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28 maggio 2004

Fecondazione proibita: campagna e le adesioni sul referendum

Il punto sulle politiche per la clonazione terapeutica Edito dall'Aduc - Associazione per i diritti degli Utenti e Consumatori Anno III Numero 62 del 28 Maggio 2004 Italia. La campagna e le adesioni sul referendum sulla fecondazione assistita e la ricerca scientifica Emma Bonino, intervistata da Antonella Rampino sul quotidiano La Stampa fa il punto: "Dobbiamo farcela. Ma qui c'e' un problema politico. Il solito problema politico: di tutti i segretari, solo Boselli ha firmato, e solo lo Sdi si e' mobilitato. Non si capisce dove sono finiti i liberali del Polo e dove i liberal dell'Ulivo. E' come se i diesse non volessero litigare con Rosi Bindi e cattolici vari. Per contro, Margherita Boniver quando si varo' la legge decreto' che era da talebani. E poi niente". Forse sono in campagna elettorale? Come durante il divorzio: si fanno le battaglie che si possono vincere. "Non solo ai tempi del divorzio: fu cosi' pure quando si tratto' della legge sull'aborto. Solo che allora, comunque, c'era in ballo almeno un grande disegno politico, il compromesso storico. Adesso ci sono solo le orticarie di Rutelli. Io spero davvero che sia almeno come allora: sul divorzio si voto' il 13 maggio di trent'anni fa, e il Pci prese pubblicamente posizione alla vigilia. Avevano capito che si vinceva, che le opinioni pubbliche erano favorevoli. Sull'aborto, loro non raccolsero le firme, e nel 1978 per evitare il referendum fecero pero' la legge. La situazione e' sempre quella. Solo che qui in Parlamento la legge non si puo' modificare, perche' in tutta evidenza manca la maggioranza per farlo. e con le attuali norme sul referendum, se non si raccolgono le firme adesso, entro il 13 luglio, la legge resta quella che e'". Sull'argomento l'opinione pubblica sembra pensarla diversamente dall'establishment politico: dice un sondaggio dell'Eures reso pubblico ieri che il 77 per cento degli italiani e' ancora favorevole al divorzio, il 59 per cento all'aborto, il 66 vedrebbe bene una legge sull'eutanasia, e solo il 29 per cento e' contrario ai figli in provetta... "Anche questo e' un vecchio tema: la classe politica di questo paese e' piu' indietro dei cittadini, gli italiani sono molto piu' laici della loro classe dirigente. Questo, noi radicali lo sappiamo e lo diciamo da trent'anni. Vorrei fare un appello, posso?" Prego. "Io ho provato a sensibilizzare i politici. Abbiamo avuto vari incontri, Barbara Pollastrini, molti diesse a titolo personale hanno firmato, l'altro giorno anche Lilli Gruber. Ma non prendono posizione i leader, a parte Boselli. Vorrei fare un appello, a loro. E ai laici del centrodestra. Non andate contro il vostro elettorato, vorrei dirgli. Non costringete le vostre elettrici a fare turismo sanitario per la procreazione assistita. Non fatela tornare ai tempi del Cisa, quando noi radicali organizzavamo charter per portarle ad abortire invece che dalle mammane nelle cliniche di Amsterdam o Londra. Non sara' un caso, ma oggi per aggirare questa legge sulla fecondazione basta andare a Chiasso, o nelle cattolicissime Madrid o Parigi". Bonino, non sara' mica la vecchia storia che il problema dell'Italia e' ospitare il Vaticano! "Ah no? Nella legge si riconosce pure lo status giuridico dell'embrione, un principio totalmente ascientifico, e invece religioso: vita umana e' qualunque cosa, lo spermatozoo, lo zigote, l'embrione, tutto meno Luca Coscioni. Cioe' un essere umano che con la ricerca sulle cellule staminali potrebbe in futuro guarire. Non solo: lo status giuridico riconosciuto all'embrione e' il prerequisito per far saltare, prossimamente, la legge sull'aborto. Gia' in Italia non si puo' fare quel che in tutto l'Occidente avanzato si fa, l'aborto farmacologico entro il terzo mese. Che cosa vogliamo fare? Dell'Italia una teocrazia?". Quella sulla procreazione assistita e' una legge non emendabile, da cancellare completamente, e percio' Rifondazione comunista appoggia il referendum radicale volto ad abrogarla del tutto. Questo, in sostanza, e' il netto giudizio dei deputati di Rifondazione comunista che in una conferenza stampa alla Camera hanno illustrato le posizioni del partito rispetto alleiniziative referendarie avviate per abrogare o modificare la legge 40/04. Anche Rifondazione comunista, andra' nelle piazze a raccogliere le firme per promuovere il referendum anche se ''avremmo preferito -ha precisato Elettra Deiana- tempi piu' maturi, con altre iniziative che contribuissero a far crescere la consapevolezza nella popolazione''; cio' avrebbe permesso di determinare una ''mobilitazione fortissima'' contro un legge definita dagli esponenti di Rifondazione ''terribile, ipocrita, costruita su un impianto ideologico di stampo confessionale''. I suoi primi effetti, hanno detto i rappresentanti di Rifondazione, si sono cominciati a vedere nella recente sentenza del giudice di Catania, che secondo Erminia Emprin, della direzione del Prc, sancisce che ''si ha il diritto ad avere figli, ma non ad averli sani''. Diversa la valutazione del Prc sui quesiti referendari mirati a modificare solo alcune parti della legge, ai quali Rifondazione e' contraria poiche' sarebbe una strada ''densa di moltissimi rischi''. Per esempio, ha spiegato Deiana, la Corte Costituzionale potrebbe ammetterne solo uno, lasciando l'impianto della legge sostanzialmente immutato. Un impianto che resterebbe ''oscurantista'' e ''autoritario come altre leggi di questa maggioranza -ha sostenuto Graziella Mascia- la cui idea di voler orientare i comportamenti e' ormai insopportabile''. Percio' ''correggerne gli aspetti piu' brutali non risponde alla necessita': dobbiamo evitare di creare ulteriori pasticci. Ci vogliono norme piu' pulite e piu' leggere''. L'orientamento del partito e' quindi quello di cancellare del tutto una legge che per Francesco Giordano, capogruppo Prc alla Camera, e' ''ripugnante'' e ''la cui 'cifra' e' nel binomio 'controllo' e 'mercato': controllo autoritario e medievale sul corpo delle donne; mercato perche' coloro che hanno possibilita' economiche possono andare all'estero''. Per l'esponente del Prc ''una legge dello Stato non puo' avere l'imprimatur da un sistema ideologico proprio del sistema ecclesiastico'' e diventa cosi' ''insopportabile'' la pretesa di ''imporre un modello etico'' ai cittadini. Quindi ''e' giusto cancellare la legge e cambiare solo alcune parti lasciandone la struttura sarebbe un pasticcio''. Tra le firme "illustri" di queste due settimane quella del senatore Achille Occhetto, leader della lista Occhetto-Di Pietro, Lilli Gruber, capolista per la lista unitaria della circoscrizione Italia centro alle europee, ma per i Ds interviene Beatrice Magnolfi (Segretario di Presidenza Gruppo Ds Camera dei Deputati) sulle pagine de l'Unita' con un intervento: "Si' al referendum contro una legge disumana". "Una legge crudele -cosi' l'abbiamo definita- che si accanisce contro il desiderio di mettere al mondo un bambino. Una legge perfino disumana, che antepone l'ideologia alla salute delle donne e disprezza i problemi delle coppie portatrici di malattie genetiche. Una legge ipocrita e iniqua, che dopo soli due mesi di applicazione sta gia' mostrando i suoi effetti perversi: curare la sterilita' e' un'opportunita' solo per i ricchi, che possono permettersi di andare all'estero, a Malta, oppure in Grecia e in Spagna, paesi cattolici che godono di una regolamentazione meno repressiva della nostra. Una legge contro la scienza, perche' impedisce la ricerca sugli embrioni, che e' l'unica speranza di vita e di cura per tante persone ammalate. […] E' evidente che nessun referendum su queste materie ha la minima speranza di successo se i Ds non vi si impegnano con convinzione; questo avrebbe dovuto consigliare i radicali ad evitare una scelta solitaria e unilaterale, che appare influenzata da qualche calcolo elettorale di troppo. Ma la posta in gioco e' troppo alta per farci condizionare dai distinguo e dalle pur fondate recriminazioni. C'e' un dovere di coerenza e anche di chiarezza di fronte agli elettori: e' difficile essere contrari ad una legge e contemporaneamente essere contrari, o anche solo indifferenti, a uno strumento che cerca di cancellarla; cio' che va assolutamente evitato e' dare l'immagine di un partito impacciato fra antichi riflessi antireferendari e preoccupazioni tattiche rispetto alle alleanze. […] Queste sono le riflessioni che mi hanno spinto a firmare la proposta dei radicali, senza nascondermi i rischi, ma con la convinzione di non poter rimanere estranea a questo tentativo, indipendentemente dalle ambiguita' di chi lo propone. Ho fatto una scelta personale, sperando che possa diventare la scelta dei Ds, esplicita e visibile; una volta partita la macchina referendaria, ognuno di noi e' chiamato a contribuire al successo, perche' una eventuale sconfitta non coinvolgerebbe solo i radicali, ma tutti coloro che sono contrari alla legge e si battono per i valori di liberta' e laicita' e soprattutto sarebbe un colpo alle speranze e ai progetti di vita di tanti cittadini". Non e' un accordo politico ma "una scelta di civilta'" quella che ha spinto i capigruppo dei Ds in Regione e in Provincia e Comune di Milano a firmare il referendum dei Radicali che chiede l'abrogazione della legge sulla procreazione assistita, votata, non senza polemiche, dal Parlamento alcuni mesi fa. Cosi' infatti Pierangelo Ferrari, Paolo Matteucci e Emanuele Fiano hanno motivato la loro decisione in una conferenza congiunta con il capogruppo dei Radicali lombardi Alessandro Litta Modignani, annunciando pero' anche nuove iniziative, forse raccolta firme gestite dai Ds o la costituzione di un comitato che si occupi di organizzare nuove manifestazione contro la legge 40. Il dibattito nella sinistra infatti e' aperto su come comportarsi nei confronti del provvedimento sulla procreazione. Oltre al referendum abrogativo, c'e' chi propone ricorsi alla Corte Costituzionale o referendum (tre in particolare) che eliminino solo alcuni aspetti della legge come il divieto alla fecondazione eterologa, la limitazione alla liberta' di ricerca o la mancata tutela della salute della donna. "Il nostro convinto sostegno all'attuale iniziativa referendaria -hanno scritto i tre diessini in un documento comune- non esclude altre iniziative, ma costituisce un mezzo di pressione per riaprire la discussione sulla fecondazione assistita e per ottenere le correzioni legislative necessarie ad assicurare liberta', umanita' e laicita"'. "Quello che vorremmo -ha sottolineato il capogruppo in Comune Fiano- e' che questa battaglia per la laicita' fosse condivisa da uno schieramento piu' ampio possibile. Sostenere i Radicali e' il punto di partenza". "Iniziative come queste -ha aggiunto il capogruppo lombardo Ferrari- vanno al di la' dei confini politici, sono una scelta di civilta'". "E noi -ha proseguito Matteucci- non vogliano sottrarci a questa scelta". "Mi auguro che da questo -ha concluso il radicale Litta- possa crescere la raccolta di firme, arrivando a raccoglierne 500mila per ciascuno dei quattro quesiti referendari entro il 30 settembre'. Se infatti la raccolta terminasse dopo, il referendum sarebbe rimandato al 2007, perche' non si potrebbe votare in contemporanea con le elezioni politiche del 2006. "Dopo le elezioni europee costituiremo, centrosinistra e radicali insieme, un comitato unitario allargato per il referendum contro la legge sulla procreazione assistita". Ad annunciarlo e' Katia Zanotti (Ds), membro della Commissione Affari sociali della Camera. "Con questo parlamento e' inutile presentare altre proposte di legge. L'unica cosa che si puo' fare e' utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per eliminare questa legge ideologica, di cui la sentenza di Catania e' la naturale conseguenza. Dunque continuare con i ricorsi e la battaglia referendaria". Entro giugno, subito dopo le elezioni europee," partiremo in grande per il lancio di una campagna referendaria che veda allo stesso tavolo opposizione e radicali". Un referendum che, secondo la diessina, dovra' essere incentrato piu' sui quesiti di merito che sulla totale abrogazione. "Oltre ai 3 quesiti sulla fecondazione eterologa, la revoca del consenso della donna e la liberta' di ricerca -aggiunge Maura Cossutta dei Comunisti Italiani- ne vogliamo inserire un quarto, che preveda l'abrogazione del diritto del concepito cosi' come previsto dall'articolo 1 di questa legge, che non coinvolge una minoranza di mamme capricciose ma milioni di persone". Si' al referendum contro la legge sulla fecondazione assistita e a un comitato referendario "largo e plurale" da parte della coordinatrice delle democratiche di sinistra, Barbara Pollastrini. "Sono favorevole a referendum mirati per cancellare le parti piu' gravi e odiose della legge sulla fecondazione assistita" e si dice amareggiata dalla sentenza di Catania. "Tuttavia e' il frutto di una legge paradossale e crudele che, appunto, va rimossa". Due, secondo Barbara Pollastrini, le vie da seguire per "dare al Paese una buona legge condivisa". La prima e' l'uso del referendum, con la costituzione di "un comitato largo e plurale per depositare alcuni quesiti per la parziale abrogazione della legge. Il comitato sara' formato da esponenti delle istituzioni, della politica, delle associazioni, della cultura e del mondo della scienza e della medicina". L'obiettivo, ha aggiunto, e' "ampliare lo schieramento per ottenere il massimo dei consensi, mentre la scelta solitaria degli amici radicali rischia di dividere il fronte". La seconda via e' "l'elaborazione di una buona legge", che sia "ispirata ad un diritto mite, fatta di poche norme essenziali". "La Rai faccia informazione sulla raccolta firme in calce ai referendum Radicali in materia di procreazione medicalmente assistita. In particolare il servizio pubblico, salvo poche eccezioni, brilla, anche in questo caso, per i suoi silenzi. La par condicio c'entra poco o nulla. I direttori di rete e di testata sanno perfettamente che esistono modi e forme per portare all'attenzione della nazione le delicatissime questioni sollevate con questi referendum dai Radicali". Lo sottolinea il deputato Ds Beppe Giulietti, portavoce dell'associazione per la liberta' di informazione 'Articolo 21'. "La nostra associazione e' composta da donne e uomini che sui referendum proposti dai Radicali in materia di fecondazione medicalmente assistita si comporteranno in modo diverso. Ma un'associazione che si occupa della liberta' dell'informazione non puo' tacere sul silenzio che sta circondando la raccolta di firme". "Ci auguriamo che gia' nelle prossime ore crescano le iniziative tese a illuminare la raccolta delle firme e a consentire ai cittadini di decidere in piena liberta' se firmare o meno i quesiti referendari". "E' una legge contro la morale cattolica, che limita fortemente la liberta' della donna e riduce le possibilita' garantite dalla Costituzione per la tutela del diritto alla salute", e' il commento di Claudio Giorlandino, ginecologo cattolico, alla legge sulla fecondazione assistita. "Come cattolico e come medico non posso che evidenziare le terribili conseguenze a cui sta portando questa legge brutta sotto ogni punto di vista. Un fenomeno a cui si sta gia' assistendo nei laboratori e' quello di fecondare un numero di embrioni superiore a quello consentito, e buttare nello sciacquone quelli in eccesso. Per questo e' una legge che andrebbe abolita e su cui dichiaro la mia piena adesione al referendum abrogativo, per cui il partito radicale sta raccogliendo le firme in questi giorni. Aderirei al referendum anche se fosse stato promosso dalla Lega Nord". Piu' cauto il giudizio del ministro per le pari opportunita' Stefania Prestigiacomo: "come ho gia' piu' volte detto questa e' una legge ingiusta che provoca delle storture. Se comunque si verificheranno delle conseguenze negative e degli errori, sono certa che il parlamento non potra' fare a meno di intervenire per correggere gli effetti deleteri. Quel che e' certo e' che il far west che c'era stato fino a qualche mese fa, non era piu' ammissibile, una legge era urgente. Personalmente avrei preferito una legge che avesse disciplinato e limitato i casi estremi, come quello delle mamme-nonne e degli uteri in affitto". Marco Di Lello, assessore all'Urbanistica ed ai Beni Culturali della Regione Campania raccoglie l'invito di aderire al referendum popolare abrogativo della legge sulla fecondazione assistita: "Mi impegno a raccogliere 1000 firme nelle prossime quattro settimane. Infatti, la liberta' di ricerca scientifica deve essere salvaguardata e tutelata per tale motivo mi esprimo in favore di una battaglia che ritengo di grande civilta'. Si tratta di eliminare una normativa che lede fortemente le liberta' dei cittadini e delle cittadine legate a diritti fondamentali: il diritto di scegliere come procreare ed il diritto alla salute". Secondo Di Lello "non si puo' impedire il progresso scientifico e lo sviluppo umano ma bisogna impegnarsi affinche', siano portate avanti le ricerche sulle cellule staminali embrionali per consentire gli studi sui nuovi farmaci: senza tali studi non si potranno comprendere importanti malattie genetiche". "Noi siamo impegnati perche' il referendum sulla legge che regola la fecondazione assistita si svolga e per una ragione molto semplice: vogliamo che gli italiani abbiamo la stessa liberta' che hanno avuto i parlamentari di scegliere secondo coscienza, di decidere se la legge sulla fecondazione e' una legge giusta". Il presidente dello Sdi, Enrico Boselli, ha concluso dicendo che "il modo per scegliere oggi e' il referendum". Il direttivo dell'ALI, Associazione Liberale Italiana, associazione socio-culturale costituitasi di recente a Roma, e si e' deliberato di sostenere attraverso un impegno attivo e militante la raccolta delle firme sul referendum abrogativo della Legge 40/2004 promosso dai Radicali. All'impegno di promuovere o partecipare a tavoli di raccolta delle firme, principalmente a Roma, si unisce anche la volonta' di organizzare incontri, dibattiti, convegni sul tema della liberta' di cura e di ricerca scientifica. L'Assemblea Nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, www.uildm.org) ha approvato un'importante mozione sulla liberta' di ricerca scientifica. A darne notizia e' stato Enrico Lombardi, presidente nazionale UILDM con un comunicato stampa. "Facendo esplicito riferimento alla Legge 40 del 2004, recentemente approvata dalle Camere e relativa alla Procreazione Medicalmente Assistita, l'Assemblea dei Delegati ha dichiarato di appoggiare ufficialmente la campagna referendaria per l'abrogazione della stessa, sia in proprio, sia tramite le federazioni e associazioni cui la UILDM aderisce. La decisione, come si legge nel testo del documento, e' conseguenteall'adesione dell'Assemblea ai seguenti indirizzi: - conferma del rispetto della liberta' civile e di scelta personale; - sostegno della ricerca scientifica nel rispetto dei propri obiettivi statutari. La mozione e' scaturita dalle XLI Manifestazioni Nazionali UILDM del 20-22 maggio 2004, che hanno visto anche lo svolgimento di un convegno sullo stesso argomento, cui hanno partecipato gli onorevoli Alessandro Maran (DS-L'Ulivo) e Danilo Moretti (FI), don Giovanni Del Missier, docente di bioetica presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Udine, Massimo Gennarelli, genetista della Commissione Medico-Scientifica UILDM e tre esponenti delle associazioni europee e internazionali che si occupano di disabilita' e di vita indipendente (Rita Barbuto, DPI - Disabled Peoples' International, John Fischetti, ENIL Italia - European Independent Living, Giampiero Griffo, European Disability Forum). L'appuntamento ha fatto seguito ad un lavoro di approfondimento sulla tematica gia' iniziato da parte dell'Associazione con la pubblicazione, nella propria rivista nazionale (DM 151), del dossier La procreazione che fa discutere", otto pagine di informazione, opinioni e interviste a medici ed esponenti politici di diverso orientamento". In occasione del 2° Congresso di Forza Italia, Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani e dell'Associazione Luca Coscioni per la liberta' di ricerca scientifica, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che lo aveva invitato alla seduta inaugurale. Coscioni scrive che non potra' esserci perche' "le mie condizioni di salute, attualmente, mi impediscono di affrontare un viaggio cosi' lungo da Orvieto a Milano". E aggiunge: "la battaglia da me intrapresa alcuni anni fa, con i miei compagni radicali ed ora anche con l'Associazione per la liberta' di ricerca scientifica che porta il mio nome, e' stata dura perche' voleva impedire quello che temevamo: l'approvazione di leggi -come quella sulla fecondazione assistita approvata in febbraio- che tagliassero fuori il nostro Paese dalla ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali". "Caro Presidente, ho tentato in tutti i modi di entrare in contatto con Lei, ma non ho ricevuto mai una risposta: perche'? In occasione delle elezioni politiche del 2001, quando ero capolista della Lista Bonino, Lei tronco' di netto ogni confronto con me e con Emma Bonino (in sciopero della sete), affermando che i temi di cui ci occupavamo, essendo "di coscienza", non potevano entrare a far parte del dibattito politico elettorale. Poiche' come Lei la pensavano anche D'Alema e Rutelli, il tema della liberta' di ricerca scientifica fu espulso dalla campagna elettorale e, con esso, chi Le scrive, Emma Bonino, Marco Pannella e i radicali tutti." "Non ho smesso -con i miei compagni radicali- di sperare e di lottare. 2.500 accademici e scienziati di tutti gli orientamenti politici hanno successivamente sostenuto un mio appello affinche' le leggi approvate dal Parlamento fossero scevre da pregiudizi religiosi e/o ideologici. Il Suo Governo, anziche' ascoltare quelle voci, impose alle sue componenti un voto blindato sulla legge riguardante la fecondazione medicalmente assistita: molti parlamentari dovettero mettere la propria coscienza in soffitta e votare come voleva il Vaticano, il Suo Governo... e Rutelli". "Se non raccoglieremo le 500 mila firme entro il 30 settembre questa legge ce la dovremo tenere almeno fino al 2007. Anche per questo, Egregio signor Presidente del Consiglio, il mio posto di presidente di Radicali Italiani, di militante politico e di malato e', nella misura in cui le mie forze lo consentiranno, ai tavoli per la raccolta delle firme, nelle strade e piazze d'Italia".




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28 maggio 2004

Fecondazione proibita: storie (3)

Yahoo! Notizie, Martedì 25 Maggio 2004, 0:11: Procreazione: bimbo nato da seme congelato 21 anni fa (ANSA) - ROMA, 25 MAG - Un bambino e' nato da seme congelato 21 anni fa. E' accaduto due anni fa in Gran Bretagna, nel St Mary Hospital di Manchester. I medici che hanno eseguito l'intervento di fecondazione assistita hanno deciso di darne notizia solo ora nella rivista Human Reproduction, sicuri delle buone condizioni di salute del bimbo. 'Riteniamo che si tratti del piu' lungo periodo di crioconservazione', rileva uno dei medici autori dell'intervento.




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28 maggio 2004

Fecondazione proibita: storie (2)

Il dramma di una madre che si è sottoposta a fecondazione assistita: "Andrò all'estero per salvarne almeno due" "Con tre gemelli rischio la vita in Italia devo sopprimerli tutti" "Non mi hanno dato speranze. I medici sono stati chiari" di VERA SCHIAVAZZI PALERMO - "Se mi avessero dato una speranza, anche solo uno spiraglio, avrei fatto qualunque sacrificio per tenere tutti e tre quelli che considero già miei figli. Ma i medici sono stati chiarissimi: il mio fisico non mi consente di mettere al mondo 3 gemelli, in nessun caso. Anche con due rischierò, ma potrò farcela con un parto cesareo anticipato". Lucia M. ha soltanto 27 anni, fa la casalinga, è una donna minuta e molto piccola di statura, ha e avrà sempre di più seri problemi respiratori. Quattro giorni fa ha saputo che i tre embrioni fecondati al Centro Andros del professor Adolfo Allegra si sono impiantati tutti e tre, e che da sette settimane stanno crescendo dentro di lei. "È la notizia che io e mio marito aspettavamo da 5 anni, e invece di esserne felice sono disperata, perché ora so che dovrò rinunciare ad uno degli embrioni per far sopravvivere gli altri due e non mettere a rischio la mia stessa vita - racconta - E questa intervento così grave, che non avrei mai voluto fare, non posso subirlo a Palermo, tra i medici che conosco, con la mia famiglia accanto. Dovrò andare a Londra tra un mese, perché la legge italiana proibisce la riduzione degli embrioni". Adolfo Allegra, il ginecologo che ha ottenuto questa gravidanza, dice subito di essere furioso. "Ecco la prova dell'assurdità e dell'immoralità della nuova legge sulle fecondazione assistita - afferma il medico - La storia di questa paziente è emblematica quanto normale: la signora ha problemi di salute e di struttura fisica, non tali però da dover rinunciare ad avere figli. Siamo intervenuti con la Icsi (la tecnica che prevede la fecondazione degli ovociti attraverso microiniezione, ndr) e abbiamo ottenuto tre embrioni, tutti di buona qualità. La legge ci obbligava ad impiantarli, mentre la scelta giusta e deontologicamente corretta sarebbe stata quella di utilizzarne solo due, congelando il terzo. Paradossalmente, proprio il successo di questa tecnica ha portato questa donna ad un bivio drammatico, reso tanto più doloroso dal fatto che non le sarà possibile, salvo una decisione d'urgenza del magistrato, ridurre il numero di embrioni in un centro italiano". La legge entrata in vigore il 10 marzo scorso, infatti, vieta l'embrioriduzione, ma non intacca ciò che è stato previsto nel 1978 dalla legge 194 sull'aborto. Ventisei anni fa, casi come questi non erano frequenti, ma lo sono diventati in seguito. E in molti ospedali pubblici italiani (l'aborto è vietato in quelli privati) si praticano "interruzioni selettive", per esempio quando c'è una grave malformazione che riguarda soltanto uno degli embrioni. Una scelta resa possibile dalle commissioni che autorizzano l'intervento solo se lo psicologo certifica un "grave rischio" per la salute psichica della futura madre, visto che la 194 non autorizza, dopo i primi 3 mesi, l'interruzione di gravidanza per le malformazioni in quanto tali. "Ci siamo rivolti a diversi ospedali del Nord e ci pareva di poter risolvere il problema in uno di Milano dove l'embrioriduzione viene normalmente praticata. Ma ci è stato risposto in seguito che l'intervento si sarebbe potuto fare solo se la signora fosse rimasta incinta in modo naturale. Una vera assurdità, che dimostra una volta di più il pericolo di una situazione dove i medici non fanno nulla per timore di esporsi o di violare la nuova legge, della quale non sono ancora ben chiare le implicazioni". Di qui, la decisione di prenotare l'intervento a Londra, a fine maggio. Ma una richiesta al Tribunale di Palermo perché intervenga e giudichi se consentire a Lucia M. di restare in Italia per l'intervento potrebbe arrivare già nei prossimi giorni: la valutazione, ora, è affidata agli avvocati della famiglia. (La Repubblica, 28 maggio 2004)




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28 maggio 2004

Fecondazione proibita: storie (1)

Catania, ha anche imposto l'impianto nella donna. E la prima sentenza dopo l'approvazione della legge sulla fecondazione Giudice nega l'esame del Dna su un ovulo a rischio talassemia La motivazione: "Non è autorizzato un uso dell'aborto come strumento selettivo dei feti, con riferimento alla loro salute" CATANIA - Erano ricorsi alla fecondazione assistita. Marito e moglie, 35 anni, dipendenti statali, senza figli. Ma la coppia è portatrice sana della talassemia, una grave malattia genetica. Per questo motivo avevano chiesto l'esame del Dna sull'ovulo che sarebbe stato impiantato nell'utero della donna. Richiesta che il giudice monocratico di Catania Felice Lima, ha respinto. "Gli ovuli fecondati vanno impiantati anche se c'è il rischio che possano essere portatori di malattie genetiche", ha scritto nella sentenza emessa il 3 maggio scorso ma resa pubblica solo oggi. E' la prima decisione di questo genere in Italia, dopo l'entrata in vigore della legge 40 sulla procreazione assistita. La coppia aveva sollecitato anche l'invio degli atti alla Corte costituzionale, ma anche questa richiesta è stata respinta. L'impianto sulla donna è andato avanti, ma l'unico ovulo fecondato in vitro rimasto "vivo" non ha attecchito e la coppia ha deciso di rinunciare alla fecondazione assistita e di avviare la pratica dell'adozione. Ma non ha digerito la sentenza e ha scelto ugualmente di proseguire l'azione civile, ricorrendo contro. L'udienza di "appello" si è già svolta e la decisione è attesa per la prossima settimana. Secondo il giudice monocratico Felice Lima, che ha respinto il ricorso della coppia, la legge sull'interruzione della gravidanza "non autorizza un uso dell'aborto come strumento selettivo dei feti, con riferimento alla loro salute". Per il giudice questo "è un uso eugenetico dell'aborto certamente vietato dalla legge". Il giudice sottolinea inoltre come con la richiesta si "invoca l'esigenza di tutelare la salute del figlio 'desiderato' che, diversamente da quello che realmente si sacrificherà è entità virtuale, del tutto astratta, esistente solo nella rappresentazione mentale dei suoi aspiranti genitori". Una vicenda che ha colpito nel profondo la coppia. "La signora è sconvolta, non vuole parlare con nessuno, neanche con me. Comunichiamo via posta elettronica", ha dichiarato il legale della donna, Maria Paola Costantino. "E' stata una sentenza traumatica che non tiene conto del diritto alla salute dei genitori e dello stesso bambino. La talassemia - ha aggiunto - è una malattia grave, che crea inabilità devastanti nei pazienti. E' giusto pensare a chi nasce e come deve vivere. E pensare anche alla salute della donna, fisica e psicologica che sa di avere in grembo un figlio che nascerà con una patologia gravissima. Per questo i miei assistiti avevano chiesto di non impiantare gli embrioni eventualmente malati". In una lettera agli atti del fascicolo, e riportata nella sentenza del giudice di Catania, la donna ricostruisce "il calvario vissuto" con il marito, la sofferenza patita e chiedeva al suo medico che non sarebbe stata disponibile a ricevere l'impianto di un embrione malato, annunciando che in tal caso avrebbe abortito. (La Repubblica, 25 maggio 2004)




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27 maggio 2004

Fecondazione proibita: un appello su repubblica.it

L'APPELLO "Questa legge è sbagliata" Le nuove norme sulla Fecondazione Assistita negano il diritto alla scelta delle coppie che hanno difficoltà ad avere figli. Facciamo appello al Parlamento e alle forze politiche perché mettano al più presto in atto ogni tipo di iniziativa per correggere o cancellare la legge 40, pericolosa per la salute delle donne, repressiva delle libertà personali e scientificamente sbagliata PER FIRMARE L'APPELLO

  • leggi tutte le firme Le nuove norme, dopo il caso-Catania, scatenano la protesta dell'Ordine dei medici. Appello degli intellettuali Fecondazione, sale la polemica: "Quella legge va cancellata" di MARIA NOVELLA DE LUCA, La Repubblica, 27 Maggio 2004 ROMA - Referendum o revisione, Parlamento o Corte Costituzionale, quello che conta è correre ai ripari. Lo chiedono tutti nell'opposizione, lo chiedono molti nella maggioranza, ora che una cosa normale come la semplice applicazione della norma, ha mostrato tutti i difetti della legge 40 sulla Fecondazione assistita. La sentenza del giudice di Catania che ha imposto ad una coppia talassemica l'impianto di un embrione pur nel dubbio che si trattasse di un embrione malato, ha fatto riesplodere con violenza le polemiche sulla legge approvata il 10 marzo scorso. Con un panorama di spaccature e alleanze che, a due mesi dal sì "blindato" di Camera e Senato, mostra un'impalcatura fragilissima, attaccata, in primo luogo, dai diretti interessati e cioè dai medici. "Il caso di Catania impone una attenta riflessione sulla opportunità di correggere la legge sulla procreazione assistita - afferma il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Giuseppe Del Barone - È difficile accettare che in presenza di gravi patologie o malattie ereditarie non venga consentito il ricorso a tecniche di diagnosi in grado di prevenire nuovi casi. Siamo costretti a disattendere il Codice di deontologia, che impone la conoscenza e l'uso dei nuovi mezzi diagnostici e terapeutici per di garantire la salute psico-fisica dei propri assistiti". E si mobilita la società civile. Dalle pagine di "Repubblica" un gruppo di scienziati e intellettuali si appella alle forze politiche perché la legge 40, "iniqua e repressiva, venga cancellata o corretta". Le crepe sono forti, evidenti. Nella maggioranza, o tra chi dell'opposizione ha votato a favore, affiorano ripensamenti e dietrofront. Si allea a una lista di senatori del centrosinistra la leghista Rossana Boldi, mentre Giuseppe Palumbo e Flavio Tredese, Forza Italia, parlano di "modifiche indispensabili", e il ministro Prestigiacomo chiede "correttivi alla legge". Schierata contro tutta la sinistra, ma le posizioni "di battaglia" sono ben diverse tra di loro. Da una parte c'è il referendum radicale che propone l'abrogazione completa, con 70mila firme già raccolte. Emma Bonino: "Questa sentenza dimostra che la via giudiziaria è impercorribile". Dall'altra ci sono i partiti. Tra i ds prevale l'idea di un referendum "parziale". Spiega Giovanna Melandri: "E' giusto ricorrere al referendum per cancellare le norme peggiori di questa legge, senza però però tornare al far west e all'assenza di regole". Diverso il pensiero di Livia Turco che propone la strada parlamentare. "Stiamo lavorando ad un disegno di legge che corregga i punti più critici. Potrebbe trovare consensi persino nel centrodestra". L'ex ministro della Sanità Rosy Bindi, pur avendo votato sì alla legge, oggi parla di patti non rispettati. "Il governo definisca le linee guida rispettando le indicazioni dell'ordine del giorno, che prevedevano la possibilità per la donna di revocare il consenso all'impianto. Solo la forzatura ideologica della maggioranza aveva impedito di migliorare già in aula la legge". (27 maggio 2004)




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  • 25 maggio 2004

    Fecondazione proibita: Giudice nega l'esame del Dna su un ovulo a rischio talassemia

    Catania, ha anche imposto l'impianto nella donna. E la prima sentenza dopo l'approvazione della legge sulla fecondazione La Repubblica, 25 Maggio 2004: Giudice nega l'esame del Dna su un ovulo a rischio talassemia La motivazione: "Non è autorizzato un uso dell'aborto come strumento selettivo dei feti, con riferimento alla loro salute" CATANIA - Erano ricorsi alla fecondazione assistita. Marito e moglie, 35 anni, dipendenti statali, senza figli. Ma la coppia è portatrice sana della talassemia, una grave malattia genetica. Per questo motivo avevano chiesto l'esame del Dna sull'ovulo che sarebbe stato impiantato nell'utero della donna. Richiesta che il giudice monocratico di Catania Felice Lima, ha respinto. "Gli ovuli fecondati vanno impiantati anche se c'è il rischio che possano essere portatori di malattie genetiche", ha scritto nella sentenza emessa il 3 maggio scorso ma resa pubblica solo oggi. E' la prima decisione di questo genere in Italia, dopo l'entrata in vigore della legge 40 sulla procreazione assistita. La coppia aveva sollecitato anche l'invio degli atti alla Corte costituzionale, ma anche questa richiesta è stata respinta. L'impianto sulla donna è andato avanti, ma l'unico ovulo fecondato in vitro rimasto "vivo" non ha attecchito e la coppia ha deciso di rinunciare alla fecondazione assistita e di avviare la pratica dell'adozione. Ma non ha digerito la sentenza e ha scelto ugualmente di proseguire l'azione civile, ricorrendo contro. L'udienza di "appello" si è già svolta e la decisione è attesa per la prossima settimana. Secondo il giudice monocratico Felice Lima, che ha respinto il ricorso della coppia, la legge sull'interruzione della gravidanza "non autorizza un uso dell'aborto come strumento selettivo dei feti, con riferimento alla loro salute". Per il giudice questo "è un uso eugenetico dell'aborto certamente vietato dalla legge". Il giudice sottolinea inoltre come con la richiesta si "invoca l'esigenza di tutelare la salute del figlio 'desiderato' che, diversamente da quello che realmente si sacrificherà è entità virtuale, del tutto astratta, esistente solo nella rappresentazione mentale dei suoi aspiranti genitori". Una vicenda che ha colpito nel profondo la coppia. "La signora è sconvolta, non vuole parlare con nessuno, neanche con me. Comunichiamo via posta elettronica", ha dichiarato il legale della donna, Maria Paola Costantino. "E' stata una sentenza traumatica che non tiene conto del diritto alla salute dei genitori e dello stesso bambino. La talassemia - ha aggiunto - è una malattia grave, che crea inabilità devastanti nei pazienti. E' giusto pensare a chi nasce e come deve vivere. E pensare anche alla salute della donna, fisica e psicologica che sa di avere in grembo un figlio che nascerà con una patologia gravissima. Per questo i miei assistiti avevano chiesto di non impiantare gli embrioni eventualmente malati". In una lettera agli atti del fascicolo, e riportata nella sentenza del giudice di Catania, la donna ricostruisce "il calvario vissuto" con il marito, la sofferenza patita e chiedeva al suo medico che non sarebbe stata disponibile a ricevere l'impianto di un embrione malato, annunciando che in tal caso avrebbe abortito. (25 maggio 2004) Precedenti post sul tema in

  • http://artificialmente.clarence.com Scrive titollo.ilcannocchiale.it "Negli anni Quaranta se uno voleva ammazzare un ebreo poteva andare tranquillamente in Germania". Questa è la risposta di Rocco Buttiglione a chi, come Emma Bonino, sta promuovendo un referendum contro la legge sulla fecondazione assistita. Rocco Buttiglione è il chiaro esempio di "Nuovo amico di Israele". Solidarietà personale alla Bonino-Hitler e a tutti i carnefici nazisti che andranno a firmare e a votare per quel referendum




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