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27 febbraio 2007

Grande Freddo e Loquacità, tra Pentiti, Dissociati, Traditori e Irriducibili.

Le 'br', o meglio gli arresti di una decina di giorni fa, hanno reso attuale non la 'rivoluzione proletaria', ma un atteggiamento, che dura da quasi 30 anni.

Il terrorismo fu allora sconfitto con quella che allora si definiva la 'differenziazione' degli arrestati. Iniziarono, alcuni, a tradire, punto e basta, l'omertà con i 'compagni', seguirono i pentimenti, con penitenza e assoluzione dai peccati, e infine le dissociazioni, roba da purgatorio.

Se fu giusto, come pure nei confronti della mafia, rompere l'omertà, il giuramento non scritto, ma reso sacro da rituali e tradizioni secolari, sia all'interno dei cd rivoluzionari sia nella 'malavita', in base al quale chi tradiva era un 'infame', perchè, qualcuno l'ha scritto e ripetuto anche in questi giorni, solo la verità è rivoluzionaria, quell'atteggiamento, che induceva ad un liberi tutti da qualunque patto, dall'amore all'amicizia, dall'associarsi per obiettivi comuni alla 'lotta' politica, è penetrato profondamente nella società italiana.

Non più tardi di ieri abbiamo (ho) appreso che i Verdi, di Pecoraro Scanio, non sono mai stati, non sono e non saranno mai comunisti, il che è alquanto strano per chiunque abbia anche solo un vago ricordo delle origini dei Verdi, in Italia, della loro travagliata, ma anche composita, storia.

E Prodi si sfoga contro i ministri

"Finitela di dire la vostra su tutto"

di MARCO MAROZZI

titola Repubblica.it

Prodi con l'occhio non solo al voto in Senato e alla Camera, cerca di stoppare l'idea di scelte già definite. E ripete che adesso a decidere e parlare sarà lui. "C'è un tavolo di concertazione con sindacato e forze economiche. Non è un tavolo di trattativa, ma per trovare le soluzioni migliori per il Paese". Nessun accenno quindi, nella nuova fase del governo post-crisi, a quella "doppia concertazione" di cui si ventilava, con mediazioni anche fra i partiti di governo. La trattativa sarà tutta direttamente con le forze sociali ed economiche, senza subire pressioni, senza cedere alle polemiche fra l'ala massimalista che cerca di uscire dal grande freddo in cui si è cacciata e quella riformista della coalizione...
Alfonso Pecoraro Scanio
(quello che non è mai stato, non è e non sarà mai 'comunista') che parla della base Usa di Vicenza dicendo che "non c'è nei dodici punti e che si potranno rivedere alcune scelte". Facendo irritare i responsabili di Difesa ed Esteri, Parisi e D'Alema, primi tutori - insieme al presidente del Consiglio - degli "impegni internazionali". Poi c'è Paolo Ferrero di Rifondazione che fissa paletti sulla riforma delle pensioni e chiede a Prodi di inserire il problema della casa nel suo discorso di oggi...
Il tira-molla sui "Dico", assenti nei dodici punti ma con tanti esponenti politici subito attenti - come la ministra Barbara Pollastrini - a ricordare che sono già alle Camere. E ancora Pecoraro Scanio
(quello che non è mai stato, non è e non sarà mai 'comunista') che sempre a Repubblica Tv spulcia i dodici punti su cui si dovrebbe fondare il rilancio della coalizione sostenendo: "Non c'è la Tav, non è proprio scritta". In realtà al punto 3 ci si impegna alla "rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torno-Lione)". E il ministro verde se la prende con "la sinistra industrialista ed arrogante".

Una bella sfida, non c'è che dire, tra la Sinistra di Governo (LUI), la Sinistra di Palazzo (quella parlamentare, dal PRC ai Radicali), e la Sinistra Mediatica, quella che scrive sulla stampa e si recita in TV e sui più diversi Media.
Con abili e 'biforcuti' distinguo tra la Sinistra dei Partiti, la Sinistra del Sindacato, la Sinistra delle Piazze, ciascuna con propri steccati, muri e muretti, ben attenta a non uscire dal 'seminato', ovvero dal proprio Ruolo Istituzionale (deciso dalla Sinistra di Governo, ovvero da Romano Prodi).

Ma... chi credono di INCANTARE?

Ri cito Rossana Rossanda, che ha scritto su "il manifesto" di oggi non siamo nati ieri

No, ahimè, non siamo nati ieri, non sono nato ieri, ma nello scorso millennio. E non è detto che sia questa gran sciagura, fin che abbiamo ancora, ho ancora memoria, in questi giorni in cui tutti sembrano averla peduta: tutti pentiti o dissociati, tranne un paio di traditori e di irriducibili ...

Scrive
Hurricane_53

Centrosinistra, crack!

per la politica italiana si aprirebbero scenari potenzialmente sconvolgenti. Il fallimento strutturale dell'esperienza di centrosinistra, perché di questo si tratta, la fine eventuale dell''alleanza larga' voluta da Prodi, estesa dal centro all'estrema sinistra come strumento per il confronto bipolare con la Casa delle libertà, innescherebbe infatti una specie di Big bang, tale da modificare in profondità tutto il sistema politico. Il partito democratico, su cui in aprile si aprirà un confronto fra i Ds dagli esiti non del tutto scontati, potrebbe apparire fra poche settimane un'ipotesi irrealistica rispetto alla fase politica in atto. La dimostrazione sul campo che non c'è una possibilità di convivenza con la sinistra radicale può indurre i centristi dell'Unione, dall'Udeur di Clemente Mastella alla Margherita, ad allargare la partita delle alleanze. Mani libere, quindi. Per tutti. Con effetti virtualmente distruttivi sul sistema bipolare.

(Edmondo Berselli - L'Espresso)

Del Sistema Bipolare uno (io) potrebbe anche pensare: ecchissenefrega!

Ma quello che è più preoccupante è la possibile annunciata sconfitta di TUTTA LA SINISTRA italiana, una sorta di Aventino, o di Non Possumus che cancellerebbe ed escluderebbe per qualche decennio un buon terzo dei cittadini di questa Repubblica dal partecipare in un qualunque modo alla vita politica, ponendoli totalmente fuori gioco.




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24 febbraio 2007

Prodi I? No! Un Consolato, Veltroni Follini, per la Coesione.

11:19 Veltroni: I distinguo indeboliscono il governo, ci vuole coesione "Il Paese ha bisogno non di uno spirito di parte ma di capacità coesiva. Non possiamo continuare nel segno dei contrasti e delle divisioni. Bisogna mettere fine ai tanti distinguo perché alla fine indeboliscono l'azione del governo".

Walter Veltroni invita il centrosinistra a marciare compatto per superare al più presto la crisi politica in cui versa il governo Prodi, parlando al Teatro Brancaccio. "Questo esecutivo ha ottenuto dei risultati straordinari. Ma -avverte il sindaco di Roma- non ci possono essere 12 mila distinguo, interviste e dichiarazioni una diversa dall'altra. Ha fatto bene Prodi a chiedere ai leader dell'Unione una convergenza maggiore e migliore" su nuovi punti programmatici.

Repubblica.it

Mi ripeto.... coesione va bene,  a patto che intanto non si scolli il Paese... che si incollino tra di loro, e il Parlamento diventi un convitato di pietra, non è condizione né necessaria né sufficiente perchè una democrazia seguiti a potersi chiamare tale, tantomeno per renderla più 'matura'. Che ci pensino, finché ne hanno tempo.




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19 febbraio 2007

E si trovò poco Amato

Milano, al convegno vietato l'ingresso agli studenti "per motivi di sicurezza"
Disagio del titolare del Viminale: "Perchè considerarli una categoria pericolosa?"
Amato e Padoa-Schioppa alla Statale
Ma all'Università l'Aula Magna è semivuota

Amato e Padoa-Schioppa alla Statale. Ma all'Università l'Aula Magna è semivuota

Il ministro dell'Interno Giuliano Amato
MILANO - Convegno blindato fino a risultare deserto oggi all'Aula Magna dell'Università Statale di Milano nonostante tra i relatori ci fossero due ministri, Giuliano Amato e Tommaso Padoa-Schioppa. In aula non più di 150 persone, compresi giornalisti e i numerosi addetti alla sicurezza.

Il convegno aveva come tema 'La riforma delle autorità indipendenti'. Ed è stata proprio la presenza dei due ministri a spingere gli addetti alla sicurezza a vietare agli studenti l'ingresso nell'Aula Magna. Per loro era stata prevista la videoconferenza nell'aula 201. Ma nell'aula 201 non è venuto nessuno.

Di questo si è dispiaciuto in particolare il ministro Amato che all'inizio del suo intervento ha sottolineato il proprio "disagio" come professore universitario. "Come professore, mi mette a disagio parlare all'Università senza la presenza di studenti. Mi mette a disagio il fatto che vengano considerati una categoria pericolosa". Amato ha aggiunto che avrebbe "cercato di capire il perchè" di questa scelta organizzativa.


(19 febbraio 2007)

http://www.repubblica.it




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10 febbraio 2007

Gli Scricchiolii di Rossana Rossanda.

Scricchiolii

Rossana Rossanda

Lettera a 'il manifesto', 9 Febbraio 2007

Vacilla da tutte le parti il bipolarismo che dopo il 1989 era eretto a principio base di tutte le assemblee elettive, a imitazione del sistema anglosassone.
Nell'Europa, politicamente più complessa, esso non funziona. Francesi, italiani, tedeschi ben poco conoscono l'uno dell'altro - sa sul serio soltanto chi ha poteri di decisione, la Commissione della Ue, la Banca centrale, l'Ecofin, il coordinamento delle polizie - ma le popolazoni sono investite dagli stessi processi che stanno mandando in fibrillazione i rispettivi scenari istituzionali.
Comune è il ridisegnarsi di un centro che tende a tagliare le ali delle coalizioni che riflettono settori importanti ma politicamente minoritari della società. Questo è il vero oggetto della pericolosa navigazione del centrosinistra di Romano Prodi, in queste settimane sui pacs e sulla politica estera, con il rifinanziamento della missione in Afganistan e il raddoppio o allargamento della base americana a Vicenza. E ancora più difficile sarà, nelle prossime settimane, il tavolo delle pensioni.
La prima negazione del bipolarismo è venuta da tempo dalla Germania con la Grosse Koalition fra Spd e Cdu, che pure avevano già tagliato le famose ali estreme, ed è tornata in sella alle ultime elezioni: in questo caso il bipolarismo funziona soltanto come misura dei rapporti di forza, in un sistema di governo condiviso a dominanza moderata, cioè centrista.
In Italia, la maggioranza di centrosinistra è strattonata nello stesso senso, e non soltanto dall'ala ultrà della Margherita e da Mastella, che gradirebbero liberarsi delle cosiddette sinistre radicali, cioè Rifondazione, Pdc, forse i Verdi e sostitirli con i voti della Udc e qualche transfuga di Forza Italia.
Non è solo una tentazione parlamentare, indotta dalla esilità dei numeri specie al Senato: è l'auspicio della maggior parte dei media antiberlusconiani, basti leggere gli editoriali di Eugenio Scalfari, personalmente non sospetto di volere maggioranze variabili, ma insofferente di quel che chiama «massimalismo» delle sinistre.
In Francia, il classico duello fatale e finale fra due idee del paese che prenderebbe corpo nelle elezioni presidenziali del prossimo aprile, è incarnato dal repentino emergere nella coalizione governativa uscente di una specie di Follini-Rutelli d'oltralpe, Francois Bayrou, che minaccia i due candidati rispettivamente della Ump, Nicolas Sarkozy e del Partito socialista, Segolène Royal. Non che il candidato centrista sembri poter vincere, ma certo morde sull'uno e sull'altra, che finora dominavano incontrastati la scena. Nel sistema di voto francese, al primo turno possono presentarsi tutti coloro che hanno cinquecento firme di già eletti, mentre nel secondo vanno in ballottaggio soltanto i primi due.
In concreto, il 21 aprile saranno in campo per l'uscente centrodestra Jean Marie Le Pen (un cocktail di Almirante e Bossi), Nicolas Sarkozy, attuale ministro degli Interni e ultraliberista, e il rampante Francois Bayrou, mentre l'attuale opposizione presenta ben sei nomi, per i socialisti Segolène Royal, già ministra del governo Jospin e presidente d'una grande regione, Marie George Buffet segretaria del Pcf, Arlette Laguiller, inossidabile leader di Lutte Ouvrière, Dominique Voynet per i Verdi e, se ottengono come sembra le cinquecento firme di sponsors, Olivier Besancenot, segretario della Ligue Communiste Revolutionnaire e José Bové per l'ecologismo senza partito. Fino a tre settimane fa, l'animatore d'una fortunata rubrica ecologica in tv rischiava di prendere un posto trasversale analogo a quello che si propone Bayrou.
Il fascino che, almeno nei sondaggi, hanno i personaggi terzi viene certamente dal fatto che sembrano rompere un gioco prefissato fra ruoli. Ma è apparenza, perché essi non possono che collocarsi sul baricentro delle forze in campo, e variano con il loro variare. Oggi come oggi è un'opzione centrista. Nel 2007 non molto resta delle categorie che strutturavano destra e sinistra fino al 1990; in Francia, differentemente che da noi, resta viva l'opzione antifascista, e se per delusione o dispetto arrivasse ancora una volta al secondo turno Jean Marie Le Pen, tutti i voti si riverserebbero sul suo rivale, chiunque fosse, come nel 2002 si rovesciarono su Jacques Chirac, inclusi giovani e immigrati delle banlieues con le bandiere al vento. E' come se il senso comune, al di là delle Alpi, avesse ereditato dalla seconda metà del Novecento l'intollerabilità per il razzismo e l'antisemismo, cosa che da noi non è avvenuta quando Berlusconi ha sdoganato i fascisti. Mentre è sempre più confusa sulla scena della rappresentanza politica la contraddizione sociale. Dal 1945 agli anni '70 è parso - e sarebbe questione da rivedere senza schematismi - che l'antifascismo contenesse in sé una valenza progressista: fascismo e nazismo erano arrivati a gettare nei campi di sterminio ebrei, zingari e bolscevichi dopo aver devastato tutte le organizzazioni politiche, sindacali e operaie.
Ma oggi, malgrado i suoi connotati imperativi, il liberismo sembra aver perduto le stigmate di un autoritarismo affine, o almeno preparatorio, d'una possibile precipitazione fascista. Esso dilaga fin nelle sinistre storiche.

nota mia: sicura che sia solo il 'liberismo' a dilagare, e non, anche, o invece, un disperato tentativo di recuperare i brandelli residui di 'pensiero liberale', che stentano a sopravvivere, come nella questione dei PACS/DICO, e dell'esplodere del 'potere clericale' più ottuso e fondamentalista degli ultimi 150 anni? Siamo l'Italia del "non possumus" di Papa e gerarchie cattoliche, in cui perfino Rosy Bindi ha negli ultimi giorni l'aria di una donna 'trasfigurata', pure simpatica, per il passaggio che ha dovuto affrontare ponendosi di traverso contro di loro...
E' avvenuto insomma il processo inverso da quando la percezione di una profonda contraddizione fra le classi era penetrata nella cultura democratica niente affatto marxista, ma liberale. Così le costituzioni postbelliche sono sotto attacco e il trattato costituzionale europeo ne ignorava o annacquava in formule vuote ogni ricordo. Non a caso i lavoratori francesi e olandesi hanno votato no.
E' inoppugnabile che questo oscuramento vada inserito nel quadro della globalizzazione, ma è altrettanto inoppugnabile che il dominio capitalistico che la induce non ha nulla di oggettivo e separato dallo scontro di interessi e di idee di società. Ora è questa presunta oggettività che è stata introiettata dalle sinistre storiche, abbattendo anche i residui delle socialdemocrazie, per cui il nostro centrosinistra, l'opposizione francese e in Germania quella della Cdu, mentre contano sulle sinistre «radicali» per battere il centrodestra, tendono a liberarsene subito dopo.

nota mia: vale anche il rovescio, come ho già scritto qualche post fa
Da che altro è travagliata la coalizione di Prodi? Prodi si è illuso di governarne le contraddizioni con la ragionevolezza e, vocabolo preferito, l'equità. Così ha tenuto sulla finanziaria, così sulla pioggia di liberalizzazioni avanzata da Bersani, che non colpivano direttamente se non nicchie corporative, e ha finora rimandato il tema pensioni nonostante gli strepiti della Commissione o le beneducate ma precise ingiunzioni del governatore Draghi.
Ma esse si squaderneranno presto. Per primo si è presentato lo scontro sulla politica estera. Il governo ha tenuto fede al ritiro dall'Iraq, ma per il resto privilegia ancora la linea di un Bush in declino, invece della nuova maggioranza democratica che regge il Congresso e perfino il Senato, e accenna a una inversione di rotta in Medio oriente. L'Italia, non dovrebbe guardare a questa come a un futuro già iniziato? Sembra invece che il nostro governo abbia l'occhio fisso su una amministrazione non solo disastrosa ma sconfitta, che regge ancora soltanto sulle regole d'un estremismo presidenziale.
Così se nel caso dell'Iraq, il centrosinistra si è tirato fuori, facilitato dall'essere stata quella una guerra decisa unilateralmente, non è riuscito a districarsi dall'Afganistan (che peraltro nel programma dell'Unione non era stato neppure considerato) e dove il conflitto si fa sempre più incandescente.
Se su questo punto si troverà una mediazione (la famosa «discontinuità») questa non basta a fare una politica estera. Se in Iraq e in Afghanistan la priorità italiana è salvare le vite italiane, e su questo non ci piove, è assai poco per sostenere che abbiamo una posizione forte sulla tragedia che, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito a creare.
Il punto centrale per quel settore del mondo e per il mondo, noi inclusi, è il ritiro degli Stati Uniti, per una ragione diversa e cogente: mentre la nostra presenza è stata e resta probabilmente più grave per noi che per gli afghani o iracheni, quella americana costituisce il detonatore che ha messo a fuoco in Medio oriente e moltiplicato il fondamentalismo fino a sconvolgimenti impensabili prima dell'11 settembre e in crescita esponenziali. Gli Stati Uniti si sono fatti simbolo stesso del nemico, ne hanno dato tutti i motivi, e finché vi resteranno non ci sarà pace possibile e si aggroviglieranno anche i conflitti interni. Che gli Usa se ne vadano è una priorità mondiale, e per l'Europa questione di vita o di morte.

nota mia: "Gli Stati Uniti si sono fatti simbolo stesso del nemico, ne hanno dato tutti i motivi" ... mah, anche qui viene data per scontata una lettura, una 'punteggiatura' della lettura della storia degli ultimi 50-60 anni predeterminata. E' possibile anche una lettura capovolta, e diversamente punteggiata. Ci sono stati e ci sono tuttora altri 'interlocutori' di questa storia, a partire dall'URSS per arrivare a Bin Laden, o all'Iran
Non è un disimpegno semplice, tanto più in quanto manca un disegno pacifico alternativo, che non consista solo in beneficienze ma in iniziative politiche - prima di tutto sulla questione Israele e Palestina, già atrocemente guasta. Di fronte alla vastità del problema, che senso ha che il governo si limiti a sganciarsi, e con difficoltà, dall'intervento armato? Non sottovaluto le mosse di Massimo d'Alema, non a caso l'Italia è bersaglio degli ambasciatori (pochini) che hanno scritto la derisoria, oltre che irrituale, lettera di rimprovero al nostro governo. Siamo seri, dopo il ritiro non si sono proposte che genericità davanti a un focolaio che la guerra americana ha alimentato come un fiammifero sulla paglia e che non basterà neppure il ritiro americano a spegnere. E' una rovina umana, politica, culturale di dimensioni crescenti.
Di più, chi ne riconosce le dimensioni? Neppure la sinistra radicale, se si limita al ritiro del nostro contingente, come finora ha fatto. E' vero che non può essere solo l'Italia, dovrebbe essere l'Europa. Ma l'Italia sta premendo sull'Europa? Neanche siamo a un decente lavoro di analisi:
perché in un paese come l'Afganistan, che non era affatto dei più arretrati, i talebani hanno vinto? Perché sono di nuovo in ripresa? Perché l'Iraq ha paurosamente oscillato da Saddam Hussein agli sciiti, e da questi al più brutale conflitto interetnico e interreligioso? Che è avvenuto dei palestinesi che si uccidono nella striscia di Gaza? Una deriva mortale è andata avanti. E non ci vuol molto a vedere che in essa hanno giovato, tutte le proporziooni fatte, anche due opposte debolezze delle sinistre europee, vecchie e nuove: la linea della ingerenza umanitaria e quella di un elogio indifferenziato delle differenze a prescindere dal quadro che solo le può garantire, un sistema politico condiviso di coesistenza. La nostra resta una paralisi politico-intellettuale.

nota mia: effettivamente qui ci sarebbe e c'è da riflettere, a fondo!
Inutile scomodare i grandi problemi per il caso di Vicenza. Su nessun ragionevole argomento poggia la scelta di raddoppiare o allargare una base americana destinata a operazioni logistiche Usa verso il Medio Oriente (che altro se no?). L'attuale governo non è tenuto a onorare le scelte contingenti del governo precedente. Che perdipiù vanno contro al rinsavire dell'opinione americana espressa nelle ultime elezioni.
La fragilità di Prodi su questo punto è così evidente che paiono fin eccessive le preoccupazioni della protesta vicentina di non avere con sé il «governo amico». Non sono autonomi i movimenti, non sono nati per sospingere e non per essere sospinti? Che la manifestazione del 17 febbraio sarà grande è cosa certa. Sarà un problema per il comune di Vicenza, che non pare dotato di grandi lumi, e forse per la maggioranza, ma se la sbrighi la maggioranza.
Sulla quale mi permetto due parole. Nessuno ha obbligato nessuno a candidarsi in una coalizione che si sapeva in partenza divisa su diversi fronti cruciali: non si fa politica soltanto da un'aula parlamentare. E questo va detto alle coscienze inquiete.

nota mia: eh .... !!!!! appunto... e vedi anche come Repubblica di oggi, 10 Febbraio 2007, legge questo passaggio
Ma nessuno obbligava Romano Prodi ad accompagnarsi a coscienze che sapeva inquiete e motivate da culture così differenti: non si mette assieme uno schieramento così articolato senza pagare un prezzo.
Non è corretto che, dentro e fuori la maggioranza, si suggerisca al Presidente del consiglio di passar oltre le esitazioni niente affatto impreviste né superficiali di molti, tanto non avrebbero altra via d'uscita che assumersi la responsabilità di far cadere il governo, riaprendo la strada a un governo di destra. E non è corretto che una minoranza, pur seriamente motivata, risponda: non sei autosufficiente, ti faccio cadere oggi o preparo la tua caduta domani se prendi i voti da un'altra parte. Una coalizione del genere impone a tutti e in egual misura di andare a una mediazione, che a volte consiste semplicemente nell'ascoltare l'altro. Sulla questione di Vicenza, Prodi ascolti quel che non è un fatto personale di un gruppetto di parlamentari. Un governo forte deve saper anche tornare indietro.
Non lo farà? Il problema simmetrico si porrà allora alle sinistre radicali. Io non conto niente, ma non ho mai accusato Rifondazione di aver fatto cadere il governo Prodi la prima volta, quando questi ha rifiutato di procedere su una, chiaramente promessa, «fase due». E' il non esserci andati che ha prodotto la successiva sconfitta del centrosinistra, non la scelta di Bertinotti.
Non sono sicura che se fossi oggi in una delle due camere mi comporterei allo stesso modo. Ma non è un caso che, quando in passato mi è stato proposto di entrarvi, non ho accettato.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/09-Febbraio-2007/art21.html

(Vedi anche
Io, ragazzo del secolo scorso, e zia Rossana Rossanda )




permalink | inviato da il 10/2/2007 alle 13:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

9 febbraio 2007

Gli Interpreti di Dio.

Quando sento parlare di tutela delle minoranze religiose, ho sempre in mente una sorta di mondo bambino, da difendere e tutelare da chi potrebbe prematuramente risvegliare quei bambini dalle loro fantasticherie.

Ma mi chiedo anche: è mai possibile che ancora oggi, dopo 300 anni di Illuminismo e di sviluppo del pensiero laico e areligioso, nonchè scientifico, ci siano persone e gruppi di persone che si presentano come gli unici autorizzati interpreti nientepopodimenoche della parola di DIO, l'essere perfettissimo creatore e signore del cielo e della terra?

Oltretutto, i fondatori o iniziatori delle principali religioni degli ultimi millenni, da Zaratustra a Budda, da Mosè a Gesù, da Maometto a Francesco, fino a Lutero e Calvino, erano e si ponevano ed erano combattuti come eretici, come dissacratori, come scardinatori dell'Ordine precedentemente dominante.

Niente di male che la loro sovversione dell'ordine costituito si appoggiasse su una loro idea di Dio, e su messaggi mistici, perlopiù 'strani' , mediati da sogni o visioni o scritture arcane, in qualche modo casuali, serendipici, dis-ordinati.

Niente di male che il loro pensiero ed entusiasmo riformatore e rivoluzionario trascinasse masse di milioni di umani a cambiare il mondo della loro epoca, in Persia, in India, in Cina e Giappone, in Egitto e Israele, a Roma e nel mondo arabo, e infine in Europa e in America.

Ma appunto, ogni volta, la cosa si è ripetuta regolarmente ogni volta, passata l'onda riformatrice, sovvertitrice e rivoluzionaria, tutto tornava come e peggio di prima, con l'unica differenza che i 'preti', ovvero gli ufficiali rappresentanti dell'ufficiale religione dominante, travasavano il loro potere nel linguaggio dell'ultimo profeta arrivato, facendolo proprio.

Mentre le 'masse', il mondo bambino cui accennavo all'inizio, continuavano a praticare ed a credere nella 'nuova' religione, le autorità religiose da quella novità prendevano sempre più le distanze, e se non bastava scatenavano guerre 'sante'.

Ciò che è davvero strano del mondo contemporaneo, e non solo in Occidente, come si usa dire, ma davvero nel mondo ormai globalizzato, almeno nelle sue classi dirigenti, è che il Potere senta ancora il bisogno, per affermarsi e auto mantenersi, anche se liberale e democratico, o aspirante tale, di una maschera, e di una mascherata, 'religiosa'., come se davvero chi esercita o vuole esercitare il Potere ritenesse ancora oggi che questo debba agire soprattutto sulle 'anime', distinte dai 'corpi' ( e le 'anime' allora comunicano, quelle Alte, con Dio, quelle basse con quelle Alte, che hanno potere sui 'corpi', cui soltanto puo' riferirsi una gestione 'laica' di quel potere, governata però dalle anime Alte, e solo da quelle...)

... da qui i 'non possumus', sciiti, sunniti, indù, cattolici eccetera...

grazie ai quali ci tocca continuamente fare i conti con delle entità irreali e del tutto immaginarie, con degli auto nominatisi unici rappresentanti del loro DIO e con la rappresentazione che essi ne danno

in un assurdo e anacronistico modo di concepire la società ed i rapporti tra le umane persone.

COPPIE DI FATTO: DOPO CDM PRODI A MESSA CON MASTELLA E CASINI

Roma, 8 feb. (Adnkronos) - Al termine di una giornata segnata da tensioni il premier Romano Prodi e Clemente Mastella si sono stretti la mano durante la messa San Giovanni in Laterano, organizzata dalla Comunita' di Sant'Egidio, al momento dello scambio del segno di pace. Dopo il Cdm che ha dato il via libera al ddl sulle coppie di fatto (su cui e' contrario il leader dell'Udeur) il premier ha partecipato alla cerimonia e con lui c'era un pezzo consistente del centrismo: Pier Ferdinando Casini, Gianni Letta, il teodem Enzo Carra, solo per citarne alcuni. Al termine della messa, Prodi accompagnato dalla moglie Flavia non ha voluto rilasciate dichiarazioni ai cronisti che gli chiedevano un commento sul ddl approvato dal Consiglio dei ministri.

http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Politica&loid=1.0.685880008





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8 febbraio 2007

PACS? No, DICO, e torneranno in auge i MONASTERI!

Già, perchè chi da 'cattolico' pensa che la Chiesa Santa Cattolica e Apostolica Romana non abbia MAI regolamentato le CONVIVENZE DI FATTO TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO, dimentica bellamente i MONASTERI, e San Francesco, e Santa Chiara, per non parlare di Abelardo ed Eloisa ecc. ecc.

Monasteri non solo come forme regolamentate (da una precisa REGOLA) di convivenza tra persone dello stesso sesso, ma molto spesso dedicati all'allevamento e all'educazione della PROLE: basta pensare alla quantità (un tempo sterminata, è sufficiente farsi un giro in qualsiasi città, specie del nord Italia) di ORFANOTROFI e SCUOLE fondati da monaci e monache e da loro condotti, senza che la Santa Romana Chiesa avesse o abbia nulla da eccepire (o anzi, meglio, spesso ha avuto da eccepire, ma per questioni altre, come nel caso famoso dei Templari, o dei Gesuiti, che riguardavano i rapporti tra Ordini Monastici e Papi)

Dunque, se passa questa legge ci sarà una rincorsa alla CONVIVENZA DI GRUPPO?

Sorgeranno nuovi inediti monasteri, mono o pluri sessuali, in forza della CONVENIENZA  a darsi una REGOLA e ad utilizzarla a fini molto concreti e tangibili, oltre che morali, culturali ecc., come la condivisione dei BENI ?

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/08/scheda_fatto.shtml

http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/coppie-di-fatto2/ddl-coppie-di-fatto/ddl-coppie-di-fatto.html




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3 febbraio 2007

Volere una Sinistra possibile. Adesso.

Questo per me significa volere sia nella vita pubblica che privata un progetto di riferimento ed un insieme di persone che quel progetto perseguono, disponibili al COMPROMESSO.

Non necessariamente un compromesso al ribasso, o con i 'poteri forti', come si usa dire, economici, nazionali, globali e anche famigliari, perchè no?.

Un compromesso vuol dire un accordo con chi si propone progetti diversi o contrapposti che puo' anche spostarsi nel senso di uno sbilanciamento, di un capovolgimento, di una 'rivoluzione' del 'sistema', ma a patto di mantenere possibile e vitale uno spazio politico, per la Sinistra stessa e per le sue controparti.

Perchè se invece la Sinistra, perseguendo obiettivi 'impossibili', anzichè produrre spostamenti di 'centri di gravità permanenti', alla Battiato, produce sempre e soltanto sbilanciamenti a destra, reazionari o comunque totalitari (alla Lenin e alla Stalin per intenderci), in realtà non consegue quel famoso 'impossibile', ma il suo esatto contrario. Azzera la vita politica, di tutti.

Qualche sera fa sentivo Gianfranco Fini ripetere la solita litania "i sessantottini erano quelli del 18 (o 30) garantito a tutti, sono quelli che hanno prodotto l'attuale deresponsabilizzazione" eccetera,

Che mi ha fatto pensare, che Fiuggi o non Fiuggi, i fascisti sempre lì stanno, con poche idee, fisse e immutabili. Ora come allora,

Perchè è vero l'esatto contrario. A 'deresponsabilizzare' l'Italia nel suo insieme sono stati proprio i fascisti, prima, e i democristiani, poi... per concludere con la 'casa delle libertà'.

Ci si 'responsabilizza' solo quando si rompono le gabbie - materiali e mentali - in cui si viene allevati e cresciuti, si paga il prezzo della libertà cha a quel punto si ottiene, e solo allora si puo' iniziare a parlare di 'responsabilità'.

Allora, 1968 e dintorni, caso mai dominava il contrario: i 'sessantottini' erano degli esagerati rigoristi, soprattutto in Italia, vuoi per radici cattoliche (e fasciste), vuoi per radici comuniste.

Altro che 18 o 30 garantiti a tutti (quel primo segno di esaurimento della spinta 'sessantottina' è venuto caso mai dopo).

Io ricordo un professore, un giovane assistente 'maoista', a Fisiologia Umana, a Milano. Con lui, con gruppi di studio organizzati insieme a lui, ci siamo fatti per mesi un vero 'mazzo', abbiamo imparato tantissimo, e bene, e ci siamo guadagnati il voto finale, molto più che con docenti più conservatori o addirittura 'reazionari', che pur di avere qualche studente ai loro corsi alzavano la media a chiunque!

Così come ricordo che da Giulio Macaccaro si imparava che la Statistica Medica non era soltanto una 'scienza esatta', ma la si poteva anche applicare, magari alla salute fuori e dentro la 'fabbrica'...

Nemmeno il terrorismo delle BR, a rigore, si puo' considerare un 'frutto' del '68.

Perchè il 'senso' più profondo di quegli anni, che traevano linfa dai '50 e dai '60, era una gran voglia di andare oltre i dogmatismi, oltre la pura logica della politica, verso una partecipazione SOGGETTIVA di ciascuno alla vita comune, o collettiva come si diceva allora, ovvero 'politica'.

Dove la parola 'soggettivo' implica non solo che i generi sono almeno due, maschio e femmina, non solo che il 'personale è politico' (attuale ;) !!!!!!! ), ma anche che l'umano agire deve tener conto dei sentimenti e delle umane relazioni tra individui, delle emozioni, e pure dell' inconscio....

Le BR, viceversa, si appoggiavano su una sorta di iper logica paranoica, che di per sè era estranea e si poneva fuori da quel 'progetto'. Nel caso di Prima Linea, era un po' diverso, ma lì l'iper rigorismo assassino pescava a fondo nel pozzo nero del cristianesimo più fondamentalista e puritano.

Quello che voglio dire è che la 'classe generazionale' del '68 non sta nel passato, ma proprio nel PRESENTE.

OGGI chi allora aveva 20 anni ne ha circa 60, ed è 'classe politica', e lo resterà per i prossimi 20 anni molto probabilmente.

E dunque ha senso chiedersi e chiedere ai miei coetanei e coetanee come si pongono ORA la questione di una sinistra possibile, di una Sinistra delle Possibilità, capace di governare, di partecipare, e di FAR PARTECIPARE alla vita politica le soggettività di chi ha, oggi, dai 16-18 anni in su.




permalink | inviato da il 3/2/2007 alle 15:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

2 febbraio 2007

Vogliamo l'impossibile!

Era uno degli slogan del '68 (19..)

Che continuo a condividere, in quanto pone come obiettivo dell'esistenza umana il perseguire un sogno ("I have a dream" aveva detto Martin Luther King), un'utopia, ovvero desiderare ciò che non è ORA presente, qui e ora, e perseguirlo anche se 'sembra' impossibile, anzi, proprio perchè lo è.

Nella pratica vita quotidiana, però, e in quella politica oltre che in quella personale, inseguire l'impossibile significa spesso, troppo spesso

DETERMINARE UNA SITUAZIONE IMPOSSIBILE

(ad esempio: voglio uno Stato veramente democratico, voglio un governo di sinistra, quello che ho non mi basta, dunque cavalco la tigre del sogno impossibile e... mi ritrovo con la destra al potere: è successo già troppe volte nel corso del '900, con i risultati tragici che tutti conosciamo, ricordiamo, o dovremmo conoscere, e farci ricordare, se non eravamo ancora nati/e ...)




permalink | inviato da il 2/2/2007 alle 17:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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