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Politichese
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28 maggio 2005

Zero carbonella

La lista Prodi costa troppo cara a noi ds Abbiamo traversato deserti per finire così? I Ds stanno rischiando troppo in questa partita all’ultimo sangue fra Prodi e Rutelli. Nella contrapposizione non c’è traccia di un contenuto. Si discute solo della struttura di un potere che dovrebbe costituirsi all’indomani di una vittoria che si sta allontanando a grandi passi. Chiunque vada in giro ad ascoltare il popolo del centro sinistra sente sia il richiamo all’unità sia il rumore delle armi. Si stanno scavando fossati, l’una parte considera nemica l’altra e sta passando l’idea che lo scontro avviene perché Rutelli e la Margherita stanno abbandonando il centro sinistra. Questi boatos producono un danno incalcolabile non solo fra i cittadini dell’Unione, ma anche fra quelli che potrebbero lasciare il centro-destra e che vengono incoraggiati da questi scontri e da questi boatos a restare là dove sono. In molte amministrazioni locali i rapporti fra le componenti del centro-sinistra segnalano già il cambiamento di clima. Un vero disastro. I Ds pagano, per questa situazione, un prezzo francamente inaccettabile. Oggi e domani. L’opzione proposta da Prodi non si aggancia ad alcuna cultura politica occidentale e contraddice tutte le opzioni che gli attuali Ds avevano messo in campo dopo la Bolognina. Occhetto tentò di fuoriuscire dal Pci con una formazione politica che aspirava a superare con un salto comunismo e socialdemocrazia. D’Alema ricostruì il profilo di una formazione a forte impronta socialista, di qui la “Cosa 2”, che facesse perno su una coalizione con i popolari impegnata sui temi delle riforme istituzionali e su quella del Welfare. Veltroni provò a disegnare una prospettiva, che schematicamente definiremo all’americana, di un partito in cui i valori fossero il collante di esperienze diverse. Fassino, a cui toccò l’impresa più difficile, ha ricollocato il suo partito nell’alveo della famiglia socialista pronto a dar vita a un soggetto politico che fosse in grado di riunificare le varie culture riformiste. Giuste o sbagliate, tutte queste opzioni avevano un senso, appartenevano a culture politiche, prospettavano soluzioni. Certo, troppe opzioni per un partito solo nell’arco di poco più di un decennio. Oggi siamo di fronte alla possibilità di un’altra svolta, di un’altra opzione. Tuttavia, se si desse seguito alla proposta di Prodi non solo non saremmo di fronte a una nuova opzione, ma avremmo di fronte a noi la certezza di dar vita a una cosa assai vicina alla mostruosità politica. Non sarebbe un partito di tipo democratico, non sarebbe una formazione che allude (ormai, disperato, dico solo allude al socialismo), non sarebbe un partito riformista. Sarebbe zero carbonella. Non abbiamo attraversato tanti deserti per morire così.(continua) di Peppino Caldarola Il nuovo Riformista




permalink | inviato da il 28/5/2005 alle 9:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

28 maggio 2005

Della serie: una risata li seppellirà ...

Satira preventiva di Michele Serra Codice fiscale alle staminali Le diverse anime del centrosinistra sono in cerca di un accordo in vista delle prossime elezioni poltiche. I contrasti sono innumerevoli: dal programma al giorno del voto. Prodi, però, è sempre ottimista. Come si presenterà il centrosinistra alle prossime elezioni politiche? Intanto bisogna vedere se si presenterà: non tutto lo schieramento è d'accordo sull'ipotesi di partecipare alle elezioni, ritenute un impegno troppo costrittivo perché obbliga tutti gli elettori a votare lo stesso giorno, contravvenendo alla pluralità di abitudini delle diverse anime della sinistra italiana. Il problema potrebbe essere risolto da un'ipotesi di compromesso: votare ognuno nel week-end a lui più favorevole, in un periodo compreso tra marzo e luglio del 2006. Ammesso che la soluzione sia praticabile, è comunque escluso che una stessa scheda elettorale possa validamente riassumere la grande ricchezza di posizioni politiche in campo. Ogni elettore del centrosinistra avrà modo di presentarsi con una scheda personalizzata, ottenuta con il sistema dei bollini autoadesivi. Nei prossimi mesi tutte le correnti di tutti i partiti dell'Ulivo (e apparentati) invierà per posta i propri bollini e una scheda intonsa in omaggio. L'elettore potrà così scegliere, anche in base all'effetto cromatico più suggestivo, quali bollini attaccare, componendo una coalizione di suo gusto. Il presidente di seggio consegnerà una simpatica borsa da viaggio oppure, a scelta, l'ombrello dell'Ulivo (è composto da 39 spicchi di diverso materiale e pesa 16 chili), a quegli elettori che riusciranno a completare la scheda con tutti i bollini del centrosinistra, compresi quelli, rarissimi, dei repubblicani della Sbarbati, molto contesi dai collezionisti. Ricercatissimi anche il prezioso 'Ronchi rosa', un bollino di Edo Ronchi con lo sfondo rosato per un errore tipografico, e il 'Rutellone', di mezzo metro di diametro per riuscire ad occupare tutta la scheda, ritirato per le proteste dei prodiani. Risolta così, una volta per tutte, la questione dello schieramento, rimane aperto il dibattito sul programma di governo. Secondo indiscrezioni una brutta copia, scritta a matita dallo staff di Prodi su un quinterno a quadretti, starebbe già circolando tra i vari leader, ma è di difficile lettura. Oltre alle centinaia di correzioni e cancellazioni, aggiunte da chiunque ne entri in possesso (pare che il pony che l'ha trasportata dalla sede dei diesse a quella dei Verdi abbia aggiunto di suo pugno un emendamento che abolisce il bollo sui motorini), il documento è molto sgualcito, pieno di orecchie sugli angoli, e per giunta si è definitivamente deteriorato nel corso dell'ultima assemblea della Margherita, perché i convenuti se lo strappavano di mano gridando "lo leggo prima io, caro il mio stronzo!". Quali i contenuti? Pare che Prodi abbia tentato una mediazione tra posizioni politiche anche molto difformi, che vanno dall'occupazione delle banche con distribuzione dei contanti ai passanti (Casarini) alla privatizzazione della presidenza della Repubblica (riformisti dei diesse), dalla presa in armi del Vaticano (Vattimo) alla concessione del codice fiscale anche alle cellule staminali (Rosy Bindi), dalla patrimoniale estesa anche al possesso di gerani e posate da pesce (Bertinotti) all'abolizione delle tasse per gli imprenditori laziali (Rutelli), dall'introduzione delle centrali elettriche a pedali o a elastico (Paolo Cento) alla diffusione capillare dell'energia nucleare con un reattore in ogni condominio (manicomio criminale di Castiglione delle Stiviere). Prodi si è detto comunque ottimista: "Lo spirito di queste proposte rivela una forte ed evidente spinta unitaria". La dichiarazione, resa nel corso di una sparatoria tra prodiani antiprodiani e prodiani filoprodiani, sembra tendere a un clima più sereno, anche se le difficoltà rimangono. Pare irresolubile, per esempio, lo scontro tra comunisti italiani e Rifondazione comunista, in totale disaccordo circa metodo e sostanza delle nuove scissioni in preparazione tra le componenti trotzkiste, quelle bukariniane, quelle luxemburghiste e la nuovissima corrente 'Lotta moderna', che si ispira al tumulto dei Ciompi e propone l'intifada come metodo di democrazia partecipata. Animato dibattito anche tra le donne di sinistra, seguito con palpitante interesse dall'opinione pubblica dopo la pubblicazione su 'Liberazione' di una lettera di Luisa Muraro che contesta la definizione di 'percepibilità identitaria' usata da un collettivo romano sul 'Manifesto', proponendo 'identità percepita' come migliore maniera per definire la preoccupante impasse del dibattito femminista. Il programma dell'Ulivo, comunque, sta per arrivare al suo nuovo stadio di elaborazione: un'assemblea nazionale di tutte le componenti, i partiti, i movimenti e gli indipendenti, nel corso della quale si metterà ai voti ogni singola parola del documento. Si comincia il 3 di giugno, alle otto di mattina, votando sulla data del giorno: favorevoli, contrari e astenuti. L'Espresso ------------------ troppo forte Michele Serra e troppo vero a sinistra, e centro, sembra che sia in corso una colossale battuta al prendersi per il culo a vicenda, dalle elezioni in Francia, al referendum sulla legge 40, è tutto un ridersi addosso, un aumentare la confusione Qualcuno invoca Dio, per un ricatto che è nelle cose (lacrime e sangue o ritorno alla liretta?) o meglio in quell'ideale borghese capitalista che fa si che se dal cdx avanzano leggi (scuola, statali) e ottimismo (ma cosa si pretenderebbe? che il Presidente del Consiglio italiano si stracciasse le vesti di fronte all'omologo inglese???), dalla sinistra, e centro, arrivino solo bordate, che per di più non sono dirette a sostituire l'attuale manovratore, ma a farsi le scarpe l'un l'altro, ed a farle a tutti noi come finirà? nelle migliore delle ipotesi, rivincerà il cdx, perchè i milioni di elettori del csx irrimediabilmente schifati molto semplicemente non voteranno più, nella peggiore vincerà il csx, e ci terrà in attesa altri 2-3 anni, demolendo qua, smontando là, dell'inevitabile ritorno del cdx al potere a meno di un miracolo... ????? eh no, a meno che a sx e centro qualche testa pensante non si decida ad agire: in fondo ne va pure delle loro poltroncine e clientele, o no? Dice, ma Berlusconi non fa che ripetere "Il nostro paese non solo è bello per i suoi beni artistici, culturali e ambientali, ma ha anche le regioni più ricche d'Europa. La ricchezza delle famiglie supera di otto volte il Pil annuo, abbiamo una percentuale altissima di telefonini, siamo dei grandi playboy, quindi tutti i nostri ragazzi mandano almeno dieci messaggi al giorno alle loro tante ragazze, abbiamo auto e di case di proprietà"... ma cosa vuol dire? se fosse al governo Prodi non farebbe altrettanto? se ci fosse Bertinotti, Stalin insegna, l'ottimismo impererebbe a 360 gradi, come ai tempi dell'italico duce e allora? nel mondo capitalistico conta l'immagine: e Berlusconi fa solo bene in questo caso a rintuzzare le campagne denigratorie inglesi o di chiunque altro è che di ciò che serve o non serve all'economia italiana parla solo la dx, la sx è muta e in stato confusionale: lo esprime bene chi si attacca a Cossiga, così come Radio Pop si attacca al NO alla costituzione europea dei 'compagni' francesi. fa niente se così vincerà Le Pen (Le Pen, NON la sx francese!) poi ci si stupisce dell'assonanza di lunguaggio tra estrema dx e sinistra radicale il guaio è che oltre a ciò, male inevitabile della democrazia globale, si somma la palese incapacità dei cd riformisti a prendere in mano, e tenere, un qualunque timone i DS parlano e straparlano di compromesso: ma con chi? e per chi? e per andare dove? la barca d'alemiana gira in tondo, ahimè




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