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25 maggio 2004

Blog Trotter Monitor, 25 Maggio 2004

Leggo sul Blog Trotter Monitor (ospitato dal Forum Indymedia) Ci segnalano e volentieri riportiamo: Raccontava a quell'incontro milanese Leonardo Coen, che e' persona amabile e spiritosa, di come il suo giornale qualche giorno fa abbia tagliato una frase di un suo articolo ritenuta a ragione o a torto irriguardosa. Il soggetto della frase era un maiale. Avere un blog significa fra le altre cose poter discutere di maiali in santa pace. Certo non ti da' da mangiare, ma vuoi mettere la soddisfazione? Pubblicato in blogosphere, Maggio 04, 2004: Storie di Blog e di Maiali




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25 maggio 2004

Giovanni Falcone, un'identità contesa. Una mano lava l'altra, ed eccole pulite...

Ilda Boccassi e le polemiche sul ricordo del magistrato quindici giorni prima di venire ucciso: "Giovanni parlò così" "Pera stravolge le idee di Falcone ma lui difese l'autonomia dei pm" di GIUSEPPE D'AVANZO "Sorpresa? Per niente. Non sono gli esami a non finire mai, in Italia le sorprese non finiscono mai. E allora non mi sorprendo se il presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, commemora Giovanni Falcone stropicciando fuori contesto una sua frase per lanciarla, a fini politici, contro la magistratura. E' stato un passo falso, è stato un errore con tutto il rispetto che sempre merita la seconda carica dello Stato". Ilda Boccassini domenica era a Palermo. Nel viaggio di ritorno a Milano ha avuto un bel riflettere sullo stato delle cose in un Paese lacerato, sempre diviso, sempre in conflitto che non riesce a trovare ragioni comuni e condivise nemmeno accanto alle tombe, nemmeno riflettendo sulle testimonianza di vita che quei morti - morti per servire lo Stato - hanno consegnato alla storia italiana. A Palermo Giovanni Falcone è stato ricordato, nel dodicesimo anniversario del suo assassinio, con due manifestazioni. Di diverso colore e segno, per dir così. Romano Prodi e Giuliano Amato nell'aula dove fu celebrato il processo a Cosa Nostra istruito dal giudice istruttore e dal pool di Antonino Caponnetto. Lungo l'autostrada a Capaci, accanto alle stele, il presidente del Senato Marcello Pera, i membri del governo. Nessun canale di comunicazione tra i due eventi, se si esclude la presenza della famiglia del giudice. Ilda Boccassini se n'è andata alla fiaccolata dei giovani e non ha avuto modo di ascoltare le parole di Pera. Le ha lette nelle cronache dei giornali. Dice ora: "Non sono rimasta sorpresa o sbigottita per le parole del presidente Pera. Sono rimasta non stupita, ma addolorata per l'occasione che si è voluto utilizzare per portare l'ennesimo attacco alla magistratura. Ne posso solo prendere atto. Come prendo atto che, dopo dodici anni Giovanni Falcone, già in vita bistrattato a destra come a sinistra, nemmeno da morto riesce a trovare la pace e il rispetto che merita, un ricordo che sappia riflettere sulla sua grandezza, sulla coerenza dei suoi comportamenti e delle sue scelte, sulla lungimiranza delle sue idee...". Sono le idee di Falcone che Pera ha ricordato. "No, purtroppo. E lo dico con molta tristezza. Sono le idee di Falcone che il presidente Pera ha strumentalmente utilizzato... Il brano citato, domenica a Capaci, dal presidente del Senato fa parte di una lezione di Giovanni all'istituto Gonzaga di Palermo, quindici giorni prima di essere ucciso. Era l'otto maggio del 1992. Le sue parole sono a disposizione di tutti, pubblicate in volume dalla Sansoni (Interventi e Proposte, pagina 183). Era una lezione senza titolo nelle sue carte. Il titolo che accompagna il testo pubblicato ("Il dibattito politico sul ruolo della magistratura") è stato apposto dai redattori del libro, ma rende bene il nucleo della questione che Giovanni affronta". Qual è, questa questione? "Falcone discute dei rapporti tra politica e magistratura. Osserva che "dopo la moda del linciaggio verso la politicizzazione dei giudici... adesso, con una velocità degna di miglior causa, siamo di fronte alla difesa ad oltranza dell'indipendenza dei giudici". A Giovanni non sono mai piaciute le "astratte affermazioni di principio" e quel giorno prova ad assaggiare che cosa, per i magistrati, bolle in pentola. A mo' di esempio cita le proposte dell'ideologo della Lega, il professor Gianfranco Miglio. Riassume il suo progetto di riforma dell'ufficio del pubblico ministero: "Organo che dovrebbe essere diviso da quelli della funzione giudiziaria, organizzato gerarchicamente dal suo interno dove gli organi superiori dovrebbero avocare a sé gli affari trattati dagli organi inferiori; dove i funzionari avrebbero una carriera distinta dai magistrati della funzione giurisdizionale e non potrebbero essere trasferiti ad uffici di quest'ultima". "Il reclutamento dei pubblici ministeri dovrebbe avvenire per concorso, ma la nomina, le promozioni e la assegnazione", proponeva Miglio, sarebbero state sottratte al Consiglio superiore della Magistratura per essere assegnate a "un procuratore della Costituzione". "Dico, en passant, che la riforma di Miglio assomiglia come una goccia d'acqua alla riforma dell'ordinamento giudiziario in discussione alla Camere, ma questo come è ovvio Giovanni non poteva saperlo. Sapeva invece che con idee di quel tipo, con una riforma istituzionale di quel tipo, la magistratura doveva fare ormai i conti senza trincerarsi in una inutile "difesa ad oltranza". Anche allora il suo occhio vide lontano. Giovanni, in quella lezione al Gonzaga, si chiedeva dunque come difendere l'autonomia della magistratura. Si chiedeva e si sforzava di far comprendere come "autonomia e indipendenza potessero rispondere alle reali esigenze della società, essere funzionali alle necessità della collettività". Solo quella era la via d'uscita, infatti: rendere concreto per la società l'utilità dell'autonomia e dell'indipendenza della funzione giudiziaria, vederle "riconosciute come un valore da custodire e non già come un privilegio" delle toghe. "E' in quest'orizzonte che Giovanni fece riferimento alla funzionalità dell'autonomia e dell'indipendenza, valori - disse - che servono per l'efficienza della magistratura. Solo l'efficienza della funzione giudiziaria messa al servizio della società potrà trasformare autonomia e indipendenza in valori non per la magistratura, ma per la collettività. A rileggere quella lezione, il significato è chiaro. Giovanni avverte i magistrati: attenti, dopo il linciaggio della politicizzazione, verranno riforme che avranno l'esplicito obiettivo di piegare l'autonomia della nostra funzione. A nulla varrà una difesa cieca, miope, "ad oltranza", se non renderemo vivo, necessario, conveniente nella società, con un efficiente servizio, quel valore di autonomia e indipendenza... Mi scusi, mi interrompo...". Perché? "Questo discorso non voglio farlo, non voglio farmi prendere dalla passione del ricordo di un amico che, in momenti difficili come questo, ci manca se è possibile ancora di più.... Non voglio unirmi al coro di chi, anno dopo anno, afferra un lembo del pensiero o del lavoro di Giovanni per farne scudo alle proprie scelte o per trasformarlo in un'arma d'offesa contro gli avversari politici. Spero che almeno da morto, come non lo è stato in vita, Giovanni possa essere rispettato con le sue idee, lucide, premonitrici, controverse o discutibili come sono tutte le idee. Con il rispetto che un servitore dello Stato, come me, ha e deve avere per la seconda carica dello Stato, ripeto che il presidente del Senato ha commesso un errore lasciandosi anch'egli tentare dall'uso strumentale delle riflessioni di Giovanni Falcone. Per di più, è incappato in una grave contraddizione". Qual è la contraddizione? "Pera ricorda che Falcone pose alla base della sua riflessione un trinomio. Autonomia, indipendenza, efficienza. Giovanni pensava che solo, se efficienti, i magistrati possono difendere l'autonomia e l'indipendenza della loro funzione. Ma ci sono anche delle condizioni di base che devono essere assicurate dallo Stato per poter essere efficienti. Perché il presidente del Senato non si occupa delle condizioni in cui è stato avvilito il servizio giudiziario? Perché non spende una parola dinanzi alle doglianze della magistratura italiana sull'impossibilità dell'efficienza con gli organici malmessi, le risorse ridotte, le leggi contraddittorie? Ecco, la strumentalità del discorso del presidente del Senato è in questa contraddizione. Sembrano non interessargli "le reali esigenze della società" che stavano a cuore a Giovanni, ma soltanto la reiterazione dell'accusa di politicizzazione, che, come aveva previsto Falcone più di un decennio fa, annuncia riforme che vogliono condizionare l'autonomia e l'indipendenza di quel servizio. Se "le reali esigenze della società" fossero state tra i pensieri di Pera, come lo erano nella mente di Giovanni, il presidente del Senato avrebbe forse dovuto spendere anche qualche parola sulla caduta di tensione del ceto politico nel contrasto con la mafia, quella mafia che ha ucciso Giovanni e Paolo Borsellino e Francesca Morvillo e distrutto le loro scorte. Avrebbe speso qualche frase contro quel desiderio di convivere con Cosa Nostra che sembra il segno di questi anni anche per esplicita ammissione di qualche ministro. Avrebbe ricordato che, dentro la magistratura, c'è stato chi ha venduto la toga al miglior offerente e chi, fuori della magistratura, l'ha comprata. Avrebbe ricordato che l'efficienza della funzione giudiziaria non può essere affare soltanto dei giudici o dei pubblici ministeri, ma anche di chi fa le leggi e amministra l'organizzazione giudiziaria". Oggi sciopererà? "Oggi sciopererò e le dico che sciopererò, anche se starò qui nel mio ufficio a lavorare, anche per onorare il ricordo di Giovanni Falcone, magistrato autonomo, indipendente, efficiente". (25 maggio 2004) Scrivevo il 22 Maggio 2004, nei commenti a Leonardo Coen: Prossimamente: Mani Pulite, la Vendetta ieri sera ho seguito qualche minuto Maurizio Costanzo che commemorava Giovanni Falcone, insieme a Claudio Martelli... boh... ? quante cose non so e non sappiamo. visceralmente, avrei reagito con un 'ma ci vuole proprio un bel coraggio', ma insieme mi chiedevo: e io cosa ne so, davvero? Mani Pulite, con le telecamere di Mediaset fisse a puntare l'ingresso del Tribunale di Milano: e chi se le dimentica. Io però non ci passavo mai, non ho mai partecipato a una sola manifestazione. Non perchè non vedessi con piacere che qualche audace stava provando a mettere sotto processo il 'terzo livello' mafioso e tangentizio, ma perchè l'idea stessa che qualcuno potesse definire una parte come 'mani pulite' contro un'altra con le mani sporche per definizione mi ripugnava E Di Pietro? Non parlo delle sue idee, della sua onestà morale, della sua professionalità: ma perchè mettersi in politica e spendere lì la popolarità che si era travettianamente conquistata sul campo del 'diritto' ? E i Socialisti? spazzati via di colpo dalla scena politica nazionale, ma soprattutto milanese (e lo stiamo tuttora pagando salato, in termini di LAICITA' prima di tutto) solo perchè tutto il PSI si era ridotto ad appendice di un uomo solo, con i suoi pregi, i suoi difetti, la sua megalomania e capacità di attrazione, ed è stato molto facile disintegrarne l'identità, fatta anche però di migliaia di iscritti comptenti, onesti, seri, non più ladri (per definizione) di altri, la vera 'intellighenzia' milanese... lapsus (e.... Viale Papiniano????) inviato il 22.05.2004 13:48:40 ma, a proposito Mani 'Pulite' non nasceva da giudici legati ad Alleanza Nazionale e alla 'destra ex democristiana'? La Lega non applaudiva e mandava affollate masse alle manifestazioni davanti al Palazzo di Giustizia? Canale 5 non mandava in onda servizi e interviste a getto continuo? Il Cav. Berlusconi non offerse un ministero in suo eventuale governo a Di Pietro? La sinistra milanese non guardava forse con sospetto e diffidenza il 'terrore giacobino', che di fatto ha finito con danneggiare, in tutto il Nord Italia, proprio i partiti di sinistra? Questo è quanto ricordo io, vorrei che qualcuno confermasse, qual era il 'clima' a Milano, in quegli anni... e come si è trasformato, a tutto vantaggio di Lega, Alleanza Nazionale, Forza Italia, Destra ex-DC inviato il 24.05.2004 10:58:17 la tragedia craxiana e la disintegrazione della sinistra milanese appaiono sulla distanza il frutto della 'miopia' di Bettino Craxi, o meglio del suo strabismo che lo portava ad appoggiarsi a quelli che considerava potenziali alleati come la Lega e Alleanza Nazionale (i medesimi che non solo gli hanno 'fatto la festa', ma se ne sono poi massimamente avvantaggiati, oltre all' "amico" Cavaliere di Arcore) e ad attaccare come mandanti il PCI e la sinistra, che sono quelli che non meno del PSI hanno dovuto consegnare all'attuale leadership berlusconiana Milano, la Lombardia e l'Italia (anche il governo 'di centro sinistra' di Prodi-D'Alema-Amato coll'entusiasmante finale del portavoce Rutelli è stato di fatto un governo ingessato, bloccato in qualsiasi sua iniziativa volta a delimitare lo strapotere berlusconiano proprio dall'uso che le destre hanno abilmente fatto di Mani 'Pulite') inviato il 24.05.2004 11:06:04




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24 maggio 2004

Yosef Lapid: Quando vedete una donna anziana pensate a vostra nonna

l'Unità, 24 Maggio 2004. Per Rafah un ministro israeliano accusa: «Atti disumani» di Umberto De Giovannangeli Ai suoi colleghi di governo racconta di essere rimasto scioccato vedendo in Tv le immagini di una donna anziana di Rafah che frugava fra le macerie della sua casa distrutta alla ricerca di medicinali. «Mi ha ricordato mia nonna», spiega Yosef Lapid, ministro della Giustizia israeliano e leader del partito laico di centro Shinui.. La nonna di Lapid, morta nel campo di concentramento di Auschwitz, venne cacciata da casa dai nazisti. Lo stesso ministro, allora ragazzino, è un sopravvissuto della Shoah. Una immagine che diversi colleghi di Lapid hanno inteso come un parallelo con quanto avvenuto durante l’Olacausto, una ferita sempre aperta in Israele. Sdegnati, il premier Sharon e i ministri (Likud) dell’Economia e degli Esteri Benyamin Netanyahu e Silvan Shalom hanno subito attaccato Lapid, esigendo una ritrattazione. «Sono commenti inaccettabili, intollerabili che aggiungono altro combustibile alla campagna incendiaria» contro Israele, sarebbe esploso Sharon, stando a fonti vicine al premier. All’uscita dalla riunione, Lapid ha cercato di smorzare la polemica, precisando di non aver voluto operare alcun parallelo fra i soldati israeliani e i militari nazisti. «Non mi riferivo ai tedeschi, non mi riferivo all’Olocausto», spiega il leader di Shinui (terza forza politica d’Israele): «ma quando vedete una donna anziana - aggiunge alla radio statale - pensate a vostra nonna». Il guardasigilli ha però ribadito le critiche di fondo. «Ho detto - insiste Lapid - che siamo una nazione civile, che siamo ebrei, e che abbiamo un obbligo morale al di sopra delle esigenze di sicurezza: se continuiamo così saremo espulsi dalle Nazioni Unite e i responsabili saranno processati all’Aja». Il vice premier non ha dubbi: «Le demolizioni di case a Rafah devono cessare. È disumano, non è ebraico, e ci crea danni gravi nel mondo», rimarca in una intervista televisiva. E tornando sulla immagine dell’anziana donna palestinese tra le rovine della sua casa, Lapid afferma: «Non c’è perdono per chi tratta una donna anziana in questo modo».




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23 maggio 2004

Blog Trotter, curato da Leonardo Coen sul sito repubblica.it, un blog anomalo

Dopo l'ennesima pubblicazione sui Commenti a Blog Trotter, curato da Leonardo Coen di informazioni relative ai bloggers ed a terze persone citate su siti da loro segnalati, e gli ennesimi insulti ai medesimi, ho inviato il seguente post: Se questa è l'immagine che La Repubblica ama dare di sè ai frequentatori dei suoi blog, proseguano pure. Chi sa, poi qualcuno (lo stesso Coen?) scriverà un bel saggio, ben pagato, sui bloggers... Di riffa o di raffa, la pagnotta arriva sempre Ci sto pensando anch'io, devo dire: potrei centrare meglio il tiro su questo blog e mostrarlo come esempio di comunicazione interumana in rete, mediata dai Media, come repubblica.it (i blog autogestiti sono a ben altro livello, anche quelli scritti da semi analfabeti sia della lingua italiana che del web) "vabbè siamo al teatrino, non avete niente di meglio da fare in redazione?" scrive un blogger in un post inviato il 23.05.2004 21:21:01" inviato il 23.05.2004 21:37:08 Visto che ilcannocchiale.it esce pure in versione cartacea... e la cosa si presenta... intrigante... se qualcuno qui è interessato ci potremmo mettere d'accordo di temi ce ne sono più d'uno! 1. come vengono affrontate la questione medio-orientale e la guerra in Iraq (torture comprese) sul blog del sito repubblica.it, che ne tratta quasi quotidianamente 2. intrighi di palazzo all'interno della Redazione di repubblica.it 3. sport e politica, come un quotidiano a diffusione nazionale adesca bloggers per fingere un blog a disposizione di tutti, ma in realtà esclusivamente autoreferenziale 4. personaggi della blog-area: come un quotidiano a diffusione nazionale incita all'emergere del Mr Hide dei malcapitati bloggers 5. i Media mediatori della comunicazione tra utenti della rete mediante blog 'civetta', anomali sotto ogni aspetto rispetto a quelli così denominati nel resto della rete 6. sbatti il blogger in prima pagina, ovvero: tipi da blog. Blog Trotter Monitor ... che ne dite... come titolo... ?!




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23 maggio 2004

I media rispettino verità e bene comune (stabiliti dalla Pax Vaticana)

Città del Vaticano, 20:58 La Repubblica: Il Papa: media rispettino verità e bene comune Nel giorno in cui la Chiesa ha celebrato la giornata mondiale delle comunicazioni sociali il Papa ha sottolineato la sua preoccupazione per un uso distorto dei media che diffondo modelli discutibili e dannosi per società e famiglie. Il Papa ha colto l’occasione per chiedere alle "istituzioni pubbliche" di varare "procedure di regolamentazione" affinché i mezzi di comunicazione "siano sempre rispettosi della verità e del bene comune". E ai genitori ha ricordato il loro "dovere" nel vigilare su quanto i figli vedono in televisione. "Grazie alle moderne tecnologie” ha osservato Papa Wojtyla domenica alla finestra del suo studio in piazza san Pietro “molti nuclei familiari possono accedere direttamente alle vaste risorse della comunicazione e dell'informazione, e trarne occasione di educazione, di arricchimento culturale e di crescita spirituale". Il Papa ha poi aggiunto che "i mezzi di comunicazione possono però arrecare grave danno alla famiglia, quando presentano una visione inadeguata o persino distorta della vita, della famiglia stessa, della religione e della morale". "Occorre pertanto” ha consigliato il papa Wojtyla “imparare ad usarli con sapienza e prudenza. E' un dovere che concerne anzitutto i genitori, responsabili di una educazione sana e equilibrata dei figli. E' compito che investe altresì le istituzioni pubbliche, chiamate ad attuare procedure di regolamentazione atte ad assicurare che i mezzi di comunicazione sociale siano sempre rispettosi della verità e del bene comune". Soprattutto ... rispettosi della verità... quella unica... di cui si auto-proclama portavoce il Vaticano...


Scrive Leonardo Coen il 25 Maggio 2004 Ritorno al passato Domenica 23 maggio si celebrava la giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Il Papa ne ha approfittato per lanciare un invito all'uso sapiente e prudente dei mass media che "possono arrecare grave danno alla famiglia quando presentano una visione inadeguata o persino distorta della vita, della stessa famiglia, della religione e della morale". Informazione controllata, dunque, a cominciare dai genitori "responsabili di un'educazione sana ed equilibrata dei figli" ed arrivare alle istituzioni pubbliche "chiamate ad attuare procedure di regolamentazione per assicurare che i mezzi di comunicazione sociale siano sempre rispettosi della verità e del bene comune". Il Papa sembra invocare un ritorno a leggi non dico autoritarie, ma certamente limitative, nei confronti dell'informazione. Forse avrebbe dovuto e potuto parlare di "automoderazione" e di "credibilità" dei mass media (come nella stessa giornata ha fatto invece Romano Prodi), perchè chiedere di limitarli tramite "procedure di regolamentazione" assomiglia tanto alla richiesta di imbavagliare, in qualche modo, l'informazione, la cui libertà è alla base della democrazia.




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23 maggio 2004

Donne ... e sante (ovvero la Pax Vaticana al femminile)

Scrive Roberta Carlini, su 'il manifesto' del 18 Maggio 2004: Sante donne In tempi di religioni in guerra, occorre fare attenzione a quel che fanno le religioni. Quella che abbiamo in casa domenica ha canonizzato la prima «santa sposata». La storia tragica di Gianna Beretta Molla è questa: madre di tre figli, scopre di avere un tumore all'utero quando è incinta del quarto figlio. Sceglie di non farsi curare per non compromettere il feto. La quarta figlia nasce, lei muore. Quarantatre anni dopo, Wojtyla la canonizza. I sopravvissuti - il marito novantaduenne, i figli - partecipano alla «festa della mamma». Con tutto il rispetto per il dolore, l'affetto e la fede di quell'anziano signore, di quelle figlie e di quei figli, quelle immagini domenicali da piazza San Pietro non avevano niente di festoso. Non è in discussione la scelta che allora fece Gianna Beretta Molla - muoio, pur di far crescere il feto e far nascere la bambina. Una scelta privata - ma qualche mese fa, di fronte alla privata decisione di una donna di morire pur di non farsi amputare un piede, si scatenò un finimondo. Né è in discussione la presenza di altre sensibilità e opinioni - come quella di chi, cattolico o laico che sia, pensa che una nascita in meno con madre viva sia preferibile a una nascita in più con quattro orfani. No, quello che è in discussione è il modello che, santificando quel suicidio, ci propone la chiesa di Wojtyla. Un modello che riguarda tutti, anche i non cattolici, e sul quale tutti possiamo interrogarci così come ci interroghiamo - e ci indignamo - su quelle religioni che partono dal corano e arrivano al burqa. Secondo il modello che si è visto domenica in piazza San Pietro, la donna è madre e gestante, serve finché fa questo e di questo può morire - anzi, è santa se muore. E' questa la cultura della vita e dell'amore della religione cattolica e dei vangeli? E' questa l'interpretazione diffusa oggi, tra le donne e gli uomini cattolici nel nostro paese?




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22 maggio 2004

Fahrenheit 9/11 vince la Plama d'Oro a Cannes

La Repubblica: A Cannes trionfa il film sulle bugie del presidente Usa Migliori attori gli asiatici Maggie Chung e Yagira Yuya Palma d'Oro 2004 anti Bush vince "Fahrenheit 9/11" di Moore Il regista: "Che avete fatto? Sono stupefatto!" E dedica il premio "ai ragazzi in America e in Iraq" ANNES - Al 57esimo Festival del cinema di Cannes ha prevalso l'attualità. La Palma d'oro è andata a "Fahrenheit 9/11" dello statunitense Michael Moore, il film che con minuzia giornalistica racconta le bugie dell'amministrazione Bush e denuncia l'errore dell'intervento in Iraq. Era dal 1956, anno in cui fu premiato "Le monde du silence" di Jacques-Yves Cousteau e Louis Malle, che la Palma d'Oro non veniva assegnata a un documentario. Per il suo film precedente, "Bowling for Columbine" - indagine sulla diffusione e l'uso delle armi negli Usa - Moore aveva vinto un Oscar l'anno scorso. "Ma cosa avete fatto?". Sono state queste le prime parole di Michael Moore dopo aver vinto la Palma d'oro per Fahrenheit 9/11. "Avete fatto tutto questo per mettermi nei guai - ha detto emozionato Moore - Abbiamo avuto non poche difficoltà". "Avete dato una nuova luce a questo film - ha proseguito Moore - le persone vogliono la verità ma ci sono altre persone che vogliono nascondere la verità. Avete fatto uscire la verità dall'ombra. Un grande presidente repubblicano americano una volta disse che se si dice la verità alla gente, la libertà sarà salva. Quel presidente era Abraham Lincoln, un altro tipo di presidente". E ancora: "Ieri ero in America per consegnare dei diplomi nella scuola di mia figlia, ho ricevuto una chiamata in cui ci si diceva di tornare a Cannes senza dirci perché. Per questo motivo vorrei dedicare la Palma d'oro a mia figlia, ai ragazzi in America e in Iraq e a tutti quelli che soffrono per le azioni degli Stati Uniti". Quindi un auspicio: "Ho la speranza che le cose inizieranno a cambiare, ci sono milioni di americani che la pensano come me. Spero che questo premio possa dare nuova speranza al mondo. Spero che coloro che hanno perso la vita in Iraq almeno non siano morti invano". (22 maggio 2004)

  • La terribile verità di Michael Moore turba Topolino ! From the Chicago Tribune: Moore's 'Fahrenheit 9/11' slams Bush as Cannes crowd cheers By Michael Wilmington Tribune Movie Critic "Shock and awe" is the reaction that political moviemaker Michael Moore says he wants for his new film, "Fahrenheit 9/11," which premiered to capacity Cannes Film Festival audiences Monday. That's what he may well get. Moore's movie, which is mired in U.S. release problems after Disney nixed the participation of its subsidiary, Miramax, is his toughest, gutsiest, funniest picture yet. A scathing look at the Bush administration, before and after the Sept. 11, 2001, World Trade Center attacks, "Fahrenheit" is replete with a radical analysis of the war's true aims, heart-rending footage of those killed and their survivors (American and Iraqi) and typical Moore saucy humor about the failings of the mighty. "This time" though, the director told the Cannes press, "I was the straight man. ... Bush wrote the funniest lines." As for the film's release problems, Moore told the Tribune Sunday evening that the film still didn't have a releasing company, "and I'm surprised." But, he later elaborated, The film "will have a distributor. I'm completely confident Miramax will make sure Americans will see the film." Moore has been a lightning-rod figure ever since the 1989 release of "Roger and Me," his impudent chronicle of his Quixote-like pursuit of then-General Motors chief Roger Smith to confront Smith with the dire results of GM's plant closures in Moore's hometown, Flint, Mich. "Fahrenheit 9/11" has a title inspired by "Fahrenheit 451," the Ray Bradbury tale and Francois Truffaut film about a book-burning future society. But it might have been called "George W. and Me," so relentlessly does Moore try to track the president and his inner circle to their secret places. The first part of the film deals with the Florida dispute in the 2000 presidential election, numerous connections among Bush, his family and friends and the bin Laden family and Saudi Arabian ruling elite. It also examines the Bush administration's seeming disinterest in worldwide terrorism or bin Laden before 9/11. "We had a president who was asleep at the wheel," Moore reiterated. What follows 9/11 in the film though, is even more disturbing: a portrayal of a nation in the grip of fear ("I wanted to show how [we're] manipulated.") and of a war fought with dubious premises and painful results. "Fahrenheit" balances scenes of raw anguish (notably with Lila Lipscomb, distraught Flint mother of a dead American soldier) and increasingly surreal looks at Bush and his colleagues, primping for cameras and incessantly repeating their pre-Iraq War litany on "weapons of mass destruction." (The movie though spends relatively little time on the weapons and United Nations battles. "That's old news," Moore said.) Moore's last documentary, "Bowling for Columbine," was one of the big hits of the 2002 Cannes fest, where it received the 55th anniversary prize and one of the longest continuous standing ovations in Cannes history. The ovation that followed "Fahrenheit 9/11" broke that record; some observers estimated it at 20 to 25 minutes. But what concerns the director more this time, however, is not so much the French reaction, but the American one. "I hope to influence people to leave the theater and become good citizens," he said. In response to a question about the movie's possible intended effect on Bush's re-election campaign, he quipped, "You have to get elected, before you get re-elected." "Americans," he said, "once they're given the information, they act accordingly and act from a good place. "This film is a mystery unraveling. I wanted to say something about the times in which we live: post-9/11 America, how we got to where we're at, what has happened to us as a people. And have a good time doing it." Bush got a crack back at Moore during the film. Confronting the director/journalist at a news conference, Bush flashed his impish grin and says, "Behave yourself, will you? Go find real work!" In 1989, President, George (H.W.) Bush actually saw "Roger and Me" at a private screening, without Moore present. Asked if he would like to show "Fahrenheit 9/11" to the current President Bush, Moore gave a vigorous assent. "If there were ... a White House screening, I would attend it. "And I would behave myself."




    permalink | inviato da il 22/5/2004 alle 22:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  • 22 maggio 2004

    Marwan Barghuti, ne scrive Luisa Morgantini, su 'il manifesto'

    il manifesto, 21 Maggio 2004: Processo a Barghuti, chiesti cinque ergastoli Il leader dell'Intifada respinge l'accusa in ebraico: «Alla sbarra Sharon». I giudici: Arafat mandante Luisa Morgantini TEL AVIV Ieri mattina processo e richiesta di condanna per Marwan Barghuti, il leader dell'Intifada e segretario di Al-Fatah in Cisgiordania, ancora, con Arafat, il leader palestinese più popolare e amato. Marwan è stato sequestrato a Ramallah il 15 aprile del 2002. In tutto questo tempo è stato tenuto segregato in isolamento, non ha mai potuto vedere la famiglia. L'unica volta che ha visto i due figli è stato sotto ricatto - glieli hanno mostrati in tv, altrimenti poteva scegliere di avere comunque un vetro divisorio davanti. Poi hanno arrestato il figlio maggiore, Kassem, incarcerato a dicembre del 2003 e ancora in galera. Quindi hanno tentato di umiliarlo costantemente. Ma Marwan ha retto, ieri il suo tono era grave ma anche ironico. Ha ribadito la sua innocenza rispetto alle accuse, ha ripetuto che è contro l'uccisione di civili israeliani e, invece, che la responsabilità di quello che succede è dell'occupazione militare israeliana, che lui è per la pace e la esistenza di due popoli due stati e si è sempre battuto per questo fin dagli accordi di Oslo «quegli accordi che sono stati distrutti in realtà dall'uccisione Rabin, dal continuo furto delle terre palestinesi da parte d'Israele, dall'occupazione, dagli arresti e dalla mancanza di libertà di movimento dei palestinesi» - proprio come ha denunciato Amnesty International. Parlava in ebraico Marwan e ha perfino scherzato. A un certo punto dalla Corte gli hanno detto che aveva già parlato troppo. E lui ha risposto sereno: «Tanto sono già stato condannato e siccome sono stato in carcere già tanto tempo, ora prendo la parola e parlo». E'stato fermissimo nel ribadire le responsabilità di Sharon, nel denunciare le stragi di queste ore e le distruzioni di case a Rafah. «O in uno stato per due popoli o in uno stato solamente - ha aggiunto - i palestinesi non smetteranno mai di lottare per i loro diritti. Resisteranno sempre. Lasciatemi dire che questa Corte per me non ha valore, è la giustizia dell'occupazione - ha detto rivolto anche a Azni Bishara il deputato arabo israeliano, leader dei palestinesi che vivono nello Stato d'Israele, presente al processo - Mi avete arrestato, avete detto che io ero l'unico leader, ma l'Intifada è continuata. Ogni giorno dite che avete preso e ucciso quello che è il primo leader, ma il popolo continua a lottare. Dovete cessare l'occupazione militare israeliana». Marwan, che stavolta non aveva le mani legate, ha parlato di Gaza dicendo: «E' Sharon che dovrebbe essere processato per quello che sta facendo», poi, sempre in ebraico si è rivolto agli israeliani: «Voi che avete subito l'Olocausto, che avete sofferto così tanto, come potete commettere questi crimini?» Il pubblico ministero israeliano ha ribadito che è Marwan Barghuti «il» responsabile di tutto, di ogni azione e per questo meritevole di ben 5 ergastoli per 5 israeliani rimasti ucci in attentati. Ma - e può perfino sembrare un fatto «positivo» - la condanna richiesta alla fine non ha riguardato tutti i capi d'accusa: sono stati chiesti infatti 5 ergastoli per quattro attentati compiuti in Israele, ora per gli altri 33 capi d'accusa non può essere processato più nessuno. La Corte si è aggiornata al 6 giugno quando sarà emessa la sentenza definitiva. Il fatto grave contenuto nei capi d'accusa è che Marwan Barghuti altro non è che una «emanazione» di Yasser Arafat, quindi sotto processo ieri era anche il presidente palestinese. Erano presenti molti parlamentari arabo israeliani, mentre ai pacifisti e allo stesso Uri Avnery non è stato permesso l'ingresso. Presente una delegazione del Parlamento europeo guidata da Francis Wurtz il capo gruppo parlamentare del Gue, la nuova sinistra. Una presenza che ha reso felicissimo Marwan. In questi giorni c'è stato una specie di giallo perché non lo facevano vedere all'avvocato. La sua salute desta preoccupazione, è sempre in isolamento, in una cella umidissima e lui soffre di disturbi respiratori e non può avere un dottore. La moglie, Fatwa, Barghuti, non ha potuto essere presente. Raggiunta telefonicamente, si è sentita male appena è stata informata della richiesta di condanna. Fuori del processo la protesta aggressiva di un centinaio di familiari delle vittime israeliane degli attentati Un'ultima considerazione. Nessuno si aspettava la richiesta di condanna così presto. Il ritardo appariva perfino positivo. La richiesta di condanna è da mettere in relazione proprio con la volontà in questo momento di Sharon di annientare ogni possibilità di resistenza da parte dei palestinesi. Barghuti, molto amato dai palestinesi, è spesso presentato dall stampa israeliana come l'«alternativa» ad Arafat. Eppure su Barghuti la comunità internazionale tace. Come tace sui 7000 prigionieri politici palestinesi tra cui 350 ragazzini tenuti in condizioni disastrose in prigioni dove la tortura è pratica di stato. Come per Marwan, da due anni in totale isolamento, in una cella 1,50 per 3, sotto terra, con la luce accesa continuamente.




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    21 maggio 2004

    I lati oscuri della Rete sono le chat, il porno, i blog (lo dice la CEI)

    La Repubblica, Roma, 19:50. Chat e blog, per la Chiesa sono a rischio peccato Internet è utile ma non mancano i pericoli, secondo la chiesa. Secondo quanto è emerso dal convegno "I media in famiglia, un rischio e una ricchezza" organizzato dalla Cei all'università lateranense, i lati oscuri della Rete sono le chat, il porno, i dialer (programmini che si staccano dal Web e procedono, spesso senza che l'utente se ne renda conto, a una connessione costosissima via modem) o la falsa informazione. "In molte situazioni si può parlare di peccati", ha detto don Giuseppe Costa, docente di giornalismo alla pontificia università salesiana. "La chat può sconfinare in realtà incontrollabili che non rispettano la persona e spesso - ha aggiunto - mancando dei corrispondenti, non ci sono responsabilità, poiché la persona dialoga con nessuno e questo fa cadere il senso di responsabilità". Nel mirino anche i blog e la cosiddetta controinformazione. "Siti di giornalismo on-line non firmato che danno informazioni scorrette, ad esempio in ambito scientifico, creando rischi per la vita", così Costa. "La Rete ci fa vivere ed enfatizza il presente, fuori dalla tradizione e senza progetti per il futuro, inoltre ci fa vivere contemporaneamente mondi distanti ", ha fatto eco don Dario Viganò, presidente della commissione nazionale per la valutazione dei film della Cei.




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    21 maggio 2004

    Marwan Barghouti: Al Aqsa minaccia di prendere ostaggi

    Venerdì 21 maggio 2004 (05h59) : CONDANNATO BARGHOUTI; AL AQSA, PRENDEREMO OSTAGGI TEL AVIV Un tribunale israeliano ha condannato Marwan Barghouti, colui che e' considerato il leader dell'attuale Intifada', riconoscendolo colpevole della morte di 26 persone uccise in vari attentati. Lo ha reso noto il sito web del quotidiano israeliano 'Maariv'. Il verdetto arriva in un momento di estrema tensione nei Territori, dove da giorni e' in corso una massiccia operazione israeliana: il raid dell'esercito nel campo profughi di Rafah, l'operazione 'Arcobaleno', che ha gia' causato la morte di decine di palestinesi. La condanna per il 44enne parlamentare cisgiordano, considerato da molti come il probabile successore di Yasser Arafat, e' presumibilmente il carcere a vita. Le Brigate dei Martiri di al-Aqsa hanno chiarito quale sara' la loro strategia di reazione alla condanna di Barghouti: catturare soldati israeliani per ottenere, in cambio degli ostaggi, il rilascio del leader palestinese. L'Autorita' Nazionale palestinese ha fatto sapere di non riconoscere la legittimita' della sentenza di condanna. E ora Israele ipotizza di portare in giudizio anche Yasser Arafat. "Dopo il verdetto, potremmo considerare di mettere sotto processo Arafat uno di questi giorni", ha detto il ministro della giustizia, Yosef Lapid. Israele finora non aveva intentato un processo ad Arafat perche' -ha spiegato Lapid- non voleva sottoporre a giudizio figure politiche. Intanto si aggrava di ora in ora il bilancio della devastante incursione israeliana in corso da quattro giorni nel campo profughi di Rafah, all'estremita' sud della Striscia di Gaza, ove e' salito ad almeno sette il numero dei palestinesi uccisi dai soldati ebraici. Anche l'ultima vittima in ordine di tempo, un uomo adulto, e' morta a Tal al-Sultan, sobborgo tra i piu' desolati del campo nel quale si sono accesi i combattimenti piu' aspri; testimoni oculari hanno raccontato che e' stato centrato da colopi di arma da fuoco. (bellaciao.org)




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