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19 maggio 2004

Energia solare: con dieci chilometri quadrati l'energia di una centrale nucleare, 1000 megawatt

ROMA - "Il nuovo solare termodinamico ad alta temperatura, l'energia catturata dagli specchi parabolici e immagazzinata da un fluido salino, è la terza via delle rinnovabili. Una fonte pulita, perfettamente competitiva, abbondante e sicura. Basta un quadrato di tre chilometri di lato, la lunghezza di una pista di aeroporto, per ottenere la stessa energia di una centrale nucleare. E per giunta è tecnologia italiana: una ricchezza che possiamo utilizzare direttamente ed esportare". E' un Carlo Rubbia in grande forma quello che si accinge a battezzare la fase uno del suo sogno. A meno di quattro anni dall'ideazione del progetto Archimede, il premio Nobel che guida l'Enea festeggerà oggi l'inaugurazione della nuova centrale elettrica di Priolo, in provincia di Siracusa, l'impianto Enel ristrutturato per far posto al sole. Si tratta della prima dimostrazione della realizzabilità del programma solare dell'Enea, un primo passo concreto che potrebbe aprire la strada a una filiera energetica made in Italy. Eppure, dopo Archimede che l'aveva usata per altri scopi, questa forma di energia solare ha avuto poco successo. E l'esperienza della centrale siciliana a specchi di Adrano, che ha inghiottito molti fondi e prodotto poca energia, aveva indotto al pessimismo. Cosa è cambiato? "Lasciando da parte Archimede, troviamo che il primo brevetto per gli specchi solari risale al 1860. Da allora è stato un succedersi di prove ed errori. Per esempio vent'anni fa, in California, avevano costruito centrali ibride che usavano il solare e il gas naturale, ma bastava una nuvoletta per bloccare il solare e far partire l'impianto a gas: il rendimento era scarso. E poi come fluido per accumulare il calore si usava un olio minerale poco sicuro e ad alto impatto ambientale. Oggi parliamo di una tecnologia completamente diversa". Molto più affidabile? "Non c'è paragone. Noi usiamo specchi di nuova progettazione che si muovono lungo l'arco della giornata seguendo il sole e quindi riescono a catturare più luce. Al posto del vecchio olio infiammabile abbiamo una miscela di sali fusi che non causa problemi e consente di accumulare l'energia in moda da renderla disponibile in ogni momento, anche quando non c'è il sole, in modo da ottenere la flessibilità richiesta dal mercato. E infine c'è il fattore temperatura che è fondamentale perché lo scopo finale è produrre vapore per far girare le turbine: la vecchia tecnologia solare non arrivava a superare i 350 gradi; ora raggiungiamo i 550 gradi, la stessa temperatura che si usa negli impianti a combustibili fossili". Siamo comunque ancora alla fase di sperimentazione. "Come esperimento pilota i 20 megawatt aggiunti dalle tecnologie solari alla centrale di Priolo non sono da buttar via: bastano a una città di 20 mila abitanti, consentono di risparmiare 12.500 tonnellate equivalenti di petrolio l'anno ed evitano l'emissione di 40 mila tonnellate l'anno di anidride carbonica. E il bello è che questo tipo di energia è conveniente: ai prezzi attuali l'impianto si ripaga in 6 anni e ne dura 30. Oltretutto, una volta avviata la produzione di massa, i prezzi di costruzione tenderanno al dimezzamento". Quanto costa oggi un metro quadrato di specchi? "Oggi, cioè in fase preindustriale, il costo complessivo dell'impianto oscilla tra i 100 e i 150 euro a metro quadrato. E da un metro quadrato si ricava ogni anno un'energia equivalente a quella di un barile di petrolio. Il che vuol dire che utilizzando un'area desertica o semidesertica di dieci chilometri quadrati si ottengono mille megawatt: la stessa energia che si ricava da un impianto nucleare o a combustibili fossili, ma con costi inferiori e con una lunga serie di problemi in meno". Per esempio? "Non si producono rifiuti né emissioni. L'energia è abbondante e rinnovabile. Non bisogna costruire sistemi di trasporto per i combustibili perché il sole arriva da solo. Gli investimenti e i costi sono più bassi rispetto alle centrali convenzionali. Il sistema è estremamente flessibile e si presta ad essere usato con impianti di piccola taglia in località isolate. I tempi di costruzione sono brevi, circa tre anni". Ritiene che questa tecnologia cambi il ruolo delle rinnovabili? "Secondo le previsioni dell'Iaea le rinnovabili di nuovo tipo, escludendo dunque l'idroelettrico e la biomassa tradizionale, non supereranno il 3,5 per cento del totale energetico nel 2030. Per andare oltre occorrono due condizioni. La prima è che i costi siano competitivi. La seconda è che il sistema sia flessibile: non a caso l'unica rinnovabile che ha mercato è l'idroelettrico perché le dighe consentono di usare l'acqua quando ce n'è bisogno. La tecnologia che si sperimenta a Priolo soddisfa entrambe queste condizioni". Quanta energia si può produrre con questo tipo di centrali? "In prospettiva, arrivando a un'applicazione industriale su larga scala, si può pensare che in regioni con una buona insolazione come il Sud dell'Italia si ricavi energia sufficiente a sostituire carbone, petrolio e metano". Ma se la tecnologia è così semplice e i costi così bassi, perché il sistema non si è già imposto? "Perché è un'idea nuova, e come tutte le idee nuove fatica ad essere assimilata. Noi stiamo aprendo un mercato dalle potenzialità enormi in un momento in cui c'è un disperato bisogno di un'energia non inquinante. Decidere tempi e modi spetta ai politici. Certo dal punto di vista scientifico una cosa va detta: o si lavora seriamente alla costruzione di un sistema energetico diverso da quello attuale, più pulito e in grado di ottenere più consenso, oppure si va avanti continuando a immettere gas serra nell'atmosfera e ci si assume il rischio dell'instabilità climatica legata a questo processo". (La Repubblica, Antonio Cianciullo, 19 maggio 2004)




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19 maggio 2004

allonsenfants e la pax vaticana

dunque non avevo le traveggole ! non facevo l'esaltato 'mangiapreti' due giorni fa... Tarcisio Bertone, Arcivescovo di Genova - Porta a Porta - a domanda risponde, e CHIARO! 1. matrimoni misti cristiani-islamici: NO perchè potrebbero convertirsi (i cristiani, anzi le cristiane, all'Islam - POTENZA DELLA FEDE!) 2. luoghi di preghiera islamici? NO in quelli della Chiesa Cattolica perchè diventerebbero "proprietà di Allah" (noto collega del nostro amatissimo PdC)... se ne deduce che ovunque gli islamici pregano il patrimonio aumenta... DOVE SI ANDRA' A FINIRE ??????? 3. ritiro dall'Iraq? PERICOLOSO E allora: Alzatevi! ANDIAMO ! E questa è la stessa Chiesa Cattolica, lo stesso Papa delle richieste di perdono a tutti, e della pace arcobaleno !!!!!!!!! Dimenticavo: l'Arcivescovo Bertone (cardinale, ergo "papabile") ricorda un MIRACOLO, UNA PREVEGGENZA: QUATTRO MESI PRIMA DELL'11 SETTEMBRE 2001 IL PAPA PREGO' IN UNA MOSCHEA IN SIRIA... PREVEGGENZA ????? MIRACOLO ??????? E poi c'è chi chiama alle armi contro arabi e islamici in nome della 'superiore civiltà' !!! Ma qualcuno si rende conto??????????????? PS adesso sì che posso dormire sonni tranquilli !!!! L'INCONTRO BERLUSCONI-ANNAN "L'ONU tornerà protagonista" "00:13 - BERLUSCONI: "ONU TORNERA' PROTAGONISTA". "Esco dall'incontro con il segretario generale dell'Onu Kofi Annan incoraggiato - ha detto Berlusconi al termine dell'incontro aL Palazzo di vetro - La decisione delle Nazioni Unite di essere un protagonista assoluto e di avere un ruolo reale nella vicenda è una cosa certa". La Repubblica, 19 Maggio 2004 ALZATEVI ! ANDIAMO (A DORMIRE !)




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18 maggio 2004

Donne e Potere: Sonia Gandhi, nata in Italia, alla guida dell'India... purtroppo no

«Devo umilmente declinare l'invito» Sonia Gandhi rinuncia e fa il nome del premier La vedova di Rajiv, non gradita come primo ministro perché italiana, ha deciso di arrendersi. Al suo posto Manmohan Singh NEW DELHI - Sonia Gandhi rinuncia a guidare il governo. Di più: propone Manmohan Singh come nuovo primo ministro indiano, escludendo di fatto di essere lei a ricoprire quella carica, anche dopo aver vinto le recenti elezioni legislative. Lo ha detto Saman Khurshid, uno dei leader del Congresso. Singh è considerato l'architetto delle riforme economiche del Paese e il suo nome è stato fatto ufficialmente dopo che si sono allungati i tempi per la formazione del nuovo governo in India. Dopo la vittoria del Partito guidato da Sonia Gandhi, infatti, si è fatta rovente la discussione sull'opportunità di avere, a New Delhi, «un primo ministro straniero». Di fronte alle polemiche, nient'affatto messe a tacere dalla travolgente vittoria elettorale, sulla sua origine italiana, Sonia Gandhi ha deciso quindi di rinunciare a guidare il nuovo governo indiano. Ma il Partito del Congresso - le cui sorti sono state risollevate dall'azione politica della Gandhi - continua nonostante tutto a fare pressione su di lei perché accetti comunque l'incarico. Secondo Saman Khurshid sarà «molto difficile» che la vedova dell'ex premier Rajiv Gandhi cambi idea. SUICIDI - «Se Sonia non diventa premier, moriremo, ci uccideremo». Con questa dichiarazione estrema una ventina di sostenitori di Sonia Gandhi intendono supportare la sua elezione a premier, messa in discussione nelle ultime ore. Il gruppo, insieme ad altri manifestanti, sta dimostrando davanti alla villa della famiglia Gandhi a New Delhi. L'INCONTRO - Stamane la Gandhi, nel palazzo presidenziale Rashtrapati Bawan, aveva incontrato il capo dello Stato, il presidente Abdul Kalam: colloquio nel quale si era discusso della formazione del nuovo governo, ma dal quale l'«italiana» - come molti suoi avversari politici continuano a chiamare la vedova di Rajiv, il figlio di Indira Gandhi - non era uscita con l'incarico ufficiale di premier. BORSA IN ALTO - La borsa di Bombay, reagendo alle voci di una possibile rinuncia di Sonia Gandhi alla nomina a primo ministro, si è impennata, dopo aver registrato la peggiore caduta della sua storia nella giornata di ieri. L’indice Senex ha guadagnato l’8,6% per chiudere provvisoriamente a 4.893,64 punti. Ieri la borsa aveva ceduto oltre il 15%, sulla base delle preoccupazioni degli investitori sulla partecipazione al governo di due partiti comunisti, che avrebbero potuto provocare la sospensione deel programma di privatizzazioni intrapreso negli ultimi anni. (18 maggio 2004 - Corriere.it)

  • Donne e Potere: Sonia Gandhi, nata in Italia, alla guida dell'India Panorama, 18 Maggio 2004 I MOTIVI DELLA RINUNCIA I motivi della rinuncia della Gandhi sono tutti nella cultura nazionale indiana e nella delicata transizione economica che vive il Paese: troppo difficile guidare un Paese che ti è in larga parte ostile; troppo complesso - a quanto fanno sapere fonti parlamentari indiane citate dalle agenzie di stampa - formare un governo di coalizione, con 19 partiti tra cui due partiti comunisti, dai quali gli investitori sembrano spaventati. Meglio dare un segnale rassicurante, facendo il nome di un tecnico al di sopra delle dispute politiche e capace di proseguire sulla strada delle riforme neoliberali avviate da BJP, come Manhoman Singh, ben visto dal Congresso e ben visto dagli investitori. E soprattutto indiano doc. Sify news: Sonia's comments ambiguous: Cong leaders Tuesday, 18 May , 2004, 23:11 New Delhi: Congress president Sonia Gandhi's cryptic comment that she should be trusted to take a decision on the Prime Ministership, was interpreted by Congress leaders as being ambiguous. AICC general secretary Ghulam Nabi Azad said while a final decision has been left to her, she has been asked to reconsider by the party members who have authorised her to take the next step. Congress sources said with this authorisation, Gandhi could, if she so deemed fit, decide to nominate anyone of her choice to fill the top slot. "It is very difficult to interpret her concluding remarks," said senior leader R K Dhawan. Congress leader from Maharashtra A R Antulay felt the whole issue "is still open" and that Gandhi would accept the unanimous view asking her to reconsider her decision. Senior Congress leader Arjun Singh, who was the last speaker, told reporters later "I only trust that she does reconsider her decision." Manmohan Singh, however did not react to repeated inquiries about his views on Gandhi's remarks. Pranab Mukherjee also declined to comment and drove off. Senior lawyer and Lok Sabha MP Kapil Sibal said "we believe that the Congress President will take the decision in the best interest of country and the party. "Whatever decision she takes we will accept it including nominating another person for the prime ministership," he said adding that he did not consider another CPP would be necessary to elect another leader if she struck to her stand. "Her views would be known very soon," Sibal said while observing "I think she will take the decision keeping in view the sentiments expressed by the party." Former Maharashtra Chief Minister A R Antulay said "according to me the Congress President will reconsider her stand." Azad, who led the Congress campaign in Andhra Pradesh, said that the Lok Sabha and Rajya Sabha MPs have expressed the views and Gandhi has promised to take a view that she thought right. "Let us leave it to her," he said. Renuka Chowdhury said "we believe that the Congress President is the best person to decide." Asked why Gandhi had agreed to become leader of CPP and the coalition if she had no intention of becoming the Prime Minister, a senior party leader said she had been speaking about this to some of the party veterans for the last few days. One of the prime considerations was that the BJP and its NDA allies would keep raking up the foreign origin issue which could embarrass the party as also the Congress partners and supporters. Another factor taken into account by her was that the need of the hour was to ensure a stable, secular Government and all attempts at derailing this should be effectively thwarted. The third reason was that both Rahul and Priyanka were against their mother taking up Prime Ministership in view of threat perceptions as also the fact that the family has suffered immensely with the assassination of Indira Gandhi and Rajiv Gandhi. The Indu Business Line New Delhi , May 18 IN a day of high political drama that could have a major impact on the evolving power equations at the Centre, the Congress President and recently elected leader of the Congress Parliamentary Party (CPP), Ms Sonia Gandhi, declined to assume the post of Prime Minister of the country. The name of the former Finance Minister, Dr Manmohan Singh, is being talked about as a possible candidate for the post. "I have often stated that the post of Prime Minister is not my aim. I was always certain that if ever I found myself in the position that I am in today I would follow my own inner voice. Today, that voice tells me I must humbly decline this post," she told an stunned gathering of Congress MPs at a CPP meeting at the Central Hall of Parliament. However, the CPP ruled out any alternative choice and passed a unanimous resolution urging her to reconsider the decision. Ms Gandhi was virtually forced at the end to say that she would take a decision. "You must trust me." Stating that power had never attracted her, she said that her aim was to defend the secular foundation of the country. "We have waged a successful battle. But we have not won the war. That is a long and arduous struggle, and I will continue it with full determination." Ms Gandhi's decision could turn out to be a masterstroke in defusing the rising crescendo of protest from leaders of the NDA who have threatened to launch a nationwide protest to protest the swearing in of a person of foreign origin as the Prime Minister. Rumours of Ms Gandhi's reluctance to take up the PM's post were raging in political circles throughout the day, with speculations rife that she would propose the name of senior Congress leader and former Finance Minister, Dr Manmohan Singh, to don the mantle of leading the United Progressive Alliance (UPA). While Ms Gandhi claimed that it was her "inner conscience" that led her to take the decision to opt out, senior Left front leaders Mr Jyoti Basu and Mr Somnath Chatterjee said that the decision was taken under pressure from her children who feared that it could expose her life to risk. While several UPA allies sent out messages that Ms Gandhi should reconsider her decision, the Left parties said that if Dr Singh emerges as the consensus CPP candidate for the PM's post they would have no hesitation to support him in forming a secular alliance. Earlier in the day Ms Gandhi met the President, Dr A.P.J. Abdul Kalam, who had invited her as the leader of the single largest party in the newly constituted Lok Sabha to assess the feasibility of her forming the next Government with the support of allies and other parties supporting from outside such as the Left parties and the Samajwadi Party. Giving little indication of the impending political storm, Ms Gandhi came out of the meeting and informed waiting newspersons that another round of discussion would be held with the President on Wednesday on Government formation The Hindu: Euphoria. anger and a sullen mood By Our Staff Reporter NEW DELHI, MAY 18. Passions ran high outside 10 Janpath, the residence of the Congress president, Sonia Gandhi, this afternoon as news of her decision not to accept the prime ministership reached a large number of Congress supporters who had gathered there to celebrate their party's return to power. Scenes of euphoria turned into angry protests against the Bharatiya Janata Party, particularly its leader, Sushma Swaraj, for "negating the people's mandate and showing disrespect to the Constitution." It all began around 2 p.m. when television channels aired the news of Ms. Gandhi's decision not to become the Prime Minister. It led to spontaneous reaction from the workers present there. Workers of the Congress and its other wings, including the Indian Youth Congress, the Congress Seva Dal, the Mahila Congress and the National Students Union of India started flooding outside Ms. Gandhi's residence urging her to reverse her decision. While some workers sat on `dharna,' some climbed on the trees. The situation became tense when some workers even threatened to commit self-immolation. Amid all the chaos, the AICC secretary, Gangacharan Rajput, created a flutter by taking out his revolver and threatening to shoot himself. Not only were the party workers taken aback by this sudden development, a large number of security personnel present were also caught unawares. It took 15 minutes for the partymen and the police to overpower Mr. Rajput and end the drama. Slogans such as "Sonia lao-desh bachao," "Sonia nahin to koi nahin" and "Desh ke dushman desh mein-BJP ke bhesh nahin" and those against Sushma Swaraj rent the air as workers, including women, squatted on the road. Even senior Congress leaders had a tough time making their way to 10 Janpath, for "having failed to persuade Ms. Gandhi to change her decision."




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  • 18 maggio 2004

    allonsenfants, pensieri sparpagliati

    nei commenti a BlogTrotter

  • giusto, a.fan. infatti quel lagunare è tornato in Iraq, sapeva cosa rischiava e ha messo in gioco la sua vita però forse ti sfugge il dettaglio che quella vita è stata spesa invano, perchè tradita sia dalle 'regole d'ingaggio' PERFETTAMENTE ADEGUATE ALLA SITUAZIONE (bande armate in giro per Nassiriya, ospedale occupato ecc ecc - bella sicurezza per gli Iracheni e per i 'nostri'), sia da un IGNOBILE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO che denomina 'Forza Italia' la sua formazione politica, ma mentre muore un Italiano se ne fotte e celebra il proprio trionfo da Pirro II, quello scemo inviato il 17.05.2004 13:32:04
  • (qualcuno ha scritto "... patrioti"...) patrioti? ma di quale Patria? il Milan? QUI SIAMO ALLO SCONCIO ASSOLUTO! inviato il 17.05.2004 13:42:22
  • l'unica cosa positiva di questo SCHIFO è che proprio i paladini della Patria e della Nazione (Forza Italia e Alleanza Nazionale) abbiano mostrato come - nonostante imbellettamenti, revisionismi, pellegrinaggi in Israele - del FASCISMO sia loro rimasta attaccata addosso la parte peggiore, la più ciarlatanesca e ignobile (compresa la complicità occulta e occultata con i responsabili USA dei metodi coercitivi di interrogatorio dei prigionieri iracheni( inviato il 17.05.2004 13:49:29
  • (in riferimento a quanto scritto da Leonardo Coen in Occasioni perdute) e a proposito di TORTURE mi piacerebbe sapere cosa ne pensano "coloro che affollano le tappe di partenza e di arrivo, ... i sindaci e gli assessori di queste località..." inviato il 17.05.2004 13:52:58
  • perchè è evidente a tutti ormai che MODIFICARE LE REGOLE D'INGAGGIO ha a che fare con il tipo di armamento il tipo di operazioni militari consentite (es obiettivi civili) il tipo di 'intelligence' inviato il 17.05.2004 13:54:48
  • (ad un anonimo che scriveva "... i vostri amici arabi") i vostri amici arabi, i vostri amici americani, i vostri amici ebrei, i vostri amici cinesi boh. io faccio già fatica a identificarmi come "terrestre" (ed a desiderare intimamente che sia tutto un sogno e che sia solo "in prova")! quello che gli aspiranti massacratori di ambo le parti, compresi quelli tra-vestiti di arcobaleno o di nero clericale, fanno fatica ad accettare è un'analisi obiettiva, per quanto possibile, di tutta, tutta, la realtà attuale e in Italia, il 99% delle forze politiche (tutte, caro A., anche i Bertinotti, i Diliberto, i Pecoraro Scanio, i Rizzo e le animucce candide a casacca double face Agnoletto e Strada) STANNO DI FATTO CONCORDANDO SU TUTTO a me questo pare qualcosa su cui riflettere: quando in una democrazia (e cfr USA e UK) maggioranza e opposizioni sono concordi al 99% qualcosa non quadra A C., che scrive "Grazie alle forze Italiane, che pur non essendo da voi considerate, hanno risolto una crisi senza inutili spargimenti di sangue con il sacrificio ed il buon senso." dico che, contrariamente ad A., CONCORDO. Ma questo fa a pugni con le REGOLE D'INGAGGIO. In una logica puramente militare, il nostro contingente si sta comportando più che bene! Il punto è che dovrebbe essere lì per DIFENDERE E GARANTIRE LA SICUREZZA DEGLI IRACHENI, E QUESTO NON STA SUCCEDENDO SE UNA BANDA DI MILIZIANI PUO' ARRIVARE IN QUALSIASI MOMENTO A NASSIRIYA E TENERE IN OSTAGGIO LA POPOLAZIONE PE GIORNI Lo capisci questo? inviato il 18.05.2004 16:58:08
  • su cosa concordano ? l'avevo scritto sopra: 1. un Governo iracheno reale, 2. l'ONU a mettere i cappelli giusti, 3. l'altisonante biasimo per il perfido Ramsfeld se ti leggevi ieri i titoli di agenzia, le TRE CONDIZIONI dell'opposizione si confondevano con le TRE CONDIZIONI del governo, al punto che uno arrivava a pensare di aver letto male cosa proporrei io come alternativa? non lo so! lascerei tanto per incominciare parlare a. la Costituzione Italiana b. la Carta dell'ONU c. la Convenzione di Ginevra d. la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e ciò che non concorda NON SI FA chiederei alla Santa Madre Chiesa di starsene fuori dalla politica, almeno da quella della Repubblica Italiana chiederei a Ciampi - Presidente della Repubblica Italiana, nonchè di conseguenza Comandante Supremo delle Forze Armate - viceversa, di parlare chiaro e nel rispetto di quanto sopra (il Cav era a festeggiare il Milan, ok, ma il Capo dello Stato chi l'ha visto due sere fa, mentre a Nassiriya soldati italiani (e civili) erano sotto attacco e un Italiano moriva?) inviato il 18.05.2004 17:15:27
  • (in risposta ad A.) Ti devi essere perso qualche agenzia...! Guarda che la Lega Araba ha già dato ieri la sua disponibilità a mandare truppe (su quanto 'pesino' effettivamente ti rimando a Magdi Allam) "No, credo tu sia male informato: la sinistra radicale non vuole soldati in Iraq *nemmeno* con la copertura (o cappello) dell'Onu, a meno che almeno: a) non partecipino forze di paesi che hanno partecipato alla guerra, Usa in testa b) Ci sia una maggioritariapresenza di paesi arabi." Sulla non partecipazione USA (nemmeno sotto cappello francese, tedesco, belga, turco o che so io) MA CHI VUOI CHE CI CREDA? E se vincono i Democratici ? nemmeno? Allora dovevano dire MAI, COMUNQUE, visto che la condizione a) è INESISTENTE inviato il 18.05.2004 17:36:50
  • per chi si ostina a difendere Israele a oltranza: 1. Israele costruisce un muro a propria difesa. OK. ma poi lo fa fuori dai confini + o - riconosciuti del '67. questo NON E' OK 2. Israele distrugge case e spiana spazi e scava fossati sul confine egiziano della striscia di Gaza, per distruggere tunnel e impedire l'introduzione di armi attraverso i medesimi. OK. Ma gli ABITANTI di quelle case DOVE LI SISTEMA ??? Israele ha nè più nè meno lo stesso problema dell'Italia a Nassiriya, da questo punto di vista. Nei Territori, Gaza inclusa, finchè ci sta E' TENUTA A GARANTIRE, OLTRE ALLA PROPRIA, LA SICUREZZA DELLA POPOLAZIONE IVI RESIDENTE. E STA FACENDO L'ESATTO OPPOSTO. Allora, anche lì, anzi forse A PARTIRE DA LI', che SI RIPRISTINI LA LEGALITA' lasciando perdere CONSIDERAZIONI RAZZISTE che servono solo ad alimentare antisemitismo (quello vero) e posizioni semplicistiche contro lo stesso diritto di Israele ad esistere E Israele DEVE - POTER - ESISTERE ! COME DEMOCRAZIA! MA NON PUO' ESSERE IL GOVERNO ISRAELIANO, TANTO MENO PER BOCCA DI UN QUALUNQUE L P. A DECIDERE COSA È O NON È DEMOCRAZIA, CONCETTO UNIVERSALE E RICONOSCIUTO INTERNAZIONALMENTE, NON DA UNA SOLA PARTE, E DA UN SOLO PARTITO, PER DI PIU' inviato il 18.05.2004 18:15:17




    permalink | inviato da il 18/5/2004 alle 18:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  • 17 maggio 2004

    Perchè noi italiani siamo in Iraq (4) ? Pax Vaticana.... e sarin

    17.00 - CARD.RUINI, SERVE CAMBIAMENTO NETTO ED EVIDENTE, ITALIA SPINGA PERCHE' ABBIA SUCCESSO OPERA INVIATO DELL'ONU. In Iraq la situazione non deve "sfuggire completamente di mano" e per questo "si impone cambiamento netto ed evidente": si deve "progressivamente costruire una soluzione per la ripresa e l'indipendenza dell'Iraq". Lo ha detto il card. Ruini aprendo l'assemblea generale della Cei, aggiungendo che "anche da parte italiana" si deve aiutare il "successo" dell'inviato dell'Onu Lakhdar Brahimi." (La Repubblica, 17 Maggio 2004 Papa, si affida ad angelo custode (ANSA) - ROMA, 17 MAG - Fin da bambino Karol Wojtyla si e' sempre affidato all'angelo custode, recitando la preghiera tradizionale. Una presenza che si e' andata via via rafforzando, racconta lo stesso Giovanni Paolo II nel suo nuovo libro 'Alzatevi, andiamo!'. Il papa rivela anche un suo cruccio: gli sarebbe piaciuto andare in Iraq, andando alla ricerca delle origini di Abramo, in occasione del suo viaggio in Terra Santa nel 2000: ma le allora autorita' irachene non diedero il permesso. NO COMMENT ... se non... che segue a Pax Vaticana: evitare matrimoni misti con musulmani e luoghi di culto islamici Scrive Filippo Gentiloni su il manifesto, 17 Maggio 2004: Vaticano-Islam, questo matrimonio non s'ha da fare Dal Vaticano è uscito un documento piuttosto contraddittorio, su un tema particolarmente scottante, il rapporto fra i cattolici e gli immigrati di religione musulmana. Da una parte, grande apertura e accoglienza - come si evince anche dal titolo stesso del testo: Erga migrantes caritas Christi - dall'altra, attenzione ai rischi. Se ne individua, fra gli altri, uno in particolare, le nozze fra cattolici e musulmani. Meglio evitarle ( pare che in Italia siano già più di 1500 all'anno!). E meglio evitare anche di mettere a disposizione dei musulmani gli edifici di culto cattolici. Un documento, dunque, che dimostra un certo timore e un notevole imbarazzo. Non è una novità. Centinaia di incontri e dialoghi non sono serviti a granché. Così come non sono servite le continue dichiarazioni di pace e amore, nonchè di fede nell'unico Dio, anche se lo chiamiamo con nomi diversi. La storia racconta di grandi scontri come le crociate e di rari momenti di comprensione e di dialogo, come nella Spagna dei primi secoli del Medioevo. Ma oggi? Oggi il mondo cattolico è decisamente sulla difensiva. Basti pensare alla reazione dell'islam - quasi tutto - alle guerre americane di conquista e di imposizione di una democrazia che l'islam stenta ad apprezzare. Anche se non lo si dice e anzi lo si vuole negare, cristiani contro musulmani. Guerra «anche» di religione. Dall'Iraq alla Cecenia. Un po' dappertutto. Basti pensare all'Africa che per i cristiani nel corso dei secoli XIX e XX era stata una terra di facili conquiste missionarie e che oggi, invece, è terra di affermazione islamica. I cristiani fermati e spesso considerati succubi del colonialismo antico; l'islam più giovane e più genuinamente africano. Inutile ripetere in mille incontri che Dio, Jahweh, Allah sono la stessa persona. L'islam più giovane e forte non è d'accordo, anche là dove non prepara i kamikaze e anzi li condanna. Il Vaticano è imbarazzato anche perché, nonostante tutti dialoghi e le preghiere in comune, non incontra un interlocutore unico, autorizzato e riconosciuto da tutti i musulmani. Niente Vaticano islamico ma una infinita divisione e moltiplicazione che, oltre a rappresentare un ostacolo per il dialogo, è anche una forza, come si conferma quotidianamente in Iraq. Il Vaticano non trova un interlocutore valido, come non lo trova la polizia italiana in cerca di colpevoli. A complicare il presunto dialogo c'è anche il fatto che - tranne alcune eccezioni - l'islam non distingue il livello religioso dagli altri livelli, quello sociale e quello politico. Distinzioni difficili: anche il cristianesimo, specialmente quello cattolico, ha faticato. Dopo secoli di tentativi, ancora oggi negli stati a maggioranza cristiana, la religione stenta a evitare le confusioni. L'islam in genere identifica i diversi piani, e anche da questa identificazione - noi diciamo confusione - trae la sua forza. Il dialogo, così, non decolla. Il passaggio dalla teologia alle armi è facile. E il paradiso, comunque lo si chiami, è vicino a chi combatte e muore: la religione benedice questa politica e la premia. Il cristianesimo, con le sue distinzioni e le sue lontananze faticosamente conquistate e oggi irrinunciabili, ha lasciato il campo alla politica, per la quale si combatte e si muore più difficilmente che per una fede religiosa con il suo paradiso. Nessuna meraviglia se il cristianesimo oggi combatte in difesa. Nessuna meraviglia se il Vaticano è imbarazzato. Anche per un altro motivo che non può non toccare il Vaticano da molto vicino, il problema della terra «santa». Qui il Vaticano deve percorrere una via molto stretta, fra il sostegno - ormai tradizionale - alla causa palestinese e il rischio di contribuire ai diffusi rigurgiti di antisemitismo. L'imbarazzo è tale da condurre il Vaticano ad un atteggiamento che rasenta il silenzio anche quando una parola chiara - «evangelica» - sarebbe opportuna. Il momento è difficile, su tutto lo scacchiere mondiale e le grandi religioni, anche senza volerlo né desiderarlo, si trovano costrette ad assumere un ruolo da protagoniste. Il Vaticano cerca di evitarlo, in nome della distinzione fra religione e politica e anche in nome di un cristianesimo che ormai, dopo secoli di diffidenza, ha accettato il valore della democrazia. Nessuna meraviglia, però, se anche al suo interno le voci alla Oriana Fallaci si fanno sentire, soprattutto negli Usa, ma anche da noi. Voci che nei confronti dell'islam, chiedono meno dialogo e più condanna. Il primo sarebbe assolutamente inutile, la seconda, invece, garantirebbe meglio l'identità. Se non le armi, risorge almeno lo spirito delle crociate. Due diversi atteggiamenti, dunque, nell'ambito dell'imbarazzo cattolico nei confronti dell'imprevisto vigore dell'islam. Sembra che ambedue siano riscontrabili perfino negli ovattati corridoi dei palazzi apostolici. L'ultimo documento lo conferma. E intanto, in Iraq è esplosa la prima bomba al Sarin... (vedi Gas Nervini) Iraq,Usa dicono di aver trovato proiettile con sarin Lunedì 17 Maggio 2004, 17:27 BAGHDAD (Reuters) - Un piccolo quantitativo di gas nervino sarin è stato trovato in un proiettile che è esploso in Iraq. Lo ha riferito oggi l'esercito Usa, in quello che è il primo annuncio relativo alla scoperta di armi di distruzione di massa con le quali Washington ha giustificato la guerra in Iraq. Il generale di brigata, Mark Kimmitt, ha detto durante una conferenza stampa che la sostanza è stata trovata in una munizione all'interno di una borsa scoperta da un convoglio americano circa due giorni fa. Il proiettile è esploso, causando un debole rilascio della sostanza, ha aggiunto. "Il gruppo di rilevamento ha confermato oggi che è stato trovato un proiettile da 111(mm) contenente l'agente nervino sarin. Il proiettile era stato trattato come uno Ied (dispositivo esplosivo improvvisato), dopo essere stato scoperto da un convoglio delle forze americane", ha aggiunto, spiegando che i due artificeri sono stati curati per l'esposizione alla sostanza. Kimmit t ha detto che il proiettile, disegnato per mescolare il sarin in volo, apparteneva ad una classe di artiglieria che il governo di Saddam Hussein aveva detto di aver distrutto prima della guerra del Golfo del 1991. "E' un'arma che crediamo fosse immagazinata durante il periodo del regime, e si pensava che fosse un proiettile di artiglieria ordinaria da far esplodere come uno ied ordinario... quando è esploso si è visto che all'interno c'era del sarin". Gli ied sono bombe di solito messe al lato della strada che esplodono al passaggio dei veicoli della coalizione. Gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra lo scorso anno all'Iraq, accusando l'allora presidente Saddam Hussein di stare sviluppando armi chimiche, biologiche e nucleari. Il non aver mai ritrovato armamenti del genere ha procurato molte critiche agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, principale alleato Usa.




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    17 maggio 2004

    Perchè gli Americani sono in Iraq ? Quando l'hanno deciso?

    ... interessante la lettura di un singolare libello redatto nel Settembre 2000 (giusto un anno prima dell’attentato alle Twin Towers) dal gruppo aderente al PNAC (Project for New America’s Century). Non è il prodotto di una setta di invasati qualunque, visto che vi fanno parte i migliori (?!?) cervelli del pensiero “Neocon” USA e personaggi di primo piano dell’Amministrazione Bush. Qualche nome? Bè, ad esempio c’è il vice presidente Cheney, il segretario alla Difesa Rumsfeld ed il sottosegretario Wolfowitz. Il prodotto delle loro fatiche intellettuali si chiama: Rebuilding America’s Defenses. A parte la prosa pessima, costituisce una lettura di formidabile attualità... ... qualche piccola citazione estrapolata dal I Cap. “Il progetto per un Nuovo Secolo Americano fu elaborato nella primavera del 1997. Fin dal principio, il Progetto è stato concepito in risposta al declino del potenziale bellico e di difesa statunitense, nonché ai problemi che ciò potrebbe creare nell’esercizio della leadership americana sul pianeta e, in ultima istanza, nel mantenimento della pace.” (...) “A grandi linee, abbiamo fondato il progetto sulla strategia di difesa delineata dal Dipartimento della Difesa Cheney negli anni oscuri dell’amministrazione Bush (senior). La Defense Policy Guide [Guida alla Politica di Difesa], redatta nei primi mesi del 1992, forniva un piano per mantenere la supremazia degli U.S.A. impedendo la crescita del potere di altre potenze rivali, e modellando l’ordine di sicurezza internazionale sulla linea dei principi e interessi americani.” (…) “Gli USA hanno cercato per decenni di giocare un ruolo più importante nella sicurezza della regione del Golfo. Mentre il conflitto irrisolto con l’Iraq ne fornisce la giustificazione immediata, la necessità di una sostanziale presenza di forze americane nel Golfo trascende il problema di Saddam Hussein.” “Dopo otto anni di operazioni no-fly-zone, c’è poco motivo di anticipare che la presenza aerea USA nella regione dovrebbe diminuire significativamente finché Saddam Hussein rimane al potere. Sebbene la sensibilità nazionale Saudita richieda che le forze stanziate nel regno rimangano nominalmente forze a rotazione, è diventato evidente che questa è ora una missione semipermanente. Da un punto di vista americano, il valore di simili basi perdurerebbe persino se Saddam uscisse di scena. A lungo termine, l’Iran potrebbe ben risultare una minaccia agli interessi americani nel Golfo tanto quanto l’Iraq. E anche se le relazioni USA-Iran migliorassero, mantenere postazioni avanzate nella regione sarebbe ancora un elemento essenziale nella strategia di sicurezza statunitense dati gli interessi di vecchia data nella regione.” (erebus, inviato il 17.05.2004 01:24:37 a Commenti a BlogTrotter)

  • Project for New American Century (pdf)
  • Project for New American Century (html)
  • Project for New American Century: Publications and Reports




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  • 16 maggio 2004

    Perchè gli Americani sono in Iraq ? Affari di famiglia

    Dopo l'11 settembre 2001 ... o c'è dell'altro? Senza Frontiere di Tahar Ben Jelloun, L'espresso, 16-05-2004 Arabia Saudita regno dell'ambiguità Il terrorismo che colpisce il paese è un regolamento di conti fra membri di una stessa famiglia Custode dei luoghi santi dell'Islam, produttrice di petrolio, l'Arabia Saudita deve lottare oggi contro il terrorismo che l'ha duramente colpita più volte. Impreparata ad affrontare un giorno questa forma di guerra cieca, pensava di essere definitivamente e incontestabilmente al riparo da tale flagello, in quanto Dar-al-Islâm (la terra dell'Islam) in contrapposto a Dâr al-Harb (il paese della guerra). Viveva ripiegata su se stessa, chiusa nelle sue tradizioni e nelle sue usanze, senza aprire il cuore né le porte a quella modernità che assicura la democrazia, il riconoscimento dell'individuo e dello Stato di diritto. Ciò non le impediva, tuttavia, di dotarsi delle tecnologie più avanzate, specialmente quelle utili a garantire la propria sicurezza. Ma la sua ricchezza, il suo ruolo di protettrice dell'Islam e i suoi buoni rapporti con gli Stati Uniti non l'hanno salvata dal terrorismo. Al contrario, ne è divenuta il bersaglio simbolico, poiché i gruppi che lo praticano contestano la sua egemonia sui luoghi santi. Ma la cosa peggiore è che essa non è né sarà capace di scongiurare questa minaccia che grava su una parte del mondo, a causa dell'inadeguatezza delle sue strutture politiche e della sua forma di governo. Ma anche perché, sul piano psicologico, chi la governa non è in grado di contrastare questi tentativi di destabilizzazione, per molteplici ragioni. Il paese appartiene a una famiglia: i Saoud, da cui prende il nome. E non è retto da uno Stato moderno. I suoi governanti hanno un loro modo particolare di agire e di far politica che non ha nulla a che vedere con il sistema conosciuto nelle nazioni occidentali e neppure con quello vigente nella maggior parte dei paesi arabi. Al posto dello Stato, vi è un consiglio di famiglia. Il potere viene trasmesso di padre in figlio o da un fratello all'altro qualora manchi una discendenza. Va inoltre rilevato che i primi responsabili dei loro guai sono i sauditi stessi, i quali hanno sostenuto e diffuso una concezione pura e dura dell'Islam eretta a modello da seguire in tutto il mondo musulmano da un teologo del XVIII secolo, Abdel Wahab. È questi il padre di quella dottrina fondamentalista che predica l'applicazione della 'shari'a' (la legge islamica) per regolare i problemi giudiziari e indica le regole cui attenersi nella vita morale e religiosa (come il taglio della mano ai ladri, la lapidazione delle donne adultere, la pratica legale della poligamia e del ripudio). Col risultato, fra l'altro, che la condizione femminile in Arabia Saudita, dove la donna non può neppure guidare l'automobile, è la più arretrata rispetto a tutti gli altri paesi musulmani. Nel corso del tempo, alcuni sauditi estranei al Palazzo hanno finanziato associazioni wahabite il cui scopo era quello di propagare l'ideologia integralista in nazioni quali l'Egitto, il Sudan, lo Yemen, l'Algeria, ecc. I primi incidenti dovuti alla diffusione del fondamentalismo islamico si sono verificati proprio in quest'ultimo paese negli anni Ottanta, quando vennero distrutte delle tombe di santi ('marabou'): il wahabismo è infatti contrario alla celebrazione di questi ultimi poiché ritiene che la santità sia simbolizzata esclusivamente dal profeta Maometto. In quello stesso periodo, il governo saudita ha finanziato università wahabite a Gedda e a Nouakchott in Mauritania, dalle quali sono usciti i teologi incaricati in seguito di predicare le idee fondamentaliste nel Maghreb e in Medio Oriente. Pur dando vita a questi movimenti un po' ovunque nel mondo arabo, la famiglia regnante a Riyadh intrattiene buoni rapporti con l'Occidente e in particolare con gli Usa dove deposita il suo denaro e acquista il suo arsenale militare. E la famiglia stessa di Bin Laden, grande costruttore di infrastrutture, ha fatto affari molto lucrosi con Bush padre e figlio. Il terrorismo che prende oggi di mira l'Arabia Saudita assomiglia a un regolamento di conti fra membri di una stessa grande famiglia. Osama, ex collaboratore della famiglia Bush, se l'è presa con l'America perché alcuni 'contratti' (tenuti segreti) non sono stati rispettati. E non è un caso se più della metà dei terroristi che hanno preso parte agli attentati dell'11 settembre erano sauditi. Come osserva la scrittrice indiana Arundhati Roy: "Che cosa rappresenta Osama Bin Laden? Il segreto di famiglia dell'America. Il doppio mistero del suo presidente. Il gemello selvaggio di colui che si gloria di essere un campione di onestà e di civiltà. Bush e Bin Laden hanno usato la stessa terminologia. Ciascuno rappresenta la testa del serpente agli occhi dell'altro. Ed entrambi non cessano di invocare Dio...". Il terrorismo è soltanto un sintomo, non la malattia. Quest'ultima infatti è costituita dal fondamentalismo religioso così come è stato propagato dai sauditi e strumentalizzato dalla cerchia di fanatici che circonda l'attuale presidente degli Stati Uniti. L'Arabia Saudita sta solo raccogliendo quel che ha seminato. traduzione di Mario Baccianini Sempre su L'espresso scrive Giorgio Bocca: Gli americani, Bush o non Bush, Onu o non Onu, sembrano fermamente intenzionati a mantenere nei prossimi anni un controllo militare dell'Iraq. Esso fa parte della decisione strategica già in atto di spostare lo schieramento militare, le basi, verso Oriente, smobilitando progressivamente quelle del centro Europa e della penisola araba per trasferirle a est. La partita strategica decisiva sarebbe il controllo delle fonti di energia, gas e petrolio in particolare, mantenendo una posizione di forza rispetto alle grandi potenze emergenti della Cina e dell'India. e fin qui... seguo... ma poi: Siamo nel campo dei Dottor Stranamore, degli esperti di elucubrazioni apocalittiche che a puro lume di logica conducono all'apocalisse e all'autodistruzione del genere umano... e avanti apocalitticando... ma pare dimenticare che qui non è in gioco solo lo 'spazio vitale' della Germania hitleriana o il 'posto al sole' dell'Italietta mussoliniana bensì l'economia globale: hic sunt leones, e di qui o si passa, o si soccombe tutti... o si indicano le vie (ma quali, in concreto?) per un'economia globale alternativa sembra che Bocca ondeggi o ondivaghi (come pure Eugenio Scalfari oggi, in La partita doppia dell'orrore iracheno) tra un 'armiamoci-armateli almeno a sufficienza' e un desolato e desolante 'così non vuolsi là dove si puote'...




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    16 maggio 2004

    Perché noi italiani siamo in Iraq (3) ? Petrolio (2)?

    Iraq darà vita società nazionale petrolifera entro 30 giugno BAGHDAD (Reuters) - L'Iraq costituirà una nuova compagna petrolifera nazionale per gestire il settore prima che gli Stati Uniti trasferiscano i poteri a un nuovo governo iracheno entro il 30 giugno. Lo ha detto oggi il ministro iracheno del Petrolio Ibrahim Bahr Uloum. Comunque, la Iraq Oil Company - già disciolta nel 1987 da Saddam Hussein - non avrà il monopolio sullo sviluppo dei giacimenti, che allontanerebbe invece le società internazionali necessarie ad aumentare la produzione, ha detto il ministro a Reuters. "L'Iraq non ha le entrate per fare investimento da solo. Un operatore indipendente incoraggerà le compagnie petrolifere internazionali ad accordarsi con l'Iraq", ha detto Bahr Uloum. "Il ministero del Petrolio ha proposto al Consiglio governativo di creare la Compagnia petrolifera irachena, che sarà interamente di proprietà del governo, agirà secondo principi commerciali e risponderà al ministero. Attendiamo che il governo dia la sua approvazione". Gran parte dei membri dell'Opec hanno una compagnia petrolifera nazionale, come è il caso della saudita Aramco, che hanno il monopolio dell'estrazione. Saddam aveva sostituito un'unica società con più imprese e agenzie statali sotto il controllo del ministero, che ora dirige le operazioni e la ricerca. Il ministro Uloum ha detto che l'investimento straniero è essenziale per aiutare l'Iraq a raddoppiare la produzione a cinque milioni di barili al giorno entro la fine del 2010, anche se ha riconosciuto che va prima migliorata la sicurezza. l'Iraq, il secondo paese al mondo dopo l'Arabia Saudita per quanto riguarda i giacimenti petroliferi, deve difendere gli impianti dai sabotaggi degli insorti, che combattono contro le forze Usa. Le esportazioni dal terminal di Bassora sono ancora risolte a un terzo del normale volume mentre i tecnici sono al lavoro per riparare l'oleodotto, dopo l'attacco di otto giorni fa. Yahoo! Notizie, Domenica 16 Maggio 2004, 17:52




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    15 maggio 2004

    Perché noi italiani siamo in Iraq (2) ? Petrolio ?

    AKIVenerdì 14 Maggio 2004, 20:04 Petrolio: Nuovo Record Storico, Vola A 41,56 Dollari/Ansa (ANSA) - ROMA, 14 MAG - Il petrolio inanella un massimo dopo l'altro fino a toccare oggi, al mercato di New York, quota 41,56 dollari al barile, un livello che non vedeva da 21 anni. E' questa infatti la quotazione più alta mai registrata sui futures dal 1983, vale a dire da quando è stato introdotto questo tipo di contratti. La nuova fiammata dei prezzi, che chiude una settimana all'insegna di continui e vistosi rincari, si era già preannunciata oggi negli scambi 'after-hours' sempre al New York Mercantile Exchange. Il petrolio aveva aggiornato il record storico a 41,22 dollari, superando così il massimo precedente di 41,15 dollari al barile toccato nell' ottobre 1990, dopo l'invasione irachena del Kuwait. Anche a Londra i futures sul brent, il greggio di riferimento europeo, hanno rivisto i massimi dall'ottobre del 1990 raggiungendo quota 38,82 dollari al barile. I futures per le consegne a giugno si sono poi assestati a New York a 41,36 dollari al barile. E, secondo gli analisti, per ora non c'é da aspettarsi una inversione di tendenza. Il record odierno, però, in termini reali non è il massimo storico. A valori attualizzati, infatti, calcolando cioé la componente dell'inflazione, l'oro nero toccò picchi ben più alti nei primi anni '80, ai tempi della guerra tra Iraq e Iran. Nel 1981 - ricordano le statistiche - le quotazioni viaggiavano a 35,24 dollari al barile che corrisponderebbero ai 72,61 dollari del 2004. Oggi, tra i fattori che spingono alle stelle il prezzo del greggio ci sono ancora le tensioni mediorientali con l' 'affaire' Iraq e i rischi di una possibile interruzione delle forniture all'occidente dall'area più produttiva del mondo. Ma il mercato sconta anche il timore di una possibile scarsità dei rifornimenti di benzina negli Usa in vista della stagione dei viaggi estivi. Questo, mentre il prezzo medio del carburante negli Stati Uniti ha raggiunto il nuovo record assoluto toccando gli 1,953 dollari al gallone. E proprio operazioni commerciali sul greggio negli Stati Uniti con fini speculativi sono state citate oggi a Vienna da analisti dell'Opec tra i motivi del rincaro del petrolio immesso sul mercato dal cartello dei paesi produttori. Ma in gioco ci sono anche le incognite sulla sostenibilità dell'equilibrio tra domanda e offerta. La previsione, formulata dall'Agenzia Internazionale dell'Energia, di una forte accelerazione della domanda globale di greggio riapre la partita sui livelli di produzione. Il mercato si trova a fare i conti con l'ormai acclarata espansione dell'economia globale che vede ora premere i Paesi asiatici trainati dal boom economico della Cina. Gli occhi sono ora puntati sull' Opec e sull'eventuale aumento delle quote di produzione che potrebbe essere deciso al prossimo vertice del Cartello dei Paesi produttori in programma il 3 giugno a Beirut. Nell'attesa, il mercato guarda al Forum Internazionale dell'Energia che si terrà la prossima settimana ad Amsterdam per cogliere un segnale sull'orientamento dell'Opec. E' molto probabile infatti che la questione verrà messa sul tappeto, soprattutto se si considera che lunedì scorso il ministro del petrolio saudita Al-Naimi si è detto favorevole a un aumento delle quote di 1,5 milioni di barili al giorno proprio per garantire un "equilibrio tra scorte e domanda". (ANSA). Copyright 2004 ANSA. Tutti i diritti riservati. Copyright © 2004 Yahoo! S.r.l. Tutti i diritti riservati.

  • 9th International Energy Forum, 22-24 May 2004, Amsterdam, the Netherlands MISSION: Objectives of the International Energy Forum Secretariat (IEFS) The Secretariat is an international and independent non-profit entity that structures and coordinates the activities of the IEF. It acts to maintain the informality of the dialogue and facilitates the channels of communication between oil and gas producers and consumers. Therefore, the main objectives of the IEF Secretariat are: Strengthening the dialogue and co-operation between oil and gas producing and consuming countries, and international organizations in fields of common interest. Ensuring the continuity of the dialogue between the biennial forums and follow up on international energy development. Fostering and promoting the relationship between the energy industry and the governments of oil and gas producing and consuming countries through the active involvement of the industry in the activities of the IEF. Broadening the dialogue to include international and regional energy issues. Although the dialogue is international in character, there are interregional as well as specific issues (oil, gas, renewables, technology, environment etc.) that emanate from the dialogue and need to be addressed and elaborated. Facilitating contacts between the parties involved in oil and gas matters at all times. Improving oil and gas data collection and dissemination among countries, international organizations and the industry, since the availability, comprehensiveness and coverage of data is a cornerstone to the relations between the parties involved in world energy relations. Providing the necessary contacts among the relevant organizations involved in oil market forecasting by exchanging experiences on relevant inputs and parameters in the forecasting methodologies.
  • Second World Renewable Energy Forum: Renewing Civilization by Renewable Energy, May, 29 - 31, 2004, Bonn, Germany Federal Art Hall (Bundeskunsthalle) "It is impossible to solve a problem with the same methods that caused this problem" (Albert Einstein) Per Il Manifesto GALAPAGOS scrive A colpi di petrolio Il gap energetico non è una novità: sono anni che le riserve conosciute stanno crescendo meno della domanda. In altre parole gli stock di petrolio diminuiscono, anche se le prospezioni si fanno più raffinate e si scavano pozzi di oltre 4.500 metri. Questo significa che il petrolio è una materia prima destinata a esaurirsi. Nel frattempo seguita a rappresentare la principale risorsa fiscale per tutti i paesi industrializzati visto che, soprattutto in Europa, su ogni litro di benzina due terzi, abbondanti, del prezzo sono tasse. E' un bene che sia così. Peccato che quelle sui distillati del petrolio non siano imposte di scopo. Nel senso che non sono finalizzate al risparmio energetico, a favorire l'introduzione di energie alternative, pulite, rinnovabili. A incentivare la costruzione di edifici eco-compatibili e quasi autosufficienti rispetto ai consumi energetici. Forse il risparmio energetico così indotto non dà risultati elevatissimi, ma fa rabbia, in ogni caso, vedere che la Germania (dove il sole non brilla moltissimo) produce 4 volte più energia solare dell'Italia. E la rabbia aumenta perché, in un contesto di declino industriale, lo sviluppo delle energie alternative potrebbe dare un contributo alla ripresa e all'occupazione. Ma, cosa assai più grave, il problema energetico ha risvolti geopolitici. Anzi bellici. Bush ha dichiarato che gli Usa hanno diritto a tutta l'energia di cui hanno bisogno. Per averla l'impero si comporta da impero: la guerra irachena (là dove sono localizzati i più grandi giacimenti di petrolio), l'Afghanistan (i corridoi del petrolio), la politica spregiudicata verso la Nigeria, l'atteggiamento ambiguo in Venezuela, per limitarci ai casi più eclatanti, sono il segnale di cosa intenda Bush con lo slogan «esportare la democrazia». E, di esportazione in esportazione, ora c'è il rischio che la democrazia sia «esportata» anche in Arabia Saudita. Perché solo con il pieno controllo di Riyadh ci potrà essere il controllo pieno del mercato petrolifero.




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  • 15 maggio 2004

    PsyOps (3) - Usa: vietati metodi interrogatorio

    (ANSA) - NEW YORK, 14 MAG - Il Pentagono ha deciso di vietare d'ora in poi alcuni metodi di interrogatorio dei prigionieri, che sono al centro di polemiche. I metodi che prevedono privazione del sonno, riduzione delle percezioni sensoriali (come per esempio il ricorso a cappucci per impedire di vedere) e l'obbligo di mantenere posizioni che provocano sofferenza, non saranno piu' permessi. La decisione e' stata presa dal generale Ricardo Sanchez, il comandante delle forze di terra americane in Iraq. (Yahoo! Notizie) U.S. Military Bars Some Iraq Interrogation Methods Fri May 14, 2004 05:49 PM ET By Will Dunham WASHINGTON (Reuters) - The U.S. military, facing a scandal over the abuse of prisoners at the Abu Ghraib jail, has prohibited several interrogation methods from being used in Iraq, including sleep and sensory deprivation and body "stress positions," defense officials said on Friday. The officials, briefing reporters on condition of anonymity, said these techniques previously required high-level approval from the U.S. military leadership in Iraq, but now will be banned completely. The officials said the decision was made on Thursday by the top U.S. commander in Iraq, Lt. Gen. Ricardo Sanchez, on the same day that Defense Secretary Donald Rumsfeld met with him on a surprise trip to the country and visited the Abu Ghraib facility on the outskirts of Baghdad. A senior Central Command official said the U.S. military leadership in Iraq never actually approved a request from personnel at any prison to use any of the techniques that now are being prohibited, although these methods had been listed as among those for which approval could be requested. Officials refused to say the methods were barred because they were onerous or violated the Geneva Convention governing the treatment of prisoners of war. The interrogation methods that Sanchez has now prohibited were included on a list of techniques that U.S. military jailers holding thousands of prisoners in Iraq were permitted to use if they gained the approval of the top American military leadership in the country, the officials said. From that list, Sanchez has decided to continue to allow jailers to request the option of isolating a prisoner for more than 30 days at a time, officials said. All the other items on the list -- none of which ever gained approval from Sanchez to actually be used -- have been prohibited, the officials said, including "dietary manipulation," sleep deprivation, sensory deprivation, forcing a prisoner to assume body "stress positions" for longer than 45 minutes, and threatening a detainee with guard dogs. Senate Democrats this week angrily confronted top Pentagon officials with this list, which circulated among members of Congress and leaked into the press, and argued that the interrogation methods ran afoul of the Geneva Convention. SCANDAL AND SCRUTINY U.S. military interrogation techniques have come under scrutiny following revelations of abuse at Abu Ghraib, which had been a torture center under ousted President Saddam Hussein. Prisoners were kept naked, stacked on top of each other, compelled to wear hoods over their heads, forced to engage in sex acts, struck by American jailers, and photographed in humiliating poses. Seven U.S. soldiers face criminal charges. Chief Pentagon spokesman Lawrence Di Rita told reporters that there has been "a rigorous process since long before these allegations came to light" to review interrogation practices by the U.S. military in Iraq. But Di Rita indicated that "the heightened scrutiny of the last couple of weeks" might have played a role in Sanchez's decision. Di Rita said Rumsfeld did not direct Sanchez to make the move. Asked whether these methods had been prohibited because they were deemed too onerous to use on prisoners, Do Rita said, "They are clearly the types of activities that somebody felt needed higher-level authority and a disconnect from the unit so that there could be a more objective evaluation of it, if they wanted to be used. They were clearly in a slightly different category. But I wouldn't try and attach words like onerous to it." © Reuters 2004. All Rights Reserved.




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