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24 marzo 2005

Nube! era il vecchio motto asburgico. Il 24% dei Siriani dice sì a matrimoni con Israeliani

Sondaggio della rivista «Black and white»: il 24 per cento degli intervistati pronto a un matrimonio «misto» «Sposeresti un israeliano?» I giovani di Damasco superano il complesso del «nemico sionista» Corriere della Sera, 24 Marzo 2005 DAL NOSTRO INVIATO DAMASCO - «Sposeresti un israeliano? Sposeresti un'israeliana?». La domanda, rivolta con provocatoria curiosità da un reporter-ricercatore della rivista siriana Black and white , che si pubblica a Damasco, era un pugno nello stomaco. Come se avesse chiesto: «Sposeresti il nemico»? Ma se il quesito pareva quasi eversivo, in un Paese che formalmente è ancora in guerra (seppur fredda) con Israele, molto più eversive sono state le risposte di una parte dei 100 giovani, di entrambi i sessi, consultati dall'intrepido ricercatore. Ventiquattro intervistati su cento hanno risposto di sì. Alcuni con convinzione, altri con qualche esitazione. Il problema era se rischiare o meno la pubblicazione del sorprendente risultato, che di sicuro avrebbe fatto discutere, ma con altrettanta certezza avrebbe procurato l'intervento della censura. Lo stesso reporter, colpito dall'esito del suo lavoro, dopo essersi consultato con colleghi ed amici, ha deciso di censurarsi da solo, riducendo da 24 a 6 la percentuale di coloro che avevano risposto affermativamente, nella convinzione di poter aggirare le forbici del censore. Quel numero di Black and white , con il sondaggio corretto al ribasso, non è mai uscito. Anche se la rivista è tornata in vendita la settimana dopo. Dicono che la Siria non sia una dittatura singolare, ma plurale. Nel senso che ciascun centro di potere agisce in parziale autonomia rispetto agli altri e, alla fine, il vertice fatica a trovare (e a comunicare) la sintesi tra volontà spesso contraddittorie. Tuttavia, ci sono temi sui quali non esistono margini di discussione. Uno di questi è ovviamente Israele e il suo attuale governo, che il regime dipinge come l'origine di quasi tutti i suoi guai. Anche se poi dichiara che è pronto a negoziare, e si premura di importare, per la prima volta in 38 anni, 7.000 tonnellate di mele, raccolte nelle alture del Golan occupato. Secondo un studio di 300 pagine, risultato di un sondaggio condotto su un campione di 1.900 intervistati, il Centro di ricerche e studi strategici dell'Università di Damasco, che lavora in stretta collaborazione con analoghe istituzioni in Giordania, Egitto, Palestina e Libano, ha scoperto che il 69,4% dei siriani «è contro le uccisioni di civili, anche se appartengono a Paesi occupanti»: esplicito riferimento a Israele e, subito dopo, agli Stati Uniti. E che il 55,5% considera «terroristi i responsabili dell'attacco, nel novembre del 2003, a due sinagoghe a Istanbul». Viene definito «sicuramente terrorismo» dal 72,4% lo spaventoso attentato alle Torri gemelle dell'11 settembre, mentre soltanto il 41,3% ritiene Al Qaeda un'organizzazione terroristica. Quasi unanime il giudizio su alcune formazioni estremiste, come Hamas, la Jihad Islamica ed Hezbollah: per il 95,9% sono «movimenti di liberazione che resistono legittimamente all'occupazione». Apertamente, però, sono sempre più numerosi coloro che non soltanto si oppongono agli «attacchi suicidi», ma ritengono che «la resistenza non violenta contro l'occupazione sarebbe molto più utile ed efficace». Tuttavia, quando è stato chiesto un parere sulle ragioni della presenza americana in Iraq, soltanto una minoranza ha optato per risposte come «mettere le mani sulle risorse naturali» (petrolio) o «migliorare il livello di vita della popolazione». Una percentuale sovietica (93,2%) considera infatti che «la presenza in Iraq della coalizione guidata dagli Stati Uniti serva soprattutto agli interessi di Israele e alla sua sicurezza». Faisal Kulthum, direttore del Centro di studi strategici e deputato al parlamento, ha pochi dubbi: «Il sentimento anti-americano è cresciuto esponenzialmente fra i popoli arabi, che manifestano un forte risentimento anche contro i loro governanti. In Egitto, Giordania e Palestina, come in Siria, la percentuale che si oppone ai piani dell'Amministrazione americana è superiore al 90%. Questa, piaccia o no, è democrazia. Tutti vogliamo la democrazia: scelta da noi, non importata». Gli intervistati sono poi convinti che nei tre Paesi occidentali presi in esame dal sondaggio (Usa, Gran Bretagna e Francia) il valore più importante sia la «libertà personale». Mentre, per la Siria, al primo posto troviamo la religione, al secondo la famiglia, al terzo la tolleranza. «Risultato assai sorprendente, nel Paese più laico del mondo arabo mediorientale», dice il professor Talal Akili, che ha studiato i risultati della ricerca. Ma per altri analisti, c'è poco da sorprendersi: «Basta vedere le moschee piene per la preghiera del venerdì». Portare il velo, per alcune, non è soltanto il desiderio di rivendicare un'appartenenza, ma è anche un atto di protesta. Tuttavia il sondaggio assicura: non ci sono pericoli di fanatismo integralista. Anzi. Il 70% ritiene infatti che il Corano si debba reinterpretare, esaltando i valori della pace e della tolleranza. Antonio Ferrari




permalink | inviato da il 24/3/2005 alle 13:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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