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19 marzo 2003

Pensieri sparsi su criminali e ipocriti di guerra

Sono peggio i 'criminali' US e GB, o gli 'ipocriti' Paesi del Veto? Non dico i Pacifisti, perchè chi rifiuta la guerra merita rispetto; ma se è chiaro che per fare la guerra solo dei 'criminali' di professione e mentalità possono organizzarla e guidarla (criminali legali come Bush o Blair), mi pare altrettanto chiaro che se i Paesi del Veto avessero davvero avuto a cuore la pace la via era una sola: dichiarare fin dall'inizio che lo scopo era cacciare Saddam e il suo governo, e mostrare in modo fermo e deciso i muscoli, senza eccezioni e defezioni, dandogli un ultimatum inflessibile di 2 o piu' mesi, non di 48 ore...

Anche perchè a cosa è servito il veto? a far sì che qualunque risoluzione futura di Francia, Russia e Cina venga sicuramente bloccata dal veto di USA e GB! A cosa è servito isolare gli USA in nome di una battaglia contro il suo crescente agire imperiale? Se la conseguenza è che a guidare la coalizione sono USA e GB, non è questo caso mai un ulteriore riconoscimento del loro dominio globale?

E allora, se non riesco a provare simpatia per i 'criminali di professione', perchè la Guerra continuo a vederla come un abominevole strumento di morte e sofferenza per migliaia di innocenti, compresi i militari USA e GB, compresi i 'soldati di prima linea' che tutti noi siamo, essendo cittadini dei 30 paesi alleati, esposti a tutte le rivalse terroristiche, ancor meno ne provo per chi in sostanza, stando nell'ombra di posizioni apparentemente contrarie alla guerra, ne gode pero' i frutti, e già calcola i guadagni.

Tra chi ci guadagnerà, metto anche sindacalisti e uomini politici italiani, di cui mi piacerebbe sapere di piu' sui loro investimenti di borsa. Forse varrebbe di piu' quello a distinguere chi contro la guerra, tra i potenti e i 'potentini', lo è davvero, e chi fa finta...

Ultimo pensiero, già espresso in passato: ai cittadini di prima linea italiani, esposti al terrore su treni, aerei, metro, al terrorismo mediatico, allo stress bellico continuo, chi pensa o provvede?

In caso di attentato terroristico batteriologico, chi ci assicura che ci siano farmaci, vaccini, mezzi di pronto intervento, ospedali e attrezzature sufficienti? Di questo i media italiani non parlano mai.

Questa, oltre che somma ipocrisia, mi pare assoluta irresponsabilità. Hanno voluto la guerra? Che almeno sappiano gestire anche le emergenze sanitarie e psico-sociali, qui, in Italia, se no è peggio del '45... a me pare...




permalink | inviato da il 19/3/2003 alle 15:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

11 marzo 2003

Robert Fisk sugli orrori della guerra

Robert Fisk - The Independent 26-1-2003
Sulla strada di Bassora la catena ITV filmava i cani selvatici che facevano
a pezzi i cadaveri dei morti iracheni. Ogni pochi secondi una bestia
affamata strappava un braccio in decomposizione e si allontanava nel deserto
davanti a noi, trascinando nella sabbia le dita inerti di una manica di
militare carbonizzata. "E' per l'archivio" mi disse il cameramen.
Ovviamente. La ITV non ha mai mostrato quelle riprese. Le cose che vediamo
la sporcizia e l'oscenità dei cadaveri non può essere mostrata. In primo
luogo perché non è "conveniente" mostrare la realtà nei programmi di
televisione all'ora di pranzo. In secondo luogo, se quello che noi abbiamo
visto fosse stato mostrato in televisione, nessuno avrebbe mai più
appoggiato una guerra.
Naturalmente, questo è successo nel 1991. La chiamavano "l'autostrada della
morte. In realtà ce n'era un'altra, molto peggiore, 10 miglia verso est,
cortesia dell'aviazione statunitense e della RAF, che non fu filmata da
nessuno. L'unica foto reale degli orrori che presenziammo fu la fotografia
incartapecorita di un soldato iraqueno che giaceva carbonizzato nel suo
camion. Era una specie di illustrazione iconica che rifletteva efficacemente
quello che vedemmo.
Perché i caduti iraqueni apparissero in televisione durante quella guerra
era necessario che fossero morti con attenzione, che fossero caduti
romanticamente su di una spalla, con una mano che si coprisse il volto fatto
a pezzi. Come nei quadri della prima guerra mondiale che rappresentano i
caduti britannici sulle Somme, gli iraqueni dovevano morire di forma benigna
e senza ferite evidenti, senza nessun segno di sporcizia, senza nessuna
traccia di merda, di muco, di sangue, se volevano apparire nei telegiornali.
Questo stratagemma mi fa impazzire. A Qana, nel 1996, quando gli israeliani
bombardarono per 17 minuti i rifugiati palestinesi dentro il recinto
dell'ONU e uccisero 106 civili più della metà bambini mi incrociai con una
ragazza che portava tra le braccia un uomo di mezza età. L'uomo era morto.
"Il mio papà, il mio papà", gridava senza smettere, carezzandogli il viso.
All'uomo mancavano un braccio ed una gamba gli israeliani usavano bombe
specifiche per amputare gli arti. Ma quando questa scena arrivò alle
televisioni in Europa ed America la telecamera mostrò solo un primo piano
della ragazza e del volto dell'uomo. Le amputazioni non si videro da nessuna
parte. La causa della morte dell'uomo fu eliminata in nome del buon gusto.
Era come se l'uomo avesse semplicemente appoggiato la testa sulla spalla
della figlia per morire in pace.
Oggi, quando ascolto le minacce di George Bush contro l'Iraq e gli striduli
ammonimenti moraleggianti di Tony Blair, mi domando che cosa sappiano di
questa realtà. George che evitò di servire il suo paese in Vietnam, ha idea
dell'odore che emanano questi cadaveri? E Tony, ha la più pallida idea di
come sono le mosche, gli enormi mosconi che si alimentano dei morti in Medio
Oriente e si posano poi sulle nostre facce? I soldati lo sanno.
Ricordo un ufficiale britannico che chiese alla BBC che gli lasciassero
usare il telefono satellitare dopo la liberazione del Kuwait nel 1991. Stava
parlando alla sua famiglia in Inghilterra e io lo osservavo. "Ho visto cose
terribili", disse. E immediatamente crollò, cadendo in singhiozzi e tremando
mentre il telefono pendeva dalla sua mano. La sua famiglia ebbe la più
pallida idea di cosa stesse parlando? Non lo avrebbe compreso guardando la
tv.
E' solo così che possiamo sopportare la prospettiva di una guerra. Le
nostre gloriose e patriottiche popolazioni anche se solo il 20% appoggia
questa pazzia iraquena è stata preservata dalla realtà delle morti violente.
Però mi colpiscono il numero di lettere che ricevo da veterani della II
Guerra Mondiale con il loro indimenticabile ricordo di membra strappate e
sofferenza, manifestandosi unanimemente contro questa nuova guerra iraquena.
Ricordo di aver visto in Iran un uomo ferito con un pezzo di acciaio nel
braccio che gridava come un animale che è quello che siamo tutti prima di
cadere morto; e il bambino palestinese che semplicemente crollò davanti a me
quando un soldato israeliano lo uccise in forma completamente gratuita,
fredda e criminale per aver lanciato una pietra; e l'israeliano dallo
stomaco del quale usciva la gamba di una sedia, fuori da una pizzeria di
Gerusalemme, quando un uomo bomba palestinese decise di uccidere le famiglie
che vi si trovavano; e le pile di cadaveri iraqueni della battaglia di
Dezful durante la guarra Iran-Iraq, e il fetore dei corpi galleggiando fino
al nostro elicottero e provocò l'indisposizione dei mullah a bordo; e il
ragazzo che mi mostrò lo spesso e scuro rivo di sangue della sua bambina
nella periferia di Algeri, sgozzata dagli "islamisti".
Ma George Bush e Tony Blair e Dick Cheney e Jack Straw e tutti gli altri
piccoli guerrieri che ci stanno abbindolando a questa guerra non pensano a
queste vili immagini. Per loro si tratta di attacchi chirurgici, danni
collaterali e tutti gli altri mendaci eufemismi della guerra. Sarà una
guerra giusta, libereremo il popolo dell'Iraq ammazzandone alcuni ovviamente
daremo loro la democrazia, proteggeremo la loro ricchezza petrolifera ed
organizzeremo processi per i criminali di guerra. Saremo perfettamente
morali e vedremo in televisione i nostri "esperti" di difesa in giacca e
cravatta e senza sangue e la loro sorprendente erudizione su armi che
calcinano teste.
Adesso che ci penso, ricordo la testa di un rifugiato albanese tagliata
pulitamente quando gli statunitensi, sempre per sbaglio, bombardarono nel
1999 un convoglio di rifugiati in Kossovo pensando si trattasse di un'unità
serba. La testa dell'albanese giaceva nell'erba alta, con la sua barba, i
suoi occhi aperti, tagliata come da un boia del tempo dei Tudor. Mesi dopo
seppi il suo nome e parlai con la bambina che era stata colpita dalla testa
tagliata durante l'attacco aereo statunitense e che l'aveva depositata con
reverenza sull'erba dove la incontrai. La NATO, ovviamente, non presentò le
sue scuse alla famiglia. E neanche si scusò con la bambina. Nessuno si scusa
dopo una guerra. Nessuno ammette l'autentica realtà della guerra.
Nessuno ti mostra quello che noi inviati vediamo. Così che i nostri leader
e dirigenti possono continuare a convincerci per ora dei buoni motivi per
cui andiamo in guerra.

Inviato il: Mar 10 2003, 08:10 PM

da sheherazade 

Robert Fisk sugli orrori della guerra

 

Focus: Part one The human cost - 'Does Tony have any idea what the flies are like that feed off the dead?'

By Robert Fisk - 26 January 2003

http://www.independent.co.uk/story.jsp?story=372767

On the road to Basra, ITV was filming wild dogs as they tore at the corpses of the Iraqi dead. Every few seconds a ravenous beast would rip off a decaying arm and make off with it over the desert in front of us, dead fingers trailing through the sand, the remains of the burned military sleeve flapping in the wind.

"Just for the record,'' the cameraman said to me. Of course. Because ITV would never show such footage. The things we see – the filth and obscenity of corpses – cannot be shown. First because it is not "appropriate" to depict such reality on breakfast-time TV. Second because, if what we saw was shown on television, no one would ever again agree to support a war.

That of course was in 1991. The "highway of death", they called it – there was actually a parallel and much worse "highway of death" 10 miles to the east, courtesy of the US Air Force and the RAF, but no one turned up to film it – and the only true picture of the horrors we saw was the photograph of the shrivelled, carbonised Iraqi soldier in his truck. This was an iconic illustration of a kind because it did represent what we had seen, when it was eventually published.

For Iraqi casualties to appear on television during that Gulf War – there was another one between 1980 and 1988, and a third is in the offing – it was necessary for them to have died with care, to have fallen romantically on their backs, one hand over a ruined face. Like those First World War paintings of the British dead on the Somme, Iraqis had to die benignly and without obvious wounds, without any kind of squalor, without a trace of shit or mucus or congealed blood, if they wanted to make it on to the morning news programmes.

I rage at this contrivance. At Qaa in 1996, when the Israelis had shelled Lebanese refugees at the UN compound for 17 minutes, killing 106 civilians, more than half of them children, I came across a young woman holding in her arms a middle-aged man. He was dead. "My father, my father," she kept crying, cradling his face. One of his arms and one of his legs was missing – the Israelis used proximity shells which cause amputation wounds – but when that scene reached television screens in Europe and America, the camera was close up on the girl and the dead man's face. The amputations were not to be seen. The cause of death had been erased in the interests of good taste. It was as if the old man had died of tiredness, just turned his head upon his daughter's shoulder to die in peace.

Today, when I listen to the threats of George Bush against Iraq and the shrill moralistic warnings of Tony Blair, I wonder what they know of this terrible reality. Does George, who declined to serve his county in Vietnam, have any idea what these corpses smell like? Does Tony have the slightest conception of what the flies are like, the big bluebottles that feed on the dead of the Middle East, and then come to settle on our faces and our notepads?

Soldiers know. I remember one British officer asking to use the BBC's satellite phone just after the liberation of Kuwait in 1991. He was talking to his family in England and I watched him carefully. "I have seen some terrible things," he said. And then he broke down, weeping and shaking and holding the phone dangling in his hand over the transmission set. Did his family have the slightest idea what he was talking about? They would not have understood by watching television.

Thus can we face the prospect of war. Our glorious, patriotic population – albeit only about 20 per cent in support of this particular Iraqi folly – has been protected from the realities of violent death. But I am much struck by the number of letters in my postbag from veterans of the Second World War, men and women, all against this new Iraqi war, with an inalienable memory of torn limbs and suffering.

I remember once a wounded man in Iran, a piece of steel in his forehead, howling like an animal – which is, of course, what we all are – before he died; and the Palestinian boy who simply collapsed in front of me when an Israeli soldier shot him dead, quite deliberately, coldly, murderously, for throwing a stone; and the Israeli with a chair leg sticking out of her stomach outside the Sbarro pizzeria in Jerusalem after a Palestinian bomber had decided to execute the families inside; and the heaps of Iraqi dead at the Battle of Dezful in the Iran-Iraq war – the stench of their bodies wafted through our helicopter until the mullahs aboard were sickened; and the young man showing me the thick black trail of his daughter's blood outside Algiers where armed "Islamists" had cut her throat.

But George Bush and Tony Blair and Dick Cheney and Jack Straw and all the other little warriors who are bamboozling us into war will not have to think of these vile images. For them it's about surgical strikes, collateral damage and all the other examples of war's linguistic mendacity. We are going to have a just war; we are going to liberate the people of Iraq – some of whom we will obviously kill – and we are going to give them democracy and protect their oil wealth and stage war crimes trials and we are going to be ever so moral, and we are going to watch our defence "experts" on TV with their bloodless sandpits and their awesome knowledge of weapons which rip off heads.

Come to think of it, I recall the head of an Albanian refugee, chopped neatly off when the Americans, ever so accidentally, bombed a refugee convoy in Kosovo in 1999 which they thought was a Serb military unit. His head lay in the long grass, bearded, eyes open, severed as if by a Tudor executioner. Months later, I learned his name and talked to the girl who was hit by the severed head during the US air strike and who laid the head reverently in the grass where I found it. Nato, of course, did not apologise to the family. Nor to the girl. No one says sorry after war. No one acknowledges the truth of it. No one shows you what we see. Which is how our leaders and our betters persuade us – still – to go to war.

http://www.robert-fisk.com

http://www.robert-fisk.com/articles164.htm




permalink | inviato da il 11/3/2003 alle 23:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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