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Psicologia e Guerra
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30 aprile 2004

Sulle torture subite dai prigionieri iracheni non è sufficiente un'inchiesta interna USA

Radio Svizzera Internazionale, 30 aprile 2004 13.53 Iraq: detenuti torturati; Amnesty, inchiesta indipendente LONDRA - Sui maltrattamenti e le torture subite dai prigionieri iracheni non è sufficiente un'inchiesta interna dell'esercito Usa, è necessaria un'indagine indipendente. Lo ha sottolineato oggi Amnesty International. «Da tempo abbiamo testimonianze su presunte torture nel carcere di Abu Ghraib ed in altre prigioni e già dallo scorso anno abbiamo ripetutamente chiesto alle autorità della coalizione di consentire un'indagine estesa, imparziale e condotta da civili», ha detto questa mattina a Londra Kate Allen, direttore della sezione britannica di Amnesty International. Di fronte ad episodi così gravi, «non è sufficiente che l'esercito indaghi su stesso», ha insistito la dirigente dell'organizzazione per i diritti civili. 301349 apr 04 © Copyright swissinfo SRI Radio Svizzera Internazionale - un'azienda della SRG SSR idée suisse ORRORE USA Indignazione è stata espressa anche dal premier britannico Blair Casa Bianca: «intollerabili» le torture in Iraq Bush era a conoscenza delle foto «da qualche tempo». Forse azione disciplinare contro la responsabile Usa della prigione WASHINGTON - «Intollerabili». Così Scott McClellan, portavoce della Casa Bianca, ha definito le immagini delle torture commesse dai soldati americani nei confronti dei prigionieri iracheni nella prigione di Abu Ghraib. Gli Usa «non possono tollerare» i maltrattamenti inflitti dai propri militari ai detenuti iracheni, ha detto McClellan. «I militari hanno agito con fermezza contro gli individui responsabili di queste azioni riprovevoli», ha riferito il portavoce. «Non è rappresentativo di quello in cui crediamo. Penso che l’esercito abbia dato chiari segnali che perseguiremo i colpevoli nel modo più severo consentito dalla legge». McClellan ha anche aggiunto che il presidente Bush era a conoscenza delle foto «da qualche tempo». BLAIR - Indignazione è stata espressa anche dal primo ministro britannico Tony Blair che attraverso un portavoce si è detto «scandalizzato» dalle immagini. Il Pentagono sta valutando un'azione disciplinare per il generale dell'esercito Janice Karpinsky, responsabile della prigione. I sei membri della «Brigata 800» ritratti nelle foto rischiano la corte marziale per maltrattamenti nei confronti dei prigionieri. 30 aprile 2004 - Corriere.it "Il Pentagono sta valutando un'azione disciplinare per il generale dell'esercito Janice Karpinsky, responsabile della prigione." per le foto si suppone, visto che "Bush era a conoscenza delle foto «da qualche tempo»" Google News, Torture Ordinati per importanza Ordina per data Iraq, foto choc torture: Blair sconvolto L'Espresso - 2 ore fa ... nella prigione di Abu Ghraib. Ei militari Usa in Iraq accusati di torture ai detenuti cercano di difendersi. E danno la colpa dei ... IRAQ: TORTURE SU DETENUTI, BLAIR INORRIDITO DALLE FOTO AGI - 3 ore fa (AGI) - Londra, 30 apr. - Tony Blair e' "inorridito", come il portavoce militare Usa ha dichiarato questa mattina, per le foto che ... Iraq: Usa; Casa Bianca, intollerabili torture prigionieri SwissInfo - 26 minuti fa NEW YORK - Le torture inflitte da soldati americani a prigionieri iracheni «sono intollerabili». Lo ha detto oggi la Casa Bianca. ... La Cbs mostra le torture Il Riformista - 26 minuti fa ... Oltre che col crescente numero dei morti, gli Stati Uniti devono però fare i conti con un'altra realtà politicamente imbarazzante: le torture che alcuni ... Prigionieri iracheni maltrattati: cambio di guardia nel carcere ... Libero.it - 5 ore fa ROMA, 30 apr - Dopo lo scandalo el'inchiesta sulle torture ai detenuti, cambio di guardia nel carcere iracheno di Abu Ghraib, a ovest di Bagdad. ... La Repubblica Foto delle torture ai prigionieri iracheni, nuovo choc per gli ... La Nazione - 6 ore fa New York, 30 aprile 2004 - Le immagini dei maltrattamenti subiti dai prigionieri iracheni sono state trasmesse in prima serata dall'emittente televisiva ... Torture e morti, la guerra di Bush sulle tv Usa - Collettivo Bellaciao Il video choc mostrato dalla rete Cbs. Sei davanti alla corte ... - Corriere della Sera altro » Shock per foto torture Reporter Associati - 18 ore fa 29 Aprile 2004 -- Un prigioniero, con indosso solo una specie di poncho, costretto a stare in equilibrio su una cassetta di legno con le braccia collegate a ... Iraq:militari USA alla Corte marziale: accusati di torture PeaceLink - 19 ore fa Clamorosa denuncia delle rete televisiva CBS che ha mostrato foto di prigionieri di guerra iracheni torturati da soldati statunitensi. ... Iraq: detenuti torturati; Amnesty, inchiesta indipendente SwissInfo - 3 ore fa LONDRA - Sui maltrattamenti e le torture subite dai prigionieri iracheni non è sufficiente un'inchiesta interna dell'esercito Usa, è necessaria un'indagine ... Adnkronos Teatro, a Roma 'Colonia penale' secondo Crisafi Adnkronos - 9 ore fa Campi di prigionia segreti dove vengono sistematicamente praticate torture e con processi sommari inflitte condanne all'ergastolo per reati politici. ... TEATRO, A ROMA 'COLONIA PENALE' SECONDO CRISAFI - Libero.it altro »




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22 aprile 2004

Quante volte occorre torturare prima che si possa parlare di tortura?

Anna Finocchiaro: "Vorrei raccontarvi la testimonianza di una donna che nel Salvador venne sottoposta per giorni e giorni a torture fisiche...lei mi disse che la cosa più grave che le fecero fu una sola minaccia, fatta una volta sola: le promisero che avrebbero fatto assistere alle torture che le infliggevano il figlio di 3 anni e mezzo". Ecco perchè, spiega la Finocchiaro, "per essere tortura la minaccia non ha certo bisogno di essere ripetuta più volte...". Approvato alla Camera un emendamento del Carroccio Per il partito di Bossi minacce e violenze devono essere reiterate Tortura, passa modifica leghista Legge stravolta, bagarre in aula Il testo ritorna al comitato dei 9. La Repubblica, 22 Aprile 2004 Poco più tardi, la condanna netta di Amnesty International: ''Iniziamo male, con un emendamento che, se confermato nel testo finale, significherà che l'Italia non vuole adeguarsi al diritto internazionale dei diritti umani e in particolare alla Convenzione dell'Onu contro la tortura, che il nostro paese ha ratificato nel 1988''. Sono parole di Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty, secondo il quale la modifica approvata "stravolge la definizione di tortura, limitando in modo inaccettabile la nozione ai comportamenti ripetuti: quante volte, dunque, occorrerà torturare prima che si possa parlare di tortura?''. (22 aprile 2004)




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15 aprile 2004

Peace-Keeping? O dobbiamo scegliere tra Star Trek e Guerre Stellari?

La guerra c'è. Forse la smettessimo con le bambinate del tipo 'esportazione della democrazia', 'operazione di pace' ecc. si capirebbe meglio cosa stiamo vivendo La domanda - l'unica che a me sembra sensata - è: in guerra si puo' comunque stabilire e difendere una gerarchia di 'valori'? Qualcuno dice: gli arabi sono fermi a qualche secolo fa. prima non lo erano, fino al 1500 circa erano 'in testa' nella civilizzazione mondiale. cosa li ha cambiati? i Turchi? il colonialismo occidentale in Oriente, Medio-Oriente e Africa? Siamo in una fase neo-coloniale: il colonialismo vecchio stile è stato 'smontato' in tutta fretta alla fine della I e poi della II GM. Probabilmente non 'conveniva', nei termini e modi in cui era stato 'inventato' Dopo 50 anni di 'autodeterminazione' dei popoli, per fortuna culminato almeno col la fine dell'apartheid in Sud Africa, dalla I guerra del Golfo in poi (e nei Territori dal 1967-1973) è iniziata una nuova Era Coloniale Di che tipo è? alla Guerre Stellari o alla Star Trek ? Possiamo almeno cercare o provare a spostare il baricentro dalla prima alla seconda alternativa? Un colonialismo alla Star Trek avrebbe senso come 'riparazione' dei danni fatti per qualche centinaio di anni dal Vetero Colonialismo e dalla Prima Era Post Coloniale: ma un 'colonialismo' alla Star Trek implica assunzione di responsabilità da parte dei Paesi più 'civili' del mondo, conoscenza e rispetto per le culture-civiltà 'locali', totale astinenza da esportazioni forzate filosofico-religioso-democratiche. E assoluto divieto di qualunque forma di schiavismo (in qualunque chiave). Implica sfruttamento delle risorse presenti in quei territori, con un arbitrato equo sulla distribuzione dei proventi di quello sfruttamento... Implica uso della Forza (intesa non solo come energie e risorse di tipo militare, ma anche come capacità creativa, inventiva, e determinazione nella difesa dei valori universalmente condivisi e accettati nei Paesi 'civili') Il Colonialismo alla Guerre Stellari è l'attuale e ben visibile ormai colonialismo mafioso, dove la Mafia e le Mafie svolgono sia il ruolo 'stregonesco' della manipolazione consapevole e programmata delle coscienze dei popoli conquistati, con tutti i media possibili, al più basso livello possibile (i Talebani sarebbero l'ideale, ma con qualche aggiustamento, soprattutto riguardo a chi li gestisce e li muove), sia il ruolo di Forza (intesa come una costellazione di Eserciti Privati), 'scafato' e a 360 gradi 'attrezzato' per controllare qualunque tipo di traffico 'legale' e 'illegale', dove i due termini si invertono e si scambiano in conseguenza della 'famiglia' che in un dato momento sta alla testa dell'Impero e dell'Anti-Impero. Un Neo Colonialismo ancora più selvaggio del primo (si pensi alla reale esportazione se non di democrazia di idee, usi, costumi nelle ex-colonie britanniche, ad esempio): come dire, dal punto di vista dei Colonizzatori stile Guerre Stellari, se errore c'è stato, nel primo vetero colonialismo, è stato errore di ingenuità, di eccessiva preoccupazione per presunti diritti delle 'entità' colonizzate.


Rubo a celeste (di cui segnalo anche il gustoso British Airways) la Ballata della guerra dove stanno i vichinghi e gli aztechi, e gli uomini e le donne di Cro-Magnon? dove stanno le vecchie e nuove Atlantidi, la Grande Porta e la Invincibile Armata, la Legge Salica e i Libri Sibillini, Pipino il Breve e Ivan il Terribile? tutto è finito, lì a pezzi e a bocconi, dentro le molli mascelle del tempo: qui, se a una cosa non ci pensa una guerra, un’altra guerra ci ha lì pronto il rimedio: dove stanno le Triplici e Quadruplici, la Belle Epoque e le Guardie di Ferro? dove stanno Tom Mix e Tom Pouce, il Celeste Impero, gli Zeppelin, il New Deal, l’Orient Express, l’elettroshock, il situazionismo, il twist, l’o.a.s., i capelli all’umberta? tutto è finito, lì a pezzi e a bocconi, dentro la pancia piena della storia: qui, se a una cosa non ci pensa una guerra, un’altra guerra ci ha lì pronto il rimedio: oh, dove siete, guerre di porci e di rose, guerre di secessione e successione? oh, dove siete, guerre sante e fredde, guerre di trenta, guerre di cento anni, di sei giorni e di sette settimane, voi, grandi guerre lampo senza fine? finite siete, lì a pezzi e a bocconi, dentro il niente del niente di ogni niente: qui, se a una guerra non ci pensa una pace, un’altra pace ci ha lì pronta la guerra: principi, presidenti, eminenti militesenti potenti, erigenti esigenti monumenti indecenti, guerra alle guerre è una guerra da andare, lotta di classe è la guerra da fare. (Edoardo Sanguineti, 1982)




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14 aprile 2004

Il messaggio è stato inoltrato all'utente desiderato

Alla luce delle nuove realtà sul terreno, compresi i già esistenti grandi centri di popolazione israeliana, è irrealistico aspettarsi che l'esito dei negoziati sulla stutus definitivo sia un pieno ritorno ai confini stabiliti con l'armistizio del 1949 Come dire che Washington appoggia la rivendicazione israeliana su alcuni insediamenti in Cisgiordania. Anche sulla questione del ritorno dei profughi palestinesi, Bush è vicino alla linea di Sharon, affermando che dovranno vivere nel futuro stato palestinese e on in territori appartenenti a Israele. L'approvazione della Casa Bianca è un buon viatico per il piano di Sharon che prevede lo stmantellamento di 21 insediamenti ebraici a Gaza e quattro in Cisgiordania. (La Repubblica, 14 aprile 2004) Haaretz, Wed., April 14, 2004 Nisan 23, 5764 Israel Time: 23:18 (GMT+3) Last Update: 14/04/2004 23:18 Qureia says Palestinians reject U.S. statement By Haaretz Staff, Haaretz Service and Agencies Palestinian Authority Prime Minister Ahmed Qureia on Wednesday rejected statements made by U.S. President George W. Bush implying that Israel would be allowed to keep some West Bank settlements in a final peace agreement. After meeting Prime Minister Ariel Sharon in Washington, Bush said that a peace agreement must take into account realities on the ground. Bush said that the existence of Israeli population centers - referring to settlements - must be taken into account. Minutes after Bush spoke, Qureia harshly criticized the U.S. president's stand. "He is the first president who has legitimized the settlements in the Palestinian territories when he said that there will be no return to the borders of 1967," he said. "We as Palestinians reject that, we cannot accept that, we reject it and we refuse it." Palestinian Cabinet minister Saeb Erekat also dismissed Bush's statement. "This is like someone giving a part of Texas' land to China," he said, adding that over the years, U.S. administrations have assured the Palestinians that issues like borders and settlements would be handled in negotiations between the two sides. Erekat said, "If Israel wants to make peace, it must talk to the Palestinian leadership." Other Palestinian officials also slammed the U.S. statement, including Yasser Abed Rabbo, who said "Bush and Sharon are trying to protect each others' political future but are endangering the political future of Israel, the Palestinians and the whole region." Abbas Zaki, a leading member of Yasser Arafat's Fatah movement, called Bush's statements a serious strategic mistake. Bush should not have touched on final-status issues such as the return of Palestinian refugees and borders, Zaki said on Al Jazeera television. Khaled Al-Batsh of Islamic Jihad said the U.S. letter of assurances to Sharon and Bush's denial of the Palestinians' right to return were a declaration of war against the Palestinian people. Bush and Sharon will have to shoulder the responsibility for the new cycle of war, he said. Blair welcomes disengagement plan British Prime Minister Tony Blair on Wednesday welcomed Israel's plan to withdraw its armed forces from the Gaza Strip and dismantle some settlements in the West Bank. Blair's statement followed U.S. President George W. Bush's endorsement of Israel's retention of part of the West Bank as a peace settlement with the Palestinians. "I welcome Prime Minister Sharon's announcement that Israel intends to withdraw the Israeli Defense Forces from the Gaza Strip and dismantle all Israeli settlements there as well as some in the West Bank," Blair's statement said. "Israel should now coordinate with the Palestinians on the detailed arrangements. The Palestinian Authority must show the political will to make the withdrawal from Gaza a success and to deliver on their roadmap responsibilities, especially regarding security." Arafat: U.S. support for settlement blocs would signal end of peace process Earlier on Wednesday, Palestinian Authority Chairman Yasser Arafat said that U.S. assurances that Israel could keep some key West Bank settlement blocs and would not have to absorb Palestinian refugees would signal the end of the peace process. In a statement issued by Arafat's office at the end of a meeting in Ramallah with Prime Minister Ahmed Qureia and the rest of the Palestinian leadership, the PA chairman expressed concern about the meeting between Sharon and Bush. A statement, on behalf of Arafat and the entire Palestinian leadership, said such an agreement would "lead to the destruction of the chances for the peace process and security and stability in the region. It will also restart the vicious cycle of violence in the region and end all the agreements and commitments that have been signed." Arafat urged rejection for any such deal from Arab states, Islamic countries and the world in general, saying it would violate international laws and cancel the road map peace plan that Bush has backed. Commenting on the proposed Gaza pullout, Arafat dismissed it as no more than a project to turn the territory into a "big prison" because Israel aims to keep control of borders as well as air and sea access. "This deal which Sharon is seeking will take place at the expense of the Palestinian people and without the knowledge of the Palestinian people's legitimate leadership," the statement. © Copyright 2004 Haaretz. All rights reserved




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13 aprile 2004

Non sbirciare da dietro le tende !

persiane con gelosieIl programma della visita di Katzav [il Presidente dello Stato di Israele] a Budapest è stato cambiato quattro volte per motivi di sicurezza. Il convoglio su cui il presidente israeliano ha viaggiato dall'aeroporto al centro della capitale ungherese, secondo testimoni oculari, era costantemente sorvegliato da un elicottero della polizia. Katzav ha viaggiato a bordo di una Mercedes blindata con targa tedesca. Tiratori scelti erano appostati sui palazzi intorno alla residenza del presidente ungherese a Budapest. La polizia già nei giorni scorsi aveva chiesto di tenere chiuse le finestre di tutti i palazzi che si affacciano sull'ingresso della residenza presidenziale e soprattutto "di non sbirciare da dietro le tende", riferisce oggi l'agenzia ungherese Mti. (La Repubblica, 13 aprile 2004) Per non rischiare come Imam Buba (BlogTrotter: Passione) che aveva dodici anni. Stava nella cucina di casa sua, a Khan Yunis, che si trova nella parte su della striscia di Gaza. Imam ha commesso l'errore di trovarsi vicino alla finestra della cucina. Una pallottola, di rimbalzo, l'ha centrata alla testa bisognerà tornare alle ... gelosie Tempi moderni...




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11 aprile 2004

Vi rendete conto di cosa significano gli scambi epistolari tra Bush e Sharon?

La liquidazione pura e semplice di ogni trattativa, l'imposizione al mondo intero del loro unico dogma, la chiusura fuori dal loro muro (o dentro, secondo da dove si guarda) di chi si azzardasse a non essere d'accordo altro che 'no alla guerra, senza se e senza ma' questo porta al 'sì all'opposizione totale alla politica di USA e Israele' per chiunque non si sottometta al diktat Bush-Sharon In altri termini siamo tutti avvisati: chi non si adegua è automaticamente equiparato ed equiparabile a un terrorista, e c'è da immaginare che chi non lo è ancora inizi a farci un pensierino A questo ci stanno conducendo, contro questo muro ci stanno schiacciando. Con vera passione. passione ... ? c'è poco da appassionarsi, qui tutto pare già deciso... Reuters, Sun 11 April, 2004 13:24 Sharon's plans likely to get U.S. nod By Dan Williams JERUSALEM (Reuters) - Israeli political sources say Washington will give Prime Minister Ariel Sharon a written pledge promising that in exchange for a planned pullout from Gaza, Israel will not have to give up the entire West Bank in any future peace deal with Palestinians. Ha'aretz, 11/04/2004 16:00 Sharon: Pullout to allow Israel unlimited action against terror By Aluf Benn, Haaretz Correspondent, Haaretz Service and The Associated Press The plan to disengage from the Gaza Strip and part of the West Bank will benefit Israel's security, diplomacy and economy, as well as further peace, Prime Minister Ariel Sharon said Sunday, ahead of his planned trip to Washington to discuss the plan with U.S. President George W. Bush. ... Bush and Sharon will exchange letters that detail both Sharon's plan, and what America will provide in exchange for the Israeli pullout. After the meeting, Sharon and Bush will make statements from the White House Rose Garden. ... An Israeli delegation of Sharon's bureau chief Dov Weisglass, National Security Adviser Giora Eiland, and Sharon's foreign policy adviser Shalom Turjeman on Saturday night left for Washington to finish work on the letters to be exchanged. On Sunday the Israeli officials are to meet with their American counterparts, led by Deputy National Security Adviser Steve Hadley. Sharon's letter to Bush will state that the prime minister intends to bring the separation plan to his cabinet and to the Knesset for approval. The letter says the plan includes the withdrawal of all Jewish settlements and Israel Defense Forces from the entire Gaza Strip, apart from the Philadelphi Road on the Egyptian border, and that it also calls for the evacuation of four Jewish settlements in the northern Samaria section of the West Bank. Sharon's letter will reiterate Israel's commitment to the road map peace plan and to Bush's two-states vision, and it will emphasize that Israel's planned steps under the separation plan are consistent with the road map. Bush's letter to Sharon will also contain the following: * Reiteration of America's commitment to Israel's security and to the preservation of its strategic qualitative edge. * A statement of commitment to the road map, and to the prevention of other diplomatic initiatives. * Recognition of Israel's right to self defense and its right, as need arises, to carry out anti-terror operations in areas from which its forces are to be withdrawn. * A declaration that Palestinian refugees can be absorbed in the future in the Palestinian state, just as Jewish refugees from Arab states were absorbed in Israel. Israeli officials believe the section of this letter from Bush referring to final status borders is highly significant. They believe it constitutes U.S. recognition of Israel's future annexation of West Bank settlement blocs and the negation of a right of Palestinian refugee return to Israel. Israel has been pushing for a clearer wording to the letter, but the Americans have made it clear that it is difficult for them to include an outward statement against the right of return due to their relations with Europe and the Arab states. Israel also expects that the Bush administration will support the planned route of the separation fence. In exchange for such support, Israel has promised that no "enclaves" will be created that trap hundreds of thousands of Palestinians, and that the West Bank town of Ariel will not be connected to the main separation fence. © Copyright 2004 Haaretz. All rights reserved


A proposito di esportare la democrazia: qualcuno che l'ha fatto, alla maniera di Bush, c'è stato: si chiamava Napoleone Bonaparte ... L'Italia si è di fatto unificata anche grazie ad un altro omonimo imperatore (Napoleone III), ma perchè già l'insurrezione era nata in Italia... viceversa, i Regni Napoleonici hanno avuto vita breve, e la Chiesa reagì alle ambizioni napoleoniche di 'liberare' l'Italia in modo non dissimile dagli attuali Sciiti e Sunniti... si puo' presumere per motivi analoghi
Mi ha molto colpito Se Cristo potesse risorgere a Bagdad di EUGENIO SCALFARI VERREBBE naturale per chi scrive su un giornale nel giorno della Pasqua cristiana affrontare il tema della passione, della morte e della resurrezione di Gesù di Nazareth, della preghiera nell'orto del Getsemani, della disperazione del Figlio dell'uomo quando si sente abbandonato da Dio, delle parole misteriose che egli rivolge ai suoi discepoli quando li esorta ad armarsi, lui che ha sempre predicato la pace, la non violenza e l'amore anche per chi ti colpisce e ti uccide. Secondo il Vangelo di Luca [22,35] fu durante l'ultima cena di Gesù con i suoi discepoli: "Ma adesso chi ha una borsa la prenda e così la bisaccia e chi non ha spada venda il suo mantello per comprarla... E quelli dissero: Signore, ecco qui due spade. Ed egli: Basta!". Verrebbe naturale di scriverne per cercar di capire ancora una volta il senso di quello splendido racconto del Figlio dell'uomo, della sua vita, della sua gioia, del dolore, del suo amore, della sua crocifissione: il Figlio dell'uomo che è il Figlio di Dio fatto carne per salvare il mondo; oppure il Figlio dell'uomo che gli uomini hanno trasfigurato nel Figlio di Dio costruendo un modello per andare oltre se stessi predicando vita e amore contro le ombre dell'odio e della morte.




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11 aprile 2004

Aug. 6, 2001 PDB referred to evidence of buildings in New York possibly being cased by terrorists.

CRAWFORD, Texas - President Bush (news - web sites) was told more than a month before the Sept. 11 attacks that al-Qaida had reached America's shores, had a support system in place for its operatives and that the FBI (news - web sites) had detected suspicious activity that might involve a hijacking plot. story.news.yahoo.com 11 apr 01:02 Usa: pubblicato il rapporto della Cia su Al Qaeda WASHINGTON - La Casa Bianca poco fa ha reso pubblico il rapporto con cui i servizi segreti statunitensi informarono il 6 agosto 2001 il presidente Bush della minaccia di attentati da parte di Al Qaeda sul territorio americano. Sulla base di quel memorandum l'intera amministrazione Bush e' accusata di aver sottovalutato il pericolo Bin Laden. Davanti alla commissione d'inchiesta sugli attentati dell'11 settembre il Consigliere per la sicurezza nazionale Condoleeza Rice, giovedi' scorso, ha negato sotto giuramento che in base a quel documento fosse possibile prevenire gli attacchi di New York e Washington. (Agr) Il Corriere della Sera




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11 aprile 2004

Apocalypse now? Part 1: The War Front

Unable to end the insurgency, the US is rapidly losing its few friends By Patrick Cockburn in Baghdad Independent, 11 April 2004 If Iraq comes to be seen as President George W Bush's Vietnam, this past week may be the equivalent of the 1968 Tet offensive - the moment when America discovered that, for all its overwhelming military superiority, it is not winning the war. The US civil and military leaders in Iraq discovered that their authority was a house built on sand. It crumbled with extraordinary speed in the face of poorly armed and ill-organised opposition in Fallujah and southern Iraq. The message was that the opponents of the US in Iraq are not very strong, but that the coalition itself is very weak... Robert Fisk The planners of the war in Iraq have just one answer to their critics: 'shut up' 10 April 2004 Thanks to the subservience of many members of the press, the US administration has had an easy time




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8 aprile 2004

I kamikaze del Sol Levante (quelli originali)

in mostra a Tokyo, al Japan War Museum, insieme ad altri "bei" ricordi dell'Impero (rappresentato come antimperialista, anti angloamericano e popoliasiaticioppressi-liberatore) che fu Kamikaze shrine that turns history on its head By David McNeill in Tokyo Indipendent, 08 April 2004 When the Japanese Prime Minister, Junichiro Koizumi, appears on television to condemn terrorists and suicide bombers that plague American troops in Iraq, Ayako Nishimura switches it off in anger. "He's full of contradictions," says the local councillor and peace activist. "One day he says he stands side by side with President [George] Bush in fighting terrorism, and the next he's worshipping some of the worst terrorists that ever walked. How can he keep a straight face?" Mr Koizumi, of course, does not see things this way when he walks once a year in full state regalia through Yasukuni Shrine in central Tokyo to sign his name to a visitors' book and "honor Japan's war dead." But the contradictions of his position could not be starker in the slick, 4bn yen (£21m) war museum just yards from the shrine's inner sanctum. Western visitors can regularly be seen wandering around the museum staring slack-jawed at its audacious rewriting of history. In this looking-glass world, suicide bombers are heroes, America is the enemy and the Emperor, supposedly reduced to mortal status after Second World War, is still a deity, directly descended from the sun goddess, Amaterasu. Here, at least, Japan was not the brutal aggressor but the liberator, fighting to defend itself from the US and European powers and free Asia from the yoke of white imperialism. Imperial troops were not guilty, as most historians suggest, of some of the worst war crimes of the 20th century, but the "normal excesses" of armies everywhere. Japan's 5,000 dead suicide bombers - most, like the self-immolators of the Middle-East, barely old enough to take their first legal drink when they died in a fruitless attempt to turn the tide against the US military juggernaut - are venerated in photographs and in testimony from comrades who survived. On a giant video screen, Iwao Fukugawa, who was just 48 hours from detonating his plane against a US ship when the Emperor announced Japan's surrender in August 1945, says he would have been happy to die for his country. "I was sad and ashamed we lost the war." British visitors are stunned to see pride of place given in the main entrance hall to a black locomotive, used to pull a Japanese military train along the infamous Burma railway, which took the lives of thousands of Allied prisoners of war. But the loudest groans of disbelief and anger come from the thousands of Asian visitors. Visitors from Korea, which was occupied for half a century by Imperial Japan and suffered millions of war deaths, can take comfort from the museum's message that they invited the Japanese military in. The Chinese, meanwhile, can read that they prolonged the war unnecessarily by not coming to terms with their conquerors. The dwindling band of surviving "comfort women", the 200,000 sexual slaves from across Asia forced to service wartime Imperial troops, can see themselves described as "prostitutes". This aura of raw military symbolism and unresolved history that hangs over the whole of Yasukuni Shrine like a pall is the reason why Mr Koizumi's visits so enrage the rest of Asia and divide Japan. While the Prime Minister and his supporters argue that he is only doing what Tony Blair, Mr Bush or any other Western leader does when they honour their countries' war dead, many others say the comparison is wrong. One letter to The Japan Times yesterday says: "Yasukuni is not a memorial in any sense of the word: it is a temple where visitors go to worship." Mrs Nishimura says: "The people who founded it [the shrine] were nationalists who supported racial superiority and state-sponsored religion. The people who run it now don't accept that Japan did anything wrong in World War II. They still believe they are protecting the 'real' Japan. When Mr Koizumi goes there, he reminds people of this past." The fact that the shrine's custodians view themselves as the guardians of Japan's soul helps explain the controversy over the 14 class A war criminals venerated there. In 1978 Yasukuni's high priest installed memorial sticks, symbolically representing wartime leader Hideki Tojo and 13 other soldiers and government officials, among the 2.5 million other war dead at the shrine, bringing them back into the national fold. Japan specialist John Nathan recently wrote: "Its effect was to heighten the symbolic significance, political and emotional, of the official visit to the shrine."The Prime Minister is well aware of this when he steps into Yasukuni. Until now, pacifists like Mrs Nishimura could find little establishment support. But in a ruling yesterday, a district court in Fukuoka, southern Japan, ruled that Mr Koizumi's first of four visits to the shrine since he has taken office "breached Japan's constitutional separation of religion and state". In a stunning piece of reverse logic, Mr Koizumi said he took the ruling to mean that he has won the case because the court turned down the plaintiffs' demand for compensation, adding that he found the ruling "good" and that he intended to keep going. The fact that the 211 plaintiffs include relatives of war dead, as well as Buddhists and Christians, will add to Mr Koizumi's misery. Much of his political support for the visits depends on the backing of the politically important, million-strong war Japan War Bereaved Families Association. The leader of the plaintiffs, Tsuneaki Gunjima, said the ruling was "fantastic". The Chinese Foreign Ministry, which has become accustomed to court cases ruling against their interpretation of Mr Koizumi's visits to Yasukuni, said it hopes "Japanese leaders will keep their promise to reflect on Japan's history of invasion". Many are wondering whether the ruling will dissuade Mr Koizumi from further visits, but they are popular - one poll in 2001 recording an approval rating of more than 80 per cent. Mr Koizumi also partly speaks for a revisionist movement that has gathered steam in the four years since he came to power. Supporters of this movement have already thrown their support behind the first postwar dispatch of Japanese troops into a war zone. The revisionists have also been at work at enrolment ceremonies at public schools in Tokyo this week, where dozens of teachers have been disciplined for refusing to stand for the same national flag that fluttered on Second World War warships and tanks across Asia. And they have helped build a grassroots movement to change the teaching of history that would bring textbooks more into line with the arguments on display at Yasukuni. The movement's leaders want to end Japan's "masochistic" emphasis on its atonement for the war. Nobukatsu Fujioka, a professor of education at Tokyo University, says: "We believe the emphasis on teaching about the wrong that Japan did in the war is leading to the moral decline of our young." Yasukuni is the symbolic battleground for the soul of Japan as it struggles to reinvent itself. Every time Mr Koizumi walks into the shrine's inner sanctum, he helps tip the balance in favour of the revisionists' view. 8 April 2004 00:23 © 2004 Independent Digital (UK) Ltd Capodanno: Koizumi visita il santuario di Yasukuni Inviato a Nippon.it venerdì 02 gennaio 2004 11:37 CEST da murasaki A cura di murasaki TOKYO - Il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi ha effettuato ieri una visita al controverso santuario di Yasukuni, a Tokyo, per rendere omaggio, in occasione della festività del nuovo anno, ai caduti in guerra. La visita ha destato polemiche, perché nel santuario vengono onorate anche personalità che sono state definite criminali di guerra, come Hideki Tojo, il primo ministro dei tempi della seconda guerra mondiale. Non è la prima volta che Koizumi si reca a Yasukuni, ma aveva finora evitato di andarci in giorni particolarmente importanti dal punto di vista simbolico come appunto il primo gennaio o il 15 agosto, giorno della resa del Giappone nel 1945. Ciononostante le sue visite erano state aspramente criticate da Cina, Corea del Nord e Corea del Sud, principali vittime del militarismo nipponico. A Yasukuni, memoriale per i 2,5 milioni di giapponesi morti in guerra, Koizumi si è recato ieri in abiti tradizionali e si è fermato in raccoglimento per alcuni minuti. Anche quest’anno, la Cina e Corea del Sud hanno aspramente criticato la visita di Koizumi allo Yasukuni Jinja e alcuni importanti funzionari giapponesi hanno osservato che questo potrebbe ulteriormente ritardare le visite reciproche dei leader di Cina e Giappone, che sono sospese da più di due anni. La Cina ha osservato che la visita ha offeso seriamente il popolo cinese e ha danneggiato le fondamenta politiche delle relazioni fra i due paesi. Alcuni funzionari di governo giapponesi hanno notato che in seguito alla visita di Koizumi al tempio, la quarta da quando è diventato primo ministro, le relazioni fra Giappone e resto dell’Asia potrebbero essere compromesse. Fonte: SwissInfo, Radio Japan (NHK) Yasukuni Shrine From Wikipedia, the free encyclopedia. The Yasukuni Shrine (Yasukuni Jinja, ???? lit. sanctuary of the pacify nation) is a Shinto shrine in Tokyo, Japan built in 1869 to commemorate those who died fighting for Japan. It now is the resting place of thousands of Japanese soldiers killed between 1853 and 1945, and its Book of Souls lists the names of approximately 2.5 million soldiers. The shrine has become increasingly embroiled in controversy as a symbol of the Japanese colonialism and nationalism of the early 20th century, a controversy stirred up partly by the shrine's continuing defense of Japanese colonial acts as necessary and justified: a pamphlet published by the shrine says "War is a really tragic thing to happen, but it was necessary in order for us to protect the independence of Japan and to prosper together with Asian neighbors." The shrine runs a museum on the military history of Japan. The largest part of the museum is spent on justifying Japan's former colonial policies in Asia and on denying it committed war crimes such as the rape of Nanking, in a blatant example of revisionism. The shrine is a focal point for Japanese World War II veterans, and right wing movements, and provides access to its facilities on a regular basis. The museum also contains a section on kamikaze pilots and has some interesting pieces of military hardware such as a Zero fighter. This controversy exploded openly in 1978, when the remains of 1,068 convicted war criminals were secretly moved there. Among these were 13 notorious Class A war criminals, including Hideki Tojo. The shrine has further angered many with its defiant defense of the war criminals; the same pamphlet mentioned above also claims: "Some 1,068 people, who were wrongly accused as war criminals by the Allied court, were enshrined here." The shrine's English-language website refers to those 1,068 as the "'Martyrs of Showa' who were cruelly and unjustly tried as war criminals by a sham-like tribunal of the Allied forces." The controversial nature of the shrine has figured largely in both domestic Japanese politics and the country's relations with other countres in the region in the years since 1978. Three Japanese prime ministers have caused an uproar by visiting the shrine since then: Yasuhiro Nakasone in 1985, Ryutaro Hashimoto in 1996, and especially Junichiro Koizumi, who visited four times, in 2001, 2002, 2003 and 2004. Visits by prime ministers to the shrine generally provoke official condemnation by nations in the region, especially China and South Korea, as they are seen as condoning Japan's military aggression against those nations during World War II. Visits to the shrine also are controversial in the domestic debate over the proper role of religion in government: some wish to restore government ownership of the religious shrine, while others would like a non-religious memorial to be built for Japan's military dead so that those wishing to honor them do not have to go to the Yasukuni Shrine. On April 7th 2004, the Fukuoka District Court ruled that Koizumi's August 2001 visit to the shrine violated the separation of religion and state in Japan's constitution.




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6 aprile 2004

La forza della ragione o la sottomissione ai fanatici dell'odio?

Fassino chiede che il Governo Italiano ponga fine al potere anglo-americano in Iraq ... in risposta a Moqtada Sadr: Via dall'Iraq e prigionieri liberi, o rivolta continua Chi è Moqatda Sadr Ma cosa significa ? Un leader religioso pluriomicida (vedi scheda sul Corriere della Sera) è in grado di condizionare e determinare la politica di un paese democratico ? Lui ordina e l'Italia ... Fassino esegue ? Anche se, da quello che riporta La Repubblica poi aggiunge La guerra ha chiamato la guerra, serve una diversa gestione della crisi, e l'amministrazione americana non può essere garante di tutto ciò, né si può pensare di abbandonare il campo il senso che se ne ricava è quello davvero della resa incondizionata al terrorismo fanatico religioso: e questa non è la forza della ragione: la quale ragione certo era contro la Guerra unilateralmente decisa da USA e UK, ma non per arrendersi al terrorismo e al fanatismo, bensì per contrastarlo in modo più efficace, coinvolgendo l'intera comunità europea e mondiale... a me pare... Come scrive calimero (Alla faccia di Rumsfeld) Mi sa che ha proprio ragione il comandante Abizaid: in Iraq ci vogliono più truppe. Che poi in Italia mezzo centro-sinistra voglia portare via anche quelle che già ci sono, beh, mi sollazza non poco... Sempre su calimero leggo di quando il suo blog non sosterrà più Israele, come il blog di Christian Rocca: CAMILLO Sciiti ? Sunniti ? Per una carrellata storica sui loro meriti e demeriti, relativi all' Egitto nel periodo di espansione dell'Islamismo, Immagini dall'Egitto, di Stefania Sofra


9 Aprile 2004: Il Fortino di Sadr, su Il Foglio, di Giuliano Ferrara




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