.
Annunci online

 
lapsus 
lapsus psicologia e polis
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  EMERGENZE
Blog Trotter Monitor
Jerushalayim
Ajeeb
Iraki News Agency
Ha'aretz
PRAVDA forum
World Press Photo
English Dar Alhayat
Uri Avnery's News Pages
Paix Maintenant
Peace Now
Peace Now Israel
Palestine Chronicle
Shalom.it
Nonviolenti.org
Sigmund Freud e Albert Einstein
COPING WITH TERRORISM
The Phenomenology of Trauma and the Absolutisms of Everyday Life
Federal Emergency Management Agency
alzataconpugno
straripando
babi119
esperimento
barnaba
ricordiamocene
miele98
CounterPunch
olifante
stilgar
mises
controcorrente
marioadinolfi
maquiavel
arsenico
calimero
oiraid
nanamalefika
liberopensiero
celeste
notimenospace
shockandawe
sannita
prospettiva_cdv
titollo
panther
cassandra
leguerrecivili
bartleby
mipassaperlatesta.
più che puoi
napoorsocapo
yadoge
  cerca



 

Diario | Psicologia e Guerra | Altrove | Chi è chi | Politichese | Intrighi | Serendipity | Europa | Sviluppo (in)sostenibile | Biotecnologie |
 
Intrighi
1visite.

28 aprile 2004

Cogne, ovvero l'abuso di bambini, uccisi, a Porta a Porta

Bruno Vespa seguita ad anticipare sentenze (di colpevolezza) col solito Crepet e gentildonne al seguito (che dormono usualmente con pigiama rovesciati) sul caso Cogne... Barbara Palombelli è una giornalista? è lecito che una giornalista si inventi il ruolo di pubblico ministero televisivo? ma che le ha mai fatto la signora di Cogne, perchè debba spararle addosso? e a Vespa? e se invece li pagano, e tanto, dato il numero di ore che la RAI ha dedicato al tutto, perchè li pagano? chi li paga? Leonardo Coen, in un commento ai comenti a Nella tana del mostro, BlogTrotter, 26 Aprile 2004 (Un silenzio spettrale ha accompagnato le 110 persone che dovevano fare il sopralluogo alla casa della morte di Marcinelle, dove Marc Dutroux teneva prigioniere le sue vittime e le seviziava.... ), scrive tra l'altro Un giornalista non è un giudice d'istruzione. prendo appunti... ! quel che mi chiedo fin dall'inizio del caso Cogne quel che mi chiedo è che credibilità (di imparzialità, obiettività ecc) abbiano i periti nel momento in cui compaiono per mesi in televisione (RAI1) per sostenere una tesi di parte (in questo caso fin dall'inizio contro la madre del piccolo ucciso, ma non cambierebbe se fosse il contrario) anche qui si parla di bimbi e uno psichiatra, Crepet, che si è fatto un nome 'in nome' dei diritti dei minori, ne ha tratto per mesi e ne trae spunto per sparare a zero su una donna che nemmeno conosce (e per USARE il bambino ucciso, come Vespa sta facendo a ripetizione) MA ALLORA, ANCHE IN TEMA DI PEDOFILIA, NON E' DA QUI CHE SI DOVREBBE PARTIRE? la stessa 'mafia' che fa la regia del caso Cogne, copre o scopre a piacere i 'mostri' (di solito scopre quelli che mostri non sono, ma tali li fa diventare, e ignora i responsabili reali, che mostri non appariranno mai, ma insospettabili persone miti e tranquille, buoni vicini di casa)




permalink | inviato da il 28/4/2004 alle 0:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 aprile 2004

Negroponte: un ponte tra Nicaragua, Iran, Afganistan e Iraq

Inizia Lila sui commenti a BlogTrotter, Sillogismi d'Iraq Lila Certo che con l'arrivo di negroponte, restare in Iraq , è un crimine. (inviato il 21.04.2004 15:39:18) Iran contras-kissinger-israele- tagliagola sandinisti-reciclaggio denaro...avevano un coordinatore...Negroponte del CFR. Ora è evidente che l'arrivo di Negroponte come "ambasciatore di un governo che non c'è" è molto inquietante, perchè rischia di tramutare la già complicata situazione introducendo la mafia israeliana nel business irak. A peggiorare le cose in questi anni sono stati creati gli squadroni della morte in Georgia (finanziamenti USA ) che già stanno minacciando gli azeri. Fra l'altro, non lascia tranquilli sapere che un malato di mente come sharon, dispone dell'atomica ( oltre che la miglior riserva di armi chimiche e batteriologiche ). Tutto questo rischia di innescare un'escalation, fuori dalla portata di qualsiasi diplomazia o di controllo politico e civile. (inviato il 22.04.2004 07:41:12) ... del caso iran contras si sa tutto e non fa parte dei misteri della storia. Non è un caso che l'Honduras ha fatto le valigie con l'arrivo di Negroponte ( è stato "ambasciatore" in Honduras (La visione di Bush e la cultura del potere, di Saul Landau). (inviato il 22.04.2004 09:52:42) Mi documento... l'Unità, 20 Apr 2004, Sarà John Negroponte il futuro ambasciatore da Baghdad, di Bruno Marolo l'Unità, 21 Apr 2004, Ambasciatore porta pena, di Maurizio Chierici Dossier Iran-Contras, Solidarietà , anno IV n. 5, dicembre 1996 L'EIR ha presentato due rapporti speciali nel corso di affollate conferenze stampa a Washington il 19 settembre ed il 26 ottobre 1996. Il primo prende le mosse dalle rivelazioni fatte dal quotidiano californiano San Jose Mercury News per ricostruire gli "anni della droga", ma riconducendo le responsabilità non tanto alla CIA quanto alle strutture parallele di governo. Il secondo è un dossier sui grandi traffici internazionali di armi, gestiti da quelle strutture, e sulle vittime più eccellenti, a cominciare dal Premier svedese Olof Palme. Di seguito proponiamo qualche pagina dei due dossier, partendo dalla introduzione scritta da Lyndon LaRouche. Invitiamo chiunque intenda fare uso pubblico di queste informazioni a citare l'EIR come fonte. I due rapporti sono intitolati: "Would a President Bob Dole prosecute drug super-kingpin George Bush", settembre 1996, e "George Bush and the 12333 serial murder ring", ottobre 1996. Mondo Latino, Nicaragua, Storia .... ovvero, com'è andata a finire... 1997, Il neomozismo al potere Associazione Italia-Nicaragua ...per i sandinisti si riapre una fase di potenziale accumulazione di forze e un'opportunità per correggere le degenerazioni nell'intreccio fra potere, politica e affari in cui si erano persi negli ultimi anni...




permalink | inviato da il 22/4/2004 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

20 aprile 2004

Couscous and Baba Connection

Il procuratore nazionale antimafia conferma che si sono indagini in corso relative a contatti tra criminalità e gruppi musulmani La Repubblica, Vigna: "Emergono legami tra camorra e terroristi islamici" Le prove? "Ci sono quando ci sono le sentenze" NAPOLI - Ci sarebbe un legame tra terroristi islamici e camorra. Per Pier Luigi Vigna, Procuratore nazionale antimafia, un filo sottile legherebbe i gruppi estremisti alla malavita organizzata. Sarebbero le indagini in corso a far ipotizzare questo connubio. Vigna di più non vuole dire, ma lascia intendere che la magistratura sta indagando. "Ci sono delle indagini relative a contatti tra camorristi e terroristi islamici, ma di più non posso dire", ha dichiarato a margine dell'assemblea pubblica che si è svolta a Napoli dedicata a camorra e rifiuti. Il procuratore nazionale antimafia, sollecitato dalle domande dei giornalisti, ha spiegato che "emergono da una proposta della Commissione europea al Consiglio, legami, reati e il fatto che esistano addirittura gruppi che definiamo di criminalità mafiosa che hanno legami con terroristi islamici". Il procuratore ha confermato che sono attualmente in corso indagini, iniziate nel 1992, relative a contatti fra camorristi e terroristi, in particolare su ''sedi logistiche''. Ma ci sono prove di questi legami? "Le prove ci sono - ha replicato Vigna - quando ci sono anche le sentenze". Già ieri il procuratore nazionale antimafia era intervenuto sul problema del terrorismo internazionale di matrice islamica. Vigna aveva suggerito la possibilità che i pentiti, nella lotta al terrorismo internazionale, possano svolgere un ruolo almeno equivalente a quello ricoperto dai pentiti di mafia. (20 aprile 2004) TagineCucina araba Girodivite, Ilaria Alpi: un modello da seguire o un destino da evitare? A distanza di dieci anni dalla sua morte, non si conoscono ancora le vere dinamiche del delitto: cos'è effettivamente successo quel 20 marzo a Mogadiscio? di Laura Giannini, pubblicato il 7 aprile 2004 - 77 letture Il più crudele dei giorni quello di Ilaria Alpi, la giornalista del tg3 morta in un agguato a Mogadiscio, capitale della Somalia. Oggi, a distanza di dieci anni dalla morte, 20 marzo 1994, non si conoscono ancora le vere dinamiche del delitto: cosa effettivamente è successo quel 20 marzo a Mogadiscio? Un tentativo di furto, una semplice, ma crudele guerriglia, una rappresaglia? Ilaria aveva forse scoperto qualcosa di scottante? In quel paese orrendo, dove non c'è più niente, dove tutto è stato distrutto da secoli di guerriglia civile. Dove si possono soltanto guardare rovine, rovine, rovine o qualche bel palazzo di tipo presidenziale che pochi hanno avuto il privilegio di costruirsi. Ilaria era affascinata da quel panorama di case distrutte, sventrate e crepate, o forse era più attratta dal desiderio, dalla volontà di cercare la verità. Ci sono state varie ipotesi su quel triste e famoso agguato: una in particolare sembra quella più attendibile, secondo cui tutto sarebbe iniziato con la guerra civile. Nei primi anni '90, infatti, la Somalia venne invasa da una feroce guerriglia tra bande. L'ONU decise allora di intevenire organizzando una missione di pace a cui si aggiunse successivamente anche l'Italia. Tra militari e popolazione nacque subito un sentimento di odio: ancora una volta quel paese, desolatamente solitario, aveva dei dominatori. E lo stesso sentimento di ostilità si rispecchiò nel rapporto tra truppe italiane e truppe statunitensi. Il 2 luglio 1993, tre soldati italiani vennero uccisi e molti altri feriti in un'imboscata: forse, fu proprio quell'episodio a dare il via alle violenze da parte dell'esercito italiano sulla popolazione indigena. Tali soprusi furono poi rivelati, nel 1997, dal Maresciallo Aloi che aggiunse la propria denuncia a molte altre: fu il primo a denunciare il traffico di armi e l'utilizzo improprio, a tale scopo, delle imbarcazioni della Cooperazione italiana, nata, in origine, per garantire aiuti umanitari alla Somalia. Tornando alla questione Alpi. Dal 16 marzo 1994, Ilaria e il suo reporter (perchè è giusto ricordare anche lui!), Miran Hrovatin, indagarono a Bosso, piccola cittadina nel nord della Somalia, ridotta in macerie dalla guerra civile, ma dotata di porto e aeroporto. Intervistarono il Sultano Abdullahy Moussa Bogor a proposito del sequestro di un peschereccio e di alcuni traffici tra Italia e Somalia, il direttore del porto, il capo dei servizi sanitari, l'ambasciatore e il rappresentante di Unosom e un esponente dell'Ong Africa 70. Intanto, Ilaria e Miran preannunciarono al tg3 novità inquietanti: dissero di avere delle "cose grosse, un ottimo servizio". Non fecero in tempo i due giornalisti: appena rientrati a Mogadiscio vennero uccisi in un agguato. Due colpi sparati a distanza ravvicinata furono fatali: la gente intorno attonita, la guardia del corpo e l'autista incolumi... I primi soccorsi vennero portati da Giancarlo Marocchino, personaggio ambiguo, implicato in affari poco chiari: la sua presenza vicina al luogo del delitto non è ancora stata spiegata. Ai genitori furono restituiti gli effetti personali di Ilaria, anche se all'appello mancavano tre dei cinque block- notes, due fogli con dei numeri telefonici e la macchina fotografica. Tra i diversi cittadini venuti in Italia per denunciare le violenze subite, il testimone Hashy Oran Hassan, grazie alle accuse di un altro somalo, Ali Rage e dell'autista Ali Abdì, diventa l'unico colpevole accertato. Le recenti indagini della Procura di Torre Annunziata sostengono che il complesso traffico di armi, di rifiuti pericolosi e di scorie radioattive era gestito da faccendieri italiani e stranieri grazie ad appoggi politici, soprattutto dell'area socialista. Questo risulta ancora più attendibile se si prendono in esame le dichiarazioni rilasciate sia dalla figlia dell'ex sindaco di Mogadiscio, Faduma Mohamed Mamud, sia dal Maresciallo Aloi, secondo cui Ilaria stava indagando sul traffico di armi e di rifiuti tossici. Ecco..., questa è la storia in breve del perchè si pensa che Ilaria Alpi sia stata uccisa: aveva scoperto troppe cose, scottanti e incriminatorie, "scomode", come "scomoda" risultava lei a chi l'ha voluta morta. A tale proposito, pare che l'ex dirigente del Sismi, Luca Rajola Pescarini, avesse detto: "E'stata sistemata la giornalista comunista". Quando scrivo un articolo, qualunque argomento io tratti, mi chiedo se la mia ambizione, se il mio sogno di diventare una giornalista, forse, pubblicista che sia, possa davvero realizzarsi e se davvero possiedo le capacità giuste per fare un simile mestiere. E nello stesso tempo, mi domando che tipo di giornalista potrei diventare in un prossimo domani e fino a che punto rinuncerei a qualcosa. Se farei come Ilaria, che è stata uccisa proprio perchè non si è fermata di fronte a niente, perchè non è scesa a compromessi, ma soprattutto perchè ci credeva davvero, nella verità. E allora "l'importanza di sapere", vale una vita umana? La risposta più adatta sarebbe sì..., vale una vita umana, se attraverso quel sapere permettiamo ad altre vite di vivere sempre. L'ha fatto Ilaria, l'ha fatto Miran, ma l'hanno fatto e lo fanno quotidianamente tutti coloro che lottano in nome di un ideale di giustizia e di lealtà, con la speranza che ci possa essere per tutti una possibilità diversa, anche per la Somalia, fino ad ora terra di colonizzatori e quindi di tutti e di nessuno. Da "Ilaria Alpi, un omicidio al crocevia dei traffici" di Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano Scalettari. Ilaria Alpi: magistrati a confronto in commissione, di Gabriella Meroni (g.meroni@vita.it) 19/04/2004 I parlamentari vogliono verificare alcune discrepanze emerse dalle deposizioni dei magistrati che indagarono sull'omicidio "NoBrain, Ilaria Alpi un omicidio al crocevia dei traffici" di Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano Scalettari - Baldini & Castoldi - euro 13,00 La Somalia e' una specie di lugubre matrioska, dentro un mistero se ne cela un altro e un altro ancora... in un estenuante gioco di rinvii e di relazioni; di traffici di rifiuti (tossici - nocivi - radioattivi) e di morte! In Somalia il 20 Marzo 1994 la giornalista RAI, Ilaria Alpi ed il suo cameraman Miran Hrovatin vengono uccisi in un agguato. elisabetta caravati 20 marzo 2004 Nel Luglio 2002 il Procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna affermo': "... il fenomeno ha dimensioni extranazionali; i nostri rifiuti vengono esportati anche all'estero, soprattutto in Africa. E' difficile combattere traffici globali sul fronte interno". Anni prima un noto capo della camorra, ad un "compare" nel corso di una telefonata intercettata, aveva affermato: "... metti mondezza ed esce oro". Ancora anni prima, quando Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, si avventurarono fino a Bosaso, di questi traffici quasi non si parlava. Ilaria e Miran dunque in anticipo sui tempi, si imbatterono in una storia di armi, di rifiuti tossici, di scorie radioattive e di "aiuti umanitari" per questo vennero messi a tacere. Dopo tanti anni, ancora tanti perche' senza risposte... un "colpevole" ed un "traffico" di testimoni scomparsi; contraddizioni, reticenze, misteri. Troppi paesi (Somalia, Yemen, Kenya, Mozambico, Francia, Spagna, Inghilterra) troppe carte processuali disperse in troppe Procure italiane; troppi pentiti, faccendieri, agenti dei servizi segreti. Troppi interessi. Troppi legami. Una delle ultime persone che videro Ilaria Alpi fu Vincenzo Cammisa (un ex tossicodipendente ed uno dei piu' stretti collaboratori di Cardella). Cardella fu, insieme a Rostagno, il socio fondatore di Saman (una ventina di comunita' per il recupero dei tossicodipendenti sparse in tutta Italia). Cardella possedeva aerei, barche e dragamine per i suoi progetti di "aiuti umanitari". Cardella fu anche grande amico di Craxi. Tanto amico da prestargli il suo aereo personale durante la latitanza ad Hammamet. Chi era Craxi lo sappiamo tutti! Ma mai venne confermato che Cammisa vide Ilaria; se cio' sara' mai confermato, si potra' poi indagare sul dove, come e perche'. Rostagno venne assassinato il 26 Settembre 1988, di lui un giornalista scrivera' che era stato (Rostagno) testimone di un aereo che portava morte e distruzione in Africa nel nome della Repubblica Italiana. Rostagno probabilmente aveva capito che dietro a quel traffico, vi era un'organizzazione internazionale che poteva andare lontano; molto lontano. Anche Ilaria Alpi, in Somalia, aveva scoperto qualcosa di molto di piu' di un traffico d'armi... Tre cronisti di "Famiglia Cristiana": Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari hanno scavato, cercato raccolto testimonianze e poi hanno raccontato a noi. I genitori di Ilaria per questo li ringraziano e li ringraziano anche per aver dato loro la certezza di non essere soli nella ricerca della verita'. Immagino che chiunque abbia un cuore ed un cervello sappia che sia indispensabile fare luce su questo, come su molti altri, "misteri italiani".




permalink | inviato da il 20/4/2004 alle 16:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 aprile 2004

Girando e rigirando il cubo magico dell'intrigo irakeno

Ho letto velocemente i commenti al BlogTrotter di oggi La sceneggiata e Quattrocchi ... e vedo che stamattina (anzi ieri sera) non mi sbagliavo (v. commenti a Morire a Bagdad per... per...) ... si sapeva... e la scena di Frattini e Vespa che dopo l'intervallo pubblicitario dicono di aver saputo solo allora il nome (che tempismo e sincronismo!) sarebbe da riguardare accuratamente (compresi gli ammiccamenti vari) qualcuno ha scritto "Il problema non e' tanto la morte di un uomo ma di come e' stato ucciso" ecco: la modalità. E AlJazeera che non mostra la cassetta. Ho letto che hanno fatto scavare a tutti la fossa, hanno tirato a sorte e poi sparato alla nuca del povero Fabrizio Quattrocchi (panettiere convinto di potersi sposare con qualche soldo in più e un avvenire sicuro) tecnica non 'islamica', ho letto. Baatisti? Uguale Guardia Scelta di Saddam Hussein... Uguale NAZISTI E infatti la tecnica è quella. Ora, dubbio: e se avessero punito uno sgarro? Se i quattro fossero caduti loro malgrado in una trappola di e tra 'Servizi' ? Non è che gli USA, dopo avere riclassificato Pakistani e Iraniani da 'canaglie' ad alleati si apprestano a fare lo stesso con i Baatisti (Il tentativo di mediazione iraniani pare sia stato già freddato) ? E che magari è in corso una guerra interna? (Tra almeno una grossa fetta della CIA e la Casa Bianca non corre esattamente buon sangue, da un po' di tempo in qua...) Non che ne sapremo mai nulla... si sa... ma così... per provare a rigirare tra le mani il cubo magico dell'intrigo irakeno Pietà, per i morti, tanto più se 'solo per soldi' Per par condicio chiederei almeno a serate alterne di sorteggiare un uomo, una donna, un bambino, vittime del fuoco incrociato, in Iraq, e (risparmiando loro un porta a porta) dedicare pure a loro un minuto di silenzio




permalink | inviato da il 15/4/2004 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

14 aprile 2004

Grazia bipartisan? Sofri: fare ''qualunque cosa possa mostrare la verita'

Figlio maresciallo ucciso da Br: ''Grazia dovrebbe essere per tutti'' Sofri: ''E' triste che Berardi mi veda corresponsabile'' L'ex leader di Lotta continua: ''Mi piacerebbe molto che trovasse il modo di chiacchierare con me di queste cose'' Roma, 14 apr. (Adnkronos) - ''Il fatto che una persona che e' figlio di una vittima di quel terrorismo micidiale e intollerabile pensi e senta giusto battersi contro di me, come corresponsabile, e' veramente una cosa tristissima''. E' quanto 'confessa' Adriano Sofri a Maurizio Belpietro -conduttore del programma 'L'Antipatico', in onda stasera su Canale 5 dopo il 'Maurizio Costanzo Show'- a proposito del digiuno di protesta di Bruno Berardi, figlio del maresciallo Rosario Berardi (ucciso nel '78 dalle Br), contro la concessione della grazia per Sofri. ''Penso che lui commetta un gravissimo errore e mi dispiace molto, trattandosi di una persona con quella storia -afferma l'ex leader di Lotta continua- Mi piacerebbe molto che trovasse il modo di chiacchierare con me di queste cose''. A Belpietro che chiede: ''Se arrivera' la grazia, rinuncera' alla giustizia?'', Sofri risponde: ''Perche' dovrei? Alla giustizia non rinuncerei in nessun momento'' e promette di fare ''qualunque cosa possa mostrare la verita' della mia posizione. Penso che non si debba mai rinunciare alla propria buona ragione''. L'ex Lc ammette che, sul commissario Calabresi, ''ci fu un compiacimento, una ripetizione in cui la ferocia delle parole era una specie di litania. Naturalmente, la ferocia delle parole poi si tradusse nella ferocia del fatto. Oggi -afferma- mi fa un effetto abominevole. Io -aggiunge pero' Sofri- di quella campagna non ho scritto niente, se non un primo articolo''. Quanto alla vedova, Gemma Calabresi, ''non ho mai usato la parola perdono, ne' la userei. Penso che dovremmo fare un uso molto piu' cauto delle parole. La parola perdono -spiega Sofri- e' di quelle che bisognerebbe evitare con ogni cura''. Intanto, nel corso di una conferenza stampa nella sede dell'Ms-Fiamma tricolore, movimento per il quale si candidera' alle prossime Europee, Bruno Berardi ha detto di battersi per i ''tanti familiari delle vittime del terrorismo che ha insaguinato questo Paese. Non ce l'ho con Sofri, ma la grazia per lui dovrebbe essere la grazia per tutti, da una parte e dall'altra e comunque andrebbe richiesta''. Per questo, venerdi' prossimo, Berardi, insieme ai dirigenti della Fiamma tricolore, partecipera' ad una messa in memoria dei fratelli Mattei, bruciati vivi nel rogo di Primavalle, dopo una manifestazione annunciata davanti a Montecitorio in favore dei familiari delle vittime del terrorismo per i quali vengono chieste misure economiche e di sostegno. (Adnkronos, mercoledì , 14 aprile 2004)




permalink | inviato da il 14/4/2004 alle 18:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

13 aprile 2004

Internet abbatte le barriere dello spazio-tempo, ma non per le News in lingua italiana

Ci avete fatto caso? Per le notizie in lingua Italiana, Yahoo! - http://it.news.yahoo.it batte Google - http://news.google.it, sia per la scelta delle fonti (molto opinabili quelle di Google, alcune del tutto assenti, e spesso con strane dilazioni temporali). D'altra parte, non è solo una questione di Motori di Ricerca, più o meno automatizzati: le stesse Agenzie battono le medesime notizie, in lingua italiana, ore o giorni dopo averle battute in altre lingue. Una strana forma di italica censura, non trovate ? Un esempio, le notizie sulla "Corrispondenza" e trattative in corso tra Bush e Sharon, comparse già da alcuni giorni sulla stampa internazionale, e fornite solo oggi. Ad esempio la Reuters, che batte: 13 Apr 2004 06:59 Cisgiordania, Sharon promette mantenere colonie "per l'eternità" TEL AVIV (Reuters) - Il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha promesso di mantenere gli insediamenti maggiori in Cisgiordania "per tutta l'eternità" oggi, prima di partire per Washington per assicurarsi l'approvazione Usa al ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza. "Ho un buon presentimento", ha detto Sharon alla partenza, alludendo al suo piano di "disimpegno" che secondo i palestinesi toglierebbe terra al loro stato, la cui nascita è prevista dalla "road map" sostenuta dagli Stati Uniti. I palestinesi dicono che le affermazioni di Sharon escludono qualunque trattato in base alla road map, il piano di pace per cui il presidente americano George W. Bush ha ribadito il proprio impegno. Sharon, parlando ieri a Maale Adumim, il più grande insediamento cisgiordano che da solo ha più ebrei di Gaza, ha detto che gli insediamenti "rimarranno sotto il controllo israeliano, che continuerà a crescere e a svilupparsi". Il premier ha menzionato Maale Adumim e Givat Zeev, vicino a Gerusalemme, come pure Ariel nel centro della Cisgiordania e la città meridionale di Hebron dove 400 ebrei ultra-nazionalisti vivono in mezzo a 120.000 palestinesi. Sharon ha detto ai coloni che le loro case "continueranno a essere costruite come parte di Israele, per tutta l'eternità". Ci sono circa 23.000 coloni e 2,3 milioni di palestinesi in Cisgiordania. A Gaza vivono 1,3 milioni di palestinesi e 7.500 coloni. Oppure l'AGI M.O.: PALESTINESI ATTACCANO SHARON, COSI' DISTRUGGE LA PACE (AGi) - Ramallah, 13 apr. - Per i palestinesi l'intenzione del premier israeliano Ariel Sharon di non smantellare alcuno dei principali insediamenti ebraici in Cisgiordania e' "la ricetta per la distruzione del processo di pace". "Condanniamo con fermezza queste gravissime dichiarazioni - ha commentato il ministro per i negoziati dell'Anp, Saeb Erekat - il mantenimento di sei insediamenti in Cisgiordania e' la ricetta per chiudere tutte le porte del processo di pace e per la sua distruzione". Sharon, che inizia oggi una cruciale visita negli Stati Uniti dove domani incontrera' George W. Bush, ha confermato il piano per il "disimpegno" dalla striscia di Gaza ma ha assicurato ai coloni che i principali insediamenti in Cisgiordania "resteranno sotto il controllo israeliano e continueranno a crescere e a svilupparsi". Tra questi vi sono Kiryat Arba e Ariel che sono molto distanti dal territorio israeliano e la cui sopravvivenza renderebbe impossibile la creazione di uno Stato palestinese con una continuita' territoriale come prevede la Road map, ovvero il percorso di pace a cui gli Stati Uniti hanno confermato di volersi attenere. "La striscia di Gaza e la Cisgiordania sono un'unica entita' geografica e Israele si deve ritirare ai confini del 1967", ha avvertito Erekat. In una riunione notturna la leadership palestinese ha sostenuto che i piani di Sharon porterebbero "non solo alla distruzione del processo di pace ma provochera' un vulcano di violenza e caos". (AGI) . 131212 APR 04 COPYRIGHTS 2002-2003 AGI S.p.A. In questo blog avevamo già riportato le medesime notizie, in lingua inglese, sotto il titolo Vi rendete conto di cosa significano gli scambi epistolari tra Bush e Sharon? l' 11/4/2004 alle 18:38




permalink | inviato da il 13/4/2004 alle 13:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 aprile 2004

quando la Casa Bianca mosse guerra alla CIA

"What are the threats that keep me awake at night?" "International terrorism, both on its own and in conjunction with narcotics traffickers, international criminals and those seeking weapons of mass destruction. You need go no further than Usama Bin Ladin...." DCI George J. Tenet, Oscar Iden Lecture, Georgetown University--October 18, 1999 (Central Intelligence Agency: The War on Terrorism) NOTA: tra i vari Links, uno riguarda il Department of Education Helping Children Understand the Terrorist Attacks Il segretario di Stato Usa ammette che le prove da lui esibite al Consiglio di sicurezza dell'Onu "non erano fondate" "Notizie false sulle armi in Iraq" Ora Colin Powell attacca la Cia "Ma l'intelligence mi disse che c'erano riscontri incrociati" WASHINGTON - A oltre un anno dall'esposizione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dei supposti elementi di prova che dovevano smascherare il possesso e lo sviluppo di armi di sterminio da parte dell'allora regime di Saddam Hussein, e dunque legittimare l'intervento militare contro l'Iraq, Colin Powell ha riconosciuto che quegli stessi elementi non erano solidi nè veritieri; tuttavia il segretario di Stato americano si è giustificato asserendo che lui non poteva saperlo, perchè si era basato su quanto messogli a disposizione dalla Cia, alla quale si era rivolto. Si tratta dell'ammissione di gran lunga più schietta, circa l'eventualità di essere incorsi in errori per l'attacco all'Iraq, venuta dall'amministrazione statunitense; e, se si salva forse la credibilità personale di Powell, quella complessiva dell'amministrazione di George W. Bush potrebbe uscirne ulteriormente minata. Il 5 febbraio 2003, in una seduta speciale del Consiglio di Sicurezza appositamente convocata, Powell esibì tra l'altro quelle che a suo dire erano le prove circa l'esistenza di laboratori mobili per la messa a punto di aggressivi batteriologici e chimici, e che spiegavano come mai gli arsenali proibiti di Saddam non si trovassero: perchè, sostenne davanti a interlocutori in gran parte scettici, tali laboratori erano cammuffati e si spostavano continuamente, appunto per non essere individuati. "Adesso appare che le cose non stavano così, che non c'era fondatezza in esse", ha ammesso il capo della diplomazia Usa con i giornalisti, a bordo dell'aereo che lo stava riportando a Washington da Bruxelles, ove ieri al quartier generale della Nato aveva presenziato alla cerimonia di benvenuto in onore dei sette nuovo Stati membri dell'Alleanza, "ma all'epoca in cui stavo preparando quell'esposizione per il Consiglio", ha puntualizzato lo stesso Powell, "mi furono presentate come fondate, come le informazioni e le notizie migliori di cui disponessimo". Il segretario di Stato ha ribadito di essersi rivolto alla Cia perchè gli fornisse dati e materiale in grado di comprovare la pericolosità degli armamenti in dotazione a Baghdad, reali o potenziali, e che peraltro mai sono stati rinvenuti, neppure in seguito, nemmeno in tempi più recenti. "Ora", ha proseguito Powell, "se le fonti su cui uno si fonda vanno in pezzi, allora occorre scoprire come ci si sia potuti ritrovare in una situazione del genere. Di questo", ha specificato, "ho discusso con la Cia". Per meglio far capire a che cosa stesse alludendo, il segretario di Stato ha poi espresso l'auspicio che una commissione d'inchiesta indipendente sia in grado di scoprire come e perchè la Cia stessa puntò su quegli elementi, e ancor più su quali basi si fondasse la fiducia riposta in essi dai suoi esperti; a lui, ha ribadito, fu assicurato che le prove sul tappeto erano valide e solide. Powell ha comunque tenuto anche a precisare di aver voluto effettuare egli stesso controlli per garantirsi della veridicità di quanto avrebbe in seguito sostenuto davanti all'Onu. "Studiai gli elementi che loro mi avevano dato, ed essi me li mantennero fermi. Io non faccio parte dell'intelligence", ha tenuto a questo punto a sottolineare, "ma, come poi ebbi a dire durante la mia presentazione alle Nazioni Unite, indagai e mi assicurai che esistessero riscontri incrociati. Quel materiale", ha precisato, riferendosi alle informazioni sui supposti laboratori montati su camion, "era il più sensazionale in assoluto, e io", ha ripetuto, "mi sono accertato del fatto che fosse confermato da più fonti diverse". "Io spero proprio che la commissione d'inchiesta esaminerà queste questioni per stabilire se l'agenzia (la Cia, ndr) disponesse o no all'epoca delle basi per nutrire in quelle informazioni la fiducia che aveva. Io", ha quindi ripetuto Powell, con l'evidente intento di prendere in anticipo le distanze da chi gli fornì elementi fasulli, "non appartengo all'apparato dell'intelligence". (La Repubblica, 3 aprile 2004)

  • CIA
  • White House




    permalink | inviato da il 3/4/2004 alle 11:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  • sfoglia
    marzo        maggio