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Psicologia e Guerra
1visite.

23 marzo 2004

debolezza

... estrema debolezza, questo a me sembra il segnale lanciato da Sharon al mondo: proprio perchè Yassin rappresentava l'asso nella manica del governo israeliano, aver giocato quella carta anzichè essere l'affermazione di una forza, è la massima ostentazione di debolezza. Dopo Yassin, oltre Yassin... cosa ? Scrive Sandro Viola (La Repubblica): ... "Dovessi riassumere il momento psicologico in Israele", m'aveva detto l'altro giorno il filosofo Avishai Margalit, uno dei più prestigiosi intellettuali israeliani, "userei la parola scoramento. Oppure disperazione. Ma non la disperazione "attiva" di cui parla Kant, che bene o male contiene ancora una volontà, una capacità di reagire. No, qui si tratta ormai d'una cupa rassegnazione al peggio". Il peggio che poteva succedere. Perché l'omicidio dello sceicco Yassin è un altro calcio nel termitaio del terrorismo islamico, un altro fiammifero acceso di fianco allo zolfo del fanatismo fondamentalista. L'apertura dissennata d'un altro varco alle offensive della Jihad. Il silenzio che gravava nelle strade di Gerusalemme ieri sera (pochissime automobili in giro, caffè deserti, saracinesche abbassate nella parte araba della città, famiglie riunite attorno all'apparecchio televisivo per seguire i notiziari), era quello dei momenti di maggior tensione nella storia del conflitto israelo-palestinese. Ricordava le ore in cui ventun anni fa giunsero le notizie della strage di Sabra e Shatila, o le sere successive all'assassinio di Rabin. ... E' difficile capire quale calcolo abbia spinto Sharon a volere l'eliminazione del capo di Hamas. Perché Sharon conosce gli arabi, sa sino a che punto si sia andata islamizzando negli ultimi anni Gaza. E non poteva quindi ignorare l'effetto sconvolgente che avrebbe avuto tra i palestinesi di Gaza l'omicidio d'un vecchio paralitico in sedia a rotelle, all'uscita dalla moschea dopo la preghiera del mattino. Non poteva aver trascurato che proprio quei simboli, la vecchiaia, l'invalidità, l'uscita dalla moschea, avrebbero reso la morte dello sceicco Yassin un evento incancellabile, gravido di nuovo e tremendo odio, nella rivolta palestinese contro l'occupazione israeliana. ... C'è il bilancio di tre anni di governo. Fine d'ogni dialogo con i palestinesi, attentati spaventosi, crisi economica, rovina dell'immagine d'Israele nel mondo.




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22 marzo 2004

specula ...

ad essere onesti, una cosa è interessante, la risposta di Hamas dopo l' ATTO TERRORISTICO ISRAELIANO e cioè GUERRA ! (dedicato a tutti i pacifisti, da Candide)




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21 marzo 2004

Gli Speculanti, e l'Asse del Male

I primi a definire 'impero o asse del male' USA, Israele ed Occidente in genere credo siano stati i fondamentalisti islamici (Komeini?) o i libici col libretto verde di Gheddafi... Ho scritto prima che le contrapposizioni ideologiche attuali mi ricondano lo specchio di Alice. Ma con un'importante differenza: Alice 'di qua' dallo specchio si ritrovava in un mondo 'normale', mentre 'al di là' entrava nell'universo del Cappellaio Matto e della Dama di Picche. Invece, tra opposti ideologi, i due mondi sono entrambi 'bizzarri' e indecifrabili dalla logica 'comune'. Perchè? Qualcuno ieri diceva in una qualche trasmissione TV che era una 'tattica slava' il combattimento 'speculare', l'imitazione a specchio dei gesti del nemico per 'sbilanciarlo'. Ecco. Gli speculanti o sbilancianti ideologici giocano a rispecchiare l'un l'altro in una spirale infinita teoremi, tesi, comportamenti, valori. Allora se gli USA appoggiano lo Scià di Persia, Komeini diventa specularmente l'eroe rivoluzionario; se Milosevic, costui è il capo del male, tranne precipitare ad Angelo Difensore dei Serbi nel momento in cui gli USA lo mollano, ed i kossovari (NB islamici) gli schiavi di Satana Stesso percorso per Rabin, o Saddam, o Bin Laden, o Arafat... gli Arabi, gli Ebrei, gli Irakeni, i Russi, i Ceceni, i Cinesi... i Turchi, i Kurdi (ricordate Ochalan?)... Ciò che viene attaccato dagli uni viene difeso a oltranza dagli altri, valori e 'ideali' inclusi ed alla fine è QUESTO che conta: TENERE L'ALTRO AL DI LA' DELLO SPECCHIO (DEFORMANTE) perchè a definire non sono ragioni, idee, valori condivisi e pensati, emozioni e passioni civili, ma L'ALTERITA' IN SE', senza nome e senza volto, o meglio, col passamontagna, viso e volto coperti... Qualcuno tempo fa parlava di veli.... ;) ?????




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21 marzo 2004

Gli specchi di Alice

Lila scrive "La descrizione di Robert Fisk, era stata prevista già prima della guerra da..." Sì, dallo stesso Robert Frisk !! Ma questo cosa vuol dire? Cari signori la 'schizofrenia' è iscritta nella Storia Contemporanea, e il fatto di viverla male o come una malattia, non significa affatto che sia guaribile o che siamo vicini ad aver trovato una cura Se uno legge Lila (o Frisk) si trova da una parte dello specchio, se legge Karen dall'altra parte del medesimo specchio e allora una delle due: come Coen, come Fassino, come forse nel mio piccolo anch'io si pone il problema, si accorge e manifesta che 'sta male' o preferisce negare lo specchio, e siccome non gli basta sbertucciare la realtà, un po' come fanno gli scimpanzè di fronte ad un problema che non riescono a risolvere: ci sputano addosso, e deridono l'aria triste di Fassino, la sua magrezza ascetica, appagandosi della propria auto-affermata pasciuta rotondità o fa esattamente come quelli di prima, ma si incazza con lo specchio e con chi insiste ad affermarne la strana natura disvelante realtà contradditorie e irriducibili l'una nell'altra, lo assale per eliminarlo, magari anche fisicamente, ma soprattutto per metterlo a tacere. Rivernicia di rosso o di nero lo specchio, e si ripete coattivamente, ossessivamente che l'altra faccia non esiste! inviato il 21.03.2004 11:18:22 a BlogTrotter, La Sintesi ---------- PS oggi mi sento molto in sintonia con quel che trovo scritto in straripando




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20 marzo 2004

Copiaincolla di Robert Fisk, un anno dopo...

Da l'Unità del 20.03.2004 La guerra, giorno dopo giorno di Robert Fisk Cosa ricordiamo di quelle terribili settimane di un anno fa? In guerra si passa la giornata a tentare di salvare la pelle e di notte si rimane stesi nel letto senza poter dormire per il rumore delle esplosioni degli aerei e delle bombe. E passata la nottata bisogna rimanere svegli e vigili per tutto il giorno che segue. C’è da sorprendersi se arriva il momento in cui – quando un uomo ti allunga quella che sembra mezza pagnotta di pane e invece è mezzo neonato – la rabbia è la sola cosa che resta? Le bombe a grappolo sono una nostra creazione. E ricordo con una sorta di stupore come, mentre il crepitio delle armi americane si faceva sentire in direzione del Tigri, riuscii a raggiungere il pronto soccorso del più grande ospedale di Baghdad e dovetti farmi largo in un lago di sangue tra letti di uomini che urlavano, uno avvolto dalle fiamme, un altro che piangeva invocando la madre. Al piano di sopra c’era un uomo disteso su una lettiga zuppa di sangue con in testa una ferita quasi indescrivibile. Dall’orbita dell’occhio destro penzolava un fazzoletto che faceva gocciolare il sangue sul pavimento. Per giorni noi in città avevamo visto le immagini di Bassora e Nassiriya dopo la “liberazione”. Avevamo visto i saccheggi sotto gli occhi noncuranti degli americani e degli inglesi. Sapevamo quello che sarebbe accaduto una volta cessati i combattimenti a Baghdad. E immancabilmente un esercito medievale di saccheggiatori seguì gli americani in città bruciando gli uffici, le banche, gli archivi, i musei, le biblioteche coraniche, distruggendo non solo la struttura del governo ma l’identità dell’Iraq. I saccheggiatori erano disorganizzati ma meticolosi, venali ma poveri. Gli incendiari arrivavano con gli autobus e sapevano benissimo quali erano i loro obiettivi; non toccavano nulla di ciò che distruggevano. Erano pagati. Ma da chi? Fossero stati pagati da Saddam per quale ragione – una volta giunti gli americani a Baghdad – non si sono limitati a mettersi i soldi in tasca e ad andarsene a casa? Se erano pagati per dare alle fiamme gli edifici a lavoro finito, chi li pagava? Naturalmente abbiamo trovato le fosse comuni, l’ecatombe degli anni di barbarie di Saddam - e di molti degli eccidi le potenze occidentali sono state complici – e abbiamo fotografato decine di migliaia di cadaveri, la maggior parte dei quali bruciati nel deserto dopo che l’occidente non aveva appoggiato la sollevazione dei curdi e degli sciiti. Come non hanno mai smesso di ricordarci i parenti addolorati, la “liberazione” era arrivata un po’ in ritardo. Con circa 20 anni di ritardo per essere precisi. Siamo arrivati in questo caos e in questa terra senza legge. Il dissenso non poteva essere tollerato tra i vincitori. Quando scrissi su «The Independent» che i “liberatori” erano «una nuova, estranea e potente forza di occupazione che non aveva alcun legame culturale, linguistico, razziale o religioso con l’Iraq» fui criticato aspramente da uno dei commentatori della Bbc. Vedete come ci ama la gente, strepitavano gli occidentali – proprio come era solito dire Saddam quando portava i suoi servili accoliti a visitare la gente di Baghdad. Ci sarebbero state le elezioni, le costituzioni, i consigli di governo, il denaro... non c’era fine alle promesse che si facevano a questa società tribale chiamata Iraq. Poi arrivarono i grossi appaltatori americani e le multinazionali e migliaia di mercenari: inglesi, americani, sudafricani, cileni – molti di questi ultimi soldati sotto Pinochet – nepalesi e filippini. E quando ebbe inizio l’inevitabile guerra contro gli occupanti noi – le potenze di occupazione e, ahimè, la maggior parte dei giornalisti – inventammo una nuova vulgata per sottrarci alla punizione per l’invasione. I nostri nemici erano “irriducibili” di Saddam, “superstiti” baathisti, “fanatici” del regime. Poi le forze di occupazione uccisero Uday e Qusay e tirarono fuori Saddam da suo buco nel terreno e la resistenza aumentò di intensità. E allora i nostri nemici diventarono “combattenti stranieri” – Al Qaeda – dal momento che i normali iracheni non potevano far parte della resistenza. Dovevamo crederci. Se, infatti, gli iracheni si fossero uniti alla guerriglia come avremmo potuto spiegare che non amavano i loro “liberatori”? Sulle prime i giornalisti furono incoraggiati a spiegare che gli insorti venivano solo da città sunnite, in “precedenza fedeli a Saddam”. Poi la resistenza venne confinata al cosiddetto “triangolo sunnita”, trasformatosi in un ottagono quando gli attentati si moltiplicarono a nord e a sud, da Nassiriya a Kerbala a Mosul e a Kirkuk. Ancora una volta si disse ai giornalisti che si trattava di “combattenti stranieri”, omettendo di ricordare che 120.000 combattenti stranieri in Iraq indossavano la divisa americana. Senza fine era la menzogna del “successo” dell’occupazione. Vero è che le scuole furono ricostruite – e vergogna per gli iracheni coinvolti, spesso saccheggiati per la seconda volta – gli ospedali riaperti e che gli studenti fecero ritorno all’università. Ma i dati riguardanti la produzione di petrolio venivano esagerati e gli attacchi contro gli americani celati sotto una cortina di falsificazioni e reticenze. In un primo momento le forze di occupazione riferivano solamente gli attacchi di guerriglieri nei quali morivano o rimanevano feriti dei soldati. Poi, quando nessuno più poteva nascondere che ogni notte vi erano circa 60 attacchi contro i militari americani, alle stesse truppe fu impartito l’ordine di non fare rapporto in caso di bombardamenti o attacchi che non causavano perdite. Ma con l’approssimarsi del primo anniversario della guerra ogni straniero era diventato un bersaglio. Nel frattempo erano entrati in scena gli attentatori suicidi. L’ambasciata turca, l’ambasciata giordana, le Nazioni Unite, le stazioni di polizia in tutto il Paese – 600 nuovi poliziotti iracheni massacrati in meno di quattro mesi – e poi le grandi moschee di Najaf e Kerbala. Americani e inglesi avvertirono dei pericoli della guerra civile – e altrettanto fecero, ovviamente, i giornalisti – sebbene nessun iracheno avesse mai manifestato il desiderio di un conflitto contro i suoi connazionali. Ma chi voleva questa “guerra civile”? Perché i sunniti – minoranza nel Paese – avrebbero dovuto consentire ad Al Qaeda di mettere in piedi tutto questo quando non potevano sconfiggere la potenza occupante senza l’appoggio, quanto meno passivo, degli sciiti? Mentre ero intento a scrivere un articolo che affrontava questi temi squillò il telefono e una voce mi chiese se ero disposto ad incontrare un uomo che si trovava giù dabbasso: un iracheno di mezza età, insegnante al Cardiff College che era tornato recentemente in Iraq e aveva trovato il Paese in preda alla paura e al dolore. Sua madre, mi disse, aveva appena messo insieme un milione di dinari iracheni per pagare il riscatto che era stato chiesto ad una donna del luogo la cui figlia e la cui nipote erano state rapite da uomini armati a Baghdad nel mese di gennaio. Le due ragazze avevano appena telefonato dallo Yemen dove erano state vendute come schiave. Ad un’altra sua vicina era stato appena riconsegnato il figlio diciassettenne dopo il pagamento di 5.000 dollari ad alcuni banditi armati nella zona di Karada a Baghdad. Mercoledì scorso un altro bambino è stato rapito, questa volta a Mansour, e i rapitori chiedono un riscatto di 200.000 dollari. Un parente del mio interlocutore – e non dimenticate che questa è appena l’esperienza personale di un solo uomo su una popolazione di 26 milioni di iracheni – era appena sopravvissuto ad un attacco contro la sua auto appena fuori Kerbala. L’uomo era diretto a sud dopo essersi aggiudicato l’appalto per gestire un garage in città. Si trovava su un automezzo Akea insieme ad 11 compagni quando erano stati fatti oggetto di ripetuti colpi di pistola. Un uomo era morto – aveva trenta fori di proiettile sul corpo - e il parente del mio visitatore, facendosi largo in mezzo al sangue dei suoi amici, era stato il solo ad uscire illeso dallo scontro. Non c’è da sorprendersi quindi se le autorità di occupazione si rifiutano di fornire cifre sul numero di iracheni morti dopo la “liberazione” – o ancor più durante l’invasione – e preferiscono parlare del “passaggio di mano della sovranità” da un gruppo di iracheni nominato dagli americani ad un altro e della Costituzione, che è solamente temporanea e che potrebbe sfaldarsi prima che si tengano vere e proprie elezioni – se mai si terranno – l’anno prossimo. Se avessimo potuto prevedere tutto questo – se fossimo stati pazienti e avessimo atteso che gli ispettori dell’Onu portassero a termine il loro lavoro invece di affrontare una guerra e implorare la pazienza ora che i nostri ispettori non sono riusciti a trovare quelle armi così terribili – saremmo con tanta noncuranza entrati in guerra un anno fa? Perché quella guerra non è finita. Non abbiamo assistito alla “fine di importanti operazioni belliche” ma solo ad una invasione e ad una occupazione terminate in una lunga e feroce guerra di liberazione dai “liberatori”. Esattamente come gli inglesi invasero l’Iraq nel 1917 proclamando la loro ferma volontà di liberare gli iracheni dai loro tiranni – il generale Maude usò esattamente queste parole – oggi abbiamo replicato lo stesso macabro copione. Gli inglesi morti nella susseguente guerra di resistenza irachena giacciono ora nel North Gate Cemetery alla periferia di Baghdad, simbolo duraturo ancorché largamente dimenticato della follia della nostra occupazione. © The Independent Traduzione di Carlo Biscotto (fine della seconda puntata) Leggi la prima puntata




permalink | inviato da il 20/3/2004 alle 23:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

20 marzo 2004

20 Marzo 2004, pensieri sparsi a proposito di pace guerra

Mi auto copioincollo da BlogTrotter, La Sintesi (i post sono firmati Candide, o senza firma) ma come vi sentite tutti superiormente superiori e distanti da questo mondo di m. !! ma che volete? la catarsi finale? il rogo purificatore? l'estinzione assoluta e definitiva de male? ma da dove scrivete? da quale lontana galassia? Io vivo qui, sulla Terra, e qui pare che degli ominidi si arrabattino da qualche centinaio di migliaia di anni per ridurre la miseria umana e materiale. Non è certo il migliore dei mondi possibili, ma l'oggi, per chi ha un minimo di prospettiva sul passato, non è peggio di ieri, caso mai un filino meglio liberarsi da soli da tiranni e dittature? ma dove e quando è mai successo ? e soprattutto COME ? forse soltanto nella vostra fantasia e lontana galassia... (Candide) inviato il 20.03.2004 09:41:54 cosa c'è che non va nell'articolo di Fassino ? A Lila non sta bene la 'politica preventiva'... cosa le sta bene? la GUERRA preventiva? il NULLA preventivo? il SONNO perenne in attesa che gli oppressi e i falcidiati dalle bombe amiche o nemiche si liberino da soli? Scrive Fassino: "... Si tratta di prosciugare le "paludi dell'odio", quei conflitti e quelle tensioni - in primo luogo in Medio Oriente - che non possiamo più liquidare semplicemente come "guerre locali", perché in epoca di globalizzazione ogni conflitto, anche locale, è miccia di un'esplosione che può divenire generale. Si tratta di abbattere o quanto meno di aprire dei varchi in quel muro di incomunicabilità, diffidenza, odio che separa le società dei paesi emergenti - in primo luogo quelle segnate dall'Islam - dall'occidente vissuto sempre più come altro, estraneo, quando non come "espropriatore". Si tratta di combattere davvero e con determinazione la povertà e il sottosviluppo. Si tratta di affermare il carattere globale della libertà, dei diritti, della democrazia, liberandoci - noi occidentali, anche noi della sinistra occidentale - da quella forma di relativismo culturale che ci ha portato a giustificare altrove quel che non avremmo mai accettato a casa nostra. E soprattutto: se non vogliamo che l'unico strumento per sconfiggere i terroristi o abbattere i dittatori sia la guerra, vanno individuati strumenti politici con cui ottenere lo stesso obiettivo. "La democrazia non si esporta", certo. Ma questo non può significare essere passivi di fronte a chi la nega. E allora se pensiamo che le "guerre preventive" siano sbagliate, dobbiamo dotarci di una "politica preventiva". Non è pensabile un mondo che si fa globale in tutto, ma non nella sovranità. Né è credibile una strategia di pace, stabilità e sicurezza affidata solo agli Stati nazionali e alle loro relazioni. Si pone ormai in modo urgente il tema di luoghi e sedi di "governo globale", a partire dalle istituzioni sopranazionali già esistenti - l'Onu certo, ma anche il Wto, l'Oit, l'Oms - a cui vanno conferiti, strumenti, risorse, poteri adeguati..." inviato il 20.03.2004 09:51:48 Website: http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/politica/iraqita1/iraqita1/iraqita1.html se il concetto è una sorta di 'autodeterminazione' della propria libertà (individuale? di clan? etnica? culturale? nazionale? di classe? QUALE?) e liberazione da tiranni, dittatori, oppressori ma che vi state tanto a scaldà su Bush, il Cav, Sharon, Arafat & Company ? tanto, ciascuno si libera da sè !!! sediamoci tutti sulla riva del fiume e aspettiamo di veder passare il cadavere del nostro nemico... (Mao Tze Tung) Candide inviato il 20.03.2004 10:01:58 o era Confucio ? o Mao che citava Confucio? o Lao Tze ? ha importanza ?! inviato il 20.03.2004 10:03:39 sintesi ? scrive Leonardo Coen "Iraq, Europa. Iraq, Stati Uniti. Iraq, Occidente. Noi siamo bravi a rovesciare un cattivo regime, ma non siamo capaci di metterne in piedi uno buono." Forse perchè 'cattivo' sappiamo che puo' andare oltre i limiti dell'immaginabile (lager, deportazioni, atomica, bosnia, kossovo, zainetti bomba ecc) e invece 'buono' non è mai sufficiente? Forse pero' allora si potrebbe introdurre il concetto di 'sufficientemente' buono... inviato il 20.03.2004 10:32:02 o forse meglio ... provvisoriamente... buono... inviato il 20.03.2004 10:34:09 oltre alla Guerra Preventiva, alla Guerriglia Preventiva, alla Politica Preventiva... vedo pure una... Democrazia Preventiva tutto sta a intendersi (un po' come per l' "intelligence") su cosa si intende per "preventivo" vogliamo mettere un profilattico al caos ?!? praticare il coitus interruptus globale ? meglio il pillolo, la pillola, la spirale guerriglia/guerra o pacifismo/pace ? o liberare la fantasia e l'eros... ???????? Candide-perplesso inviato il 20.03.2004 11:44:47 Website: http://www.ilmanifesto.it/assemblee/assemblee.html ... forse chi subisce il potere puo' ribellarsi e, a meno che non abbia scaricato il kit 'fai-da-te', se non ce la fa da solo puo' chiedere aiuto il potere non è sempre buono nè sempre cattivo, e neppure chi lo detiene: sta agli individui ed ai popoli decidere se e quando e quanto sono oppressi e se come quando (magari ora) chiedere aiuto a chi lo puo' dare... Bakunin? inviato il 20.03.2004 13:49:26 tutti a dire facciamo come in Spagna... ma in Spagna le elezioni le ha vinte Zapatero o il sosia spagnolo di Agnoletto ? "12.00 - La presenza di Fassino e Rutelli alla manifestazione di oggi a Roma "è una nostra vittoria". Lo dice Vittorio Agnoletto, mentre il corteo si prepara a partire" inviato il 20.03.2004 13:58:02 Website: http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial1.html l'uomo disarmato chi è? il buon Saddam, l'ascetico Bin Laden, l'austero Ayatollah, il patriarca Arafat ? "13.12 - Davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma militanti di Rifondazione comunista e Comunisti italiani hanno steso due enormi bandiere della pace sulle quali è scritto: "Guerra e terrorismo, due facce della stessa medaglia, via le truppe dall'Iraq". Su uno dei carri in piazza, c'è una caricatura di Bush che spara a un uomo disarmato e tiene al guinzaglio un cane con il volto di Berlusconi. Dietro, le caricature di Prodi e D'Alema che inseguono l'Europa su un triciclo" inviato il 20.03.2004 14:02:07 i mandanti si deve supporre siano gli stessi che stanno dando la caccia ai Talebani e li costringono a cercare rifugio tra le montagne (fosse vivo Kubrik, qualcuno direbbe che sono solo le riprese per un suo prossimo film: dalla Luna alla Mezzaluna...) "Uno striscione dei Disobbedienti recita "Bush, Blair, Berlusconi: ecco i mandanti. Fuori l'Italia dall'Iraq occupato"" inviato il 20.03.2004 14:07:32 baci di pace ... 18.12 - "Siamo contenti che Fassino sia stato cacciato via dal corteo". Questo il commento del leader dei Disobbedienti romani Guido Lutrario; "la gente lo ha contestato e il servizio d'ordine dei Ds ha reagito malamente. Così sono stati cacciati via". "Siamo contenti che Fassino sia uscito da una manifestazione dove non era ben voluto". ----- Una manifestazione di pacifisti senza pulizie ideologiche, che manifestazione pacifista sarebbe? ----- 18.00 - Nicola Zingaretti, segretario della Federazione romana dei Ds, ha detto "siamo stati aggrediti selvaggiamente da un gruppo, probabilmente, di esponenti dei centri sociali. Denunciamo l'aggressione di stampo fascista, che non turberà la nostra ferma volontà di continuare a batterci per la pace" ----- quando capiranno che è ora di smetterla di definire 'di sinistra', 'comunisti', 'pacifisti' quelli che non lo sono per nulla, e che è ora di smetterla di aumentare il numero dei loro partecipanti facendo partecipare autentici democratici e saggi difensori della pace? l'aggressione era di stampo fascista? e allora iniziate a definirli fascisti, senza se, senza ma ... inviato il 20.03.2004 18:41:44 repetita juvant .... "12.00 - La presenza di Fassino e Rutelli alla manifestazione di oggi a Roma "è una nostra vittoria". Lo dice Vittorio Agnoletto, mentre il corteo si prepara a partire" 18.12 - "Siamo contenti che Fassino sia stato cacciato via dal corteo". Questo il commento del leader dei Disobbedienti romani Guido Lutrario; "la gente lo ha contestato e il servizio d'ordine dei Ds ha reagito malamente. Così sono stati cacciati via". "Siamo contenti che Fassino sia uscito da una manifestazione dove non era ben voluto". AHI AHI AHI AGNOLETTO !!! inviato il 20.03.2004 18:59:21 è comunque un primato mondiale, anzi globale ! scorrendo le cronache delle manifestazioni nel resto del mondo non si trova traccia di 'cacciate' di esponenti dell'OPPOSIZIONE ai governi che hanno dato avvio un anno fa alla guerra !!!!! SEMO PRIMI !!! E UNICI !!!! FORZA BARTALI !!!! inviato il 20.03.2004 19:03:48 un'esigua minoranza ripetono in coro... dipende dai punti di vista.. infatti: "17.54 - "Lo abbiamo fischiato e continueremo a fischiarlo per il vergognoso astenersi sulla questione del ritiro delle truppe italiane in Iraq". Così Francesco Rapanelli dei Disobbedienti ha spiegato le contestazioni al segretario dei Ds Fassino. "NON ESISTE UNA MOBILITAZIONE BIPARTISAN, SIAMO NOI I PIU' FORTI", ha concluso eh già... un'esigua minoranza sono 'gli altri'. 'Loro' erano più di due milioni! inviato il 20.03.2004 19:26:30 ---------------------------- PS ringrazio lo staff de Il Cannocchiale che DOPO UN ANNO (!!!!) mi consente di scrivere di nuovo in questo blog... senza obbligatoriamente dover (re)installare una qualunque versione di Windows !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




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