the conflict between obedience to authority and personal conscience. He examined justifications for acts of genocide offered by those accused at the World War II, Nuremberg War Criminal trials. Their defense often was based on "obedience" - - that they were just following orders of their superiors. In the experiment, so-called "teachers" (who were actually the unknowing subjects of the experiment) were recruited by Milgram. They were asked administer an electric shock of increasing intensity to a "learner" for each mistake he made during the experiment. The fictitious story given to these "teachers" was that the experiment was exploring effects of punishment (for incorrect responses) on learning behavior. The "teacher" was not aware that the "learner" in the study was actually an actor - - merely indicating discomfort as the "teacher" increased the electric shocks. When the "teacher" asked whether increased shocks should be given he/she was verbally encouraged to continue. Sixty percent of the "teachers" obeyed orders to punish the learner to the very end of the 450-volt scale! No subject stopped before reaching 300 volts! At times, the worried "teachers" questioned the experimenter, asking who was responsible for any harmful effects resulting from shocking the learner at such a high level. Upon receiving the answer that the experimenter assumed full responsibility, teachers seemed to accept the response and continue shocking, even though some were obviously extremely uncomfortable in doing so. The study raised many questions about how the subjects could bring themselves to administer such heavy shocks. More important to our interests are the ethical issues raised by such an experiment itself. What right does a researcher have to expose subjects to such stress? What activities should be and not be allowed in marketing research? Does the search for knowledge always justify such "costs" to subjects? Who should decide such issues?




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