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28 dicembre 2004

Antologia del Pensiero Illiberale e Intollerante .3 Bellocchio contro il cattolicesimo oscurantista

Corriere della sera, 28 Dicembre 2004 «Io, contro il cattolicesimo oscurantista» Marco Bellocchio: oggi le chiese sono sempre più vuote ma in tv ci sono sempre più preti «C’è un regista, Sergio Castellitto, in crisi perché la figlia ha sposato un fervente cattolico catecumenale, e perché gli tocca girare l’ennesima versione dei Promessi Sposi. Cerca i volti femminili per il suo film ma non li trova, rifiuta la rappresentazione cattolica della donna come angelo o demonio, Lucia o la monaca di Monza. Così fugge in un paesino della Sicilia profonda, dove incontra un regista di matrimoni...». «Il regista di matrimoni» è il prossimo film di Marco Bellocchio, che segue il successo internazionale di Buongiorno notte , ma si ricollega piuttosto alla sua penultima opera, L’ora di religione . Stesso protagonista, Castellitto, e analogo tema: «Il ritorno del cattolicesimo, con il suo carico di conformismo, di oppressione, di condizionamento, di educazione alla mediocrità. Proprio ora che le chiese e i seminari sono vuoti, ora che il grande apparato cattolico è messo in discussione, il suo dominio da assoluto si fa virtuale. Basta guardare la tv, nella sua fatuità e menzogna sistematica: ovunque, dall’ Isola dei famosi ai talk-show alla fiction, c’è sempre un prete, un cardinale, un cattolico fervente. Nella vita ci si sposa più in municipio che in chiesa, le suore sono quasi tutte nere o asiatiche come le badanti, i conventi si riconvertono in bed&breakfast , non si va più a messa; eppure per la tv e per la politica sembra che a messa vadano tutti. Si scrive una legge oscurantista sulla procreazione assistita, si arriva all’eccesso, assurdo più che criminale, di vietare i preservativi in Africa dove una donna su tre è sieropositiva».
Il tema dell’oppressione e del conformismo viene da lontano, da uno dei primi film di Bellocchio, Nel nome del padre , ambientato in un collegio religioso degli anni ’50. «Sono nato nella guerra, da una famiglia borghese, provinciale, anzi paesana. Mio padre, avvocato a Piacenza, veniva da una famiglia di agrari di Bobbio, non ostile al fascismo. In casa avevamo l’autografo del Duce che si congratulava per la numerosa prole: otto figli. Io ero l’ultimo. Mia madre era religiosa. Mi mandarono prima dai fratelli delle scuole cristiane, poi in liceo a Lodi, dai barnabiti. Un collegio per benestanti e paganti, il che forse contribuì a proteggerci da violenze o devianze. Non ho ricordi drammatici, nulla più di un frate che allunga le mani verso i calzoni corti degli allievi, nulla che ricordi le vicende che abbiamo visto in questi anni al cinema, da Magdalene alla Mala educación di Almodovar. La cifra era semmai la noia, la regola, l’ordine: la messa ogni mattina, che diveniva spesso un prolungamento del sonno. Era il collegio che ho poi raffigurato nel mio film, con le divise e i ritratti dei benemeriti, e il vicerettore che dice allo studente ribelle: noi non educhiamo superuomini, insegniamo ad accettare la realtà, a obbedire alle leggi, a rispettare le istituzioni. E’ stato allora, in quella scuola di mediocrità, che ho smesso di credere in Dio e nella trascendenza, di rappresentare l’angoscia e la paura con le fiamme dell’inferno. Questo non significa ovviamente che l’angoscia e la paura siano passate». In quasi tutti i film di Bellocchio c’è un ribelle, e c’è un genitore da assassinare. Nel primo, autoprodotto nel 1965 con un mutuo da 20 milioni ottenuto grazie al fratello Piergiorgio, il protagonista annega il fratello e getta nel burrone la madre. «Il mite vendicatore dell’Appennino, come lo definì Moravia, avrebbe dovuto essere Gianni Morandi. Si era appena rivelato come cantante, e imprevedibilmente accettò la parte. Fu bloccato dai produttori e dal padre che gli disse: se fai quel film ti spezzo le gambe». Era I pugni in tasca , successo ripetuto due anni dopo con La Cina è vicina , premiato a Venezia dalla critica insieme con La chinoise di Godard. «Il titolo lo presi da un libro di Enrico Emanuelli del Corriere , che signorilmente me lo concesse subito. Era una satira della vecchia politica ma anche del maoismo di provincia; Godard invece ci credeva davvero, e quando Bertolucci gli chiese adorante un giudizio su Ultimo tango a Parigi rispose mettendogli in mano il libretto rosso. Sbagliava, perché Ultimo tango è un grande film. Poi arrivò il Sessantotto, e divenni maoista anch’io. Alla mia maniera, un po’ appartata. Alla fine del ’67 ero andato a Torino a vedere l’occupazione di Palazzo Campana: incontrai Viale e Luigi Bobbio, mi unii a loro, fui portato anch’io via di peso dalla polizia. Poi entrai nell’Unione dei comunisti marxisti-leninisti ma al contrario di altri non vi portai il patrimonio di famiglia, anche perché era indiviso e la gestione spettava a Piergiorgio. Però andai in Calabria a girare Paola , un film sull’occupazione di case guidata da Enzo Lo Giudice, che diventerà l’avvocato di Craxi. Filmai il comizio del nostro capo, Aldo Brandirali, oggi assessore di Formigoni. Già allora c’era una venatura cattolica nella nostra idea di rivoluzione: riscattare i poveri, "servire il popolo" appunto». La militanza dura poco, fino all’estate del ’69. «Quando scoppiò la bomba in piazza Fontana ero a Milano, per una regia al Piccolo, il Timone di Atene . Mi fu chiaro di aver imboccato una strada che non portava a niente. Anche perché noi eravamo nonviolenti, lontanissimi da quel che sarebbe accaduto dopo». Pure il film di Bellocchio sul caso Moro racconta dell’assassinio di un genitore, anche se alla fine il prigioniero se ne va libero sotto la pioggia. « Buongiorno notte è stato capito più a destra che a sinistra, a sinistra qualcuno si è irrigidito di fronte all’infedeltà storica. Mi ha criticato pure il mio vecchio amico Goffredo Fofi, che vedevo da ragazzo nelle riunioni dei Quaderni piacentini insieme con Piergiorgio e Grazia Cherchi. Ma non me la sono presa. Non faccio parte della famiglia culturale né di quella cinematografica. Continuo a sentire il richiamo della ribellione, anche se per l’artista si traduce in una rivoluzione formale, attraverso l’arte. E dell’ engagement , dell’ingaggio che mi obbliga ad affrontare gli altri». Bellocchio non è affatto convinto che sia Almodovar a rappresentare meglio l’impulso a destrutturare la famiglia, la tradizione, il conformismo cattolico. Nella richiesta dei gay di sposarsi vede un elemento di normalizzazione. «Un film che semmai destruttura è l’ultimo di Nanni Moretti, La stanza del figlio , dove si mette in scena la crisi di una certa psicanalisi. Al disastroso fallimento del comunismo si accompagna il fallimento del freudismo, della teoria che accetta il mondo così com’è, sostiene l’inconoscibilità dell’inconscio, l’inguaribilità dell’uomo, il controllo e la rassegnazione come forma di sanità. E’ una prospettiva che non ho mai accettato (e non rinnego nulla della stagione in cui ho lavorato con Massimo Fagioli, quella de Il diavolo in corpo , La condanna , Il segno della farfalla : la sua teoria e la sua prassi, cioè l’analisi collettiva, sono un contributo prezioso al dibattito che si va sviluppando sulla nonviolenza nella sinistra italiana). La crisi del freudismo e del marxismo, con la sua critica dell’ideologia religiosa che condiziona e diseduca le classi oppresse, ha però lasciato campo libero al ritorno del cattolicesimo».
Già ne L’ora di religione Bellocchio ha rappresentato il lato oscuro della fede, le trame vaticane, l’aristocrazia nera papalina. «Per il prossimo film sto studiando i nuovi riti degli integralisti cattolici, come la cerimonia nuziale celebrata con gli sposi prostrati sul nudo pavimento. Il matrimonio della figlia del protagonista potrebbe essere messo in scena così. E nella fuga in Sicilia Castellitto ritroverà una donna, figlia di un principe decaduto, costretta a sposare per interesse un avvocato vedovo. Gli verrà chiesto di filmare il matrimonio. Ma lui se ne innamorerà, sino al colpo di scena finale. Sto cercando un volto femminile che ricordi lo stilema della principessa triste, Soraya, Grace Kelly, Diana. Una donna molto riservata, non priva di una sua energia, che però rischia di perderla...». L’antidoto a questo clericalismo senza chierici secondo Bellocchio va cercato nell’uomo, e nella psiche. «La sinistra, di cui mi sento ancora parte, ha ridicolizzato la ricerca dentro l’inconscio. Ha tardato a riconoscere l’esistenza della malattia mentale, continuando a pensare in termini di bene e di male. E tuttora trascura la componente irrazionale dell’uomo, le passioni, gli affetti, i sentimenti; che è invece importantissima, può aiutarci a spiegare fenomeni gravi come il suicidio dei giovani, può rappresentare una grande novità politica. Marx ci aveva insegnato a leggere la società in termini di profitto, sfruttamento, rapporti di produzione, macchine, e a rappresentare la storia come corsa ineluttabile verso la rivoluzione. Ora sappiamo che sbagliava, ma non per questo dobbiamo rassegnarci alla dimensione religiosa della carità, del volontariato, dell’assistenza, della rinuncia a cambiare le cose». Aldo Cazzullo © Corriere della Sera http://www.corriere.it:80/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=APRE http://www.corriere.it


Vedi anche il seguente articolo di Leonardo Coen in BlogTrotter e relativi Commenti lunedì, 20 dicembre 2004 La Madonna Bambina e San Teoboldo "Cosa trasmette la società di oggi? Che cultura imbandisce? Forse basta offrire ai giovani i telefonini? Il male più grande è il vuoto dei cuori. Un cuore nel quale non è presente il Signore è indurito, arido e la gioia non si manifesta in lui": parole del vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo. Domenica ha "tuonato contro i vizi della società moderna" (così il titolo del "Gazzettino" di oggi) durante l'omelia della messa che chiudeva - cito testualmente - "l'anno centenario delle celebrazioni per la vita" della chiesa dedicata a Madonna Bambina e san Teoboldo in quel di Bosco di Rubano. Ecco altri stralci del Mattiazzi-pensiero: "La società moderna pluralistica vuole toglierci la nostra identità". "Un giovane ammazza un benzinaio e dopo il delitto si reca tranquillamente in discoteca o a mangiar la pizza. Mi fa impressione quando mi dicono: era un giovane normale! Che educazione stiamo impartendo alle nuove generazioni? Dobbiamo tutti avere il coraggio di riscoprire il valore profondo della fede cristiana!". "Non è possibile, in Italia, chiudere un'ora prima le discoteche? Lo sappiamo tutti il male che proviene da questa modalità di gestire i luoghi pubblici. Morti, incidenti. Ci sono tanti intrecci. Guai, in Italia, a toccare soldi, successo, denaro!". I giornali? "Che tristezza leggerli! L'ottanta per cento delle notizie sono brutte e tristi. E' possibile però vivere una vita nuova. I cristiani si risveglino, abbiano coraggio, credano nei valori trasmessi dalla parrocchia, dai sacerdoti!". "Chi vince la droga? Chi dà risposte esaurienti ai giovani? Abbiamo università straordinarie che sfornano sociologi, psicologi, psicanalisti. Da costoro purtroppo non giungono quelle risposte esaurienti che può offrire una parrocchia con il suo sacerdote, supportato dalla fede, dalla preghiera, dall'amore, dalla carità vicendevole di tutti i suoi membri". Tempo di Natale e di nuove crociate. Fra pochi mesi, poi, si vota.




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20 dicembre 2004

Antologia del Pensiero Illiberale e Intollerante .2 - Disonore a Londra: spettacolo cancellato...

BBC News, Monday, 20 December, 2004 Should Sikh play have been cancelled? Managers at a Birmingham theatre have decided to withdraw a controversial play following protests by members of the Sikh community. Three people were hurt during clashes at the Birmingham Repertory Theatre on Saturday after 400 people gathered outside to demonstrate against the play, Behzti, which depicts sex abuse and murder in a Sikh temple. Managers claimed that the play didn't seek to portray the faith in a negative fashion but multi-faith religious leaders called for a boycott of the theatre. Should the managers at the Birmingham Repertory Theatre have cancelled the play? Was it "offensive" to Sikhs and other faiths? Does cancelling the production amount to "blatant censorship"? Tell us what you think. BBC News: Police meeting over play protest Three police officers were hurt in struggles at the theatre The Sikh community are to meet with police on Monday to discuss violent protests about a play that left officers injured. Earlier a meeting between West Midlands Police and Birmingham Repertory theatre broke up without agreement over the future of performances of the play. Three officers were hurt during clashes at the theatre on Saturday after 400 people gathered outside to demonstrate. The Rep has defended the play - Behzti - and maintains the show will go on. Management say Behzti (Dishonour), depicting sex abuse and murder in a temple, does not seek to portray the Sikh faith in a negative fashion. But religious leaders have urged people to boycott the theatre. The Roman Catholic Diocese of Birmingham issued the appeal on Sunday after being involved in recent multi-faith talks with the theatre to try to stop the play going ahead. The performance on Saturday was cancelled and three people were arrested in connection with the demonstration. The theatre said some protesters entered back stage and smashed equipment, windows were broken and a foyer door was destroyed. It added that short of "blatant censorship" and cancelling the production, it could not have done more to appease the Sikh community. Liberal Democrat MP Dr Evan Harris claims the protests against Behzti - which translates as "dishonour" - were "exacerbated" by proposals for laws to ban incitement to religious hatred. Dr Harris, an honorary associate of the National Secular Society, said: "While any offence caused by a play or a novel is regrettable, it is vital for free speech and the future of our creative arts that this production is not closed on the basis of protests or intense lobbying. "These protests and the calls for the end of the nativity display at Madame Tussauds have been fuelled by the government's ill-judged proposals to ban the incitement of religious hatred. "It has created a climate whereby any religion's assertion is that their beliefs, leaders, icons and places of worship are protected from criticism, ridicule or parody." 'Change play' Sewa Singh Mandla, chairman of Sikh Gurdawas, said he did not condone what had happened at the theatre but protesters had been provoked. "The problem is that the entire play is in a Gurdawa and a Gurdawa is a sacred place of worship for Sikhs. "The play depicts sexual abuse, homosexual activities, rape and murder. In real life these things do not happen in Gurdawas." He added: "We have suggested that the time has now come to put a stop (to the play). They (theatre) know what the public opinion is and must pay heed to what is being said." But Stuart Rogers, executive director of the Birmingham Rep, said the only way the play would not go ahead on Monday night would be if there was likely to be a repeat of Saturday's violent demonstrations. "This play has been written by a young Sikh and it doesn't offend her, it doesn't offend the young actors who are in it or the young Sikhs who come to see it. "What they (protestors) want is to change the play and have it written on their terms but that is not the world we live in." Birmingham's Roman Catholic Archbishop has described the play as offensive to all faiths.




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19 dicembre 2004

Antologia del Pensiero Illiberale e Intollerante .1 - Secondo Magdi Allam addio multiculturalismo ..

Ieri il Corriere della Sera ha proposto un dvd con l'Opera "Don Carlos", di Giuseppe Verdi. 1867 L'anziano compositore, anima del Risorgimento Italiano, mostra qui l'immensa amarezza del dover constatare che il Sogno di Libertà Schilleriano è ahimè ogni momento di nuovo a rischio di venire smentito: i Poteri, Temporale e Spirituale, sono sempre pronti a riproporre la Santa Inquisizione, come rimedio ai "fallimenti" a loro dire dimostrati dalla "ribellione" di una parte del Popolo... Lo ascolto, e mi ritrovo a leggere il testo di Magdi Allam, che ho sempre apprezzato come 'combattente contro l'odio' fanatico e fondamentalista, islamico ed anche nostrano, quando manifesta in piazza bardandosi da "kamikaze". Lo seguo molto meno oggi, quando veste appunto i panni del Neo Grande Inquisitore, e lo riporto qui il suo pensiero, come mi ero ripromesso di fare dopo i recenti fatti di Lecco e Como (vedi la sezione Progetto Educativo Comasco) Inizia qui un'antologia del pensiero intollerante, che penso di continuare con regolarità. Proprio questa mattina, viaggiando in bus, mi sono ritrovato ad ascoltare un'agghiacciante conversazione tra signore eleganti sul tema dell' "umamma gli extracomunitari" (Turchi compresi, è evidente). Che avessero appena letto il "Corriere" ? ------------- Corriere della Sera, 19 Dicembre 2004 ESTERI L'inchiesta «Troppe libertà, in Olanda integrazione fallita» Nel Paese delle 187 etnie: la tolleranza? E’ stata solo indifferenza. L’islam è qui per restare DAL NOSTRO INVIATO Magdi Allam «La violenza non ha mai l'ultima parola» AMSTERDAM - Multiculturalismo, addio. L’idea che fosse sufficiente concedere la libertà a tutte le etnie e a tutte le religioni, nel nome del relativismo culturale, affinché la libertà diventasse patrimonio comune, si è rivelata una mera chimera, l’inesorabile suicidio di una civiltà. Proprio l’Olanda, la patria delle libertà, il laboratorio più avanzato del multiculturalismo, è in profonda crisi. Tutti, a sinistra, al centro e a destra concordano che il multiculturalismo è una scatola vuota di valori, incapace di cementare una identità condivisa. Che l’indifferenza camuffata da tolleranza ha riprodotto il sistema coloniale dell’ apartheid , la segregazione razziale, all’interno stesso della madrepatria. Che accordare la cittadinanza senza garanzie non solo non porta all’integrazione ma accelera la conflittualità e la disgregazione sociale. Che il passaporto non è affatto sinonimo di identità nazionale. Crolla così il mito della pillarization , una struttura sociale che si immaginava potersi reggere sui pilastri dell’autonomia etnico-confessionale. Che ha invece partorito un mostro policefalo segmentato in compartimenti stagni, con i quartieri-ghetto e quelli off- limits per i non olandesi, con le scuole bianche e quelle nere. Dove la discriminazione è ufficialmente sancita dalla distinzione tra cittadini autoctoni, alloctoni occidentali, alloctoni non occidentali e, al gradino più basso, immigrati privi di cittadinanza. Il trauma che ha segnato l’Olanda all’indomani dell’assassinio di Theo van Gogh lo scorso 2 novembre, sgozzato nel centro di Amsterdam da un terrorista islamico olandese di origine marocchina, in teoria un cittadino integrato, ha costretto l’opinione pubblica e l’intera classe politica ad ammettere che non è più possibile andare avanti nell’inganno del multiculturalismo. C’è consenso sul fatto che si sia trattato di un’esperienza fallimentare, un capitolo della storia contemporanea che deve essere archiviato. La divergenza fra destra e sinistra riguarda la modalità con cui superare l’errore del passato senza far esplodere lo scontro sociale, un obiettivo tutt’altro che semplice dal momento che non è chiaro quale potrebbe essere il modello di integrazione alternativo da perseguire. «La politica multiculturale è oggi totalmente sorpassata nei Paesi Bassi. E’ stata una maniera pigra di pensare della società olandese. Possiamo dire che si trattava di una scatola vuota - afferma Jozias van Aartsen ricevendomi nella sede del Parlamento dove presiede il Partito popolare per la libertà e la democrazia (Vvd, membro del governo) -. Non abbiamo trasmesso i nostri valori agli immigrati. Non siamo stati in grado di dare loro lavoro: il 60% dei giovani della seconda generazione è disoccupato. Se non ti sai esprimere nella lingua del luogo non puoi trovare lavoro». Jaffe Vink, editorialista del quotidiano Trouw , espone un caso concreto. Dalla sua confortevole residenza ad Amsterdam spiega: «Nel nostro quartiere c’è una scuola dove il 95% degli studenti sono stranieri, di seconda e terza generazione. Ebbene, dall’interno della scuola opera una banda di giovani delinquenti marocchini che terrorizzano il quartiere. Negli scorsi mesi una famiglia olandese si è trovata costretta ad abbandonare la propria casa. Eppure il sindaco non è stato capace di affrontare la situazione. Per noi è difficile fare fronte alla violenza. Credevamo di vivere in una città, in una nazione di pace. Invece la criminalità è aumentata del 100% negli ultimi 40 anni. E’ molto difficile parlare di questo. Non vedevamo il problema, il tutto è reso ancora più difficile perché la maggior parte della criminalità è alloctona. E il 50% delle vittime degli assassini è alloctono. Secondo una previsione nel 2050 le quattro principali città olandesi saranno al 50% alloctone. Ma non c’è mai stato un dibattito democratico al riguardo». Vink affronta la questione cruciale: «E’ l’indifferenza dello Stato la causa dello sviluppo dell’estremismo islamico. Qui i marocchini non possono continuare a vivere come vivevano nel Rif. Devono cambiare le loro abitudini. Eppure noi non vedevamo l’enorme gap culturale. Credevamo che acquisendo la nostra cultura avrebbero perso parte della loro. In più non siamo stati chiari sulla nostra cultura, sui loro doveri. Non siamo stati severi. Abbiamo avuto troppa fiducia in noi stessi». Questa la sua conclusione: «Il multiculturalismo è, come diciamo in Olanda, Madurodam (l’equivalente della Minitalia), è cosa finita. La società multiculturale non esiste. E’ un’idea sbagliata. E’ piuttosto una società multietnica, ci sono molti gruppi etnici, circa 187 nazionalità ad Amsterdam. Se si pensa a una società multiculturale si pensa a un melting pot , a un crogiolo, ma non è il nostro caso. Da noi non c’è fusione, non c’è compenetrazione». Il ministro dell’Integrazione Rita Verdonk, liberale del Vvd, dopo l’assassinio di Theo van Gogh ha sostenuto: «In questo Paese nessuno può essere ucciso per avere espresso la propria opinione. Siamo a un crocevia. Solo noi possiamo decidere quel che vogliamo, che strada scegliere. Vogliamo forse cadere nella spirale dell’alienazione e della polarizzazione, della paura e dell’odio?». La Verdonk ha presentato una proposta di legge per rendere obbligatorio un «corso di integrazione» ( inburgeringcursus ) per chiunque non abbia avuto almeno otto anni di istruzione obbligatoria in Olanda. Si tratta di circa 775 mila alloctoni a cui si richiederà di rinunciare alla cittadinanza d’origine, di imparare la lingua olandese, di conoscere la cultura e d’interagire con la società olandese. Se si va ad ascoltare l’altra campana, ad esempio il sindaco laburista di Amsterdam Job Cohen, si scopre che la sostanza non cambia anche se i toni sono diversi. Dall’assassinio di van Gogh, il tema della sicurezza domina la sua agenda, come si deduce dall’appuntamento successivo al mio con il ministro dell’Interno. Lo stesso Cohen, che è ebreo, insieme al suo assessore per l’Istruzione Ahmed Abutaleb, che è invece musulmano di origine marocchina, è stato minacciato dai terroristi islamici. «La posizione dei musulmani, soprattutto dei marocchini, è diventata più difficile - esordisce Cohen -, il capo del partito laburista Wouter Bos ha detto: "L’islam è qui per rimanere". Quindi la domanda se sarà possibile o no vivere insieme è importante. E’ un processo che richiederà tempo. Dobbiamo vivere insieme. La domanda è come». Lo stesso Cohen si dà una risposta: «Le persone si dovranno confrontare più di prima. Forse c’è stata troppa tolleranza, che forse non era vera tolleranza, ma una sorta di indifferenza. Non possiamo andare avanti con questa indifferenza. Si dovranno confrontare di più le persone, i modi di pensare. Solo così si potranno conoscere a vicenda». Anche Cohen concorda sul fatto che non si possa prescindere da un sistema di valori condiviso: «Nell’ultimo mese si è discusso molto dei diritti costituzionali: libertà di espressione, libertà di religione. Ora la costituzione è molto più importante di quanto non credessimo prima. Questi diritti sono i Paesi Bassi stessi. Siamo una terra di minoranze e le minoranze devono andare d’accordo, discutendo, negoziando». Perfino un deputato di origine marocchina, Ali Lazrak, dimessosi dal Partito socialista, pur interpretando un sentimento diffuso tra i musulmani, denuncia il sostanziale fallimento del multiculturalismo: «Sono pessimista. Ho paura del futuro. Tutti sono contro gli immigrati. Tutti considerano i musulmani dei potenziali terroristi». Sorseggiando un cappuccino fa la sua analisi: «La causa principale è che gli olandesi hanno una differente concezione della tolleranza. In realtà loro sono indifferenti. Dopo 40 anni di emigrazione scopriamo che non c’è integrazione. Gli olandesi non hanno mai chiesto agli immigrati di parlare la loro lingua, hanno considerato il hijab un fatto che non li riguarda, ci sono scuole islamiche finanziate dallo Stato che insegnano alle ragazze che non devono stringere la mano agli uomini». E aggiunge: «I Paesi di origine hanno ostacolato l’integrazione legando a sé gli immigrati. I marocchini acquistano la casa in Marocco ma non ne possiedono una in Olanda. Sono sorti ghetti etnici, quartieri popolati da soli turchi o da soli marocchini». Questa crisi di identità è probabilmente sintetizzata da Hafid Bouazza. che nel suo libro autobiografico «Een beer en bontjas» (Un orso con la pelliccia) scrive: «Lo scrittore olandese marocchino cammina con una ciabatta in un piede e uno zoccolo di legno nell’altro... e non è facile». Se l’assassinio di van Gogh è stato il colpo di grazia al multiculturalismo, è altrettanto evidente che questa crisi ha messo a nudo la fragilità dell’identità nazionale di un Paese simbolo dell’Occidente, percepita come una somma di culture diverse senza radici comuni e priva di un modello di società condiviso. E in cui l’integralismo e l’estremismo islamico fanno proseliti tra i giovani in crisi di identità e alla ricerca di valori forti. Sono tante le domande disattese che generano paura e disorientamento. La sola certezza è che si è infranto un mito che per oltre mezzo secolo ha affascinato e illuso, è crollato un altro muro ideologico dietro cui si celavano l’ingenuità dell’Occidente e la malizia di quanti in un modo o nell’altro mirano a distruggere la civiltà dell’Occidente. www.corriere.it/allam Magdi Allam 19 dicembre 2004 - © Corriere della Sera http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2004/12_Dicembre/19/olanda.shtml




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19 dicembre 2004

Eutanasia attiva, passiva, accanimento terapeutico. Cercare di capire non è reato, nemmeno 'peccato'

Dagli stralci di dichiarazioni sembra trasparire la volontà di aiutare i malati terminali dando loro la dolce morte. Quella dolce morte letta e riletta sulle riviste sequestrate dai militari. (http://www.merateonline.it/Cgi-bin/MerateOnline/Web/Attive/Finestra_Zoom.asp?ID=21590&Sezione=UltimeNotizie) Molti quotidiani sottolineano in questi giorni le 'letture sospette' di Sonia: eppure dall'inizio del solo mese di dicembre 2004 la Stampa si è spesso occupata di eutanasia. Dal problema del 'testamento biologico' (che consentirebbe di lasciar scritta la propria volontà di non venire sottoposti ad un inutile accanimento terapeutico, al cd suicidio volontario. Indubbiamente tutto ciò non ha nulla a che vedere con l' eutanasia selvaggia, omicida, attuata sostituendosi alla persona malata, anziana, disabile o comunque sofferente (una recente discussione sui media riguardava ad esempio l'eutanasia attiva su bambini gravemente disabili) Conferma però che il dibattito in corso in tutto il mondo è attivo e vivace. Occuparsene sarebbe segno di maturità e intelligenza, non certo un reato o un peccato ... Google News, 19 Dicembre 2004 Risultati 1 - 10 su circa 59 per eutanasia. (0,06 secondi) Perizia psichiatrica per l'infermiera omicida AudioNews - 15 dic 2004 ... novembre di quest'anno. Nella sua abitazione sono stati trovati articoli e altri materiali sull'eutanasia. Agli inquirenti però ... Eutanasia: muore in clinica svizzera malata terminale inglese Corriere della Sera - 4 dic 2004 ZURIGO (Svizzera) - E' morta oggi in una clinica svizzera una donna inglese di 66 anni, da tempo affetta da una malattia degenerativa cerebrale, alla quale le ... SVIZZERA: EUTANASIA, MUORE IN CLINICA ZURIGO MALATA TERMINALE ... Adnkronos - 4 dic 2004 ... E' morta in una clinica di Zurigo la malata terminale britannica alla quale l'Alta Corte di Londra aveva concesso di andare all'estero per praticare l'eutanasia ... Eutanasia: Gb, All'Esame Legge Su 'Testamento Biologico' Yahoo! Italia Notizie - 14 dic 2004 ... testamento biologico'. Una legge che, secondo i detrattori del provvedimento, apre le porte alla legittimazione dell'eutanasia. Il ... Russia: eutanasia, condannate due baby sitter minorenni Corriere della Sera - 7 dic 2004 MOSCA - Marta e Kristina, le due baby sitter russe accusate di aver strangolato una vicina di casa paralizzata dal collo in giu' dopo un incidente, sono state ... Agghiacciante in Russia: due ragazzine strangolano una donna per ... La Padania - 4 dic 2004 MOSCA - Eutanasia alla russa: a Volgodonsk, nel sud del paese, due adolescenti hanno fatto un’iniezione di aria e poi strangolato con una corda una vicina di ... Eutanasia, Francia: sì dei deputati alla 'dolce morte' La Repubblica - 30 nov 2004 Niente eutanasia attiva, nessuna possibilità di "far morire" ma soltanto il diritto per un malato terminale di chiedere di essere "lasciato morire ... ISRAELE: EUTANASIA, SVIZZERO TETRAPLEGICO CHIEDE DIRITTO DI MORIRE Adnkronos - 30 nov 2004 Gerusalemme, 30 nov.- (Adnkronos/ats) - Un 36enne, con la doppia nazionalita' svizzera e israeliana, ha chiesto a un tribunale di Tel Aviv il diritto di ... «La spina bifida? Con l'eutanasia non sarei tra voi» Vita - 22 nov 2004 ... Tempo fa su vari giornali italiani sono usciti articoli su un pediatra olandese che pratica l'eutanasia su piccoli pazienti con diverse malattie o handicap ... SALERNOnotizie EUTANASIA DI UN AMORE SALERNOnotizie - 30 nov 2004 E, soprattutto, cosa ci sarebbe da ridere? Se fosse un film, sarebbe certamente “Eutanasia di un amore”, ed anche in questo caso si andrebbe nel dramma. ... http://news.google.com/news?ned=it&hl=it&ie=UTF-8&q=eutanasia&btnG=Cerca+nelle+News ©2004 Google




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18 dicembre 2004

Como: dall'omertà e dai complici silenzi al linciaggio di una donna ... loro necessario complemento

Anche oggi la stampa comasca abbonda di inviti all'odio razziale nei confronti degli immigrati, si spende per un insistente e quotidiano invito a tenere a distanza i diversi, per cultura, nazionalità, religione... ... i diversi per 'altra causa' non fanno eccezione. Nelle Terre della Caccia alle Streghe, Comasco e Valtellina, l'omertà ed i complici silenzi di sempre cedono adesso il passo al loro necessario complemento: il linciaggio di un singolo, guarda caso una donna, guarda caso forse 'malata di mente' Com'è ormai d'uso nel Profondo Nord ormai da anni, da Novi Ligure a Cogne, da Varese a Lecco e Como, passando per la Valtellina, appunto. E allora si riscoprono le indemoniate, il satanismo, la perfidia umana, la ... 'banalità del male' (?!) Sul 'Corriere della Lombardia' di oggi leggiamo ad esempio "Sonia? In pochi minuti ho capito che aveva disturbi! rivela la direttrice dell'Istituto Santa Maria [di Tavernerio (Como), dove Sonia abitava] Il dubbio che potesse aver bisogno di aiuto? Che darle un lavoro potesse essere l'inizio di un dialogo, di un rapporto con la donna, la persona 'Sonia'... NO In tutti i posti in cui Sonia ha lavorato (compresa la Clinica "Le Betulle" ...) tutti adesso ricordano le numerose assenze... eh già... putacaso fosse stata 'malata', metti dovesse o volesse o cercasse il modo di curarsi... eh no! ... quel che conta è che "si assentava"... MA CHE SCANDALO! http://www.laprovinciadicomo.it http://www.corrieredicomo.it http://www.corriere.it LOMBARDIA «Sonia? In pochi minuti ho capito che aveva disturbi» DA UN OSPEDALE ALL’ALTRO IL COLLOQUIO IL TIMORE IL TEST La direttrice dell’Istituto Santa Maria: ho provato quell’infermiera per un giorno. Le ho detto che non era all’altezza, mi ha mandato al diavolo TAVERNERIO (Como) - Quindici minuti. E' bastato un colloquio di quindici minuti a Tina Tomasini per capire che qualcosa non andava, in quella signora magra magra e con il volto segnato che il 2 agosto si è presentata per un posto da infermiera nel suo istituto. «Quindici minuti in cui non mi ha mai guardato negli occhi. Rispondeva alle mie domande a testa bassa o con lo sguardo che fuggiva altrove». Qualche sospetto diventato certezza il giorno dopo, con la prova pratica in corsia. Risultato, una diagnosi che adesso suona quasi beffarda: «Era evidente che quella signora non avesse un equilibrio emotivo, sembrava dissociata, non era in grado di stringere relazioni con gli altri. Aveva bisogno di aiuto, certo non poteva accudire i miei bambini nati nella sofferenza. Le ho detto che secondo me non era all'altezza. E mi ha mandato al diavolo». Così Sonia Caleffi, l'infermiera che ha confessato di aver ucciso cinque pazienti al Manzoni di Lecco (ma le morti sospette sono 18) quel posto all'istituto di riabilitazione Santa Maria a Tavernerio, a pochi passi dalla villetta dove abitava con il compagno Gian Marco Belloni, non l'ha avuto. La dottoressa Tomasini, 66 anni, direttrice dell'istituto che ospita bambini autistici o disabili, è una di quelle donne che le dipendenti definiscono «di polso». Autorevole, esigente e innamorata del lavoro, di sé dice «non tollero pressappochismi». Una lady di ferro che è stata l'unica a capire il male di Sonia. Perché questa persona «senza una stabilità emotiva», ha lavorato prima e dopo il colloquio con la Tomasini, cambiando di continuo ospedali, collezionando tante assenze per malattia («ma noi non possiamo vedere la diagnosi» spiega Ezio Goggi, il direttore sanitario del Valduce di Como, dove la Caleffi ha lavorato dal '93 al 2000 e poi per tre mesi nel 2001), tante dimissioni (due dal Valduce, un'altra dalle Betulle di Appiano Gentile, dopo soli 11 giorni), ma anche tanti giudizi del tipo «un'infermiera come tante». E allora, come ha fatto la dottoressa Tomasini? «Io non ci credo che gli altri non se ne siano accorti. Quella signora non era in grado di svolgere questo lavoro. Sia sotto il profilo professionale che sotto quello umano. Alle domande ha risposto in modo superficiale. Mi diceva "io conosco tutte le medicine" e mi elencava una serie di farmaci, come un'enciclopedia, ma poi non era interessata agli effetti sui pazienti». Non solo: «Le ho chiesto come mai avesse cambiato tanti ospedali e mi ha risposto dando giudizi molto negativi sugli ambienti dov'era stata. Diceva che erano prevenuti verso di lei». La Tomasini non molla e cerca di capirne di più: «Le ho domandato come mai fosse così magra. Mi rispose che era perfettamente in salute». Ma queste sarebbero state anche piccole cose, se non ci fosse stata la prova in corsia, il giorno dopo. «Mi ha chiesto come si faceva una flebo. Mi sembrava incredibile che non lo sapesse. Mi disse che era "giù di allenamento", ma era passato un mese dal suo ultimo impiego, non aveva senso». La sua deduzione: «Che non fosse lucida, sembrava dissociata. Camminava per i corridoi con l'infermiera a cui era stata affidata, ma non l'affiancava mai. Le bisbigliava le domande da dietro le spalle. Come se avesse paura». Può sembrare strano, ma non è neanche per questo che Sonia Caleffi non è stata assunta. C'è un altro motivo: «Non ha guardato neanche un bambino. E io non voglio soldatini, ma gente che lavora con passione e con amore». Un amore che Sonia non riusciva proprio a trovare. Non mi ha mai guardato in faccia, non aveva equilibrio emotivo Ho pensato: non posso farle accudire i bambini nati nella sofferenza Mi ha chiesto come si faceva una flebo perché era giù di allenamento Arianna Ravelli © Corriere della Sera




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17 dicembre 2004

Cogne: e la montagna partorì una condanna... per molestie...

Delitto cogne: condannato per molestie criminologo Lavorino 760 euro di multa per insulti contro vicina casa Lorenzi (ANSAweb)-AOSTA, 17 DIC-Il criminologo Carmelo Lavorino e' stato condannato dal giudice monocratico Eugenio Gramola a 20 giorni di carcere, commutati in 760 euro di multa, per molestie. E' stato invece assolto dall'accusa di ingiuria. Era accusato di aver molestato la vicina della famiglia Lorenzi,Daniela Ferrod:secondo la denuncia, durante un'ispezione nella villetta dove fu ucciso Samuele Lorenzi il criminologo aveva insultato la donna e le aveva rivolto gestacci allo scopo di immortalare le sue reazioni con la macchina fotografica. Lavorino e' anche stato condannato a versare 1.000 euro come risarcimento a Daniela Ferrod. Il pm Pasquale Longarini aveva chiesto che venisse inflitta all' imputato una multa di 3.000 euro.(ANSAweb) Excite Italia News Copyright ©1995-2004 Kataweb News Vedi anche: http://www.criminologiaclinica.it/, http://www.detcrime.com/ e http://www.samuele.info/




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16 dicembre 2004

Perchè proprio a Como ricoverarsi in Ospedale puo' equivalere ad una condanna a morte ?

C'è qualcosa di marcio nella Sanità comasca, e non da oggi. Non è la prima volta che 'qualcuno' viene scoperto o si confessa assassino di persone ricoverate negli ospedali lariani. Negli ultimi 30 anni è un fenomeno ricorrente, che fa sorgere il sospetto che 'qualcosa' lavori al di sotto delle 'coscienze' dei singoli operatori della salute o delle loro personali psicopatologie. Como è da sempre una città chiusa in se stessa, con una cultura ed una società che definire 'remissive' è poco. Le persone comunicano pochissimo tra loro, c'è come un diffuso chiudersi dietro una maschera impenetrabile abbozzata ad un sorriso di benevola tolleranza. Dietro quella maschera covano, e trovano espressione politica e religiosa (in particolare nella persona del Vescovo Maggiolini), antichi rancori etnici e razzisti, ostilità represse nei confronti di chi si provi a far vivere a questa città il presente anzichè mitici passati remoti: le antiche radici dell'età del bronzo o romano-celtiche, piuttosto che il medioevo dei Capitani assoluti despoti e signori del luogo e del popolo, i pochi simboli dell'arte, in prevalenza romanica, o gli iperesaltati fasti di un futurismo che qui, è vero, ha raggiunto vette ineguagliate altrove, ma è celebrato con una venerazione sospetta, tendente più a negarne i dirompenti valori in una chiave di perenne nostalgia per il ventennio fascista, che a rivelarne la ricchezza creativa, estetica, culturale in un senso profondo. A Como, nonostante la presenza di un forte 'nucleo' culturale laico, libertario e liberale, umanistico nei suoi riferimenti, anche qui troppo spesso, ahimè, ormai trascorsi da tempo, tutto è moderato, ovattato, nascosto, rimosso. L'opposizione a questo 'stile di vita', orientato per contrappeso (o contrappasso?) alla ricchezza ed al lusso ostentato dei cittadini del capoluogo lariano, non è mai manifesta, nemmeno 'politicamente'. Como è il luogo dove appassionarsi per le sorti dei Cormorani del lago è qualcosa di vissuto come il massimo dello scandalo possibile, dove il 'dibattito' culturale e politico si incentra sul costruire o meno barriere per evitare l'esondazione del lago (da secoli!), sul fantasticare improbabili e mai realizzati mezzi di trasporto perennemente futuribili perchè mai realizzati, sul cruciale problema di lasciare come stanno i testi delle canzoncine natalizie o sostituirne le parole, supposte scomode agli 'islamici' perennemente presi di mira come 'il nemico' del quieto vivere locale. Dove da decenni si discute sulla futuribile presunta collocazione di un Nuovo Ospedale..... .... dove andare a morire ? Como in realtà muore di solitudine, di omertosa e mortifera comunicazione incomunicante fra i suoi cittadini (compresi i 'forestieri', tra quali sono inclusi coloro che vivono fuori dai Sacri Confini della Città Murata). Como è una Palermo del Nord, dove però, a differenza che a Palermo, il fenomeno 'mafia' è tuttora da scoprire, identificare, accettare e verificare come 'esistente', presupposti senza i quali, Palermo insegna, nessuna vera 'lotta alla mafia' è pensabile, oltre che possibile. Che questo poi trovi la sua via di sbocco più evidente proprio nel luogo deputato alla Cura, l'Ospedale, e nel complesso sistema mummificato della Sanità Lariana, non è poi così sorprendente! Continueremo da oggi in poi riportando qui documenti in proposito. Per iniziare, sul 'caso del giorno', per commentare il quale è stato 'scomodato' lo psichiatra Paolo Crepet, si veda il Corriere di Como di oggi, 16 Dicembre 2004 Continua in UniArco: Como, Progetto Educativo in Rete ------------------- Google: Results 1 - 10 of about 1,140 for Como morti sospette. (0.42 seconds) http://www.rainews24.it - [ Translate this page ] ... 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