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29 gennaio 2008

Marco Pannella: Marcia su Roma e la legalità è totalmente negata

Roma, 27 gennaio 2008

PANNELLA: LA JATTANZA BERLUSCONIANA INDICE UNA NUOVA MARCIA SU ROMA CON MILIONI DI CONVOCATI TELEVISIVI, CONTANDO SU UN’ITALIA DI NUOVO “GOVERNATA” DA UN VITTORIO EMANUELE III E UN GOVERNO FACTA, E ACCORRONO I VESCOVI CONTRO-CONCILIARI DELLA CEI CHE ORDINANO: GOVERNO DI SCOPO ANTIMAGGIORITARIO; CIOE’ LEGGE “PORCELLUM” O DINTORNI, E LEGGE ACERBO SUBITO.

CONTEMPORANEAMENTE, OLTRE AD UNA NUOVA OPERAZIONE MILITAR-CAMIONISTICA PER METTERE IN GINOCCHIO IL PAESE, CON CAPPELLANI AL SEGUITO, PER ORA SOLO IL PARTITO RADICALE ORGANIZZA ANCHE PER L’ITALIA IL SUO PRIMO “SATYAGRAHA MONDIALE”, ALTERNATIVA… A VENTOTENE E/O CAMPO DE’ FIORI.

Notizie Radicali di oggi, lunedì 28 gennaio, pubblica il seguente intervento di Marco Pannella (si prega di citare la fonte. Grazie).

“Le demenziali minacce di Silvio Berlusconi ( oggi quella di una marcia su Roma di milioni di persone ove il Capo dello Stato non cedesse al ricatto di sciogliere immediatamente le Camere, e di indire “elezioni” con una Legge “Acerbo” - 1923) non vanno più assolutamente tollerate.

Il Signore sembra ritenere che al Quirinale vi sia un altro Vittorio Emanuele III e un Facta collettivo al Governo.

La tempra morale dell’oligarchia al potere che, pressoché unanime, ha di recente “nominato” un Senato della Repubblica opposto a quello legittimamente eletto, e’ in effetti vicina per molti aspetti a quella dell’Italia del 1922, oggi prodotto di un regime fondato sul furto e la dissipazione di legalità e di moralità che sommerge l’Italia con valanghe di spazzatura fascista, comunista, contro-conciliare, rottamata con il danaro tolto ad un popolo immiserito, avendolo indebitato, ipotecato, in modo insostenibile, per generazioni e generazioni italiane.

Il Signore suddetto ha d’altra parte già compiuto esperimenti probanti: ha mostrato di potere, con l’uso militare, cileno dei camionisti, paralizzare in un baleno la vita del Paese e ha cadaveri nell’armadio, suoi o ereditati dal migliore piduismo del secolo scorso.

Tutto questo grazie (o malgrado?) a un Parlamento che ha dato alla Camera una forte maggioranza al Governo, e un Senato dove solo la piu’ oscena convergenza della maggioranza che ha a suo tempo espresso le massime autorità dello Stato con la minoranza di allora e di oggi, ha potuto inchiodarlo ad una operazione di alto tradimento della Costituzione, della legalità, della democrazia.

Silvio Berlusconi e i suoi comunisti – oggi – sanno benissimo che questo Parlamento potrebbe in brevissimo tempo, in poche settimane, esprimere una saldissima maggioranza di almeno il 70% a sostengo di un Governo di radicalità riformatrice, quale auspicata ormai da quasi tutte le istituzioni economiche internazionali e da forze storiche italiane liberaldemocratiche, ieri contrapposte, oggi le migliori espressioni della storia moderata, radicale, socialista e comunista, del nostro Paese.

La jattanza di Berlusconi è oggi sostenuta da fascine sfasciate di residuati senz’anima del fallimento del regime partitocratrico, e dal “nuovo” sfascismo populista e antiliberale che si aggrega, come un tempo, con il percorso “da Sinistra a Destra”.

Se di già fossimo a questo punto, e Berlusconi avesse ragione nell’analisi della situazione, non attenderemmo d’esser incarcerati o arsi. Abbiamo preparato per il 2008 il primo “Grande Satyagraha mondiale per la Pace, la Giustizia e la Libertà.

L’alternativa al talibanismo sfascista vivrà e sarà rilanciato dalla resistenza organizzata nel e dal Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito: Federalista con quattro nomi iscritti sulle sue bandiere: Gandhi, certo. Ma ancora: Martin Luther King, Karl Popper ed Emanuele Kant.

Due follie sono e saranno così a confronto: quella che passa attraverso lo scioglimento (Concordato!!!) delle Camere e vecchie elezioni (1923/24); e quella oggi rinata che vide la luce con l’Europa occupata per metà dal nazismo e per l’altra metà dal comunismo e due carcerati a Ventotene, che – come Ciro il Grande – furono costruttori di nuovi Stati costruiti con le rovine dei precedenti: la patria europea con l’esplicito annuncio della patria planetaria, quella che intanto già comincia a vagire, mettendo ora in mora lo Stato-Caino, avendo di già creato l’embrione della giurisdizione planetaria, oggi in grave sofferenza, ma finalmente diagnosticabile, malgrado i crociati vaticani della Legge 40”.

P.S.: Leggiamo ora che la C.E. (Controconciliare) I. “auspica” un “Governo di scopo antimaggioritario” … Comprensibilmente si sono così autoinvitati alle consultazioni del Capo dello Stato, per sostituire anche formalmente, i radicali assenti per “non collaborazione”, primo gradino del percorso della nonviolenza contro il “pericolo Facta” in vista della Marcia su Roma di milioni di… squadristi berluscones :-).


Roma, 27 gennaio 2008

PANNELLA SU TG1, FERRARA, GARANTE, PARTITO RAI

Dichiarazione di Marco Pannella

Pannella: la legalità è totalmente negata. Oltre che milioni di squadristi, si annunciano una quarantina di quadrumviri…

Con la lunga intervista a Giuliano Ferrara in apertura del Tg1 delle ore 20 (Il video di Ferrara al Tg1), subito dopo l’intervista a Berlusconi, c’è semplicemente da chiedersi se l’ipotesi di una Marcia su Roma di milioni di persone, di un’alleanza torbida oltre che anti-istituzionale e anti-costituzionale, sia sul punto di esplodere.

La legalità è totalmente negata e con jattanza, oltre che milioni di squadristi, si annunciano una quarantina - non più quattro - di quadrumviri. L’Autorità garante e il partito Rai Tv garantiscono la stessa composizione della maggioranza del periodo 1922 - 1924 - 1929 e seguenti, fino a Salò.

4 giugno 2007

Partito Democratico o 'network spionistico' ?

lunedì 4 giugno 2007

Il network spionistico sa essere il virus e il terapeuta della malattia del sistema politico italiano

Dopo l'articolo di ieri a firma Eugenio Scalfari (La maionese impazzita, per insufficienza di razionalità), qualcuno a Repubblica.it si deve essere accorto di talune impercettibili contraddizioni, ed ecco che, con un brusco rilancio al rialzo del già incandescente gioco politico italiano, spunta il network spionistico, che sa essere il virus e il terapeuta della malattia del sistema politico italiano, a firma Giuseppe d'Avanzo (Una nuova P2 ricatta la politica debole), tutto da leggere, impossibile da sintetizzare o condensare:

http://www.repubblica.it/2007/06

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Dietro l'affare Visco-Speciale c'è il prepotente riemergere di un ramificato potere occulto
L'errore del viceministro: non rendere pubbliche le ragioni dei cambi voluti a Milano

di GIUSEPPE D'AVANZO

Una nuova P2 ricatta la politica debole

Non è una buona cosa maneggiare l'affare Visco/Speciale come una baruffa tra due caratteri autoritari e spicciativi, e non come un conflitto tra istituzioni che annuncia un ben altro sismo, più violento e dagli esiti imprevedibili. Un'analisi senza profondità, tempo e memoria di questo "pasticciaccio" impedisce di scorgere l'autentico focus della crisi che sta incubando: il ritorno sul "mercato della politica" degli interessi di quell'"agglomerato oscuro" che si è andato costituendo all'ombra del governo Berlusconi e nella spensierata indifferenza o sottovalutazione dei leader del centro-sinistra, Prodi, D'Alema, Rutelli in testa.

Si può dire che quel che fa capolino con l'offensiva del generale è una varietà modernizzata della loggia P2. La si può definire così, una P2, soltanto per semplificazione evocativa anche se il segno caratteristico di questa consorteria non è l'affiliazione alla massoneria (anche se massoni vi abitano), ma la pervasività - sotterranea, irresponsabile, incontrollata, trasversale - del suo potere di pressione, di condizionamento, di ricatto.

E' necessario cominciare da Visco. I passi stortissimi del comandante generale della Guardia di Finanza non possono lasciare in ombra gli errori del viceministro, che sono gravi. Non è in discussione la limpidezza morale di Vincenzo Visco, ma l'efficacia delle sue mosse e soprattutto la coerenza delle sue iniziative con la strategia del governo di cui è parte. Il primo errore del viceministro è di non rendere trasparenti le ragioni dell'urgenza di cambiare aria nelle stanze del comando della Guardia di Finanza in Lombardia, di non farne una questione pubblica.

Visco cede alla tentazione di avviare, come si legge in una lucida analisi del Sole-24 Ore, "un rozzo spoils system nei confronti di personale militare ritenuto troppo vicino alla gestione politica precedente". Che in Lombardia, la Guardia di Finanza sia stata molto prossima e a volte subalterna alle volontà del ministro dell'Economia uscente, Giulio Tremonti - e che ancora oggi possa esserlo - è fatto noto dentro la Guardia di Finanza e nella magistratura, ma Visco tira per la sua strada in silenzio e al coperto, con un altro passo falso. "Anziché stare alla larga da diatribe annose e poco misurabili", pensa "di utilizzare un gruppo contro un altro, senza calcolare modi, conseguenze e nemmeno la forza di chi gli sarebbe potuto rivoltare contro" (ancora il Sole-24 Ore).

Tatticamente difettosa, l'iniziativa di Visco ha un altro deficit. Non è politicamente omogenea alle scelte del governo che ha deciso di stringere, contrariamente a quel che crede Visco, un patto di compromissione, un'intesa, un patto di non-aggressione, chiamatelo come volete, proprio con quel network di potere, di cui il generale Roberto Speciale è soltanto uno degli attori, e nemmeno il maggiore.

Di quel network di potere occulto e trasversale, ormai si sa o si dovrebbe sapere. E' un "apparato" legale/clandestino deforme, scandaloso, ma del tutto "visibile". Nasce con la connessione abusiva dello spionaggio militare con diverse branche dell'investigazione, soprattutto l'intelligence business, della Guardia di Finanza; con agenzie di investigazione che lavorano in outsourcing; con la Security privata di grandi aziende come Telecom, dove esiste una "control room" e una "struttura S2OC" "capace di fare qualsiasi cosa, anche intercettazioni vocali: può entrare in tutti i sistemi, gestirli, eventualmente dirottare le conversazioni su utenze in uso, con la possibilità di cancellarne la traccia senza essere specificatamente autorizzato".

Quel che combina questo "mostro", che dovrebbe preoccupare chi ha a cuore la qualità della democrazia italiana, si sa. Qualche esempio. Dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, pianifica operazioni - "anche cruente" - contro i presunti "nemici" del neopresidente del Consiglio. Durante la legislatura 2001/2006 raccoglie, "con cadenza semestrale", informazioni in Europa su presunti finanziamenti dei Democratici di Sinistra. E' il "dossier Oak" (Quercia), alto una spanna, denso di conti correnti, bonifici, addirittura con i nomi e i cognomi di presunti "riciclatori" e "teste di legno" dei finanziamenti occulti dei Ds che fanno capo ai leader del partito. Prima della campagna elettorale del 2006, l'apparato legale/clandestino programma e realizza una campagna di discredito contro Romano Prodi.

Sarebbe un errore, però, considerare il network "al servizio" del centrodestra. Quell'apparato legale/clandestino, a cavallo tra due legislature, si è "autonomizzato", si è "privatizzato", è autoreferenziale. Raccoglie e gestisce informazioni in proprio. Vere, false non importa: sono qualifiche fluide - il vero e il falso - nella "mediatizzazione della politica dove ogni azione politica si svolge all'interno dello spazio mediale e dipende in larga misura dalla voce dei media". A questa variante moderna di P2 è sufficiente amministrare, saggiamente, la cecità e le nevrosi delle power élite, angosciate dalle mosse degli alleati; spaventate dai complotti possibili, probabili, prossimi.

Con accorta disciplina, il network spionistico sa essere il virus e il terapeuta della malattia del sistema politico italiano che impedisce, all'uno come all'altro schieramento, di riconoscersi la legittimità (morale prima che politica) di governare. Alimenta così la sindrome di Berlusconi consegnandogli dossier sul complotto mediatico-giudiziario. La cura con una pianificazione di annientamento dei presunti complottardi. Eccita il "complesso berlusconiano" della sinistra e lenisce quello stato psicoemotivo, prima che politico, con informazioni sulle mosse vere o presunte del temuto spauracchio.

Quanto più il conflitto pubblico precipita oscurandosi in un sottosuolo, dove poteri frantumati, deboli, nevrotici tentano di rafforzarsi o difendersi; tanto più il network è in grado di essere il custode dell'opaca natura del potere italiano o il giocatore in più che può favorire la vittoria nella contesa.

La minaccia di questa presenza abusiva e minacciosa nel "mercato della politica", alla vigilia delle elezioni del 2006, sembra chiara al centrosinistra. C'è chi esplicitamente, con grande scandalo e dopo anni di distratto silenzio, avverte che "sono tornati i tempi della P2" e chi, più lucidamente, ragiona sul quel che è accaduto e sul da farsi. Preoccupato da una realtà che ha consentito di "sviluppare un agglomerato oscuro fatto di agenzie di investigazione e polizie private in combutta con infedeli servitori dello Stato che si muove in una logica di ricatto", trova "lo spettacolo spaventoso" e promette che "il nuovo governo solleciterà il Parlamento a indagare, accertare, comprendere cosa è accaduto". (Marco Minniti, oggi viceministro agli Interni).

In realtà, il governo Prodi appena insediato muove in tutt'altra direzione. Preferisce guardare altrove, incapace di prendere atto dell'infezione, in apparenza impotente a comprenderne il pericolo, addirittura impedito a programmare il necessario lavoro di bonifica. Quel che appare al vertice del network, il direttore del Sismi Nicolò Pollari, incappa nelle indagini della procura di Milano per il sequestro di un cittadino egiziano.

L'inchiesta mostra le connessioni del network e dimostra la sua attività di dossieraggio illegale. Incrociata con i risultati dell'istruttoria Telecom, offre una scena così inquietante per la qualità della nostra democrazia che dovrebbe convincere il governo a darsi da fare in fretta, a rimuovere, rinnovare, risanare; a chiedere al Parlamento - appunto - di "accertare e comprendere". Accade il contrario. Il sequestro del cittadino egiziano è protetto da un segreto di Stato che nemmeno Berlusconi e Gianni Letta hanno mai proposto alla magistratura milanese. Di più, per dare un minimo di credibilità alla sorprendente iniziativa, l'esecutivo non esita ad accusare dinanzi alla Corte Costituzionale di illegalismo la procura di Milano. Un altro segreto di Stato va a coprire gli avvenimenti che hanno accompagnato la missione in Iraq di Nicola Calipari, salvo poi chiedere a Washington "verità e giustizia".

Che si voglia tutelare, anche nella nuova stagione politica, il passato, i traffici e la fortuna dei protagonisti di quel network è ancora più chiaro quando si procede alla sostituzione dei vertici dell'intelligence. L'ammiraglio Bruno Branciforte va al Sismi senza alcuna delega in bianco o margini operativi e decisionali. Viene consegnato a un imbarazzante stato di impotenza. In sei mesi, per vincoli politici, non ha avuto la possibilità di rimuovere nemmeno un dirigente. Lo staff, i direttori centrali e periferici, il potentissimo capo del personale sono gli stessi dell'éra Pollari.

Ad alcuni degli uomini più fidati del generale uscente è stato consigliato di fare un accorto passo laterale diventando gli uomini forti e ascoltati del ministero della Difesa. Al Sisde il nuovo capo, Franco Gabrielli, ammette addirittura davanti al Parlamento che "così com'è, il servizio interno non può svolgere appieno un efficace compito di prevenzione". E tuttavia non riesce a incuriosire il ministro dell'Interno che, in sei mesi, non ha ancora trovato il tempo e il modo di riceverlo.

Se i "nuovi" hanno difficoltà a fare il loro lavoro, i "vecchi" possono ampliare - al contrario - il loro margine di manovra e i "punti di appoggio". Pollari è oggi consulente di Palazzo Chigi; il suo fidatissimo braccio destro, che con spavalderia minacciosa si è detto dinanzi al Parlamento "di sinistra" e prodiano, è addirittura al "Personale" della Difesa mentre il generale Emilio Spaziante, l'operativo di Pollari nella Guardia di Finanza di Roberto Speciale, è il numero due al Cesis, la struttura che fa da link tra la presidenza del Consiglio e l'intelligence militare e civile, una poltrona che, nel 2001, già fu di buon auspicio per Nicolò Pollari che da lì partì alla conquista della direzione del Sismi.

Il governo di centro-sinistra ha preferito chiudere un accordo di non-aggressione con quel network che, soltanto alla vigilia delle elezioni, appariva all'opposizione di ieri "spaventoso", "oscuro". Un'intesa cinica, realista che avrebbe anche potuto resistere se la parabola dell'esecutivo avesse dimostrato di poter durare a lungo; se la forza del governo avesse dimostrato, in questo suo primo anno, di essere adeguatamente salda e autosufficiente per poter affrontare l'intero ciclo quinquennale della legislatura.

Ai primi scricchiolii di popolarità e consenso, ai primi segnali di debolezza politica interna, il network è ritornato a muoversi con tutta la sua pericolosità
. Le minacce del generale Roberto Speciale ne sono una eloquente testimonianza. "So io che fare", ha detto ieri al Corriere della Sera. La congiuntura politica, la debolezza e le divisioni della maggioranza, qualche appuntamento di carattere giudiziario non inducono all'ottimismo e lasciano pensare che il peggio debba ancora venire, altro che il match Visco/Speciale.

Dunque. Ancora poche settimane e nel frullatore politico-mediatico entreranno le migliaia di intercettazioni telefoniche raccolte nell'inchiesta Antoveneta/Bnl. Un breve saggio di quanto possano essere esplosive lo si è già avuto nel 2006 con la pubblicazione della conversazione tra Gianni Consorte (Unipol) e il segretario dei Ds, Piero Fassino. Ma in quelle intercettazioni si sa, per dirne una, che si ascolta la voce dei maggiori leader del centro-sinistra, a cominciare da Massimo D'Alema e del suo collaboratore più affidabile, il senatore Nicola Latorre.

A incupire la scena, la preoccupazione che le intercettazioni legali possano incrociarsi con gli ascolti abusivi e le indagini illegali della Security Telecom. Per quel che se ne sa, è stato trovato soltanto un dvd con migliaia di dossier, nella disponibilità di un investigatore privato che lavorava per la società di telecomunicazioni (o per lo meno per gli uomini della sua sicurezza). Nessuno è in grado di escludere, a Milano come a Roma, che quel dvd sia soltanto una parte dell'archivio segreto. Mentre non c'è dubbio che anche la più irrilevante briciola di quelle informazioni, raccolte illegalmente, sia oggi nella disponibilità dell'"agglomerato oscuro". Che avrà il modo e l'occasione di giocare una nuova partita e qualche asso.

I tempi sono favorevoli. Le anomalie, i vizi, gli sprechi della politica italiana hanno scavato un solco tra il Paese e il Palazzo mettendo in moto, per dirla con le parole di Massimo D'Alema, "una crisi di credibilità della politica che tornerà a stravolgere l'Italia con sentimenti come quelli che, negli anni novanta, segnarono la fine della Prima Repubblica". La storia ci insegna che una democrazia fragile e largamente screditata può sopravvivere anche molto a lungo, grazie ai sui meccanismi di autotutela, soltanto però "in assenza di eventi traumatici "esterni" che la facciano crollare".

Ora tutta la questione è in questa eventualità. Non c'è dubbio che il network oscuro sia in grado di creare, anche artificialmente, un evento "traumatico" esterno. I dossier - veri o falsi, non importa - raccolti negli anni del governo Berlusconi dall'apparato legale/clandestino di spionaggio possono di certo esserlo. Se si guarda a come si è mosso, contro Vincenzo Visco, il generale Roberto Speciale, sembra di poter dire che in giro ci sia anche la volontà di farlo, la determinazione senza tentennamenti.

Il comandante della Guardia di Finanza ha tentato, infatti, di "giudiziarizzare" il braccio di ferro con il viceministro, di alimentare con la sua testimonianza (aggiustata per l'occasione) un'indagine penale e, sotto l'ombrello dell'inchiesta, mettere in circolo veleni, notizie mezze vere e mezze false o del tutto manipolate, capaci di "travolgere il Paese con i sentimenti degli anni novanta". Può essere stato soltanto un piccolo accenno di quanto accadrà di qui a dieci giorni. Sapremo presto quali iniziative intende muovere, quest'altra P2 - simile, ma non uguale a quella che abbiamo conosciuta - e quale forza di dissuasione o di compromesso è in grado di opporre il sistema politico.


(4 giugno 2007)




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13 maggio 2007

Non siamo ghibellini. Ma sentiamo che forze potenti ci spingono a diventarlo...

Il Vaticano e le diocesi italiane stanno assordando da anni gli italiani

Se Pezzotta - come ci ostiniamo a sperare per lui - è un uomo di buona fede, dovrebbe aver passato una pessima nottata nel constatare che i suoi sforzi sono stati ridicolizzati dalla realtà. Oppure - se si rallegrerà per quanto è accaduto - dovremo concludere che ha tentato di prendere in giro gli italiani che la pensano diversamente dalle piazzate berlusconiane.

Che Pezzotta sia un ingenuo si può anche concedere, ma sono altrettanto ingenui i vescovi della Conferenza episcopale? E il papa che anche dal Brasile ha seguito con attenta intenzione la manifestazione romana? (Apprendo ora dal telegiornale che Pezzotta con aria felice ha detto: "Il papa sarà contento di questa giornata". Tanto ingenuo dunque non è).

In realtà il Vaticano e le diocesi italiane stanno assordando da anni gli italiani con lo sventolio dei loro interessi e dei valori usati per ricoprirli. Hanno trasformato la Chiesa italiana nella più potente delle "lobby". Hanno voluto il raduno di Roma per mettere in scena una prova di forza politica e muscolare. Hanno attinto a piene mani ai fondi provenienti dall'8 per mille versato nelle loro casse dallo Stato italiano. Stanno risuscitando il clericalismo e l'anticlericalismo. Sono entrati a gamba tesa nell'agone politico a dispetto della lettera e dello spirito del Concordato.

Questo è accaduto ieri. Non vorremmo usare parole gravi ma la giornata di ieri ha indebolito la democrazia italiana. Non perché tanta gente si sia riunita per far sentire la sua adesione ai valori e agli interessi delle famiglie; ma perché quella stessa gente è stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia tra loro. Trono e altare, come ai vecchi tempi.
Vengono in mente i farisei denunciati da Gesù come sepolcri imbiancati e viene in mente anche la biografia privata di molti capi della destra a cominciare dal suo leader massimo.

Ho già detto: non siamo ghibellini. Ma sentiamo che forze potenti ci spingono a diventarlo. Siamo contro chi volesse ridurre la Chiesa al silenzio, anche se non c'è nessuno che lo voglia. Ma siamo soprattutto contro chi sta riducendo al silenzio i laici e facendo a pezzi la laicità...

Resta l'accoppiata tra la Chiesa italiana e la destra, fragorosamente espressa da mesi e culminata nella giornata di ieri. Si spera che i leader del Partito democratico abbiano ascoltato con profitto e che almeno un briciolo di coraggio laico sia penetrato nelle loro menti.

Gesù di Nazareth rovesciò i tavoli dei mercanti e li scacciò a frustate dal Tempio. Gesù di Nazareth predicava la pace ma sapeva usare la spada quando fosse necessario.

Ha detto tante cose Gesù di Nazareth. Forse i laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di usarlo e non parli invece sempre di più con lingua biforcuta. Per vedere se il ritorno al nuovo temporalismo sia un fatto positivo o negativo per il sentimento religioso. Per vedere se i papisti di oggi lottino ancora affinché gli ultimi siano i primi. Infine per capire se i cammelli riescano a passare nella cruna dell'ago o se quella cruna non sia diventata una ampia autostrada dove i cammelli transitano al galoppo con tutto il carico delle loro ricche mercanzie.

Sì, bisognerebbe proprio farlo un raduno di massa su Gesù di Nazareth. Non credo che il trono e l'altare uniti insieme siano di suo gusto, figlio dell'Uomo o figlio di Dio che lo si voglia considerare.


http://www.repubblica.it/2007/05

EUGENIO SCALFARI




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10 aprile 2007

Terrorismo spray

"A preoccupare - come scrive nell'editoriale di stamane l'Avvenire - è il brodo di coltura" nel quale cresce questo "terrorismo spray". "Monsignor Bagnasco è diventato un bersaglio sensibile - scrive il quotidiano di ispirazione cattolica - ma è mai possibile che viviamo in un Paese così eccitato ed eccitabile, così isterico e intollerante?"

http://www.repubblica.it/

Vero che non si smette mai di stupirsi e di imparare, anche nuovi abbinamenti di parole....

TERRORISMO .... SPRAY ....

Meno male che c'è chi la mette sul semiserio !!! Ovvero antologialiberale :

PERCHÉ SIAMO FAVOREVOLI AI MATRIMONI TRA CATTOLICI


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Como, circa un anno fa:

Como: si spara anche sui writer
by ansia Friday, Mar. 31, 2006 at 1:10 AM    mail:

GIOVANE FERITO DA VIGILE A COMO,IN CONDIZIONI DISPERATE.

E' appesa a un filo la vita di Rumesh xxx, 19 anni, originario dello Sri Lanka, da sei anni residente a Como con la famiglia. Un proiettile gli ha trapassato il cranio, dall'orecchio sinistro alla fronte: in serata e' entrato in sala operatoria in neurochirurgia, ma i medici non sanno se riusciranno a operarlo. Le sue condizioni sono considerate disperate.
Il giovane era alla guida di una Fiat Bravo che oggi
pomeriggio a Como e' fuggita all'intimazione dell'alt di una
pattuglia in borghese della polizia locale, di quello speciale nucleo creato dal Comune per combattere, in particolare, i writers, gli imbrattatori di muri. Non aveva la patente, il ragazzo, ma soltanto il foglio rosa, ed e' forse solo per questo che ha scelto di scappare. In macchina prima, a piedi poi. Ma il secondo tentativo e' finito in maniera drammatica: uno dei vigili, 39 anni, padre di famiglia, ha esploso un colpo con la pistola d'ordinanza e lo ha colpito alla testa. L'agente ha detto che il colpo gli e' partito accidentalmente, ma i carabinieri e il magistrato di turno, Mariano Fadda, da ore stanno ascoltando i testimoni, che delineerebbero un quadro quantomeno differente. Tanto che non e' escluso che il pm possa
prendere qualche provvedimento gia' nelle prossime ore.
Da quanto e' stato possibile ricostruire, l'inseguimento e' nato mentre l'auto con i cinque ragazzi - oltre al cingalese, c'erano quattro comaschi - scendeva verso la citta' lungo la statale per Lecco. I vigili avrebbero notato a bordo un giovane denunciato tempo fa per imbrattamento e avrebbero quindi deciso di fermare l'auto. Il 19enne alla guida, pero', non si e' fermato, e ha proseguito verso Como. All'incrocio con via Briantea, tuttavia, la Bravo ha dovuto fermarsi per il traffico, ed e' stata bloccata dall'auto dei vigili, che si e' scontrata con la loro. Gli agenti hanno fatto scendere i cinque e li hanno allineati contro il muro di un casa, ma Rumesh ha cercato di fuggire. Ha fatto pochi metri ed e' stato colpito.
''Sono molto scosso dall'accaduto - ha commentato in serata il sindaco Stefano Bruni - e sono molto vicino a due ragazzi (ferito e sparatore, ndr) ai quali in ogni caso la vita oggi e' bruscamente cambiata. Il controllo della sicurezza dei cittadini e del territorio e' costellato di rischi. Non conosco ancora la dinamica precisa dei fatti, ma nel grande dispiacere per l'accaduto esprimo, a nome mio personale e del Comune che rappresento, pieno sostegno agli agenti che quotidianamente operano sul territorio nell'interesse generale della convivenza civile''.(ANSA).


http://italy.indymedia.org




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10 aprile 2007

L'Incudine dello Stato (della Chiesa?) e la Stella a Cinque Punte (delle br?)

E' ormai acquisito da tempo un fatto sconcertante, e preoccupante.

Se qualcuno esprime opinioni contrarie alle Sante Alleanze (intese come quelle per fronteggiare Scontri di Civiltà e Guerre Sante di Altre Religioni)

e, come successo a Vicenza un mese fa, manifesta per disarmare queste Alleanze mettendone in discussione la Santità

puntualmente arrivano scoperte di covi e arresti e volantini e via col vento, con il Timbro a Cinque Punte

Come dire: questa è la Linea del Piave, cari signori Cittadini, la state superando, e Vi considereremo come Stranieri, rei di Insurrezione e Banda Armata.

Lo stesso si sta ripetendo in queste settimane, in un campo diverso, ma che col primo ha qualche punto in comune, il Fondamentalismo, che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana non manca di utilizzare come Marchio da applicare a Infedeli, o fedeli di altre religioni, atei e dissenzienti,

Se Alti Prelati, addirittura l'intera Conferenza Episcopale Italiana, intervengono a BOLLARE come CONTRO NATURA, E DUNQUE BESTIALI, CONTRO RAGIONE E DUNQUE FOLLI i comportamenti e le scelte di chi non si riconosce nel concetto di 'natura' e di 'genere' dettato dalla cattolica dottrina,

se questi stessi Altri Prelati arrivano a PRESCRIVERE, ventilando pene che, in puro stile mafioso, non vengono rese esplicite, ma lasciate intendere, A CHI, CATTOLICO, PRATICA LA POLITICA, PROFESSIONAL,MENTE O MENO, SCELTE, COMPORTAMENTI, OBIEZIONI DI COSCIENZA E QUANT'ALTRO

tutto ciò si iscrive, in un Paese Laico e Democratico, nella piena LIBERTÀ' PER TUTTI I CITTADINI, E PER CIASCUN CITTADINO DI ESPRIMERE IL PROPRIO PENSIERO.

Ma se a questo punto qualcuno protesta, replica ad alta e pubblica voce che quelle prescrizioni in stile mafioso sono una VERGOGNA

ecco che ad un Alto Prelato viene affiancata una SCORTA, mentre un giovane presunto gay muore suicidato dal bullismo idiota, e criminale, ispirato proprio a quelle prescrizioni

e vengono evocate Leggi e Articoli di Legge, che parlano di VILIPENDIO CONTRO LA RELIGIONE... e norme affini e correlate

Ma non basta! A dare man forte all'ORDINE giungono puntuali i volantini e le scritte con il BOLLO DI STATO (in effetti molto simile a quello dei Monopoli), ovvero la solita STELLA A CINQUE PUNTE.

Per cui, adesso sappiamo che anche solo pensare che la Chiesa (C. A. R. ) NON sia LA fonte (unica, assoluta, rivelata da un dio) scientifica, filosofica, e nemmeno religiosa o di fede, per decidere cosa è e cosa non è 'naturale' o 'razionale'

ci espone all'accusa di Insurrezione Armata contro lo Stato...

Quale Stato ???????????

Ma quello della Chiesa, mi sembra ovvio

http://www.repubblica.it

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Da Religione e Legge, Vecchi Reati Ritornano...




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2 aprile 2007

Il processo di Cogne continua ad essere politico, mediatico e impietoso.

E' da anni che assistiamo ad un accanimento degno di miglior causa contro una donna che ha perso il suo bambino, colpevole solo di manifestare il suo dolore e di proclamare la sua innocenza.

Fino a prova contraria. Ma in ogni caso quel dolore e quella difesa dovrebbero essere rispettati, in un Paese civile "normale".

L'ira del presidente. Il presidente della Corte ha contestato il comportamento dell'imputata: "Non consento - ha detto il giudice - ad Annamaria Franzoni di stare nei servizi. La signora in aula ha fatto sempre quello che ha voluto, ha reso dichiarazioni e ha lanciato proclami. Questo non lo consento. Può stare dentro l'aula o fuori dall'aula, ma nei servizi no: ci sono ragioni di sicurezza. Io devo tenere la disciplina", ha detto il giudice alzando la voce per la prima volta dall'inizio del processo.

Annamaria non guarda le immagini del figlio. Parole a cui l'avvocato ha replicato: "Mi rendo conto che in questi cinque anni la signora può aver fatto di tutto - ha detto Paola Savio - ma non aveva mai assistito alle foto della testa massacrata di suo figlio". A questo punto Annamaria e il marito sono rientrati in aula sedendosi dietro lo schermo dove sono proseguite ad apparire le immagini del figlio ucciso. Annamaria tiene la testa tra le mani; suo marito siede al suo fianco, silenzioso, con le braccia conserte strette al corpo.


http://www.repubblica.it




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27 marzo 2007

Se non altro emerge con chiarezza che il processo di Cogne è (stato) fin dall'inizio politico e mediatico

Anche se, per chi ha memoria del tormentone di Porta a Porta, fin dal primo giorno, non pare fosse esattamente 'a difesa' di Anna Maria Franzoni.

Al contrario, fin dalle prime battute, il coro mediatico era tutto contro di lei, e in primo luogo gli 'esperti' criminologi e psichiatri che per mesi si sono prestati ad un indecente processo 'in diretta televisiva' (live, si direbbe oggi) orientato prevalentemente a 'incastrare' la presunta matricida, lasciando fin dall'inizio nessuno o pochissimo spazio a ipotesi alternative.

Per non parlare del forum "anti-Franzoni" aperto poco tempo dopo su La Stampa, zeppo di insulti, pseudo ricostruzioni sempre a danno della Franzoni, illazioni in puro stile da 'caccia alla strega' di turno.

è proprio contro il clan Franzoni, promotore di una massiccia operazione mediatica a difesa di Annamaria, che Corsi punta il dito: "Non vogliono ammettere neanche per un attimo che Annamaria sia disturbata perché sarebbe incrinata la sua immagine. Lei resisterà fino a quando esisterà intorno a lei il cordone della famiglia, del comitato e anche di giornalisti e di qualche rete televisiva, che continua a supportarla".

(26 marzo 2007

http://www.repubblica.it

«È stato un doppio processo, penale e mediatico», ha esordito subito Corsi

http://www.corriere.it

Anche il processo è stato anomalo: la difesa lo ha impostato come se si venisse dal nulla. Si è voluto un dibattimento pubblico per gridare la propria innocenza e per attaccare tutti, appoggiandosi a un avvocato forte e ben visibile anche fuori dell’aula».

( alla faccia del diritto dell'imputato di difendersi, e dell'essere ritenuto innocente, fino a prova contraria, prova di cui l'accusa è tuttora alla ricerca: Poi, cambia registro: «Se ci dicesse quale oggetto ha usato non esiterei a chiedere le “generiche”. Io propendo per un mestolo o un pentolino di rame. Come sosteneva sino a pochi mesi fa anche il professor Torre. Ad Annamaria avrei voluto domandare di quel pentolino di cui parla, nei primi giorni dell’inchiesta, con suo padre. Un oggetto con scanalature. Compatibile con le fratture e le ferite al capo di Sammy».)

http://www.lastampa.it




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25 gennaio 2007

Vitalizio Kz. Tagliato.

Tagliato l'assegno sociale di 450 euro al mese ai 150 sopravvissuti
che già percepiscono il vitalizio
Si chiama vitalizio Kz. Quelle due lettere stanno per
Konzentrationslager, i campi di concentramento dove durante la
Seconda guerra mondiale furono deportati 42 mila italiani, 33 mila i
prigionieri politici, 8.900 gli ebrei. Quel vitalizio Kz, 500 euro
circa al mese, è il risarcimento che con una legge del 1980 gli ex
deportati sono riusciti a ottenere dallo Stato: «Provvidenze a favore
di superstiti o loro familiari deportati in campo di sterminio
nazisti». Sottoponendosi a pesanti odissee burocratiche, perché
dimostrare che si è stati in luoghi come Auschwitz, Birkenau, Dachau,
trovare i documenti della Croce rossa o due testimoni viventi che
sono stati nello stesso lager non è stato facile.

E adesso lo stesso Stato che per mano del ministero del Tesoro
risarcisce con l'indennizzo ha deciso di togliere con l'altra,
attraverso l'Inps: equiparando il vitalizio a una pensione di guerra,
e quindi a un reddito, non eroga più la pensione sociale a chi lo
percepisce. «È moralmente molto grave che si trasformi il
risarcimento in un reddito, significa annullarlo» accusa Aldo Pavia,
presidente dell'Associazione nazionale ex deportati...

di Antonella Piperno su
http://www.panorama.it/italia/cronaca/articolo/ix1-A020001039788

presentato da http://italiasvegliati.ilcannocchiale.it




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30 aprile 2005

Quando la

... a meno a non voler credere alla bagattella che gli americani abbiano deliberatamente ucciso perché pedinavano quella sera i nostri agenti (chiunque sa che lo screening delle intercettazioni e delle immagini del satellite "random" è stato avviato soltanto in queste settimane per rendere più accorto il governo di Roma).

  • 1. la velocità alla quale procedeva l'auto: il satellite avrebbe accertato che l'intervallo di tempo fra i due momenti è risultato minore di tre secondi, il che equivale a una velocità dell'auto - secondo la ricostruzione - pari a oltre 96 chilometri orari.
  • 2. il riscatto. Le stesse fonti hanno sottolineato che, ad avviso del Pentagono, il vero nodo della vicenda è il presunto pagamento di un riscatto, da parte dell'Italia, per la liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.(La Repubblica, 29 aprile 2005) già... la prima verità è che erano spiati e andavano troppo veloci la seconda è che era stato commesso il grave errore di pagare un riscatto Calipari è morto per la prima o per la seconda verità?
  • il manifesto, 29 Aprile 2005 Le intercettazioni nascoste dagli Usa: I nastri agitati contro Calipari, «porteranno la Sgrena a Sanremo», sono un boomerang per il Pentagono (ALESSANDRO MANTOVANI) La Repubblica, Sabato 30.04.2005 Quando la "verità" diventa politica: il gioco d'azzardo del governo Calipari, "Un errore la commissione", e Berlusconi cerca l'effetto Sigonella di GIUSEPPE D'AVANZO LA Toyota Corolla di Nicola Calipari viaggia, dunque, a 96 chilometri all'ora nella notte del 4 marzo. In tre secondi l'auto "copre" gli ultimi 88 metri della sua corsa. Tre secondi sono un tempo infinitesimo che non consente molta consapevolezza. Soltanto percezioni. Se si conviene che - in quei pochi attimi - americani e italiani hanno soltanto intuizioni, si può sostenere che le due versioni, apparse in contraddizione, possono anche non esserlo. Il maggiore C., alla guida della Toyota (come Giuliana Sgrena, seduta alle sue spalle), percepisce nell'auto una velocità non troppo sostenuta e, con il bagliore di un faro, gli spari. I soldati del 69° reggimento della guardia nazionale, fermi sul terreno, percepiscono forte la velocità dell'auto e, in tre secondi, accendono il faro e sparano nove colpi, quando la Toyota è ormai a 42 metri da loro. Due ragioni non fanno due torti. Sono due ragioni. Il maggiore C. ha tutte le ragioni per voler venire via da quella strada in fretta, dopo ore penose in un vicolo di Bagdad in attesa del "contatto" iracheno. Conosce l'Irish Route. Sa che in quel punto non ci sono check-point (il "504" è infatti "volante"). Ritiene di poter (dover) dare un po' di gas. 96 km/ora non sono poi questa velocità da pazzi. Non sono pazzi nemmeno i soldati americani, però. Avvertono l'arrivo veloce dell'auto nel silenzio della notte. L'avvistano a 130 metri. Sparano quando manca all'"impatto", chiamiamolo così, più o meno un secondo e mezzo. Meno di niente, soprattutto se sei un ragazzo in armi, inesperto e addestrato alla carlona. Le immagini del satellite, di cui riferisce la Cbs, dimostrano quel che è apparso chiaro fin dalla notte del 4 marzo: è stato un fottuto pasticcio di guerra. Confermano anche che il lavoro della commissione mista non è poi così rilevante, a meno a non voler credere alla bagattella che gli americani abbiano deliberatamente ucciso perché pedinavano quella sera i nostri agenti (chiunque sa che lo screening delle intercettazioni e delle immagini del satellite "random" è stato avviato soltanto in queste settimane per rendere più accorto il governo di Roma). In questa storia sono altri i nodi da sciogliere, e sono tutti nostri, tutti italiani. E' stata aperta una trattativa con i sequestratori? E' stato pagato un riscatto? Soltanto queste possono essere le condizioni utili a spiegare perché Nicola Calipari affronta, con coraggio e dedizione, la missione irachena senza alcuna protezione e tacendo le sue mosse agli americani, contrari a trattative e a riscatti. Una verità probabile ce la saremmo dovuta attendere dal lavoro della magistratura italiana. Purtroppo le procedure della procura di Roma sembrano in sintonia con gli antichi vizi del "Porto delle Nebbie". Il pool antiterrorismo apre un'inchiesta per sequestro di persona quando afferrano la Sgrena. Palazzo Chigi respinge l'ipotesi del blitz, proposto dagli americani, e decide di pagare. Gianni Letta è colto da un timore. "E' legittimo?", chiede alla sua amica Augusta Iannini, direttore del Ministero di Giustizia. La Iannini chiede un parere ai suoi uffici. Gli uffici rispondono: "Pagare è reato". Allora Letta, vecchia volpe, convoca a Palazzo il pm Ionta e lo associa, con le opposizioni, alla decisione di trattare e pagare. L'inchiesta sul sequestro presto scolora e scompare. E' pronto un rapporto che indica alcune fonti di prova che dimostrerebbero come la banda che ha rapito le Simone è la stessa che ha preso la Sgrena. Può essere la dimostrazione che pagare è controproducente perché mette in movimento un'industria che lavora soltanto contro gli italiani. E' un rapporto che la procura non ha fretta di leggere. Sostengono i pm: "I contatti telefonici e gli incontri avuti da Calipari, prima e dopo la liberazione di Giuliana Sgrena, sono un falso problema". Per loro c'è, con la morte di Nicola, una sola questione da affrontare: l'omicidio in un teatro di guerra. L'una e l'altra decisione giudiziaria sono, con evidenza e impropriamente, funzionali soltanto alla gestione politica del "caso". Dopo il comunicato asciutto e rumoroso che sancisce la rottura tra ministero degli Esteri e Dipartimento di Stato, occorre allora affrontare proprio le ragioni politiche del governo guardando meglio alle mosse dei tre protagonisti. Berlusconi. Gianni Letta, autorità politica dell'intelligence. Nicolò Pollari, direttore del Sismi. Il presidente del Consiglio, nel suo cinico dilettantismo, è un "genio" nel curare i propri interessi immediati e proteggere il suo destino politico. Si sente (è) già in campagna elettorale e comprende subito quanto, nel breve periodo, gli possa essere utile una cura antiamericana del "caso Calipari". Sa (e lo ha detto) che deve far rientrare in Italia, al più tardi da settembre, i tremila soldati italiani oggi in Iraq. Le casse dello Stato non consentono distrazioni e ogni risorsa va destinata a una "finanziaria elettorale". Peraltro avverte che il riavvicinamento di Bush all'Europa e all'asse franco-tedesco restringe gli spazi che si è aperto nel Vecchio Continente come campione filo-americano. Sacrifica allora l'orto che ha coltivato - la politica della pacca sulla spalla, delle visite al ranch texano, come le pretese italiane sulla riforma del Consiglio di sicurezza - e gioca d'azzardo. Alza la voce, chiede "una verità" che penalizzi gli Stati Uniti. Si smarca fino a seminare zizzania tra la Rice e Rumsfeld. Posa a campione di indipendenza. Addirittura, a difensore della dignità nazionale. Coltiva l'ambizione di decidere subito il rientro dei nostri soldati recuperando, con milioni di euro, anche quote di consenso in un'opinione pubblica che, per larga parte, la guerra irachena non l'ha mai gradita e accettata. Anche Gianni Letta rivede la sua strategia. E' l'ideatore dell'intervento cosiddetto "di doppio livello". Il primo prevede la richiesta di collaborazione agli americani. Se le forze della coalizione non riescono a individuare la prigione del sequestro (come nel caso dei tre body-guard), scatta la seconda opzione: "trattativa e riscatto". Spettatori silenziosi e consenzienti: opposizione, comitato di controllo parlamentare e, come si è visto, magistratura. E' tentato qualche giorno fa di "scaricare" ogni responsabilità sul direttore del Sismi. Pollari, dalle colonne del Riformista, gli fa sapere che "il vertice del servizio ha concordato passo passo con Palazzo Chigi ogni cosa". Quindi, "quanto a teste da far cadere di capi del Sismi, non se parla nemmeno". A Letta non resta che appoggiare le mosse di Nicolò Pollari per confondere le acque, distribuire in giro bùbbole come quella, per dirne una, che Calipari fosse pedinato dagli americani, quella notte. In realtà, il direttore del Sismi si muove per proteggere soltanto se stesso. Sa che è perduto: può essere il capo di un'intelligence occidentale un uomo che gli americani giudicano non indipendente ma ambiguo, infedele, ingannatore? E' proprio la carta che decide di giocare Pollari. Non la gioca con il governo naturalmente che, prima o poi, dovrà ricucire alla bell'e meglio con Washington, sacrificandolo. Il capo del Sismi muove verso l'opposizione. In fondo, per Pollari, si tratta di resistere qualche mese in attesa del "cambio di stagione" che lo vedrebbe eroe dell'autonomia nazionale e legittimo candidato alla riconferma nell'incarico per la prossima legislatura. Incredibilmente, con un capovolgimento di ruolo degno della commedia dell'arte, la sinistra radicale e riformista abboccano alle trame dei "magnifici tre". Indebolita dal morbo ideologico, accecata dall'antiamericanismo, bevono come acqua limpida ogni veleno distillato dall'intelligence di Pollari. Povero Nicola Calipari - sulle sue spoglie si è giocata una partita tutta deformata dall'interesse politico - e poveretta l'Italia che vede le sue politiche soffocate dalle baruffe del cortile di casa e le ambizioni di questo o di quello. E' giunto il tempo che l'opposizione rinsavisca e che i leader di prima fila (e non le seconde e terze file di queste settimane) battano finalmente un colpo. In ballo non ci sono né gli esiti elettorali del centro-destra né il destino di Pollari, ma l'interesse e la sicurezza nazionali. I duri colpi al prestigio del Paese e il discredito dei nostri apparati d'intelligence ci rendono più deboli in una lotta al terrorismo internazionale che si nutre di rigore, integrazione delle informazioni e collaborazione delle strutture e non con l'isolamento in cui la dissennata gestione del "caso Calipari" ci ha purtroppo cacciato. Chi potrà credere a un nostro agente segreto e, quel che è peggio, alla parola di un premier italiano quando si truccano, come è accaduto ieri anche le traduzioni dei comunicati congiunti e "findings" (scoperta, risultati) diventa "deduzioni"? (30 aprile 2005)




    permalink | inviato da il 30/4/2005 alle 9:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  • 4 aprile 2005

    off topic

    off topic qualcuno ci ha fatto caso che con la lista di AS di fatto il Polo si è preso il centro dello schieramento politico italiano, senza colpo ferire e col consenso (e il sostegno) del centro sinistra? alla faccia del bipolarismo! adesso abbiamo finalmente di nuovo una sinistra, un centro e una destra... evviva!!! ma... tutti uniti nella fè ...




    permalink | inviato da il 4/4/2005 alle 10:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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    giugno