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23 febbraio 2003

Impero. E se destra e sinistra si scambiassero le parti?

Uno dei modi più recenti per reagire alla prepotenza imperiale è il nazionalismo. Ora, una delle cose che mi lascia piu' perplesso, pur nell'istintivo simpatizzare per disobbedienti, neo-anarchici e neo-comunisti, è il dubbio: in Europa, è Chirac, uomo di destra, insidiato da Le Pen, ad aver guidato l'Europa anti-guerra. Cosa succederebbe se in Germania, tra 2-3 anni, fosse un governo di destra a guidare un movimento anti-americano? E se in Italia, localismo leghista e neofascismo deluso dalle promesse forzitaliote facessero fronte comune contro tutto ciò che si oppone ad un'idea razziale, ultranazionalistica, anacronistica ma ugualmente temibile di Europa ?

 Certo, dopo l'11 Settembre 2001 gli Stati Uniti d'America appaiono meno come nazione guida di un'idea liberal della politica globale e mondiale. Certo, la vittoria elettorale di Bush ha portato al potere un gruppo dirigente americano che ha spostato l'asse del concetto di guerra dissuasiva verso quello di guerra preventiva. Certo in Israele la vittoria della destra di Sharon ha peggiorato i già difficili rapporti tra Europei e Israeliani, almeno 'a sinistra'.

Ma se un domani, 2-3 anni, un'Europa xenofoba e razzista, autoctona ed economicamente potente, dovesse cercare lo scontro con un 'Occidente' Inglese e Americano ritornati democratici e riconoscibilmente liberal... non è questo il vero spettro che dovremmo fronteggiare, se l'utopia antagonista dovesse oggi prevalere? Perchè a questo temibile processo finirebbe per contribuire, al di là dei buoni propositi, e dei sentimenti contrastanti e pur legittimi di questi giorni....




permalink | inviato da il 23/2/2003 alle 3:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 febbraio 2003

Imperi

L'idea che mi sono fatto io degli Imperi nella Storia, è che si sono tutti basati principalmente sulla concentrazione in poche mani di un enorme potere economico e militare: Egitto, Babilonia, Persia, India, Cina, Impero Romano, Impero Islamico, Sacro Romano Impero, Impero Austriaco, 3° Reich... Impero Americano...

E' sbagliato credo attribuire alla 'natura imperiale' dei meriti, come ad esempio la comune cittadinanza, la diffusione della cultura, delle scienze, dei saperi, il movimento e l'interazione tra popoli di lingua e religione differenti: l'Impero ha certamente creato le basi perchè questo avvenisse, ma non certo gli Arabi, in quanto imperialisti, erano diffusori di cultura, ma i persiani, gi egiziani, gli ebrei, i pakistani ecc. che potendosi muovere in un'area comune hanno per esempio riportato in Europa le antiche filosofie e scritture e sapienze. Così come l'Impero Asburgico è crollato proprio in funzione della sua natura militarista e razzista, quando al suo interno, e nonostante quello, si muovevano culture ricche e diverse, dall'italiana, all'ungherese, alla polacca, alla boema, e, come scrivono in molti libri
Joseph Roth o Mario Rigoni Stern, il 'cittadino' austriaco si sentiva parte di un vasto e pacifico e libero universo al cui crollo sono seguiti solo sgomento e impoverimento a vari livelli, non solo materiali.

D'altra parte proprio la storia di Israele e del Popolo Ebraico, in particolare all'epoca dell'Impero Romano (l'equivalente celtico è poco noto perchè i Romani si sono preoccupati di distruggerne e cancellarne accuratamente quasi ogni traccia), dimostra quanto sia difficile 'resistere' a un Impero.

Giuseppe Flavio ci ha tramandato molto bene quali terribili contraddizioni ponga il collocarsi come risoluti avversari di in Impero. Ne vale la pena? Ne è valsa la pena? La diaspora bimillenaria ebraica, col finale della Shoah e delle attuali inestricabili contraddizioni del 'nuovo' Israele ripropongono la domanda. Qui siamo tutti oggi fermi.

Il Grande Israele degli Ebrei perchè non puo' essere il Mondo?

Gli Stati Uniti del Mondo non sono forse la speranza messianica, da Abramo in qua?

Puo' esistere qualcosa che assomiglia ad un Impero, ma è invece una Globale Democratica Comunità?

Il rivoluzionario e passionale Rousseau, pensava che comunque la Repubblica che lui sognava avrebbe 'anche' dovuto difendersi, nei termini in cui lo sta' facendo l'Occidente a guida USA. E' modificabile tutto ciò? E' auspicabile?

Ultima domanda (!)

Se ci poniamo in un'ottica anti-imperiale, quali prospettive abbiamo per immaginare qualcosa d'altro che non sia la riproposizione del fallito modello rivoluzionario marxista-leninista-stalinista o del fondamentalismo religioso?




permalink | inviato da il 19/2/2003 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 febbraio 2003

Civis Romanus sum

Scrive Foglia in Guerra e Pace
QUOTE
Adesso non ci sono più potenze, poiché ce n’è una sola. Siamo entrati nell’era dell’Impero degli Stati Uniti d’America. Questa è una guerra per il dominio mondiale...
Buona giornata a tutti
foglia


Ecco, ma di questo Impero Americano, ci sentiamo siamo, chiediamo di essere CITTADINI o AVVERSARI ????

L'Impero Romano era avversato da molti, ma almeno concedeva a tutti la CITTADINANZA: "Civis Romanus sum!"

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CIVIS ROMANUS SUM

Cicerone, Actio in Verrem (1) (II, V, 162-163)

Cicerone, scrittore latino, vissuto nel I secolo a.C. scrisse numerose opere, fra cui "Actiones in Verrem" da cui è tratto il testo "Civis romanus sum", in cui si esalta la condizione di civis. A Roma lo status di civis permetteva di avere un certo numero di diritti e si basava sulla libertà dell’individuo. In questo brano, Cicerone, rimasto fortemente colpito dinanzi al supplizio cui Verre, governatore della Sicilia, aveva sottoposto Gavio, cittadino romano, denuncia questo abuso.

Portato in mezzo alla Piazza di Messina e seviziato sotto gli occhi di tutti, Gavio implora inutilmente i suoi giustizieri di liberarlo, invocando la sua appartenenza alla civitas romana. Ma più implora e cerca di affermare i suoi diritti, più aumenta il numero delle bastonate. Cicerone accusa Verre non solo di avere agito ingiustamente contro un cittadino romano, ma anche di avere ignorato i suoi doveri di magistrato, atti a garantire l’incolumità per i cittadini romani. È evidente inoltre la grande fiducia che il cittadino romano nutre nei confronti della legge, nata per assicurare i suoi diritti in ogni parte dell'Impero. Come conclusione al proprio discorso, Cicerone invoca la libertà, in quanto diritto e applicazione della legge romana, in particolare di quel tipo di leggi che garantiscono il cittadino contro i soprusi.

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civis Romanus sum,

"ich bin ein römischer Bürger".

Mit diesen Worten entzog sich ein römischer Bürger im Ausland der fremden Gerichtsbarkeit;

z. B. auch Paulus

Apostelgeschichte 16, 37 - 40; 22, 25 - 29.

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user posted image

As a free man, I take pride in the words, "Ich bin ein Berliner"

http://www.radicali3000.net , antiproibizionisti su tutto



President John F. Kennedy - June 26, 1963

I am proud to come to this city as the guest of your distinguished Mayor, who has symbolized throughout the world the fighting spirit of West Berlin. And I am proud to visit the Federal Republic with your distinguished Chancellor who for so many years has committed Germany to democracy and freedom and progress, and to come here in the company of my fellow American, General Clay, who has been in this city during its great moments of crisis and will come again if ever needed.

Two thousand years ago the proudest boast was "civis Romanus sum." Today, in the world of freedom, the proudest boast is "Ich bin ein Berliner."

I appreciate my interpreter translating my German!

There are many people in the world who really don't understand, or say they don't, what is the great issue between the free world and the Communist world. Let them come to Berlin. There are some who say that communism is the wave of the future. Let them come to Berlin. And there are some who say in Europe and elsewhere we can work with the Communists. Let them come to Berlin. And there are even a few who say that it is true that communism is an evil system, but it permits us to make economic progress. Lass' sie nach Berlin kommen. Let them come to Berlin.

Freedom has many difficulties and democracy is not perfect, but we have never had to put a wall up to keep our people in, to prevent them from leaving us. I want to say, on behalf of my countrymen, who live many miles away on the other side of the Atlantic, who are far distant from you, that they take the greatest pride that they have been able to share with you, even from a distance, the story of the last 18 years. I know of no town, no city, that has been besieged for 18 years that still lives with the vitality and the force, and the hope and the determination of the city of West Berlin. While the wall is the most obvious and vivid demonstration of the failures of the Communist system, for all the world to see, we take no satisfaction in it, for it is, as your Mayor has said, an offense not only against history but an offense against humanity, separating families, dividing husbands and wives and brothers and sisters, and dividing a people who wish to be joined together.

What is true of this city is true of Germany--real, lasting peace in Europe can never be assured as long as one German out of four is denied the elementary right of free men, and that is to make a free choice. In 18 years of peace and good faith, this generation of Germans has earned the right to be free, including the right to unite their families and their nation in lasting peace, with good will to all people. You live in a defended island of freedom, but your life is part of the main. So let me ask you as I close, to lift your eyes beyond the dangers of today, to the hopes of tomorrow, beyond the freedom merely of this city of Berlin, or your country of Germany, to the advance of freedom everywhere, beyond the wall to the day of peace with justice, beyond yourselves and ourselves to all mankind.

Freedom is indivisible, and when one man is enslaved, all are not free. When all are free, then we can look forward to that day when this city will be joined as one and this country and this great Continent of Europe in a peaceful and hopeful globe. When that day finally comes, as it will, the people of West Berlin can take sober satisfaction in the fact that they were in the front lines for almost two decades.

All free men, wherever they may live, are citizens of Berlin, and, therefore, as a free man, I take pride in the words "Ich bin ein Berliner."




permalink | inviato da il 18/2/2003 alle 13:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 febbraio 2003

il nostro essere sempre altri e altrove

In passato veniva spesso ripetuta una formula, per esempio a proposito di 'handicap': Noi e Gli Altri

Però:
se si parla di Americani... noi siamo ... gli altri
se si parla di Europei... noi siamo... gli altri
se si parla di Italiani... noi siamo ... gli altri
se si parla di Occidente... noi siamo ... gli altri
se si parla di Globalizzazione... noi siamo ... gli altri
se si parla di Israele... noi siamo ... gli altri
se si parla di Nord del Mondo... noi siamo ... gli altri
se si parla di Sinistra... noi siamo ... gli altri

mai noi stessi, sempre... noi siamo ... gli altri

è come se la Storia d'Italia, finita nel 1945, o quella d'Europa, finita nel 1918, o quella del Comunismo, finita nel 1990... ci avessero per sempre tolto la capacità ma anche il desiderio di identificarci in alcunchè, che non sia 'altro', diverso, 'contro'.

siamo perennemente abitanti del Paese di Utopia.

ci sarà la guerra? ... noi siamo ... gli altri ... e dunque non ci interessa sapere come verrà condotta, cosa succederà a noi e a loro, se ci sono modi per sopravvivere, o prospettive per il dopo... noi siamo ... gli altri, altrove... la guerra l'avranno fatta gli altri, altrove.... nel bene e nel male... noi che c'entriamo?

non ci sarà la guerra? ... noi siamo ... gli altri... e dunque indifferenti a ciò che questo significherà in concreto, per il Medio Oriente, o l'Estremo Oriente, l'Africa, il Sud America o l'Occidente... perchè... noi siamo ... gli altri, altrove.... e essere altro da questa guerra annunciata sarà motivo di trionfo e di rinnovate speranze.... di poter rimanere altrove... altri... e dunque... scusate....

irresponsabili, non responsabili, dissociati dal Mondo e dalle sue Quotidianità...

certo essere o dichiararsi 'qualcuno', 'per qualcosa' è fuori moda, politicamente scorretto nell'Era Post-Ideologica... naturalmente 'Post' solo per noi, perchè ... noi siamo ... gli altri




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