.
Annunci online

 
lapsus 
lapsus psicologia e polis
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  EMERGENZE
Blog Trotter Monitor
Jerushalayim
Ajeeb
Iraki News Agency
Ha'aretz
PRAVDA forum
World Press Photo
English Dar Alhayat
Uri Avnery's News Pages
Paix Maintenant
Peace Now
Peace Now Israel
Palestine Chronicle
Shalom.it
Nonviolenti.org
Sigmund Freud e Albert Einstein
COPING WITH TERRORISM
The Phenomenology of Trauma and the Absolutisms of Everyday Life
Federal Emergency Management Agency
alzataconpugno
straripando
babi119
esperimento
barnaba
ricordiamocene
miele98
CounterPunch
olifante
stilgar
mises
controcorrente
marioadinolfi
maquiavel
arsenico
calimero
oiraid
nanamalefika
liberopensiero
celeste
notimenospace
shockandawe
sannita
prospettiva_cdv
titollo
panther
cassandra
leguerrecivili
bartleby
mipassaperlatesta.
più che puoi
napoorsocapo
yadoge
  cerca



 

Diario | Psicologia e Guerra | Altrove | Chi è chi | Politichese | Intrighi | Serendipity | Europa | Sviluppo (in)sostenibile | Biotecnologie |
 
Intrighi
1visite.

30 aprile 2005

Quando la

... a meno a non voler credere alla bagattella che gli americani abbiano deliberatamente ucciso perché pedinavano quella sera i nostri agenti (chiunque sa che lo screening delle intercettazioni e delle immagini del satellite "random" è stato avviato soltanto in queste settimane per rendere più accorto il governo di Roma).

  • 1. la velocità alla quale procedeva l'auto: il satellite avrebbe accertato che l'intervallo di tempo fra i due momenti è risultato minore di tre secondi, il che equivale a una velocità dell'auto - secondo la ricostruzione - pari a oltre 96 chilometri orari.
  • 2. il riscatto. Le stesse fonti hanno sottolineato che, ad avviso del Pentagono, il vero nodo della vicenda è il presunto pagamento di un riscatto, da parte dell'Italia, per la liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.(La Repubblica, 29 aprile 2005) già... la prima verità è che erano spiati e andavano troppo veloci la seconda è che era stato commesso il grave errore di pagare un riscatto Calipari è morto per la prima o per la seconda verità?
  • il manifesto, 29 Aprile 2005 Le intercettazioni nascoste dagli Usa: I nastri agitati contro Calipari, «porteranno la Sgrena a Sanremo», sono un boomerang per il Pentagono (ALESSANDRO MANTOVANI) La Repubblica, Sabato 30.04.2005 Quando la "verità" diventa politica: il gioco d'azzardo del governo Calipari, "Un errore la commissione", e Berlusconi cerca l'effetto Sigonella di GIUSEPPE D'AVANZO LA Toyota Corolla di Nicola Calipari viaggia, dunque, a 96 chilometri all'ora nella notte del 4 marzo. In tre secondi l'auto "copre" gli ultimi 88 metri della sua corsa. Tre secondi sono un tempo infinitesimo che non consente molta consapevolezza. Soltanto percezioni. Se si conviene che - in quei pochi attimi - americani e italiani hanno soltanto intuizioni, si può sostenere che le due versioni, apparse in contraddizione, possono anche non esserlo. Il maggiore C., alla guida della Toyota (come Giuliana Sgrena, seduta alle sue spalle), percepisce nell'auto una velocità non troppo sostenuta e, con il bagliore di un faro, gli spari. I soldati del 69° reggimento della guardia nazionale, fermi sul terreno, percepiscono forte la velocità dell'auto e, in tre secondi, accendono il faro e sparano nove colpi, quando la Toyota è ormai a 42 metri da loro. Due ragioni non fanno due torti. Sono due ragioni. Il maggiore C. ha tutte le ragioni per voler venire via da quella strada in fretta, dopo ore penose in un vicolo di Bagdad in attesa del "contatto" iracheno. Conosce l'Irish Route. Sa che in quel punto non ci sono check-point (il "504" è infatti "volante"). Ritiene di poter (dover) dare un po' di gas. 96 km/ora non sono poi questa velocità da pazzi. Non sono pazzi nemmeno i soldati americani, però. Avvertono l'arrivo veloce dell'auto nel silenzio della notte. L'avvistano a 130 metri. Sparano quando manca all'"impatto", chiamiamolo così, più o meno un secondo e mezzo. Meno di niente, soprattutto se sei un ragazzo in armi, inesperto e addestrato alla carlona. Le immagini del satellite, di cui riferisce la Cbs, dimostrano quel che è apparso chiaro fin dalla notte del 4 marzo: è stato un fottuto pasticcio di guerra. Confermano anche che il lavoro della commissione mista non è poi così rilevante, a meno a non voler credere alla bagattella che gli americani abbiano deliberatamente ucciso perché pedinavano quella sera i nostri agenti (chiunque sa che lo screening delle intercettazioni e delle immagini del satellite "random" è stato avviato soltanto in queste settimane per rendere più accorto il governo di Roma). In questa storia sono altri i nodi da sciogliere, e sono tutti nostri, tutti italiani. E' stata aperta una trattativa con i sequestratori? E' stato pagato un riscatto? Soltanto queste possono essere le condizioni utili a spiegare perché Nicola Calipari affronta, con coraggio e dedizione, la missione irachena senza alcuna protezione e tacendo le sue mosse agli americani, contrari a trattative e a riscatti. Una verità probabile ce la saremmo dovuta attendere dal lavoro della magistratura italiana. Purtroppo le procedure della procura di Roma sembrano in sintonia con gli antichi vizi del "Porto delle Nebbie". Il pool antiterrorismo apre un'inchiesta per sequestro di persona quando afferrano la Sgrena. Palazzo Chigi respinge l'ipotesi del blitz, proposto dagli americani, e decide di pagare. Gianni Letta è colto da un timore. "E' legittimo?", chiede alla sua amica Augusta Iannini, direttore del Ministero di Giustizia. La Iannini chiede un parere ai suoi uffici. Gli uffici rispondono: "Pagare è reato". Allora Letta, vecchia volpe, convoca a Palazzo il pm Ionta e lo associa, con le opposizioni, alla decisione di trattare e pagare. L'inchiesta sul sequestro presto scolora e scompare. E' pronto un rapporto che indica alcune fonti di prova che dimostrerebbero come la banda che ha rapito le Simone è la stessa che ha preso la Sgrena. Può essere la dimostrazione che pagare è controproducente perché mette in movimento un'industria che lavora soltanto contro gli italiani. E' un rapporto che la procura non ha fretta di leggere. Sostengono i pm: "I contatti telefonici e gli incontri avuti da Calipari, prima e dopo la liberazione di Giuliana Sgrena, sono un falso problema". Per loro c'è, con la morte di Nicola, una sola questione da affrontare: l'omicidio in un teatro di guerra. L'una e l'altra decisione giudiziaria sono, con evidenza e impropriamente, funzionali soltanto alla gestione politica del "caso". Dopo il comunicato asciutto e rumoroso che sancisce la rottura tra ministero degli Esteri e Dipartimento di Stato, occorre allora affrontare proprio le ragioni politiche del governo guardando meglio alle mosse dei tre protagonisti. Berlusconi. Gianni Letta, autorità politica dell'intelligence. Nicolò Pollari, direttore del Sismi. Il presidente del Consiglio, nel suo cinico dilettantismo, è un "genio" nel curare i propri interessi immediati e proteggere il suo destino politico. Si sente (è) già in campagna elettorale e comprende subito quanto, nel breve periodo, gli possa essere utile una cura antiamericana del "caso Calipari". Sa (e lo ha detto) che deve far rientrare in Italia, al più tardi da settembre, i tremila soldati italiani oggi in Iraq. Le casse dello Stato non consentono distrazioni e ogni risorsa va destinata a una "finanziaria elettorale". Peraltro avverte che il riavvicinamento di Bush all'Europa e all'asse franco-tedesco restringe gli spazi che si è aperto nel Vecchio Continente come campione filo-americano. Sacrifica allora l'orto che ha coltivato - la politica della pacca sulla spalla, delle visite al ranch texano, come le pretese italiane sulla riforma del Consiglio di sicurezza - e gioca d'azzardo. Alza la voce, chiede "una verità" che penalizzi gli Stati Uniti. Si smarca fino a seminare zizzania tra la Rice e Rumsfeld. Posa a campione di indipendenza. Addirittura, a difensore della dignità nazionale. Coltiva l'ambizione di decidere subito il rientro dei nostri soldati recuperando, con milioni di euro, anche quote di consenso in un'opinione pubblica che, per larga parte, la guerra irachena non l'ha mai gradita e accettata. Anche Gianni Letta rivede la sua strategia. E' l'ideatore dell'intervento cosiddetto "di doppio livello". Il primo prevede la richiesta di collaborazione agli americani. Se le forze della coalizione non riescono a individuare la prigione del sequestro (come nel caso dei tre body-guard), scatta la seconda opzione: "trattativa e riscatto". Spettatori silenziosi e consenzienti: opposizione, comitato di controllo parlamentare e, come si è visto, magistratura. E' tentato qualche giorno fa di "scaricare" ogni responsabilità sul direttore del Sismi. Pollari, dalle colonne del Riformista, gli fa sapere che "il vertice del servizio ha concordato passo passo con Palazzo Chigi ogni cosa". Quindi, "quanto a teste da far cadere di capi del Sismi, non se parla nemmeno". A Letta non resta che appoggiare le mosse di Nicolò Pollari per confondere le acque, distribuire in giro bùbbole come quella, per dirne una, che Calipari fosse pedinato dagli americani, quella notte. In realtà, il direttore del Sismi si muove per proteggere soltanto se stesso. Sa che è perduto: può essere il capo di un'intelligence occidentale un uomo che gli americani giudicano non indipendente ma ambiguo, infedele, ingannatore? E' proprio la carta che decide di giocare Pollari. Non la gioca con il governo naturalmente che, prima o poi, dovrà ricucire alla bell'e meglio con Washington, sacrificandolo. Il capo del Sismi muove verso l'opposizione. In fondo, per Pollari, si tratta di resistere qualche mese in attesa del "cambio di stagione" che lo vedrebbe eroe dell'autonomia nazionale e legittimo candidato alla riconferma nell'incarico per la prossima legislatura. Incredibilmente, con un capovolgimento di ruolo degno della commedia dell'arte, la sinistra radicale e riformista abboccano alle trame dei "magnifici tre". Indebolita dal morbo ideologico, accecata dall'antiamericanismo, bevono come acqua limpida ogni veleno distillato dall'intelligence di Pollari. Povero Nicola Calipari - sulle sue spoglie si è giocata una partita tutta deformata dall'interesse politico - e poveretta l'Italia che vede le sue politiche soffocate dalle baruffe del cortile di casa e le ambizioni di questo o di quello. E' giunto il tempo che l'opposizione rinsavisca e che i leader di prima fila (e non le seconde e terze file di queste settimane) battano finalmente un colpo. In ballo non ci sono né gli esiti elettorali del centro-destra né il destino di Pollari, ma l'interesse e la sicurezza nazionali. I duri colpi al prestigio del Paese e il discredito dei nostri apparati d'intelligence ci rendono più deboli in una lotta al terrorismo internazionale che si nutre di rigore, integrazione delle informazioni e collaborazione delle strutture e non con l'isolamento in cui la dissennata gestione del "caso Calipari" ci ha purtroppo cacciato. Chi potrà credere a un nostro agente segreto e, quel che è peggio, alla parola di un premier italiano quando si truccano, come è accaduto ieri anche le traduzioni dei comunicati congiunti e "findings" (scoperta, risultati) diventa "deduzioni"? (30 aprile 2005)




    permalink | inviato da il 30/4/2005 alle 9:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  • 4 aprile 2005

    off topic

    off topic qualcuno ci ha fatto caso che con la lista di AS di fatto il Polo si è preso il centro dello schieramento politico italiano, senza colpo ferire e col consenso (e il sostegno) del centro sinistra? alla faccia del bipolarismo! adesso abbiamo finalmente di nuovo una sinistra, un centro e una destra... evviva!!! ma... tutti uniti nella fè ...




    permalink | inviato da il 4/4/2005 alle 10:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

    1 aprile 2005

    BlogTrotter, di L. Coen, da mesi nelle mani di fascisti, bloccato per la terza volta in 3 giorni

    Scrive Leonardo Coen su Blog Trotter, venerdì, 01 aprile 2005 Reinventare la sinistra Le "Nouvel Observateur" in edicola in questi giorni propone un interessante dibattito sul tema: "Dinanzi alla mondializzazione...reinventare la sinistra". Raccoglie le risposte di dodici personalità della sinistra francese ad un quesito: come può la sinistra riformista, quella dei militanti e dei responsabili, ritrovare il suo margine di manovra, il suo progetto originale in un mondo che è dominato dalle forze del mercato e del liberalismo? La mondializzazione non è più un processo a venire che converrebbe incoraggiare o frenare, di cui temere o in cui sperare. Il nuovo mondo c'è già. La sinistra deve affrontarlo con una nuova politica e non con battaglie di retroguardia. Questa nuova politica fa perno su due grandi settori: quello economico e quello dell'intervento umanitario. Il sociale sopravviverà alla mondializzazione? I Commenti sono bloccati a partire dal 27esimo post vi avevo detto di cambiare i toni, spiacente scrive Anonymous il 01.04.2005 08:33:44 Il 01.04.2005 08:33:48 cambia il font Il 01.04.2005 08:34:01 infila un TAG 'script' e blocca il tutto Scriveva ieri L**** P. nel thread 'Spudorato', re-dis-hackerato: "L**** P. x COEN Hacker fascisti? nahhh coen Sono solo dei bambinoni che si divertono a prenderla per i fondelli le ricorda qualcosa? Lei vede hacker fascisti ma non vede frasi razziste inviato il 31.03.2005 22:11:05" NO! Qui si tratta di un deliberato atto criminale, di un attentato alla libera comunicazione tra utenti della rete. A definirlo fascista sono gli stessi o lo stesso che l'hanno attuato. In ogni caso è un atto criminale deliberato, altro che 'bambinata'! Qui i 'bambinoni' sono quelli che fanno finta di credere che poveri deficienti ricoverati in qualche reparto psichiatrico abbiano accesso alla rete. Niente di più palesemente falso. ( Blog Trotter Monitor )




    permalink | inviato da il 1/4/2005 alle 9:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
    sfoglia
    marzo        gennaio