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26 maggio 2004

Il pensiero magico tra Harry Potter e Osama Bin Laden

Una puntata di 8 e mezzo veramente interessante, bella direi Due libri (Yassir Benmiloud e Magdi Allam) e una lettera ad un kamikaze, di Khaled Fouad Allam Finalmente si parla di 'pensiero', di 'scrittura', ed anche di 'pensiero magico' alimentato da Osama Bin Laden Magdi Allam parla di 'destrutturazione mentale' (vi ricordate gli Hare Krishna anni '70?) Una differenza con gli eroi ed i cavalieri guerrieri, arabi anche, del medioevo, e pure con i soldati tedeschi al fronte occidentale nella II GM e con i kamikaze giapponesi: in questa 'magia eroica' manca del tutto il 'senso dell'onore'

  • Magdi Allam: Kamikaze made in Europe
  • Khaled Fouad Allam, Rachid Boudjedra: "Cerimoniale" (aljazira.it)
  • Yassir Benliaoud: Allah Superstar (Einaudi) Un romanzo che mette a nudo la falsa coscienza dei fondamentalismi religiosi e, uno su tutti, il fondamentalismo fintamente democratico dei media. Una storia dove precipitano tutte assieme le chiacchere degli integralisti islamici e degli imam, il senso di superiorità degli intellettuali, il voyeurismo morboso di chi assiste allo scontro tra Oriente e Occidente come se fosse uno spettacolo televisivo e l'ingordigia dei media che tutto fagocitano in un gigantesco talk-show globale. Al centro della storia, un giovane immigrato algerino in Francia che, nella sua lingua sgrammaticata e colorita, si mette in testa di diventare una celebrità. Decide di diventare un comico-kamikaze...
    Come si contrasta un 'pensiero magico'. Probabilmente con un altro 'pensiero magico', ma più potente. Qualche decennio fa erano ancora magiche conquiste quelle sociali, scientifiche nel metodo marxista, e quelle scientifiche in senso stretto, le conquiste tecnologiche, dal viaggio sulla Luna alla decifrazione del DNA. E oggi, che il marxismo ha definitivamente, pare, fatto il suo tempo, e scienza e tecnologia ci appaiono come 'magie nere' ? La risposta è ardua, ma resta la speranza di poter ricominciare dalla magia del libero pensiero, della parola, della scrittura, senza la necessità di cercar rifugio in 'contro-magie' che ci eravamo lasciati alle spalle, quelle cristiane incluse.




    permalink | inviato da il 26/5/2004 alle 21:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  • 22 maggio 2004

    Fahrenheit 9/11 vince la Plama d'Oro a Cannes

    La Repubblica: A Cannes trionfa il film sulle bugie del presidente Usa Migliori attori gli asiatici Maggie Chung e Yagira Yuya Palma d'Oro 2004 anti Bush vince "Fahrenheit 9/11" di Moore Il regista: "Che avete fatto? Sono stupefatto!" E dedica il premio "ai ragazzi in America e in Iraq" ANNES - Al 57esimo Festival del cinema di Cannes ha prevalso l'attualità. La Palma d'oro è andata a "Fahrenheit 9/11" dello statunitense Michael Moore, il film che con minuzia giornalistica racconta le bugie dell'amministrazione Bush e denuncia l'errore dell'intervento in Iraq. Era dal 1956, anno in cui fu premiato "Le monde du silence" di Jacques-Yves Cousteau e Louis Malle, che la Palma d'Oro non veniva assegnata a un documentario. Per il suo film precedente, "Bowling for Columbine" - indagine sulla diffusione e l'uso delle armi negli Usa - Moore aveva vinto un Oscar l'anno scorso. "Ma cosa avete fatto?". Sono state queste le prime parole di Michael Moore dopo aver vinto la Palma d'oro per Fahrenheit 9/11. "Avete fatto tutto questo per mettermi nei guai - ha detto emozionato Moore - Abbiamo avuto non poche difficoltà". "Avete dato una nuova luce a questo film - ha proseguito Moore - le persone vogliono la verità ma ci sono altre persone che vogliono nascondere la verità. Avete fatto uscire la verità dall'ombra. Un grande presidente repubblicano americano una volta disse che se si dice la verità alla gente, la libertà sarà salva. Quel presidente era Abraham Lincoln, un altro tipo di presidente". E ancora: "Ieri ero in America per consegnare dei diplomi nella scuola di mia figlia, ho ricevuto una chiamata in cui ci si diceva di tornare a Cannes senza dirci perché. Per questo motivo vorrei dedicare la Palma d'oro a mia figlia, ai ragazzi in America e in Iraq e a tutti quelli che soffrono per le azioni degli Stati Uniti". Quindi un auspicio: "Ho la speranza che le cose inizieranno a cambiare, ci sono milioni di americani che la pensano come me. Spero che questo premio possa dare nuova speranza al mondo. Spero che coloro che hanno perso la vita in Iraq almeno non siano morti invano". (22 maggio 2004)

  • La terribile verità di Michael Moore turba Topolino ! From the Chicago Tribune: Moore's 'Fahrenheit 9/11' slams Bush as Cannes crowd cheers By Michael Wilmington Tribune Movie Critic "Shock and awe" is the reaction that political moviemaker Michael Moore says he wants for his new film, "Fahrenheit 9/11," which premiered to capacity Cannes Film Festival audiences Monday. That's what he may well get. Moore's movie, which is mired in U.S. release problems after Disney nixed the participation of its subsidiary, Miramax, is his toughest, gutsiest, funniest picture yet. A scathing look at the Bush administration, before and after the Sept. 11, 2001, World Trade Center attacks, "Fahrenheit" is replete with a radical analysis of the war's true aims, heart-rending footage of those killed and their survivors (American and Iraqi) and typical Moore saucy humor about the failings of the mighty. "This time" though, the director told the Cannes press, "I was the straight man. ... Bush wrote the funniest lines." As for the film's release problems, Moore told the Tribune Sunday evening that the film still didn't have a releasing company, "and I'm surprised." But, he later elaborated, The film "will have a distributor. I'm completely confident Miramax will make sure Americans will see the film." Moore has been a lightning-rod figure ever since the 1989 release of "Roger and Me," his impudent chronicle of his Quixote-like pursuit of then-General Motors chief Roger Smith to confront Smith with the dire results of GM's plant closures in Moore's hometown, Flint, Mich. "Fahrenheit 9/11" has a title inspired by "Fahrenheit 451," the Ray Bradbury tale and Francois Truffaut film about a book-burning future society. But it might have been called "George W. and Me," so relentlessly does Moore try to track the president and his inner circle to their secret places. The first part of the film deals with the Florida dispute in the 2000 presidential election, numerous connections among Bush, his family and friends and the bin Laden family and Saudi Arabian ruling elite. It also examines the Bush administration's seeming disinterest in worldwide terrorism or bin Laden before 9/11. "We had a president who was asleep at the wheel," Moore reiterated. What follows 9/11 in the film though, is even more disturbing: a portrayal of a nation in the grip of fear ("I wanted to show how [we're] manipulated.") and of a war fought with dubious premises and painful results. "Fahrenheit" balances scenes of raw anguish (notably with Lila Lipscomb, distraught Flint mother of a dead American soldier) and increasingly surreal looks at Bush and his colleagues, primping for cameras and incessantly repeating their pre-Iraq War litany on "weapons of mass destruction." (The movie though spends relatively little time on the weapons and United Nations battles. "That's old news," Moore said.) Moore's last documentary, "Bowling for Columbine," was one of the big hits of the 2002 Cannes fest, where it received the 55th anniversary prize and one of the longest continuous standing ovations in Cannes history. The ovation that followed "Fahrenheit 9/11" broke that record; some observers estimated it at 20 to 25 minutes. But what concerns the director more this time, however, is not so much the French reaction, but the American one. "I hope to influence people to leave the theater and become good citizens," he said. In response to a question about the movie's possible intended effect on Bush's re-election campaign, he quipped, "You have to get elected, before you get re-elected." "Americans," he said, "once they're given the information, they act accordingly and act from a good place. "This film is a mystery unraveling. I wanted to say something about the times in which we live: post-9/11 America, how we got to where we're at, what has happened to us as a people. And have a good time doing it." Bush got a crack back at Moore during the film. Confronting the director/journalist at a news conference, Bush flashed his impish grin and says, "Behave yourself, will you? Go find real work!" In 1989, President, George (H.W.) Bush actually saw "Roger and Me" at a private screening, without Moore present. Asked if he would like to show "Fahrenheit 9/11" to the current President Bush, Moore gave a vigorous assent. "If there were ... a White House screening, I would attend it. "And I would behave myself."




    permalink | inviato da il 22/5/2004 alle 22:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  • 21 maggio 2004

    I lati oscuri della Rete sono le chat, il porno, i blog (lo dice la CEI)

    La Repubblica, Roma, 19:50. Chat e blog, per la Chiesa sono a rischio peccato Internet è utile ma non mancano i pericoli, secondo la chiesa. Secondo quanto è emerso dal convegno "I media in famiglia, un rischio e una ricchezza" organizzato dalla Cei all'università lateranense, i lati oscuri della Rete sono le chat, il porno, i dialer (programmini che si staccano dal Web e procedono, spesso senza che l'utente se ne renda conto, a una connessione costosissima via modem) o la falsa informazione. "In molte situazioni si può parlare di peccati", ha detto don Giuseppe Costa, docente di giornalismo alla pontificia università salesiana. "La chat può sconfinare in realtà incontrollabili che non rispettano la persona e spesso - ha aggiunto - mancando dei corrispondenti, non ci sono responsabilità, poiché la persona dialoga con nessuno e questo fa cadere il senso di responsabilità". Nel mirino anche i blog e la cosiddetta controinformazione. "Siti di giornalismo on-line non firmato che danno informazioni scorrette, ad esempio in ambito scientifico, creando rischi per la vita", così Costa. "La Rete ci fa vivere ed enfatizza il presente, fuori dalla tradizione e senza progetti per il futuro, inoltre ci fa vivere contemporaneamente mondi distanti ", ha fatto eco don Dario Viganò, presidente della commissione nazionale per la valutazione dei film della Cei.




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    3 maggio 2004

    Educare all'occidentale, dal Brasile all'Egitto, da Israele-Palestina all'Afganistan ...

    a Leonardo Coen non piace... a me sì (almeno fino a quando non mi si spiega cosa si nasconde dietro i progetti della Sesame nel mondo...) Scrive Leonardo Coen in Come ti educo l'afgano: lunedì, 03 maggio 2004 In Afganistan la situazione scolastica, agli occhi degli americani, è da raddrizzare. A renderla critica, per gli Usa, è la mancanza di mezzi di diffusione e la concorrenza delle scuole coraniche. Così, i neoconservatori sono passati all'attacco e hanno aggirato l'ostacolo, trovando un nuovo mezzo per educare i giovani afgani all'occidentale. In associazione con Sesameworkshop, la Rand Corporation - istituto di ricerca legatissimo all'apparato militarindustriale degli Stati Uniti - ha messo a punto e consegnato al governo afgano un prototipo di kit "multimediale per l'accesso educativo". Questo strumento didatticoè destinato ad essere diffuso in centinaia di esemplari nel paese: contiene 10 capitoli della "Via Sesamo", adattato dalla versione egiziana e doppiata in Dari. Ci sono inoltre alcuni discorsi di Hamad Kharzai e pure un libretto di istruzioni per i professori. Cheryl Benard, specialista della propaganda e responsabile del progranma per la Rand Corporation, ha già prodotto degli studi sui programmi radiofonici educativi ("Islam civile e democratico") in Afganistan, col sostegno della Smith Richardson Foundation, piuttosta nota per le sue posizioni ultra militariste. Segnalo alcuni siti Sesame Workshop The Workshop At A Glance Who We Are Sesame Workshop is a nonprofit educational organization making a meaningful difference in the lives of children worldwide by addressing their critical developmental needs. What We Do The Workshop develops innovative and engaging educational content for television, radio, books, magazines, interactive media and outreach. Taking advantage of all forms of media and using those that are best suited to delivering a particular curriculum, the Workshop effectively and efficiently reaches millions of children, parents, caregivers and educators - locally, nationally and globally. Sesame Workshop: Annual Report (Gary E. Knell, President and CEO, Sesame Workshop) Sesame Workshop: Board of Trustees Watanabe, Ing, Kawashima & Komeji: About Us Jeffrey Watanabe, Kanaging Partner, Watanabe Ing Kawashima & Komeiji LLP (Ronna Bolante) Opening Sesame: TV That Inspires Learning around the World (Harvard Graduate School of Education, November 15, 2002, by Ben Welch) ... When it comes to the goal of teaching tolerance and acceptance of diversity, the Middle East provides an often unforgiving testing ground. The Sesame Workshop proposed the idea of an Israeli-Palestinian coproduction in 1994 on the heels of the Oslo Peace Accord. At the time, Palestinian producers insisted that their characters needed their own street. So, the Israeli characters lived on Rechov Sumsum, a street with an ice-cream parlor and a view of the Mediterranean, and the Palestinian characters lived on Shara’a Simsim, a street with an Arab candy store and the West Bank in the background. Whereas Israeli and Palestinian characters interacted with one another in earlier seasons, in July the producers decided that such meetings were no longer plausible, given the waves of violence in the Middle East. So they changed the name of the program from Sesame Street to Sesame Stories. Sesame Stories, known in Hebrew as Sippuray Sumum and in Arabic as Hikayat Sijsim, will portray literature and folklore from each region while still promoting messages of respect and understanding. But the characters, at least for now, will stay in their own neighborhoods. Likewise, the Palestinian producers can no longer travel to Tel Aviv for meetings, so the producers now meet near London or in New York, or communicate via e-mail and telephone. Despite the new format, Israeli producers want to broadcast a new season of shows as soon as possible, hoping the cheery Muppets will help counteract the images of violence and hatred in the media. The Palestinian producers, however, do not hold the same perspective. “Children in Palestine today will not appreciate, understand, absorb, and react in a positive way to the goals we want to accomplish,” Daoud Kuttab, the Palestinian executive producer of Hikayat Sijsim, told the New York Times this past summer. “You’re telling them to be tolerant of Israelis when Israeli tanks are outside their homes.” Creative Compromises In one story, reported by the New York Times, a Palestinian girl who lives in a refugee camp finds a tin can on the street and decides to plant a rose in it. When she succeeds in nurturing the flower, other refugees follow her lead, and together they plant a garden. Israeli producers objected to the girl picking up the tin can because Israeli children have been taught not to retrieve stray objects lest they contain bombs. The producers collectively decided to change the object to a clear water bottle. “It’s slow going over there,” Cole says. “We’re determined to help children see one another as humans, as people who have needs that are similar to their own; as children who have families, grandparents; as children who go to school.” ed ecco quel che di terribile (?) Sesame Workshop (per come ne scrive 'in prima persona' sul proprio sito) ha fatto in Egitto ARABIC CHILDREN LAUGH AND LEARN WITH ALAM SIMSIM MUPPETS AS AWARD-WINNING SERIES BEGINS AIRING REGULARLY ON MBC Outreach Initiative to Help Extend Series’ Messages Throughout Middle East and North Africa (Cairo, Egypt, and New York, NY, July 23, 2003) It’s a bird. It’s a plane. No, it’s Alam Simsim’s Muppets Khokha, Filfil and Nimnim travelling the Arab World via cable satellite. Alam Simsim, the Egyptian adaptation of Sesame Street, will begin airing throughout the Middle East and North Africa on Middle East Broadcasting Corporation (MBC) on August 1, potentially reaching 150 million viewers. This is the first time that the Arabic-language television series, which focuses on girls’ education, the environment, and literacy, will be broadcast regularly outside of Egypt. e ad un ultimo commento: Gli americani hanno, come tutti i popoli, ma certo con in più la 'responsabilità imperiale' da unica superpotenza globale, molti difetti Pero' - in campo educativo - sviluppano modelli 'collaborativi' di educazione e insegnamento ... Proprio quello che manca quasi del tutto nei progetti passati e presenti italiani (vale per la Moratti come per Berlinguer) Stranamente, la quasi totale assenza del concetto di 'responsabilità personale' (penso addebitabile alla cultura cattolica 'perdonista') ha come conseguenza la quasi totale assenza del concetto di 'collaboratività' Strano anche che Leonardo Coen, che ha in passato scritto cose 'gentili' improntate ad un ottimismo... cristiano... trovi tanto a che ridire sui progetti tipo 'Sesame' O ... mi sfugge qualcosa? Per fortuna non sono l'unico a pensarla così, pare: ovvero, si entra nel merito, di cos'era (anni '60) la Sesame, e cosa è oggi, di cosa convince, e di cosa convince meno ... ma ... ... un conto è una discussione nel merito di come oggi opera la Sesame ... che già di per sè è un tema interessante proprio mentre in Italia si discute di riforma Moratti (ma, se e quando tornerà a governare l'Ulivo, il problema si riproporrà comunque credo) ... ... un altro è gridare allo scandalo perchè i cattivi USA osano contrastare l'ipnosi collettiva taleban-islamica con metodi educativi perlomeno 'sperimentati' (e in paesi molto diversi tra loro) dalla Sesame se poi, la Sesame è una 'vacca sacra' intoccabile, ok, tocchiamola! E non dimentichiamo le critiche al programma originario americano: http://www.thesocialedge.com/archives/gerrymccarthy/3articles-feb2004.htm GM: Your analysis of Sesame Street was fascinating. At one point your write that: "The shows anti-intellectualism and its glorification of television culture over print send the implicit message that the skills of literacy have no meaningful purpose." I've never read a critique of Sesame Street before. What kind of reaction did you receive after you first wrote the piece? Did it feel like you were taking on a cultural icon? KH: Absolutely. This is a sacred cow. A related example is Head Start -which is a government program. Sesame Street and Head Start originated in the 1960s. They were so well-intentioned and filled with hope and expectation that they were hard to criticize. Both programs were multicultural. Especially Sesame Street. There was no television that showed quite the same kind of respect for poor children that Sesame Street had. The other fact is that Joan Ganz Cooney -who was the creator of Sesame Street- was extremely well connected and liked. Also: she was clever enough to construct a very effective public relations machine that included social scientists. Everybody was utterly committed to what they were doing. Not just making a lot of money, but committed to changing the lives of poor children. So to criticize Sesame Street was to question the motives of well-intentioned people. There were also a lot of social scientists that were willing to do dubious research on the show. It moved from co-relation to causation. You would see research projects showing that Sesame Street improved children's literacy, when it was clear that that the kind of parent that turned on Sesame Street -when there was no other choice for educational television- was the kind of parent who was going to be dedicated to their children's education. We know from research not related to Sesame Street that these are the parents whose children do well. It has nothing to do with Sesame Street. I did receive some huffy mail from people associated with Sesame Street research and from Children's Television Workshop. But Sesame Street's day has gone, because we now have a much more diverse market in children's medium. Some of it is awful. Some of it is okay. inviato il 03.05.2004 10:47:23 E ancora http://commons.somewhere.com/reportcard/1995/DAILY.REPORT.CARD168.html SESAME STREET AND LEARNING: NOT ALL IT'S CRACKED UP TO BE Recent criticism of Sesame Street goes far beyond the attention span argument noted in the above article (See DRC #4). Nationally syndicated columnist Mona Charen recaps an article written by Kay Hymowitz that denounces the overall format of Sesame Street (WASH TIMES, 11/13). Hymowitz' article appeared in the Autumn issue of the City Journal, a publication of the Manhattan Institute. According to Charen, Hymowitz argues that Sesame Street "far from preparing young children for school and the wider world of learning, ... grooms its charges only for more television." Charen goes on to say that the show does not "glorify" learning, but instead glorifies television and youth culture. Charen: "Sesame Street is self-consciously modeled on commercials, with fast cuts, jazzy music and very, very short segments." Hymowitz also charges that "even if the show's claims about improving familiarity with letters and numbers are true," identifying a letter is a far cry from learning all the skills necessary to read. Hymowitz: "The skills required for reading are a complex mix of concentration, persistence, the linking of concepts." And Sesame Street does not teach concentration, according to Hymowitz and Charen. Charen also criticizes the politically correct tone that permeates Sesame Street. And she comments on the lack of enchantment on Sesame Street, "where the tone is smart-alecky and worldly wise." Charen cites Bruno Bettleheim, whose research advances the notion that traditional fairy tales "serve important functions in the imagination of the very young child." According to Charen, Sesame Street is "sometimes fun for adults, [but] it teaches preschoolers all the wrong lessons." The Children's Television Network, which produces the show for PBS, counters that the Hymowitz article is "full of untruths, inaccuracies and a relentless malice," reports the N.Y. TIMES (Blumentahl, 11/19). inviato il 03.05.2004 10:49:22 nicola Mi piacerebbe leggere una volta una storia di queste iniziative cosi` tipicamente americane (Radio Marti` per i cubani; Sesame Street, che e` una bellissima trasmissione per bambini, agli afgani; l'Al Jazeera americana che, pare, pochi arabi guardino...). Le iniziative in se` contengono un bel po` di spirito americano: la fiducia nelle cose ben organizzate e nei progetti ben scritti; la convinzione che il modo di pensare e vivere americano sia cosi` innegabilmente buono e giusto che basta farlo vedere per convertire i popoli; la sostanziale incapacita` di ascoltare e dialogare, nascosta dietro la capacita` di organizzare e comunicare. In questo progetto ci sono insieme i bei programmi di Sesame Street (assaliti, negli USA, dai conservatori codini, che li considerano un subdolo veicolo di propaganda comunista) e la Rand Corporation: anche questa, una mescolanza di diavolo e acquasanta molto americana. Mi chiedo se mai alcune di queste iniziative abbiano avuto un qualche successo. Leggete L'Americano tranquillo di Greene, per avere un'idea di come sia complesso lo spirito wilsoniano. inviato il 03.05.2004 12:50:03




    permalink | inviato da il 3/5/2004 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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