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30 marzo 2004

Prima di togliersi la vita Chaouki ha anche inviato una lettera alla questura

Arriva in Questura una lettera scritta il 27 marzo Il procuratore: "Gesto isolato di un uomo depresso" Brescia, il marocchino suicida "Per l'Iraq nel nome di Allah" La Repubblica, 30 Marzo 2004 L'auto carbonizzata BRESCIA - Aveva scritto una lettera di rivendicazione il giorno prima di uccidersi dandosi fuoco a bordo della sua auto. Un gesto di protesta contro la guerra in Iraq. Mostafà Chaouki, il marocchino morto carbonizzato davanti al McDonald's a Brescia l'aveva scritta e inviata alla Questura dove è arrivata oggi. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Brescia Giancarlo Tarquini. Nella lettera - un unico foglio firmato, e spedito da Brescia con posta prioritaria sabato 27 marzo - secondo il magistrato, il marocchino precisa di non far parte di Al Qaeda né di altre organizzazioni ma di "avere rabbia" per la guerra in Iraq e contro Israele e gli Stati Uniti. Tarquini ha detto che il marocchino spiega che "non avrebbe mai agito se il governo italiano non si fosse affiancato alle nazioni impegnate in Iraq". Chaouki si rivolge anche al presidente del Consiglio con un "tu signor Berlusconi..." e spiega di compiere il suo gesto "nel nome di Allah". Ma Tarquini insiste su un punto: "A prescindere dal contenuto, nella valutazione della lettera bisogna tener presente la condizione psicologica e di disagio in cui si trovava ultimamente l'uomo". E' risaputo infatti che il marocchino era depresso ed era intenzionato a ritirare i contributi versati all'Inps per fare ritorno al suo paese d'origine. Gli investigatori non hanno avuto dubbi fin dall'inizio che l'uomo si fosse suicidato - facendosi bruciare dalle fiamme di quattro bombole di gas da cucina caricate in auto - proprio a causa del suo stato psichico. Il procuratore parla di Chaouki come "di una persona in sofferenza mentale profonda, di qualcuno che avrebbe cercato una legittimazione finale ad una vita sbandata e fallita, di un atto di giustificazione ad una sua azione suicida". "Abbiamo conoscenza di una persona con difficoltà di tipo personale e familiare, che viveva miseramente in un camper pur lavorando e avendo i mezzi per vivere normalmente. Si tratta di una azione isolatissima - ha continuato il capo dei Pm bresciani - di una persona in una condizione psicologica anomala, ma si tratta anche di un'azione non ripetibile facilmente. Va respinto ogni timore e allarmismo. E' stata una attività disgraziata di un disgraziato irresponsabile, ma ora cercheremo se ci sono radici, e se ci sono cercheremo da dove partono". La Procura, sulla vicenda, ha aperto un fascicolo per il reato di strage, indipendentemente dal fatto che Chaouki volesse compiere solo un gesto eclatante, attraverso un suicidio spettacolare, o avesse intenzione di emulare i kamikaze. Nella perquisizione della roulotte, nella quale l'immigrato viveva a Concesio, non è stato trovato materiale riconducibile all'estremismo islamico. (30 marzo 2004) Il Giornale di Brescia dedica a Chaouki un'intero 'speciale': Martedì 30 marzo 2004 Kamikaze «fai da te» che poteva davvero provocare una strage Il procuratore Tarquini: «Il quadro è simile a quelli che in questi tempi preoccupano il mondo intero» - Aveva scritto: «Parto per un lungo viaggio, non tornerò» - TROVATI MESSAGGI DI ADDIO Moustafa Chaouki, 35 anni, era in Italia dal 1990 e da anni viveva nell’Ovest bresciano lavorando come camionista - Dietro l’autobomba un marocchino disperato «Un uomo buono, provato dalle recenti separazioni» Un fratello della vittima vive a Carzago, l’altro a Rovato Mostafa Chouki era domiciliato a Carzago, in via Garibaldi 36, dove tuttora vive uno dei due fratelli minori, Mohammed. Sono proprio i vicini di casa di Mohammed, autotrasportatore per una ditta di Rovato, a tracciare il profilo di questi due fratelli apparentemente molto diversi tra loro. Mohammed, taciturno, ma socievole, spesso accorreva in aiuto dei vicini di casa quando c'era bisogno. Mostafha, più chiuso, molto spesso era assente da casa. Ripercorrendo la storia dei due fratelli a Carzago spunta un episodio risalente a circa due anni fa, quando Mostafa innescò in paese una lite con altri connazionali per una donna. In quella discussione spuntarono dei coltelli e ci furono feriti lievi, ma fu Mohammed a sedare la questione: si prese la responsabilità di allontanare i connazionali che avevano causato l'episodio, tra cui il fratello. Della vicenda ci si dimenticò presto e non ci furono altri problemi. Carzago, piccola frazione di Calvagese, ricorda bene i due fratelli, e qualcuno non esclude che il maggiore fosse un tipo violento e che solo l’altro riuscisse a tenerlo quieto. Da un paio d'anni anche Mohammed è spesso lontano da casa: «Lo sentiamo tornare alle undici, mezzanotte, poi al mattino alle cinque riparte - racconta un vicino -. Torna e parte sempre in automobile, ma lavora come camionista in una ditta di Rovato che trasporta lampadari e spesso è anche all'estero». Notizia confermata anche dalla ditta Meneghini, presso la quale Mohammed ha lavorato per molti anni e dove lo ricordano come un ragazzo tranquillo e volenteroso. Proprio un viaggio all'estero potrebbe essere la ragione per cui ieri non è stato possibile rintracciarlo. L'ipotesi che Mostafa Chouka possa avere progettato un'azione suicida è scartata dai familiari. L’altro fratello di 28 anni - che risiede a Rovato, in via Santella -, sul cancello del condominio dove abita con la famiglia dice: «Non credo proprio che mio fratello, che è stato sempre una persona pacifica, possa aver fatto una cosa del genere. L'unica cosa che posso dire è che ha avuto un po' di problemi familiari, i miei genitori si sono separati, lui si è lasciato con la moglie: nella sua vita ha incontrato molti problemi, è stato sfortunato, fino a questo incidente che lo ha separato dalla vita. Adesso stiamo cercando di vederlo in ospedale, anche per riconoscerlo, pur se non ci hanno ancora chiesto di fare il riconoscimento». Del fratello, il giovane ricorda: «Mostafa è sempre stato buono, anche se è cambiato un po' quando i miei genitori si sono separati, e dopo la separazione dalla moglie. Era venuto in Italia nell'88 e ultimamente lavorava come autista per la distribuzione del latte: faceva i turni di notte da tre anni, prima aveva lavorato come autista anche a Cologne. Aveva la patente C e parlava bene l'italiano, meglio di me. Era un persona buona e non aveva mai fatto succedere niente». Gaia Mombelli Giancarlo Chiari (BresciaOggi, 30 Marzo 2004 ) Se ne occupa anche il Resto del Carlino in Kamikaze per emulazione ESPLOSIONE DI BRESCIA Gli 007 avvevano avvertito sul rischio 'kamikaze per emulazione' ROMA, 30 MARZO 2004 - Gli 007 lo avevano previsto: si possono verificare non solo azioni di reti terroristiche organizzate, ma anche il disperato gesto di un singolo, il tentativo di emulare i kamikaze in Medio Oriente. Quanto accaduto due giorni fa a Brescia, quando un marocchino si e' fatto esplodere con la sua auto nei pressi di un McDonald's per rabbia contro la guerra in Iraq, Israele e gli Stati Uniti, era uno degli scenari temuti dall' intelligence nazionale. L'ultima relazione dei servizi segreti al Parlamento segnalava i ''rischi per attivazioni di tipo emulativo da parte di ambienti minori o singoli''. L' allarme era suonato già lo scorso 11 dicembre, quando un cittadino giordano si era fatto esplodere con la sua auto davanti alla sinagoga di Modena. Si è trattato anche in questo caso di un cosiddetto ''cane sciolto'', con un passato di problemi psichici gravi, che avrebbe scelto, secondo gli inquirenti, di imitare i kamikaze che si fanno esplodere contro gli obiettivi individuati come nemici. Un pericolo, quello dei ''kamikaze per emulazione'', ben presente anche al ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, che nello scorso novembre aveva avvertito che ''singoli individui o piccoli gruppi potrebbero attivarsi e colpire direttamente sul territorio nazionale''. Magdi Allam, in un articolo ripreso da controcorrente, scrive tra l'altro dall’identikit tracciato dagli inquirenti e dai familiari, che fa emergere la realtà di un attentatore sostanzialmente laico, si conferma come il «martirio» non sia affatto una prerogativa dei gruppi terroristici islamici, ma sia stato elevato a un valore trasversale che raccoglie proseliti anche in ambienti non tradizionalmente religiosi. È una realtà affermatasi in Palestina sin dall’inizio del 2001 e che ha avuto il suo momento culminante con le stragi dell’11 settembre in America. Il capo del commando di 19 dirottatori terroristi, Mohammad Atta, è l’emblema del laico che sposa l’integralismo islamico attraverso la fede nel «martirio». Alla base di questa conversione c’è la crisi di identità degli immigrati che si sentono esclusi o rifiutano il sistema di valori dell’Occidente. Anche la situazione di Chaouki presenta un cocktail di emarginazione sociale, precarietà affettiva e crisi di identità. Non è un caso che i burattinai del terrore vengano ad arruolare gli aspiranti combattenti e i terroristi islamici in Europa. Il nostro continente si sta rivelando un florido terreno di coltura dell’estremismo sia religioso sia laico, dando vita a una ideologia trasversale i cui capisaldi sono l’antiamericanismo e l’antiebraismo. Ciò che importante comprendere che Chaouki e Atta non sono dei casi singoli. Bensì il sintomo di una realtà più diffusa.




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29 marzo 2004

Prima di togliersi la vita Chaouki ha lasciato un biglietto

con poche righe, una sorta di testamento in cui saluta, tra l'altro, anche la persona proprietaria del terreno a Concesio in cui si trova la roulotte dove viveva. Negli ultimi tempi aveva cambiato numerose abitazioni. Il fratello di Mostafa, Abderrazek, ha spiegato in una intervista rilasciata al Centro Culturale Islamico di Brescia che «Mostafa recentemente soffriva di solitudine e depressione» e «la decisione di togliersi la vita non ha nulla a che fare con la religione da cui ultimamente sembrava essersi anche distaccato». Mostafa Chaouki aveva inoltre manifestato l'intenzione, a quanto si è appreso, di riscattare i contributi pagati all'Inps e quindi tornare in Marocco. Ma pare che, sulla base della recente normativa, avesse incontrato degli ostacoli e che questo avrebbe contribuito ad accrescere la sua depressione. (Corriere della Sera ) Sul sito di La Repubblica e su quello di Brescia Online è tuttora leggibile il comunicato originale Brescia, la vettura è saltata in aria a pochi passi da un locale. All'interno quattro bombole di gas Marocchino si fa esplodere vicino a un McDonald's Un suicidio con modalità eclatanti, forse sull'onda emozionale degli attentati: trovato un biglietto. Il precedente di Modena BRESCIA - E' notte a Brescia quando esplode un'auto, a pochi metri da un McDonald's, in via Sorbanella. All'interno della vettura, una Fiat Tempra, c'è il corpo senza vita di un uomo. Quasi sicuramente si tratta del proprietario, Mostafa Chouki, 35 anni, marocchino, incensurato. Ritrovato un biglietto con poche righe in cui da l'addio ad alcune persone. Secondo il fratello, in questo periodo l'uomo soffriva di depressione. Tra i rottami gli uomini della scientifica trovano quattro bombole di gas per uso domestico, con le valvole lasciate aperte. E' suicidio, ma la vicinanza con il McDonald e la nazionalità dell'uomo, lasciano aperte altre ipotesi. Anche quella di un suicidio originato da motivazioni di carattere personale, compiuto in modo eclatante sull'onda emozionale degli attentati dell'estremismo islamico. In mattinata alla procura di Brescia arrivano i magistrati del dipartimento antiterrorismo, gli investigatori di Digos e Squadra mobile e il procuratore aggiunto di Brescia, Roberto Di Martino, responsabile del dipartimento antiterrorismo della Procura, che avanza almeno un dubbio sull'ipotesi di un semplice suicidio. "Quello che è certo - ha dichiarato Di Martino - è che non è un fatto accidentale. Se avesse cioé progettato di suicidarsi in modo eclatante, oppure avesse altro in mente". Gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica del fatto. L'auto aveva imboccato il McDrive, la corsia riservata alle ordinazioni da asporto. Ha preso fuoco a due metri da alcuni bomboloni di anidride carbonica utilizzata per le bibite gassate. L'autista, secondo alcune testimonianze, avrebbe aperto le valvole delle bombole, poi la portiera dell'auto per far accendere la luce utilizzandole di fatto come un detonatore. Piccoli gesti, poi lo scoppio e le fiamme. L'uomo è rimasto all'interno, legato alla cintura di sicurezza. Una morte che ricorda, per alcuni aspetti, un altro "suicidio" misterioso avvenuto l'11 dicembre del 2003, a Modena. Al Khatib Muhammad, di origini palestinesi, ma con passaporto kuwatiano si fece esplodere all'interno della propria auto nei pressi della sinagoga di Modena. (La Repubblica, 29 marzo 2004) La tragica fine di un uomo, bruciato vivo nella sua auto ieri sera accanto al McDonald’s del centro commerciale Campo Grande, ha fatto sollevare ipotesi inquietanti. Ipotesi che devono essere ancora tutte controllate, ma che si basano su particolari di ciò che è accaduto che si possono spiegare solo con un’azione volontaria da parte dell’uomo che ha perso la vita. Tutto è avvenuto alle 22 di ieri nella corsia del «Mc Drive», dove è possibile acquistare uno spuntino senza scendere dall’auto. Una delle vetture in coda, una vecchia Fiat Croma con targa mantovana, è andata a fuoco proprio accanto al deposito di bombole di anidride carbonica utilizzate nel McDonald’s per le bibite gassate. I numerosissimi testimoni hanno sentito un sordo scoppio ed hanno visto fiamme bluastre avvolgere l’abitacolo. Nessuno ha notato se l’uomo che era alla guida della Croma abbia fatto tentativi per slacciare la cintura di sicurezza e uscire dall’abitacolo. L’allarme è stato dato immediatamente e in pochi minuti sono giunti i vigili del fuoco che in una manciata di secondi hanno spento il rogo. Purtroppo per l’uomo al volante non c’era più nulla da fare. Ma nell’abitacolo, davanti al seggiolino di destra, è stata trovata una bombola di gas per cucina da 15 litri; altre due bombole da 10 litri erano sui sedili posteriori e una quarta bombola, sempre di gas per cucina, da 15 litri, era nel bagagliaio. I vigili del fuoco si sono subito accorti che dai quattro contenitori metallici continuava ad uscire gas e infatti hanno trovato aperti tutti i rubinetti delle bombole. Gli stessi vigili del fuoco hanno affermato che, se il rogo non fosse stato spento in tempo, le bombole avrebbero provocato una terribile esplosione. Gli agenti della Polizia municipale, giunti per primi sul luogo dell’incendio, hanno poi appurato che l’auto bruciata appartiene a un marocchino di Casablanca che risiede nella nostra provincia. Il corpo trovato nell’auto è di difficile identificazione e non ci sono certezze sull’identità dell’uomo che ha perso la vita, ma il riferimento a un marocchino non poteva che alimentare le ipotesi più inquietanti: un attentato a una sede McDonald’s (tradizionale obiettivo di manifestazioni antiamericane). Altre ipotesi rimangono al vaglio, anche se quasi nessuno parla di un incidente: una disgrazia, infatti, non spiegherebbe i rubinetti aperti delle bombole; e neppure il fatto che una persona circolasse con quattro contenitori di gas pieni nell’automobile, bombole che non poteva nè aver acquistato nè ricaricato ieri, essendo domenica. Quasi certo quindi che all’origine dell’incendio ci sia stata un’azione volontaria. Un suicidio o un attentato quindi. E la seconda più inquietante ipotesi sembra essere più solida, perchè il sistema e il luogo scelto per togliersi la vita sembrano davvero troppo strani. (Brescia Online ) La notizia è stata ripresa anche da TicinOnline In sintesi... era solo un suicidio, causato da depressione Aveva, pare, visto giusto azzurro ... non ci basta(va) la paura del terrorismo? sembra banale, il suicidio di Brescia, ma ricorda quello di Milano (il pilota contro il grattacielo Pirelli)... questo povero paese non si limita a copiare tutto ciò che avviene altrove, ma le azioni terroristiche 'fanno tendenza' tra gli aspiranti suicidi ci sarebbe da riflettere (se non la si vuole girare in razzismo italiofobo) su quanto detto più volte sulle radici del terrorismo suicida islamico...




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28 marzo 2004

Come ha potuto un ragazzo tetraplegico diventare il capo spirituale di Hamas?

Apparentemente, dagli articoli di stampa comparsi in questi giorni sappiamo e abbiamo capito tutto. E' davvero così ? Eppure alcune domande restano aperte: - come ha potuto un ragazzo di 10 anni, rimasto tetraplegico, diventare così importante da assumere la guida spirituale, ma anche quella militare, di Hamas? - Yassin ci dice qualcosa di come viene considerato un invalido nel mondo islamico? - si puo' definire Yassin un antisemita, nonostante abbia detto We don’t fight Israelis because they are Jews. We fight them because they are occupiers. If my own cousin had stolen my land, I would have fought him to get it back (Sheikh Yassin upon release from prison in 1997.) ? IslamOnline fornisce qualche traccia. Who was Sheikh Yassin? (Live Dialogue with Yassin biographer) Sheikh Yassin was not just a father for his children, but was a father for all Palestinian children. He taught his students and followers to be strong Muslims and at the same time faithful to their homeland Palestine ... More>> He was a paralyzed person and unable to feed or protect himself from anything Tell us about the education of Shaikh Yassin. Did he have a good firm Islamic education to lead an Islamic movement. Did his disability get in the way of leading Hamas? Sheikh Ahmad Yassin entered Cairo University, he received education in the college of arts. He studied 2 years, and then he was emprisoned by the Egyptian government and deported to Gaza. Later he educated himself through his own readings in all fields, whether in Arabic history or religion. He became a great scholar and a big Sheikh. As to his disability, it did not actually prevent him from leading Hamas, and it gave him a great appeal to the youth. People respected him as a disabled scholar leading an Islamic movement. Sheikh Ahmad Yassin as A Muslim was not against the Israelis as citizens or civilians, but he fought against the Israeli occupation. I remember a story has been told to me by Dr. Rantissi, about a time when the the Sheikh and Dr. Rantissi were driving their car at night and found an Israeli who had had an accident. They took him to the hospital and helped him. He did not hate Israelis as Jews, or as civilians, but as occupiers. How could he have been so powerful when crippled? Sheikh Yassin's strength came from his activities in two ways: First, his faith as a Muslim, and his faith in the Palestinian cause. He taught his students and followers to be strong Muslims and at the same time faithful to their homeland Palestine. If these two factors came together in a Palestinian, he would be a very powerful one. Sheikh Yassin's strength also comes from his followers, who have been brought up on faith and resistance. He spent more than 10 years in prison. It affected his eyes that he became unable to see things properly. He had so many infections in his chest. The nerving system was also weakened because his movement was limited. There was also pain in his legs and arms. He was not properly fed and his body became less immune to illness. When he got out of the Israeli prison, the Israelis expected him to die soon. How was Sheikh Yassin as a leader? How did he manage the organization? Sheikh Yassin was great. He was a wise man with a big heart and, at the same time, he was strong when the situation needed him to be. I know that he sometimes sat for more than 12 hours dealing with problems, solving issues and building many things in his organization. This is what made people admire him... His disability did not prevent him from doing his best to build and guide such a big organization like Hamas. Ahmed Yassin: The Man Who Revived a Nation The assassination of Sheikh Ahmed Yassin represents a turning point in the history of the Arab-Israeli struggle and in the larger global conflict between the West and the Muslim world... More>> Born in 1936 in Majdal near the coastal town of Askalan, in what was then Palestine under the British mandate, Sheikh Yassin’s political views were forged at a time of humiliation and defeat for the Palestinians.13 Father to eleven children, the elderly sheikh belongs to one of many families expelled from their homes by invading Israeli forces during the first Arab-Israeli conflict of 1948. After a childhood accident left him a quadriplegic, he devoted his early life to Islamic scholarship and studied at al-Azhar University in Cairo, the birthplace of the Muslim Brotherhood. It was there that he developed the belief that Palestine is Islamic land “consecrated for future Muslim generations until Judgment Day,” and that no Arab or Muslim leader has the right to give up any part of this territory. Hamas and the Future of Palestine (Live Dialogue with Sheikh Yassin) Asked on Hamas operations against Israel, Sheikh Yassin responded: “Armed resistance is a self-defense right, and this right is legitimate in all religions and earthly laws.”... More>> Guest Name: Sheikh Ahmad Yassin Subject: Hamas and the Future of Palestine Date: Wednesday,May 7 ,2003 Time: Mecca, From... 17:30...To... 20:00 GMT From... 14:30...To...17:00 [Terrorismo suicida] What do you say to those scholars and Sheikhs who still claim that “suicide” bombings are haram (religiously prohibited) and who call for an end to resistance as they merely cause more suffering for our Palestinian brothers? I can't categorize them with scholars and Sheikhs, because they worked for the interest of the enemies of Islam. Martyrdom operations are unanimously agreed upon by the trusted Sheikhs of Islam and have many examples in the history and Sirat of Prophet Muhammad. Armed resistance is a self-defense right, and this right is legitimate in all religions and earthly laws, and here’s the proof: Hadith says “He who defends his money is a martyr, and who defends his religion is a martyr, and he who defends his honor is a martyr,” and the likes of those called “scholars” as they name themselves are brokers for the American-Zionist enemy, wanting our nation to surrender and raise the white flags, forgetting the basic rights of humanity and commandments of our faith. [USA - IRAQ - PALESTINA] I believe that the American invasion and occupation of Iraq will give the Palestinian people extra strength to defend themselves and sacrifice for victory and liberation, and the evacuation of the occupiers and the settlements, because the American aggression will increase against the Islamic movement(s) in Palestine and the world under the pretext of “fighting terrorism.”




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22 marzo 2004

My Meeting

with Shaikh Yasin By Faisal Bodi (aljazeera) Monday 22 March 2004, 15:33 Makka Time, 12:33 GMT I had the professional privilege of meeting Shaikh Ahmad Yasin in October 2000, just weeks after the outbreak of the al-Aqsa Intifada. To his enemies he was the epitome of evil, but the man I met was the embodiment of one of the most unequal struggles of our times. Sitting hunched in a wheelchair in his breezeblock Gaza home, the frail shaikh symbolised the Palestinians' apparently hopeless resistance against the Middle East's military superpower, Israel. Enfeebled by flu and straining to speak, the Hamas leader explained the second Palestinian uprising as a reaction to the failure of the Oslo peace accords in 1993 to change conditions in the Palestinian territories. However, the trigger for the popular uprising, according to Yasin, was now Israeli Prime Minister Ariel Sharon's intrusion into Al-Aqsa, one of Islam's three holy mosques, and the killings of Palestinians in protests that followed. Since those early days, the Hamas leader remained the inspiration behind the Intifada, refusing to accept what others felt was a road to collective suicide. Fighting from a much weaker position, the Palestinians must be prepared to accept much greater losses. ... Israel's grey area Israel's militaristic society, he said, had blurred the line between civilians and soldiers. "The peace that reinforces occupation and settlement and the exiling of the Palestinian people, that is not really peace" ... Our brief session ended with a call on Muslims worldwide to continue to help the Palestinians. Firm in his conviction that Israelis could not deliver a just peace he asked Muslims worldwide to "awaken inside themselves the intention for jihad and prepare for it in order to liberate al-Aqsa and Jerusalem when the time comes." His death has deprived him of witnessing that pleasure, but his legacy of unflinching resistance will inspire thousands in years to come. Faisal Bodi is a senior editor at Aljazeera.net




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22 marzo 2004

non ne facciamo un martire

scrive un Anonymous "Hamas e' un'organizzazione terrorista non un' associazione umanitaria, Yassin era un intralcio anche per Arafat." Ahmed YassinNoi no! Sharon ne ha fatto un martire. Se avessero ucciso Bin Laden non ci sarebbe tanto furore, e d'altra parte non è come scrive qualcuno che solo Hamas se ne avvantaggia, ma l'intero fondamentalismo islamico, con a capo appunto Bin Laden, ed i suoi 'discepoli' Hanno ucciso un tetraplegico dall'età di dieci anni, quasi cieco. L'immagine è atroce. Ma non hanno mai visto Guerre Stellari ?!? A che serve uccidere un vecchio invalido, se dalle sue ceneri nasceranno 100, 1000 fanatici che avranno come unico scopo quello di superare il 'padre' ? ... Disse che l'11 settembre era stato opera del Mossad... GERUSALEMME - Tetraplegico dall'età di dieci anni, quasi cieco, Ahmed Yassin, ucciso stamane dai missili di un elicottero israeliano a Gaza, era ritenuto responsabile di moltissimi attentati contro Israele. Lo sceicco aveva 63 anni ed era il fondatore e il leader spirituale del movimento integralista islamico Hamas. Nato a Ashkelon, nel Sud di Israele, nel 1936 a dieci anni ebbe un incidente, mentre giocava a calcio nel campo profughi di Chatti, a Gaza, che lo costrinse alla sedia a rotelle... Arrestato di nuovo nel maggio 1989, Yassin fu condannato all'ergastolo nel 1991 da un tribunale israeliano, per aver ordinato il rapimento e l'uccisione di due soldati. Lo sceicco fu quindi scarcerato nel settembre 1997 da una prigione di Tel Aviv in uno scambio di detenuti, due presunti agenti del "Mossad" arrestati ad Amman dopo che avevano goffamente attentato alla vita di Khaled Mashaal, il capo dell'ufficio politico di Hamas. Una settimana dopo la sua liberazione, lo sceicco fece un ritorno trionfale a Gaza accolto come un eroe da circa 15 mila palestinesi... Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 Yassin è tornato alla ribalta per aver detto, durante una conferenza all'università islamica di Gaza, che gli attentati alle Torri Gemelle erano certo "opera del Mossad", il servizio di spionaggio israeliano... Il 6 settembre dello stesso anno era rimasto ferito a un braccio durante una incursione israeliana a Gaza. E il 19 gennaio di quest'anno il capo di stato maggiore israeliano generale Moshe Yaalon, dopo una ennesima operazione suicida palestinese, aveva detto che Yassin costituiva "un obiettivo per una operazione di liquidazione". (La Repubblica, 22 marzo 2004)




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22 marzo 2004

Ahmed Yassin, era lui il Genio del Male ?

All'articolo 31 si legge che Hamas "è un movimento umanistico che si occupa dei diritti umani e si impegna a mantenere la tolleranza islamica nei confronti dei seguaci di altre religioni. E' ostile solo a coloro che mostrano ostilità contro l'islam [...] e la pace e la sicurezza sono possibili solo all'ombra dell'islam, e la storia antica e quella recente sono i migliori testimoni di questa verità". (paceinpalestina.it Ahmed Yassin Nato nel 1938 quando la palestina era ancora sotto l'amministrazione inglese, lo sceicco Ahmed Yassin, dopo l'incidente che lo costrinse fin da bambino su una sedia a rotelle, dedicò la sua vita allo studio dell'Islam e studiò all'Università del Cairo, luogo di nascita della Fratellanza Musulmana. Fu in questi anni di studio che maturò la convinzione che la Palestina avrebbe dovuto essere consacrata all'Islam e che nessun leader arabo avesse il diritto di negoziare alcuna concessione territoriale in nome della pace. La sua figura emerge nel 1987 durante la prima Intifada, quando il movimento islamico palestinese prende il nome di Hamas ("zelo") di cui Yassin diventa leader spirituale. Nel 1989 viene arrestato dalla polizia israeliana e condannato all'ergastolo per l'uccisione di alcuni palestinesi accusati di collaborare con Israele. Nel 1997 fu liberato in uno scambio di prigionieri con la Giordania che aveva arrestato due agenti israeliani coinvolti nel tentativo di assassinare un leader di Hamas. Pur avendo mantenuto buone relazioni con la leadership politica palestinese e i governi arabi dell'area, Yassin rimane un falco. Più volte ha ripetuto che il processo di pace non significa rinunciare alla Jihad. Yassin è infatti una figura di riferimento per il terrorismo palestinese, una fonte di ispirazione per i giovani kamikaze convinti dalla sua dottrina che il martirio in nome del popolo palestinese sia un sicuro viatico per il paradiso eterno. www.rainews24.it - webnews24@rai.it Yasser Arafat ha proclamato tre giorni di lutto in tutti i territori e presso tutti i palestinesi "in esilio". Il presidente nello stesso comunicato ha definito l'accaduto "un crimine l'assassinio dell'eroe e martire Ahmed Yassin". Le manifestazioni di protesta valicano i confini palestinesi e si ha notizia di iniziative in alcune università egiziane. Non si fanno attendere neanche le minacce dirette in risposta al governo israeliano. Un portavoce delle Brigate dei martiri di al-Aqsa (al Fatah) ha emesso un comunicato in cui si afferma "che l'attentato a Yassin equivale ad un attentato al presidente Yasser Arafat". Anche le Brigate al-Aqsa minacciano dunque vendetta e precisano che "il nostro obiettivo è la testa di Ariel Sharon". (La Repubblica) Il progetto di Hamas in una parola: genocidio Da un editoriale del Jerusalem Post 7 agosto 2002 I capi di Al-Qaeda sono ricercati in tutto il mondo. Viceversa i capi di Hamas agiscono tranquillamente alla luce del sole e rilasciano interviste a chiunque le richieda. In una di queste numerose interviste, il quotidiano italiano "Corriere della Sera" [2.08.02] ha chiesto al leader "spirituale" di Hamas Ahmed Yassin, non in una grotta ma nella sua comoda casa nella citta' di Gaza, come mai Hamas colpisca intenzionalmente dei civili come gli studenti dell'universita'. Yassin ha spiegato: "Attacchiamo i civili israeliani perche' per noi e' come se fossero soldati nemici. Per noi ogni ebreo in Palestina e' un colono, un soldato dell'occupazione". Alla domanda se l'attentato all'universita' di Gerusalemme fosse la risposta all'uccisione da parte di Israele del capo terrorista Salah Shehadeh, Yassin ha risposto: "Noi non agiamo in questo modo, non si tratta di azione e reazione. Non si combatte per vendetta, ma per liberare la nostra terra". Infine, alla domanda se Hamas si accontenterebbe di un ritiro israeliano sulle linee pre-giugno 1967, Yassin ha dichiarato: "Israele e' nato con la violenza, non potra' che morire nella violenza". Al di la' della retorica rivoluzionaria e sulla giustizia, c'e' una sola parola che indica con chiarezza l'obiettivo di Hamas: genocidio. I capi di Hamas non solo declamano l'equivalente odierno del Mein Kampf e della Soluzione Finale di Hitler, essi la stanno anche attuando giorno per giorno: assassinano ebrei in quanto ebrei con l'obiettivo di annientare lo stato ebraico. Alla luce di questi propositi genocidi appare abbastanza grottesco e offensivo distinguere fra i capi "militari" e i capi "politici" o "spirituali" di Hamas. Che differenza avrebbe fatto se i nazisti avessero anche gestito delle mense popolari? Definire capo "spirituale" uno come Yassin significa forse portare rispetto alla religione in genere e all'islam in particolare? Muhammad Deif, il probabile successore di Salah Shehadeh, pare che se ne stia ben nascosto sapendo che Israele potrebbe tentare di colpirlo in qualunque momento. Invece Ahmed Yassin e altri capi e "guide" di Hamas vivono nelle loro case circondati da famigliari, consiglieri, sostenitori. E giornalisti. […]. (Jerusalem Post, 4.08.02) Scrive miele98 Gli aggiornamenti di questa notizia parlano di sette morti, fra cui quattro passanti. Ma questo mi pare il meno. Poi c’è il delirio delle dichiarazioni di Hamas: “faremo centinaia di morti tra i sionisti”, ''tutti i musulmani nel mondo islamico avranno l'onore di partecipare alla risposta a questo crimine”. Non che Yassin mi stesse simpatico, ma era proprio indispensabile? Perché lo so, in Israele si vive questa situazione. In Israele si muore prendendo l’autobus. Israele è l’unica democrazia del Medioriente. Però, scusatemi, in democrazia i criminali si catturano, si processano, eventualmente si condannano e, a seconda degli ordinamenti, si giustiziano o si fanno marcire in galera. Il gioco dei razzetti sulle auto, invece, fa molto giustizia sommaria. Una giustizia sommaria che alimenta la spirale dell’odio da entrambe le parti, senza la quale non avrebbero ragion d’essere gli estremismi da entrambe le parti. E blogorrea: Per Yassin non piangerò una sola lacrima. Spero di non doverne piangere molte per chi pagherà il prezzo di questa follia... Ennio sottolinea su BlogTrotter: Ci devono aver pensato qualche anno fà, quando Yassim era in galera in Israele e Barak lo ha fatto uscire, naturalmente per far le scarpe ad Arafat, scavalcandolo nell'estremismo e minando la sua autorità. Adesso che Arafat conta quanto il due di coppe, si puo' far fuori pure Yassim, con comodo. Dalla rabbia nell'odio (barnaba) Rancore di paglia secca gettata su di un fuoco già divampante di rabbia e disprezzo; questo è il valore dell'omicidio del leader di Hamas. Un nuovo martire ad incoraggiare i suicidi che si lasciano esplodere d' odio e tritolo; questa la sua utlità. L' innesco dell'atto finale di una tragedia che si consuma da anni; questo forse il cieco intento? E' una sciagura per queste due popolazioni non aver capito la gravità del dissacrante uso che fanno della vita, della loro e di quella degli altri. Sono nato e cresciuto sapendo di due popoli che insistono sulla stessa terra senza cavarne entrambi alcun frutto; lo irrigano col sangue. Di questo passo non c'è ragionevole speranza che la pace vi possa attecchire. Ho scritto, ina ltra occasione, della responsabilità dell'uomo per le sciagure che si consumano nell'epoca in cui vive; questa di cui parliamo oggi ne è una, solo una.(F.N.) Hamed Yasin. IN MORTE (INUTILE) DI UN CRIMINALE - III (ricordiamocene) Ci accalorammo, giorni addietro, attorno ad un losco figuro: Erich Priebke, un vecchio assassino in pensione. Di tale discutere - mi si dice - anche l'inserto odierno porta traccia. E oggi - per il solito rincorrersi di brutture che l'essere umani ci regala - parliamo di una cosa simile: Hamed Yasin, un vecchio assassino, fino a ieri in florida attività, e oggi a riposo. Eterno: frustato a sangue - piacerebbe sperare - da 72 vergini che nemmeno gliela fanno annusare. Ed io a chiedermi: se la coerenza è un valore e il mio pensare ha una struttura, cosa posso e devo dire su questo defunto, dopo aver detto quel che dissi di quel vecchietto teutonico ancora arzilluccio? Fermi tutti, subito: non sto facendo paragoni, non mi si dica che sto dicendo che Priebke e Yasin sono la stessa cosa. Non lo sono, non ai miei occhi. E però, una volta di più, siamo nel mezzo di quel circolo che lega la violenza - pregressa, presente e futura - al sistema degli stati democratici: agli e dagli stessi, talora, perpetrata. Giro a fatica e me ne accorgo: ma non riesco a non pensare che - prima e oltre la paura di cosa questa morte porterà ad Israele -, questa morte non si doveva operare. Hamed Yasin ne ha provocate tante, e tante ancora le seminerà la sua memoria: un misterioso taglione senza senso della misura muterà certo il suo sangue di vecchio in mille e mille rivoli di sangue "giudeo", orgogliosamente sparso, e di tutte le età. Secondo le schema del caos primordiale, della ferinità stimolata ed esaltata da ignoranza e miseria, dell'odio che la sola parola "democrazia" scatena in certi vissuti politici. Così sarà, temo, a dimostrare che la conquista della democrazia è processo lento, e la rinuncia alla vendetta di Stato cammino lungo e faticoso: la giustizia un orizzonte sempre lontano, misura della perfettibilità, non della perfezione: il tasso di legalità costante e che non si lascia scalfire la sua unica misura. Israele oggi ha liberato se stesso e il mondo da un assassino, che io non piango. Ma quell'orizzonte oggi, nell'unica democrazia del medioriente, è un poco più lontano. From Wikipedia, the free encyclopedia. Sheikh Ahmed Yassin Sheikh Ahmed Yassin (1936 - March 22, 2004) was the spiritual leader of the Palestinian Islamist group Hamas. Yassin founded Hamas in 1987, originally calling it the Palestinian Wing of the Muslim Brotherhood. As well as being nearly blind, he is a paraplegic and has been confined to a wheelchair since an accident in his youth. Yassin was born in 1936 near the town of Ashkelon, but he moved to Gaza after his village was destroyed in 1948, most probably as a result of the 1948 Arab-Israeli War. Yassin studied at Al-Azhar University in Cairo, Egypt following secondary school, despite his paralysis as a result of a childhood injury. The Muslim Brotherhood was founded at Al-Azhar, and the University was a hotbed of Islamism and Arab nationalism. Yassin joined the Brotherhood at some point during his studies at Al-Azhar. Yassin has repeatedly said that the land of Israel is "consecrated for future Muslim generations until Judgement Day. and that "The so-called peace path is not peace and it is not a substitute for jihad and resistance." [1]. In 1989 Yassin allegedly ordered the killing of Palestinians who he believed had collaborated with the Israel Defence Forces. He was also convicted of ordering the kidnapping and killing of two IDF soldiers. He was arrested by Israel for these crimes and sentenced to life imprisonment by an Israeli court. In 1997 Yassin was released from Israeli prison as part of an arrangement with Jordan following a failed assassination attempt of Khaled Mashal conducted by the Israeli Mossad in Jordan. Yassin was released by Israel in exchange for two Mossad agents who had been arrested by Jordanian authorities. Following his release, Yassin returned to his role as spiritual leader of Hamas. He immediately resumed his calls for resistance to Israeli occupation using tactics including suicide bombings against both Israeli military and civilian targets. During the various stages of the "peace process" between Israel and the Palestinian Authority, Yassin has been repeatedly placed under house arrest by the PA. Each time Yassin has been placed under house arrest he has eventually been released, often after extended demonstrations by his supporters. On June 13, 2003, Israeli sources announced that Yassin "is not immune" to assassination under the Israeli doctrine of targeted assassination. Three months later, on September 6, 2003, an Israeli Air Force (IAF) F-16 dropped a quarter-ton bomb on a building in Gaza City, the Gaza Strip. Yassin was in the building at the time and was lightly wounded by the assassination attempt. Israeli officials would later confirm that Yassin was a target of the attack. Yassin was treated for injuries sustained in the attack at Shifa Hospital in Gaza City. Following the assassination attempt, Yassin told reporters that "Days will prove that the assassination policy will not finish the Hamas. Hamas leaders wish to be martyrs and are not scared of death. Jihad will continue and the resistance will continue until we have victory, or we will be martyrs." [2] Yassin further said that Hamas would teach Israel an "unforgettable lesson" as a result of the assassination attempt [3]. Yassin was reported killed in another Israeli attack on March 22, 2004. PaceinPalestina.it quando e come è nato hamas Hamas significa "ardore" ma è anche l'abbreviazione di Harakat al-Muqawama al-Ilamiyya, movimento di resistenza islamico, fondato nel 1988 al tempo della prima Intifada da Ahmed Yassin. Sembrerebbe a prima vista un movimento giovane, vista la sua data di nascita, ma in realtà per comprendere l'ideologia di Hamas bisogna rifarsi all'organizzazione egiziana dei Fratelli Mussulmani nata negli anni Venti del secolo scorso. Infatti, l'islamismo radicale di Hamas affonda le sue radici storico ideologiche nell'organizzazione egiziana che univa l'azione religiosa a quella politica al fine di islamizzare la società per arrivare alla fondazione di uno Stato islamico governato dalla shari'a. Dopo la guerra dei sei giorni, Yassin rimproverò ai movimenti di stampo marxista raccolti nell'OLP di aver pensato prima alla rivoluzione armata piuttosto che ad una paziente islamizzazione dal basso della società. Qualche risultato però gli esponenti islamici lo raggiunsero: fra il 1967 e il 1987 le moschee nella Cisgiordania passarono da 400 a 750 mentre quelle nella Striscia di Gaza da 200 a 600. Nel 1978 Yassin creò la prima "Ong" a Gaza con il nome di "Associazione islamica" che operava attraverso una rete di scuole, università, mense, ospedali, moschee e tanti altri servizi. Hamas non ha mai voluto inglobarsi nella Olp, anzi ambiva a prenderne il posto. Con lo scoppio della prima Intifada il movimento si costituì ufficialmente stilando nel 1988 uno statuto di 36 articoli che conteneva la linea politica, i metodi e gli obbiettivi del movimento. Nello stesso anno (ciascuno consideri come vuole la coincidenza) in Algeria, il Consiglio nazionale palestinese proclamò simbolicamente la creazione di uno Stato palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza riconoscendo indirettamente il diritto di Israele ad esistere. Agli israeliani il movimento islamista non preoccupava molto, anzi, poteva servire a indebolire l'OLP, e così lo lasciarono espandersi nei Territori occupati. Fu per questo che Arafat e Mubarak pensarono che Israele avesse creato Hamas per contrapporlo all'OLP. Dallo statuto di Hamas emerge chiaramente l'idea che nessun compromesso è possibile con lo Stato di Israele perché la Palestina è considerata un territorio che si estende senza interruzione alcuna dal Mediterraneo al fiume Giordano. Hamas devolve gran parte dei suoi soldi in attività caritatevoli che sono finanziati per lo più da associazioni dei paesi arabi e mussulmani ma anche degli Usa e dell'Europa. Israele sostiene che attraverso queste organizzazioni di beneficenza si finanzino gli attentati terroristici in Israele. D'altronde il jihad, nello statuto di Hamas, è considerato un dovere per ogni mussulmano. All'articolo 31 si legge che Hamas "è un movimento umanistico che si occupa dei diritti umani e si impegna a mantenere la tolleranza islamica nei confronti dei seguaci di altre religioni. E' ostile solo a coloro che mostrano ostilità contro l'islam [...] e la pace e la sicurezza sono possibili solo all'ombra dell'islam, e la storia antica e quella recente sono i migliori testimoni di questa verità".




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21 marzo 2004

Candide ou l'optimisme

Traduit de l’allemand de M. le docteur Ralph avec les Additions qu’on a trouvées dans la poche du Docteur, lorsqu’il mourut à Minden, l’An de Grâce 1759 CHAP. I. — Comment Candide fut élevé dans un beau château, et comment il fut chassé d’icelui. Il y avait en Vestphalie, dans le château de M. le baron de Thunder-ten-tronckh, un jeune garçon à qui la nature avait donné les moeurs les plus douces. Sa physionomie annonçait son âme. Il avait le jugement assez droit, avec l’esprit le plus simple; c’est, je crois, pour cette raison qu’on le nommait Candide. Les anciens domestiques de la maison soupçonnaient qu’il était fils de la soeur de monsieur le baron et d’un bon et honnête gentilhomme du voisinage, que cette demoiselle ne voulut jamais épouser parce qu’il n’avait pu prouver que soixante et onze quartiers, et que le reste de son arbre généalogique avait été perdu par l’injure du temps. Monsieur le baron était un des plus puissants seigneurs de la Vestphalie, car son château avait une porte et des fenêtres. Sa grande salle même était ornée d’une tapisserie. Tous les chiens de ses basses-cours composaient une meute dans le besoin; ses palefreniers étaient ses piqueurs; le vicaire du village était son grand aumônier. Ils l’appelaient tous monseigneur, et ils riaient quand il faisait des contes. Madame la baronne, qui pesait environ trois cent cinquante livres, s’attirait par là une très grande considération, et faisait les honneurs de la maison avec une dignité qui la rendait encore plus respectable. Sa fille Cunégonde, âgée de dix-sept ans, était haute en couleur, fraîche, grasse, appétissante. Le fils du baron paraissait en tout digne de son père. Le précepteur Pangloss était l’oracle de la maison, et le petit Candide écoutait ses leçons avec toute la bonne foi de son âge et de son caractère. Pangloss enseignait la métaphysico-théologo-cosmolo-nigologie. Il prouvait admirablement qu’il n’y a point d’effet sans cause, et que, dans ce meilleur des mondes possibles, le château de monseigneur le baron était le plus beau des châteaux et madame la meilleure des baronnes possibles. « Il est démontré, disait-il, que les choses ne peuvent être autrement: car, tout étant fait pour une fin, tout est nécessairement pour la meilleure fin. Remarquez bien que les nez ont été faits pour porter des lunettes, aussi avons-nous des lunettes. Les jambes sont visiblement instituées pour être chaussées, et nous avons des chausses. Les pierres ont été formées pour être taillées, et pour en faire des châteaux, aussi monseigneur a un très beau château; le plus grand baron de la province doit être le mieux logé; et, les cochons étant faits pour être mangés, nous mangeons du porc toute l’année: par conséquent, ceux qui ont avancé que tout est bien ont dit une sottise; il fallait dire que tout est au mieux. » Candide écoutait attentivement, et croyait innocemment; car il trouvait Mlle Cunégonde extrêmement belle, quoiqu’il ne prît jamais la hardiesse de le lui dire. Il concluait qu’après le bonheur d’être né baron de Thunder-ten-tronckh, le second degré de bonheur était d’être Mlle Cunégonde; le troisième, de la voir tous les jours; et le quatrième, d’entendre maître Pangloss, le plus grand philosophe de la province, et par conséquent de toute la terre. Un jour, Cunégonde, en se promenant auprès du château, dans le petit bois qu’on appelait parc, vit entre des broussailles le docteur Pangloss qui donnait une leçon de physique expérimentale à la femme de chambre de sa mère, petite brune très jolie et très docile. Comme Mlle Cunégonde avait beaucoup de dispositions pour les sciences, elle observa, sans souffler, les expériences réitérées dont elle fut témoin; elle vit clairement la raison suffisante du docteur, les effets et les causes, et s’en retourna tout agitée, toute pensive, toute remplie du désir d’être savante, songeant qu’elle pourrait bien être la raison suffisante du jeune Candide, qui pouvait aussi être la sienne. Elle rencontra Candide en revenant au château, et rougit; Candide rougit aussi; elle lui dit bonjour d’une voix entrecoupée, et Candide lui parla sans savoir ce qu’il disait. Le lendemain après le dîner, comme on sortait de table, Cunégonde et Candide se trouvèrent derrière un paravent; Cunégonde laissa tomber son mouchoir, Candide le ramassa, elle lui prit innocemment la main, le jeune homme baisa innocemment la main de la jeune demoiselle avec une vivacité, une sensibilité, une grâce toute particulière; leurs bouches se rencontrèrent, leurs yeux s’enflammèrent, leurs genoux tremblèrent, leurs mains s’égarèrent. M. le baron de Thunder-ten-tronckh passa auprès du paravent, et voyant cette cause et cet effet, chassa Candide du château à grands coups de pied dans le derrière; Cunégonde s’évanouit; elle fut souffletée par madame la baronne dès qu’elle fut revenue à elle-même; et tout fut consterné dans le plus beau et le plus agréable des châteaux possibles. In http://www.chez.com/bacfrancais/candide-voltaire.html si trova Biographie de Voltaire Texte intégral de Candide (193 ko) Voici les différents extraits de l'œuvre dont les études vous sont proposées : Résumé de Candide Synthèse sur Candide - Incipit du livre (1ère page) - Le château de thunder-ten-tronckh chapitre 1er - Comment Candide se sauva d'entre les Bulgares chapitre 3ème - Fessé, Absous et Béni chapitre 6ème - L'Utopie de L'Eldorado chapitre 17ème - Eldorado chapitre 18ème - Le nègre de Surinam chapitre 19ème - Conclusion Annexe : Comparaison de Candide et La Princesse De Babylone. O anche Resources for study of Voltaire's Candide dove si trova il Text of Candide, in French (1759; University of Virginia)




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