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10 aprile 2004

La gallina è un animale intelligente: lo si capisce !

lo si capisce da come guarda la gente ! Gallina di pasquaAdriano Sofri: Piccola Posta, Sabato 22 novembre 1997 C'è bisogno dei poeti per vendicare i luoghi comuni.Per esempio il luogo comune sulla stupidità delle galline. Umberto Saba, mi pare, diceva per affetto a sua moglie: "Tu sei come una vecchia gallina". Ma fu Emily Dickinson a dire la verità più folgorante e trascurata: "Le galline fanno le uova molto bene". Vivevo fino a poco fa con parecchie galline di compagnia, mugellesi le più simpatiche, piccole, variopinte e ancora selvatiche e volatili. (Mugellesi come quel Giotto tanto lodato per aver fatto una O rotonda). e galline sono generose e gli umani meschini, come la madre di Giacomo Leopardi, che aveva un anello per misurare la circonferenza delle uova che le portavano i suoi contadini, e quelle più piccole le rimandava indietro. Dev'essere per questo che Leopardi scrisse quel verso che scandalizzava Moravia: "Odo augelli far festa, e la gallina". O si dice augelli, protestava Moravia, o gallina: non si può mettere assieme l'Arcadia e il pollaio. Tutto questo perché ho letto sulla pagina toscana del Tirreno del 19novembre la seguente notizia: "A San Miniato una gallina fa le uova sferiche. A Moriolo, in un pollaio dell'Istituto Diocesano gestito dai fratelli Angela e Luigi Lai, 63 e 70 anni, le galline sono tre, ma quella rossa fa le uova sferiche come un pallino del biliardo. Quando mio nipote l'ha scritto a scuola nel tema la maestra non ci voleva credere". In Usa e Gran Bretagna la moda dei pennuti d'appartamento Da quattro designer una innovativa "casetta per i polli" Contro lo stress basta una gallina da allevare nel trendy-pollaio LONDRA - Il maialino Max che fa compagnia a George Clooney ormai è roba vecchia. Per non parlare dei pesci d'acquario, vera preistoria. L'ultima frontiera dell'animale da compagnia si chiama gallina. La cara, vecchia gallina, da regina dell'aia diventa "gallina urbana". E' assolutamente "trendy", e per giunta con funzioni antistress. La moda, che per il momento impazza nel Regno Unito, arriva dagli Stati Uniti. Il Wall Street Journal ha dedicato diversi articoli alla questione, e i polli si stanno diffondendo fra giovani yuppies e dirigenti d'azienda. Ma attenzione: prataiola o padovana, bionda piemontese o bianca di Saluzzo, breda o nana ciuffata, la gallina urbana non è tale se non s'accompagna all'Eglu. Ovvero il pollaio ultramoderno, pensato da quattro designer che rispondono ai nomi di Johannes Paul, James Tuthill, William Windham e Simon Nicholls. Una casetta da costruire come un mobile di Ikea, e da collocare dove meglio si creda: in giardino, sul balcone, su una terrazza. Insomma, diventa status symbol quello che succedeva in Italia negli anni Cinquanta-Sessanta, quando i meridionali in cerca di fortuna nelle laboriose città del Nord raccontati da Gianni Amelio venivano additati come selvaggi perché si diceva allevassero pollame sui ballatoi e coltivassero pomodori nelle vasche da bagno. I tempi cambiano, adesso sui terrazzi c'è l'Eglu. Come racconta il quotidiano The Times, questi pollai in miniatura, che possono ospitare ciascuno una coppia di polli, sono di diversi colori, hanno una porticina ed una finestrella da poter eventualmente chiudere, hai visto mai il pennuto reclamasse un po' di privacy. Magari per deporre un uovo proteggendosi da sguardi indiscreti. Un restyling necessario, quello del pollaio, almeno stando ai dati che fotografano il rinnovato interesse degli inglesi per la natura. A Londra, sono 200 mila le case con galline e polli in giardino. Senza contare che nei tempi recenti è stato registrato un aumento del 6 per cento della vendita di mangime per polli. E il Poultry Club, l'associazione degli amanti delle galline, ha visto aumentare le sue richieste di iscrizione del 15 per cento solo nell'ultimo anno. Michael Clark, presidente del Club, sostiene che siano meravigliosi animali per lottare contro stress. "Io stesso ne ho sei. Non fanno polemiche e dopo una difficile giornata di lavoro - sostiene - non c'è niente di meglio che rilassarsi con un bel bicchiere di vino e guardare le galline". Sarà. Ma oltre ad essere trendy, avere una gallina presenta dei vantaggi dal punto di vista economico. Mantenerla costa 4,5 centesimi di euro al giorno, e ogni chioccia produce di media sei uova a settimana. Una coppia di galline depone circa 600 uova l'anno, con un bel risparmio, quindi, al supermercato. Senza contare la qualità delle uova, che è senz'altro migliore. Johannes Paul, uno dei quattro designer dell'"eglu", ha spiegato che la sua (e dei suoi tre compagni) è stata un'intuizione mossa da precise esigenze: "Noi volevamo dare alla gente la possibilità di tenere le galline nei loro giardini. I polli hanno un grande richiamo, ma nessuno ha mai pensato seriamente a trovare un look per il pollaio. E noi volevamo renderlo più appetibile per i consumatori di oggi", ha precisato. Paul,Tuthill, Windham e Nicholls, tutti tra i 25 ed i 26 anni, hanno cominciato a lavorare all'"eglu" durante il loro ultimo anno di master in design industriale presso il Royal College of Art di Londra. Con qualche accortezza, come l'uso di materiali riciclabili, e la certezza che l'alloggio fosse fresco d'estate e caldo d'inverno. E' stato un successo. Il nuovo pollaio sarà in vendita per 315 sterline (472 euro) dal mese prossimo allo Urban Garden Show di Londra, e la ditta che lo produce ha già ricevuto ordinazioni per l'equivalente di 12 mila euro. (La Repubblica, 10 aprile 2004)


Su babi119 potete trovare una risposta all'annosa questione: è nato prima l'uovo o la gallina ? A babi119 vanno i mei complimenti per essersi ricordata, a proposito di The Passion (che ha VISTO !!!), della splendida tavola del Mantegna !




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9 aprile 2004

It is as it was

La corrispondenza tra la passione dei Vangeli e “The Passion” di Mel Gibson è una rivendicazione costante dell’entourage di Giovanni Paolo II. Lo scorso dicembre, sia il suo segretario personale, l’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, sia Navarro, attribuirono al papa in persona d’aver esclamato, dopo aver visto il film in anteprima: “It is as it was”, “È come è stato”. Poi sia l’uno che l’altro smentirono, obbedendo a un richiamo della segreteria di stato vaticana, alla quale preme tenere il papa fuori dalla disputa e non compromettere la preparazione di una seconda visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma, prevista entro quest’anno. scrive Sandro Magister in Dal Gesù flagellato ai Vangeli sforbiciati: “The Passion” riscritta da Marcione Più che il dialogo con gli ebrei, il Vaticano vede in pericolo la fede nella storicità dei Vangeli. E teme il ritorno di un’antica eresia, che eliminava dalla Bibbia le pagine politicamente scorrette ... Insomma, né Cantalamessa né Di Noia l’hanno detto esplicitamente, ma in Vaticano si ritiene che dietro un certo modo d’intendere oggi la dualità tra lettera e spirito ritorni Tra Gnosi e Scienza Moderna, l'Androginol’eresia di Marcione. Marcione fu il filosofo e teologo greco del II secolo che eliminò dalle Sacre Scritture l’intero Antico Testamento e vari libri del Nuovo, perché a suo giudizio espressioni di un Dio violento e malvagio agli antipodi del Dio buono di Gesù. Sul tema è interessante leggere Tra Gnosi e Scienza Moderna, in Airesis La definizione di Gnosi di Princeton risale al 1969: è stata coniata da osservatori esterni colpiti da alcune analogie fra le idee degli studiosi di Princeton (e Pasadena) e quelle dell’antica setta gnostica, sorta tra il primo e il secondo secolo dell’era cristiana, nell’area medio-orientale, ad opera di Valentino, Menandro e Marcione. Essa si caratterizzava per un particolare sincretismo di idee, miti e simboli propri all’antichità religiosa, dal cristianesimo al neoplatonismo, all’Orfismo, reinterpretati alla luce di un cupo pessimismo. Infatti il Cosmo veniva visto come la creazione di un Dio malvagio, posto al di sotto, però, del Dio supremo contraddistinto da valenze positive, mentre la condizione umana era assimilata ad una prigionia (il corpo come carcere) dell’anima incatenata suo malgrado alla materia. Solo la conoscenza, appunto la gnosi, attraverso il ricordo della propria origine spirituale, poteva salvare, facendo conseguire la liberazione, il ritorno al Dio supremo. è interessante anche il capoverso seguente: L’anamnesi gnostica rivestiva, quindi, un ruolo centrale per poter percorrere efficacemente la via verso la trascendenza. Si potrebbe dire: senza memoria non c’è conoscenza, né, di conseguenza, salvezza, traguardo ambito che, però, secondo gli gnostici, poteva essere conseguito da pochi, da una élite. Per la maggioranza degli uomini, invece, non c’era possibilità di liberazione dalla materia. La loro concezione élitista li portava a disinteressarsi di tutto ciò che riguardava il mondo, la vita terrena. Gli antichi gnostici vivevano separati dalla società. quel che è singolare della Gnosi, è che 'mima' sia il pensiero ebraico, che quello platonico o neoplatonico, che quello di Zoroastro (vedi qui il tema MEMORIA)


La più chiara esposizione della contrapposizione tra Gnosi ed Ebraismo l'ho letta in Martin Buber, "L'eclissi di Dio". Edizioni di Comunità, 1961 IO, TU E ESSO: "Lo scopo della relazione è la sua stessa essenza, ovvero il contatto con il Tu; poiché attraverso il contatto ogni Tu coglie un alito del Tu, cioè della vita eterna. Chi sta nella relazione partecipa a una realtà, cioè a un essere, che non è puramente in lui né puramente fuori di lui. Tutta la realtà è un agire cui io partecipo senza potermi adattare a essa. Dove non v’è partecipazione non v’è nemmeno realtà. Dove v’è egoismo non v’è realtà. La partecipazione è tanto piú completa quanto piú immediato è il contatto del Tu. È la partecipazione alla realtà che fa l’Io reale; ed esso è tanto piú reale quanto piú completa è la partecipazione" (Io e tu).




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8 aprile 2004

ma quando inizieremo a considerare le religioni un unico pozzo cui ogni umano puo' attingere?

a quel pozzo ci si arriva da direzioni diverse ed è cinto da alte mura, con porte, che si aprono con chiavi diverse... e così... ciascuno crede di attingere al SUO pozzo, e se si avvicina qualcuno lo caccia via... "tu stai intorbidando la mia acqua" disse il lupo all'agnello... Pensieri sparsi tra i commenti Ebrei e Tango, di Leonardo Coen, del 27 Febbraio 2004 Già si parlava del film di Gibson, Passion... cui Leonardo Coen dedica un altro blog, oggi: Lieto fine. Non ho visto e non ho nessuna intenzione di andare a vedere il film (difficilmente comunque vado a vedere film che hanno per tema la religione, anzi in genere i film 'a tema') L'argomento religioso mi stimola però a livello simbolico, storico, filosofico. Avevo scritto, ad esempio: se allarghiamo l'argomento alla danza, è molto affascinante; due 'flash': la danza sufi, uno tra i possibili legami sotterranei tra ebrei e arabi e l'ultimo libro di Jodorowsky: La danza della realtà ... da sempre la DANZA è la chiave comune... la MUSICA le dà la COMBINAZIONE giusta per aprire la comune PORTA... Nietzsche a questo voleva tornare... non all'antichità 'classica', bensì al dionisiaco che non ripudia l'apollineo, perchè lo riconosce come propria immagine speculare, e da dove origina il dionisiaco? in quali terre anticamente si coltivava l'uva ???? ... non esiste il 'demoniaco', ergo nemmeno ha senso 'esorcizzare' alcunchè ... esistono metamorfosi e 'alchimie' dionisiaco-apollinee, ma chi non riesce a trovare collegamenti culturali ed etnici col il proprio dionisiaco, il proprio daimon, abbagliato irreparabilmente dalla luce sfolgorante di apollo... difficilmente individuerà il profondo e antico nesso... col tango! ... quali erano anticamente le terre dell'uva ? Ebrei, Greci, Indiani ne detenevano il segreto, pochi altri, che io sappia ... Se ti collochi nell'alto medio evo bizantino, il Corano è un capolavoro poetico, e infatti ha ispirato poeti, danzatori e guerrieri che hanno fatto cose grandi, da nano sulle spalle dei giganti ebreo e cristiano, Muhamad ha compiuto la sua opera mortale ... con gli occhi di oggi, lo stesso libro appare come il bigino del bigino delle Antiche Scritture (dove la parte del bigino di mezzo la fanno i Vangeli) Tutto dipende da dove e come ci si pone... Il tango è di per sè una musica triste, ma in un senso molto + profondo e 'serio', e non puo' che essere così viste le sue ascendenze gitane, oltre che ebraiche e di chiunque è errante, emigrante, o 'in diaspora', anche solo con se stesso... Alcuni ... liens ... Travel Tango, Storia del Tango E ... venendo a Gibson... anonymous, che ne dici dello sport di Gibson di squartare vitelli per osservarli mentre muiono sprizzando sangue (lo diceva ieri sera a rai2 Zeffirelli) ? per strix [che ha scritto] "dunque sono curioso quali saranno le reazioni e le conseguenze in italia di questo film pieno di istoriche assurdità e antisemitico clichè.": io invece sono seriamente allarmato. la Lega con l'attacco al Papa per le battute in romanesco ha già 'preso posto' in prima fila, per rivendicare le proprie radici ultra radicalmente cristiane, vandeane ed è facile immaginare come risponderanno e cosa diranno i 'pacifisti mollaschiaffoni' di fronte alle giuste reazioni di chi aumenterà l'allarme sull'antisemitismo (su omosessuali e rom basta vedere cosa sta' succedendo in California piuttosto che in Svizzera) ... tempi cupi........ ci resta il tango......... :( Sarebbe interessante più che i Romani, investigare i due Erode del tempo (Erode il Grande ed Erode Antipa), i Re ebrei, anche se soggetti all'autorità romana, e le loro 'convenienze', il loro potere finchè le cose non precipitarono e i Romani distrussero Gerusalemme... anche all'epoca c'era chi cercava di estrarre il massimo, per sè, dalle situazioni e contrapposizioni, e dal potere mediatico... le 'folle ebree', pro o contro questo o quello, fosse Giovanni Battista o l'eroe della resistenza ebraica che guarda caso si chiamava Giuda, o il Barabba e il Gesù o il 'ladrone' (alla Ghino di Tacco ?) del momento... non erano che io sappia ancora, prima del '70, cittadini romani da quelle parti, e dunque il supplizio della croce era loro riservato, a qualunque ebreo per un pretesto qualunque, perchè erano tutti in qualche modo cittadini di serie B e in più sospetti di sovversione... no? Interessante il confronto tra le antiche religioni - spesso politeiste, ma non necessariamente (l'unica divinità è spesso solo rappresentata in molteplici manifestazioni) - guerriere: induiste, indoeuropee, egizie, inca, maya, e dei popoli 'primitivi' come ad es. i nativi americani... che hanno garantito bene o male civiltà millenarie e le loro 'riforme' pacifiste (Budda, Confucio, Mosè, Cristo, Maometto...) che di fatto hanno da circa 3000 anni inaugurato la grande era dei maddacri periodici... in nome di d-o e della pace.... forse perchè nel politeismo, ogni divinità è rappresentata 'a tutto tondo', buona-cattiva, mai assolutamente e solo buona, mai assolutamente e solo malvagia, anzi, spesso con 'umani difetti' che ne stemperano tratti estremi (questo vale ad esempio anche per le divinità degli Inferi, o dell'OltreTomba, quando non inizia a prevalere l'assolutizzazione fanatica (Amenhopte IV fu condannato per questo? o la sua era ribellione a questo?) Con i 'riformatori', da Amenhopte IV in poi, si potrebbe dire, ciò che è 'solare' si sfonde, si separa contrapponendosi alle 'tenebre' (biblicamente parlando in senso regressivo rispetto al progetto creativo): il 'male' o il 'dolore' (maestro di Budda, ma a anche di Cristo) viene personalizzato e contrapposto al 'bene' o al 'nirvana', l'Inferno racchiude in se ciò che esclude nel e che viene escluso dal Paradiso, il manicheismo impera, e non solo tra i Parsi, e l'antica relativistica saggezza si rifugia nel misticismo (compresente alle Chiese, Sinagoghe, Moschee, Templi nel taoismo, nel misticismo cristiano ed ebraico, in quello druidico o dei sufi...) In tempi in cui si discute sui fondamenti giudaico-(islamico?)-cristiani della civiltà europea, ci sarebbe da chiedersi se il cammino dall'umanesimo scientifico all'illuminismo non sia piuttosto avvenuto recuperando la complessità. poliedricità, multifattorialità (in termini sociali = relatività, equilibrio, tolleranza, la latina 'misura') delle antiche religioni poli-teiste il processo A latere della breve disquisizione sulla figura di Cristo credo opportuno fornire qualche chiarimento in merito alla questione del "processo", che, oltre a costituire una delle cause prime della squallida persecuzione attuata verso gli ebrei, sembra rappresentare una graziosa ed incompetente giustificazione di un possibile evento di "giustizia" (la crocifissione) per i cristiani a venire. Vorrei evitare di trattare l'eventuale problema della "responsabilità" dell'esecuzione di Gesù, limitando l'indagine agli aspetti di incongruità che questo processo ha evidenziato nei racconti e nelle relazioni canoniche. A questo scopo mi permetto di fare seguire una serie di tabelle di comparazione delle sezioni dei vangeli che attengono all'argomento. I testi sono tratti da, The Trial of Jesus of Nazareth , Samuel Brandon, 1968, London , nella traduzione di Matilde Segre. L'ordine degli eventi , come noto, non è precisamente lo stesso nei quattro documenti, così come la loro descrizione, e , volutamente, mentre mi attengo alla sequenza di Marco ho cercato di adattare quanto contenuto negli altri tre vangeli. Il controllo della sequenza, peraltro critico solo in Giovanni, risulta agevole attenendosi alle numerazioni originali. Ad ogni tabella provvedo a premettere un breve commento/segnalazione al fine di porre in evidenza le discrepanze più significative. In calce alla sequenza di tabelle seguirà un'analisi riassuntiva del processo... Così Marco Capurro sul suo sito ricchissimo di documentazione e analisi sul tema Un esempio di come possa funzionare la 'memoria' nei secoli, delle distorsioni e mutazioni 'd'uso' cui è soggetta, lo abbiamo proprio con la Passione del Cristo Io non so come sono andate le cose, e se tendo a pensare che le storie evangeliche sono state composte oltre che scritte solo dopo la caduta del Tempio... un cristiano direbbe che sono... anticristiano... perchè nego quella memoria Che di qualcosa comunque memoria doveva essere: di un 'figlio dell'uomo', forse in rappresentanza di migliaia di altre vittime dell'espansione imperiale romana, ucciso e ridotto a somiglianza di tanti morti della Shoah: 'Ecce Homo', ovvero... 'Se questo è un uomo...' Una memoria collettiva, condivisa da un gruppo via via rafforzatosi nel tempo, e con 'centro' in Gerusalemme, forse perchè da quella Somma Autorità Sacerdotale, una delle poche rimaste a contrastare il Pontifex Maximus romano nonchè l'Imperatore Divinizzato, quella memoria avrebbe reclamato clemenza e comprensione, o rigore antiromano, o amore 'umano': questo era un po' il senso di Jesus Christ SuperStar Ora: quella memoria ha raggiunto il suo scopo? Ha tramandato un olocausto, ed anche quello stesso quasi paradossale amore - se visto da sotto la croce - che ha contraddistinto molte voci di sopravvissuti alla Shoah (tra cui appunto Primo Levi) Paradossale che si estragga amore e non odio da una persecuzione sanguinaria... e infatti, quell'odio poi riemerge, purtroppo... la storia del cristianesimo è una lunghissima interminabile vendetta anche se il messaggio d'amore estremo non viene con questo perso, e con esso il messaggio trasgressivo e ribelle ... Solo che, di nuovo, riportato all'oggi e al come interrompere la catena di odio e vendetta che si è nei secoli rivolta contro gli ebrei ed i diversi, che nel caso degli ebrei ha avuto pure una sua 'teorizzazione' religiosa, pagana e laica, mi sembra che proprio l'esempio della 'memoria cristiana' dovrebbe mettere in guardia da facili ottimismi. Io non credo che, nonostante i 'taroccamenti' della politica, l'antisemitismo sia da sottovalutare, non solo in quanto 'antiebraico' (è un po' il discorso della 'passione', che se negata sarebbe anticristiana) ma in quanto anti-umano, dis-umano, perchè sia la memoria di quella passione sia la memoria della Shoah sono 'patrimonio dell'umanità'. E questo patrimonio va difeso e ritrasmesso alle generazioni, ma come? Il 'taroccamento della storia' è contemporaneamente l'incubo dei testimoni di allora, ma anche il sospetto dei giovani che di testimoni hanno ancora quasi unicamente i nonni, figli delle vittime di allora. Per i giovani, negare l'olocausto puo' essere un modo per mettere in pratica delle sagge cautele nei confronti della storia tramandata dai vincitori e appunto taroccata. Come convincerli a scavare più a fondo e trovare 'prove tangibili' di ciò che davvero è stato ? Scusate, ma continuo a sentirlo come un problema non futile... Passione e 'passioni'. Amore, odio, vendetta... la separazione assoluta e radicale dei sentimenti, forse a questo si opponeva per i cristiani l'Autorità Religiosa ebraica (ed anche romana) A queste stesse 'passioni', sfuse, eccessive, pericolose, si è nel tempo attrezzata a rispondere la Chiesa (uno per tutti, Savonarola), anche perchè come succede pure oggi, passioni e 'mercato' spesso si confondono... Ma quelle stesse passioni - e tra queste quella massima del dolore e della perdita, del vuoto - fanno forse parte di quel segreto a doppia chiave (una in mano ebraica, l'altra in mano ai non ebrei) cui accennavo in un precedente post. (nei commenti a La Sindrome del Marrano) Grazie a oiraid per la sua The Passion: Filologia !




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8 aprile 2004

I kamikaze del Sol Levante (quelli originali)

in mostra a Tokyo, al Japan War Museum, insieme ad altri "bei" ricordi dell'Impero (rappresentato come antimperialista, anti angloamericano e popoliasiaticioppressi-liberatore) che fu Kamikaze shrine that turns history on its head By David McNeill in Tokyo Indipendent, 08 April 2004 When the Japanese Prime Minister, Junichiro Koizumi, appears on television to condemn terrorists and suicide bombers that plague American troops in Iraq, Ayako Nishimura switches it off in anger. "He's full of contradictions," says the local councillor and peace activist. "One day he says he stands side by side with President [George] Bush in fighting terrorism, and the next he's worshipping some of the worst terrorists that ever walked. How can he keep a straight face?" Mr Koizumi, of course, does not see things this way when he walks once a year in full state regalia through Yasukuni Shrine in central Tokyo to sign his name to a visitors' book and "honor Japan's war dead." But the contradictions of his position could not be starker in the slick, 4bn yen (£21m) war museum just yards from the shrine's inner sanctum. Western visitors can regularly be seen wandering around the museum staring slack-jawed at its audacious rewriting of history. In this looking-glass world, suicide bombers are heroes, America is the enemy and the Emperor, supposedly reduced to mortal status after Second World War, is still a deity, directly descended from the sun goddess, Amaterasu. Here, at least, Japan was not the brutal aggressor but the liberator, fighting to defend itself from the US and European powers and free Asia from the yoke of white imperialism. Imperial troops were not guilty, as most historians suggest, of some of the worst war crimes of the 20th century, but the "normal excesses" of armies everywhere. Japan's 5,000 dead suicide bombers - most, like the self-immolators of the Middle-East, barely old enough to take their first legal drink when they died in a fruitless attempt to turn the tide against the US military juggernaut - are venerated in photographs and in testimony from comrades who survived. On a giant video screen, Iwao Fukugawa, who was just 48 hours from detonating his plane against a US ship when the Emperor announced Japan's surrender in August 1945, says he would have been happy to die for his country. "I was sad and ashamed we lost the war." British visitors are stunned to see pride of place given in the main entrance hall to a black locomotive, used to pull a Japanese military train along the infamous Burma railway, which took the lives of thousands of Allied prisoners of war. But the loudest groans of disbelief and anger come from the thousands of Asian visitors. Visitors from Korea, which was occupied for half a century by Imperial Japan and suffered millions of war deaths, can take comfort from the museum's message that they invited the Japanese military in. The Chinese, meanwhile, can read that they prolonged the war unnecessarily by not coming to terms with their conquerors. The dwindling band of surviving "comfort women", the 200,000 sexual slaves from across Asia forced to service wartime Imperial troops, can see themselves described as "prostitutes". This aura of raw military symbolism and unresolved history that hangs over the whole of Yasukuni Shrine like a pall is the reason why Mr Koizumi's visits so enrage the rest of Asia and divide Japan. While the Prime Minister and his supporters argue that he is only doing what Tony Blair, Mr Bush or any other Western leader does when they honour their countries' war dead, many others say the comparison is wrong. One letter to The Japan Times yesterday says: "Yasukuni is not a memorial in any sense of the word: it is a temple where visitors go to worship." Mrs Nishimura says: "The people who founded it [the shrine] were nationalists who supported racial superiority and state-sponsored religion. The people who run it now don't accept that Japan did anything wrong in World War II. They still believe they are protecting the 'real' Japan. When Mr Koizumi goes there, he reminds people of this past." The fact that the shrine's custodians view themselves as the guardians of Japan's soul helps explain the controversy over the 14 class A war criminals venerated there. In 1978 Yasukuni's high priest installed memorial sticks, symbolically representing wartime leader Hideki Tojo and 13 other soldiers and government officials, among the 2.5 million other war dead at the shrine, bringing them back into the national fold. Japan specialist John Nathan recently wrote: "Its effect was to heighten the symbolic significance, political and emotional, of the official visit to the shrine."The Prime Minister is well aware of this when he steps into Yasukuni. Until now, pacifists like Mrs Nishimura could find little establishment support. But in a ruling yesterday, a district court in Fukuoka, southern Japan, ruled that Mr Koizumi's first of four visits to the shrine since he has taken office "breached Japan's constitutional separation of religion and state". In a stunning piece of reverse logic, Mr Koizumi said he took the ruling to mean that he has won the case because the court turned down the plaintiffs' demand for compensation, adding that he found the ruling "good" and that he intended to keep going. The fact that the 211 plaintiffs include relatives of war dead, as well as Buddhists and Christians, will add to Mr Koizumi's misery. Much of his political support for the visits depends on the backing of the politically important, million-strong war Japan War Bereaved Families Association. The leader of the plaintiffs, Tsuneaki Gunjima, said the ruling was "fantastic". The Chinese Foreign Ministry, which has become accustomed to court cases ruling against their interpretation of Mr Koizumi's visits to Yasukuni, said it hopes "Japanese leaders will keep their promise to reflect on Japan's history of invasion". Many are wondering whether the ruling will dissuade Mr Koizumi from further visits, but they are popular - one poll in 2001 recording an approval rating of more than 80 per cent. Mr Koizumi also partly speaks for a revisionist movement that has gathered steam in the four years since he came to power. Supporters of this movement have already thrown their support behind the first postwar dispatch of Japanese troops into a war zone. The revisionists have also been at work at enrolment ceremonies at public schools in Tokyo this week, where dozens of teachers have been disciplined for refusing to stand for the same national flag that fluttered on Second World War warships and tanks across Asia. And they have helped build a grassroots movement to change the teaching of history that would bring textbooks more into line with the arguments on display at Yasukuni. The movement's leaders want to end Japan's "masochistic" emphasis on its atonement for the war. Nobukatsu Fujioka, a professor of education at Tokyo University, says: "We believe the emphasis on teaching about the wrong that Japan did in the war is leading to the moral decline of our young." Yasukuni is the symbolic battleground for the soul of Japan as it struggles to reinvent itself. Every time Mr Koizumi walks into the shrine's inner sanctum, he helps tip the balance in favour of the revisionists' view. 8 April 2004 00:23 © 2004 Independent Digital (UK) Ltd Capodanno: Koizumi visita il santuario di Yasukuni Inviato a Nippon.it venerdì 02 gennaio 2004 11:37 CEST da murasaki A cura di murasaki TOKYO - Il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi ha effettuato ieri una visita al controverso santuario di Yasukuni, a Tokyo, per rendere omaggio, in occasione della festività del nuovo anno, ai caduti in guerra. La visita ha destato polemiche, perché nel santuario vengono onorate anche personalità che sono state definite criminali di guerra, come Hideki Tojo, il primo ministro dei tempi della seconda guerra mondiale. Non è la prima volta che Koizumi si reca a Yasukuni, ma aveva finora evitato di andarci in giorni particolarmente importanti dal punto di vista simbolico come appunto il primo gennaio o il 15 agosto, giorno della resa del Giappone nel 1945. Ciononostante le sue visite erano state aspramente criticate da Cina, Corea del Nord e Corea del Sud, principali vittime del militarismo nipponico. A Yasukuni, memoriale per i 2,5 milioni di giapponesi morti in guerra, Koizumi si è recato ieri in abiti tradizionali e si è fermato in raccoglimento per alcuni minuti. Anche quest’anno, la Cina e Corea del Sud hanno aspramente criticato la visita di Koizumi allo Yasukuni Jinja e alcuni importanti funzionari giapponesi hanno osservato che questo potrebbe ulteriormente ritardare le visite reciproche dei leader di Cina e Giappone, che sono sospese da più di due anni. La Cina ha osservato che la visita ha offeso seriamente il popolo cinese e ha danneggiato le fondamenta politiche delle relazioni fra i due paesi. Alcuni funzionari di governo giapponesi hanno notato che in seguito alla visita di Koizumi al tempio, la quarta da quando è diventato primo ministro, le relazioni fra Giappone e resto dell’Asia potrebbero essere compromesse. Fonte: SwissInfo, Radio Japan (NHK) Yasukuni Shrine From Wikipedia, the free encyclopedia. The Yasukuni Shrine (Yasukuni Jinja, ???? lit. sanctuary of the pacify nation) is a Shinto shrine in Tokyo, Japan built in 1869 to commemorate those who died fighting for Japan. It now is the resting place of thousands of Japanese soldiers killed between 1853 and 1945, and its Book of Souls lists the names of approximately 2.5 million soldiers. The shrine has become increasingly embroiled in controversy as a symbol of the Japanese colonialism and nationalism of the early 20th century, a controversy stirred up partly by the shrine's continuing defense of Japanese colonial acts as necessary and justified: a pamphlet published by the shrine says "War is a really tragic thing to happen, but it was necessary in order for us to protect the independence of Japan and to prosper together with Asian neighbors." The shrine runs a museum on the military history of Japan. The largest part of the museum is spent on justifying Japan's former colonial policies in Asia and on denying it committed war crimes such as the rape of Nanking, in a blatant example of revisionism. The shrine is a focal point for Japanese World War II veterans, and right wing movements, and provides access to its facilities on a regular basis. The museum also contains a section on kamikaze pilots and has some interesting pieces of military hardware such as a Zero fighter. This controversy exploded openly in 1978, when the remains of 1,068 convicted war criminals were secretly moved there. Among these were 13 notorious Class A war criminals, including Hideki Tojo. The shrine has further angered many with its defiant defense of the war criminals; the same pamphlet mentioned above also claims: "Some 1,068 people, who were wrongly accused as war criminals by the Allied court, were enshrined here." The shrine's English-language website refers to those 1,068 as the "'Martyrs of Showa' who were cruelly and unjustly tried as war criminals by a sham-like tribunal of the Allied forces." The controversial nature of the shrine has figured largely in both domestic Japanese politics and the country's relations with other countres in the region in the years since 1978. Three Japanese prime ministers have caused an uproar by visiting the shrine since then: Yasuhiro Nakasone in 1985, Ryutaro Hashimoto in 1996, and especially Junichiro Koizumi, who visited four times, in 2001, 2002, 2003 and 2004. Visits by prime ministers to the shrine generally provoke official condemnation by nations in the region, especially China and South Korea, as they are seen as condoning Japan's military aggression against those nations during World War II. Visits to the shrine also are controversial in the domestic debate over the proper role of religion in government: some wish to restore government ownership of the religious shrine, while others would like a non-religious memorial to be built for Japan's military dead so that those wishing to honor them do not have to go to the Yasukuni Shrine. On April 7th 2004, the Fukuoka District Court ruled that Koizumi's August 2001 visit to the shrine violated the separation of religion and state in Japan's constitution.




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7 aprile 2004

Trovato l'aeroplano del Piccolo Principe

Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato “Storie vissute della natura”, vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. boa C’era scritto: “I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono piu’ a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”. Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno. Era cosi’: cappello Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero: “ Spaventare? Perche’ mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?”. Il Piccolo PrincipeI rottami del "Lightning P38" erano al largo di Marsiglia Lo scrittore s'inabissò nel luglio 1944 durante una missione Trovato l'aereo di Saint-Exupery Ma il Piccolo Principe è in cielo La struggente favola per grandi e piccini sul ragazzino che chiede a una volpe d'insegnargli strane magie di MAURIZIO CROSETTI Philippe Castellano: da oltre vent'anni cerca l'aereo Come la sua tenera, romantica e fragile creatura, cioè "Il Piccolo Principe", lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry era svanito in volo, evaporato nel nulla il 31 luglio 1944. Ma non era una favola, era la morte in una missione aerea di guerra. Da quel giorno, il tragico e suggestivo mistero del narratore-pilota ha alimentato una delle più tenaci leggende della letteratura mondiale. E' di oggi la notizia che alcune parti del suo aereo sono state ritrovate al largo della costa di Marsiglia: il numero di codice del velivolo, 42-68223, ricavato da un'altra cifra impressa sulla fiancata sinistra del rottame (2734), non lascia spazio al dubbio. Come racconta il Piccolo Principe, "l'essenziale è invisibile agli occhi". Ma il mito di Saint-Exupéry è stato rincorso per sessant'anni alla ricerca di tracce, indizi, segni che potessero dare contorni storici a una vicenda che pareva creata dalla fantasia di un grande autore. Così nel 1998 un pescatore trovò un braccialetto con il nome di Saint-Exupéry: pareva un altro incredibile capitolo del romanzo, al quale non sono mancati personaggi eccezionali. Come Philippe Castellano, tecnico radiologo all'ospedale di Marsiglia che da oltre vent'anni "radiografa" i resti degli aerei Lightning P38 inabissati, lo stesso modello sul quale s'imbarcò Saint-Exupery per il suo ultimo decollo. Certo, per i milioni di bambini e di adulti rimasti un po' bambini, innamorati della personcina che chiede il disegno di una pecora e che si fa insegnare da una volpe la magia dell'essere addomesticati, un pezzo di aeroplano sul fondo del mare non aggiunge nulla. Tutti e due, lo scrittore e la sua creatura, sono apparsi nel mondo brevemente e intensamente, hanno lasciato il loro segno di poesia e poi sono volati altrove. Il Piccolo Principe invita i lettori a cercarlo tra le stelle, la sera. Anche Saint-Exupéry continua il volo, tra le pagine e nei cuori capaci di accoglierlo. Invece tra i pesci, arrugginito, c'è solo qualche pezzo di ferro. (La Repubblica, 7 aprile 2004) Le Petit Prince Saint-Exupery Il Piccolo Principe




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6 aprile 2004

La forza della ragione o la sottomissione ai fanatici dell'odio?

Fassino chiede che il Governo Italiano ponga fine al potere anglo-americano in Iraq ... in risposta a Moqtada Sadr: Via dall'Iraq e prigionieri liberi, o rivolta continua Chi è Moqatda Sadr Ma cosa significa ? Un leader religioso pluriomicida (vedi scheda sul Corriere della Sera) è in grado di condizionare e determinare la politica di un paese democratico ? Lui ordina e l'Italia ... Fassino esegue ? Anche se, da quello che riporta La Repubblica poi aggiunge La guerra ha chiamato la guerra, serve una diversa gestione della crisi, e l'amministrazione americana non può essere garante di tutto ciò, né si può pensare di abbandonare il campo il senso che se ne ricava è quello davvero della resa incondizionata al terrorismo fanatico religioso: e questa non è la forza della ragione: la quale ragione certo era contro la Guerra unilateralmente decisa da USA e UK, ma non per arrendersi al terrorismo e al fanatismo, bensì per contrastarlo in modo più efficace, coinvolgendo l'intera comunità europea e mondiale... a me pare... Come scrive calimero (Alla faccia di Rumsfeld) Mi sa che ha proprio ragione il comandante Abizaid: in Iraq ci vogliono più truppe. Che poi in Italia mezzo centro-sinistra voglia portare via anche quelle che già ci sono, beh, mi sollazza non poco... Sempre su calimero leggo di quando il suo blog non sosterrà più Israele, come il blog di Christian Rocca: CAMILLO Sciiti ? Sunniti ? Per una carrellata storica sui loro meriti e demeriti, relativi all' Egitto nel periodo di espansione dell'Islamismo, Immagini dall'Egitto, di Stefania Sofra


9 Aprile 2004: Il Fortino di Sadr, su Il Foglio, di Giuliano Ferrara




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5 aprile 2004

La forza della ragione o la negazione dei diritti agli immigrati ?

Se di quel che leggo e sento del nuovo libro di Oriana Fallaci prendo l'aspetto emozionale, passionale, ritrovo molte emozioni e pensieri che hanno spesso attraversato la mia mente in questi ultimi anni e mesi. Chiedo scusa se riporto tutto l'articolo letto su RomaOne, che riassume il Prologo sul Corriere della Sera, ma pur avendo visto l'argomento già affrontato in numerosi blog (controcorrente, marioadinolfi, maquiavel, arsenico - che se la cava con il tormentone Oriana Fallaci attraversa la blogosfera !), mi mancava il testo di riferimento Roma, 3 aprile 2004 - L'Europa diventa sempre più una provincia dell'Islam, una colonia. E l'Italia un avamposto di quella provincia, un caposaldo di quella colonia, scrive Oriana Fallaci nel prologo del nuovo libro 'La forza della ragione', pubblicato in parte oggi sul Corriere della Sera. La scrittrice, a due anni dal discusso 'La Rabbia e l'Orgoglio', torna in libreria (da lunedì, edito da Rizzoli International), con un libro che sviluppa e approfondisce quelle riflessioni su l'Italia e la situazione internazionale, alla luce dell'offensiva terrorista dell'11 settembre, che fecero già molta polemica. "La rabbia e l'orgoglio si sono sposati e hanno partorito un figlio robusto: lo sdegno. E lo sdegno ha aumentato la riflessione, ha rinvigorito la Ragione", scrive la Fallaci nel prologo. Poi l'affondo polemico: "Che razza di democrazia è una democrazia che vieta il dissenso, lo punisce, lo trasforma in reato? Che razza di democrazia è una democrazia che favorisce la teocrazia? Che razza di democrazia dove la minoranza conta più della maggioranza e dove, contando più della maggioranza, spadroneggia e ricatta? Una non-democrazia, ti dico. Un imbroglio, una menzogna. E che razza di libertà è una libertà che impedisce di pensare, parlare, andare controcorrente, ribellarsi, opporsi a chi ci invade o imbavaglia? Che razza di libertà è una libertà che i cittadini li fa vivere nel timore di essere trattati anzi processati e condannati come delinquenti. Che razza di libertà è una libertà che oltre ai ragionamenti vuole censurare i sentimenti e quindi stabilire chi devo amare, chi devo odiare, sicché se odio gli americani nonché gli israeliani vado in Paradiso e se non amo i musulmani vado all'Inferno? Una non-libertà, ti dico. Una beffa, una farsa". La scrittrice nel prologo, si identifica con Mastro Cecco, che nella Firenze del 1300 a causa del suo libro 'La sfera Armillare' venne incarcerato e seviziato dall'inquisitore Fra' Accursio, poi bruciato vivo perché eretico, recidivo, irriducibile. "La rabbia che oltre due anni fa mi squassava, non s'è placata. Semmai si è raddoppiata - scrive Oriana Fallaci - L'orgoglio che oltre due anni fa m'irrigidiva non s'è affievolito. Semmai approfondito. E quando un Fra' Accursio mi chiede se in ciò che scrissi allora v'è qualcosa di cui mi pento, rispondo: al contrario. Io mi pento soltanto di aver detto meno di quanto avrei dovuto, e d'aver chiamato semplicemente cicale coloro che oggi chiamo collaborazionisti. Cioé traditori". Il Corriere pubblica cinque brani, tratti dalle pagine sul pacifismo, sul voto allo straniero, su Nassirya, sul Cristianesimo, sull'inizio dell'epilogo dove la Fallaci si diverte a immaginare il prossimo autodafé. E poi, in prima pagina, un estratto del prologo. "Più si cerca di imbavagliarmi, anatemizzarmi, scomunicarmi, più disubbidisco. Più mi irrobustisco", scrive Oriana Fallaci nell'epilogo della 'Forza della ragione'. E conclude: "Mi turba l'invalicabile cerchio che gli italiani hanno tracciato intorno al Pensiero. L'insormontabile barriera all'interno della quale si può solo tacere o unirsi al coro delle condanne e delle menzogne che esprimono ossequio per il nemico e mancanza di rispetto per chi lo combatte". Fin qui... sento l'aspetto passionale, di appassionata analisi e battaglia culturale, come nell'estratto che ne fa controcorrente: Resta qualcosa da fare? Provare a resistere. Toglierci dalla faccia il sorrisino beota. Usare la ragione e la forza, confutare l’Islam e le motivazioni irrazionali e suicide di chi lo ha voluto e lo vuole ospite riverito. Altro che baciare il Corano. Quelli ci sottometteranno, e prima ci intimidiscono con il terrore. Possibile che non abbiamo saputo capire la lezione dell'11 settembre? Ed ora dell'11 marzo? e in quel che scrive marioadinolfi: Condivido l'idea di chi crede che il fondamentalismo islamico sia il nuovo nazismo. Condivido l'idea di chi crede che ci troviamo di fronte all'attacco (provocato da ragioni su cui si può discutere) al concetto stesso di democrazia. Condivido l'idea di chi crede che l'Occidente debba ritrovare la sua unità morale dietro la difesa del valore etico della democrazia, facendone il perno di una testimonianza globale. Infine, sottoscrivo integralmente la frase cardine del libro di Oriana Fallaci: "Se un'ortica mi invade, se un'edera mi soffoca, se un insetto mi avvelena, se un leone mi morde, se un essere umano mi attacca, io combatto". e anche maquiavel: "Chiedi a un tuo amico che ne pensa della cultura patriarcale, retriva e bigotta di tanta provincia italiana, specie del Sud. Ti dirà che è uno schifo inaccettabile, vergognoso. Chiedigli che ne pensa degli omologhi nella cultura islamica. Ti dirà che è “la loro tradizione” o almeno smusserà i toni, si farà pensoso, distinguerà. Il problema è tutto qui. Il senso di colpa, il retropensiero “se loro non ci sono ancora arrivati, e la colpa è nostra, dell’Occidente” soggiace a ogni discorso sulle uguali dignità delle Culture. Perciò il discorso della Fallaci di per sé è antirazzista, cioè opposto al razzismo all’incontrario di chi per dichiarare l’altro Eguale applica due pesi e due misure, una per sé (sottinteso: la Civiltà) l’altro per l’eguale (sottinteso: la Barbarie). Si tratta di un ragionamento in apparenza pluralista e multiculturalista, di fatto eurocentrico quanto e più di quello che vuole confutare. Di fatto, comunque, la questione fondamentale è quella demografica. La Fallaci trova una continuità ideologica fra il Jihad e l’invasione, l’occupazione della terra europea. Non mi interessa se la teoria possa resistere a una critica approfondita: mi basta ipotizzare che, potendo, i musulmani d’Europa imporrebbero la S’aria anche qui. La mia risposta è sì. Lo farebbero perché l’islam non distingue fra legge e dettame coranico, al massimo si sforza di adattare il secondo alle circostanze storiche..." ma poi: Nei brani del libro pubblicati dal quotidiano, la Fallaci ragiona sul voto allo straniero ricordando che l'articolo 48 della Costituzione italiana stabilisce in modo inequivocabile che il diritto di voto spetta ai cittadini e basta. "Io non voto in America. Neanche per eleggere il sindaco di New York, sebbene risieda a New York. E lo ritengo giusto. Perché mai dovrei votare in un paese del quale non sono cittadina?", scrive la Fallaci definendo un mix di demagogia e cinismo quello che ha concesso il presunto diritto degli immigrati a votare in Irlanda, Inghilterra, Olanda, Spagna, Danimarca e Norvegia. Insomma, l'Europa è sempre più, per Oriana Fallaci, Eurabia. E ricorda i 19 italiani uccisi a Nassirya il 12 novembre 2003, ma anche tutti gli altri morti massacrati dall'Islam fondamentalista, 6000 mila in poco più di 20 anni, comprendendo i passeggeri della Pan Am morti sopra Lockerbie nell'88, i militari americani e francesi in missione di pace a Beirut nell'83. Il giorno della strage di Nassiriya, dopo le condanne del Presidente della Repubblica, ci furono i distinguo su cui la Fallaci polemizza. Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, "pronunciava la frase 'chi-li-ha-mandati-a-morire' attribuendo al governo la responsabilità di quei morti. Peggio. Lasciando intendere che la caduta di Saddam Hussein era un'altra sciagura per l'umanità e che gli assassini di Nassiriya erano valorosi combattenti della Resistenza". E anche gli esponenti delle comunità islamiche italiane non furono da meno, scrive la Fallaci, ricordando le frasi degli imam secondo cui i kamikaze saltati in aria erano morti per una causa giusta. E anche gli pseudorivoluzionari Padri Comboniani "sentenziarono che impartire la comunione ai militari in Iraq era sbagliato". (RomaOne, 5 Aprile 2004) Insomma, la forza della ragione: OK !!!! La forza della passione e delle emozioni che la sostengono in 'competizione' con la forza appassionata dei fedeli islamici: OK !!! La caccia all'arabo e la negazione agli immigrati di diritti civili (che quella forza della ragione di-mostrano, e senza i quali la ragione non ha forza alcuna) NO GRAZIE ! In the 52nd chapter of his ''Decline and Fall of the Roman Empire,'' Edward Gibbon posed one of the great counterfactual questions of history. If the French had failed to defeat an invading Muslim army at the Battle of Poitiers in A.D. 732, would all of Western Europe have succumbed to Islam? ''Perhaps,'' speculated Gibbon with his inimitable irony, ''the interpretation of the Koran would now be taught in the schools of Oxford, and her pulpits might demonstrate to a circumcised people the sanctity and truth of the revelation of Mahomet.'' When those words were published in 1788, the idea of a Muslim Oxford could scarcely have seemed more fanciful. The last Muslim forces had been driven from Spain in 1492; the Ottoman advance through Eastern Europe had been decisively halted at the gates of Vienna in 1683. Today, however, the idea seems somewhat less risible... (Eurabia?, New York Times, by NIALL FERGUSON)




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5 aprile 2004

Se lo spazio-tempo è curvo

allora Contact (Rete4, 4 aprile 2004) non è solo fantascienza, ma una felice intuizione... Sarà perchè il 17 aprile (1948) sono nato io... ma la cosa mi intriga ! Albert EinsteinSarà lanciato il 17 aprile dalla base di Vandenberg Un satellite verificherà le teorie di Einstein L'esperimento si avvale di una delicatissima strumentazione, quattro sfere di quarzo che si muovono dentro campi magnetici Albert Einstein (Ap) LOS ANGELES - Le teorie di Albert Einstein sull'universo saranno testate direttamente nello spazio da un satellite della Nasa che sarà lanciato in orbita il 17 aprile. L'esperimento, organizzato dall'Agenzia spaziale Usa e dall'Università di Stanford, sarà condotto senza la presenza di astronauti a bordo. Il satellite Gravity Probe-B, in partenza dalla base aerea di Vandenberg in California, studierà le defomazioni del tessuto spazio-temporale che, secondo lo scienziato tedesco, sarebbero causate dalla presenza di grandi campi gravitazionali. Per farlo utilizzerà delicatissimi giroscopi, formati da sferette di quarzo grandi come palline da ping pong che ruotano in campi magnetici a una temperatura prossima a quella dello zero assoluto. Alcuni degli effetti previsti da Einstein nel 1916 sono già stati osservati, ma non tutti sono stati ancora verificati sperimentalmente. L'esperimento era stato ideato già nel 1959, ma più volte rinviato per la difficoltà di metterne a punto la delicatissima strumentazione. (, 4 aprile 2004) Satellite to test Einstein theory A satellite that will put Albert Einstein's Theory of Relativity to the test is ready to be launched. Nasa hopes Gravity Probe B will lift off from California on 17 April. Since it was first proposed in 1959, the project has been aborted and delayed because of technical hiccups many times. Now it is ready to test two of Einstein's theories about the nature of space and time, and how the Earth distorts them. The unmanned satellite will orbit 640km (400 miles) above Earth, measuring any slight changes in gravity. Perfect spheres The satellite will carry four ping-pong-sized balls made from quartz and sealed in a vacuum. Gravity Probe Gravity Probe B has been planned for 45 years (picture Nasa) The scientists behind the project say they are the most perfect spheres ever made. To ensure accuracy, the balls must be kept chilled to near absolute zero, inside the largest vacuum flask ever flown in space, and isolated from any disturbances in the quietest environment ever produced, said Anne Kinney, director Nasa's division of astronomy and physics. Once in space the balls will be sent spinning. If Einstein is correct, there should be slight changes to the balls' orientation, or 'spin axis'. Scientists will carefully measure the expected tiny changes in the balls' movements. Einstein proposed in 1916 that space and time form a structure that can be curved by the presence of a body. Gravity Probe B will test how space and time are warped by the presence of the Earth, and how the Earth's rotation twists and drags space-time around with it. The warping effect has been measured before, but the twisting effect, called frame-dragging, has never been directly detected. The Nasa mission aims to examine both. Francis Everitt, the principal investigator of the project, said: "Aren't Einstein's theories all established and confirmed? After all it was 50 years ago that Einstein himself died and it's 100 years next year when he developed his first theory of relativity. Don't we already know it all? The answer is no." If there are no more delays, the probe's mission should be completed in 16 months' time. (BBC, Saturday, 3 April, 2004) Contact, Jodie FosterIl viaggio della protagonista (che sin già dalle prime scene sulla rampa di lancio si preannuncia surreale) sposta poi ancora una volta il baricentro della storia. Le cose che succedono in questa fase, rispetto a quelle precedenti, che conservavano una certa credibilità intrinseca, sono chiaramente fantastiche. Tuttavia è proprio a questo punto che il film riprende vigore emotivo. L’incontro con “l’alieno” ci viene presentato in una maniera inusuale e volutamente misteriosa. È però in occasione di questo dialogo che viene esplicitata la domanda “chi siamo”. La protagonista, alla sua domanda “perché ci avete chiamati”, si sente rispondere che noi siamo una “civiltà interessante, capace di bellissimi sogni, ma anche di grandi incubi”. Questo, più che un giudizio sommario sulla nostra civiltà, è una profonda riflessione sul genere umano, e manifesta una domanda che ognuno si pone: “Come siamo?”. Si vorrebbe dunque l’occasione di sentirselo dire; si vorrebbe trovare qualcuno di “esterno” che possa darci una risposta, che possa giudicarci oggettivamente. È forse dunque questo il motivo perché cerchiamo altre forme di vita, e perché non ci accontentiamo di batteri o piante, ma la vogliamo intelligente? (Contact, di Robert Zemeckis, USA 1997, recensione di Luca Berti, da un romanzo di Carl Sagal) Che è come dire: il 'viaggio' nello spazio-tempo avviene 'davvero' o 'solo' nella nostra mente? E se la mente avesse proprietà... einsteniane... ?!!?




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4 aprile 2004

1941-1942 circa 250 medici e infermiere della Croce Rossa Internazionale (ICRC)

sono inviati in missione sul fronte dell’Est. I volontari, partiti con la convinzione di prestare soccorso alle vittime della guerra, senza esclusione, una volta raggiunti i luoghi di battaglia si ritrovano al servizio della Wehrmacht con l’obbligo di curare solamente i soldati tedeschi. Questi cittadini svizzeri assistono impotenti allo spettacolo di morte dei tre milioni e trecentomila soldati russi imprigionati da Hitler e, più tardi, considerati morti da Stalin. I primi testimoni dei ghetti e dei campi di sterminio si sottomettono all’ineluttabile decorso degli eventi e, una volta rientrati in patria, ad un silenzio imposto dalle autorità: «Non vedere, non ascoltare, non dire». Nel film, lo spettacolo atroce evocato dalle parole dei testimoni: “missionari”, prigionieri russi sopravvissuti e membri dei servizi sanitari tedeschi, si intreccia con del materiale cinematografico d’archivio, essenzialmente tedesco, visto che gli svizzeri non avevano il diritto di filmare né di fotografare, e con le pagine dei quaderni su cui i testimoni annotavano la quotidianità della loro guerra, pagine rispolverate per l’occasione e salvate da un destino ineluttabile di oblio. «Siamo stati venduti» dirà uno dei testimoni, e la «rabbia, tristezza e silenzio» che li ha accompagnati nel corso di questi sessant’anni, è stato per alcuni insopportabile. Il dialogo col regista ha dato loro sollievo e forse lenimento. Ma perché questo silenzio è durato così a lungo? «Non ci hanno fatto domande» dice un’infermiera intervistata. Gli archivi privati, i diari, la memoria dei testimoni spesso non hanno statuto per gli storici, che preferiscono dare maggiore legittimità alle fonti ufficiali, agli archivi istituzionali. Ma, «i testimoni di oggi sono gli archivi di domani», ha affermato Frédéric Gonseth durante un dibattito promosso dagli organizzatori del festival sul tema “Materia e memoria, l’archivio in prospettiva…”. «La storia è una costruzione ideologica del passato e l’archivio – ha affermato nel suo intervento lo storico Michel Porret - nasce da una precisa volontà politica». «Gli archivi sono materia prima di elaborazione del sapere e non illustrazione di un discorso costruito altrove – questa l’opinione di Jean Perret, direttore del festival – Gonseth non illustra, ma fonda un racconto, andando al cuore del processo di conoscenza”. Questa storia, questo modo di fare storia, connotato di responsabilità morale e politica è una storia soggettiva o meglio intersoggettiva che permette di valutare la soglia del sensibile degli esseri umani. Cosa ha prodotto la rimozione di questo capitolo della storia elvetica sulla’autostima dei testimoni? E soprattutto cosa ha permesso ai testimoni di sopravvivere, non solo alle atrocità viste e talvolta vissute, ma all’impotenza e alla vergogna del silenzio?" Frédéric Gonseth Viaggio all'Inferno Quando il Cicr servì Hitler Visto questa sera su Televisione Svizzera Italiana, Storie speciale, TSI1, domenica 4 aprile, ore 21.20 Missione all’ inferno di Frédéric Gonseth Dal fronte russo, nel 1942, la memoria di un’inquietante pagina della storia svizzera "The Red cross, ICRC has not really changed their despicable acts of racism within their midst's. As I see it, those secrecies of current histories still goes on. Example: What has the ICRC done to assure that the kidnapped IDF soldiers from Israeli territories into Lebanon proper, with disgraceful UN help (and the UN took videos of this act - refusing to render them public), what did the ICRC do, that the victims were treated correctly .. or that they are even still alive ... or turned back to their home country... including Mr. Tannenbaum as well a private business man. The ICRC has done nothing ... nothing to assure the families that their loved ones are cared for. Do they still care to try..???? I, and many others, have been addressing same and other matters - like refusing Israel to assure that it can use the "Star of David" for the Magen David Adom (The Israeli Red Cross) as much as the Arabs are given the right to use the Crescent (moon sickle) as their symbol by the ICRC .... but not Israel NO ... time and again we still see that anti-Semitism that reigns ..." Gabrielle Goldwater's Reports




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4 aprile 2004

realizzare un supercomputer mettendo in rete 669 PC... è possibile

Bringing ordinary PCs together as a temporary supercomputer isn't an idle college daydream. Modern supercomputers are made by clustering together hundreds or even thousands of the same processors used in PCs, then unleashing the behemoths to work on hugely complicated problems such as weather forecasting, designing new pharmaceuticals and making aerodynamically efficient automobiles. Supercomputers cost millions or tens of millions of dollars, putting them beyond the reach of almost everyone except government agencies and giant corporations. If the FlashMob software can be perfected, a typical mid-size corporation or university could have almost unlimited supercomputing time by tapping its existing PC network on nights and weekends. www.mercurynews.com




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