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29 aprile 2004

Nuovo Caffè Letterario: Psiche e Polis

"Sì, il grande evento del nostro secolo è stato l'abbandono dei valori di libertà da parte del movimento rivoluzionario, la progressiva ritirata del socialismo della libertà davanti al socialismo cesareo o militare. Da quel momento ogni speranza è sparita dal mondo, ed è iniziata la solitudine per ogni uomo libero". (A. Camus) Psiche e Polis Coniugare Estetica e Politica Partiamo da queste attualissime parole di Albert Camus del 1953 per proporre un itinerario che declini il disagio psichico con quello politico. Un itinerario che cerchi di illuminare come una certa cultura "eretica" abbia inteso creare una connessione tra quegli ambiti che il pensiero cristiano prima, quello cartesiano poi e quello nichilista più recentemente, hanno sempre mantenuto rigorosamente separati: quello individuale e quello sociale, il mondo interno e il mondo esterno, quello del "fare anima" e quello del "fare politica". L'intento è quello di smascherare una delle maggiori mistificazioni della cultura dominante e riparare ad un convincimento della sinistra che è stato suo errore storico: la presunta non declinabilità tra irrazionale e razionale, o meglio la presunta cesura tra la sfera individuale (psiche) e quella pubblica (polis). Vorremmo denotare come il concetto di sviluppo infinito del progresso e del mercato, classici della cultura scientista e capitalista, porti come conseguenza oltre al restringimento degli spazi democratici, dei diritti sociali e dell'ambiente, (cioè di attività politica, sindacale e civile) anche un disagio nell'attività psichica, estetica e sessuale. Questa parte del Nuovo Caffè Letterario vuole insomma indurre verso una congiunzione tra i temi della bellezza e quelli della politica, non solo considerandoli al pari strategici, ma soprattutto per evidenziare una volta per tutte la connessione che esiste tra disagio psicologico (che si riflette nell'ambito dei rapporti interpersonale) e il disagio politico/sociale (che si riflette - a sua volta - verso il sistema culturale delle idee). (la Redazione del Caffè)




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28 aprile 2004

I cosiddetti miti delle origini favoriscono l'approccio del bambino al dato scientifico, e a Darwin

Il ministro dell'Istruzione fa marcia indietro e nega che ci sia stata la volontà di escludere l'evoluzionismo dai programmi La Moratti: "Darwin si studierà fin dalle scuole elementari" "Con la riforma non esistono più programmi rigidi" Nasce una Commissione presieduta dalla Montalcini [Il seguito di I cosiddetti miti delle origini favoriscono l'approccio del bambino al dato scientifico ?] La Repubblica 28 Aprile 2004 ROMA - Il ministero dell'Istruzione e dell'Università fa marcia indietro: l'insegnamento delle teorie di Darwin, che doveva essere eliminato, sarà invece assicurato sin dalle elementari. Lo annuncia in una nota la stessa Letizia Moratti. E nega che "il ministero abbia escluso dall'insegnamento nella scuola primaria di primo e secondo grado le teorie evoluzionistiche". Queste teorie, al contrario, potranno entrare nei programmi di studio. E' chiara a proposito la nota del ministro: "La discussione delle teorie darwiniane, fondamento della moderna scienza biologica, è assicurata nella formazione di tutti i ragazzi dai 6 ai 18 anni, secondo criteri didattici graduali". Sulla decisione di eliminare le teorie evoluzioniste dai programmi scolastici erano insorti gli scienziati e in ultimo anche i membri dell'Accademia dei Lincei, decisi a scrivere una lettera al ministro perché tornasse sulle sue decisioni. L'appello pubblicato su Repubblica.it ha raccolto un'ondata di adesioni, quasi 50 mila in pochi giorni. Una vera e propria levata di scudi dal mondo scientifico. Per il ministro, invece, si è trattato in realtà di un grande equivoco. Un equivoco scaturito dal tipo di riforma scolastica in atto. "Con la riforma della scuola che stiamo attuando - scrive la Moratti nella nota - non esistono più programmi rigidi, ma indicazioni nazionali che fissano principi fondamentali di insegnamento, lasciando ai docenti la libertà di adattare i percorsi educativi al contesto in cui operano e al quadro psicologico degli allievi". Se insegnare o meno le teorie evoluzionistiche darwiniane, sembra di capire, è dunque una scelta lasciata ai singoli docenti. Saranno loro a decidere se inserirle o meno nei programmi. "Voglio a questo proposito ribadire - ha aggiunto il ministro Moratti - che obiettivo principale della riforma della scuola è proprio quello di creare coscienze libere, sviluppando il senso critico degli allievi sin dai primi anni del percorso scolastico. Vogliamo assicurare ai nostri ragazzi, sotto la guida degli insegnanti, una pluralità di fonti e di opinioni, in modo che attraverso il confronto possano formarsi una propria coscienza critica". Per quanto riguarda le teorie evoluzioniste, la Moratti è decisa ad andare fino in fondo, tanto da aver nominato una Commissione di studio che lavorerà con lo stesso ministro "per dare precise indicazioni che costituiranno la base di tutti i percorsi educativi". La Commissione è presieduta da Rita Levi Montalcini, senatore a vita e Premio Nobel per la Medicina, ed è composta da Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, Roberto Colombo, professore di neurobiologia e genetica all'Università Cattolica Sacro Cuore di Milano e Vittorio Sgaramella, professore di Biologia molecolare all'Università della Calabria. (28 aprile 2004)




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26 aprile 2004

La nuova bandiera dell'Iraq

26 apr 10:00 Iraq: annunciata una nuova bandiera BAGDAD - Il portavoce Hamid al-Kefaae ha annunciato oggi che la bandiera utilizzata dall'Iraq sotto il regime di Saddam Hussein verra' sostituita. Il nuovo vessillo avra' una mezza luna di azzurro pallido in campo bianco e, in basso, una striscia gialla tra due linee blu. "Il bianco significa pace e un nuovo inizio in Iraq, la mezza luna rappresenta l'Islam, le due linee blu i due principali fiumi del paese - il Tigri e l'Eufrate - e la striscia gialla rappresenta la popolazione curda" ha spiegato al-Kefaae. (Agr) Nuova Bandiera IrakenaAljazeera.Net Controversial new Iraqi flag unfurled Monday 26 April 2004, 21:16 Makka Time, 18:16 GMT The design tries to represent Islam, peace and Iraqi Kurds Iraq's Governing Council (IGC) has adopted a new national flag to replace the one flown by Saddam Hussein, with emblems to represent peace, Islam and Iraq's Kurdish population. The new flag consists of a pale blue crescent on a white background and has a yellow strip between two lines of blue at the bottom. It will be raised over government buildings within days, spokesman Hamid al-Kafaai said on Monday. "The white stands for peace and a new start for Iraq, whilst the crescent represents Islam," al-Kafaai said, adding the blue strips represented Iraq's main rivers, the Tigris and Euphrates, and the yellow represented its Kurdish population. The old flag - red, white and black with three green stars, representing pan-Arab nationalism - had flown for more than 40 years, preceding Saddam, who was ousted by US-led occupation forces just over a year ago. During the 1980s Iran-Iraq war, Saddam Hussein added the Arabic words "God is great" to the flag. Dissent But not everyone is happy with the decision, with one Council member saying that Iraq's leaders should wait for an elected government before changing the flag, the BBC reports. ( The red, white and green flag has been used for over 40 years "In my opinion, it should be not be passed until we have a parliament," Mahmud Uthman is quoted as saying. ) "I think there are issues more important to concentrate on now than the changing of the flag." Iraq's al-Sabah newspaper, which published the design in its print edition, said that the designer's name was Rifat al-Chaderchi and that his design had been chosen out of more than 30 proposals. The flag is to be officially unveiled later this week. Bandiera Irakena dal 1991 The phrase "God is Great" in green Arabic script was added to the flag in January 1991 during the Persian Gulf crisis. (CIA's "The World Factbook") Nuova bandiera irakena... americanizzata ...Iraqi Governing Council Picked New Flag Monday, April 26, 2004 TheDailyFarce.com - Marcelo Lewin The Iraqi Governing Council (IGC) today announced that they have picked a design for the new flag of Iraq. "We are very proud to have chosen one of hundreds of designs that were submitted by Iraqi citizens." Stated Ahmur Shatin alAmereekan, "The Americans had no say whatsoever in the design of the new flag." The new flag has 13 horizontal stripes, representing the first 13 members of the Iraqi Governing Council, 50 stars, representing the number of different cultures and religions that exists in the country and one very small light blue crescent representing Islam, while the colors red, white and blue, represent the struggle to create a new (red), free (white) and independent (blue) Iraq. The design was chosen from over 150 submitted in a contest that was launched on the new K-RAQ radio station, one of the new radio stations in Iraq playing Arab Classic Rock music. The winner of the contest was Ahmur John Smithhar, an Iraqi that has been living in Iraq for one year. "This flag was designed by the Iraqis for the Iraqis" stated L. Paul Bremmer, the American Administrator in Iraq, "There was absolutely no American influence and Americans where not allowed to enter the contest." However, after performing an extensive background check on Mr. Ahmur John Smithhar, The Daily Farce News has discovered that his real name is John Smith, an American born in Mississippi that was sent to Iraq one year ago. "We understand that some people may think that the new flag looks somewhat like our American flag." Stated Mr. Bremmer, "However, we don't believe it does. That crescent makes a world of difference." We tried to contact Mr. Smith's family here in the states, but not phone calls were ever returned.




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23 aprile 2004

I cosiddetti miti delle origini favoriscono l'approccio del bambino al dato scientifico?

All'insegna di "selezione naturale? va bene, iniziamo con l'estinzione di Darwin", Letizia Moratti sostiene che Le indicazioni nazionali privilegiano le narrazioni fantastiche, i cosiddetti miti delle origini, che favoriscono l'approccio del bambino al dato scientifico. Le precedenti generiche indicazioni, trattando dell'uomo e dell'ambiente, hanno portato gli autori dei testi scolastici a trattare diffusamente i contenuti di questo tema, sistematizzando i principi sull'evoluzione della specie umana, ricomprendendo anche la teoria di Darwin". (La Repubblica, 23 Aprile 2004) Da Dulbecco a Cavalli Sforza, appello alla Moratti di ELENA DUSI E MARIO REGGIO Un danno per la cultura delle nuove generazioni" Dai nuovi programmi della Scuola media è scomparso l'insegnamento della "Teoria dell'evoluzione delle specie". L'elenco degli argomenti da trattare non comprende più "L'evoluzione della Terra", la "Comparsa della vita sulla Terra" la "Struttura, funzione ed evoluzione dei viventi" e "L'origine ed evoluzione biologica e culturale della specie umana" I programmi pubblicati nel decreto legislativo del 19 febbraio 2004 non contengono tracce della storia evolutiva dell'uomo né del suo rapporto con le altre specie. Il mancato apprendimento della teoria dell'evoluzione per dei ragazzi di 13-14 anni, rappresenta una limitazione culturale e una rinuncia a svilupparne la curiosità scientifica e l'apertura mentale. E' senz'altro giusto spiegare che il Darwinismo e le teorie che ne sono conseguite hanno lacune da colmare e presentano problemi insoluti, ma non si può saltare completamente l'anello che lega passato e presente della nostra specie. Chiediamo dunque al Ministero dell'Istruzione di rivedere i programmi della scuola media, colmando una dimenticanza dannosa per la cultura scientifica delle nuove generazioni. Carlo Bernardini - Dip. di Fisica La Sapienza e Infn Edoardo Boncinelli - Scuola Int. Sup. StudiAvanzati, Trieste Luigi Luca Cavalli Sforza - Univ. di Stanford Bruno Dallapiccola - Ist. Mendel, Roma Ernesto Di Mauro - Genetica molecolare, La Sapienza. Dir. Fond. Cenci Bolognetti Renato Dulbecco - Nobel per la medicina Margherita Hack - prof. ssa emerita di Astrofisica, Trieste Giuseppe Novelli - docente di Genetica Umana, Tor Vergata Franco Pacini - dir. Osservatorio di Arcetri Massimo Pettoello - Mantovani - prof. di Pediatria, Foggia e New York Alberto Piazza - docente di Genetica Umana, Torino Pier Franco Pignatti - presid. Soc. italiana di Genetica Umana (23 aprile 2004) PER ADERIRE ALL'APPELLO CLICCA QUI ! - Leggi tutte le firme ...... mi associo ! La più affascinante "narrazione fantastica" è la SCIENZA, e il più intrigante "mito delle origini" è quello DAL BIG BANG, ALLE STELLE... FINO AI NOI ! La Repubblica, 25 Aprile 2004: Il darwinismo abolito i Lincei si ribellano di ELENA DUSI ... La condanna dei nuovi programmi scolastici in via della Lungara ha messo d'accordo sia scienziati laici che cattolici. A differenza di quanto avvenuto negli Stati Uniti - dove la polemica anti-Darwin era alimentata da motivazioni religiose - in Italia (al di fuori del ministero dell'Istruzione) non si leva nessuna voce a difesa dei nuovi programmi. "Tutti - sottolinea Capanna - ci siamo trovati d'accordo nella necessità di non mescolare problemi scientifici a letture scritturali. Fede e scienza marciano su binari differenti. Su questo l'accordo è stato unanime. E pensare che i vecchi programmi erano stati approvati nel '79, in piena era democristiana". (25 aprile 2004)




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20 aprile 2004

Zapatero, o di come semplificarci la vita

Vedo una gran rincorsa da parte di tutti a voler copiare Zapatero, subito, od a prenderne le distanze, subito. L'equazione Zapatero: via i soldati spagnoli dall'Iraq. Sadr: basta attacchi ai soldati spagnoli. Tutto così semplice? scrive Leonardo Coen su Blogtrotter: L'equazione Questo topic mi ha lasciato piuttosto freddo. non so perchè. Come se di colpo la lunga serie di sfoghi verbali e di saccenti disquisizioni che ho letto nei commenti mi facesse sentire ancora più svuotato Certo, tutto semplice. Se ciascuno a sto mondo si facesse i cavoli suoi sarebbe tutto molto più semplice. Ad esempio, potremmo benissimo disinteressarci di quel che succede in medio oriente: si fa saltare un palestinese? muore un israeliano? viene eseguito un omicidio mirato? non ce ne potrebbe fregar di meno Così per l'Iraq: se tutti se ne stavano a casa loro, l'Iraq andava avanti con Saddam, poi sarebbe forse arrivato un colpo di stato, ci sarebbero stati forse attentati in giro per il mondo, ma insomma, alla fine probabilmente meno morti e meno complicazioni di quante ce ne siano ora. E del resto, per il lavoro sporco non ci sono già le milizie private? Cosa le pagano a fare se no? E del resto? Uno mica riesce davvero a seguire cosa succede in centro america, in america latina, in cina, in africa... i nessi e connessi... i passaggi visibili e sotterranei nelle e delle politiche nazionali e internazionali di usa, gb, russia, giappone, francia, germania, spagna, ecc. E' un mondo folle, di cui forse riescono a tirare le fila i famosi 50 in tutto il globo, e gli altri... che seguano in TV o sui giornali! o facciano finta di inventarsi nuovi mondi su internet! ... che differenza fa? che differenza fanno? Per parafrasare Martin Luther King: che differenza facciamo, noi ? Perchè, paradossalmente, l'intervento usa-gb-italia-spagna-polonia & C in Iraq ci ha costretto, volenti o nolenti, a entrare in contatto diretto (si fa per dire) con quello che succede là, a farcene carico. Molto più semplice disfarci di quel carico, ne abbiamo già abbastanza dei nostri a casa nostra, tipo come arrivare alla fine del mese, no?


A seguire... Da notimenospace, che ha scritto La mattanza di Falluja, copio Odio gli indifferenti, perché mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime... Vivo. Sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti (A. Gramsci, Scritti giovanili, Torino, 1958, p. 80) In sintesi: la storia, la vita, la si vive, la si combatte, non esistono teoremi ed equazioni e, soprattutto... non vale, non basta ... copiare Tre ipotesi per uscirne, l'Unità, 20.04.2004 di Siegmund Ginzberg Una via d’uscita non catastrofica dalle sabbie mobili irachene forse ancora ci sarebbe. Più che per le Nazioni Unite sarebbe più esatto dire che passa per la cruna di un ago. E comunque, prima ancora che si possa pensare di infilarla, bisognerà vedere come si scioglierà il nodo della rivolta sunnita a Falluja e quello della rivolta sciita a Najaf. Nessun nuovo governo, fantoccio o vero che sia, benedetto o no dall’Onu, avrebbe una chance di farcela se quei detonatori, così improvvidamente innescati, non fossero disinnescati. Quel che s'è visto sinora, per quanto tremendo, sarebbero solo fuochi d'artificio rispetto all'esplosione devastante in agguato. La cosa più agghiacciante è che non è affatto ancora chiaro come si intenda venirne fuori. Si continua a trattare, negoziare, pazientare, rinviare, ma nel contempo si minaccia l'apocalisse. L'ultima, stando a quel che riferivano ieri gli inviati del New York Times, è che Paul Bremer, visti gli scarsi risultati sinora ottenuti da negoziati e mediazioni, premerebbe per avere luce verde a tagliare i nodi con la spada... liberopensiero: Intervista a Barghuti dal carcere.Prima la classica retorica antisraeliana, poi il succo. ... Durante la manifestazione di domenica a Ramallah, lo sceicco Omar, leader locale di Hamas, ha detto che è ora di smetterla di illudersi ancora di negoziare e che è rimasta solo lo lotta armata. Quando dice che bisogna svegliarsi dall'illusione di negoziare ha ragione. Ma il migliore strumento di lotta che hanno i palestinesi è quello della lotta non violenta. Ci deve essere un'alternativa democratica alle armi. E questa è la posizione di Al Mubadara (Iniziativa nazionale palestinese). Ed è un modo per dare una voce a coloro che non riconoscono la lotta armata come unica soluzione, ma che allo stesso tempo non riconoscono più l'attuale leadership politica.(...) Liberazione, 20 Aprile 2004 Intervista a Mustafa Barghouti, segretario del movimento democratico Al Mubadara «Ora un'alternativa democratica alle armi» Ramallahnostro servizioDr. Barghouti, il Ministro della difesa Israeliano Mofaz ha dichiarato che la morte di Rantisi indebolisce Hamas. E così? Non è affatto così. Hamas ne esce rafforzata. Si è invece aggravato il clima di rabbia ed indignazione esistente ed è apparso evidente che ogni forma di rispetto di cessate il fuoco da parte palestinese non porta ad alcun risultato. Hamas si è trattenuta dal rispondere e non perché non avesse i mezzi per farlo, come dicono Sharon e Mofaz, che cercano solo di alimentare la spirale della violenza per giudaizzare la West Bank, ingabbiarla dentro un muro e continuare col processo di chiusura totale di Gaza, rendendola la più grande prigione esistente al mondo. La crisi dell'Anp non è un segreto per nessuno. Hamas ha subito un altro durissimo colpo e gli incontri di Washington sono visti come un segnale di via libera alla politica di Sharon. Siamo ad un punto di non ritorno? Effettivamente siamo giunti per molti aspetti ad un punto irreversibile. Quello che è accaduto a Washington ha come unico accostamento storico il riconoscimento dell'annessione della Cecoslovacchia da parte della Germania nel 1937. Qui siamo di fronte al riconoscimento di un'annessione di terra realizzato con la forza. E' un affronto al diritto internazionale ed alla salvaguardia dei diritti umani. Una cosa è infatti negoziare il diritto al ritorno dei profughi, altra cosa è eliminarlo. Con la negoziazione di una sola delle parti in causa, Israele, con il paese mediatore, gli Usa, si è dato uno schiaffo alle basi di qualunque processo di pace. E' la fine ufficiale della Road Map. E' anche un insulto a Unione Europea, Russia ed Onu, gli altri membri del quartetto. Oltre che ai paesi Arabi, soprattutto quelli presenti a Washington prima dell'arrivo di Sharon. Israele e Usa hanno parlato per conto dei palestinesi della necessità di una nuova leadership. Ma è un falso anche questo. Vogliono un gruppo di collaborazionisti che lavori per loro e a spese del proprio paese, comportandosi da subagenti di Israele. E' per questo che non ci saranno nuove elezioni. Il Governo Sharon, subito dopo l'uccisione di Rantisi, ha dichiarato che anche Khaled Meshal, massimo leader di Hamas residente a Damasco è un bersaglio come gli altri. Dopo l'Afghanistan e l'Iraq siamo di fronte all'attuazione dell'allargamento del conflitto in quelli che Bush definisce gli "stati canaglia" del Medio Oriente? Sì. Ma in questo caso non siamo in una situazione in cui Sharon cerca di convincere Bush o la Rice. Tra la destra americana ed il Likud esiste una strategia comune ormai ventennale. Anche quando Bush era governatore del Texas era vicino a Sharon. Un'alleanza tra razzisti per realizzare l'apartheid nel nostro paese. L'esercito americano in Iraq sta utilizzando le stesse tattiche in uso nell'Idf (l'esercito israeliano). Questa è un'alleanza che può portare il mondo al disastro. Occorre sperare nelle prossime elezioni americane. Durante la manifestazione di domenica a Ramallah, lo sceicco Omar, leader locale di Hamas, ha detto che è ora di smetterla di illudersi ancora di negoziare e che è rimasta solo lo lotta armata. Quando dice che bisogna svegliarsi dall'illusione di negoziare ha ragione. Ma il migliore strumento di lotta che hanno i palestinesi è quello della lotta non violenta. Ci deve essere un'alternativa democratica alle armi. E questa è la posizione di Al Mubadara (Iniziativa nazionale palestinese). Ed è un modo per dare una voce a coloro che non riconoscono la lotta armata come unica soluzione, ma che allo stesso tempo non riconoscono più l'attuale leadership politica. C'è chi ha chiesto le dimissioni di Arafat facendo un paragone con l'egiziano Nasser. E' d'accordo con queste posizioni? Non è un paragone corretto. Noi non siamo sconfitti. L'Autorità nazionale palestinese deve però mettersi in testa di non essere più un'Autorità. E' un'autorità sotto occupazione. E' anche per questo motivo che Arafat dovrebbe dichiarare in modo chiaro di non essere in grado di fornire la sicurezza che gli viene richiesto di assicurare. Francesca Marretta Calvin, su shockandawe: MA SI', RITIRIAMOLI PURE E VEDIAMO CHE SUCCEDE L'intervista: «Rimarrei stupita se ne uccidessero un altro» «Soldi per salvare i rapiti? In Iraq lo fanno tutti» La governatrice Contini: migliaia di sequestrati per denaro «Ritiro degli spagnoli, ora possibili nuovi scontri a Nassiriya» DAL NOSTRO INVIATO (Lapresse) BAGDAD - «Rimarrei stupita se ne uccidessero un altro. Perché in effetti non so se si è riusciti davvero a parlare con i rapitori. Ma a Roma mi hanno dato chiare indicazioni che siamo sulla buona strada». Barbara Contini va un po’ oltre le parole di circostanza per descrivere lo stato delle trattative con i rapitori degli italiani. «Per ovvi motivi non posso fornire dettagli. Siamo in una fase troppo delicata. Ma sono ottimista, molto ottimista», dice la governatrice di Nassiriya. Sino all’altra sera era stata all’unità di Crisi della Farnesina. La tappa centrale del suo viaggio in Italia, dopo che settimana scorsa si è trovata in prima fila, davvero sotto il fuoco, per mediare la tregua nella regione da lei governata e sconvolta dalle sommosse sciite. Ora si prenderà qualche giorno di ferie, prima di tornare al suo ufficio di Nassiriya. Ma l’attende un altro periodo difficile. Entro due settimane gli oltre 1.500 uomini del contingente spagnolo lasceranno l’Iraq. Un pessimo segnale per i 3.000 uomini del contingente italiano che controllano il governatorato della Contini appena più a sud. Da cosa nasce questo ottimismo sulla sorte dei 3 ostaggi italiani ancora in vita? «Sono stati fatti i passi giusti, anche se forse con qualche lentezza. Io comunque sono convinta si tratti di bande locali. Gente organizzata in modo tribale, che ha nel sangue la cultura dei rapimenti, ma con la quale è possibile trattare. Non ci sono barriere invalicabili». All’inizio non c’è stata confusione quando dall’Italia si cercava la mediazione dell’Iran? Cosa c’entrano l’Iran e il mondo sciita con i sunniti di Falluja dove sarebbero prigionieri gli italiani? «Assolutamente nulla. Sono convinta che i rapitori non abbiano niente a che vedere con gli estremisti sciiti legati a Moqtada Al Sadr e neppure con alcun tipo di fondamentalista musulmano. Ritengo invece sia stato giusto interpellare l’Assemblea degli Ulema sunniti a Bagdad. I loro appelli, la fatwa contro le esecuzioni degli ostaggi, i loro legami tribali con la regione di Falluja, sono tutti elementi centrali e di grande aiuto». Però gli stessi Ulema dicono di non essere in rapporto diretto con i rapitori. «E’ vero. E non so se ancora esista un canale di questo genere. A Roma mi hanno dato alcuni particolari, ma sono top secret. Comunque gli appelli degli Ulema possono contribuire a congelare la situazione. Magari i rapiti non saranno rilasciati subito, però non verranno uccisi. Dopo l’omicidio di Fabrizio Quattrocchi era importante congelare la situazione. Per le tradizioni locali nessuno può prendere iniziative concrete sino a quando i capi tribù stanno trattando. Non è la prima volta che trattano la liberazione di ostaggi, fa parte della loro cultura». La cultura dei rapimenti? «Sì. Nei mesi trascorsi a Bassora per le ong, dove l’anno scorso ho avuto modo di conoscere personalmente anche Valeria Castellani e Paolo Simeone che ora lavorano a Bagdad con i quattro rapiti, mi sono imbattuta in decine di casi di rapimento. E posso dire che la loro dinamica è molto più semplice di quanto non possa sembrare in Italia. Il mio vicino di casa l’estate scorsa ha dovuto pagare 5.000 dollari per ottenere la liberazione del figlio di 4 anni. Gli avevano chiesto molto di più. Ma poi si sono resi conto che i genitori non potevano pagare e hanno ridotto la taglia. Un altro ha pagato oltre 25.000 dollari perché i rapitori sapevano che era dipendente di un’organizzazione internazionale». Per la liberazione degli italiani la via è pagare? «Pagano tutti. Lo si fa da secoli e secoli. Dalla fine della guerra il fenomeno si è allargato. In tutto il Paese sono state rapite migliaia di persone a scopo di estorsione, in maggioranza donne e bambini». Ma gli stessi Ulema sunniti sostengono che il rapimento degli italiani è un’azione politica. E anzi offrire denaro sarebbe offensivo, tanto da peggiorare la situazione degli ostaggi. «Le vie della trattativa sono appena iniziate. Comunque si può sempre pagare senza dirlo. Così si fa in Iraq. Ma gli italiani sono stati presi come risultato di una decisione strategica da parte dei gruppi della guerriglia e del terrorismo. Si è scelto che per destabilizzare il Paese occorreva prendere in ostaggio gli occidentali, meglio se provenienti dai Paesi membri della coalizione. Per il resto non vedo molto coordinamento tra le bande armate». E il fatto che gli italiani fossero armati? «Rende la loro situazione precaria. Li mette sullo stesso piano dei soldati americani. Tanto che la strategia per liberarli dovrebbe proprio puntare sul fatto che loro non sono militari. Bensì lavoratori privati, civili, sebbene impiegati nelle attività delle scorte armate». Il ritiro del contingente spagnolo? «Non cambia i miei progetti. Anche se Moqtada Al Sadr lo utilizzerà per insistere sulla necessità del ritiro di tutti i contingenti militari. Lo dimostra già la sua dichiarazione di aver ordinato la cessazione di qualsiasi ostilità contro gli spagnoli. In questo momento sono segnalati incidenti e tensioni a Amarah, la regione controllata dagli inglesi a est del nostro governatorato. Non è da escludere che da lì si cerchi di riaccendere gli scontri anche a Nassiriya». Il governatore americano a Bagdad, Paul Bremer, giudica che l’attuale polizia irachena non sarà in grado di garantire l’ordine dopo la creazione del nuovo governo il 30 giugno. E’ d’accordo? «Sì. Lo ha dimostrato anche il suo comportamento davanti all’ultima ondata di rivolte. Non è stata all’altezza. Un problema gravissimo. Occorre rafforzare la polizia locale, senza di essa non c’è futuro di indipendenza per l’Iraq». Non ritiene che gli americani abbiano esacerbato il problema Moqtada Al Sadr con il ricorso alla forza per eliminarlo? «Sì. Oggi Moqtada Al Sadr è molto più forte di prima. Ma Bremer è sempre stato chiaro in proposito e a ragione: non si può costruire alcuna democrazia se si tollerano le milizie armate. E le banditaglie di Al Sadr vanno disarmate, a ogni costo». Lorenzo Cremonesi © Corriere della Sera, 20 Aprile 2004




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16 aprile 2004

Non omnis moriar, multaque pars mei Vitabit Libitinam

Exegi monumentum aere perennius Regalique situ pyramidum altius, Quod non imber edax, non Aquilo impotens Possit diruere aut innumerabilis Annorum series, et fuga temporum. Non omnis moriar, multaque pars mei Vitabit Libitinam: usque ego postera Crescam laude recens, dum Capitolium Scandet cum tacita virgine pontifex. Ho compiuto un monumento più duraturo del bronzo e più alto della mole regale delle piramidi, che non la pioggia corrodente, non lo sfrenato Aquilone possano distruggere o la successione innumerevole degli anni ed il corso del tempo. Non morirò interamente ed anzi gran parte di me eviterà la morte; sempre giovane crescerò nella lode dei posteri, finché il pontefice salirà il Campidoglio con la silenziosa Vergine. (Orazio, ODI, III.XXX) I blog hanno memoria? Leonardo Coen, su BlogTrotter, prova a dire che no... I blog non hanno memoria Rubo l'idea di questo blog a "U" che ha appena postato queste righe: "I blog non hanno memoria. Dipende da come vengono scritti o da come vengono letti? Le stesse persone tornano dopo tempo a ripetere gli stessi argomenti, pur avendo ricevuto argomentazioni contrastanti più o meno valide. Alla fine ognuno ne esce rafforzato nella propria presunzione di essere nel giusto. Ma a che vale parlare senza ascoltare? Meglio le chiacchiere da bar. Almeno li la gente ti guarda negli occhi, ti costringe quasi fisicamente ad affrontare i propri argomenti. Qui è solo muro contro muro. O no?". http://blog.repubblica.it/rblog/page/LCoen




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12 aprile 2004

Finalmente rotto il muro di incomunicabilità... con le piante

12:24 - SONO 70 I SOLDATI MORTI DAL PRIMO APRILE: Mark Kimitt capo delle operazioni della coalizione in Iraq ha dichiarato oggi che sono 70 i soldati morti dal primo aprile e che i guerriglieri hanno avuto perdite "dieci volte maggiori" Pare che i morti irakeni non si possano contare: molte famiglie li seppelliscono direttamente nel giardino di casa Guerra di civiltà, tra civiltà... per distruggerle entrambe Eppure... leggo qua e là che anche in Palestina le trattative proseguono... poi sento Pannella che parla dello sterminio dei Montagnard in Vietnam... e in TV pare vada di moda l'Africa , con corredo di bimbi sterminati, mutilati, orfani... [seguendo il link, "Mercenari e guerre private in Iraq... e in Africa... le Mpc", che hanno più generali per metro quadrato del Pentagono] Internet è l'unico luogo dove ancora uno riesce a raccogliere le proprie idee (e cocci moral-emotivi-passionali) ipersaturate dal diluvio mediatico Peccato che anzichè discuterne insieme, ci sia chi preferisce arroccarsi nelle poche incrollabili certezze, pensando così forse di difendersi meglio, alla moda degli struzzi, nascondendo la testa nella sabbia Ci si puo' consolare con la notizia che a breve potremo almeno conversare con le piante... chi sa... Le piante parlano. Così le piante sentono il pericolo e chiedono aiuto per salvarsi In Irlanda invece, un team di studiosi supportati dall'Eden Project, il giardino botanico più grande d'Europa, sta studiando un sistema che permetterà alle piante di parlare, o meglio di comunicare con gli uomini. L'idea alla base del progetto consiste nel convertire i segnali chimici in digitali attraverso una sofisticata tecnologia. Tra qualche anno, potrebbero essere le stesse piante a ricordarci di aver bisogno di essere bagnate o spostate in un posto più luminoso e caldo. Ma allora il prezzemolo soffre? E il basilico gioisce? La capacità delle piante di provare emozioni resta avvolta nel mistero. Negli anni '70, due studiosi americani collegarono una pianta a una macchina della verità con risultati a loro dire sorprendenti. Il poligrafo avrebbe registrato infatti una reazione di paura nel momento in cui uno degli scienziati immaginava di bruciare una foglia. Forse un riflesso telepatico. Altri scienziati sono invece convinti che nel momento della morte i vegetali emettano una sorta di grido di dolore che si concretizzerebbe in una scossa elettrica a basso voltaggio. Verità o leggenda? Nessuno di questi esperimenti ha trovato conferme in laboratorio. (12 aprile 2004) Un grido di dolore... ? telepatia... ? E se un tempo, non lontano, questo fosse stato vero anche per gli... umani?




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10 aprile 2004

La gallina è un animale intelligente: lo si capisce !

lo si capisce da come guarda la gente ! Gallina di pasquaAdriano Sofri: Piccola Posta, Sabato 22 novembre 1997 C'è bisogno dei poeti per vendicare i luoghi comuni.Per esempio il luogo comune sulla stupidità delle galline. Umberto Saba, mi pare, diceva per affetto a sua moglie: "Tu sei come una vecchia gallina". Ma fu Emily Dickinson a dire la verità più folgorante e trascurata: "Le galline fanno le uova molto bene". Vivevo fino a poco fa con parecchie galline di compagnia, mugellesi le più simpatiche, piccole, variopinte e ancora selvatiche e volatili. (Mugellesi come quel Giotto tanto lodato per aver fatto una O rotonda). e galline sono generose e gli umani meschini, come la madre di Giacomo Leopardi, che aveva un anello per misurare la circonferenza delle uova che le portavano i suoi contadini, e quelle più piccole le rimandava indietro. Dev'essere per questo che Leopardi scrisse quel verso che scandalizzava Moravia: "Odo augelli far festa, e la gallina". O si dice augelli, protestava Moravia, o gallina: non si può mettere assieme l'Arcadia e il pollaio. Tutto questo perché ho letto sulla pagina toscana del Tirreno del 19novembre la seguente notizia: "A San Miniato una gallina fa le uova sferiche. A Moriolo, in un pollaio dell'Istituto Diocesano gestito dai fratelli Angela e Luigi Lai, 63 e 70 anni, le galline sono tre, ma quella rossa fa le uova sferiche come un pallino del biliardo. Quando mio nipote l'ha scritto a scuola nel tema la maestra non ci voleva credere". In Usa e Gran Bretagna la moda dei pennuti d'appartamento Da quattro designer una innovativa "casetta per i polli" Contro lo stress basta una gallina da allevare nel trendy-pollaio LONDRA - Il maialino Max che fa compagnia a George Clooney ormai è roba vecchia. Per non parlare dei pesci d'acquario, vera preistoria. L'ultima frontiera dell'animale da compagnia si chiama gallina. La cara, vecchia gallina, da regina dell'aia diventa "gallina urbana". E' assolutamente "trendy", e per giunta con funzioni antistress. La moda, che per il momento impazza nel Regno Unito, arriva dagli Stati Uniti. Il Wall Street Journal ha dedicato diversi articoli alla questione, e i polli si stanno diffondendo fra giovani yuppies e dirigenti d'azienda. Ma attenzione: prataiola o padovana, bionda piemontese o bianca di Saluzzo, breda o nana ciuffata, la gallina urbana non è tale se non s'accompagna all'Eglu. Ovvero il pollaio ultramoderno, pensato da quattro designer che rispondono ai nomi di Johannes Paul, James Tuthill, William Windham e Simon Nicholls. Una casetta da costruire come un mobile di Ikea, e da collocare dove meglio si creda: in giardino, sul balcone, su una terrazza. Insomma, diventa status symbol quello che succedeva in Italia negli anni Cinquanta-Sessanta, quando i meridionali in cerca di fortuna nelle laboriose città del Nord raccontati da Gianni Amelio venivano additati come selvaggi perché si diceva allevassero pollame sui ballatoi e coltivassero pomodori nelle vasche da bagno. I tempi cambiano, adesso sui terrazzi c'è l'Eglu. Come racconta il quotidiano The Times, questi pollai in miniatura, che possono ospitare ciascuno una coppia di polli, sono di diversi colori, hanno una porticina ed una finestrella da poter eventualmente chiudere, hai visto mai il pennuto reclamasse un po' di privacy. Magari per deporre un uovo proteggendosi da sguardi indiscreti. Un restyling necessario, quello del pollaio, almeno stando ai dati che fotografano il rinnovato interesse degli inglesi per la natura. A Londra, sono 200 mila le case con galline e polli in giardino. Senza contare che nei tempi recenti è stato registrato un aumento del 6 per cento della vendita di mangime per polli. E il Poultry Club, l'associazione degli amanti delle galline, ha visto aumentare le sue richieste di iscrizione del 15 per cento solo nell'ultimo anno. Michael Clark, presidente del Club, sostiene che siano meravigliosi animali per lottare contro stress. "Io stesso ne ho sei. Non fanno polemiche e dopo una difficile giornata di lavoro - sostiene - non c'è niente di meglio che rilassarsi con un bel bicchiere di vino e guardare le galline". Sarà. Ma oltre ad essere trendy, avere una gallina presenta dei vantaggi dal punto di vista economico. Mantenerla costa 4,5 centesimi di euro al giorno, e ogni chioccia produce di media sei uova a settimana. Una coppia di galline depone circa 600 uova l'anno, con un bel risparmio, quindi, al supermercato. Senza contare la qualità delle uova, che è senz'altro migliore. Johannes Paul, uno dei quattro designer dell'"eglu", ha spiegato che la sua (e dei suoi tre compagni) è stata un'intuizione mossa da precise esigenze: "Noi volevamo dare alla gente la possibilità di tenere le galline nei loro giardini. I polli hanno un grande richiamo, ma nessuno ha mai pensato seriamente a trovare un look per il pollaio. E noi volevamo renderlo più appetibile per i consumatori di oggi", ha precisato. Paul,Tuthill, Windham e Nicholls, tutti tra i 25 ed i 26 anni, hanno cominciato a lavorare all'"eglu" durante il loro ultimo anno di master in design industriale presso il Royal College of Art di Londra. Con qualche accortezza, come l'uso di materiali riciclabili, e la certezza che l'alloggio fosse fresco d'estate e caldo d'inverno. E' stato un successo. Il nuovo pollaio sarà in vendita per 315 sterline (472 euro) dal mese prossimo allo Urban Garden Show di Londra, e la ditta che lo produce ha già ricevuto ordinazioni per l'equivalente di 12 mila euro. (La Repubblica, 10 aprile 2004)


Su babi119 potete trovare una risposta all'annosa questione: è nato prima l'uovo o la gallina ? A babi119 vanno i mei complimenti per essersi ricordata, a proposito di The Passion (che ha VISTO !!!), della splendida tavola del Mantegna !




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9 aprile 2004

It is as it was

La corrispondenza tra la passione dei Vangeli e “The Passion” di Mel Gibson è una rivendicazione costante dell’entourage di Giovanni Paolo II. Lo scorso dicembre, sia il suo segretario personale, l’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, sia Navarro, attribuirono al papa in persona d’aver esclamato, dopo aver visto il film in anteprima: “It is as it was”, “È come è stato”. Poi sia l’uno che l’altro smentirono, obbedendo a un richiamo della segreteria di stato vaticana, alla quale preme tenere il papa fuori dalla disputa e non compromettere la preparazione di una seconda visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma, prevista entro quest’anno. scrive Sandro Magister in Dal Gesù flagellato ai Vangeli sforbiciati: “The Passion” riscritta da Marcione Più che il dialogo con gli ebrei, il Vaticano vede in pericolo la fede nella storicità dei Vangeli. E teme il ritorno di un’antica eresia, che eliminava dalla Bibbia le pagine politicamente scorrette ... Insomma, né Cantalamessa né Di Noia l’hanno detto esplicitamente, ma in Vaticano si ritiene che dietro un certo modo d’intendere oggi la dualità tra lettera e spirito ritorni Tra Gnosi e Scienza Moderna, l'Androginol’eresia di Marcione. Marcione fu il filosofo e teologo greco del II secolo che eliminò dalle Sacre Scritture l’intero Antico Testamento e vari libri del Nuovo, perché a suo giudizio espressioni di un Dio violento e malvagio agli antipodi del Dio buono di Gesù. Sul tema è interessante leggere Tra Gnosi e Scienza Moderna, in Airesis La definizione di Gnosi di Princeton risale al 1969: è stata coniata da osservatori esterni colpiti da alcune analogie fra le idee degli studiosi di Princeton (e Pasadena) e quelle dell’antica setta gnostica, sorta tra il primo e il secondo secolo dell’era cristiana, nell’area medio-orientale, ad opera di Valentino, Menandro e Marcione. Essa si caratterizzava per un particolare sincretismo di idee, miti e simboli propri all’antichità religiosa, dal cristianesimo al neoplatonismo, all’Orfismo, reinterpretati alla luce di un cupo pessimismo. Infatti il Cosmo veniva visto come la creazione di un Dio malvagio, posto al di sotto, però, del Dio supremo contraddistinto da valenze positive, mentre la condizione umana era assimilata ad una prigionia (il corpo come carcere) dell’anima incatenata suo malgrado alla materia. Solo la conoscenza, appunto la gnosi, attraverso il ricordo della propria origine spirituale, poteva salvare, facendo conseguire la liberazione, il ritorno al Dio supremo. è interessante anche il capoverso seguente: L’anamnesi gnostica rivestiva, quindi, un ruolo centrale per poter percorrere efficacemente la via verso la trascendenza. Si potrebbe dire: senza memoria non c’è conoscenza, né, di conseguenza, salvezza, traguardo ambito che, però, secondo gli gnostici, poteva essere conseguito da pochi, da una élite. Per la maggioranza degli uomini, invece, non c’era possibilità di liberazione dalla materia. La loro concezione élitista li portava a disinteressarsi di tutto ciò che riguardava il mondo, la vita terrena. Gli antichi gnostici vivevano separati dalla società. quel che è singolare della Gnosi, è che 'mima' sia il pensiero ebraico, che quello platonico o neoplatonico, che quello di Zoroastro (vedi qui il tema MEMORIA)


La più chiara esposizione della contrapposizione tra Gnosi ed Ebraismo l'ho letta in Martin Buber, "L'eclissi di Dio". Edizioni di Comunità, 1961 IO, TU E ESSO: "Lo scopo della relazione è la sua stessa essenza, ovvero il contatto con il Tu; poiché attraverso il contatto ogni Tu coglie un alito del Tu, cioè della vita eterna. Chi sta nella relazione partecipa a una realtà, cioè a un essere, che non è puramente in lui né puramente fuori di lui. Tutta la realtà è un agire cui io partecipo senza potermi adattare a essa. Dove non v’è partecipazione non v’è nemmeno realtà. Dove v’è egoismo non v’è realtà. La partecipazione è tanto piú completa quanto piú immediato è il contatto del Tu. È la partecipazione alla realtà che fa l’Io reale; ed esso è tanto piú reale quanto piú completa è la partecipazione" (Io e tu).




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8 aprile 2004

ma quando inizieremo a considerare le religioni un unico pozzo cui ogni umano puo' attingere?

a quel pozzo ci si arriva da direzioni diverse ed è cinto da alte mura, con porte, che si aprono con chiavi diverse... e così... ciascuno crede di attingere al SUO pozzo, e se si avvicina qualcuno lo caccia via... "tu stai intorbidando la mia acqua" disse il lupo all'agnello... Pensieri sparsi tra i commenti Ebrei e Tango, di Leonardo Coen, del 27 Febbraio 2004 Già si parlava del film di Gibson, Passion... cui Leonardo Coen dedica un altro blog, oggi: Lieto fine. Non ho visto e non ho nessuna intenzione di andare a vedere il film (difficilmente comunque vado a vedere film che hanno per tema la religione, anzi in genere i film 'a tema') L'argomento religioso mi stimola però a livello simbolico, storico, filosofico. Avevo scritto, ad esempio: se allarghiamo l'argomento alla danza, è molto affascinante; due 'flash': la danza sufi, uno tra i possibili legami sotterranei tra ebrei e arabi e l'ultimo libro di Jodorowsky: La danza della realtà ... da sempre la DANZA è la chiave comune... la MUSICA le dà la COMBINAZIONE giusta per aprire la comune PORTA... Nietzsche a questo voleva tornare... non all'antichità 'classica', bensì al dionisiaco che non ripudia l'apollineo, perchè lo riconosce come propria immagine speculare, e da dove origina il dionisiaco? in quali terre anticamente si coltivava l'uva ???? ... non esiste il 'demoniaco', ergo nemmeno ha senso 'esorcizzare' alcunchè ... esistono metamorfosi e 'alchimie' dionisiaco-apollinee, ma chi non riesce a trovare collegamenti culturali ed etnici col il proprio dionisiaco, il proprio daimon, abbagliato irreparabilmente dalla luce sfolgorante di apollo... difficilmente individuerà il profondo e antico nesso... col tango! ... quali erano anticamente le terre dell'uva ? Ebrei, Greci, Indiani ne detenevano il segreto, pochi altri, che io sappia ... Se ti collochi nell'alto medio evo bizantino, il Corano è un capolavoro poetico, e infatti ha ispirato poeti, danzatori e guerrieri che hanno fatto cose grandi, da nano sulle spalle dei giganti ebreo e cristiano, Muhamad ha compiuto la sua opera mortale ... con gli occhi di oggi, lo stesso libro appare come il bigino del bigino delle Antiche Scritture (dove la parte del bigino di mezzo la fanno i Vangeli) Tutto dipende da dove e come ci si pone... Il tango è di per sè una musica triste, ma in un senso molto + profondo e 'serio', e non puo' che essere così viste le sue ascendenze gitane, oltre che ebraiche e di chiunque è errante, emigrante, o 'in diaspora', anche solo con se stesso... Alcuni ... liens ... Travel Tango, Storia del Tango E ... venendo a Gibson... anonymous, che ne dici dello sport di Gibson di squartare vitelli per osservarli mentre muiono sprizzando sangue (lo diceva ieri sera a rai2 Zeffirelli) ? per strix [che ha scritto] "dunque sono curioso quali saranno le reazioni e le conseguenze in italia di questo film pieno di istoriche assurdità e antisemitico clichè.": io invece sono seriamente allarmato. la Lega con l'attacco al Papa per le battute in romanesco ha già 'preso posto' in prima fila, per rivendicare le proprie radici ultra radicalmente cristiane, vandeane ed è facile immaginare come risponderanno e cosa diranno i 'pacifisti mollaschiaffoni' di fronte alle giuste reazioni di chi aumenterà l'allarme sull'antisemitismo (su omosessuali e rom basta vedere cosa sta' succedendo in California piuttosto che in Svizzera) ... tempi cupi........ ci resta il tango......... :( Sarebbe interessante più che i Romani, investigare i due Erode del tempo (Erode il Grande ed Erode Antipa), i Re ebrei, anche se soggetti all'autorità romana, e le loro 'convenienze', il loro potere finchè le cose non precipitarono e i Romani distrussero Gerusalemme... anche all'epoca c'era chi cercava di estrarre il massimo, per sè, dalle situazioni e contrapposizioni, e dal potere mediatico... le 'folle ebree', pro o contro questo o quello, fosse Giovanni Battista o l'eroe della resistenza ebraica che guarda caso si chiamava Giuda, o il Barabba e il Gesù o il 'ladrone' (alla Ghino di Tacco ?) del momento... non erano che io sappia ancora, prima del '70, cittadini romani da quelle parti, e dunque il supplizio della croce era loro riservato, a qualunque ebreo per un pretesto qualunque, perchè erano tutti in qualche modo cittadini di serie B e in più sospetti di sovversione... no? Interessante il confronto tra le antiche religioni - spesso politeiste, ma non necessariamente (l'unica divinità è spesso solo rappresentata in molteplici manifestazioni) - guerriere: induiste, indoeuropee, egizie, inca, maya, e dei popoli 'primitivi' come ad es. i nativi americani... che hanno garantito bene o male civiltà millenarie e le loro 'riforme' pacifiste (Budda, Confucio, Mosè, Cristo, Maometto...) che di fatto hanno da circa 3000 anni inaugurato la grande era dei maddacri periodici... in nome di d-o e della pace.... forse perchè nel politeismo, ogni divinità è rappresentata 'a tutto tondo', buona-cattiva, mai assolutamente e solo buona, mai assolutamente e solo malvagia, anzi, spesso con 'umani difetti' che ne stemperano tratti estremi (questo vale ad esempio anche per le divinità degli Inferi, o dell'OltreTomba, quando non inizia a prevalere l'assolutizzazione fanatica (Amenhopte IV fu condannato per questo? o la sua era ribellione a questo?) Con i 'riformatori', da Amenhopte IV in poi, si potrebbe dire, ciò che è 'solare' si sfonde, si separa contrapponendosi alle 'tenebre' (biblicamente parlando in senso regressivo rispetto al progetto creativo): il 'male' o il 'dolore' (maestro di Budda, ma a anche di Cristo) viene personalizzato e contrapposto al 'bene' o al 'nirvana', l'Inferno racchiude in se ciò che esclude nel e che viene escluso dal Paradiso, il manicheismo impera, e non solo tra i Parsi, e l'antica relativistica saggezza si rifugia nel misticismo (compresente alle Chiese, Sinagoghe, Moschee, Templi nel taoismo, nel misticismo cristiano ed ebraico, in quello druidico o dei sufi...) In tempi in cui si discute sui fondamenti giudaico-(islamico?)-cristiani della civiltà europea, ci sarebbe da chiedersi se il cammino dall'umanesimo scientifico all'illuminismo non sia piuttosto avvenuto recuperando la complessità. poliedricità, multifattorialità (in termini sociali = relatività, equilibrio, tolleranza, la latina 'misura') delle antiche religioni poli-teiste il processo A latere della breve disquisizione sulla figura di Cristo credo opportuno fornire qualche chiarimento in merito alla questione del "processo", che, oltre a costituire una delle cause prime della squallida persecuzione attuata verso gli ebrei, sembra rappresentare una graziosa ed incompetente giustificazione di un possibile evento di "giustizia" (la crocifissione) per i cristiani a venire. Vorrei evitare di trattare l'eventuale problema della "responsabilità" dell'esecuzione di Gesù, limitando l'indagine agli aspetti di incongruità che questo processo ha evidenziato nei racconti e nelle relazioni canoniche. A questo scopo mi permetto di fare seguire una serie di tabelle di comparazione delle sezioni dei vangeli che attengono all'argomento. I testi sono tratti da, The Trial of Jesus of Nazareth , Samuel Brandon, 1968, London , nella traduzione di Matilde Segre. L'ordine degli eventi , come noto, non è precisamente lo stesso nei quattro documenti, così come la loro descrizione, e , volutamente, mentre mi attengo alla sequenza di Marco ho cercato di adattare quanto contenuto negli altri tre vangeli. Il controllo della sequenza, peraltro critico solo in Giovanni, risulta agevole attenendosi alle numerazioni originali. Ad ogni tabella provvedo a premettere un breve commento/segnalazione al fine di porre in evidenza le discrepanze più significative. In calce alla sequenza di tabelle seguirà un'analisi riassuntiva del processo... Così Marco Capurro sul suo sito ricchissimo di documentazione e analisi sul tema Un esempio di come possa funzionare la 'memoria' nei secoli, delle distorsioni e mutazioni 'd'uso' cui è soggetta, lo abbiamo proprio con la Passione del Cristo Io non so come sono andate le cose, e se tendo a pensare che le storie evangeliche sono state composte oltre che scritte solo dopo la caduta del Tempio... un cristiano direbbe che sono... anticristiano... perchè nego quella memoria Che di qualcosa comunque memoria doveva essere: di un 'figlio dell'uomo', forse in rappresentanza di migliaia di altre vittime dell'espansione imperiale romana, ucciso e ridotto a somiglianza di tanti morti della Shoah: 'Ecce Homo', ovvero... 'Se questo è un uomo...' Una memoria collettiva, condivisa da un gruppo via via rafforzatosi nel tempo, e con 'centro' in Gerusalemme, forse perchè da quella Somma Autorità Sacerdotale, una delle poche rimaste a contrastare il Pontifex Maximus romano nonchè l'Imperatore Divinizzato, quella memoria avrebbe reclamato clemenza e comprensione, o rigore antiromano, o amore 'umano': questo era un po' il senso di Jesus Christ SuperStar Ora: quella memoria ha raggiunto il suo scopo? Ha tramandato un olocausto, ed anche quello stesso quasi paradossale amore - se visto da sotto la croce - che ha contraddistinto molte voci di sopravvissuti alla Shoah (tra cui appunto Primo Levi) Paradossale che si estragga amore e non odio da una persecuzione sanguinaria... e infatti, quell'odio poi riemerge, purtroppo... la storia del cristianesimo è una lunghissima interminabile vendetta anche se il messaggio d'amore estremo non viene con questo perso, e con esso il messaggio trasgressivo e ribelle ... Solo che, di nuovo, riportato all'oggi e al come interrompere la catena di odio e vendetta che si è nei secoli rivolta contro gli ebrei ed i diversi, che nel caso degli ebrei ha avuto pure una sua 'teorizzazione' religiosa, pagana e laica, mi sembra che proprio l'esempio della 'memoria cristiana' dovrebbe mettere in guardia da facili ottimismi. Io non credo che, nonostante i 'taroccamenti' della politica, l'antisemitismo sia da sottovalutare, non solo in quanto 'antiebraico' (è un po' il discorso della 'passione', che se negata sarebbe anticristiana) ma in quanto anti-umano, dis-umano, perchè sia la memoria di quella passione sia la memoria della Shoah sono 'patrimonio dell'umanità'. E questo patrimonio va difeso e ritrasmesso alle generazioni, ma come? Il 'taroccamento della storia' è contemporaneamente l'incubo dei testimoni di allora, ma anche il sospetto dei giovani che di testimoni hanno ancora quasi unicamente i nonni, figli delle vittime di allora. Per i giovani, negare l'olocausto puo' essere un modo per mettere in pratica delle sagge cautele nei confronti della storia tramandata dai vincitori e appunto taroccata. Come convincerli a scavare più a fondo e trovare 'prove tangibili' di ciò che davvero è stato ? Scusate, ma continuo a sentirlo come un problema non futile... Passione e 'passioni'. Amore, odio, vendetta... la separazione assoluta e radicale dei sentimenti, forse a questo si opponeva per i cristiani l'Autorità Religiosa ebraica (ed anche romana) A queste stesse 'passioni', sfuse, eccessive, pericolose, si è nel tempo attrezzata a rispondere la Chiesa (uno per tutti, Savonarola), anche perchè come succede pure oggi, passioni e 'mercato' spesso si confondono... Ma quelle stesse passioni - e tra queste quella massima del dolore e della perdita, del vuoto - fanno forse parte di quel segreto a doppia chiave (una in mano ebraica, l'altra in mano ai non ebrei) cui accennavo in un precedente post. (nei commenti a La Sindrome del Marrano) Grazie a oiraid per la sua The Passion: Filologia !




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