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22 marzo 2004

Secondo Fassino ci sono quelli che fanno i furbi

troppo furbi... Sono curioso di vedere che conclusioni ne trarranno i DS, da quanto segue: Se qualcuno pensa che a Piero Fassino sia passata la rabbia del momento, si sbaglia. A bocce ferme, le accuse sono ancora più taglienti, mirate. Lui lo chiama "l'episodio", "l'ingiustizia colossale": il leader dei Ds, costretto a battere in ritirata ad una manifestazione della pace, contestato, insultato, offeso. No, non gli interessa conoscere le facce delle poche decine di scalmanati che hanno guastato la festa. Non sono i Disobbedienti, "parte di una radicalità fisiologica", il problema. L'ha detto da subito, in una nota, e a voce. Fassino ce l'ha piuttosto con quegli alleati minori che lavorano contro la coalizione, contro "i troppo furbi": "Delegittimano, demonizzano, preparano il terreno che poi porta alle aggressioni". Perché lo fanno? Da mesi ci ragiona, perché "da mesi va avanti questa storia, ho tutte le collezioni dei giornali, le dichiarazioni, registro i comportamenti, assisto alla continua mistificazione, quasi caricaturale, fatta nei confronti delle nostre posizioni sulla guerra". Si è fatto un'idea che non è lusinghiera per i destinatari: chi ha creato "volutamente" il clima brutto dell'altro giorno, cerca di uccidere "il progetto della lista unitaria", magari per portare a casa, alle elezioni, "qualche punto in più in percentuale". ... Fassino non rifà i nomi, tanto sono già usciti: Oliviero Diliberto, Marco Rizzo, Alfonso Pecoraro Scanio... Ha registrato "una certa timidezza" nelle loro reazioni del giorno dopo, "segno che hanno capito che c'è un problema". Il problema sta nell'aver "descritto chi non diceva "fuori dall'Iraq subito", come un nemico, un servo di Bush". Il problema, dice ai suoi, è che "c'è molta malafede". Uno per tutti: il "caso clamoroso" di Zapatero. Il leader socialista chiedeva, ancor prima di vincere le elezioni spagnole, una svolta in Iraq, pena il ritiro delle truppe. "E' la stessa posizione della Lista Unitaria, ma sono riusciti ad usare Zapatero contro di noi, l'hanno giocato contro di noi. Faziosità insopportabile, inaccettabile. Gli stessi parlamentari che mi dicevano "perché non fai come Zapatero?", quattro giorni prima non hanno votato il nostro ordine del giorno che conteneva esattamente quella proposta...". La Repubblica Scrive alzataconpugno (lo copio qui perchè mi ci rispecchio... alquanto! Sono stufa... (e ho paura) Per quelli di destra sono di sinistra. Per quelli di sinistra sono di destra. Per i moderati sono troppo estremista. Per gli estremisti sono troppo moderata. Se dico che sono contro la guerra in Iraq così come è stata condotta dall'amministrazione Bush, mi dicono che sono anti-americana. Se dico che ritirare le truppe dall'Iraq adesso senza un passaggio di consegne alle Nazioni Unite è sbagliato, sono una 'sporca' imperialista. Se dico che il governo di Sharon dovrebbe adottare una linea politica diversa, sono antisemita. Se dico che è terribile dover mandare i figli a scuola su due autobus diversi, non capisco il dramma dei palestinesi. Se dico che capisco che Al Fatah, Al Aqsa e quant'altro possono sfruttare la disperazione di gente che vive in condizioni limite nei campi profughi per trasformarli in kamikaze, sto giustificando il terrorismo. Se dico che la guerra e l'intelligence non possono da sole sconfiggere le multinazionali del terrore e vincere la guerra asimettrica, ma bisogna necessariamente lavorare per eliminare in concreto giustizie e disuguaglianze, vengo etichettata - nel migliore dei casi - come una stupida sognatrice, nel peggiore come una che giustifica il terrorismo e una fondamentalista islamica. Se parlo di trasformazione dei conflitti, mi viene detto che voglio scendere a patti con 'il male'. Se mi oppongo alla visione stile Armageddon dello scontro di civiltà, sono una che vuole la fine del mondo occidentale. Se sostengo che tutti possano parlare tra di loro, che il mondo sia pieno di persone e non di americani, ebrei, arabi, comunisti, europei, meridionali, e quant'altrro e che queste persone possano essere più o meno di vedute aperte, più o meno conservatrici, più o meno progressiste senza dare a nessuna di queste caratteristiche una connotazione politica o un giudizio di merito, mi si dice che sono una pavida, che devo prendere posizione, che 'non ho le palle' (e chissenefrega...), che finirò sotto un burqa... Non posso più connotarmi come una persona con una mia identità propria, con delle mie idee, devo essere contro per 'esistere', per trovare una mia posizione nel mondo e poter parlare. Nell'eterna lotta tra l'essere e l'avere (in cui ho sempre tifato per il primo), sta sì vincendo l'essere, ma un essere che sa nutrirsi solo di contrapposizione e non di costruzione... e questo, francamente, mi fa paura...




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21 marzo 2004

ma perchè in Italia non ci puo' essere ...

un grande partito socialista ?????????????? Di D'Alema, in passato, non ho apprezzato molte cose, soprattutto un'idea elitaria della gestione del potere, un disinteresse ostentato verso la 'base (eppure se la situazione iraquena fosse stata discussa e spiegata, a 'sinistra', quanti equivoci in meno ci sarebbero!) Pero' una cosa condivido, anche se non mi pare si sia mai battuto molto davvero in questa direzione. Riformisti, asinelli, tricicli... Non è solo il pericoloso abbraccio con gli Speculanti di cui sopra, a soffocare la sinistra, ma a mio modo di vedere anche l'opposto (opposto? ma anche gli Speculanti non nascono principalmente nelle Parrocchie ???) abbraccio fatale della cosiddetta sinistra cattolica, ex dc o neo dc alla Rutelli Sono convinto che invertire la rotta, e dirigere la barra del timone verso il porto del socialismo europeo sia arduo e richieda tempo... ma per come stanno andando le cose mi sembra che il tempo ci sia: quante legislature ancora passeremo sotto il Ponte del Cavaliere ? Forse, iniziando adesso.... !!!!




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21 marzo 2004

Gli Speculanti, e l'Asse del Male

I primi a definire 'impero o asse del male' USA, Israele ed Occidente in genere credo siano stati i fondamentalisti islamici (Komeini?) o i libici col libretto verde di Gheddafi... Ho scritto prima che le contrapposizioni ideologiche attuali mi ricondano lo specchio di Alice. Ma con un'importante differenza: Alice 'di qua' dallo specchio si ritrovava in un mondo 'normale', mentre 'al di là' entrava nell'universo del Cappellaio Matto e della Dama di Picche. Invece, tra opposti ideologi, i due mondi sono entrambi 'bizzarri' e indecifrabili dalla logica 'comune'. Perchè? Qualcuno ieri diceva in una qualche trasmissione TV che era una 'tattica slava' il combattimento 'speculare', l'imitazione a specchio dei gesti del nemico per 'sbilanciarlo'. Ecco. Gli speculanti o sbilancianti ideologici giocano a rispecchiare l'un l'altro in una spirale infinita teoremi, tesi, comportamenti, valori. Allora se gli USA appoggiano lo Scià di Persia, Komeini diventa specularmente l'eroe rivoluzionario; se Milosevic, costui è il capo del male, tranne precipitare ad Angelo Difensore dei Serbi nel momento in cui gli USA lo mollano, ed i kossovari (NB islamici) gli schiavi di Satana Stesso percorso per Rabin, o Saddam, o Bin Laden, o Arafat... gli Arabi, gli Ebrei, gli Irakeni, i Russi, i Ceceni, i Cinesi... i Turchi, i Kurdi (ricordate Ochalan?)... Ciò che viene attaccato dagli uni viene difeso a oltranza dagli altri, valori e 'ideali' inclusi ed alla fine è QUESTO che conta: TENERE L'ALTRO AL DI LA' DELLO SPECCHIO (DEFORMANTE) perchè a definire non sono ragioni, idee, valori condivisi e pensati, emozioni e passioni civili, ma L'ALTERITA' IN SE', senza nome e senza volto, o meglio, col passamontagna, viso e volto coperti... Qualcuno tempo fa parlava di veli.... ;) ?????




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21 marzo 2004

Candide ou l'optimisme

Traduit de l’allemand de M. le docteur Ralph avec les Additions qu’on a trouvées dans la poche du Docteur, lorsqu’il mourut à Minden, l’An de Grâce 1759 CHAP. I. — Comment Candide fut élevé dans un beau château, et comment il fut chassé d’icelui. Il y avait en Vestphalie, dans le château de M. le baron de Thunder-ten-tronckh, un jeune garçon à qui la nature avait donné les moeurs les plus douces. Sa physionomie annonçait son âme. Il avait le jugement assez droit, avec l’esprit le plus simple; c’est, je crois, pour cette raison qu’on le nommait Candide. Les anciens domestiques de la maison soupçonnaient qu’il était fils de la soeur de monsieur le baron et d’un bon et honnête gentilhomme du voisinage, que cette demoiselle ne voulut jamais épouser parce qu’il n’avait pu prouver que soixante et onze quartiers, et que le reste de son arbre généalogique avait été perdu par l’injure du temps. Monsieur le baron était un des plus puissants seigneurs de la Vestphalie, car son château avait une porte et des fenêtres. Sa grande salle même était ornée d’une tapisserie. Tous les chiens de ses basses-cours composaient une meute dans le besoin; ses palefreniers étaient ses piqueurs; le vicaire du village était son grand aumônier. Ils l’appelaient tous monseigneur, et ils riaient quand il faisait des contes. Madame la baronne, qui pesait environ trois cent cinquante livres, s’attirait par là une très grande considération, et faisait les honneurs de la maison avec une dignité qui la rendait encore plus respectable. Sa fille Cunégonde, âgée de dix-sept ans, était haute en couleur, fraîche, grasse, appétissante. Le fils du baron paraissait en tout digne de son père. Le précepteur Pangloss était l’oracle de la maison, et le petit Candide écoutait ses leçons avec toute la bonne foi de son âge et de son caractère. Pangloss enseignait la métaphysico-théologo-cosmolo-nigologie. Il prouvait admirablement qu’il n’y a point d’effet sans cause, et que, dans ce meilleur des mondes possibles, le château de monseigneur le baron était le plus beau des châteaux et madame la meilleure des baronnes possibles. « Il est démontré, disait-il, que les choses ne peuvent être autrement: car, tout étant fait pour une fin, tout est nécessairement pour la meilleure fin. Remarquez bien que les nez ont été faits pour porter des lunettes, aussi avons-nous des lunettes. Les jambes sont visiblement instituées pour être chaussées, et nous avons des chausses. Les pierres ont été formées pour être taillées, et pour en faire des châteaux, aussi monseigneur a un très beau château; le plus grand baron de la province doit être le mieux logé; et, les cochons étant faits pour être mangés, nous mangeons du porc toute l’année: par conséquent, ceux qui ont avancé que tout est bien ont dit une sottise; il fallait dire que tout est au mieux. » Candide écoutait attentivement, et croyait innocemment; car il trouvait Mlle Cunégonde extrêmement belle, quoiqu’il ne prît jamais la hardiesse de le lui dire. Il concluait qu’après le bonheur d’être né baron de Thunder-ten-tronckh, le second degré de bonheur était d’être Mlle Cunégonde; le troisième, de la voir tous les jours; et le quatrième, d’entendre maître Pangloss, le plus grand philosophe de la province, et par conséquent de toute la terre. Un jour, Cunégonde, en se promenant auprès du château, dans le petit bois qu’on appelait parc, vit entre des broussailles le docteur Pangloss qui donnait une leçon de physique expérimentale à la femme de chambre de sa mère, petite brune très jolie et très docile. Comme Mlle Cunégonde avait beaucoup de dispositions pour les sciences, elle observa, sans souffler, les expériences réitérées dont elle fut témoin; elle vit clairement la raison suffisante du docteur, les effets et les causes, et s’en retourna tout agitée, toute pensive, toute remplie du désir d’être savante, songeant qu’elle pourrait bien être la raison suffisante du jeune Candide, qui pouvait aussi être la sienne. Elle rencontra Candide en revenant au château, et rougit; Candide rougit aussi; elle lui dit bonjour d’une voix entrecoupée, et Candide lui parla sans savoir ce qu’il disait. Le lendemain après le dîner, comme on sortait de table, Cunégonde et Candide se trouvèrent derrière un paravent; Cunégonde laissa tomber son mouchoir, Candide le ramassa, elle lui prit innocemment la main, le jeune homme baisa innocemment la main de la jeune demoiselle avec une vivacité, une sensibilité, une grâce toute particulière; leurs bouches se rencontrèrent, leurs yeux s’enflammèrent, leurs genoux tremblèrent, leurs mains s’égarèrent. M. le baron de Thunder-ten-tronckh passa auprès du paravent, et voyant cette cause et cet effet, chassa Candide du château à grands coups de pied dans le derrière; Cunégonde s’évanouit; elle fut souffletée par madame la baronne dès qu’elle fut revenue à elle-même; et tout fut consterné dans le plus beau et le plus agréable des châteaux possibles. In http://www.chez.com/bacfrancais/candide-voltaire.html si trova Biographie de Voltaire Texte intégral de Candide (193 ko) Voici les différents extraits de l'œuvre dont les études vous sont proposées : Résumé de Candide Synthèse sur Candide - Incipit du livre (1ère page) - Le château de thunder-ten-tronckh chapitre 1er - Comment Candide se sauva d'entre les Bulgares chapitre 3ème - Fessé, Absous et Béni chapitre 6ème - L'Utopie de L'Eldorado chapitre 17ème - Eldorado chapitre 18ème - Le nègre de Surinam chapitre 19ème - Conclusion Annexe : Comparaison de Candide et La Princesse De Babylone. O anche Resources for study of Voltaire's Candide dove si trova il Text of Candide, in French (1759; University of Virginia)




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21 marzo 2004

dubbio

quelli che nelle loro manifestazioni di piazza o in rete insistono a voler scacciare altri, sembrano molto aggiornati e 'sgamati': ma in realtà - non avendo letto Orwell, pensano di essere molto intelligenti perchè ispirandosi al grande fratello ... 'nominano' qualche individuo in carne e ossa o qualche nick, senza nemmeno distinguere bene l'uno dall'altro ... !




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21 marzo 2004

Gli specchi di Alice

Lila scrive "La descrizione di Robert Fisk, era stata prevista già prima della guerra da..." Sì, dallo stesso Robert Frisk !! Ma questo cosa vuol dire? Cari signori la 'schizofrenia' è iscritta nella Storia Contemporanea, e il fatto di viverla male o come una malattia, non significa affatto che sia guaribile o che siamo vicini ad aver trovato una cura Se uno legge Lila (o Frisk) si trova da una parte dello specchio, se legge Karen dall'altra parte del medesimo specchio e allora una delle due: come Coen, come Fassino, come forse nel mio piccolo anch'io si pone il problema, si accorge e manifesta che 'sta male' o preferisce negare lo specchio, e siccome non gli basta sbertucciare la realtà, un po' come fanno gli scimpanzè di fronte ad un problema che non riescono a risolvere: ci sputano addosso, e deridono l'aria triste di Fassino, la sua magrezza ascetica, appagandosi della propria auto-affermata pasciuta rotondità o fa esattamente come quelli di prima, ma si incazza con lo specchio e con chi insiste ad affermarne la strana natura disvelante realtà contradditorie e irriducibili l'una nell'altra, lo assale per eliminarlo, magari anche fisicamente, ma soprattutto per metterlo a tacere. Rivernicia di rosso o di nero lo specchio, e si ripete coattivamente, ossessivamente che l'altra faccia non esiste! inviato il 21.03.2004 11:18:22 a BlogTrotter, La Sintesi ---------- PS oggi mi sento molto in sintonia con quel che trovo scritto in straripando




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20 marzo 2004

Copiaincolla di Robert Fisk, un anno dopo...

Da l'Unità del 20.03.2004 La guerra, giorno dopo giorno di Robert Fisk Cosa ricordiamo di quelle terribili settimane di un anno fa? In guerra si passa la giornata a tentare di salvare la pelle e di notte si rimane stesi nel letto senza poter dormire per il rumore delle esplosioni degli aerei e delle bombe. E passata la nottata bisogna rimanere svegli e vigili per tutto il giorno che segue. C’è da sorprendersi se arriva il momento in cui – quando un uomo ti allunga quella che sembra mezza pagnotta di pane e invece è mezzo neonato – la rabbia è la sola cosa che resta? Le bombe a grappolo sono una nostra creazione. E ricordo con una sorta di stupore come, mentre il crepitio delle armi americane si faceva sentire in direzione del Tigri, riuscii a raggiungere il pronto soccorso del più grande ospedale di Baghdad e dovetti farmi largo in un lago di sangue tra letti di uomini che urlavano, uno avvolto dalle fiamme, un altro che piangeva invocando la madre. Al piano di sopra c’era un uomo disteso su una lettiga zuppa di sangue con in testa una ferita quasi indescrivibile. Dall’orbita dell’occhio destro penzolava un fazzoletto che faceva gocciolare il sangue sul pavimento. Per giorni noi in città avevamo visto le immagini di Bassora e Nassiriya dopo la “liberazione”. Avevamo visto i saccheggi sotto gli occhi noncuranti degli americani e degli inglesi. Sapevamo quello che sarebbe accaduto una volta cessati i combattimenti a Baghdad. E immancabilmente un esercito medievale di saccheggiatori seguì gli americani in città bruciando gli uffici, le banche, gli archivi, i musei, le biblioteche coraniche, distruggendo non solo la struttura del governo ma l’identità dell’Iraq. I saccheggiatori erano disorganizzati ma meticolosi, venali ma poveri. Gli incendiari arrivavano con gli autobus e sapevano benissimo quali erano i loro obiettivi; non toccavano nulla di ciò che distruggevano. Erano pagati. Ma da chi? Fossero stati pagati da Saddam per quale ragione – una volta giunti gli americani a Baghdad – non si sono limitati a mettersi i soldi in tasca e ad andarsene a casa? Se erano pagati per dare alle fiamme gli edifici a lavoro finito, chi li pagava? Naturalmente abbiamo trovato le fosse comuni, l’ecatombe degli anni di barbarie di Saddam - e di molti degli eccidi le potenze occidentali sono state complici – e abbiamo fotografato decine di migliaia di cadaveri, la maggior parte dei quali bruciati nel deserto dopo che l’occidente non aveva appoggiato la sollevazione dei curdi e degli sciiti. Come non hanno mai smesso di ricordarci i parenti addolorati, la “liberazione” era arrivata un po’ in ritardo. Con circa 20 anni di ritardo per essere precisi. Siamo arrivati in questo caos e in questa terra senza legge. Il dissenso non poteva essere tollerato tra i vincitori. Quando scrissi su «The Independent» che i “liberatori” erano «una nuova, estranea e potente forza di occupazione che non aveva alcun legame culturale, linguistico, razziale o religioso con l’Iraq» fui criticato aspramente da uno dei commentatori della Bbc. Vedete come ci ama la gente, strepitavano gli occidentali – proprio come era solito dire Saddam quando portava i suoi servili accoliti a visitare la gente di Baghdad. Ci sarebbero state le elezioni, le costituzioni, i consigli di governo, il denaro... non c’era fine alle promesse che si facevano a questa società tribale chiamata Iraq. Poi arrivarono i grossi appaltatori americani e le multinazionali e migliaia di mercenari: inglesi, americani, sudafricani, cileni – molti di questi ultimi soldati sotto Pinochet – nepalesi e filippini. E quando ebbe inizio l’inevitabile guerra contro gli occupanti noi – le potenze di occupazione e, ahimè, la maggior parte dei giornalisti – inventammo una nuova vulgata per sottrarci alla punizione per l’invasione. I nostri nemici erano “irriducibili” di Saddam, “superstiti” baathisti, “fanatici” del regime. Poi le forze di occupazione uccisero Uday e Qusay e tirarono fuori Saddam da suo buco nel terreno e la resistenza aumentò di intensità. E allora i nostri nemici diventarono “combattenti stranieri” – Al Qaeda – dal momento che i normali iracheni non potevano far parte della resistenza. Dovevamo crederci. Se, infatti, gli iracheni si fossero uniti alla guerriglia come avremmo potuto spiegare che non amavano i loro “liberatori”? Sulle prime i giornalisti furono incoraggiati a spiegare che gli insorti venivano solo da città sunnite, in “precedenza fedeli a Saddam”. Poi la resistenza venne confinata al cosiddetto “triangolo sunnita”, trasformatosi in un ottagono quando gli attentati si moltiplicarono a nord e a sud, da Nassiriya a Kerbala a Mosul e a Kirkuk. Ancora una volta si disse ai giornalisti che si trattava di “combattenti stranieri”, omettendo di ricordare che 120.000 combattenti stranieri in Iraq indossavano la divisa americana. Senza fine era la menzogna del “successo” dell’occupazione. Vero è che le scuole furono ricostruite – e vergogna per gli iracheni coinvolti, spesso saccheggiati per la seconda volta – gli ospedali riaperti e che gli studenti fecero ritorno all’università. Ma i dati riguardanti la produzione di petrolio venivano esagerati e gli attacchi contro gli americani celati sotto una cortina di falsificazioni e reticenze. In un primo momento le forze di occupazione riferivano solamente gli attacchi di guerriglieri nei quali morivano o rimanevano feriti dei soldati. Poi, quando nessuno più poteva nascondere che ogni notte vi erano circa 60 attacchi contro i militari americani, alle stesse truppe fu impartito l’ordine di non fare rapporto in caso di bombardamenti o attacchi che non causavano perdite. Ma con l’approssimarsi del primo anniversario della guerra ogni straniero era diventato un bersaglio. Nel frattempo erano entrati in scena gli attentatori suicidi. L’ambasciata turca, l’ambasciata giordana, le Nazioni Unite, le stazioni di polizia in tutto il Paese – 600 nuovi poliziotti iracheni massacrati in meno di quattro mesi – e poi le grandi moschee di Najaf e Kerbala. Americani e inglesi avvertirono dei pericoli della guerra civile – e altrettanto fecero, ovviamente, i giornalisti – sebbene nessun iracheno avesse mai manifestato il desiderio di un conflitto contro i suoi connazionali. Ma chi voleva questa “guerra civile”? Perché i sunniti – minoranza nel Paese – avrebbero dovuto consentire ad Al Qaeda di mettere in piedi tutto questo quando non potevano sconfiggere la potenza occupante senza l’appoggio, quanto meno passivo, degli sciiti? Mentre ero intento a scrivere un articolo che affrontava questi temi squillò il telefono e una voce mi chiese se ero disposto ad incontrare un uomo che si trovava giù dabbasso: un iracheno di mezza età, insegnante al Cardiff College che era tornato recentemente in Iraq e aveva trovato il Paese in preda alla paura e al dolore. Sua madre, mi disse, aveva appena messo insieme un milione di dinari iracheni per pagare il riscatto che era stato chiesto ad una donna del luogo la cui figlia e la cui nipote erano state rapite da uomini armati a Baghdad nel mese di gennaio. Le due ragazze avevano appena telefonato dallo Yemen dove erano state vendute come schiave. Ad un’altra sua vicina era stato appena riconsegnato il figlio diciassettenne dopo il pagamento di 5.000 dollari ad alcuni banditi armati nella zona di Karada a Baghdad. Mercoledì scorso un altro bambino è stato rapito, questa volta a Mansour, e i rapitori chiedono un riscatto di 200.000 dollari. Un parente del mio interlocutore – e non dimenticate che questa è appena l’esperienza personale di un solo uomo su una popolazione di 26 milioni di iracheni – era appena sopravvissuto ad un attacco contro la sua auto appena fuori Kerbala. L’uomo era diretto a sud dopo essersi aggiudicato l’appalto per gestire un garage in città. Si trovava su un automezzo Akea insieme ad 11 compagni quando erano stati fatti oggetto di ripetuti colpi di pistola. Un uomo era morto – aveva trenta fori di proiettile sul corpo - e il parente del mio visitatore, facendosi largo in mezzo al sangue dei suoi amici, era stato il solo ad uscire illeso dallo scontro. Non c’è da sorprendersi quindi se le autorità di occupazione si rifiutano di fornire cifre sul numero di iracheni morti dopo la “liberazione” – o ancor più durante l’invasione – e preferiscono parlare del “passaggio di mano della sovranità” da un gruppo di iracheni nominato dagli americani ad un altro e della Costituzione, che è solamente temporanea e che potrebbe sfaldarsi prima che si tengano vere e proprie elezioni – se mai si terranno – l’anno prossimo. Se avessimo potuto prevedere tutto questo – se fossimo stati pazienti e avessimo atteso che gli ispettori dell’Onu portassero a termine il loro lavoro invece di affrontare una guerra e implorare la pazienza ora che i nostri ispettori non sono riusciti a trovare quelle armi così terribili – saremmo con tanta noncuranza entrati in guerra un anno fa? Perché quella guerra non è finita. Non abbiamo assistito alla “fine di importanti operazioni belliche” ma solo ad una invasione e ad una occupazione terminate in una lunga e feroce guerra di liberazione dai “liberatori”. Esattamente come gli inglesi invasero l’Iraq nel 1917 proclamando la loro ferma volontà di liberare gli iracheni dai loro tiranni – il generale Maude usò esattamente queste parole – oggi abbiamo replicato lo stesso macabro copione. Gli inglesi morti nella susseguente guerra di resistenza irachena giacciono ora nel North Gate Cemetery alla periferia di Baghdad, simbolo duraturo ancorché largamente dimenticato della follia della nostra occupazione. © The Independent Traduzione di Carlo Biscotto (fine della seconda puntata) Leggi la prima puntata




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20 marzo 2004

Così se la cavano

all' l'Unità: 20.03.2004 Due milioni di no alla guerra. In 300 provano a rovinare tutto, di Roberto Arduini




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20 marzo 2004

Tutti a Bagdad

Vittorio Foa (noto disobbediente) cita, a L'Infedele, su LA7, Emma Bonino: "tutti in Iraq !" e dice che chiedere che l'ONU intervenga in Iraq significa appunto, secondo lui, "tutti in Iraq" misteri della disobbedienza E’ ORA DI DIRE: TUTTI IN IRAQ di Emma Bonino ... Da radicale, sin dall’inizio mi sono e ci siamo battuti perché l'Onu assumesse un ruolo nella vicenda irachena, e perché si scongiurasse il passaggio alla fase bellica dell'intervento militare anche giocando una carta, quella dell'esilio forzato del dittatore, altrove rivelatasi concreta e ragionevole (penso al caso liberiano). E a maggior ragione, con il nostro progetto di Organizzazione Mondiale della Democrazia, pensiamo a una riforma delle Nazioni Unite che faccia tornare a vivere lo spirito e la lettera della carta fondativa dell’Onu. Ma oggi occorre dire con molta chiarezza che, dopo le divisioni al Consiglio di sicurezza, e dopo la strage dei piu alti funzionari Onu a Bagdad, qualunque richiamo all'Onu rischia di essere un puro alibi retorico, se non è accompagnato da un altrettanto forte richiamo ai Paesi che continuano a stare alla finestra e agli stessi Stati arabi, affinché si decidano ad assumere responsabilità chiare, pesanti, serie. Insomma: al contrario, degli Zapateros la risposta adeguata dovrebbe essere «tutti a Bagdad», tutti determinati ad assumere responsabilità vere contro il terrorismo: solo così avrebbe senso e concretezza invocare l'Onu, e/o la Nato, quali espressioni, appunto, di responsabilità condivisa e non del noto «armiamoci e partite». Infine, abbandonare gli iracheni ( come i Checheni e ieri i bosniaci e tanti altri) nell'ora del bisogno e in un momento cosi decisivo oer il loro futuro, non ha nulla di nobile. Non è un comportamento di cui noi democratici, potremo mai andare fieri. ------- Di Emma Bonino, vedi anche Intervista ad Emma Bonino: Democrazia araba? Urge azione europea (Notizie Radicali - 17 mar 2004)




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20 marzo 2004

20 Marzo 2004, pensieri sparsi a proposito di pace guerra

Mi auto copioincollo da BlogTrotter, La Sintesi (i post sono firmati Candide, o senza firma) ma come vi sentite tutti superiormente superiori e distanti da questo mondo di m. !! ma che volete? la catarsi finale? il rogo purificatore? l'estinzione assoluta e definitiva de male? ma da dove scrivete? da quale lontana galassia? Io vivo qui, sulla Terra, e qui pare che degli ominidi si arrabattino da qualche centinaio di migliaia di anni per ridurre la miseria umana e materiale. Non è certo il migliore dei mondi possibili, ma l'oggi, per chi ha un minimo di prospettiva sul passato, non è peggio di ieri, caso mai un filino meglio liberarsi da soli da tiranni e dittature? ma dove e quando è mai successo ? e soprattutto COME ? forse soltanto nella vostra fantasia e lontana galassia... (Candide) inviato il 20.03.2004 09:41:54 cosa c'è che non va nell'articolo di Fassino ? A Lila non sta bene la 'politica preventiva'... cosa le sta bene? la GUERRA preventiva? il NULLA preventivo? il SONNO perenne in attesa che gli oppressi e i falcidiati dalle bombe amiche o nemiche si liberino da soli? Scrive Fassino: "... Si tratta di prosciugare le "paludi dell'odio", quei conflitti e quelle tensioni - in primo luogo in Medio Oriente - che non possiamo più liquidare semplicemente come "guerre locali", perché in epoca di globalizzazione ogni conflitto, anche locale, è miccia di un'esplosione che può divenire generale. Si tratta di abbattere o quanto meno di aprire dei varchi in quel muro di incomunicabilità, diffidenza, odio che separa le società dei paesi emergenti - in primo luogo quelle segnate dall'Islam - dall'occidente vissuto sempre più come altro, estraneo, quando non come "espropriatore". Si tratta di combattere davvero e con determinazione la povertà e il sottosviluppo. Si tratta di affermare il carattere globale della libertà, dei diritti, della democrazia, liberandoci - noi occidentali, anche noi della sinistra occidentale - da quella forma di relativismo culturale che ci ha portato a giustificare altrove quel che non avremmo mai accettato a casa nostra. E soprattutto: se non vogliamo che l'unico strumento per sconfiggere i terroristi o abbattere i dittatori sia la guerra, vanno individuati strumenti politici con cui ottenere lo stesso obiettivo. "La democrazia non si esporta", certo. Ma questo non può significare essere passivi di fronte a chi la nega. E allora se pensiamo che le "guerre preventive" siano sbagliate, dobbiamo dotarci di una "politica preventiva". Non è pensabile un mondo che si fa globale in tutto, ma non nella sovranità. Né è credibile una strategia di pace, stabilità e sicurezza affidata solo agli Stati nazionali e alle loro relazioni. Si pone ormai in modo urgente il tema di luoghi e sedi di "governo globale", a partire dalle istituzioni sopranazionali già esistenti - l'Onu certo, ma anche il Wto, l'Oit, l'Oms - a cui vanno conferiti, strumenti, risorse, poteri adeguati..." inviato il 20.03.2004 09:51:48 Website: http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/politica/iraqita1/iraqita1/iraqita1.html se il concetto è una sorta di 'autodeterminazione' della propria libertà (individuale? di clan? etnica? culturale? nazionale? di classe? QUALE?) e liberazione da tiranni, dittatori, oppressori ma che vi state tanto a scaldà su Bush, il Cav, Sharon, Arafat & Company ? tanto, ciascuno si libera da sè !!! sediamoci tutti sulla riva del fiume e aspettiamo di veder passare il cadavere del nostro nemico... (Mao Tze Tung) Candide inviato il 20.03.2004 10:01:58 o era Confucio ? o Mao che citava Confucio? o Lao Tze ? ha importanza ?! inviato il 20.03.2004 10:03:39 sintesi ? scrive Leonardo Coen "Iraq, Europa. Iraq, Stati Uniti. Iraq, Occidente. Noi siamo bravi a rovesciare un cattivo regime, ma non siamo capaci di metterne in piedi uno buono." Forse perchè 'cattivo' sappiamo che puo' andare oltre i limiti dell'immaginabile (lager, deportazioni, atomica, bosnia, kossovo, zainetti bomba ecc) e invece 'buono' non è mai sufficiente? Forse pero' allora si potrebbe introdurre il concetto di 'sufficientemente' buono... inviato il 20.03.2004 10:32:02 o forse meglio ... provvisoriamente... buono... inviato il 20.03.2004 10:34:09 oltre alla Guerra Preventiva, alla Guerriglia Preventiva, alla Politica Preventiva... vedo pure una... Democrazia Preventiva tutto sta a intendersi (un po' come per l' "intelligence") su cosa si intende per "preventivo" vogliamo mettere un profilattico al caos ?!? praticare il coitus interruptus globale ? meglio il pillolo, la pillola, la spirale guerriglia/guerra o pacifismo/pace ? o liberare la fantasia e l'eros... ???????? Candide-perplesso inviato il 20.03.2004 11:44:47 Website: http://www.ilmanifesto.it/assemblee/assemblee.html ... forse chi subisce il potere puo' ribellarsi e, a meno che non abbia scaricato il kit 'fai-da-te', se non ce la fa da solo puo' chiedere aiuto il potere non è sempre buono nè sempre cattivo, e neppure chi lo detiene: sta agli individui ed ai popoli decidere se e quando e quanto sono oppressi e se come quando (magari ora) chiedere aiuto a chi lo puo' dare... Bakunin? inviato il 20.03.2004 13:49:26 tutti a dire facciamo come in Spagna... ma in Spagna le elezioni le ha vinte Zapatero o il sosia spagnolo di Agnoletto ? "12.00 - La presenza di Fassino e Rutelli alla manifestazione di oggi a Roma "è una nostra vittoria". Lo dice Vittorio Agnoletto, mentre il corteo si prepara a partire" inviato il 20.03.2004 13:58:02 Website: http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial1.html l'uomo disarmato chi è? il buon Saddam, l'ascetico Bin Laden, l'austero Ayatollah, il patriarca Arafat ? "13.12 - Davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma militanti di Rifondazione comunista e Comunisti italiani hanno steso due enormi bandiere della pace sulle quali è scritto: "Guerra e terrorismo, due facce della stessa medaglia, via le truppe dall'Iraq". Su uno dei carri in piazza, c'è una caricatura di Bush che spara a un uomo disarmato e tiene al guinzaglio un cane con il volto di Berlusconi. Dietro, le caricature di Prodi e D'Alema che inseguono l'Europa su un triciclo" inviato il 20.03.2004 14:02:07 i mandanti si deve supporre siano gli stessi che stanno dando la caccia ai Talebani e li costringono a cercare rifugio tra le montagne (fosse vivo Kubrik, qualcuno direbbe che sono solo le riprese per un suo prossimo film: dalla Luna alla Mezzaluna...) "Uno striscione dei Disobbedienti recita "Bush, Blair, Berlusconi: ecco i mandanti. Fuori l'Italia dall'Iraq occupato"" inviato il 20.03.2004 14:07:32 baci di pace ... 18.12 - "Siamo contenti che Fassino sia stato cacciato via dal corteo". Questo il commento del leader dei Disobbedienti romani Guido Lutrario; "la gente lo ha contestato e il servizio d'ordine dei Ds ha reagito malamente. Così sono stati cacciati via". "Siamo contenti che Fassino sia uscito da una manifestazione dove non era ben voluto". ----- Una manifestazione di pacifisti senza pulizie ideologiche, che manifestazione pacifista sarebbe? ----- 18.00 - Nicola Zingaretti, segretario della Federazione romana dei Ds, ha detto "siamo stati aggrediti selvaggiamente da un gruppo, probabilmente, di esponenti dei centri sociali. Denunciamo l'aggressione di stampo fascista, che non turberà la nostra ferma volontà di continuare a batterci per la pace" ----- quando capiranno che è ora di smetterla di definire 'di sinistra', 'comunisti', 'pacifisti' quelli che non lo sono per nulla, e che è ora di smetterla di aumentare il numero dei loro partecipanti facendo partecipare autentici democratici e saggi difensori della pace? l'aggressione era di stampo fascista? e allora iniziate a definirli fascisti, senza se, senza ma ... inviato il 20.03.2004 18:41:44 repetita juvant .... "12.00 - La presenza di Fassino e Rutelli alla manifestazione di oggi a Roma "è una nostra vittoria". Lo dice Vittorio Agnoletto, mentre il corteo si prepara a partire" 18.12 - "Siamo contenti che Fassino sia stato cacciato via dal corteo". Questo il commento del leader dei Disobbedienti romani Guido Lutrario; "la gente lo ha contestato e il servizio d'ordine dei Ds ha reagito malamente. Così sono stati cacciati via". "Siamo contenti che Fassino sia uscito da una manifestazione dove non era ben voluto". AHI AHI AHI AGNOLETTO !!! inviato il 20.03.2004 18:59:21 è comunque un primato mondiale, anzi globale ! scorrendo le cronache delle manifestazioni nel resto del mondo non si trova traccia di 'cacciate' di esponenti dell'OPPOSIZIONE ai governi che hanno dato avvio un anno fa alla guerra !!!!! SEMO PRIMI !!! E UNICI !!!! FORZA BARTALI !!!! inviato il 20.03.2004 19:03:48 un'esigua minoranza ripetono in coro... dipende dai punti di vista.. infatti: "17.54 - "Lo abbiamo fischiato e continueremo a fischiarlo per il vergognoso astenersi sulla questione del ritiro delle truppe italiane in Iraq". Così Francesco Rapanelli dei Disobbedienti ha spiegato le contestazioni al segretario dei Ds Fassino. "NON ESISTE UNA MOBILITAZIONE BIPARTISAN, SIAMO NOI I PIU' FORTI", ha concluso eh già... un'esigua minoranza sono 'gli altri'. 'Loro' erano più di due milioni! inviato il 20.03.2004 19:26:30 ---------------------------- PS ringrazio lo staff de Il Cannocchiale che DOPO UN ANNO (!!!!) mi consente di scrivere di nuovo in questo blog... senza obbligatoriamente dover (re)installare una qualunque versione di Windows !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




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