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14 luglio 2009

Dalla questione morale di Enrico Berlinguer alla iscrizione di Beppe Grillo al Partito “Democratico” respinta perchè “ostile”

E’ fin dalla nascita del Partito Democratico (PD) che auspicavo e auspico che tutta la Sinistra in massa si iscriva all’unico partito che rende possibile una credibile Opposizione (e un futuro Governo) in Italia.

Ci ha provato Beppe Grillo, facendo della berlingueriana questione morale il suo cavallo di battaglia, ed è stato all’unanimità respinto da quel partito … per ostentata ostilità …

Roma, 14-07-2009

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=124688

Dopo giorni di polemiche e botta e risposta, la commissione nazionale di garanzia del Partito Democratico ha deciso: Beppe Grillo non potrà scendere in campo coi democratici. E’ arrivato il no della commissione nazionale di garanzia del Partito Democratico. A quanto riferisce una nota, la commissione “ha confermato all’unanimità” che non è possibile la registrazione di Grillo nell’anagrafe del Pd poichè “egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al partito”. La delibera verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni.

Roma, 13 lug. (Adnkronos) - Sabina Guzzanti: “Io penso che quella di Beppe Grillo sia una provocazione che va presa per quella che e’. Ma secondo me arriva in un momento buono per ridiscutere lo Statuto del Pd. Con queste regole, fatte in fretta come e’ stato fatto in fretta il Pd, anche Calderoli o anche Forza Italia potrebbero ’scalare’ il partito come si scala una banca”. A commentare cosi’ con l’ADNKRONOS l’annuncio di Beppe Grillo di volersi candidare alle primarie del Pd e’ Sabina Guzzanti, collega e compagna di diverse battaglie del comico genovese.

“Nello statuto attuale -sottolinea la Guzzanti- non c’e’ niente di democratico ne’ di scientifico. I dirigenti del Pd, anziche’ avere reazione scomposte, potrebbero prendere spunto da questa mossa di Grillo per ridiscutere le regole, visto che queste regole le hanno create loro. In giro nel mondo non mancano esempi migliori, per dirne uno le primarie degli Usa. Insomma andrebbe fatta una discussione seria coinvolgendo davvero la base, cercando nella societa’ civile tutti quelli che possono dare un contributo intelligente.

“La questione drammatica, che viene fuori anche in questa occasione, e’ che c’e’ uno scollamento tra l’elettorato di sinistra e quello che e’ stato perseguito da dirigenti dei Ds prima e dal Pd poi. Su temi cari alla base come la difesa della democrazia, l’applicazione della Costituzione, l’immigrazione, l’istruzione, la cultura, la ricerca, la legalita’, la lotta alla corruzione, i dirigente del Pd sono andati spesso in senso opposto o si sono mossi in maniera molto tiepida. E questo scollamento naturalmente si e’ pagato”, conclude Sabina Guzzanti.

http://www.libero-news.it/adnkronos/view/153680

Grillo168 – Il PD al capolinea

StaffGrillo
14 luglio 2009

Il Pd è arrivato al capolinea – Tutti i video e i DVD di beppegrillo.it sono disponibili su

http://grillorama.beppegrillo.it/

PD

Intervista a Enrico Berlinguer

«I partiti sono diventati macchine di potere»

«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer.

«I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia».

Eugenio Scalfari

http://www.metaforum.it/berlinguer/questionemorale.htm

luglio 14th, 2009 | Tags: , , , , , , ,

12 luglio 2008

In Second Life aperto il BarCamp Italiano

E' aperto il BarCamp Italiano in Second Life

 Barcamp Italiano in Second Life

http://slurl.com/secondlife/Elegua/87/90/501


Tag: International network User generated conferences open participatory workshops events Content is provided by participants DemoCamp Esperimenti democratici crisi democrazia iniziative politiche dal basso partecipazione politica. Mimir

Il BarCamp Esperimenti democratici ha come obiettivo quello di affrontare il tema della crisi della democrazia, mettere a confronto esperimenti di iniziative politiche dal basso, proporre nuovi strumenti di partecipazione politica. Protagonisti dell'evento sono i blogger, gli attivisti, i movimenti, i comitati di cittadini e le organizzazioni civiche che vorranno usare il BarCamp per partecipare a un confronto sugli strumenti a disposizione dei cittadini per attivarsi sulle questioni di loro interesse, sulle pratiche partecipative e sulle riforme istituzionali necessarie per rinnovare la democrazia.

http://barcamp.org/demcamp

BarCamp e’ una nonconferenza, così come solitamente intendiamo per conferenza, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero. Il BarCamp è una non-conferenza collaborativa, dove chiunque può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web. Una non conferenza (unconference) quindi una riunione il cui tema di discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi.

http://it.wikipedia.org/wiki/

BarCamp
BarCamp is an ad-hoc gathering born from the desire for people to share and learn in an open environment. It is an intense event with discussions, demos and interaction from participants.

http://barcamp.org/

BarCamps are organized largely through the web, harnessing what might be called a Web 2.0 communications toolkit. Anyone can initiate a BarCamp, using the BarCamp wiki. The procedural framework consists of sessions proposed and scheduled each day by attendees, mostly on-site, typically using white boards or paper taped to the wall. This has been dubbed, with another play on words, The Open Grid approach. While loosely structured, there are rules at BarCamp. All attendees are encouraged to present or facilitate a session. Everyone is also asked to share information and experiences of the event, both live and after the fact, via public web channels including (but not limited to) blogging, photo sharing, social bookmarking, wiki-ing, and IRC. This open encouragement to share everything about the event is in deliberate contrast to the "off the record by default" and "no recordings" rules at many private invite-only participant driven conferences.

http://en.wikipedia.org/wiki/BarCamp

18 maggio 2008

PTS Nasce a Napoli il Partito Trasversale dei Si

Maggio 18th, 2008

Il governatore della Campania: “Finora ha vinto il no
Ora bisogna far nascere un partito trasversale del sì”
Bassolino, mano tesa a Berlusconi
“Deve farcela, o qui affondiamo”
La guerriglia dei cassonetti e l’assalto ai campi rom dimostrano la caduta
di spirito civico. L’unica possibilità che abbiamo è collaborare col governo

di ROBERTO FUCCILLO

http://www.repubblica.it

Intanto è il suo assessore Claudio Velardi a punzecchiare il sindaco Iervolino e ribadisce che la città è senza guida.
“Dico che al grande partito del sì dobbiamo aggiungere a Napoli la fermezza delle istituzioni contro chi soffia sul fuoco. Perché nei fatti di questi giorni non c’è solo la camorra, ma c’è anche la camorra”.


Partito Trasversale dei SI’ dunque, ma a CHI ? Se alla Camorra, perchè almeno non dirlo ?

Perchè questo sembra essere il programma, a livello nazionale, del Partito Trasversale dei Sì, accordi a tutto campo con Mafia, Ndrangheta, Camorra.

Ma se così è, questa scelta politica dovrebbe essere per intero e per esteso proposta al Paese, in totale trasparenza. Specificandone i costi (certi) e i benefici (incerti).

Altrimenti non si tratterebbe più di un partito trasversale, ma di una resa senza condizioni dei partiti e della politica ai poteri forti e armati locali, nazionali e multi-nazionali della criminalità organizzata.

15 maggio 2008

I Fatti, la Realtà e i Puri che Epurano. Corsera e Repubblica uniti nella lotta, contro Marco Travaglio

Mentre infuria la guerra ai clandestini e ai Rom in tutta Italia, col beneplacito del Partito (Pseudo) Democratico, alla faccia dell’Europa e dei suoi valori (i problemi legati alla globalizzazione e all’allargamento dell’Europa andrebbero affrontati a mio modesto parere con ben altra cultura politica, e statura dei suoi rappresentanti) , ecco che inizia la campagna mediatica contro Travaglio, che, vorrei sottolineare, a differenza di altri non è un eletto dal popolo, non siede in Parlamento. Travaglio è un giornalista, e stupirsi, da parte di un altro giornalista, che per errore o per calcolo un giornalista possa aver (avuto) rapporti con chicchessia, appare un poco ingenuo, forse un po’ troppo.

La campagna contro Travaglio, poi, è orchestrata non da chi, come il sottoscritto, diffida di chiunque faccia di professione il raccoglitore di dossier contro qualcuno, da diffondere al momento opportuno per lui o per qualcun altro, ma da chi se ne intende…

Inizia D’Avanzo, ieri, su Repubblica.it

Non sempre i fatti sono la realtà
di GIUSEPPE D’AVANZO

Non so che cosa davvero pensassero dell’allievo gli eccellenti maestri di Marco Travaglio (però, che irriconoscenza trascurare le istruzioni del direttore de il Borghese). Il buon senso mi suggerisce, tuttavia, che almeno una volta Montanelli, Biagi, Rinaldi, forse addirittura Furio Colombo, gli abbiano raccomandato di maneggiare con cura il “vero” e il “falso”: “qualifiche fluide e manipolabili” come insegna un altro maestro, Franco Cordero.

Di questo si parla, infatti, cari lettori - che siate o meno ammiratori di Travaglio; che siate entusiasti, incazzatissimi contro ogni rilievo che gli si può opporre o soltanto curiosi di capire.

Che cos’è un “fatto”, dunque? Un “fatto” ci indica sempre una verità? O l’apparente evidenza di un “fatto” ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo l’esercizio indispensabile del giornalismo che, “piantato nel mezzo delle libere istituzioni”, le può corrompere o, al contrario, proteggere? Ancora oggi Travaglio (”Io racconto solo fatti”) si confonde e confonde i suoi lettori. Sostenere: “Ancora a metà degli anni 90, Schifani fu ingaggiato dal Comune di Villabate, retto da uomini legato al boss Mandalà di lì a poco sciolto due volte per mafia” indica una traccia di lavoro e non una conclusione.

Mandalà (come Travaglio sa) sarà accusato di mafia soltanto nel 1998 (dopo “la metà degli Anni Novanta”, dunque) e soltanto “di lì a poco” (appunto) il comune di Villabate sarà sciolto. Se ne può ricavare un giudizio? Temo di no. Certo, nasce un interrogativo che dovrebbe convincere Travaglio ad abbandonare, per qualche tempo, le piazze del Vaffanculo, il salotto di Annozero, i teatri plaudenti e andarsene in Sicilia ad approfondire il solco già aperto pazientemente dalle inchieste di Repubblica (Bellavia, Palazzolo) e l’Espresso (Giustolisi, Lillo) e che, al di là di quel che è stato raccontato, non hanno offerto nel tempo ulteriori novità.

E’ l’impegno che Travaglio trascura. Il nostro amico sceglie un comodo, stortissimo espediente. Si disinteressa del “vero” e del “falso”. Afferra un “fatto” controverso (ne è consapevole, perché non è fesso). Con la complicità della potenza della tv - e dell’impotenza della Rai, di un inerme Fazio - lo getta in faccia agli spettatori lasciandosi dietro una secrezione velenosa che lascia credere: “Anche la seconda carica dello Stato è un mafioso…”. Basta leggere i blog per rendersene conto. Anche se Travaglio non l’ha mai detta, quella frase, è l’opinione che voleva creare. Se non fosse un tartufo, lo ammetterebbe.

Discutiamo di questo metodo, cari lettori. Del “metodo Travaglio” e delle “agenzie del risentimento”. Di una pratica giornalistica che, con “fatti” ambigui e dubbi, manipola cinicamente il lettore/spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la giustificatissima rabbia per la malapolitica. E’ un paradigma professionale che, sulla spinta di motivazioni esclusivamente commerciali (non civiche, non professionali, non politiche), può distruggere chiunque abbia la sventura di essere scelto come target (gli obiettivi vengono scelti con cura tra i più esposti, a destra come a sinistra). Farò un esempio che renderà, forse, più chiaro quanto può essere letale questo metodo.

8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei “cuscini”. Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un’ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l’avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l’albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia.

Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d’ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco Travaglio.
Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all’integrità di Marco Travaglio un’ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo?

Nessuno, che sia in buona fede, può farlo. Eppure un’”agenzia del risentimento” potrebbe metter su un pirotecnico spettacolino con poca spesa ricordando, per dire, che “la mafia ha la memoria lunghissima e spesso usa le amicizie, anche risalenti nel tempo, per ricattare chi tenta di scrollarsele frettolosamente di dosso” . Basta dare per scontato il “fatto”, che ci fosse davvero una consapevole amicizia mafiosa: proprio quel che deve essere dimostrato ragionevolmente da un attento lavoro di cronaca.

Cari lettori, anche Travaglio può essere travolto dal “metodo Travaglio”. Travaglio - temo - non ha alcun interesse a raccontarvelo (ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque.

(14 maggio 2008)

Ed ecco, oggi, il Corriere della Sera, in compagnia di un buon numero di altri quotidiani, come ad esempio Il Foglio ( Ecco perché D’Avanzo ha scomunicato il travaglismo sul giornale di Travaglio e di D’Avanzo )

Il «tramite»: un ex maresciallo che dovrà scontare 4 anni e 6 mesi per favoreggiamento
Travaglio, la «talpa» dei boss
e il giallo della vacanza siciliana
D’Avanzo: conto pagato da un condannato per mafia. La replica: falso

ROMA - La botta è di quelle che fanno rumore. Marco Travaglio, il giornalista paladino del giustizialismo che si è fatto tanti ammiratori e diversi nemici con le sue denunce, ora subisce l’«effetto letale del metodo Travaglio». E proprio lui, Marco Travaglio - che giovedì scorso, ad «Annozero», ha ricostruito i rapporti avuti nel ‘79 dal presidente del Senato Renato Schifani con Nino Mandalà, allora solo futuro boss di Villabate poi accusato di mafia nel 1998 - adesso è costretto a difendersi pubblicamente per un episodio circoscritto alla sua vita privata. Lo deve fare per forza dopo l’affondo di un altro giornalista della giudiziaria di razza, Giuseppe D’Avanzo di «Repubblica », che lo tira in ballo e lo strapazza per le sue vecchie e non dimenticate frequentazioni con personaggi poi condannati al processo per le «talpe» alla procura di Palermo. Correva l’anno 2002. Era l’estate in cui il giornalista Travaglio con la sua famiglia, moglie e due figli, inizia ad andare in villeggiatura a Trabìa in compagnia di un noto sottufficiale della Guardia di Finanza: si tratta di quel maresciallo in forza alla Dia, Giuseppe Ciuro, sempre elegante e disponibile con tutti i giornalisti di giudiziaria di passaggio a Palermo, che poi verrà condannato anche in appello a quattro anni e sei mesi per violazione del sistema informatico della procura di Palermo e favoreggiamento dell’ingegner Michele Aiello.

Sì, l’ingegner Aiello, il «re delle cliniche» che a gennaio del 2008 è stato condannato in primo grado a 14 anni per associazione di stampo mafioso e truffa nel dibattimento sulle «talpe» che ha coinvolto con una pesante sentenza (5 anni per favoreggiamento di singoli mafiosi) anche l’ex governatore dell’Udc Totò Cuffaro. Per Travaglio il colpo è duro anche perché si tratta, ma solo in apparenza, di «fuoco amico». Sull’onda delle polemiche innescate dalla vicenda Schifani, si muove infatti D’Avanzo, autore di tante inchieste sulla mafia e molto stimato negli ambienti giudiziari di mezza Italia, che senza troppi complimenti fa a pezzi il metodo Travaglio: quello, scrive, che «solo abusivamente si definisce giornalismo di informazione». Ma la botta vera arriva ieri quando D’Avanzo, per dimostrare come «il metodo Travaglio» possa coinvolgere tutti noi, tira fuori un verbalino rimasto in naftalina dal 2003: l’estate in cui gli investigatori di Palermo mettono sotto intercettazione il telefonino del maresciallo Ciuro mentre dialoga amichevolmente col giornalista durante la comune villeggiatura a Trabìa. Ciuro poi, ma la ricostruzione di D’Avanzo è controversa, avrebbe chiesto all’ingegnere Aiello di saldare il conto dell’albergo. Racconta Travaglio, che ieri non è stato affatto contento di leggere sul giornale per il quale collabora un attacco così duro e che nega di essersi fatto pagare alcunché: «Quella fu una esperienza davvero fantozziana. A una cena, dopo un convegno, chiesi a Pippo Ciuro, un vero personaggio perché aveva collaborato anche con Giovanni Falcone, di indicarmi un posto per le vacanze in Sicilia. Lui mi disse che c’era un posto vicino a quello in cui di solito andavano lui e il pm Antonino Ingroia, di cui era collaboratore. Così, per mail, mi mandò un depliant di un albergo, se non ricordo male si chiama Torre del Barone, che però era veramente troppo lussuoso per me. Ma lui, davanti alle mie obiezioni, mi disse di non preoccuparmi perché le tariffe non sarebbero state poi così care. Mi fidai. Quando poi sono andato a pagare, alla reception la signorina mi ha presentato un conto pazzesco, il doppio del previsto. Sei o sette anni fa, devo aver pagato l’equivalente di otto, dieci milioni…Telefonai a Ciuro e gli dissi: “E meno male che me lo hai segnalato tu ’sto posto!”. E lui: “Paga, paga. Che poi magari ti fanno lo sconto un’altra volta”. Insomma, io mi sono pagato tutto di tasca mia e di questo Aiello non ho mai sentito parlare, almeno fino al giorno del suo arresto… Io comunque in quel posto non ci sono mai più tornato visto che la sòla l’avevo già presa». L’anno successivo, mese di agosto del 2003, Travaglio torna in vacanza in Sicilia: «Andai con la famiglia per dieci giorni al residence Golden Hill di Trabìa dove di solito alloggiavano Ciuro e Ingroia e ci fu quella buffa storia dei cuscini poi finita nei brogliacci delle intercettazioni. Io chiamai Ciuro e gli dissi: “Qui manca tutto. I cuscini, la macchinetta del caffé perché i precedenti affittuari si erano portati via tutto. Poi gli ospiti del residence mi aiutarono: chi con un cuscino, chi con la Moka… ». E l’affondo di D’Avanzo? «Ecco, se non fosse per la mascalzonata che ha fatto adesso questo signore contro di me ci sarebbe solo da ridere». Ma al Golden Hill chi pagò il conto? Risponde Travaglio: «Io ho pagato la prima volta il doppio di quanto stabilito e per il residence ho saldato il conto con la proprietaria. Tutto di tasca mia, fino all’ultima lira e forse se cerco bene trovo pure le ricevute. Ma poi vai a sapere cosa cavolo diceva questo Ciuro al telefono. Magari millantava come fece con Aiello quando gli raccontò che lui e Ingroia avevano ascoltato a Roma un pentito il quale, in realtà, non si era mai presentato ». Anche se dopo il suo arresto non ha più visto il giornalista Travaglio, l’ex maresciallo Ciuro ricorda bene quella vacanza al «Golden Hill» con Travaglio e il dottor Ingroia durante la quale «si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano lunghe chiacchiere a bordo piscina ma poi ognuno faceva la sua vita anche perché c’erano i figli piccoli». E il conto? «Di questa vicenda io non ne so niente, lui ebbe i contatti con la signora del residence. Per il pagamento se l’è vista lui, io non me ne occupai ». Più di un dubbio, invece, ce l’ha l’avvocato Sergio Monaco, difensore di Aiello: «Premesso che non sono io la fonte di D’Avanzo, che non conosco, posso solo dire che l’ingegner Aiello conferma che a suo tempo fece la cortesia a Ciuro di pagare un soggiorno per un giornalista in un albergo di Altavilla Milicia. In un secondo momento, l’ingegnere ha poi saputo che si trattava di Travaglio». Qui finisce la storia di una vacanza di tanti anni fa, uno di quegli episodi che possono capitare a chiunque ceda alla tentazione di mischiare villeggiatura, amicizie di lavoro e qualche equivoco di troppo. Ricorrendo alla saggezza di Pietro Nenni, istillata ai giovani socialisti a un congresso del Psi, si potrebbe parafrasare: «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura».

Dino Martirano
15 maggio 2008

10 maggio 2008

Azione di quattro cretini, non movimento collettivo. Lo dice Rula Jebreal

Antisionismo a Torino? Una polemica assurda

http://www.articolo21.info/notizia.php?id=6719

di Stefano Corradino

La polemica alla fiera di Torino? Pretestuosa, gonfiata. L’azione di quattro cretini non puo’ essere fatta passare come un movimento collettivo…. Israele ha tutto il diritto di partecipare ad una manifestazione come questa, semmai bisogna premere affinche’ si sviluppi un dibattito sul modo in cui il governo israeliano tratta i palestinesi…” Netto il giudizio della giornalista palestinese Rula Jebreal sulla diatriba relativa alla Fiera del Libro. “L’informazione ha una responsabilita’ pesante. Purtroppo gran parte dei media ormai preferisce gettare benzina sul fuoco su un episodio circoscritto e occuparsi di una sparuta contestazione piuttosto che delle grandi questioni internazionali come il Libano, il Darfur, la Cecenia…”

Continua ad infuriare la polemica sulla Fiera del libro di Torino. Qual e’ il tuo giudizio?
Ma quale polemica… E’ stata una vicenda del tutto gonfiata. Il punto per me e’ chiaro: Israele, come tanti altri Stati ha tutto il diritto di partecipare ad un manifestazione come questa. Questo non significa che non si possa poi affrontare un dibattito politico sull’occupazione militare da parte israeliana della zona cosiddetta west bank o di quello che sta accadendo a Gaza… Ma quella sul boicottaggio e’ davvero una discussione inutile.

Non c’e’ alcuna ondata antisionista allora…
Ma no, non lo penso affatto. L’azione di quattro cretini non puo’ essere fatta passare come un movimento collettivo…. Questa vicenda va ricondotta nella giusta dimensione. Cio’ che semmai debba essere richiesto, lo ribadisco, e’ che si prema su Israele per fare un dibattito su come il governo tratta i palestinesi…

Alla Fiera ci sono scrittori David Grossmann, Abraham Yehoshua, Amos Oz e Meir Shalev…
Infatti. E questi scrittori israeliani presenti sono i primi a criticare la politica di Israele, loro sono la vera coscienza profonda dello Stato di Israele.

Insomma a tuo avviso questa vicenda che sta imperversando e’ una montatura mediatica.
Un ingigantimento assurdo. E questa di Torino e’ una questione davvero piccola nel contesto politico molto piu’ delicato e articolato del conflitto israelo palestinese. Ma gran parte dell’informazione ormai preferisce gettare benzina sul fuoco su un episodio circoscritto e occuparsi di una sparuta contestazione piuttosto che delle grandi questioni internazionali che sono praticamente sparite dall’informazione televisiva. Dal Libano al Darfur, alla Cecenia. Temi di cui non ci occupiamo piu’…

Alla polemica hanno contribuito anche le parole di Gianfranco Fini che a “Porta a Porta” ha sottolineato come questa vicenda sia piu’ grave dell’assassinio che si e’ consumato a Verona…
Penso sia una gaffe e non voleva dirla in questi termini. Ma cosi’ facendo ha legittimato indirettamente una violenza rispetto ad un’altra. Spero se ne renda conto. Ma il messaggio che ha lanciato e’ sicuramente non bello perche’ lasciava intendere che c’e’ una violenza piu’ accettabile rispetto in un’altra, mentre la violenza e’ inaccettabile sempre, senza graduatorie…

09/05/2008

Putroppo, i cretini saranno qualcuno più di quattro:

QUANTI SARANNO? La Questura attende tra le 1.500 e 2.500 persone per la manifestazione che dovrebbe segnare il culmine della campagna di boicottaggio. Gli organizzatori ne attendono molte di più. Finora hanno dato il loro sostegno oltre cento organismi tra centri sociali, associazioni, movimenti politici e sindacali di tutta Italia più una decina dall’estero. Per portare a Torino il numero più alto possibile di persone sono stati organizzati un treno da Pisa ed uno da Milano, oltre ad una quindicina di pullman con i quali giungeranno manifestanti da Firenze, Bologna, dal Nord-Est, ma gruppi sono previsti anche da Roma e Napoli.

recita l’Unità di oggi …

10 maggio 2008

Auto da fe' annunciato, a Torino 10 Maggio 2008, come il 10 Maggio 1933?

Letto d'un fiato il bellissimo libro di Tullia Zevi, Ti racconto la mia storia e di colpo mi viene di pensare:

quello che succederà domani, 10 Maggio 2008, a Torino, se succederà, sono attese da 3 a 6 mila persone, sè dicenti di sinistra ... ha un precedente unico no, ultimo di una serie, ma inciso nella memoria di chi sia nato nel XX secolo:

il rogo dei libri, da cui Elias Canetti ha tratto spunto per il suo Auto da fè

soprattutto nell'epilogo con il rogo dei libri, la narrazione assume un valore esemplare, di rappresentazione della catastrofe di un mondo, con l'avvento della Germania nazista e il disfacimento del razionalismo occidentale.

Il 10 maggio 1933 la Germania nazista ordinò il primo rogo pubblico dei libri giudicati suscettibili di inquinare la purezza del pensiero "ariano"

Alla fine di febbraio 1933, in seguito all'indebolimento della posizione di Ernst Röhm, importante leader omosessuale nazista, il partito nazionalsocialista lanciò una violenta purga contro i locali di ritrovo per gay, lesbiche e bisessuali), soppresse pubblicazioni omosessuali e vietò le organizzazioni gay. In conseguenza delle difficoltà a vivere liberamente, molti abbandonarono la Germania (ad esempio Erika Mann). Nel marzo 1933, Kurt Hiller, amministratore principale dell'Istituto venne deportato in un campo di concentramento.

Il 6 maggio 1933 mentre Hirschfeld era impegnato in una serie di conferenze negli Stati Uniti, la gioventù studentesca nazista del Deutsche Studentenschaft organizzò un attacco contro l'Istituto. Vennero saccheggiati 20.000 volumi, 5.000 immagini ed una lunga lista di nomi ed indirizzi di persone che erano, a diverso titolo, transitate dall'Istituto: il totale del materiale sequestrato assommava ad oltre mezza tonnellata.[1] La notte del 10 maggio, la biblioteca e gli archivi sequestrati vennero pubblicamente bruciati sulle strade della Opernplatz. Durante il rogo Joseph Goebbels tenne un violento discorso contro la cultura «degenerata» ad una folla di 40.000 uomini e i leader del Deutsche Studentenschaft proclamarono il loro Feuerspruche ("legge del fuoco contro lo spirito non germanico"). I libri di autori ebrei delle librerie vicine all'Istituto e dell'Università Humboldt vennero altresì distrutti.

it.wikipedia.org

Perchè è questo che domani qualcuno vorrà boicottare, una fiera di libri, molti scritti da Ebrei, che hanno avuto l'ardire di immaginare un luogo ove mai più qualcuno avrebbe osato anche solo pensare a pogrom e roghi... Israele.

Quello che succederà domani a Torino, se succederà, sarà una vergogna difficilmente lavabile dalla coscienza di tutti noi che sappiamo, udiamo, vediamo ...

12 febbraio 2008

Nessuna moratoria ferma gli imbecilli

Aborto, blitz della polizia nella clinica ostetrica
"Nessuna violazione della 194"

GLI SVILUPPI DELLA VICENDA PARTE L'INDAGINE, FETO SEQUESTRATO

Una donna abortisce un feto malformato nato morto e dopo venti minuti arrivano gli agenti in corsia. Pazienti e personale interrogati, sequestrata la cartella clinica. L'Unione delle donne denuncia il clima da caccia alle streghe e annuncia una manifestazione di piazza
Blitz della polizia al Nuovo Policlinico. Sette uomini in divisa si sono presentati ieri pomeriggio nella Clinica Ostetrica per indagare su un´interruzione di gravidanza effettuata su una 39 enne che aveva in grembo un feto malformato. Il sospetto delle forze dell´ordine, dicono i medici, sarebbe nato da una denuncia anonima secondo cui la donna avrebbe ottenuto un aborto fuori legge per disfarsi del neonato.

A svelare che si trattava di un equivoco è stato Francesco Leone, responsabile del Servizio Ivg arrivato in clinica proprio durante il blitz. «Abbiamo praticato l´interruzione di gravidanza terapeutica nel secondo trimestre», ha spiegato lo specialista, «quindi nei termini di legge. D´altronde il feto era affetto da una grave malattia congenita». «L´espulsione del feto», ha raccontato Leone, «è avvenuta alle 18 e gli agenti sono arrivati dopo 20 minuti». E in reparto è successo il finimondo.

Tre uomini hanno raggiunto la corsia dove era ricoverata la donna. L'hanno interrogata chiedendole i particolari della gravidanza, poi sono passati alla degente che le stava vicino, e anche lei è stata interrogata. Intanto altri due agenti hanno chiesto notizie a un´infermiera del reparto e altri quattro hanno voluto sapere dagli specialisti i particolari tecnici. «Mi è sembrato - ha detto Leone - un atto spropositato, neanche fosse stato un blitz anticamorra».

Gli agenti hanno acquisito la cartella clinica su autorizzazione del pm. E oggi è arrivata la dura condanna dell'Udi, l'Unione delle donne in Italia. La storica associazione ha preso posizione su quanto avvenuto al Policlinico dell'Università Federico II. "Si trattava - hanno dichiarato le portavoci - di un aborto terapeutico alla quarta settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subito l'intervento e che ha espulso, peraltro, un feto morto". Stando alla lettura che danno dell'episodio, i medici, di fronte ad un inedito agire della forza pubblica, hanno tutelato la donna, ma non hanno potuto evitare il sequestro del materiale abortivo e della fotocopia della cartella (anonima) della paziente. Gli agenti, sempre secondo quanto riferisce l'Udi, hanno poi intimidito la vicina di letto della donna, esortandola a testimoniare in quel momento altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti ad un giudice.

L'Udi denuncia "il clima che sta montando contro le donne, nel nostro paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso" e dà appuntamento a tutte le donne napoletane per giovedì prossimo, in piazza Vanvitelli, alle ore 17. "La nostra mobilitazione - affermano - partirà da Napoli e diventerà vigilanza e presidio permanente in ogni piazza d'Italia. Autodenciamoci tutte per aver deciso nella nostra vita".

[http://napoli.repubblica.it/dettaglio/Aborto-blitz-della-polizia-nella-clinica-ostetrica-/1422900?ref=rephp]

http://napoli.repubblica.it/dettaglio/Aborto-blitz-della-polizia-nella-clinica-ostetrica-/1422900?ref=rephp

L'unione delle donne: «Clima di intimidazione»
Aborto, la polizia al Policlinico di Napoli
La denuncia dell'Udi: «Gli agenti intervenuti per un presunto feticidio. Ma era un'interruzione regolare»

NAPOLI - Irruzione della polizia al Policlinico per presunto «feticidio». In realtà, si trattava di «un aborto terapeutico alla quarta settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subìto l'intervento». L'Unione delle donne in Italia prende posizione dopo l'episodio avvenuto al Policlinico dell'Università Federico II di Napoli. «Nel reparto di interruzioni volontarie di gravidanza - afferma l'Udi - nella serata dell'11 febbraio, alcuni agenti del Commissariato Arenella hanno fatto irruzione, senza alcun mandato, motivando di aver notizia di reato di 'feticidio'». In realtà, spiegano, «si trattava di un aborto terapeutico alla IVsettimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subìto l'intervento, e che ha espulso, peraltro, un feto morto».

VICINA INTIMIDITA - I medici, «di fronte ad un inedito agire della forza pubblica, hanno tutelato la donna, ma non hanno potuto evitare il sequestro del materiale abortivo e della fotocopia della cartella (anonima) della paziente. Gli agenti - rivelano poi dall'Udi - hanno intimidito la vicina di letto della donna esortandola a testimoniare in quel momento, altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti ad un giudice». L'associazione, pertanto, denuncia «il clima che sta montando contro le donne, nel nostro paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso. La libertà femminile - prosegue la nota - ha reso inevitabile l'agonia del patriarcato che, ottenebrato, mostra la sua faccia feroce, contrapponendosi alle donne con l'intimidazione».

INCHIESTA - Intanto il direttore generale del Policlinico, Giovanni Canfora, ha avviato un'indagine conoscitiva interna. Il primario del reparto e direttore del Dipartimento di Ostetricia, prof. Carmine Nappi, ha consegnato alla direzione una relazione sulle modalità di svolgimento dell'aborto. «Si è trattato di un aborto praticato con un'iniezione di prostaglandine», ha detto il professor Nappi. «Il feto presentava un' lterazione cromosomica. Se la gravidanza fosse stata portata a termine ci sarebbe stato il 40% di possibilità di un deficit mentale. La donna ha presentato un certificato psichiatrico della stessa struttura universitaria sul rischio di 'grave danno alla salute psichica', che ha autorizzato l'intervento». La donna che ha praticato l'aborto, una 39 enne, è stata dimessa lunedì mattina. «Ci tengo a precisare che sono un obiettore di coscienza - aggiunge il professor Nappi - e che nel nostro reparto siamo rigorosi nel rispetto della normativa. Quanto alla 194, da studioso dico che andrebbe rivista perché è vecchia di 30 anni, soprattutto nella parte relativa alla definizione delle malformazioni fetali e della rianimazione del feto».

[http://www.corriere.it/cronache/08_febbraio_12/aborto_polizia_udi_db755576-d976-11dc-8c3c-0003ba99c667.shtml]

http://www.corriere.it/cronache/08_febbraio_12/aborto_polizia_udi_db755576-d976-11dc-8c3c-0003ba99c667.shtml

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"Ciò che mi preme è comprendere. Se altri comprendono - nello stesso senso in cui io ho compreso - allora provo un senso di appagamento, come quando ci si sente a casa in un luogo" (Hannah Arendt)


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permalink | inviato da lapsus il 12/2/2008 alle 20:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

7 luglio 2007

Una seconda vita per Massimo D'Alema SL e per Italianieuropei


(E il Corriere della Sera commenta, a meeting avvenuto:



«D'Alema dì qualcosa di virtuale!». Marco Bacci, 06 luglio 2007)

L'inaugurazione si svolgerà nella giornata di venerdì 6 Luglio alle ore 18 sull'isola di Italianieuropei dove per l'occasione verrà proiettata in differita la conferenza "Brasile e Europa: frontiere del futuro", che si tiene oggi alle 16 a Bruxelles e alla quale partecipano, tra gli altri, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ed il presidente brasiliano Lula.

Una volta arrivati sull'isola di Italianieuropei sarà possibile assistere alla proiezione nell'auditorium facilmente raggiungibile dalla piazza centrale. Inoltre si potranno visitare gli edifici e le sale in cui si illustrano le attività della Fondazione.

Questo è l'indirizzo per arrivare direttamente sull'isola di Italianieuropei. Altrimenti l'isola è raggiungibile alle coordinate: Italianieuropei 50, 146, 24, oppure inserendo il nome "Italianieuropei" nella barra di ricerca di Second Life.

Per ulteriori informazioni e assistenza tecnica potete scrivere a questo indirizzo email. Se siete già resistrati su Second Life, per informazioni e assistenza potete mandare un IM a Mae Jun.

http://www.italianieuropei.it/forum...

Massimo D'Alema si rifà una Second Life sulla rete
Alessia Grossi

L'Unità, 06.07.07

L'isola di Italianieuropei su Second Life - 6 luglio 2007 Italianieuropei conquista la sua seconda vita. O meglio una SecondLife, perché anche la Fondazione di cultura politica presieduta da Massimo D'Alema apre la propria isola in questo mondo virtuale ma così presente da essere diventato quasi un luogo vero. Primo evento politico reale-virtuale sarà la proiezione, in differita rispetto alla prima vita, della conferenza «Brasile ed Europa: frontiere del futuro». D'Alema e Lula - nella prima vita rispettivamente ministro degli Esteri italiano e presidente del Brasile - verranno presentati alle 18 di oggi ora reale sullo schermo dell'Auditorium di Italianieuropei su SecondLife. Un appuntamento, questo, da non perdere: avere una "seconda vita" virtuale oggi è quasi un obbligo per chi vuol stare attaccato alla realtà. Pare un paradosso, ma è proprio così. Il mondo parallelo che non esiste è stato costruito in modo da essere così pervasivo e onnipresente da avere oggi più di sette milioni di abitanti. Dal fotografo al venditore di tappeti, dallo psicanalista alla studentessa, dagli uffici di molti comuni scandinavi fino ai politici. Le coordinate per il passaggio dalla prima alla seconda vita, avvertono sul sito della Fondazione Italianieuropei (http://slurl.com/secondlife/Italianieuropei/128/128/0), sono 57, 50, 23 (oppure, più semplicemente, "italianieuropei"). Che siate un avatar, cioè una persona virtualmente costruita, oppure un banale visitatore reale, seguendo queste stelle arriverete alla piazza centrale. Da lì, l'Auditorium dove la vostra realtà si scontra con la virtualità di D'Alema, è facilmente raggiungibile. Certo, per chi accedesse alla piazza prima dell'inaugurazione, la sensazione sarebbe quella di trovarsi su Marte con l'unica sorpresa di appurare che prima del suo arrivo qualcuno ha costruito già un mondo perfetto nel quale non manca niente, neanche edifici da visitare come in una qualunque meta turistica. Ma questa è un po' la sensazione che si ha entrando in SecondLife e a qualunque isola si acceda. Italianieuropei non fa eccezione. Ma aggirandosi fra i luoghi ricostruiti ad arte si scopre che se la fontana manda acqua, il giardino è davvero all'italiana, nel laghetto cadono le foglie anche se qui siamo a luglio mentre su SecondLife la stagione la decidiamo noi, il tramonto sul pontile illumina un albero, forse una nostra quercia. E l'Auditorium da cui sarà possibile assistere alla conferenza di D'Alema e Lula è sì a cielo aperto, ma non è prevista pioggia né oggi, né mai. La sensazione di spaesamento, dunque, non la dà tanto questo sentire che tutto è costruito intorno a noi, persino il bel tempo. In fondo anche Cristoforo Colombo pensò che le famose Indie fossero lì per lui. La piacevole sorpresa sarà piuttosto quella di essere accolti dall'avatar di D'Alema in persona, si fa per dire. Ma il distacco dalla prima alla seconda vita non sarà mai definitivo, avvertono dalla Fondazione. Dall'attimo dopo la fine dell'inaugurazione, infatti, sull'isola saranno molte le attività, virtuali, nelle quali i pionieri riformisti potranno intrattenersi: dalla lettura delle riviste della Fondazione, alla partecipazione ai suoi seminari (reali e virtuali). E persino un faccia a faccia con l'avatar di turno che vi accoglierà negli orari d'ufficio. Intanto si comincia con il primo filmato: "Brasile Europa: frontiere del futuro" presentano D'Alema e Lula. L'appuntamento è su Second Life, Auditorium Italianieurpei o se preferite l'indirizzo internettiano è 57, 50, 23
Pubblicato il: 06.07.07


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