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27 aprile 2007

Niente 'Porta a Porta' sulla Violenza ai Bambini

Ieri sera, facendo zapping tra tutti i canali TV, RAI, Mediaset, LA7, Sky ecc.

NON HO TROVATO (forse me n'è sfuggito qualcuno?) NESSUN DIBATTITO SUI FATTI DI CRONACA RIGUARDANTI LA VIOLENZA AI BAMBINI

Niente 'Porta a Porta' (dove Gianfranco Fini dimostrava, ne ho colto al volo una battuta, ancora una volta che un uomo politico di destra (non estrema) trova sempre il modo di 'dire qualcosa di destra', mentre un uomo di sinistra (non estrema) quando si prova a 'dire qualcosa di sinistra' 'un ce la fa)

Niente esperti, criminologi, psicologi, sociologi, psichiatri, grandi difensori dei diritti dei bambini... come ad esempio per il caso di Cogne (che oggi arriva a sentenza)

Fare violenza a un bambino è meno grave?

Certamente, non si puo' che 'ringraziare' i media televisivi per averci risparmiato inutili, dannose e illegali interviste ai protagonisti delle vicende di questi giorni, e i soliti allucinanti Processi Live, in Diretta TV

Però anche se in Italia pochi leggono i quotidiani, e ancor meno frequentano Internet, le notizie ieri circolavano tra la 'gente', anche nelle scuole (ad esempio la scuola elementare di Brescia frequentata da mio figlio undicenne, che mi ha riferito di come la maestra si fosse - molto saggiamente - premurata di parlarne con i suoi alunni)

Notizie di questo genere, fanno male, molto male.

In due direzioni contemporaneamente:

l'orrore delle violenze sui bambini denunciate in questi giorni

l'orrore del sospetto che le persone più vicine ai bambini (genitori, maestre e maestri) possano mettere in atto, e abbiano messo in atto (ad esempio nel caso riportato in questi giorni dalla cronaca) violenze sui bambini

Però i Media, almeno quelli televisivi, hanno preferito non vedere e non sentire né orrore né paura e angoscia.

A nessuno è venuto in mente che le persone non sono , non devono essere, solo il bersaglio di messaggi promozionali o scandalistici, per aumentare audience e affari di quei media e dei loro padroni

ma possono e devono venir utilizzati per facilitare la comprensione, da parte di quelle stesse persone, dei fatti proposti, sbattuti loro, più che in faccia direttamente nello stomaco, dalla cronaca.

E allora qualcosa puo' pur essere detta, mostrata, che faciliti quella comprensione.

O non ci sono in Italia 'esperti' in grado di dirla e di mostrarla?

O ci sono altri motivi, che spiegano silenzi, reticenze e censure televisive?




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26 aprile 2007

: Il Potere di dare la Caccia alle Streghe. San Simonino

Il Potere di dare la Caccia alle Streghe. San Simonino

Simonino da Trento (tradizionalmente noto anche come San Simonino), fanciullo morto durante la Pasqua del 1475 e venerato come Beato dai cattolici sino al 1965. Le sue vicende costituiscono una notevole testimonianza delle persecuzioni subite dalle comunità ebraiche e delle strumentali accuse, di "omicidio rituale" che ebbero notevole diffusione in quel periodo nei loro confronti.


http://it.wikipedia.org/wiki/Simonino_di_Trento

Continua qui: Il Potere di dare la Caccia alle Streghe. San Simonino




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26 aprile 2007

Il Potere dell'Abuso sui Bambini. Pedofilia e Iniziazione a Pratiche Sadomasochistiche

Questa volta, e da oggi, proviamo a seguire passo dopo passo una delle tante, troppe cronache riguardanti il Potere di Abuso che persone considerate adulte e responsabili esercitano sui bambini. Pedofilia e iniziazione a pratiche sadomasochistiche, spesso mascherate da misteri di varia natura (satanismo ecc.)Iniziamo dai titoli di oggi:

Corriere della Sera

Paese diviso tra innocentisti e colpevolisti. E c’è chi invoca la pena di morte
Pedofilia a scuola, gli accusati si difendono

Orrori, veleni e sospetti ?

Orrori

oppure
veleni e sospetti ?

Già nei titoli tutta l’ambiguità e i non detti che regolarmente accompagnano le cronache relative alle violenze praticate sui bambini.

Continua qui: “Il Potere dell’Abuso sui Bambini. Pedofilia e Iniziazione a Pratiche Sadomasochistiche” (unicadimatt)




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12 aprile 2007

Io non DICO, Faccio. Manifesto per l'Uguaglianza dei Diritti

matrimoniodirittogay.it  

I promotori e sostenitori del
Manifesto per l'Uguaglianza dei Diritti

sono lieti di invitarLa al Dibattito Pubblico


Io non DICO, Faccio


Trieste, 14 aprile 2007 ore 18 Teatro Miela
Piazza Duca degli Abruzzi, 3

Il riconoscimento della coppia di fatto,
il diritto al matrimonio civil
e indipendentemente dal sesso dei coniugi
e senza alcuna compressione dei diritti di genitorialità e adozione, può e deve essere garantito
da una legislazione analoga a quelle della Spagna, del Belgio, dei Paesi Bassi e del Canada.



Interverranno:

Clara Comelli, aderente al Manifesto e moderatrice del dibattito
Sergio Rovasio, ideatore e co-promotore del Manifesto
Francesco Bilotta, docente di diritto privato all'u
niversità di Udine
Christina Sponza,
aderente al Manifesto


all'iniziativa partecipano, tra gli altri:
Marco Gentili, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani
Gianni Bertossi e Adriano Mazzucco, co-promotori Consulta triestina per la laicità delle istituzioni

-----

A seguire
in collaborazione con l'associazione culturale Acquolina
un rinfresco e lo spettacolo teatrale

La riserva

a cura di ACQUOLINA teatro

con Marilì Guassar, Scefranca Tacocorza, Clò Caramelli, Gela Razil-Onastavas
Realizzazione video Andaledam da Billaler

di Clara Comelli e Graziella Savastano

-----

PER SOTTOSCRIVERE IL MANIFESTO


 




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21 febbraio 2007

Europa senza Manicomi

PSICHIATRIA DEMOCRATICA PER UNA EUROPA SENZA MANICOMI

Venerdì 16 febbraio si è svolto a Roma il seminario nazionale di Psichiatria Democratica intitolato "Europa senza manicomi, il viaggi di un'idea, la legge 180 da Roma a Strasburgo".

http://www.psychiatryonline.it/ital/NT20070220.htm




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23 gennaio 2007

USC Shoah Foundation


USC Shoah Foundation




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22 aprile 2004

Assiri, sopravvissuti alla storia

di Angela Carta 15/04/2003 Senza terra e perseguitata dal regime iracheno, una comunità antica 7000 anni combatte sul Web la sua battaglia per non essere dimenticata God bless America. U.S. Armed Forces thank you. Saddam devil is waiting for you. Gli slogan sui cartelli branditi dagli assiri che hanno manifestato a Chicago, il 30 marzo scorso, non lasciano dubbi sulla loro posizione. Per questa piccola etnia, Saddam Hussein era un persecutore, un tiranno. La guerra è sempre sinonimo di morte e desolazione, ma la comunità assira spera che porti al riconoscimento di un suo territorio, dove vivere in piena libertà e secondo regole democratiche. A sentire parlare di assiri affiorano alla memoria immagini di vecchi sussidiari, di una mitica popolazione semita giunta in Mesopotamia intorno al XIV secolo a.C., di due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, e di un impero: quello degli assiro-babilonesi. Tutto qui, per la gente comune. In realtà questo antichissimo popolo non è del tutto scomparso. L’Assiria è localizzata a nord della Mesopotamia e tocca quattro paesi: in Siria si estende ad ovest dell’Eufrate, in Turchia a nord di Harran, Emessa e Diyarbakir, in Iran ad est del Lago Urmi, in Iraq a 100 miglia a sud di Kirkuk. Tra diaspora e segregazione Privata della terra (dopo la conquista da parte dei Medi, nel VI secolo a.C.) e collocata in un'area prevalentemente arabo-islamica, la comunità assira (3 milioni circa di persone di religione cristiana) è stata finora vittima da parte del regime iracheno della famigerata strategia di “distruzione d’identità”. Un disegno di annientamento che l’ha obbligata alla diaspora o a riparare in territorio kurdo. Rilegati in Iraq nella parte nord del paese (in una delle due “no fly zone” stabilite dagli Stati Uniti dopo la fine della guerra del Golfo per proteggere la minoranza kurda), gli assiri combattono da anni una battaglia per non essere dimenticati. Il Movimento Democratico Assiro è stato fondato nell'aprile 1979: negli anni seguenti centinaia di attivisti sono stati incarcerati e i leader del movimento uccisi. Nel 1988 sono stati distrutti oltre 200 villaggi assiri, la popolazione è stata costretta a sistemarsi in alloggi d'emergenza nelle vicinanze dei villaggi kurdi. Presenti nelle regioni di Arbil, Suleimaniya e Duhpk, agli assiri sono stati assegnati 5 rappresentanti nel parlamento kurdo: grazie a questo hanno potuto trasformare le loro ricorrenze religiose in festività ufficiali, sono nate associazioni culturali e sociali e nuovi partiti politici. Una patria su Internet Alzare la voce, e alzarla forte, adesso che il mondo ascolta: nel momento della ricostruzione. Per il popolo assiro sembra essere l'unica arma possibile per ottenere un territorio. Ed ecco che la lotta condotta dalla nutrita comunità emigrata, specialmente negli Stati Uniti, si sposta in Rete. Nel portale ufficiale degli assiri nel mondo, Nineveh.com si legge come e perché, dopo 3000 anni di storia, Internet rappresenta per loro l’unica patria. Una patria virtuale costituita da una comunità forte, come testimoniano i 100.000 accessi mensili. La battaglia si combatte specialmente sul fronte del mantenimento dell'identità culturale. Il portale propone un dizionario sulla lingua assira (il neo-aramaico), le notizie dell’Assyrian International News Agency , ma anche chat, petizioni, album fotografici e un calendario delle tradizioni. Molti altri siti testimoniano l’esistenza e la vivacità di questa società virtuale: dall’Organizzazione democratica assira alla Nineveh university, dall’Associazione assira canadese all’Assyrian Academic Society passando per l'Assyria Multimedia Centre e l’Assyrian Foundation. Sul Web questa comunità è libera di confrontarsi con la sua storia e i suoi sogni. Nelle centinaia di pagine virtuali si rispecchia la sfaccettata natura di un popolo che chiede giustizia, e che pur di averla ha deciso di appoggiare pienamente il governo americano nella guerra a Saddam e, qualcuno direbbe, con lui all'Iraq. Quell'America governata da un presidente, Bush, che in un discorso tenuto a Cincinnati nell’Ohio il 7 ottobre scorso aveva affermato che la caduta del dittatore iracheno avrebbe «segnato la fine dell’oppressione di tutte le minoranze etniche in Iraq, e l’inizio di una nuova era di speranza». Per un popolo disperato come quello degli assiri è stato facile credergli. Link utili La storia degli assiri (in inglese) Assyrian american league (in inglese) Il magazine assiro Hujada (in inglese) Assyrian Medical Society (in inglese) Assyria Vision - KBSV TV 23 (in inglese) Zinda Magazine assiro (in inglese) www.cultur-e.it




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21 aprile 2004

Dubbio metodico e dubbio paranoico-ossessivo

Approfitto del nuovo topic sul blog di Leonardo Coen Dubitare di tutto o credere a tutto ... Due righe prese in prestito dal grande matematico Henri Poincaré che le scrisse nel suo libro "La science et l'hypothèse" del 1902: "Dubitare di tutto o credere a tutto, sono le due soluzioni egualmente comode che, l'una e l'altra, ci dispensano dal riflettere"... ne approfitto per scrivere quanto segue, qui e Scusate se vado off topic (anche se c'entra col diffidare) ma approfitto del fatto che questo topic non credo sarà molto frequentato sono reduce da 8eMezzo, con Bersani e Zingales (Si puo' salvare il capitalismo dai capitalismi?) e percepisco un salto... al di là dei giudizi che si possono dare sul programma di Ferrara, tra lì e qui Voglio dire: non è che portando avanti il dubbio ossessivo su tutto (che NON è il dubbio metodico essenziale per la ricerca filosofica e scientifica), cioè la 'vanificazione' di tutto (politica, economia, storia) stiamo rendendo a noi stessi e alle generazioni più giovani un pessimo servizio? Non perdiamo tempo col 18 politico (che è roba di 30 anni fa), ma chi scrive qua come Lila o altri, quanti anni ha? Come sta' formando le proprie idee e convinzioni? Con quali strumenti? I blog? Internet? Ma 'noi', quelli sopra i 45-50, abbiamo ancora in testa la tradizione del libro, sappiamo distinguere tra una fonte e un'altra, distinguiamo un riassunto, da un sommario, da un volantino... Chi usa internet, come qualcuno tempo fa ha scritto, 'per fare ricerca' cosa fa? mette le paroline in Google? va sui siti che lo mantengono dentro un ristretto circuito di idee e di informazione ? (tra l'altro questo è sicuramente un potenziale pregio di questo blog, sul sito di Repubblica piuttosto che di un partito o di un centro sociale o di una parrocchia) Il salto è che in TELEVISIONE, la tanto diffamata televisione, Ferrara riesce, non so con quale audience, a far parlare LA SINISTRA (Bersani) di economia, di liberismo, di corporativismo, di Alitalia e Fiat... mentre 'qui', o su RAI/MEDIASET, la 'sinistra' è quella di 30 o 40 anni fa, e la destra comprende solo il fascismo (nulla sulla destra storica o economica) Ho più volte richiamato l'attenzione sul filone che si dipana da Craxi in poi (e qui entro in topic): pedofilia, tratta degli schiavi e degli organi ecc sono parte dei traffici e degli affari di un 'certo tipo di capitalismo' o del capitalismo tout court? QUI sembra scontato che sia vera solo la seconda opzione (con antisionismo al seguito), che pure io non sento estranea alla mia sensibilità, ma non mi esime dall'analizzare la prima. Come si fa a parlare di 'sinistra' (in senso stretto) senza sapere nulla di Craxi, di Lotta Continua, di chi gravitava e gravita intorno alle lotte e dentro le lotte, e gli aiuti umanitari... pacifismo compreso ? Come districarsi nel ginepraio per ESCLUDERE delle possibilità (questo è il dubbio metodico) anzichè alimentare il dubbio ossessivo e paranoico? Qui io mi rivolgo a Leonardo Coen: questo blog, per lui, è un puro 'prodotto' utile a repubblica.it, o è qualcosa in cui lui sta investendo mettendoci le sue idee, e anche la sua professionalità? Un servizio, formativo, auto-formativo, e talvolta informativo, oltre che una risorsa utile all'azienda da cui è stipendiato? Non è una domanda provocatoria, è reale! Leonardo Coen A Lapsus. Io penso e spero che questo blog, come gli altri, sia un prodotto utile a Repubblica.it, utile nel senso più nobile e civile della parola, cioè sia un prodotto onesto e professionalmente accettabile. Per questo tipo di lavoro non percepisco un solo Euro, in cambio mi porta via parecchio tempo: ogni giorno, infatti, cerco notizie e spunti di discussione non sempre convenzionali. Come la sconcertante dichiarazione del sindaco di Londra, icona della sinistra inglese, o tutto ciò che trovo durante i miei servizi e i miei viaggi. Se soltanto sapessi utilizzare meglio questo strumento del blog - dal punto di vista tecnico sono purtroppo una frana - esso potrebbe diventare molto più divertente e multimediale. Immagini, suoni, testimonianze...la scrittura è soltanto un veicolo le cui portiere non devono avere serrature, un veicolo in cui ci si possa sedere magari strettissimi (ricordate i record di capienza dei Maggiolini negli anni Sessanta?). Sono tuttavia convinto che dopo quasi otto mesi di vita, questo blog abbia dimostrato qualità formative e soprattutto informative: ho cercato infatti di scovare notizie particolari, capaci di scatenare discussioni e polemiche. Mi dispiace solo che qualcuno utilizzi il blog per inondarlo di post modesti, zeppi di insulti e di pattumiera. Ma non ho intenzione di porre, per questo, una sorta di muro. Di "filtro". Ce ne sono già troppi, in giro per il mondo e anche a casa nostra, ormai, viviamo una vita di muri e muretti. Però, certe volte, il blog mi arricchisce - anzi, ci arricchisce di interventi belli, di riflessioni non banali, di un'animosità che vorrei definire "civile", persino creativa. Bisogna avere pazienza e resistenza. Forse io non ho molta pazienza, ma resistenza, questa sì, perchè sono uno che non molla mai l'osso, se l'osso sono riuscito ad addentarlo. Da ragazzo praticavo l'atletica leggera ed ero un mezzofondista, dunque abituato a faticare, a correre tanto, a vendere l'anima solo dopo il traguardo. Questione di carattere. Sono inoltre convinto che il blog debba ancora assumere una sua precisa fisionomia, a prescindere dalle garanzie di una professionalità o da quelle della serietà di un sito (Repubblica.it) estremanente articolato e molto ben fatto. Io sono stipendiato da Repubblica, non dal sito, anche se l'uno e l'altro fanno capo allo stesso gruppo editoriale. Blogtrotter, da un certo punto di vista è uno strumento formativo ed informativo: ha bisogno dell'aiuto e del concorso di tutti coloro che lo leggono e vi postano pensando di sviluppare un sano confronto di idee e di opinioni. Altrimenti, a che serve? L'impegno è pesante. Non sempre è facile trovare argomenti eterogenei ed originali. Ho cercato di mantenere una scadenza giornaliera, come esige un quotidiano. Quando "salto" l'appuntamento col web è per motivi di viaggio o perchè la connessione Internet non mi è possibile. Per esempio oggi non devo scrivere del processo Dutroux, qui ad Arlon. Aspetto che mi arrivi del materiale dal dossier giudiziario dell'istruttoria. Nel frattempo scriverò sul caso Pantani, visto che il settimanale svizzero Hebdo ha intervistato l'ex fidanzata. Tutto qui. (inviato a BlogTrotter il 22.04.2004 17:23:56) Lapsus Per Leonardo Coen: tutto qui? mi sembra già tantissimo. La mia era una domanda finalizzata a ricevere da parte sua un'esortazione a tutti noi a fare questo blog ... più bello e più splendente che pria ... !!!!!! Grazie per la risposta. (inviato il 22.04.2004 18:11:04)


Si può salvare il capitalismo dai capitalisti? Conferenza del Prof. Zingales (University of Chicago), martedì 20 aprile 2004 presso la Sala delle Feste di Palazzo Sanvitale Prof. Roberto Zingales “L’Italia è un esempio da manuale della degenerazione del capitalismo in un sistema di èlite, fatto dalle èlite, e per le èlite. Ed è un esempio da manuale dell’importante ruolo svolto dal sistema finanziario in questa degenerazione. I capitalisti affermati hanno, in fondo, paura della competitizione, che costringe le imprese esistenti a riguadagnarsi la propria posizione ogni giorno. Lo sviluppo dei mercati finanziari spaventa particolarmente perché favorisce ed alimenta la concorrenza, equiparando i punti di partenza”. A sostenere queste tesi non è un esponente della sinistra più radicale, ma piuttosto Luigi Zingales, un italiano che insegna Finanza negli Stati Uniti. Luigi Zingales (1963) è professore di Finanza presso la Graduate School of Business dell’Università di Chicago. E’ autore di numerose pubblicazioni sulle migliori riviste internazionali di economia e finanza come il Journal of Finance, il Quarterly Journal of Economics, e l'American Economic Review. Per i suoi contributi allo studio dello sviluppo e degli effetti dei mercati finanziari, nel 2003 gli è stato assegnato il premio Benacer come miglior giovane economista europeo. Il professor Zingales esporrà le sue opinioni nella conferenza: "Si può salvare il capitalismo dai capitalisti?" martedì 20 aprile alle ore 18.00, presso la Sala delle Feste di Palazzo Sanvitale, Piazzale J. Sanvitale 1, Parma. La conferenza, che verrà aperta dal saluto del Rettore prof. Gino Ferretti, sarà un'occasione per riflettere, con un autorevole esperto di fama internazionale, sulle relazioni tra banca e impresa e sui problemi di governo dell'impresa. Le idee alla base della conferenza sono esposte nel libro "Salvare il capitalismo dai capitalisti", scritto da Zingales con Raghuram Rajan, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale. Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel marzo 2004. L’evento è organizzato dal prof. Francesco Daveri, professore di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Parma.




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31 marzo 2004

Adriano Sofri: quiz e controquiz, a proposito di antisemitismo

Chiede Adriano Sofri, ai telespettatori del TG di LA7: "Quanti sono gli ebrei attualmente presenti in Italia? 3000? 30000? 300000? 12 milioni?" E si risponde: "circa 30 mila" Controquiz: su quale base una persona con nazionalità italiana viene conteggiata come ebreo ????? ANTISEMITISMO: ARRIVA ALL'EUROPARLAMENTO RAPPORTO EUMC (AGI) - Strasburgo, 31 mar. - Il controverso rapporto sul crescente antisemitismo in Europa che l'European Monitoring Center di Vienna aveva deciso di non pubblicare adducendo ragioni di ordine tecnico, e che ha suscitato violente polemiche tra il mondo ebraico e le autorita' europee, vede finalmente la luce. Il documento, nella sua versione aggiornata dopo un ulteriore lavoro di ricerca, sara' presentato domani al Parlamento Europeo di Strasburgo dal presidente dell'assemblea, Pat Cox, da Cobi Benatoff, Presidente del Congresso Ebraico Europeo, Beate Winkler, Direttrice dell'EUMC (Osservatorio Europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia), in una conferenza stampa per le 14.30. Seguira', alle 16.30 una Tavola Rotonda organizzata dalla Commissione delle Liberta' e dei Diritti dei Cittadini della Giustizia e degli Interni. Il rapporto conferma le conclusioni del documento precedente e giustifica quindi ampiamente il grido d'allarme lanciato dal Congresso Ebraico Europeo all'Europa. Dopo il successo del Seminario di Bruxelles, finalmente l'Europa prende coscienza della nuova-vecchia realta' dell'antisemitismo e si mobilita per contrastarlo. (AGI) . 311255 MAR 04 COPYRIGHTS 2002-2003 AGI S.p.A. E in Svizzera ? Antisemitismo? Un male ancora troppo spesso diffuso, anche se non nei media svizzeri. Questo è il risultato di uno studio realizzato dall’Università di Zurigo. L’immagine degli ebrei rispecchiata dai mezzi di comunicazione è tutto sommato positiva. Più problematico, per contro, l’approccio ai musulmani. Negli articoli e nei servizi dei media svizzeri che riguardano gli ebrei non è riscontrabile un antisemitismo palese. C’è tuttavia un’eccezione: da questo quadro positivo va stralciato il conflitto mediorientale. Abbastanza diffusa è l’immagine dell’ebreo che interpreta ogni critica nei suoi confronti come atteggiamento antisemita. Ma l’unico vero stereotipo negativo che si riscontra e quello dell’ebreo «influente», che appare soprattutto in relazione alla politica statunitense. swissinfo ha discusso del rapporto tra media e antisemitismo con Georg Kreis, presidente della Commissione federale contro il razzismo che ha patrocinato lo studio. swissinfo: Quali sono gli eventuali indizi di antisemitismo presenti nei media della Svizzera tedesca, la regione presa in esame? G.K.: Si può constatare che nei mezzi di comunicazione svizzeri regna una grande prudenza per quanto riguarda le informazioni che potrebbero ferire la comunità ebraica. Si potrebbe addirittura parlare dell’esistenza di un tabù. Se ciò sia un bene è un’altra questione. swissinfo: Quando i media parlano di quanto succede nei territori occupati, sono spesso sospettati di antisemitismo, anche se si tratta di due cose diverse. G.K.: È vero, i media dovrebbero essere un osservatorio critico e non lasciare che dei fattori esterni, positivi o negativi, influenzino il loro lavoro. Non mi sembra però il caso di allarmarsi di fronte alla prudenza. Prudenza e critica non devono necessariamente escludersi a vicenda. swissinfo: I mezzi d’informazione però non devono essere eccessivamente prudenti. Un giornalista deve essere oggettivo e tenere in considerazione le posizioni di tutte le parti in causa. G.K.: Certo, ma non deve nemmeno essere sempre aggressivo e comportarsi come un cane rabbioso. swissinfo: Lo studio ha analizzato solo i media della Svizzera tedesca. Non sarebbe opportuno realizzare uno studio su scala nazionale per vedere se ci sono delle differenze tra le regioni linguistiche del paese? swissinfo: In più casi si sono riscontrate delle differenze tra la sensibilità della Svizzera francese e quella della Svizzera tedesca. Lo si vede ad esempio nella questione del velo islamico. Da questo punto di vista sarebbe davvero auspicabile avere uno studio nazionale. Probabilmente i media della Svizzera romanda si comportano in modo diverso in merito all’antisemitismo. Questo perché si orientano più in direzione della Francia, dove al momento si trova un numero crescente di giovani musulmani impegnati in una critica militante ad Israele. swissinfo: Ma è possibile analizzare l’antisemitismo senza prendere in considerazione l’islamismo? G.K.: In Svizzera questi due aspetti hanno qualcosa in comune: nel nostro paese ebrei e musulmani sono delle minoranze. Ogni questione che riguarda una minoranza deve interessare anche le altre minoranze. Questo perché riflette un atteggiamento generalizzato, nel nostro caso della maggioranza cristiana, nei confronti delle minoranze. Constatiamo però che nei confronti dei musulmani c’è una distanza decisamente maggiore che nei confronti degli ebrei. Non è vero, come sostiene una minoranza di ebrei militanti, che la Svizzera sia cieca di fronte alle minacce rivolte ad Israele dai fondamentalisti islamici. swissinfo: Il messaggio dello studio è dunque il seguente: nella Svizzera tedesca non c’è nessun antisemitismo palese, ma è importante di tanto in tanto rispolverare la questione. G.K.: Giusto. Ed è proprio ciò che si fa. Un’organizzazione ebraica ufficiale ha già allestito un centro di osservazione dei media. Ma c’è bisogno anche di un osservatorio neutrale, che possa emettere dei giudizi indipendenti. swissinfo Sul tema, mises pubblica un interessante Le radici dell'antisemitismo di sinistra The Socialist Calumny Against the Jews by Ludwig von Mises [Posted March 31, 2004; written in 1944]




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28 marzo 2004

Luci a San Siro ... e su Marika

(Roberto Vecchioni) Canta Marika canta che da domani tornano le stelle, canta noi siamo il sangue che scorre nella tua pelle, canta non ti fermare, non ti voltare, gira tra la gente, siamo nelle tue mani, un vento sale un vento scende dietro è il domani, domani è il presente. Canta Marika canta, come sei bella l'ora del destino, ora che stringi la dinamite come un figlio in seno, canta Marika canta, nel buio della storia, lucciola che si accende sul far della sera, canta Marika la nostra memoria. Non vedrò com'è il vestito che si comprerà mia figlia, la preghiera della notte intorno al fuoco di famiglia, non vedrò più l'uomo che mi seminava dentro il cuore l'ora dell'amore, l'ora dell'amore. Canta Marika canta siamo i tuoi occhi siamo il tuo sorriso, canta che Dio ti guarda che anche sulla terra c'è il paradiso, stringiti forte il fiore che porti sotto il vestito nero, volano duri petali per ricoprire il mondo intero non la tua terra, non il nostro cielo. Non vedrò più la mia terra, non vedrò i colori del mio cielo, l'albero che mi chiamava sulla via di scuola e rispondevo, il quaderno delle cose quelle che scrivevo a me sola; vola il tempo vola, qui che sono sola. Canta Marika canta la vita è semplice come un bambino e arriva l'alba di un nuovo mattino, dove mangeremo pane così tanto dolce che saprà di miele, senza vuotare mai un giorno il bicchiere senza vedere in cielo quei lampi e quei tuoni... Canta Marika canta, per la tua terra per la tua gente, perché sorgeranno case dove non c'era niente, perché giocheremo in cerchio intrecciando le dita, e potremo finalmente aspettare la vita. Canta Marika canta nel tempo che vola, canta Marika canta, che non sei più sola. http://xoomer.virgilio.it/hitfc/canzoni19l.htm Rotary Club Malindi "È l’Africa l’ispirazione di questo nuovo lavoro, l’Africa di un viaggio in Kenya che diventa un percorso interiore e approda a un senso ritrovato, a un mistero finalmente svelato dalle parole sagge di un vecchio pescatore “che niente conta, né gli scogli, né le barche, né i delfini, né le luci dalla riva, né le stelle e nemmeno per assurdo i pensieri. Conta solo il mare” (Adnkronos, 27 Marzo 2004) - Rotary Club of Malindi racchiude , probabilmente, anche un'altra epifania, quella femminile, un tema molto caro al cantante milanese che nel suo percorso artistico ha descritto la pluralita' dell'anima al femminile. Dalla ragazza con la quale 'giocare' a San Siro, e fonte di rimpianto, alla ragazza kamikaze dell'ultimo cd. '' Le donne -dice Vecchioni- sono dei personaggi molto belli, non solo dal punto di vista estetico. Sono sempre state delle mie figure centrali. Possiedono una grandissima capacita' di capire e una grandissima sincerita', quasi assoluta. Per quanto riguarda Marika, e' una donna che si prepara al sacrificio estremo, non e' un'esaltazione dei kamikaz, e' piuttosto la storia di una grande disperazione, la descrizione dei sentimenti di una donna disperata.'' Vecchioni affronta poi il problema della pace. Lei direbbe si' ad un grande concerto per la pace, se fosse possibile, nel cratere delle Torri Gemelli e a Bagdad ? ''Sarebbe - risponde - un segnale fortissimo. Significherebbe mettere al servizio della pace l'impegno dell'arte contro l'intransigenza e il fanatismo. Come direi si' ad un concerto per la pace a Madrid dopo quello che e' accaduto l'11 marzo.'' Domani sera a Roma e' l'ottava tappa del tour. 'Anche domani - conclude Vecchioni- nell'applauso sentiro' quell'attestazione di affinita' tra me e il pubblico' che ho sentito sin dalla prima sera dei miei concerti.'' Scrive Riassumiamo: Vecchioni nell'ultimo cd inserisce una canzone ("Marika", appunto) che ha protagonista una ragazza kamikaze. La cosa passa abbastanza inosservata fino all'attentato di Madrid. In quel periodo Vecchioni sta partendo in tour, e annuncia che sul palco non canterà la canzone, per rispetto alle vittime, potremmo dire per ovvi motivi. Battista la prende male, e sulla Stampa scrive che Vecchioni allora dovrebbe ricantare la canzone solo quando in Israele cesserano del tutto gli attentati, in Israele come ovunque, si suppone. La polemica si alza, intervengono le associazioni dei giovani ebrei e si va avanti finché Vecchioni annuncia che per tutto il tour, e fino a data da destinarsi, non canterà in pubblico la canzone. A quel punto insorgono i fan di Vecchioni, su internet e altrove: se Vecchioni si rifiuta di cantare Marika, allora cede a un tipo di pressione che non tiene affatto in conto il valore artistico della canzone, canzone che mai e poi mai va presa come un'esaltazione della ragazza kamikaze e dei suoi simili. Vecchioni replica che intende rispettare sensibilità che possono essere ferite, e lo va a ribadire ieri sera in tv proprio da Battista, dove nella concitata fretta di dire più cose possibili nello striminzito spazio del programma si perde un po' tutto e si capisce poco. Il punto centrale (si può cantare una canzone sul tormento di una ragazza kamikaze senza necessariamente spiegare didascalicamente nel testo che si è ovviamente contro il terrorismo? bisogna mettere delle note a margine? bisogna lasciar perdere comunque perché il rischio si correrà sempre?) si perde comunque. E appena si arriva in televisione, si perde ancora di più. inviato il 28.03.2004 22:46:39 Continuano le proteste della comunità ebraica contro Roberto Vecchioni La comunità ebraica non ha accettato la decisione di Roberto Vecchioni di togliere il brano “Marika” dalla scaletta dei suoi concerti (vedi News), ma vuole un incontro con il cantautore perché questo ne cambi il testo. Così, ieri sera, domenica 21 marzo, una quarantina di esponenti della comunità ebraica hanno tenuto un sit-in di protesta di fronte al Teatro Smeraldo, dove si teneva il concerto di Vecchioni. “Contestiamo il testo che contiene un elogio a una donna terrorista, che sta cullando l'esplosivo come fosse il suo bambino. Cerca di ridare umanità a una persona che fa un gesto tutt'altro che umano”, ha spiegato Eyal Mizrahi, presidente dell'associazione Amici di Israele. “Chiediamo al più presto un incontro con Vecchioni perché cambi il testo”. (Fonti: Quotidiano Nazionale, Corriere della Sera, 22 mar 2004) VOLANTINI CONTRO VECCHIONI: QUELLA CANZONE OFFENDE GLI EBREI Articolo estratto da Corriere della Sera - prima pagina Milano, 22.03.2004 RadioRadicale.it Milano, protesta prima del concerto per il brano sulla donna kamikaze. Il cantautore: non la canto. I contestatori: incontriamoci MILANO - «Se Marika venisse al tuo concerto, moriremmo anche tutti noi». Marika, la giovane kamikaze che riflette prima di farsi saltare in aria, la protagonista di una canzone di Roberto Vecchioni, per i ragazzi della comunità ebraica di Milano è diventata un simbolo negativo. E così ieri sera, sotto le insegne luminose del teatro Smeraldo, prima dello spettacolo del cantautore, una ventina di quei giovani si è presentata con le spalle coperte dalle bandiere italiana e spagnola, israeliana e turca. Per ricordare le vittime del terrorismo. E per distribuire un volantino, in un clima a metà tra la protesta e il dialogo. «Marika» fa parte dell’ultimo album di Vecchioni: «Rotary Club of Malindi». I ragazzi della comunità ebraica dicono di averla ascoltata con «attenzione e preoccupazione». Poi, nei giorni scorsi, hanno inviato una lettera aperta al cantautore: «Vorremmo cogliere l’occasione di questa canzone - recita il testo -, che, diciamocelo, ci ha tanto ferito, per incontrarci e confrontarci. Troviamo i modi e i tempi per parlare. La pace che tutti desideriamo passa necessariamente dalla sconfitta di Marika». Così Vecchioni non ha cantato la canzone nel concerto di Torino, e l’ha esclusa anche dallo spettacolo di ieri allo Smeraldo. «È stato spontaneamente Vecchioni a decidere di toglierla - ha spiegato Yasha Reibman, portavoce della comunità ebraica milanese -. E questo è molto bello e molto corretto. Ma la nostra iniziativa serviva, perché è necessario che la gente sappia». Nel volantino, i giovani hanno riportato sia la loro lettera, sia la replica del cantautore («non è insulto, indifferenza o, peggio, partecipazione alla morte»). Incidente chiuso, dunque? «È da apprezzare il clima di dialogo - dice Emanuele Fiano, capogruppo dei Ds in Comune -, ma l’iniziativa è stata giusta, perché viviamo in un momento in cui serve molta attenzione alle parole che si usano e ai simboli che si richiamano». G. San. Dice Vecchioni: Marika, lo voglio precisare, è la storia di una donna che è divisa tra il suo cuore e la sua responsabilità di essere terrorista. Non è assolutamente un brano di ‘simpatia’ verso i terroristi, né ha valenza politica. Racconto solo la storia di una donna e di quello che avrebbe potuto essere o di quello che avrebbe vissuto se non avesse deciso di farsi saltare in aria. www.tgcom.it Marika è un brano particolarmente forte... E' la storia di una terrorista e del suo stato d'animo pochi momenti prima di farsi saltare in aria. Non c'è un giudizio positivo o negativo, non è una canzone politica. E' sullo struggimento di questa persona, che sta fra due fuochi: l'amore per il suo paese e quella per la propria vita. E' stato Marika anche lei? Stava per farsi esplodere in quel momento di crisi? Sì, subliminalmente è così, ma la storia di Marika è molto più grande. www.kwmusica.kataweb.it ... devo precisare che 'Marika' non è un inno ma la storia vera e senza giudizi di un animo disperato, sospeso tra la vita e la morte. Io fotografo la situazione e fotografare non significa partecipare ma rispondere alla mia necessità di curiosità e di letterarietà. www.vipline.it




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