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30 gennaio 2005

Milioni di iracheni si sono recati alle urne oggi per le elezioni, sfidando i ribelli (Reuters)

Di tutte le analogie storiche ascoltate e lette in questi giorni, non ne ricordo nessuna che facesse riferimento alla unificazione e indipendenza dell'Italia, e di altre nazioni, dopo la Rivoluzione Francese e Napoleone I, anche e necessariamente col concorso delle Grandi Potenze dell'epoca (la Gran Bretagna e la Francia di Napoleone III). Eppure ce ne sarebbero! Per arrivare ai giorni nostri ci sono voluti 200 anni e l'intermezzo nazi-fascista... Auguro agli Iracheni tempi più brevi e, pur essendomi a suo tempo augurato che la Guerra contro Saddam non avesse luogo, e che almeno l'Europa intera se ne tenesse fuori, fuori anche da partigianerie (vedi pacifismo-filo-insurgents), mi entusiasma l'idea di MILIONI DI DONNE E UOMINI CHE NON SI SONO FATTI PIEGARE DALLE MINACCIE VIOLENTE E TERRORISTE, ed HANNO AFFERMATO IL PROPRIO DIRITTO a vivere in un paese civile: UN UOMO - UN VOTO. La Sinistra intera dovrebbe gioire, e contare i votanti, anzichè le bombe e i morti !!!!!!!! Reuters News, Sun January 30, 2005 2:20 PM GMT BAGHDAD (Reuters) - Milioni di iracheni si sono recati alle urne oggi per le elezioni, sfidando i ribelli che hanno ucciso 25 persone in una serie di sanguinosi attentati. Gli iracheni, alcuni inneggianti, altri nascondendo il volto per la paura, hanno votato in un numero superiore alle aspettative nelle prime elezioni libere in 50 anni, con una affluenza che secondo la commissione elettorale è arrivata al 72%, nonostante che nelle zone a prevalenza sunnite molti strade e seggi siano rimasti deserti. I militanti hanno colpito soprattutto a Baghdad, con nove attentati suicidi in rapida successione. Il primo ministro ad interim Iyad Allawi ha spinto i suoi connazionali a prendere in mano il loro destino e sfidare i ribelli votando. "Questo è un momento storico per l'Iraq, un giorno in cui gli iracheni possono tenere alta la testa, perché stanno sfidando i terroristi e iniziano a scrivere il loro futuro con le loro mani", ha detto il premier ai giornalisti, subito dopo aver votato nella cosiddetta Zona verde. Nonostante le straordinarie misure di sicurezza, diverse esplosioni hanno riecheggiato in tutta la capitale e ci sono state diverse esplosioni anche a Mosul e Baquba. L'attacco peggiore è avvenuto quando un attentatore suicida si è fatto esplodere mentre era in coda per votare, uccidendo almeno sei persone in un seggio nella zona est di Baghdad. Altri nove iracheni sono morti in altri attacchi, sempre in diverse zone della capitale Un'autobomba guidata da un kamikaze ha ucciso un poliziotto nei pressi di un seggio e almeno quattro persone sono morte nell'esplosione in un centro elettorale nella zona di Sadr city, roccaforte sciita. Un attentatore suicida ha ucciso tre persone su un bus che trasportava elettori a sud di Baghdad, secondo quanto riferito dall'esercito polacco che si trova nella zona. Un attacco a colpi di mortaio a sud di Baghdad ha ucciso almeno altre due persone, e altri colpi sono piovuti in diversi città, comprese Bassora, Mosul, Baquba e Hilla, dove è morta una persona. Il gruppo guidato dal capo di al Qaeda in Iraq, Abu Musab al-Zarqawi -- che aveva giurato di bombardare i seggi "infedeli" e di uccidere chiunque andasse a votare -- ha rivendicato oggi sul Web 13 attentati. "I leoni delle brigate martiri dell'organizzazione di al Qaeda per la guerra santa in Iraq hanno attaccato diversi seggi elettorali a Baghdad e altrove", si legge nella nota pubblicata su un sito islamico dal gruppo, che ha rivendicato anche gli attentati a Mosul. I seggi hanno aperto in una fredda e scura mattina alle sette ora locale (le 5 in Italia) e hanno chiuso alle 17 (le 15 in Italia). Il presidente Ghazi al-Yawar è stato uno dei primi a votare, all'interno della Zona verde, e ha detto di sperare che gli iracheni seguano il suo esempio.




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1 gennaio 2005

Il maremoto in Asia (o si deve dire 'tsunami'?) e la ... zattera multimediale ?

L'espressione zattera rende bene l'idea, è un'immagine che penso passi per la mente di molte persone negli ultimi giorni. L'inondazione multimediale, però, inizia proprio dai media tradizionali, a me pare, non tanto o soltanto dagli sciacalli della Rete, come sembra insinuare Vittorio Zambardino nell'articolo qui sotto riportato e pubblicato su La Repubblica di oggi, 1 Gennaio 2005. Un'inondazione di immagini, suoni, voci, numeri, miserie umane... senza che in tutto questo sia balzato in evidenza (qualcuno mi corregga, forse mi è sfuggito qualcosa) qualcosa di indirizzato ai lettori o visori o ascoltatori di quei 'media'. Nel senso che non ho visto nè udito nulla che aiutasse a capire, a ragionare, a riflettere, per poter agire, in questo come in probabili simili frangenti vicini e lontani. L'enormità del cataclisma, della catastrofe ... è tale da impedire qualunque razionalizzazione ? Puo', poteva essere, anche se nell'oceano del bla bla bla retorico e ipocrita, dei numeri di conto corrente cui inviare l'obolo, ecc. ecc. ecc. ... qualcosa che assomigliasse ad una ... parola ... ad un ... discorso ... tra umani, fatto magari anche di pause e parole un po' sconnesse ... sui grandi media ... non avrebbe guastato.


Su Internet, nei giorni della tragedia, l'informazione ha avuto innumerevoli fonti e diffusori e i giornali si sono fatti "hub" E nel maremoto di Natale nasce la "zattera" multimediale Un nuovo tipo di utenti cerca e trova notizie. Filtrate dai professionisti creano uno straordinario circuito di VITTORIO ZAMBARDINO "Cataclismi in Prima Persona", titola il blog di un pubblicitario milanese in questi giorni. E descrive come l'autore si sia costruito il suo itinerario di siti e fonti di informazione in molte lingue. Sono successe due cose in questi giorni: un mito è crollato, il mito di un mondo "wired", sempre connesso, dove l'informazione è ubiqua e rieccheggia da un angolo all'altro del pianeta grazie ai mezzi vecchi e nuovi. Ma "dentro" il mondo finora irreale di internet è emerso il pubblico che non mangia solo televisione. L'onnivoro dell'informazione. Aveva torto il giovane Guzzanti a prendere in giro il mito del mondo interconnesso. Ricordate la gag sulla comunicazione globale? "Grazie a Internet posso comunicare con un aborigeno che sta dall'altra parte del mondo. Ma la domanda è: aborigeno, ma io e te, che cazzo dobbiamo dirci?". Avrebbero potuto dirgli con tre ore di anticipo (agli asiatici, non agli aborigeni) che stava arrivando lo Tsunami. Ma il punto è che una buona parte dell'umanità vive ancora senza corrente. Un'altra , più grande, la usa come noi negli anni '30 e non ha mai fatto un telefonata. Un altro paio di miliardi di persone sono chiuse dietro cortine di ferro che filtrano e censurano anche la rete. E il governo indiano (siamo sicuri che solo loro?) funziona coi fax. Che, com'è noto, si perdono. Il mondo interconnesso, peccato per chi se n'è riempito la bocca, non c'è ancora. "Cataclisma in prima persona" invece, che è giovane, tiene la televisione in sottofondo, sintonizzata sulla Cnn, ma non è soddisfatto, non ce la fa ad aspettare che gli inviati superino la strada distrutta e trovino il mondo di mandare un servizio. Il nuovo utente ha fretta e guarda le bacheche elettroniche con i nomi dei dispersi, ospedale per ospedale, va a cercare le fotogallerie "selvagge", non filtrate dalla pietà professionale dei giornalisti, e quindi si espone al trauma di guardare dentro il pozzo dell'orrore. Prima delle organizzazioni internazionali e benefiche, che hanno impiegato almeno tre giorni per mettersi in moto, sottoscrive presso un pool di blogger asiatici che già poche ore dopo i fatti, avevano organizzato un vero e proprio circuito di raccolta fondi. E' un utente che corre i suoi rischi nel caos. In quel marasma molti giornali online si sono trasformati in veri e propri "hub" dell'informazione. Decine di migliaia di messaggi in ogni formato sono stati collazionati, editati, inseriti dentro le pagine html o semplicemente linkate, collegate. Il "giornale" online oltre che filtro professionale insostituibile nel marasma dei fatti, si è fatto ponte che ha trasportato prima messaggi, immagini, voci notizie "dal basso". Poi si è fatto sintetizzatore delle notizie di altri circuiti, dalla televisione alla radio, dal web ai cellulari, alle mail spedite dai pochi centri che funzionavano e dalle case di chi cercava parenti e dispersi. Non è esagerato dire che la televisione è stata spesso battuta sul tempo, sui modi e sulla profondità della sua copertura, da quesi "circuiti di mezzi multipli" che si sono assemblati per affinità elettive e culturali. E li ha usati a man bassa, ovviamente. Qualche studioso americano (segnalato nel blog "Giornalismo d'altri") se lo è già chiesto. Di fronte alle catastrofi il giornalismo aveva finora il problema della scarsezza di notizie e fonti. Oggi ha la necessità di filtrare il Niagara informativo dei filmati e delle foto amatoriali, dei resoconti dei blogger, delle impressioni e delle grida d'aiuto della gente che si esprime come se tutto ciò che ha vissuto fosse "l'unica verità". E questa non è nemmeno una novità assoluta, è ciò che accade da mesi in Iraq, con i siti, i comunicati del terrore, gli annunci falsi e veri, e i filmati dell'orrore. Ma nel cataclisma di Natale è nato un mezzo multimediale. Una "piattaforma" affollata dove si sono incontrati tutti gli altri modi umani di comunicare. Non se ne andrà più via. (1 gennaio 2005)




permalink | inviato da il 1/1/2005 alle 22:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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